XII.

Impastata, se così può dirsi, di bellezza e di fiele, per modo che

l'interno umore spandendosi sul volto gli conferiva un'aria

antipatica, e per contro la bellezza delle forme faceva a molti

dimenticare di chieder novelle dell'anima, la signora Perrotti Maria

Aurelia al fonte battesimale, era una delle più eleganti dame di

Genova, e delle più reputate eziandio.

Ella teneva conversazione il lunedì, nel suo sontuoso quartierino di

via Palestro, e convenivano colà tutti coloro che cantassero e

chiacchierassero di più entro la cerchia daziaria della capitale

ligustica. Colà tenori, baritoni e soprani dilettanti assassinavano

Verdi e Rossini; colà, vecchie che volevano parer giovani, stolidi di

ogni età e d'ogni risma, Veneri pensionate, Adoni in disponibilità,

assassinavano la riputazione del prossimo. Le novelle del giorno, i

pettegolezzi della civil compagnia, passando pel salotto della signora

Aurelia, uscivano rifatti nella forma più corretta, come la pasta

bianchiccia che si mette nella cartiera, esce tesa, levigata ed

asciutta sul cilindro, per modo che ci si potrebbe già scrivere.

Aveva un amante la signora Perrotti? Oibò, la era una

rispettabilissima dama, e la maldicenza aveva abbastanza ossequio

figliale per lei da non rivoltarsi contro sua madre. Io medesimo vi

giuro che ella non amava nessuno, e che nessun uomo, di que' tali che

onorano una donna dandole l'incenso dei loro affetti, s'era mai

innamorato di lei. Ve l'ho dipinta bella, e non v'era alcuno per

verità che non la salutasse tale; anzi a molti piaceva; ma i cuori più

ardenti, fattisi da presso a lei, sbollivano gradatamente; intorno a

quella donna, senza saperne il perchè, si gelava. I coraggiosi c'erano

stati, ma non di que' tali che ho detto più sopra; ed io potrei

narrarvi una storia.... Ma non la voglio commettere a questi fogli,

perchè pur troppo non fo altro che copiare dal vero, ed anco i meno

facili conoscitori di maschere, potrebbero dire: è la tale!

Costei un giorno, dieci anni innanzi i tempi di cui ho impreso a

narrarvi, insuperbiva della corte spietata che le faceva Eugenio

Percy. Ma la Argellani in quel torno era capitata a Genova, e il

signorino, attratto da quella nuova e più efficace bellezza, aveva

levato prontamente l'assedio che ancora non era scavata la seconda

parallela. L'amor proprio, che di tutti gli amori è il più permaloso,

aveva toccato una ferita mortale. Ma la signora Perrotti se n'era

ricattata a misura di carbone. Percy non aveva anche baciato il sommo

delle dita alla bella Argellani, che già il suo trionfo era

strombazzato ai quattro venti. Il signor Argellani, vecchio Alcibiade

che se la spassava a Milano, lunge dalla bella moglie, ma molto vicino

ad una prima donna di mezzo cartello, di mezzana bellezza e di mezzana

virtù, vide pioversi le lettere anonime che assassinavano la fama

(intemerata, vi so dir io, intemerata) di sua moglie, e gli parvero

un'ottima ragione per ravvicinarsi sempre più al mezzo cartello

sullodato, e chieder poscia una separazione _in formis_.

Il processo era fecondo di scandalo, e c'era a Genova chi se ne

stropicciava le mani e l'acquolina gli correva alla bocca. Ma il

vecchio Alcibiade, un bel giorno (io lo chiamerò proprio un bel

giorno) era capitombolato da cavallo e s'era rotto una gamba. La

cangrena era sopraggiunta e se lo aveva beccato, lasciando libera la

mal maritata signora Luisa, e gli amici dello scandalo con un palmo di

naso. La donna gentile stette fuori di Genova qualche tempo; poi

tornò, e vivendosene sola, fuori di scena, ridusse anche le male

lingue a tacere. Infatti, che cosa di nuovo rimaneva loro da dire, se

tutto il peggio già l'avevano detto, quando non era anco vero?

Le rare comparse in teatro, lo andar sempre a diporto in carrozza e

fuori di città, l'avevano come appartata dal mondo. Pochissime signore

andavano a farle visita, tra le quali la signora Perrotti, che giurava

d'esserne innamorata e di non poter vivere senza di lei. Diplomazia

femminile, che potrebbe dare dieci punti dei sedici ai gran maestri

dell'arte politica!

Senonchè, anche le visite da lunga pezza erano cessate. La malattia

era stata un ottimo pretesto per la signora Argellani a non muoversi

di casa, e in breve quelle poche visitatrici, amiche del buon tempo, e

ligie al cerimoniale, avevano spulezzato. Da tre mesi non se n'era

veduta una alla palazzina gialla, nemmeno la signora Aurelia, quella

che non potea vivere senza vederla!

Il lettore può dunque argomentare come fosse gran meraviglia per tutta

la gente di casa, veder giungere un dì, verso le due dopo il meriggio,

la signora Perrotti, inamidata, impettita, colla piuma bianca sul

cappellino, e un gran galano sotto il mento, per visitare l'inferma.

La gente di casa non sapeva che in tutti i ritrovi e conversazioni di

Genova, dove la signora Argellani era conosciuta, correva la voce di

un peggioramento della sua malattia. Già i medici, a detta di ognuno,

l'avevano data spacciata; epperò la signora Perrotti, la sua buona

amica, non poteva ritenersi dallo andare da lei, per vedere che figura

facesse un'amica moribonda. Il cuore di alcune donne ha delle strane

consolazioni!

La signora Luisa era in quel punto seduta nel suo salotto, insieme con

Guido Laurenti, che le aveva portato un libro nuovo, promessole la

sera innanzi. Ella cominciava a provare i benefici effetti della cura

assidua, affettuosa del suo medico. I colori della bella salute non

erano anche tornati sulle sue guance smarrite, ma per chiunque

l'avesse veduta un mese innanzi, il miglioramento era notevole, e

prometteva grandi cose.

Quando le annunziarono la signora Perrotti, ella rimase stupefatta, e

fu molto che potesse sollevarsi a mezzo dal sofà, come in atto di

farsi incontro alla Aurelia, che correva ad abbracciarla.

--Or bene, come va questa bella inferma?--disse la Perrotti, dopo aver

fatto scoppiettare le labbra asciutte sulle guance della signora

Luisa.--Ma bene, in verità! Qui c'è odore di miracolo...

La signora Aurelia aveva pur ragione a maravigliarsi, dappoichè lo

stato della Argellani non rispondeva punto al ritratto che le avevano

dipinto i benevoli.

--Mia gentile Aurelia--le disse la signora Luisa, ricambiandola di

atti cortesi--io ti ringrazio davvero della buona memoria che hai

conservata di me.

(volume secondo)

--Che, che! Figurati se io non pensavo alla mia Luisa! Non ho potuto

correre, come avrei pur voluto, prima d'ora, per tante cose che avrò a

dirti più tardi. Già saprai che il Gigi è stato a letto anche lui

parecchie settimane, pel suo solito male; poi i figli di mia sorella

da rimandare in collegio, dove non volevano stare... Insomma ognuno ci

ha le sue da contare. Ma finalmente eccomi qui! Come son lieta di

vederti, la mia buona Luisa!

E così parlando con una volubilità straordinaria, la signora Aurelia

stava girando e rigirando per tutti i versi, accarezzando e mettendosi

sul cuore, le manine sottili della signora Argellani.

Laurenti era lì presso, in uno stato d'angustia che ognuno intenderà

di leggieri. Egli già stava per mettere la mano sul suo cappello e

prender commiato, allorquando la signora Argellani, vedendo come

l'amica sua lo avesse già più volte guardato, si fece a dirle,

accennandolo:

--Il dottore Laurenti, al quale io sono debitrice della vita.

--Ah!--esclamò la signora Perrotti, guardando fiso il giovine--sono

lieta di conoscerlo. Signor dottore, se Ella ci risanerà la nostra

bella Luisa, noi le vorremo un gran bene.

--Grazie--rispose Laurenti alzandosi, e facendo un inchino;--ma la

signora Argellani risanerà, perchè è giovane e forte, ed io non ci

avrò merito alcuno.

--Troppa modestia, signor dottore!--ripigliò a dire la Perrotti, in

quella che stava notando il turbamento del giovine;--la gratitudine di

tutti gli amici della mia bella Luisa, non può venir meno per

simiglianti dichiarazioni. Ma sai, Luisa, che tu sei grandemente

mutata? Tu mi sembri già fuori di convalescenza, e noi vogliamo

vederti in mezzo a noi, senz'altro indugiare.--

Queste erano le parole proferite dal labbro; ma ecco che cosa pensava

intanto la signora Perrotti:

--Qui c'è del segretume, e bisogna metterlo in chiaro. Me la davano

spedita dai medici, ed ella è qui seduta nel suo salotto, col suo

medico accanto... un medico che non si sa chi sia, nè donde venga...

un medico molto giovine, troppo giovane, e bello per giunta alla

derrata, il quale si turba, perde le staffe appena gli si mettono gli

occhi addosso. A me non le si danno ad intendere! L'innocentina! Era

lì per morire! E la ci ha il cascamorto a' fianchi!... Qui c'è del

segretume, dico, ed ho fatto assai bene a venire.

Intanto la signora Argellani rispondeva alle cortesie della Perrotti:

--Mia buona Aurelia, sono così fiacca, ed ho così poca voglia di

muovermi!

--E che fatica ci hai tu da fare? Ti metti in carrozza, e via. Tutti i

lunedì in casa nostra c'è sempre il fiore della buona compagnia. Canta

la Morati, con una vocina da soprano che innamora, e un buon gusto,

poi, un buon gusto... E la Roccanera! Quella fa bene ogni cosa; canta,

e si accompagna sul cembalo in un modo!.....

Gli occhi della signora Argellani si rabbuiarono, al ricordo di quel

nome di donna.

--La è davvero una bella donnina!--continuò la Perrotti.--Dicono che i

suoi occhi non abbiano riscontro in tutta Genova, ed io, imparziale

come sono, lo ammetto. La gentilezza de' suoi modi, il suo ingegno,

poi, non temono rivali. Che te ne pare, mia buona Luisa? Non la è un

ottimo acquisto per le nostre serate? Se tu non ti lasciassi

intristire in casa, se tu volessi tornare a risplendere in mezzo a noi

colla tua bellezza e la tua bontà, come in altri tempi, certo anche le

più belle dovrebbero tremare; ma che vuoi? Chi si ritira dal campo,

perde la battaglia.--

Laurenti non poteva patire quella parlantina, innocentissima in

apparenza, e piena di tradimenti nel fondo. Egli, avvezzo da molti

giorni a notare ogni cosa, e cogliere i sospiri al volo, vedeva come

la signora Luisa soffrisse a quelle parole della sua visitatrice. Ed

egli pure si sentiva a disagio, ma, fiutando la guerra, non perdeva

una sillaba.

--Anche il Percy, sai, è venuto ai miei _lunedì_. Che farfalla, Dio

buono, che farfalla gli è mai! E da te, cara Luisa, non è venuto da

molti giorni?

--Nè da giorni, nè da mesi;--rispose la signora Argellani, posta alla

tortura.--Io non vedo nessuno da un pezzo.

--E allora perchè raccontarmi una frottola?--disse la caritatevole

amica, con aria di chi faccia una domanda a sè stesso.--Or saranno due

settimane, gli ho chiesto di te, ed egli mi ha risposto che stavi

benissimo. Io perciò ho creduto che fosse stato a vederti. Ma guardate

un po' che cavalieri, a' dì nostri! Non parlo per Lei, signor dottore;

ma invero i signori uomini hanno oggimai certe consuetudini!....

Cavalli, cani, giuoco e bellezze di palcoscenico! Bisogna vederli in

teatro, metter fuori le braccia dai palchetti e dagli scanni, per far

pompa d'applausi!.... A proposito di teatro, sai, Luisa? Abbiamo

un'ottima prima donna, una francese, un fior di bellezza, checchè ne

dica il Percy. Figurati che l'altra sera, da me, c'è stata a questo

proposito una discussione coi fiocchi. La Bianca affermava, e con

ragione, che fosse bellissima; Percy s'era incaponito a dire di no, e

indovina il perchè? Te lo do alle mille.

--Non saprei.....--si provò a dire la signora Argellani.

--Eh, capisco che bisognerà dirtelo. Percy non voleva che la prima

donna fosse bella, perchè non aveva gli occhi della Bianca, i capegli

della Bianca, il profilo della Bianca, e giù una litania di questa

fatta, che gli die' causa vinta. È molto arguto il Percy..... ma, a

dirti il vero, mi diverte qualche volta e non mi piace mai.

--Signora, che è? si sente male?--gridò Laurenti, balzando dalla sedia

ed accostandosi alla signora Argellani, che egli era sempre stato a

guardare attentamente, fino a quel punto.

La donna gentile si sentiva diffatti venir meno, e, non osando farsi

scorgere, s'era aggrappata, per tener ritta la persona, al bracciuolo

del sofà, mentre gli occhi smarriti, stravolgendosi nelle orbite,

troppo chiaramente mostravano il patimento dell'anima.

--Nulla..... Nulla.....--rispose ella, chetandolo con un cenno della

mano distesa.--Il caldo mi soffoca....

--Oh, povera la mia Luisa!--gridò, strillò la Perrotti, giungendo le

mani.--E che fare adesso, signor dottore?

--Aprire quella finestra, anzitutto!--rispose Laurenti; poi,

volgendosi alla inferma, si fece a dirle:--Animo, signora; un po' di

calma, e il male passerà subito. Senta l'aria fresca che viene.... Io

già le aveva raccomandato più volte di non stare così rinchiusa, e ier

l'altro, per l'appunto, Ella ebbe a pentirsi di non avermi voluto dar

retta.--

Non era vero niente; ma Guido aveva notato ogni cosa, aveva indovinato

che crudel passatempo fosse venuta a pigliarsi quella pietosa amica, e

non voleva che il patimento improvviso della signora Argellani potesse

rimanere senza una spiegazione ragionevole innanzi a quella donna

impastata di bellezza e di fiele.

Che ella fosse persuasa dalle invenzioni di Guido Laurenti non vi

dirò; certo in apparenza le menò buone, e ne tolse argomento a

parecchie esortazioni, affinchè la sua Luisa, la sua cara Luisa,

volesse ascoltare i consigli di chi le voleva bene ed amava vederla

risanata prestissimo.

Frattanto il giovine che voleva salvar le apparenze per gli altri,

tradiva sconsideratamente sè stesso. L'ansietà che traspariva dagli

occhi e dal gesto, era a gran pezza maggiore di quella che avrebbe

potuto manifestare, in un caso più grave, il medico più dimestico, più

stretto in amicizia alla persona inferma. In genere, il seguace di

Esculapio, come quegli che intende le ragioni del male, e che ha fatto

il callo a tutte le commozioni, non si spaventa, non si riscalda oltre

misura. Guido, in quella vece, era come tramortito, bianco nel volto

come un cencio lavato, e se la signora Argellani non fosse stata là,

adagiata sul lettuccio, cogli occhi stralunati e le membra prosciolte,

si sarebbe potuto credere che l'ammalato fosse lui.

--Ah, ah!--pensava la signora Perrotti, guardandolo di sottecchi.--Il

medico ha perduta la testa. E si voleva darla ad intendere a me!

Vedete l'innocentina che si moriva d'affanno per l'abbandono di Percy,

e già si diceva che fosse per innalzarsi il rogo, come la regina di

Cartagine. Che l'amor proprio abbia patito, s'intende; ma far l'eroina

da romanzo, poi, figurarsi! Il consolatore è un bel giovine, in fede

mia. Se Percy lo vede, metto pegno che va in collera. Quell'altro là è

un vanitoso, il quale s'immagina che tutte le donne abbiano a morire

per lui, e non può credere che una, piantata in asso da lui, si

consoli con un altro. La Roccanera lo ha sulle corna, e quando egli se

ne sarà persuaso, il che non tarderà molto, e' vuol starmi fresco

davvero! Bene, bene; qui c'è da far quattro chiacchere per lunedì

sera. Ma anzi tutto andiamo a darne notizia a qualche amica; intanto,

qui non ho altro da fare.--

E finito questo monologo, si alzò per andarsene.

--Se tu avessi bisogno di me, e se io potessi esserti utile, rimarrei.

Ma qui sono d'impaccio e null'altro, mia cara Luisa, e il tuo ottimo

medico e la signora Tonna porranno ogni cura a farti riavere da questo

male passeggiero. Non è egli vero, signor dottore, che sarà una cosa

da nulla?

--Certamente, signora; un po' d'aria, un po' di moto, e cosiffatti

vapori si dileguano subito.

--Ne sono proprio contenta!--esclamò la Perrotti.--Addio dunque,

Luisa; fatti animo. Io, se avrò domani un ritaglio di tempo, verrò ad

abbracciarti risanata, e se non potrò io, manderò il servo a pigliar

le tue nuove.

--Grazie, mia buona Aurelia;--rispose l'Argellani stendendole la

mano--a rivederci--

Fatte ancora quattro parole col dottore per raccomandargli colei che

essa amava più degli occhi suoi (frase che si adoperava fin dai tempi

de' Romani, e che ha perduto ogni efficacia, come tutte le frasi

vecchie), la signora Perrotti, inamidata, impettita, se ne andò,

gittando un bacio col sommo delle dita alla Luisa, e simulando di

asciugarsi una lagrima.

La signora Argellani aveva resistito a quella conversazione con una

virtù non minore per fermo di quella dei martiri cristiani, che si

lasciavano tanagliare il petto senza mettere un lamento. Il non essere

ella andata del tutto fuori dei sensi, potrebbe citarsi come una

testimonianza dei trionfi che ottiene un semplice sforzo di volontà

senza altro estrinseco aiuto. La virtù dell'animo l'avea tenuta col

fronte alto, e le labbra sorridenti; la virtù dell'animo le aveva

dettate quelle parole: «_mia buona Aurelia_» che certamente non

avevano ottenuto licenza dal cuore. Ma appena la Perrotti fu andata

via, ella ruppe in un grido: «è male! è male!» fe' per alzarsi dal

sofà, come se volesse sottrarsi al patimento che stava per vincerla,

ma tosto ricadde contro la spalliera, priva di forze e di sensi.

Guido per ventura era là, pronto a soccorrerla con tutti i partiti

dell'arte sua. La casa era sossopra: le fanti facevano una cosa;

un'altra il giardiniere; la signora Tonna non faceva nulla, ma era già

molto che non lisciasse il gatto, o non biasciasse paternostri;

Laurenti, poi, badava a tutto e si faceva obbedire a puntino. Per tal

guisa, il male, combattuto sui cominciamenti da una intelligente

volontà, non ebbe agio a sopraffare la donna gentile, come avea fatto

la volta innanzi, e non v'ebbe altro danno che la paura.

Ma qual cuore fosse quello di Guido, lascio che vel pensiate voi, o

lettori. Le parole della caritatevole amica gli avevano aperto gli

occhi, e quegli occhi correvano assiduamente dal volto della Perrotti

al volto della Argellani, cogliendo sensi arcani di espressione, così

nel viso del carnefice, come in quello della vittima. I nomi della

Roccanera e del Percy avevano scosso l'inferma; la narratrice delle

loro geste aveva sorriso, e non era uscita dall'argomento. Nulla era

sfuggito alla attenzione di Laurenti. Il nemico c'era, ed era colui

che la Perrotti aveva nominato. Glielo diceva il cuore; glielo diceva

il turbamento della donna gentile; glielo diceva più apertamente di

ogni altra cosa la malvagità che trapelava dall'accento affettuoso

della signora Perrotti.

Il colpo che la signora Argellani aveva ricevuto, lo aveva sentito pur

egli, ed era stato così poderoso che egli ne era rimasto a prima

giunta sbalordito, senza aver tempo nè modo a pensarvi, senza misurare

nemmanco la grandezza del dolore. Certo il colpo non gli dovea tornar

nuovo; chè, intelligente com'era, il suo nemico e' lo aveva indovinato

fin da principio. Le prime impressioni sono sempre le più giuste. Più

tardi la sua perspicacia, esercitata nel vuoto, s'era smarrita. Alcune

considerazioni sulla malattia dell'Argellani, voluta derivare dalla

negazione anzi che dalla prepotenza dell'amore, lo avevano

addormentato, ed egli era a mezzo del più bel sogno che uomo potesse

far mai, quando la voce stridula della signora Perrotti era venuta

improvvisamente a svegliarlo.

E' fu un brutto ridestarsi pel povero Guido; il suo castello di carte,

tirato su con tanta costanza, con tanto affetto, era crollato ad un

soffio. E bisognoso egli stesso di aiuto e di conforto, aiutava e

consolava la inferma, la quale lo ringraziava delle sue cure, delle

sue consolazioni, con parole fatte per tribolarlo di più, per cacciare

più profondamente il verrettone nella ferita.

--È inutile, è inutile ogni cosa!--gli aveva ella detto, porgendogli

amichevolmente la mano.--Cominciavo a chetarmi, a dimenticare. Ma la

fatalità mi perseguita; il passato mi uccide. Adesso, Ella sa il mio

segreto, signor Laurenti, e sa perchè non ho più nessun desiderio di

vivere.

L'olmo e l'edera · 第 25 / 45 题