Anche per ciò che riguarda la sua rappresentazione cartograf

GUIDA DEL FRIULI

IV.

GUIDA

DELLE PREALPI GIULIE

Distretti di Gemona, Tarcento, S. Daniele, Cividale e S. Pietro

con Cormòns, Gorizia e la valle dell'Isonzo

DI

OLINTO MARINELLI

G. BRAGATO, G. COSTANTINI, G. B. DE GASPERI, G. FERUGLIO,

M. GORTANI, P. S. LEICHT, A. LORENZI, F. MUSONI, G. TRINCO.

Con disegni in penna

DI ANTONIO PONTINI

ED ALTRE ILLUSTRAZIONI

UDINE

SOCIETÀ ALPINA FRIULANA

1912

Firenze, 1912. — Tipografia M. Ricci, Via San Gallo, 31.

ALLA MEMORIA

DI

FEDERICO CANTARUTTI

CHE CON LUNGA AMOROSA TENACE OPERA

SOMMAMENTE CONTRIBUÌ

ALL'INCREMENTO DELLA SOCIETÀ ALPINA FRIULANA

E NEL RIVOLGERNE L'ATTIVITÀ

ALL'ILLUSTRAZIONE DELLA NOSTRA TERRA

FU IL PIÙ VALIDO COLLABORATORE

DI

GIOVANNI MARINELLI

PREFAZIONE

Corre ormai il quinto anno dacchè venne iniziata la compilazione di

questa guida, e già il terzo dacchè ne fu iniziata la stampa. Io non sto

a dire delle cause che giustificano sì grande lentezza, nè a cercare

quanta parte ne sia da ascrivere alle intrinsiche difficoltà del lavoro,

quanta a me, quanta in fine alle molte e diverse persone che erano state

chiamate a dar mano a quest'opera. Si trattava di illustrare un nuovo

lembo di questa regione, seguendo un piano già ottimamente tracciato, e

messo in atto nella _Guida di Udine_, in quella del _Canal del Ferro_ ed

in quella della _Carnia_. Conveniva che il nuovo volume, nella buona

riuscita del quale era impegnato non meno il nome della Società Alpina,

che quello del nostro Friuli, non riuscisse inferiore ai precedenti

mentre mancava, pur troppo, Colui che a quelli aveva dato vita. Chi ne

ebbe ad ereditare il grave compito chiese aiuto a quanti per particolari

studi e speciali conoscenze locali fossero in grado di contribuire in

qualche modo all'opera. Se non tutti risposero, se alcuni risposero con

sole promesse, vi fu pure chi diede intera e disinteressata l'opera

propria.

Il nome dei principali collaboratori figura nel frontespizio ed accanto

alle parti da ciascuno scritte; ma alcuni — e fra questi mi piace qui

ricordare in modo speciale il sig. Giuseppe Bragato — estesero il

proprio lavoro al di fuori dei capitoli dei quali risultano autori,

altri modestamente e disinteressatamente ci furono larghi di consigli e

di informazioni mentre il nome loro non figura in modo alcuno. Agli uni

come agli altri esprimiamo qui i nostri ringraziamenti.

Un particolare ringraziamento dobbiamo poi al prof. Antonio Pontini,

che, mettendo a nostra disposizione la ricca raccolta di artistici

disegni da lui fatti in varie parti del Friuli, ci permise di illustrare

convenientemente la guida con ben riuscite vignette, mentre ringraziamo

pure tutte le molte persone che fornirono per scopo analogo fotografie

di paesaggi, sia o no indicato il nome loro sotto a ciascuna

riproduzione.

Dobbiamo anche ringraziare i sindaci dei comuni compresi nel territorio

illustrato dalla _Guida_ per le informazioni date. Tutti, salvo alcuni

di località d'oltre confine, risposero al nostro appello. Mentre la

provincia di Udine ed i comuni di Cividale, Gemona, Fagagna, S. Daniele,

S. Pietro, Tarcento, Moruzzo, Ragogna, Segnacco, Buttrio, Lusevera,

Martignacco, Nimis, Rodda e Manzano, aggiunsero un aiuto finanziario per

l'edizione di questo volume.

Alla quale giovò pure in notevole misura il ricavato di una

sottoscrizione che per la morte di Federico Cantarutti la Società nostra

iniziò ed a cui contribuirono parenti ed amici Suoi, i quali tutti

intendevano che degnamente ne fosse onorata la memoria con la presente

pubblicazione.

A FEDERICO CANTARUTTI quindi la _Guida_ è dedicata.

Dal ricordo di Lui e da quello di GIOVANNI MARINELLI, il compianto mio

Padre, la gioia di aver, per ora, finito non è oggi turbata. Mi par

quasi vederli rivivere lieti che sia continuata l'opera che l'Uno in

varia guisa promosse, l'Altro magistralmente avviò: il Loro giudizio di

benevolenza e d'incoraggiamento mi nasconde quasi le non poche nè lievi

imperfezioni del mio lavoro.

Ad essi va attribuita la concezione prima della Guida del Friuli, ad

essi, per notevole parte, l'esecuzione di questa. Sotto i loro auspici

ben vada fra il pubblico questo nuovo volume.

Firenze, maggio 1912.

OLINTO MARINELLI.

INDICE GENERALE

PARTE PRIMA

IL PAESE E LE SUE GENTI.

I. =Cenni generali sulla regione considerata.=

(O. MARINELLI) _Pag._ 3

La regione presa in esame, sua denominazione e limiti,

precedenti illustrazioni » ivi

II. =I monti fra Tagliamento ed Isonzo e la loro struttura.=

(O. MARINELLI) » 9

Le Prealpi Giulie. Limiti e divisioni » ivi

La serie dei terreni » 11

Tectonica della regione. Alpi e Prealpi » 20

Le catene prealpine. Linee principali del rilievo e suoi

caratteri » 23

La regione degli altipiani e le pendici pedemontane » 27

L'anfiteatro morenico del Tagliamento » 30

Altri depositi glaciali » 33

Formazioni quaternarie ed attuali nelle regioni non occupate

da ghiacciai » 35

Terremoti » 38

Le valli; il deprimersi dei loro fondi e dell'intera regione

verso oriente » 40

I passi » 43

Le regioni naturali » 44

III. =Le acque: le loro vie sotterranee e la loro utilizzazione.=

(G. FERUGLIO e O. MARINELLI) » 46

I corsi d'acqua delle Prealpi Giulie. Il Tagliamento ed i suoi

affluenti » ivi

I corsi d'acqua dell'anfiteatro morenico » 53

Torre e Natisone » 54

L'Isonzo » 58

Le condizioni idrologiche del territorio più interno delle

Prealpi » 59

La zona ad idrografia carsica. Le grotte » 60

Le zone povere d'acqua. I canali artificiali » 63

IV. =Aria e temperie.= (GIUSEPPE FERUGLIO) » 68

Le osservazioni meteorologiche » ivi

Temperatura » 69

Stato del cielo e precipitazioni » 72

Movimenti aerei. Venti e brezze » 75

V. =La flora.= (MICHELE GORTANI) » 77

La flora delle Prealpi Giulie Occidentali e i suoi elementi

più rari » ivi

Le diverse zone di flora » 80

Relitti glaciali e mediterranei » 82

VI. =La fauna.= (ARRIGO LORENZI) » 84

La conoscenza zoogeografica delle Prealpi Giulie » ivi

Caratteri zoogeografici generali delle Prealpi Giulie » 87

Zone ipsometriche e planimetriche. Gruppi biologici e loro gradi » 90

Zona pedemontana » 93

Zona montana. Mutamenti della fauna dovuti all'uomo » 97

Corsi d'acqua prealpini » 100

Zona culminale » 101

Le caverne e le acque freatiche » 104

VII. =Gli abitanti: il loro numero e la loro distribuzione.=

(FRANCESCO MUSONI) » 106

I più vecchi dati statistici relativi alla popolazione del

nostro territorio » ivi

Il numero di abitanti nel 1766 » 111

L'aumento della popolazione nell'ultimo secolo » 113

La densità della popolazione dei singoli distretti » 118

La popolazione assoluta e relativa dei singoli comuni » 120

La distribuzione della popolazione in relazione con

l'altimetria e con la struttura geologica. L'aggruppamento

in villaggi » 126

L'emigrazione permanente » 132

L'emigrazione temporanea. Lo sviluppo e l'intensità del fenomeno » 133

Caratteri della nostra emigrazione. Danni e vantaggi » 137

VIII. =Gli abitanti: i loro caratteri fisici, la loro origine

e le differenze etniche e linguistiche.= (FRANCESCO MUSONI) » 140

Alcuni dati antropometrici » ivi

Alcuni dati nosologici » 144

La pellagra » 146

Note paletnologiche. L'epoca della pietra » 148

L'età del bronzo » 150

Distribuzione delle località ove sono resti preistorici » 152

I primi abitatori della nostra regione » 153

I Celti » 156

Slavi e Friulani » 159

L'immigrazione slava » 161

Il numero degli Sloveni del Friuli » 163

La antica maggiore estensione degli Sloveni » 165

Toponomastica slava e toponomastica friulana » 166

I diversi gruppi dialettali degli slavi » 167

Tradizioni, leggende, usi e costumi degli Slavi » 171

Le parlate friulane » 176

Le «villotte» tradizioni e leggende friulane » 179

IX. =Le condizioni agricole.= (FRANCESCO MUSONI) » 182

Le zone agricole. Zona montana e submontana » ivi

La zona collinesca » 193

La zona morenica » 203

La regione piana » 207

X. =Industrie e commerci.= (FRANCESCO MUSONI) » 212

Giacimenti minerarî » ivi

Materiali da costruzione. Cave. Fornaci » 215

Industria della seta » 218

Industria della lana. Tessitura. Cotonifici » 219

Industrie varie » 221

Utilizzazione delle acque » 223

Piccole industrie » 224

Condizioni generali delle industrie » 226

Il commercio » ivi

XI. =Vie e mezzi di comunicazione.= (FRANCESCO MUSONI) » 228

Le vie romane » ivi

La viabilità nel medio evo e fino ai tempi moderni » 235

Considerazioni sulla viabilità attuale » 242

Le ferrovie » 244

XII. =La Storia.= (PIER SILVERIO LEICHT) » 245

La nostra regione nell'antichità » ivi

Il dominio romano. Le vie commerciali » 246

Il cristianesimo, le prime invasioni barbariche » 250

La caduta di Aquileia e l'importanza assunta da Cividale.

Il periodo dei Goti e dei Bisantini » 252

I Longobardi. Cividale capitale del ducato » 255

Invasioni degli Avari e degli Slavi » 257

Il periodo più splendido del ducato Longobardo.

Il patriarca a Cividale » 258

La dominazione franca. Berengario. Le invasioni degli Ungari » 261

La decadenza del Friuli. I feudatarî tedeschi » 264

Il dominio della chiesa di Aquileja » 266

Lo sviluppo dei commerci » 273

Il parlamento della Patria. Comuni rurali e città » 275

Il patriarcato di Pertoldo e dei suoi successori » 278

I nemici dei patriarchi » 279

L'importanza acquistata da Udine. I Savorgnano.

Il patriarca Bertrando » 282

Le lotte col duca d'Austria » 284

Il Patriarcato di Marquardo » 285

Le ultime vicende del dominio dei patriarchi » 286

Il dominio di Venezia » 288

Lo sviluppo delle arti e delle scienze.

Il prevalere della borghesia » 290

Le invasioni dei Turchi » 293

Lotte fra Venezia e l'Impero. La difesa di Osoppo.

La guerra di Gradisca » 294

Le benemerenze del governo di Venezia. La rappresentanza dei

contadini. Il fiorire delle arti e delle scienze » 298

La decadenza del secolo XVIII. La venuta dei Francesi » 301

Il dominio austriaco. Il 1848 » 305

Il Friuli riunito all'Italia » 306

XIII. =Uomini ragguardevoli.= (GIUSEPPE COSTANTINI) » 309

Illustri Friulani anteriori al millecinquecento » ivi

Secolo XVI » 310

Secolo XVII » 312

Secolo XVIII » 314

Secolo XIX » 315

Nota del Trascrittore

La Seconda Parte dell'Indice, che qui segue, si riferisce a un volume

separato, non presente in questa edizione elettronica.

PARTE SECONDA

DESCRIZIONI LOCALI ED ITINERARI.

Premessa _Pag._ 323

I. =Venzone e dintorni.= (G. BRAGATO e O. MARINELLI) » 325

Venzone » ivi

I dintorni di Venzone » 337

Da Venzone a Piano di Portis » 338

Salita al S. Simeone » 339

Giro intorno al S. Simeone per il lago di Cavazzo » 342

Salita al monte Plàuris » 347

Salita al Lavri o Làvora » 351

Salita del Jôf d'Ungarina » 352

Salita alla Cima di Campo » ivi

Salita del Monte Cadin » 353

Da Venzone a Resia per la forca di Campidello » ivi

Salita al M. Ledis » 354

Giro del Monte Ledis » 356

Da Venzone alla Valle del Torre » 357

Via alta per la Forcella di Musi » ivi

Via per il fondo della Venzonassa » 358

Via per le forcelle di Ledis e Tacis » ivi

Strada da Venzone a Gemona » 359

II. =Gemona e dintorni.= (G. BRAGATO e O. MARINELLI) » 361

Gemona » ivi

I dintorni di Gemona » 376

Passeggiata a S. Agnese ed al Cumièli » ivi

Da Gemona a Maniàglia » ivi

Salita del Ciampòn od Ambrusèit » 378

Dal Ciampòn al Cuel di Lanes lungo la cresta » 381

Al Cuèl di Lanes per le casere di Gleriis » 382

Salita del Quarnan » 383

Da Gemona a Pradielis per il Forador » 384

Ascesa del Naruint » ivi

Escursione al lago di Cavazzo » 386

III. =Osoppo, Artegna, Buia, Magnano e i loro dintorni.=

(G. BRAGATO e O. MARINELLI) » 391

Da Gemona ad Osoppo » ivi

Osoppo » ivi

I dintorni di Osoppo » 395

Salita al M. Corno » ivi

Salita al Covria » 397

Da Osoppo a Forgaria per il Cianèt, ritorno per Cornino » ivi

Passeggiata da Osoppo al lago di Cornino, con ritorno per

Peonis e Trasaghis » 399

Da Gemona ad Artegna » 400

Artegna » 401

Escursioni da Artegna » 404

Salita del Quarnan » ivi

Da Artegna a S. Maria Maddalena di Flaipano » ivi

Da Artegna al M. di Magnano » 405

Da Artegna a Montenars » ivi

Da Artegna a Buia » 407

Buia » 408

Da Artegna a Magnano » 411

Magnano » 412

Da Magnano a Tarcento » 413

IV. =Tarcento e la valle del Torre.= (G. BRAGATO e O. MARINELLI) » 416

Tarcento » ivi

Gli immediati dintorni di Tarcento » 422

Al castello di Tarcento » 423

Il giro di Sammardenchia » 424

Al monte Ciampeòn » 425

Da Tarcento a S. Eufemia. Segnacco » 426

Il giro di Sedilis » 428

Alla sorgente di Patòchis » 429

Da Tarcento a Torlano per Sedilis e Ramandolo » ivi

Da Tarcento a Madonna di Aprato per la Riviera » ivi

Salita del Monte Stella » 431

Salita al Monte Bernadia » 433

A S. Maria Maddalena per la valle del rio Zinòr » 434

Salita al Quarnan » 436

Escursioni nella valle del Torre » 437

Escursione alle sorgenti del Torre » ivi

Lusevera ed il Gran Monte » 442

Da Lusevera a Monteaperta » 445

Da Lusevera a Villanova » 446

Villanova e la grotta » ivi

La grotta di Viganti » 447

Da Villanova a Torlano per Chialminis » 449

Traversata della cresta del Cuel di Lanes » 450

Traversate e salite del Musi » 451

Traversata del Musi per la Stilizza » 453

Traversata del Musi per la forcella del Selenipatok » ivi

Traversata della catena del Musi con la salita della cima

più elevata » 454

Dalla Valle del Torre a quella di Resia per la forcella di

Tasajaur » 456

Dalla Valle del Torre a Resia per Uccea » 457

Dalla valle del Torre a quella dell'Isonzo per Uccea » 458

Da Zaga a Caporetto » 460

Da Zaga a Raibl per il Predil » ivi

V. =Tricesimo e dintorni.= (GIUSEPPE COSTANTINI) » 462

Da Tarcento a Tricesimo » ivi

Tricesimo » 465

Gita a Tarcento, passando per Fraelacco e Loneriacco » 474

Gita a Collalto, Buerîs e Tarcento » ivi

Gita a Cassacco e Treppo Grande » ivi

Cassacco » 475

Treppo Grande » 477

Gita a Colloredo di Montalbano » 479

Colloredo di Monte Albano » ivi

Gita a Felettano e Leonacco » 482

Gita a Tavagnacco per Laipacco, e di là fino a Cavallicco » 485

Tavagnacco » 487

Gita a Reana e Ribis » 489

Reana » ivi

Gita al Roiale » 492

VI. =I paesi della zona morenica fra il Cormor ed il Corno=

(G. BRAGATO e G. B. DE GASPERI) » 496

Pagnacco » 496

A Fontanabona » 498

Da Pagnacco a Colloredo di Montalbano » 499

Castellèrio e Zàmpis » ivi

Da Pagnacco a Moruzzo » 500

Moruzzo » 501

Passeggiata a S. Margherita » 505

Da Moruzzo a Brazzacco » 507

Da Moruzzo a Colloredo di Montalbano » 509

Da Moruzzo a Fagagna » ivi

Alla stazione di Martignacco » ivi

Martignacco » 510

Da Martignacco a Pagnacco lungo il piede dei colli » 512

Da Martignacco a Fagagna » 513

Fagagna » 515

Al Castello di Villalta » 519

Da Fagagna a Caporiacco. Il castello di Caporiacco » 522

Da Fagagna a S. Daniele » ivi

Da Fagagna a Rive d'Arcano » 623

Rive d'Arcano » 524

Il Castello di Arcano » ivi

Da Arcano a S. Daniele » 526

S. Vito di Fagagna » ivi

VII. =S. Daniele e dintorni.= (G. BRAGATO e G. B. DE GASPERI) » 527

S. Daniele » ivi

Gli immediati dintorni di S. Daniele » 537

La passeggiata del colle » ivi

Da S. Daniele a Maiano » ivi

Passeggiata al lago » 538

Al passo a barca del Cimano » 540

I comuni attorno a S. Daniele » ivi

Dignano » ivi

S. Odorico » 541

Coseano » 541

Maiano » 542

S. Tomaso » 543

A Susans » 544

A Pers » 545

Ragogna » 546

Escursione al M. di Ragogna » 549

Al lago di S. Daniele » 550

Da Ragogna a Pinzano » ivi

VIII. =Nimis e la valle del Cornappo.= (G. BRAGATO e

O. MARINELLI) » 551

Da Tarcento a Nimis » ivi

Nimis » 553

I dintorni di Nimis e la valle del Cornappo » 558

Da Nimis al Gran Monte per Montaperta » ivi

Da Nimis alla Punta di Montemaggiore per Taipana » 562

Da Nimis per Platischis a Prossenicco e per il Pradolino

a Stùpizza » 564

Da Nimis a Montediprato per Vallemontana » 565

Da Nimis alle Zuffine per Cergneu » 566

Da Nimis a Tricesimo » 569

IX. =I colli di Attimis e Faedis.= (G. BRAGATO e O. MARINELLI) » 570

Da Nimis ad Attimis » ivi

Ai castelli di Attimis » 573

Da Attimis a Subit ed alle Zuffine » ivi

Da Attimis a Faedis » 574

Faedis » 577

Ai castelli di Zucco e Cuccagna » 579

I dintorni di Faedis » 580

Salita al Monte Juanes (m. 1168) ed al M. S. Lorenzo » ivi

Salita del M. Carnizza » 581

Da Faedis a Prossenicco » ivi

Da Faedis a Povoletto » 583

Da Faedis a Cividale. Prestento e Torreano » 584

Da Torreano al M. Juanes » 587

X. =Cividale e dintorni.= (PIER SILVERIO LEICHT) » 589

Cividale » ivi

I dintorni di Cividale » 608

Gita a Castel del Monte e di là a Merso, ad Albana, a Purgessimo » 609

Gita al Mladessiena » 611

Moimacco e Remanzacco » 612

Moimacco » 613

Remanzacco » 614

Nella Valle del Judrio » 616

Prepotto » 617

XI. =S. Pietro e la Valle del Natisone.= (GIOVANNI TRINCO) » 620

Da Cividale a S. Pietro » ivi

S. Pietro al Natisone » 622

Passeggiata a Vernasso » 626

Da S. Pietro a Tarcetta » 628

S. Silvestro e S. Giovanni d'Antro » 629

Da Tarcetta al Mladessiena ed a Pegliano » 634

Da Tarcetta a Montefosca. Juanes e Lubja » ivi

Da S. Pietro al confine » 638

Salita al Matajur » 642

Dal confine a Caporetto » 646

Da Robic a Bergogna » 648

Diverse vie che da Bergogna conducono al di qua del confine

politico » 649

Salita allo Stol » 651

Salita al M. Mia » 652

XII. =Le valli dell'Aborna, del Cosizza e dell'Erbezzo.=

(GIOVANNI TRINCO) » 654

La valle di Savogna » ivi

Da S. Quirino a Savogna » ivi

Savogna » 658

Da Savogna al Matajur » 660

Da Blasin a Luico per Tercimonte » 664

La vallata di S. Leonardo » 669

Da Azzida a S. Leonardo » ivi

Da S. Leonardo a S. Nicolò di Jainich » 672

Da Merso di sopra a Cràvero » 673

Da Scrutto al M. S. Bartolomeo » 674

Da Scrutto a Clodig e il comune di Grimacco » 675

Da Clodig al M. S. Martino » 676

Da Clodig al M. Kum » 678

Da Clodig a Drenchia » 679

Il giro delle borgate di Drenchia » 682

La salita al Colovrat » 684

Da Merso a Stregna » ivi

In giro per i paeselli del comune di Stregna » 685

XIII. =I colli di Buttrio e di Rosazzo e la pianura del

Natisone=. (G. BRAGATO e G. B. DE GASPERI) » 689

Premariacco » ivi

Da Premariacco a Buttrio » 691

Da Premariacco ad Ipplis » 692

Ipplis » 693

Le colline di Ipplis e Rosazzo » ivi

Da Ipplis a Buttrio » 695

Buttrio » 696

I colli di Buttrio » 699

Manzano » 701

I dintorni di Manzano. L'Abazia di Rosazzo » 703

S. Giovanni di Manzano » 705

Corno di Rosazzo » 708

Passeggiate sui colli di Rosazzo » 711

Passeggiate sui colli del Romagno » 712

XIV. =Cormòns ed il Collio= » 713

Da S. Giovanni di Manzano a Cormòns » ivi

Cormòns » 714

I dintorni di Cormòns » 717

Monte S. Quirino » ivi

Sul Collio » 718

Da Cormòns a Ruttàrs, Lonzano, Dolegna e Mernico » 721

Salita al Corada » 723

A Medea » 725

A Mariano » 726

Da Cormòns a Gorizia » 727

XV. =Gorizia e dintorni= » 730

Gorizia » ivi

Passeggiate da Gorizia. I dintorni di Gorizia » 736

Da Gorizia a Salcano » 737

Da Gorizia al Monte Santo » ivi

Da Gorizia alla Selva di Ternova » 739

Da Gorizia verso la valle del Vipacco » 740

XVI. =Una corsa nella valle dell'Isonzo= » 742

Da Gorizia a Caporetto risalendo la valle dell'Isonzo.

Da Gorizia a S. Lucia » ivi

Da S. Lucia ad Idria » 746

Da S. Lucia a Tolmino » 748

Salita al Krn » 751

Da Tolmino a Caporetto » 752

Aggiunte e correzioni » 755

Indice dei nomi di luogo » 765

LE PREALPI GIULIE

PARTE PRIMA

IL PAESE E LE SUE GENTI.

I.

CENNI GENERALI SULLA REGIONE CONSIDERATA

di O. MARINELLI

=La regione presa in esame, sua denominazione e limiti, precedenti

illustrazioni.= Il presente volume della Guida del Friuli considera la

regione prealpina fra il Tagliamento e l'Isonzo, la quale raggiunge, in

Val di Resia e lungo il corso inferiore della Fella, il territorio già

illustrato nella _Guida del Canal del Ferro_ e tocca pure, per breve

tratto, quello considerato nella _Guida per la Carnia_. S'intitolò dalle

_Prealpi Giulie_, sebbene vengano considerate anche le colline

pedemontane e quelle dell'anfiteatro morenico, nonchè alcuni lembi della

stessa pianura, e quantunque, così nella parte generale, come in quella

itineraria, ai limiti naturali spesso sieno sostituiti confini

amministrativi e talora si sia usciti dagli uni e dagli altri. Si può

anzi affermare che questo volume illustri principalmente i cinque

distretti di Gemona, di S. Daniele, di Tarcento, di Cividale e di S.

Pietro al Natisone.

Il nome di _Prealpi Giulie_ dato alla parte montuosa di questo

territorio è ormai entrato nell'uso degli scienziati e degli alpinisti e

viene completamente giustificato da una lunga tradizione. I nostri monti

rappresentano infatti la parte più esterna e più occidentale di

quell'ampio sistema, che la Fella ed il Tagliamento separano dalle Alpi

e dalle Prealpi Carniche e che, in molteplici catene ed altipiani, si

estende, col Carso, fino ai confini orientali d'Italia. Il nome di Alpi

Giulie compare già nell'antichità classica: Tacito[1] è il primo autore

che lo ricorda, mentre Ammiano Marcellino[2] ci avverte che in suo luogo

precedentemente era usato quello di Alpi Venete. Il nome di Alpi

Carniche è, anche esso, d'uso più antico, poichè lo troviamo già in

Plinio[3] per indicare i monti ove nasce la Sava. Il nome di Giulie

prevalse però su ogni altro, sia presso i geografi dell'antichità, sia

presso quelli del medio evo: però in genere è adoperato, dagli uni e

dagli altri, in forma assai vaga, talora ad indicare soltanto i passi

attraverso i quali si valicavano le Alpi (generalmente quello di

Nauporto, importante già al tempo della repubblica e più comunemente

conosciuto col nome di monte Ocra), tal'altra a designare tutte le

montagne che segnan le frontiere d'Italia verso nord-est. Solo alcuno

degli umanisti cominciò a contrapporre Alpi Carniche ad Alpi Giulie,

mentre i più usavano i due nomi isolatamente o promiscuamente

ritenendoli sinonimi. Onde non poca confusione; la quale del resto non

cessò fino al secolo testè trascorso, quando i geografi moderni, ripresa

la questione, s'accordarono quasi tutti (e in ciò merito non piccolo

spetta a Giovanni Marinelli), se non nei confini precisi, certo nel

distinguere le montagne Friulane in una parte occidentale, cui si

assegnò il nome di Carniche ed in una orientale, cui si attribuì quello

di Giulie[4].

Che questo alluda alla gente Giulia, e probabilmente ad alcuno dei suoi

più illustri rappresentanti, forse ad Augusto, appare fuori di dubbio,

ma il suo tardo apparire mostra come non sia di derivazione diretta in

quanto indica un gruppo montuoso; è più verosimile che esso come tale

provenga dall'insieme delle località che, nelle stesse Alpi Orientali

erano chiamate Giulie, ovvero da una di esse: se mai con maggior

probabilità, da quel Forum Julii, l'attuale Cividale[5], da cui più

tardi doveva designarsi l'intera nostra provincia. Nel nome di questa,

qui ai confini d'Italia, risuona ancora nella bocca del popolo il

ricordo del dominio romano; mentre presso gli studiosi e le persone

colte, accanto al nome di Friuli, s'è diffuso quello, pur regionale, di

Venezia Giulia e altresì le designazioni orografiche di Alpi Giulie e di

Prealpi Giulie. Che se l'esatta storia del nome è quella accennata per

ultima, in alcuna altra parte del sistema alpino il suo uso è meglio

giustificato che in questa, la quale si stende fra il Tagliamento e

l'Isonzo, divisa in due porzioni disuguali dalla valle del Natisone,

nella quale, dove s'apre verso la pianura, siede appunto Cividale.

Il territorio che consideriamo comprende però, come già s'accennò,

oltrechè la regione montuosa e qualche lembo di piano, anche una serie

di colline, di cui alcune rappresentano solo le ultime falde prealpine,

altre invece ne sono quasi staccate, formando vere isole nella pianura,

come i colli di Buttrio e quello di Medea, ovvero sistemi di rilievi del

tutto indipendenti per la costituzione geologica e per l'aspetto loro.

Tale è il caso delle molteplici cerchie di colline che si distendono fra

S. Daniele e Tarcento.

Nel complesso non si può dire che l'area da noi considerata costituisca

una regione naturale, nel senso che i geografi sogliono attribuire a

questa espressione. Non è il caso quindi nè di insistere in tentativi di

designarne partitamente i confini, nè in quello di ricercarne

l'estensione[6]. Tanto meno si potrà sperare di trovarne precedenti

illustrazioni complete. Per ciò bisognerà richiamarci, da un lato alle

monografie geografiche dell'intero Friuli, quali quelle del GIRARDI[7] e

del CICONI[8], dall'altro ad opere statistiche e storiche pure

interessanti l'intera provincia, come, per ricordarne una sola,

l'_Annuario statistico della Provincia di Udine_ pubblicato negli anni

1876, 1878, 1881 e 1889[9], dall'altro ancora a singoli studî di vario

argomento e di diverso valore, che, più o meno completamente, saranno

citati, a suo luogo, nel presente volume.

Anche per ciò che riguarda la sua rappresentazione cartografica, la

regione non può tenersi distinta dal resto del Friuli[10]. La prima

esatta carta topografica fu certamente quella _del Regno Lombardo

Veneto_ all'86400[11] pubblicata dall'Istituto topografico militare

dello Stato Maggiore austriaco nel 1833. Oggi però questa ha perduto

ogni suo valore di fronte ai rilievi dell'Istituto Geografico Militare

al 25 ed al 50 mila, eseguiti fra il 1885 ed il 1891, ed alla carta[12]

al 100 mila che risulta dalla riduzione di questi, e di cui è riprodotta

con qualche correzione ed accompagna questo volume la parte che

comprende le Prealpi Giulie ed il territorio vicino.

II.

I MONTI FRA TAGLIAMENTO ED ISONZO E LA LORO STRUTTURA

=Cenni di O. MARINELLI=

=Le Prealpi Giulie. Limiti e divisioni.= Non può essere discussione sui

limiti delle Prealpi Giulie verso mezzogiorno, ove le ultime falde

s'immergono nella pianura, nè ai lati, dove Tagliamento ed Isonzo, i

maggiori fiumi friulani, costituiscono ben segnate linee divisorie;

qualche incertezza invece si ha nello scegliere il confine

settentrionale, che Giovanni Marinelli, badando alle condizioni

orografiche, indicava nella sella di Carnizza (1109 m.)[13], mentre,

tenendo conto piuttosto dei caratteri geologici, converrebbe[14] fissare

nella valle di Resia e nella sella del M. Guarda (m. 1682). Non è questa

una depressione molto notevole, ma chi dal fondo della vallata di Resia

volga lo sguardo verso l'origine di questa, scorge ben netto il distacco

esistente fra la verdeggiante e morbida catena, la quale comincia col

Guarda e prosegue col Suovit, col Chila, col Niska ecc. da un lato e

quella aspra e rocciosa che con i due Baba, con lo Slebe e col Lasca

Plagna raggiunge dall'altro il Canin. La selletta rappresenta del resto

la diretta continuazione tectonica della Valle di Resia, la quale segna

poi, come meglio si dirà appresso, una decisa separazione fra due zone

montuose a struttura assai diversa e di aspetto pure ben distinto,

quella _alpina_ da un lato, quella _prealpina_ dall'altro.

[Illustrazione: TAV. I. Monte S. Simeone e Gemona visti dalla via di

Artegna (fot. di A. Malignani).]

Quest'ultima, per il tratto che qui ci interessa, presenta una sola

profonda valle che l'attraversa completamente, quella cioè del Natisone,

alla cui testa la bassa soglia di Starasella (256 m.) conduce, dopo

breve percorso, all'Isonzo. Sotto l'aspetto puramente orografico le

Prealpi che consideriamo vengono separate quindi in due parti, che in

genere si distinguono coi nomi di _Prealpi Giulie occidentali_ o del

_Torre_ e di _Prealpi Giulie orientali_ o del _Judrio_[15]. Abbastanza

staccate, non solo dalla regione di vera montagna, ma anche dalla meno

elevata che a quella s'appoggia, appaiono così le alture fra S. Daniele

e Tarcento come le colline fra Buttrio e Gorizia, fra le quali la

pianura occupa una zona abbastanza continua, mentre però s'insinua tra i

singoli rilievi in modo da isolarli spesso più o meno completamente. Per

la prima soltanto di queste regioni collinesche è usato ormai, anche dai

non geologi, il nome espressivo di _anfiteatro morenico del

Tagliamento_.

Qualora si badasse al semplice rilievo esterno, si sarebbe indotti a

considerare le Prealpi del Torre come una serie di catene e di

contrafforti i quali dal gruppo del M. Plauris, la cui cima, con i suoi

1959 m. di altezza, rappresenta il punto culminante della regione, si

distendono, per varî rami più o meno tortuosi, in differenti direzioni,

ma specialmente verso oriente e verso mezzogiorno, degradando in questo

senso fino alla pianura; si sarebbe pure indotti a riguardare le Prealpi

del Judrio come un sistema di dossi staccantisi dal groppone del Matajur

(m. 1643); nell'anfiteatro morenico un insieme di poggi riuniti attorno

a due rilievi principali, quelli di Ragogna e di Buia, e finalmente

nelle alture pedemontane fra Buttrio e Gorizia una serie di colline

sporadicamente elevantesi dalla pianura.

Il quadro della regione appare però un po' diverso quando si tenga

debitamente conto della struttura. Diciamone brevemente, considerando

anzitutto

=La serie dei terreni=[16]. I più antichi sono quelli ritenuti raibliani

(trias superiore) che nelle Prealpi Giulie compaiono sotto forma di

_marne scure, con lenti o vene di gesso_ subcristallino, bianco o

leggermente roseo, di _dolomie cariate_ ad esso associate e di una

_dolomia marnosa_ friabile e facilmente erodibile, frequentemente

caratterizzata pure da numerose superficie speculari. Codeste formazioni

hanno sempre un limitato sviluppo, salvo che nella valle di Resia, ove

soltanto si presentano gessifere.

Ben maggiore importanza nella costituzione dei nostri monti, anzi la

massima per quelli più interni ed elevati, ha la formazione che fa

seguito alla precedente e che comprende una pila di strati misuranti uno

spessore complessivo di forse 1000 metri, e costituiti da calcari i

quali si sogliono ascrivere complessivamente alla così detta _dolomia

principale_, sebbene una parte di essi sia forse più antica, ed una

parte più recente spetti secondo ogni probabilità ai più antichi piani

del _lias_. In questa potente formazione non è facile stabilire

distinzioni, data la uniformità litologica e la scarsezza, ovvero la

scarsa conservazione dei fossili. Come altrove nel Veneto, non si tratta

mai di vere dolomie, ma di calcari che contengono meno del 20 per cento

di magnesia e che sono ben stratificati e spesso con struttura zonata.

Presentano poi intercalazioni bituminose ed in qualche punto lenti del

così detto _boghead_, cioè d'una specie di carbon fossile, compatto,

bruno, che brucia facilmente, il quale fu anche, a più riprese, scavato

nelle località di Rio Serai e di Rio Resartico non lungi da Resiutta e

ricercato nel M. Musi sopra Tanataviele. Sembra che questo boghead

provenga dalla accumulazione nel mare triasico di talli di alghe

(fucacee). I pochi fossili finora ritrovati nella Dolomia principale

delle Prealpi Giulie (_pseudomelanie_, _myophorie_, _Megalodon

Gümbelii_, _Turbo solitarius_, ecc.) provengono da una zona appena

superiore a quella dei calcari bituminosi. Negli strati più elevati

della serie dolomitica si notano con relativa frequenza sezioni di

grosse bivalvi, sembra _Megalodon_ e _Dicerocardium_, inoltre i calcari

sono spesso più bianchi e farinosi alla superficie, hanno talora aspetto

brecciato, nè mancano venature e sottili intercalazioni di sostanza

marnosa rossastra.

[Illustrazione: Fig. 1ª. — Schizzo geologico di una parte delle Prealpi

Giulie. Scala: 1:500.000.]

Alla serie triasica fa seguito quella _giurese_, e forse in parte

_cretacea_, rappresentata da un complesso di calcari della potenza in

generale di 200-400 m., che si distinguono per la presenza di _liste e

noduli di selce_ per lo più _grigia_ o _nerastra_. Questi calcari

selciferi, sono ora chiari e compatti, ora rossicci e ammandorlati, ora

verdognoli (cloritici) e brecciformi o nodulosi. Le liste ed i noduli di

selce grigi, rosei o neri, sono costituiti, come è dato scorgere nelle

sezioni microscopiche, in gran parte di scheletri di radiolarie; qualche

fossile macroscopico, specialmente _ammoniti_ ed _aptici_, si presenta,

però, quasi sempre, in cattivo stato di conservazione, sulle superficie

esposte agli agenti esterni degli strati calcarei, più che altro in

quelli nodulosi ed ammandorlati. Del resto il materiale paleontologico

finora raccolto nella regione è insufficiente per stabilire quali

livelli del giura od eventualmente della stessa creta siano in essa

rappresentati.

Nell'area più interna delle Prealpi ai calcari selciferi fa seguito una

formazione, quasi ovunque di assai scarsa potenza — da 40 a 100 metri —

e della quale sono conservati lembi poco estesi, costituita da una

_marna scagliosa_, _rossa_ o _bruna_ raramente selciosa ed alla quale

sono talora intercalati strati di calcare compatto bianco ovvero di

calcare brecciato. Questa marna scagliosa, sebbene qua e là sembri

passare lentamente alle marne ed arenarie eoceniche, si giudica in

genere cretacea. Tuttavia le condizioni stratigrafiche nelle quali

codesta formazione si trova verso Uccea e nella valle di Dresenza

(Caporetto), appena oltre Isonzo, ove la formazione stessa ha uno

sviluppo ed una potenza assai più considerevole che nel nostro

territorio, indurrebbero a ritenerla piuttosto eocenica. Per decidere la

questione mancano elementi paleontologici, poichè finora nella marna

scagliosa in parola furono trovati unicamente fossili microscopici

(_Globigerina_, _Textularia_), che giovano solo a precisare la natura

dei sedimenti non la loro età.

Finora poi questa «scaglia» fu tenuta distinta da un'altra marna

calcarea simile come aspetto, la quale compare, sia pur raramente, nelle

colline più esterne, a contatto con la creta e la quale, essendo

evidentemente ed in più luoghi intercalata con strati nummulitici, si

ritenne spettasse certamente all'eocene. Questa _marna vinacea eocenica_

si distinse dalla precedente anche per essere meno scagliosa e per

rappresentare in molti casi quasi il cemento di una specie di

conglomerato con elementi di calcari secondarî.

Va aggiunto come nella regione più esterna delle Prealpi manchino in

genere così i calcari selciferi come la marna scagliosa ritenuta

cretacea, sembrando quei terreni sostituiti da una formazione, potente

nell'insieme 500 o 600 metri e forse talora anche più, di _calcari_

grigi più o meno compatti, caratterizzati specialmente dalla presenza di

_camacee_. Queste sono in generale comprese nella roccia in modo che

difficilmente si possono isolare e per lo più si è in grado di

osservarne solo le sezioni, spesso assai caratteristiche, alla

superficie dei massi rimasti a lungo esposti alle intemperie. In questi

calcari a camacee è possibile fare una distinzione grazie alla presenza,

almeno locale, di una sottile zona di _strati più sottili bituminosi_, i

quali dividono una serie più profonda spettante, a quanto si crede, alla

_creta inferiore_ ed al _giura_, da una più elevata ascritta alla creta

media e superiore. Nella prima fu trovato nella valle del Cornappo un

livello fossilifero con _coralli_, _itierie_, _diceras_ ecc. che sembra

_titonico_, nella seconda un notevole orizzonte a _caprinide_,

_nerinee_, _lime_, _ostree_ ecc. probabilmente _turoniano_, come è

indicato dalla presenza, in strati appena superiori, di _ippuriti_

(_Hippurites_ cfr. _giganteus_). Al livello a caprinide forse

corrisponde l'orizzonte fossilifero del colle di Medea, la cui fauna

consta quasi per intero di _radioliti_, le quali là si presentano

abbastanza bene isolate dagli agenti meteorici.

I piani più recenti della creta sono rappresentati da masse che

compaiono isolate nell'eocene sotto forma di scogli (_Klippen_). I più

notevoli sono quelli di Vallemontana, ove si ha un calcare grigio

suboolitico ed un calcare bianco subcristallino con _serpula_, _lima_,

_cidaris_ ecc., e quello di Vernasso, ove compare un calcare bianco e

grigio, bituminoso, con filliti e _ostriche_, _inocerami_, _echini_ ecc.

Questa ultima massa fa evidentemente parte, assieme ad altre, pure

cretacee, di uno strato eocenico. Si ha cioè da fare con un conglomerato

di questa età ad elementi calcarei talora giganteschi, conglomerato

diffusissimo nel Friuli orientale e dal quale appunto provengono alcuni

fra i migliori fossili cretacei descritti dal Pirona. Questo autore

chiamava i conglomerati stessi _pseudocretacei_; i più vecchi geologi li

avevano ritenuti come spettanti alla creta. Però mentre le osservazioni

da me fatte alcuni anni or sono inducevano a ritenere eocenici tutti i

conglomerati di questo tipo, le recenti ricerche del Kossmat, fanno

dubitare che, almeno nella valle dell'Isonzo, una parte di essi sia

veramente cretacea.

I conglomerati eocenici talora sono costituiti da elementi minuti,

qualche volta anzi minutissimi, in modo da presentarsi sotto forma di

_brecce calcaree_ o di veri _calcari a grana_. Sono allora conosciuti

col nome espressivo di _piasentine_ e si lavorano come buona pietra da

taglio. Talvolta sono _nummulitici_ e contengono, oltre a varie specie

di nummuliti, _orbitoidi_, _crinoidi_, _radioli d'echini_, _alghe

calcaree_, ecc. Più raramente i calcari sono compatti, ovvero presentano

disperso nella massa qualche piccolo ciottolo di selce. Essi formano poi

zone dello spessore da qualche metro a qualche decina di metri, le quali

alternano con zone di marne e di calcari marnosi, talora utilizzati per

cementi, e di arenarie, qualche volta grossolane ed assai compatte, in

modo da prestarsi alla estrazione di mole, altra volta più minute e meno

resistenti e tali da servire solo come poco pregiato materiale da

costruzione (la pietra così detta _vernadie_). In questa zona compaiono

anche banchi bituminosi (Flaipano, Taipana, Cergneu, fra Forame e Subit,

Canale di Grivò, Canebola, fra Montefosca ed Erbezzo, presso Tribil di

Sopra ecc.) che non forniscono però materiale sfruttabile

industrialmente.

In alcune delle zone arenacee — la cui natura si riconosce anche da

lontano per la più abbondante vegetazione che le riveste e perchè ad

esse corrispondono parti di suolo incavate e meno pendenti, mentre i

calcari son più nudi e corrispondono a rilievi sporgenti — sono marne

con ciottoli di varia natura nelle quali non è riconoscibile una

stratificazione, ovvero, se lo è, dà a divedere che la roccia fu

profondamente rimestata. Ciò è del resto provato anche dall'aspetto dei

ciottoli, che di frequente mostrano di essere stati frammentati e le

loro parti malamente risaldate, e dalla deformazione dei fossili spesso

da esse contenuti. Rare sono le _nummuliti_ e le altre foraminifere

tipiche dell'eocene, assai più comuni gasteropodi e lamellibranchi, nè

mancano coralli, alghe calcaree ecc. Le specie più caratteristiche sono

la _Crassatella plumbea_, la _Velates Schmideliana_, la _Natica hybrida_

e la _sphaerica_ e lo _Strombus Tournoueri_, tutte spettanti all'eocene

medio.

A questo piano appartiene l'intera serie calcareo — arenacea, la quale

forma in generale la parte più profonda dell'eocene friulano, come pure

quella superiore, di cui diremo appresso. Manca cioè, per quanto è noto,

tanto l'_eocene inferiore_ quanto il _superiore_. Che poi vi sia un

_hyatus_ fra la _creta_ e l'_eocene_ risulta non solo dalla mancanza, in

posto, dei piani superiori del primo terreno ed inferiori del secondo,

ma altresì dal fatto che il contatto fra i due avviene per una

superficie non piana, ma con irregolarità che indicano una erosione

della creta intervenuta prima dei depositi eocenici.

Nella parte più elevata della formazione, l'eocene ha sviluppo

prevalentemente marnoso-arenaceo, sebbene non manchi qualche lente più o

meno notevole di calcare nummulitico. Le rocce del resto sono simili a

quelle della serie inferiore. Notevole per l'abbondanza dei fossili è un

livello di marne a coralli con numerose specie di gasteropodi e

lamellibranchi, un secondo, che sembra un po' superiore, caratterizzato

specialmente dalla grande ricchezza delle nummuliti e delle assiline ed

un terzo, che sembra il più recente, di brecciole con _Rotularia

spirulea_ ed echini oltre a varie specie di nummuliti. Marne a coralli

compaiono nei monti di Buia e Tarcento, ma specialmente abbondanti

presso Noax (Rosazzo), Brazzano e Cormons; strati a grandi nummuliti più

che altro nei dintorni di questa ultima località, presso l'Abbazia di

Rosazzo e nel lembo isolato di Rio Lavaria sopra Piano di Portis; gli

strati ad echini sono specialmente nel colle di Buttrio.

L'eocene, potente poche decine o poche centinaia di metri nella regione

più interna, raggiunge spessori che credo non inferiori ai 1000 metri

nell'area montuosa più bassa e nelle colline; esso è quindi il terreno

che occupa una maggiore estensione superficiale ed è altresì quello che

costituisce, ove ha sviluppo la zona arenacea superiore, i colli più

feraci delle nostre prealpi; in qualche tratto però «ove le marne sono

prevalenti senza l'intermezzo di brecciole e di puddinghe, come avviene

presso Orsaria di Buttrio, presso Ipplis e nei monti di S. Lorenzo, a

levante di Faedis, quivi la vegetazione è scarsa e si stende il vago

pascolo. È sempre però la regione più produttiva del Friuli,

specialmente per frutta e vigneti, i quali ultimi, in genere di uve

bianche, danno delle pregiatissime specialità enologiche, quali la

_Ribolla_ di Cividale ed il _Romandolo_ di Tarcento» (Taramelli).

I più recenti terreni eocenici del Friuli orientale hanno a ridosso la

pianura o l'anfiteatro, e le alluvioni e le morene seppelliscono quasi

completamente la serie miocenica. Questa, come è noto, nel Friuli,

consta alla base di glauconie, nella parte media di arenarie, argille e

sabbie micacee che, verso l'alto, alternano con conglomerati, i quali

nella parte superiore divengono via via prevalenti. Sebbene

saltuariamente e con la mancanza dei membri più profondi, la serie si

può seguire quasi per intero entro l'area da noi considerata, lungo la

sponda sinistra del Tagliamento, ma assai meglio si osserva sulla

destra. Al piccolo rilievo isolato che sorge presso i piedi

settentrionali del colle di Osoppo, fanno riscontro, oltre il fiume, i

maggiori lembi miocenici di Braulins e del Cianet di Peonis, mentre la

zona di Susans e del colle Ragogna, più o meno completamente nascosta da

morene ed alluvioni, si continua con sviluppo ben più considerevole nei

poggi fra Forgaria e Pinzano.

La serie spetta per la massima parte al miocene medio, i conglomerati di

Ragogna si ritengono però del superiore. Già in questa epoca forse la

nostra regione era entrata nel regime continentale; tuttavia le

formazioni sicuramente di tale natura finora note sono quasi tutte e

forse tutte quaternarie. Esse poi assumono importanza notevole

specialmente nell'anfiteatro morenico del Tagliamento a proposito del

quale ne faremo parola.

Qui invece importa esaminare come e con quale disposizione i terreni che

abbiamo brevemente descritto prendano parte alla formazione delle nostre

Prealpi.

=Tectonica della regione. Alpi e Prealpi.= Al qual proposito avvertiremo

come, prescindendo dai limitatissimi lembi miocenici che compaiono nelle

parti più esterne della nostra regione e in condizioni tectoniche non

sempre ancora ben precisate, i terreni che la formano sono quelli che si

succedono dal raibliano all'eocene medio, durante il quale lungo periodo

geologico la regione, salvo una breve interruzione, alla fine della

creta, fu costantemente nel regime marittimo. Il fatto però, che, se non

nell'area da noi considerata, certamente nel Friuli occidentale, il

tortoniano è ancora compreso nelle pieghe prealpine più esterne, mentre

non lo è in quelle più interne, fa pensare alla circostanza, che nelle

nostre Prealpi il ripiegamento cominciasse già verso il termine

dell'eocene e proseguisse, almeno per le regioni più esterne, fino alla

fine del miocene. Non è ancora accertato se esso andasse di pari passo

colla progressiva emersione del territorio, ovvero se questa fosse

posteriore; alcuni indizî accennerebbero poi ad un sollevamento in massa

della regione avvenuto probabilmente nel pliocene, e misurante alcune

centinaia di metri. Comunque, quale si sia l'età e la natura di questi

movimenti orogenetici, essi ebbero, se non caratteri, certo conseguenze

diverse nella regione più interna delle prealpi, in quella media ed in

quella pedemontana.

Nella prima, che chiamai _zona montana_, la coltre dei terreni triasici

(raibliano e dolomia principale), giuresi (calcari selciferi), cretacei

(scaglia) ed eocenici, potente intorno ai 1500 m., appare sollevata e

compressa in modo da costituire un fascio di pieghe ristrette,

allungatissime, complicate localmente da accavallamenti (pieghe-faglie)

e scorrimenti, arrovesciate, salvo alcune interne, verso la pianura.

Queste pieghe sono dirette quasi esattamente da est ad ovest, deviano

però assumendo direzione di sud-est in corrispondenza presso a poco

all'Isonzo; trovano tuttavia la loro continuazione tanto oltre questo

fiume, quanto in senso opposto al di là del Tagliamento. Le pieghe

stesse presentano ondulazioni trasversali che si manifestano col diverso

livello a cui compaiono le formazioni giuresi, cretacee ed eoceniche le

quali costituiscono in generale i nuclei dei sinclinali. Queste

formazioni e le ultime specialmente, dove l'erosione non le ha asportate

completamente, non compaiono in genere nel fondo delle valli meglio

incise, ma in limitati lembi sulle più alte insellature o nei pendii più

interni; onde percorrendo il fondo delle valli del Tagliamento e del

Torre la presenza di alcune pieghe può completamente sfuggire

all'osservatore e si ha l'illusione che la formazione della dolomia

principale, già di fatto così potente e diffusa, lo sia ancor

maggiormente; onde pure l'impressione di un territorio ancora più nudo e

desolato di quanto sia in realtà. Ciò non avviene della valle

dell'Isonzo, in corrispondenza alla quale i sinclinali si deprimono

assai, onde la presenza lungo il percorso del fiume, ovvero lungo i suoi

affluenti, di ampî e ridenti bacini eocenici (Plezzo, Uccea, Dresniza)

che ricordano, per le condizioni geologiche e geografiche loro, quelle

delle prealpi Carniche (Claut, Erto).

[Illustrazione: Fig. 2ª. — Profilo geologico attraverso le Prealpi

Giulie. Scala 1:150.000.]

Si può tuttavia affermare che questa zona _montana_ sia costituita, nel

complesso, prevalentemente dalla dolomia principale, la quale del resto

forma quasi totalmente anche i più interni gruppi montuosi delle Giulie,

come quelli del Canin e del Montasio. Il paesaggio orografico di questi

differisce però profondamente da quello dei rilievi prealpini, ciò che

sta in relazione, anzitutto con la diversa struttura dei due territorî,

poi con la diversa misura del sollevamento e infine con la diversa

azione glaciale; là le grandi masse calcaree sono continue e in genere

debolmente inclinate, qui disposte a zone e con forti pendenze, onde là

il prevalere degli altipiani, qui delle catene; là le cime più eccelse

raggiungono quasi i 2800 metri d'altezza, qui no toccano mai i 2000; là

l'azione glaciale fu intensa in modo da dare alle cime ed alle creste

l'impronta dell'alta montagna, qui più debole e limitata ai versanti

settentrionali, onde forme di media montagna dovute al prevalere

dell'azione delle acque correnti. Una misura della differenza

altimetrica esistente fra le nostre prealpi e le alpi retrostanti può

essere data dai seguenti valori di media elevazione: Gruppo del Canin:

metri 1240, Prealpi Giulie occidentali: metri 690, Prealpi Giulie

orientali: metri 380[17].

Guida delle Prealpi Giulie Distretti di Gemona, Tarcento, S. Daniele, Cividale e S. Pietro · 第 1 / 26 段