Alla dimane, quando la lettera fu al suo ricapito, Guido ebbe dolore
d'averla scritta. Ora gli pareva di soverchio patetica, ora troppo
compassata; ad ogni modo poi gli pareva che in cambio di scriverla,
avrebbe saviamente e cortesemente operato ad andare in persona a
licenziarsi dalla donna gentile.
Tutti ragionamenti dettati dall'agonia del non doverla vedere più mai,
quella bellissima che lo aveva ridotto a quel punto. Ma la era fatta,
e non c'era rimedio.
La giornata passò non affatto male, tra per l'operosità concitata
degli apprestamenti di viaggio e per le corse che ebbe a fare fuori di
casa.
C'è sempre un mondo di nonnulla a cui provvedere, innanzi di cangiar
paese. C'è, verbigrazia, da pensare alle cose che si porteranno seco,
e a quelle che si lasciano: c'è da ordinare le sue carte, bruciare le
inutili e quelle segnatamente che risguardano altrui. E qui, fermate,
commozioni ad ogni tratto! In que' foglietti che vengono tra le mani,
foglie disperse della Sibilla, v'hanno pensieri fuggevoli che fanno
ricordare con amarissima voluttà il giorno in cui furono scritti;
v'hanno lettere che bisogna rileggere, fragranze del passato che si
aspirano più e più volte, quasi per provare da capo sensazioni
lontane; v'hanno di certi fogli, di certi ricordi che non si ardisce
distruggere così sui due piedi, epperò si ripongono sull'orlo del
tavolino, per modo che abbiano ad essere gli ultimi sacrificati, quasi
che nel tempo che gli altri si mutano in cenere, dovesse
sopraggiungere tal cosa che li avesse a scampare dal fato comune.
Fornita quella mesta bisogna, che si portò via tutto il mattino,
Laurenti uscì di casa per andare dal suo banchiere a metter sesto alle
cose sue, la qual cosa non riuscì punto difficile, dacchè tutto
l'avere di Guido era posto a frutto nei banchi, o nelle cartelle del
debito pubblico. Rimaneva la casa col giardino, dov'egli abitava; ma
per questo negozio il giovine stava appunto accarezzando un disegno
che vedrete di poi.
Venne quindi la volta dei servi da congedare e da consolare nel tempo
istesso, poichè erano gente buona e molto affezionata a quell'ottimo
padrone ch'egli era. Guido li accomiatò da gran signore, lasciando a
tutti larga memoria di sè.
In queste ed altre faccende giunse la sera. Tornandosene a casa, trovò
il giardiniere della signora Argellani, che lo aspettava sull'uscio.
--Buon giorno, ed anzi buona sera a Vossignoria!--disse il Giacomo
levandosi il cappello.
--Oh, Giacomo,--rispose Laurenti, facendo uno sforzo grandissimo per
sorridergli--che buon vento vi mena quassù?
--Buono? Chi sa? Vossignoria ne fa di belle, in fede mia!
--Io? che cosa?
--O che, le pare? andarsene così, senza dire: addio bestia!.....
--Giacomo, gli è necessario.
--Necessario un..... presso che nol dissi! la mi perdoni, veh! Sono un
uomo troppo vecchio per potermi cangiare. Chi l'ha nell'ossa lo porta
alla fossa. Che Vossignoria se ne vada, s'intende; ma non dire neppur
crepa al povero Giacomo....
--Ma sono ancora qui;--rispose Laurenti--voi mi vedete, ed io posso
stringervi la mano....
--Sì, ma non già per grazia di Vossignoria, sibbene perchè la signora
me lo ha detto. Ma che? e' sembra proprio che si siano dati la posta!
anche la signora se ne va....
--Davvero, Giacomo? e dove?
--A Firenze; così ha detto stamane, e lascio pensare a Vossignoria che
pianti in casa!
--Ma non voleva andare in Isvizzera?....
--Oh, io non so nulla di cotesto. Ha detto Firenze.... per ragioni di
famiglia.... Pare che la ci abbia un'eredità da raccogliere.... delle
liti, e che so io! Poi, ha detto che vuol cambiar aria per compiere la
sua guarigione.....
--Ella fa molto bene;--soggiunse Laurenti.--Io stesso le avevo
consigliato di andare a passare qualche mese fuori di Genova.
--Qualche mese! Altro ci è; vuole andarsene del tutto.
--Ma come? perchè!
--Che vuole che ne sappia io? Ci ha da esser qualcosa nell'aria, che
diventano tutti matti; la signora.... Lei, con sua licenza....
--Oh dite pure, io non me ne reco; matti dunque?....
--Sicuro, ed io, scusi se ardisco mettermi nella brigata, io sono il
terzo matto.
--O come?
Così dicendo, Laurenti stette a guardare attentamente il giardiniere,
che si faceva grave, sostenuto, come chi si appresta a fare un
discorso di molto rilievo.
--Signor Laurenti, ho a dirle una cosa; ma non rida per carità.
--No certo; non è mio costume neppure.
--Bene! Come Vossignoria sa, il povero Giacomo è solo.....
--Lo so.
--Non ha parenti; i suoi vecchi sono tutti iti; non ha moglie, grazie
al cielo, nè figli per conseguenza; non ha altra affezione che per la
sua signora, e la sua signora se ne va.....
--Orbene?
--Mi lasci dire! Avevo cominciato a voler bene a qualcheduno..... da
povero villano, s'intende; ma insomma, anche l'amore della povera
gente vale qualcosa.... e questo qualcheduno se ne va anco lui! Che
cosa resta il povero Giacomo? Un vecchio ceppo di castagno, buono da
grattargli il fradicio per far la terra alle camelie, e da buttare il
rimanente sul fuoco!... Mi stia a sentire! Il Giacomo ha pensato una
cosa, con licenza di Vossignoria.....
--Dite, dite!
--Vossignoria se ne va laggiù alle Indie, a fare il naturalista. Il
Giacomo, non fo per dire, è un giardiniere che sa il fatto suo, e
qualcosa ha pure imparato, in cinquant'anni di vita; è robusto; gli
piace la fatica; ama vedere un po' di paese anco lui...
--Ho capito, Giacomo, ho capito.....
--No, non basta! Il Giacomo può essere buono ancora a qualcosa, come
aiutante, come servitore, come..... e perchè no? come padre. Senta, ho
venticinque anni più di Vossignoria..... Chi la aiuterà come il
Giacomo, quando correrà la campagna? Chi avrà cura di Lei, come il
Giacomo, quando le verrà un po' di male? Sì, l'ho detto e lo sostengo,
come un padre.... come un padre....
E le lagrime gocciolavano a quattro a quattro sulle guancie abbronzate
del vecchio giardiniere.
--Giacomo! gridò Laurenti, abbracciandolo--voi siete il più brav'uomo
che io mi conosca. Qua la mano, e contratto fermato! Ma la signora lo
sa?
--Sì, gliel'ho detto.
--E che cosa vi ha risposto ella?
--Che faccio bene, e che se Vossignoria mi piglia con sè, sarà un gran
piacere per lei, che in tal modo sarà più certa di avere notizie di
Vossignoria.--
Stranezze del cuore umano! In fondo a quello di Laurenti cominciava
come un barlume di speranza, un punto di luce, pari a quel lumicino
dei racconti della nonna, fievole ancora, che non lasciava indovinare
se fosse di castello lontano, o di tugurio, o di carbonaia
boschereccia, ma che pure facea rinascere da morte a vita l'eroe
disgraziato della favola.
--Orbene, Giacomo--disse Laurenti--preparate le cose vostre; noi
partiremo posdimani a sera per alla volta di Corfù.
--È lontano Corfù?
--Sì, di là dall'Italia, e ci andremo sull'_Amerigo Vespucci_. A Corfù
troveremo un'altra vaporiera che ci porterà in Alessandria d'Egitto.
--E avanti sempre!--gridò il giardiniere.--Ma se lo dicevo io, che
sono il terzo matto! chi non le fa in gioventù le fa in vecchiaia, e
nessuno ne scampa.--
Il giorno seguente, Guido vedeva giungere il Giacomo con tutte le sue
carabattole in una piccola valigia che depose in anticamera.
--Già fatto?
--Sì; io non ho come Vossignoria da provvedere a tante cose, Sono come
la chiocciola che ci ha addosso ogni suo avere.
--Vi siete già congedato dalla vostra padrona?
--No, ci torno stassera, poichè ella non partirà fino a domattina.
--Così presto?
--Sì; la dice che egli è un negozio di molta urgenza, quello che la fa
andare a Firenze.
--E la sua casa, chi ne avrà cura?
--Oh per questo la ci ha il suo notaio, un fior di galantuomo.....
--Chi è costui?
--Il signor Marinasco; non lo conosce Vossignoria?
--Sì, un'ottima persona davvero! E poichè mi fate ricordare che debbo
andare da un notaro per certe faccende, mi recherò appunto da lui.--
Un'ora dopo, Laurenti entrava nello studio del notaro Marinasco, a
fare un atto di donazione della sua casa.
Il notaro fu un tal poco maravigliato quando udì il nome del
donatario.
--Questo ragazzo è nato vestito,--mormorò egli tra i denti.--E' non
avrà neanco a piatire coi vicini di sotto, per ragion di confini.--
Io spero che l'avveduto lettore avrà capito la cagione di questa
maraviglia del notaro, e perchè borbottasse di confini, e di ragazzi
che nascevano vestiti.
Fu triste, assai triste, l'ultima notte che Laurenti passò nella
solitaria dimora. La sua anima sconsolata, posta nel giorno a continua
tortura dalla fretta degli apprestamenti e da tutte le altre cure
della partenza, era caduta in una specie di rilassatezza, nella quale
c'entrava anco per molto la prolungata insonnia di quei giorni, così
tristamente fecondi d'ogni maniera di dolori.
Scese a passeggiare in giardino. La notte, stellata, azzurra,
trasparente, sembrava irridere colla sua imperturbabile calma alle
procelle del cuore di quel giovine che stava ritto presso il
muraglione, vero simulacro della pochezza umana al cospetto
dell'infinito. Guidato dall'invisibile auriga, il Carro seguiva
l'eterno viaggio; Cassiopea, i Gemelli, la cintura d'Orione,
splendevano colle loro forme più ricise in mezzo a quelle miriadi
sterminate di corpi celesti nelle profondità dello spazio. Il
firmamento era muto, tranquillo, come l'immensità di cui esso appare
unica forma visibile ai mortali; ed egli, povero microcosmo, agitato,
sconvolto da violenti uragani, non contava nulla in quel gran mare
dell'essere.
«Addio, mia povera casa! addio, lembo di cielo che sorridi a questa
conca di terra popolosa, dove ho vissuto così tranquillo tanti anni
come in mezzo al deserto. Ah, fossi rimasto mai sempre intento a
guardarvi, o stelle del mio cielo, a indagare i vostri segreti, o
fiori del mio giardino!
«Nulla! nulla! nemmeno un saluto! Ella parte dimani.... questa
mattina, anzi; chè oramai sono le tre dopo la mezzanotte. Ma che cuore
ha costei, che non sente neppure il bisogno di dire all'amico,
all'uomo che l'ama e che ella non vedrà mai più: perdonate, io non
posso amarvi, ma sono triste del vostro dolore?
«Forse ha ragione; forse nel suo cuore di donna ella ha sentito essere
manco acerbo fuggire, che darmi un ultimo addio, nel quale io non
avrei scorto che un atto cortese di pietà, di quella pietà che io
ricuso!»
Questi erano i pensieri di Laurenti. Dopo aver corso da capo a fondo
il viale, dopo essersi fermato più volte a contemplare la palazzina
Argellani che appariva opaca nel fondo, e cercato di ricreare una
forma bianca sotto l'albero di pino, il cui ombrello si dipingeva
foscamente riciso nel primo strato azzurro che lasciassero discoperto
le digradanti colline, l'assiduo evocatore di amare ricordanze andò a
fermarsi presso il noto sedile di pietra, accanto ai rami dell'olmo.
Ella non era per fermo venuta a salutare quel punto estremo della sua
villa, innanzi di partire! Che cosa doveva importarle degli amplessi
tenaci dell'edera, di quell'idillio di piante nel quale egli, ebbro
d'amore, aveva raffigurato un idillio di cuori, il sogno della sua
vita?
Diede un lungo sguardo di malinconia a quelle nozze verdeggianti, un
lungo sospiro a quelle ricordanze amarissime; spiccò una fogliolina
d'edera, in forma di cuore, poi un'altra, e le ripose ambedue tra le
faccie del suo taccuino; quindi si lasciò andare sul sedile, spossato
di membra e di anima, senza volontà, senza pensieri.
La natura, così a lungo dimenticata, voleva la parte sua. Guido cadde
in un sonno profondo, tosto visitato da un sogno che io chiamerò sogno
di prigioniero, imperocchè l'uomo privo di libertà, impedito da
catene, sogna sempre l'aria aperta, i viaggi, l'uso infine di tutti
quei diritti che gli sono menomati dal chiavistello e dalle sbarre del
carcere; e Guido, abbandonato dalla donna gentile, sognò che essa gli
era daccanto, e che ambedue adagiati in una nuvoletta rosea
veleggiavano verso l'orizzonte lontano, in mezzo a soavi splendori di
cielo, le mani nelle mani, gli occhi amorosamente fisi negli occhi, e
mormorandosi a vicenda: ti amo!
Quando si svegliò, il sole era già alto e scottava la lavagna su cui
egli s'era sdraiato. Intorno a lui stavano rispettosamente aspettando,
e vigilandolo che non cadesse a terra, i servi e il buon giardiniere.
--Ma che diamine è saltato in capo a Vossignoria di dormire qui
all'aria aperta, per buscarsi qualche malanno? O non sa che la rugiada
è tanto veleno che si filtra tra carne e pelle a chi sta smemorato a
pararla?
--Sì, sì, ma che volete? Ero stanco e mi sono addormentato qui, senza
pure avvedermene. Che ora è?
--Sono le dieci suonate da un pezzo.
--Ah, gli è troppo tardi, ed ho ancora molte cose da fare!--
Gli era venuto in mente di chiedere al Giacomo se la signora Argellani
fosse partita, e se gli avesse lasciato qualche cosa da dire a lui; ma
si ritenne, parendogli poco conforme alla dignità del momento. Si
vergognava anzi d'essersi lasciato cogliere in quel luogo, dando
argomento a sospetti, e mostrando la sua debolezza alla gente.
Questo pensiero lo raffermò nel proposito di non chiedere nulla al
Giacomo e di mettersi in mare senza parlargli di lei. Ella era partita
senza mandargli un saluto; buon viaggio! Ella non si curava punto
punto di lui; così doveva finire! Insomma, e' flagellò il suo cuore,
lo stritolò, se mi è consentita la frase, sotto il martello della
logica, e pari al fanciullo spartano a cui la volpe nascosta sotto la
tonaca addentava le carni, compose il suo viso a noncurante alterezza.
Dopo essersi convenevolmente rassettato, uscì di casa per andare a
salutare due o tre amici, i soli che s'avesse, e il lettore che
rammenta il cominciamento di questa storia ricorderà, chi fosse uno
tra essi.
--Dunque, te ne vai?
--Sì, parto stassera.
--Guido, gli è un acerbo dolore quello che ti spinge così lontano da
noi.....
--Che!..... Parto perchè ho desiderio di vedere un po' di mondo.
Dolori, io? E per che cosa? Per chi?--
E tirò giù per cinque o sei minuti su questo metro; ma poi, tanto era
l'affetto suo per l'amico, finì a confessare ogni cosa.
Quell'amico e gli altri più intrinseci che vide, gli tennero compagnia
a pranzo. Ei non era più il Guido Laurenti de' tempi andati, severo ma
tranquillo, pensieroso ma cortese negli atti e nelle parole.
Tranquillo era in apparenza, ma il viso sparuto accennava i patimenti
dell'anima; per consolare gli amici che erano tristi della sua
partenza, rideva a sbalzi e celiava fuor del costume; ma la celia e il
riso gli erano spesso interrotti da subitanei stringimenti di cuore, e
allora gli si scombuiava il volto e pareva che tutte le facoltà vitali
si raccogliessero di dentro, a soffocare, se pur veniva fatto, una
cura, un'angoscia che voleva sopraffarlo.
Anche il _dulcis amor patriae_ parlava in que' momenti supremi più
forte nel cuor di Laurenti che non avesse mai fatto da prima. Ad ogni
piè sospinto gli accadeva di fermarsi per raccogliere i suoi pensieri;
ogni piazzetta, ogni crocicchio, dimandava un lungo sguardo di
affetto; perfino certe faccie di viandanti, che gli erano un po' più
dimestiche, gli facevano rallentare i passi. Persone e cose alle quali
per lo innanzi non usava badare più che tanto; persone e cose che lo
commovevano allora, come quelle che gli davano imagine della sua
terra, della sua terra da cui si allontanava per sempre.
Finalmente giunse la sera. Gli amici, dopo un'ultima libazione, per
render propizio Nettuno, e dopo lunghi e ripetuti abbracciamenti, si
separarono da Guido sulla calata del porto. Egli scese col Giacomo in
un canotto, che si allontanò subito dalla riva a furia di remi, poichè
l'ora era tarda, e la caldaia dell'_Amerigo Vespucci_ accennava coi
suoi nuvoli di fumo di non aver tempo da perdere.