Impastata, se così può dirsi, di bellezza e di fiele, per modo che
l'interno umore spandendosi sul volto gli conferiva un'aria
antipatica, e per contro la bellezza delle forme faceva a molti
dimenticare di chieder novelle dell'anima, la signora Perrotti Maria
Aurelia al fonte battesimale, era una delle più eleganti dame di
Genova, e delle più reputate eziandio.
Ella teneva conversazione il lunedì, nel suo sontuoso quartierino di
via Palestro, e convenivano colà tutti coloro che cantassero e
chiacchierassero di più entro la cerchia daziaria della capitale
ligustica. Colà tenori, baritoni e soprani dilettanti assassinavano
Verdi e Rossini; colà, vecchie che volevano parer giovani, stolidi di
ogni età e d'ogni risma, Veneri pensionate, Adoni in disponibilità,
assassinavano la riputazione del prossimo. Le novelle del giorno, i
pettegolezzi della civil compagnia, passando pel salotto della signora
Aurelia, uscivano rifatti nella forma più corretta, come la pasta
bianchiccia che si mette nella cartiera, esce tesa, levigata ed
asciutta sul cilindro, per modo che ci si potrebbe già scrivere.
Aveva un amante la signora Perrotti? Oibò, la era una
rispettabilissima dama, e la maldicenza aveva abbastanza ossequio
figliale per lei da non rivoltarsi contro sua madre. Io medesimo vi
giuro che ella non amava nessuno, e che nessun uomo, di que' tali che
onorano una donna dandole l'incenso dei loro affetti, s'era mai
innamorato di lei. Ve l'ho dipinta bella, e non v'era alcuno per
verità che non la salutasse tale; anzi a molti piaceva; ma i cuori più
ardenti, fattisi da presso a lei, sbollivano gradatamente; intorno a
quella donna, senza saperne il perchè, si gelava. I coraggiosi c'erano
stati, ma non di que' tali che ho detto più sopra; ed io potrei
narrarvi una storia.... Ma non la voglio commettere a questi fogli,
perchè pur troppo non fo altro che copiare dal vero, ed anco i meno
facili conoscitori di maschere, potrebbero dire: è la tale!
Costei un giorno, dieci anni innanzi i tempi di cui ho impreso a
narrarvi, insuperbiva della corte spietata che le faceva Eugenio
Percy. Ma la Argellani in quel torno era capitata a Genova, e il
signorino, attratto da quella nuova e più efficace bellezza, aveva
levato prontamente l'assedio che ancora non era scavata la seconda
parallela. L'amor proprio, che di tutti gli amori è il più permaloso,
aveva toccato una ferita mortale. Ma la signora Perrotti se n'era
ricattata a misura di carbone. Percy non aveva anche baciato il sommo
delle dita alla bella Argellani, che già il suo trionfo era
strombazzato ai quattro venti. Il signor Argellani, vecchio Alcibiade
che se la spassava a Milano, lunge dalla bella moglie, ma molto vicino
ad una prima donna di mezzo cartello, di mezzana bellezza e di mezzana
virtù, vide pioversi le lettere anonime che assassinavano la fama
(intemerata, vi so dir io, intemerata) di sua moglie, e gli parvero
un'ottima ragione per ravvicinarsi sempre più al mezzo cartello
sullodato, e chieder poscia una separazione _in formis_.
Il processo era fecondo di scandalo, e c'era a Genova chi se ne
stropicciava le mani e l'acquolina gli correva alla bocca. Ma il
vecchio Alcibiade, un bel giorno (io lo chiamerò proprio un bel
giorno) era capitombolato da cavallo e s'era rotto una gamba. La
cangrena era sopraggiunta e se lo aveva beccato, lasciando libera la
mal maritata signora Luisa, e gli amici dello scandalo con un palmo di
naso. La donna gentile stette fuori di Genova qualche tempo; poi
tornò, e vivendosene sola, fuori di scena, ridusse anche le male
lingue a tacere. Infatti, che cosa di nuovo rimaneva loro da dire, se
tutto il peggio già l'avevano detto, quando non era anco vero?
Le rare comparse in teatro, lo andar sempre a diporto in carrozza e
fuori di città, l'avevano come appartata dal mondo. Pochissime signore
andavano a farle visita, tra le quali la signora Perrotti, che giurava
d'esserne innamorata e di non poter vivere senza di lei. Diplomazia
femminile, che potrebbe dare dieci punti dei sedici ai gran maestri
dell'arte politica!
Senonchè, anche le visite da lunga pezza erano cessate. La malattia
era stata un ottimo pretesto per la signora Argellani a non muoversi
di casa, e in breve quelle poche visitatrici, amiche del buon tempo, e
ligie al cerimoniale, avevano spulezzato. Da tre mesi non se n'era
veduta una alla palazzina gialla, nemmeno la signora Aurelia, quella
che non potea vivere senza vederla!
Il lettore può dunque argomentare come fosse gran meraviglia per tutta
la gente di casa, veder giungere un dì, verso le due dopo il meriggio,
la signora Perrotti, inamidata, impettita, colla piuma bianca sul
cappellino, e un gran galano sotto il mento, per visitare l'inferma.
La gente di casa non sapeva che in tutti i ritrovi e conversazioni di
Genova, dove la signora Argellani era conosciuta, correva la voce di
un peggioramento della sua malattia. Già i medici, a detta di ognuno,
l'avevano data spacciata; epperò la signora Perrotti, la sua buona
amica, non poteva ritenersi dallo andare da lei, per vedere che figura
facesse un'amica moribonda. Il cuore di alcune donne ha delle strane
consolazioni!
La signora Luisa era in quel punto seduta nel suo salotto, insieme con
Guido Laurenti, che le aveva portato un libro nuovo, promessole la
sera innanzi. Ella cominciava a provare i benefici effetti della cura
assidua, affettuosa del suo medico. I colori della bella salute non
erano anche tornati sulle sue guance smarrite, ma per chiunque
l'avesse veduta un mese innanzi, il miglioramento era notevole, e
prometteva grandi cose.
Quando le annunziarono la signora Perrotti, ella rimase stupefatta, e
fu molto che potesse sollevarsi a mezzo dal sofà, come in atto di
farsi incontro alla Aurelia, che correva ad abbracciarla.
--Or bene, come va questa bella inferma?--disse la Perrotti, dopo aver
fatto scoppiettare le labbra asciutte sulle guance della signora
Luisa.--Ma bene, in verità! Qui c'è odore di miracolo...
La signora Aurelia aveva pur ragione a maravigliarsi, dappoichè lo
stato della Argellani non rispondeva punto al ritratto che le avevano
dipinto i benevoli.
--Mia gentile Aurelia--le disse la signora Luisa, ricambiandola di
atti cortesi--io ti ringrazio davvero della buona memoria che hai
conservata di me.
(volume secondo)
--Che, che! Figurati se io non pensavo alla mia Luisa! Non ho potuto
correre, come avrei pur voluto, prima d'ora, per tante cose che avrò a
dirti più tardi. Già saprai che il Gigi è stato a letto anche lui
parecchie settimane, pel suo solito male; poi i figli di mia sorella
da rimandare in collegio, dove non volevano stare... Insomma ognuno ci
ha le sue da contare. Ma finalmente eccomi qui! Come son lieta di
vederti, la mia buona Luisa!
E così parlando con una volubilità straordinaria, la signora Aurelia
stava girando e rigirando per tutti i versi, accarezzando e mettendosi
sul cuore, le manine sottili della signora Argellani.
Laurenti era lì presso, in uno stato d'angustia che ognuno intenderà
di leggieri. Egli già stava per mettere la mano sul suo cappello e
prender commiato, allorquando la signora Argellani, vedendo come
l'amica sua lo avesse già più volte guardato, si fece a dirle,
accennandolo:
--Il dottore Laurenti, al quale io sono debitrice della vita.
--Ah!--esclamò la signora Perrotti, guardando fiso il giovine--sono
lieta di conoscerlo. Signor dottore, se Ella ci risanerà la nostra
bella Luisa, noi le vorremo un gran bene.
--Grazie--rispose Laurenti alzandosi, e facendo un inchino;--ma la
signora Argellani risanerà, perchè è giovane e forte, ed io non ci
avrò merito alcuno.
--Troppa modestia, signor dottore!--ripigliò a dire la Perrotti, in
quella che stava notando il turbamento del giovine;--la gratitudine di
tutti gli amici della mia bella Luisa, non può venir meno per
simiglianti dichiarazioni. Ma sai, Luisa, che tu sei grandemente
mutata? Tu mi sembri già fuori di convalescenza, e noi vogliamo
vederti in mezzo a noi, senz'altro indugiare.--
Queste erano le parole proferite dal labbro; ma ecco che cosa pensava
intanto la signora Perrotti:
--Qui c'è del segretume, e bisogna metterlo in chiaro. Me la davano
spedita dai medici, ed ella è qui seduta nel suo salotto, col suo
medico accanto... un medico che non si sa chi sia, nè donde venga...
un medico molto giovine, troppo giovane, e bello per giunta alla
derrata, il quale si turba, perde le staffe appena gli si mettono gli
occhi addosso. A me non le si danno ad intendere! L'innocentina! Era
lì per morire! E la ci ha il cascamorto a' fianchi!... Qui c'è del
segretume, dico, ed ho fatto assai bene a venire.
Intanto la signora Argellani rispondeva alle cortesie della Perrotti:
--Mia buona Aurelia, sono così fiacca, ed ho così poca voglia di
muovermi!
--E che fatica ci hai tu da fare? Ti metti in carrozza, e via. Tutti i
lunedì in casa nostra c'è sempre il fiore della buona compagnia. Canta
la Morati, con una vocina da soprano che innamora, e un buon gusto,
poi, un buon gusto... E la Roccanera! Quella fa bene ogni cosa; canta,
e si accompagna sul cembalo in un modo!.....
Gli occhi della signora Argellani si rabbuiarono, al ricordo di quel
nome di donna.
--La è davvero una bella donnina!--continuò la Perrotti.--Dicono che i
suoi occhi non abbiano riscontro in tutta Genova, ed io, imparziale
come sono, lo ammetto. La gentilezza de' suoi modi, il suo ingegno,
poi, non temono rivali. Che te ne pare, mia buona Luisa? Non la è un
ottimo acquisto per le nostre serate? Se tu non ti lasciassi
intristire in casa, se tu volessi tornare a risplendere in mezzo a noi
colla tua bellezza e la tua bontà, come in altri tempi, certo anche le
più belle dovrebbero tremare; ma che vuoi? Chi si ritira dal campo,
perde la battaglia.--
Laurenti non poteva patire quella parlantina, innocentissima in
apparenza, e piena di tradimenti nel fondo. Egli, avvezzo da molti
giorni a notare ogni cosa, e cogliere i sospiri al volo, vedeva come
la signora Luisa soffrisse a quelle parole della sua visitatrice. Ed
egli pure si sentiva a disagio, ma, fiutando la guerra, non perdeva
una sillaba.
--Anche il Percy, sai, è venuto ai miei _lunedì_. Che farfalla, Dio
buono, che farfalla gli è mai! E da te, cara Luisa, non è venuto da
molti giorni?
--Nè da giorni, nè da mesi;--rispose la signora Argellani, posta alla
tortura.--Io non vedo nessuno da un pezzo.
--E allora perchè raccontarmi una frottola?--disse la caritatevole
amica, con aria di chi faccia una domanda a sè stesso.--Or saranno due
settimane, gli ho chiesto di te, ed egli mi ha risposto che stavi
benissimo. Io perciò ho creduto che fosse stato a vederti. Ma guardate
un po' che cavalieri, a' dì nostri! Non parlo per Lei, signor dottore;
ma invero i signori uomini hanno oggimai certe consuetudini!....
Cavalli, cani, giuoco e bellezze di palcoscenico! Bisogna vederli in
teatro, metter fuori le braccia dai palchetti e dagli scanni, per far
pompa d'applausi!.... A proposito di teatro, sai, Luisa? Abbiamo
un'ottima prima donna, una francese, un fior di bellezza, checchè ne
dica il Percy. Figurati che l'altra sera, da me, c'è stata a questo
proposito una discussione coi fiocchi. La Bianca affermava, e con
ragione, che fosse bellissima; Percy s'era incaponito a dire di no, e
indovina il perchè? Te lo do alle mille.
--Non saprei.....--si provò a dire la signora Argellani.
--Eh, capisco che bisognerà dirtelo. Percy non voleva che la prima
donna fosse bella, perchè non aveva gli occhi della Bianca, i capegli
della Bianca, il profilo della Bianca, e giù una litania di questa
fatta, che gli die' causa vinta. È molto arguto il Percy..... ma, a
dirti il vero, mi diverte qualche volta e non mi piace mai.
--Signora, che è? si sente male?--gridò Laurenti, balzando dalla sedia
ed accostandosi alla signora Argellani, che egli era sempre stato a
guardare attentamente, fino a quel punto.
La donna gentile si sentiva diffatti venir meno, e, non osando farsi
scorgere, s'era aggrappata, per tener ritta la persona, al bracciuolo
del sofà, mentre gli occhi smarriti, stravolgendosi nelle orbite,
troppo chiaramente mostravano il patimento dell'anima.
--Nulla..... Nulla.....--rispose ella, chetandolo con un cenno della
mano distesa.--Il caldo mi soffoca....
--Oh, povera la mia Luisa!--gridò, strillò la Perrotti, giungendo le
mani.--E che fare adesso, signor dottore?
--Aprire quella finestra, anzitutto!--rispose Laurenti; poi,
volgendosi alla inferma, si fece a dirle:--Animo, signora; un po' di
calma, e il male passerà subito. Senta l'aria fresca che viene.... Io
già le aveva raccomandato più volte di non stare così rinchiusa, e ier
l'altro, per l'appunto, Ella ebbe a pentirsi di non avermi voluto dar
retta.--
Non era vero niente; ma Guido aveva notato ogni cosa, aveva indovinato
che crudel passatempo fosse venuta a pigliarsi quella pietosa amica, e
non voleva che il patimento improvviso della signora Argellani potesse
rimanere senza una spiegazione ragionevole innanzi a quella donna
impastata di bellezza e di fiele.
Che ella fosse persuasa dalle invenzioni di Guido Laurenti non vi
dirò; certo in apparenza le menò buone, e ne tolse argomento a
parecchie esortazioni, affinchè la sua Luisa, la sua cara Luisa,
volesse ascoltare i consigli di chi le voleva bene ed amava vederla
risanata prestissimo.
Frattanto il giovine che voleva salvar le apparenze per gli altri,
tradiva sconsideratamente sè stesso. L'ansietà che traspariva dagli
occhi e dal gesto, era a gran pezza maggiore di quella che avrebbe
potuto manifestare, in un caso più grave, il medico più dimestico, più
stretto in amicizia alla persona inferma. In genere, il seguace di
Esculapio, come quegli che intende le ragioni del male, e che ha fatto
il callo a tutte le commozioni, non si spaventa, non si riscalda oltre
misura. Guido, in quella vece, era come tramortito, bianco nel volto
come un cencio lavato, e se la signora Argellani non fosse stata là,
adagiata sul lettuccio, cogli occhi stralunati e le membra prosciolte,
si sarebbe potuto credere che l'ammalato fosse lui.
--Ah, ah!--pensava la signora Perrotti, guardandolo di sottecchi.--Il
medico ha perduta la testa. E si voleva darla ad intendere a me!
Vedete l'innocentina che si moriva d'affanno per l'abbandono di Percy,
e già si diceva che fosse per innalzarsi il rogo, come la regina di
Cartagine. Che l'amor proprio abbia patito, s'intende; ma far l'eroina
da romanzo, poi, figurarsi! Il consolatore è un bel giovine, in fede
mia. Se Percy lo vede, metto pegno che va in collera. Quell'altro là è
un vanitoso, il quale s'immagina che tutte le donne abbiano a morire
per lui, e non può credere che una, piantata in asso da lui, si
consoli con un altro. La Roccanera lo ha sulle corna, e quando egli se
ne sarà persuaso, il che non tarderà molto, e' vuol starmi fresco
davvero! Bene, bene; qui c'è da far quattro chiacchere per lunedì
sera. Ma anzi tutto andiamo a darne notizia a qualche amica; intanto,
qui non ho altro da fare.--
E finito questo monologo, si alzò per andarsene.
--Se tu avessi bisogno di me, e se io potessi esserti utile, rimarrei.
Ma qui sono d'impaccio e null'altro, mia cara Luisa, e il tuo ottimo
medico e la signora Tonna porranno ogni cura a farti riavere da questo
male passeggiero. Non è egli vero, signor dottore, che sarà una cosa
da nulla?
--Certamente, signora; un po' d'aria, un po' di moto, e cosiffatti
vapori si dileguano subito.
--Ne sono proprio contenta!--esclamò la Perrotti.--Addio dunque,
Luisa; fatti animo. Io, se avrò domani un ritaglio di tempo, verrò ad
abbracciarti risanata, e se non potrò io, manderò il servo a pigliar
le tue nuove.
--Grazie, mia buona Aurelia;--rispose l'Argellani stendendole la
mano--a rivederci--
Fatte ancora quattro parole col dottore per raccomandargli colei che
essa amava più degli occhi suoi (frase che si adoperava fin dai tempi
de' Romani, e che ha perduto ogni efficacia, come tutte le frasi
vecchie), la signora Perrotti, inamidata, impettita, se ne andò,
gittando un bacio col sommo delle dita alla Luisa, e simulando di
asciugarsi una lagrima.
La signora Argellani aveva resistito a quella conversazione con una
virtù non minore per fermo di quella dei martiri cristiani, che si
lasciavano tanagliare il petto senza mettere un lamento. Il non essere
ella andata del tutto fuori dei sensi, potrebbe citarsi come una
testimonianza dei trionfi che ottiene un semplice sforzo di volontà
senza altro estrinseco aiuto. La virtù dell'animo l'avea tenuta col
fronte alto, e le labbra sorridenti; la virtù dell'animo le aveva
dettate quelle parole: «_mia buona Aurelia_» che certamente non
avevano ottenuto licenza dal cuore. Ma appena la Perrotti fu andata
via, ella ruppe in un grido: «è male! è male!» fe' per alzarsi dal
sofà, come se volesse sottrarsi al patimento che stava per vincerla,
ma tosto ricadde contro la spalliera, priva di forze e di sensi.
Guido per ventura era là, pronto a soccorrerla con tutti i partiti
dell'arte sua. La casa era sossopra: le fanti facevano una cosa;
un'altra il giardiniere; la signora Tonna non faceva nulla, ma era già
molto che non lisciasse il gatto, o non biasciasse paternostri;
Laurenti, poi, badava a tutto e si faceva obbedire a puntino. Per tal
guisa, il male, combattuto sui cominciamenti da una intelligente
volontà, non ebbe agio a sopraffare la donna gentile, come avea fatto
la volta innanzi, e non v'ebbe altro danno che la paura.
Ma qual cuore fosse quello di Guido, lascio che vel pensiate voi, o
lettori. Le parole della caritatevole amica gli avevano aperto gli
occhi, e quegli occhi correvano assiduamente dal volto della Perrotti
al volto della Argellani, cogliendo sensi arcani di espressione, così
nel viso del carnefice, come in quello della vittima. I nomi della
Roccanera e del Percy avevano scosso l'inferma; la narratrice delle
loro geste aveva sorriso, e non era uscita dall'argomento. Nulla era
sfuggito alla attenzione di Laurenti. Il nemico c'era, ed era colui
che la Perrotti aveva nominato. Glielo diceva il cuore; glielo diceva
il turbamento della donna gentile; glielo diceva più apertamente di
ogni altra cosa la malvagità che trapelava dall'accento affettuoso
della signora Perrotti.
Il colpo che la signora Argellani aveva ricevuto, lo aveva sentito pur
egli, ed era stato così poderoso che egli ne era rimasto a prima
giunta sbalordito, senza aver tempo nè modo a pensarvi, senza misurare
nemmanco la grandezza del dolore. Certo il colpo non gli dovea tornar
nuovo; chè, intelligente com'era, il suo nemico e' lo aveva indovinato
fin da principio. Le prime impressioni sono sempre le più giuste. Più
tardi la sua perspicacia, esercitata nel vuoto, s'era smarrita. Alcune
considerazioni sulla malattia dell'Argellani, voluta derivare dalla
negazione anzi che dalla prepotenza dell'amore, lo avevano
addormentato, ed egli era a mezzo del più bel sogno che uomo potesse
far mai, quando la voce stridula della signora Perrotti era venuta
improvvisamente a svegliarlo.
E' fu un brutto ridestarsi pel povero Guido; il suo castello di carte,
tirato su con tanta costanza, con tanto affetto, era crollato ad un
soffio. E bisognoso egli stesso di aiuto e di conforto, aiutava e
consolava la inferma, la quale lo ringraziava delle sue cure, delle
sue consolazioni, con parole fatte per tribolarlo di più, per cacciare
più profondamente il verrettone nella ferita.
--È inutile, è inutile ogni cosa!--gli aveva ella detto, porgendogli
amichevolmente la mano.--Cominciavo a chetarmi, a dimenticare. Ma la
fatalità mi perseguita; il passato mi uccide. Adesso, Ella sa il mio
segreto, signor Laurenti, e sa perchè non ho più nessun desiderio di
vivere.