Intenderà l'agonia di Guido Laurenti colui il quale s'è violentemente
strappato dalla sua terra, col duro proposito di non tornare mai più.
Triste cosa, acerbo strazio dell'anima sferrare dal lido e dover dire:
ecco, è l'ultima volta che io vedo tutto ciò! La rondine lascia per
terre lontane il nido saldato con tanta assiduità di cure al trave
della casa ospitale; ma come l'anno è trascorso, la rondine torna a
pispissare, con l'ali aperte e ferme, dintorno al nido abbandonato.
L'uomo che lascia la patria, a lui cara per le consuetudini della
vita, cara per la ricordanza dei dolori, l'uomo che rompe di tal guisa
la trama sottile de' suoi affetti, soffre, io mi penso, come la pianta
che, divelta dal suolo, lascia nel profondo le sue più dilicate
radici. Il cuore sanguina, e il patimento non si disacerba col
piangere; regna anzi sul volto una calma severa, ma dentro
ribolliscono, lava ardente, le collere tutte, i rancori, i furori
dell'anima.
La notte era alta, e la vaporiera s'innoltrava brontolando nella fosca
distesa del mare. I passeggieri, gente assai tenera della propria
salute, erano scesi nel salotto per non buscarsi infreddature. Guido
solo rimaneva sul cassero di poppa, seduto, colla testa sprofondata
nel cavo degli omeri, che si appuntellavano forte al capo di banda del
piroscafo, e cogli occhi aggrondati, che guardavano verso terra.
Genova, quantunque vicina, non si vedeva già più. I contorni della
montagna erano spariti, confusi nel buio dell'atmosfera, e in cambio
di quel mirabile anfiteatro di palazzi e di case variopinte che è così
bello a vedere di giorno, si scorgeva un fantastico anfiteatro di
bagliori, disposti a capricciosi scaglioni in un fondo d'azzurro cupo.
Parevano stelle, fuochi fatui, sospesi a centinaia sulla superficie
del mare.
Qualcheduno dei passeggieri radunati nella sala di prima classe, si
dilettava a suonare il cembalo, e le gaie battute di un valzer
giungevano fino agli orecchi di Guido. Ma quali pensieri danzavano
nella sua mente, al suono di quella musica? Tristi pensieri; danza
turbinosa.
Dov'era in quel momento Luisa? Egli non ne aveva più chiesto al
Giacomo: ma certo ella era sulla via di Firenze. Non voleva pensare a
lei, e ne discacciava sdegnosamente l'immagine; ma quella immagine,
figlia del suo spirito infermo, gli tornava a balenare negli occhi, ed
egli invano tentava di chiuderli, come il fanciullo allo spesseggiare
dei lampi in una notte tempestosa, dappoichè la luce penetrava le
palpebre e gli ripeteva quella sensazione molesta.
Fu una notte tormentosa, a gran pezza peggiore delle altre, come
quella che gli recava i primi dolori della disperazione. Tutto era
finito; gli ultimi stami erano recisi: nè più speranza, timidamente
vagheggiata nel profondo del cuore, di mutate venture; nè più agio a
pentimenti della sorte capricciosa; la sentenza era irrevocabile,
chiuso il libro dei fati.
Giunse l'alba, e il povero condannato era tuttavia seduto al suo
posto, cogli occhi sbarrati, ma senza veder punto quel miracolo di
bellezza che è lo spuntar dell'aurora in alto mare.
Il cielo s'imbiancava man mano; poi di temperanze in temperanze,
riusciva di un azzurro carico, simile a quelle dipinture cinesi, fatte
di turchiniccio, a vaporosi contorni, una fusione insomma di cielo e
di mare. Ma l'aurora dalle rosee dita, come l'hanno chiamata i
classici, cominciava a spargere il suo color prediletto dal balzo
d'oriente; i vapori si diradavano, le leggi della prospettiva
incominciavano a trionfare. Le nuvole, allungate in cirri fantastici,
risaltavano tinte di rosso sulla linea dell'orizzonte, donde
emergevano, nereidi mattiniere, le isole e le coste del Tirreno.
L'_Amerigo Vespucci_, come la nave di Giasone, s'innoltrava baldanzoso
in mezzo a quel risveglio di deità marine; ma Guido, ben diverso dagli
argonauti, non vedeva nulla, nè splendori di cielo, nè luccicar d'onde
guizzanti, nè variopinti sereni in lontananza. Tutto chiuso nella sua
cupa tristezza, egli non badava a quella grandiosa veduta. Le
maraviglie della natura, come quelle dell'arte, vogliono mente calma e
serena; colui che ha l'anima oppressa, non dà retta alle esterne
sensazioni, legge senza intendere, guarda senza vedere. Egli badò
soltanto ad alcuni viaggiatori i quali uscivano dai camerini, per
venire a godersi la prima frescura, e pensò che se gli altri uscivano,
egli doveva andarsi a rinchiudere, poichè non voleva farsi scorgere,
così rabbuffato e sciatto com'era.
Ma in quella che si alzava per scendere, vide comparire dall'orlo del
cassero di poppa la testa del Giacomo, il quale saliva la scaletta per
venire da lui.
--O come?--gridò il giardiniere, vedendo sulla persona di Laurenti e
sul viso i segni della insonnia prolungata.--Non ha dormito,
Vossignoria? Male, male! Se la va di questo passo quando saremo
laggiù, non vuol durarla di molto.
--Tanto meglio, Giacomo, tanto meglio! La vita non franca davvero la
spesa di essere vissuta. Ma vedete un po' che stupendo mattino!
Era il primo sguardo che Laurenti volgeva a quel risveglio della
natura.
--Mattino! mattino! altro che mattino!.. borbottava tra i denti il
giardiniere.
--Che paternostri dite voi ora?
--Oh, lo so io, quello che dico. Il viaggiare è assai bello, e
contemplare il levar del sole piace anco ai cacciatori di pernici; ma
sarebbe assai meglio dormire nelle ore del sonno. Se Domineddio ha
fatto il giorno e la notte, gli è segno che ci aveva le sue gran
ragioni.
--Che cosa volevate da me, Giacomo?
--Ah, ora che ci penso...... ma in verità non ardisco parlarne......
Si figuri Vossignoria che ho fatto la più grande bestialità del mondo,
e bisogna che Ella me la perdoni.
--Che cosa?--gridò Laurenti turbato.
--Vede? Vossignoria si riscalda già il sangue.
--Ma che cosa, in nome di Dio, che cosa?--incalzò Guido spazientito,
il quale indovinava che nell'errore del Giacomo si trattava della
donna gentile.
--Vossignoria mi perdonerà? ripetè il Giacomo.
--Sì, sì, vi perdono. La fatalità mi perseguita, ed io non darò
cagione a voi dei colpi ch'ella mi avventa. Suvvia, dite, che cosa
avete fatto di male?...
--Ecco! avevo una lettera fin da ieri mattina, per consegnarla a
Vossignoria; ma Ella è stata sempre fuori; alla sera poi tutti que'
bravi signori, amici di Vossignoria, mi hanno fatto alzare il gomito
un po' troppo. Lo sciampagna non è acqua.... ed io, oltre a quello che
mi mettevano nel bicchiere, ho trincato anche quello che Vossignoria
non voleva mai bere.
--Giacomo, non mi tenete in aria coi vostri racconti! Quella
lettera.....
--L'ho giù nel camerino, e se Vossignoria la vuole.
--Se la voglio! Andate, correte a pigliarla!
L'accento di Guido era cosiffattamente imperativo, che il Giacomo non
istette a baloccarsi più oltre, e scesa la scala a precipizio,
disparve nel vano della boccaporta.
Laurenti avea la febbre addosso. Che cosa era scritto in quella
lettera! Che fatalità pesava su lui, da farlo partire senza che il
Giacomo si ricordasse di dargli quel foglio, nel quale certamente
v'era la sua vita o la sua morte?
Così pensando, rimase inchiodato sul sedile, ansante, sgomentito, ad
aspettare che il Giacomo tornasse. Questi venne finalmente venne con
aria contrita, il manigoldo, tenendo la lettera tra le mani.
Guido gliela strappò dalle dita; ma come l'ebbe afferata, non gli diè
l'anima di rompere tosto il suggello. Guardò il cielo con atto
disperato, come per accusarlo, nella piena del suo dolore, di quel
calice d'amarezza ch'egli era forse sul punto di bere; quindi,
scuotendo il capo, aperse la lettera e lesse:
«Guido,
«Bisognerà dunque cadervi a' piedi e gridar mercè? Voi temete di
porre a risico la vostra dignità, parlando; e quando parlate, siete
già lontano, come se aveste paura dell'effetto delle vostre parole.
«Vi amo; vi ho sempre amato, fin da quel giorno che mi avete
condotta al camposanto, o per dire più veramente, egli fu in quel
giorno che mi accorsi di amarvi. Che? credete voi forse che alla
margheritina io dimandassi soltanto se sarei risanata?
«V'hanno di tali cose che non si può, non si ardisce, non si dee
dirle a voce. Ma pensateci un tratto voi stesso e poi
giudicate. Poteva io operare diverso con voi? Potevate voi
fraintendermi a quel modo? Io, povera donna abbandonata da tutti,
dovevo andare incontro alle vostre mezze confessioni? La passione di
un gentiluomo par vostro, so di meritarla; ma un giorno sarebbe pure
venuto che voi avreste pensato a quello stato di cose nel quale vi
eravate per la prima volta imbattuto in me, e Luisa non poteva
correre il risico dei vostri pentimenti.
«Ecco perchè ho riconquistato il mondo, innanzi di dirvi una parola,
o di udirne una simigliante da voi. Ho veduto molti a' miei piedi, e
vi giuro che ad ottenere cotesto non mi bisognarono lusinghe. Direte
che fu vanità, o non crederete piuttosto che la dignità mia voleva
così?
«Intanto, vedete quello che ho fatto. Quel regno che mi tornava in
balìa, io l'ho rispinto, non esso me. Io esco regina, regina per
tutti, salvo per voi che avete voluto vedermi ginocchioni, udire la
mia confessione, in quella che io avrei avuto il compenso di molti
patimenti ad udire la vostra. Ora tutti sanno che sono partita da
Genova, dove non tornerò. Ho annunziato che andavo a Firenze, dove
non mi troveranno di certo. Che importa a me? Vo a vivere una vita
nuova, e per viverla debbo dimenticare affatto la prima.»
Una vita nuova! Dove? La lettera non diceva altro, si fermava a quel
punto.
Guido non intendeva nulla di quel mistero. La confessione di quella
divina lo aveva commosso per modo che non sapeva più dove fosse, se in
terra o in cielo; la chiusa poi lo teneva sospeso nell'abisso, tra il
cielo e l'inferno.
Il vecchio Giacomo era sparito, mentre egli leggeva. Si alzò agitato
per andarlo a cercare, ma non potè fare un passo verso la scala.
Dall'altra banda del cassero e' vedeva comparire il giardiniere, che
col suo cappello in mano aiutava una signora a salire lassù.
Quella signora era vestita di seta cenerognola, a larghe pieghe;
portava uno sciallo rosso di Persia mollemente raccolto intorno alla
vita, e sulla bruna capigliatura aveva posato un cappellino di velluto
alla foggia garibaldina, colle sue tre penne rosse nella risvolta
della fronte.
Il cuore di Guido Laurenti fu per rompersi a quella vista, e le sue
labbra mormorarono un nome: Luisa!
La donna gentile che già era salita sull'ultimo gradino, volse gli
occhi sfavillanti verso di lui, gli sorrise, e si pose un dito sulle
labbra, accennandogli che si volesse chetare.
Giacomo rideva di sottecchi, il susornione!
Allora Guido ricadde sul sedile, sopraffatto dalla gioia improvvisa; e
come poco innanzi aveva mormorato il nome di Luisa, così mormorò
ancora quest'altre parole:--regina delle donne!
Il sole in quel punto usciva radiante sul mare, e un lungo sprazzo di
luce inondava la tolda dell'_Amerigo Vespucci_, che parea navigare in
un oceano di splendori. La costa e le isole vedute in distanza,
circonfuse di azzurro e di ranciato, non avevano apparenza di terre
conosciute, ma piuttosto di regioni fantastiche alle quali due anime
innamorate andassero a chiedere l'oblio del volgo umano e l'ombre
propizie al più verecondo, al più nobile affetto che mai infiammasse
creature mortali.