«Amico,
«Ho letto attentamente la vostra lettera, e mi sono convinta che
avete lo spirito infermo assai più di quello non vogliate
parere. Ogni cosa vi tradisce; perfino l'arguzia vi esce stentata
dalla penna; il vostro stile è arido e smorto; volete fare un
racconto e non riuscite che ad una infilzata di fatti, da lasciarvi
indietro una tavola cronologica.
«Io non so le cagioni del vostro male, e quelle che voi dite non
sono cagioni, ma segni piuttosto e poetiche dipinture del
male. Tuttavia v'hanno rimedi che giovano a tante malattie, e vo'
dirvene uno. Sapete di che cosa avreste bisogno, voi? Di
lavorare. Lasciate che faccia un po' la medichessa, e cerchi di
risanarvi a mia volta. Lavorate; scrivete per esempio un libro, voi
che sapete tante cose; non vi restate inoperoso, poichè l'ozio, se
non è padre di tutti i vizi, come l'hanno detto gli antichi, è
certamente il padre di molti dolori.
«E poichè sono venuta, io povera donna, a parlarvi su questo tono,
lasciatemi dir tutto. Io pure incomincio a credere che fosse errore
qualcosa di ciò che ho creduto, come voi di ciò che avete detto per
consolarmi lo spirito. Egli è verissimo, e lo sento io dentro di me,
che si possa vivere senza l'amore, ma quando lo si abbia provato,
non prima. Ora voi, mio ottimo amico, avete anche un amore a
provare, quello della famiglia. Voi siete giovine, atto a far felice
una donna e ad esser felice per lei. O perchè non ne trovereste una
fra tante, bella, buona e colta, da poterla rifare a vostra
immagine, riflesso della vostra anima generosa? Voi l'amerete molto,
ed ella vi amerà; i vostri passatempi saranno i suoi; i vostri
studi, i vostri viaggi ugualmente. Se saprete cavarla fuori dalle
sue frascherie, da' suoi nonnulla, dalle sue vanità muliebri, vera
rovina del nostro sesso, ella vedrà la parte più degna della vita,
v'intenderà, e voi sarete la sua guida; l'avrete innalzata nelle
regioni del vostro pensiero, ed ella saprà tenervisi a pari.
«A proposito di donne, sapete chi fu da me ieri mattina? La
Perrotti. Ella è venuta a congratularsi con me del mio risanamento,
e davvero non s'è congratulata invano. Quando ella è giunta, io,
forse per la prima volta dacchè mi conoscete, era colorita in viso,
e la poverina non ha potuto nascondere la sua maraviglia dispettosa.
Mi ha invitata all'ultimo de' suoi lunedì, che si chiudono con una
gran festa da ballo; e chi sa? son donna da accettare l'invito.
«Addio; non istate a smarrirvi per le vie di Milano e venite presto
a vedere la vostra sincera amica
«LUISA.»
Se io non temessi di offendere il lettore, mostrando di dubitare della
sua perspicacia, vorrei pure appiccicare un commento a questo
carteggio. Solo per coloro che hanno letto più sbadatamente, dirò
brevi parole.
Luisa era annoiata e non sapeva il perchè; ne accagionava il mancare
improvviso della scienza chiaccherina del suo medico, e non indovinava
che a mezzo.
Laurenti si sentiva morire, ed egli sì lo sapeva, il perchè; ma, non
dandogli l'animo di dirlo a colei che era debitrice a lui della
ricuperata salute, se n'era fuggito come un codardo che ha paura del
male, e, nella fuga diventato anche ingiusto, non le scriveva e si
adirava contro di lei.
Ella infine si era addata di qualche cosa. Riscontrando alcuni fatti,
alcuni pensamenti, aveva veduto balzarne una scintilla di vero; ma non
voleva ancora aggiustar fede a sè stessa. E intanto scriveva una
lettera piena di pessimi consigli, pessimi come tutti quelli che danno
le signore donne, quando e' non escono loro dal cuore.
--Oh, ella non mi amerà giammai!--aveva detto Guido, percuotendosi il
fronte colla palma della mano, alla lettura di que' paragrafi.--Ella
può credere che io amerò un'altra donna! Sì certo, lo può credere, se
non si è neppure avveduta che amo lei, disperatamente lei! E adesso
tornerà nei geniali ritrovi, nei teatri, nelle conversazioni... bene,
bene, tre volte bene!
E passeggiando a passi concitati per la camera ripetè due o tre volte
con Shakespeare, sebbene la citazione c'entrasse come i cavoli a
merenda:
_--Fragility, this name is woman!--_