17 aprile....

«Signora,

«Io vegeto. Questa sarebbe l'unica frase che io dovrei mettere in

carta, per darvi le più certe e le più chiare novelle de' fatti

miei, _Sed si tantus amor casus cognoscere nostros_, cioè se voi

avete tanto desiderio di conoscere particolarmente e diffusamente

come io vegeti, _incipiam_, comincierò.

«Mi alzo anch'io di buon mattino, e vado a contemplare i monumenti

di questa bella ed illustre città; poi in Brera a meditare su d'un

quadro di Raffaello, o all'Ambrosiana a scartabellare vecchi codici,

come un erudito, e senza intendervi nulla, del pari.

«Più tardi, all'ora in cui i milanesi si alzano da letto, vo a far

colazione al caffè Martini, dove si scambiano le prime parole della

giornata. Sto a sentire le chiacchere di certi buontemponi, intorno

all'ultimo amante della contessa tale, intorno alla festa della tal

altra, o i giudizi sul ballo della Canobbiana, o i commenti

sull'ultimo articolo del _Pungolo_. Quindi si piglia una carrozza e

si va a desinare fuori le porte; o si desina in città e si esce a

fare una cavalcata sui bastioni col dottor C. uno dei miei più cari

amici, il quale ha un umore come il mio; poi si va a teatro, e da

capo al Martini, o al Cova, o dove meglio torna al mio bizzarro

collega.

«Ma quello che io faccia davvero, non so. Per rompere un tratto la

monotonia del vivere, siamo andati fino a Bergamo, a salutare la

statua di Torquato Tasso nella più malinconica piazza antica che io

abbia veduta mai; di là fino a Brescia, e, Dio cel perdoni, fino a

Lonato. Se non ci fossero i tedeschi, saremmo andati fino a Venezia.

A Lonato, un bel paese che ha una chiesa più grande del naturale, ho

visitato le rovine di un castello dei Veneziani, dal sommo del quale

si vede il lago di Garda. Mi parve di scorgere il mare, e non ebbi

pace fino a tanto non giunsi a Desenzano, dove mi imbarcai per

Sirmione, a visitare gli avanzi della villa di Catullo. Ma non mi

chiedete ricordi; viaggio con desiderio fino alla meta; quando

giungo, mi passa la voglia, e non vedo l'ora di tornarmene via.

«Eccovi la mia vita; sono stanco, e sapete il perchè? Io credo di

averlo indovinato. Di tanto in tanto, sul mare della vita vi colgono

di cosiffatte calme moleste; non tira una bava di vento; la vela non

giova, e non s'ha braccia per andare a remi. Io sono in questo

misero stato, e se non fossi il vostro medico e non temessi colle

opere di far contro alle mie stesse parole, potrei dirvene di belle,

circa la utilità della vita.

«Voi intanto risanate, che siete chiamata a risplendere nel mondo

per bellezza e bontà. Io pure ho speranza di vincere questa

fiacchezza, e venir presto ad ammirare l'opera mia.... anzi a

baciarle le mani.

«GUIDO.»

L'olmo e l'edera · 第 34 / 45 题