5. La strategia diveniva dominante e saliva al grado di scienza.

6. Nella difensiva operavasi piuttosto manovrando sui fianchi che

opponendosi di fronte al nemico; operazione difficile nell'esecuzione

ma ricca di risultamenti quando riesce.

7. Quanto alle fortificazioni si accelerava l'attacco con economizzarsi

una parallela. Si facevano tentativi perché la difesa avesse eguagliato

i progressi dell'attacco. Costruivansi piazze non solo sulle frontiere

ma pur nell'interno.

8. L'amministrazione venía migliorata nei metodi, ma non rispondeva

pienamente a' bisogni di eserciti numerosi e mobili al sommo[44].

9. Le istituzioni militari erano rese piú compiute, piú razionali,

piú armoniche; le pene fatte piú miti; le ricompense piú larghe;

la carriera piú accessibile a tutti; l'educazione scientifica

perfezionata.

Uno stato sociale ove le scienze militari son giunte a tal grado

dee trovar nel suo insieme perfezionamenti che vi corrispondano,

come brevemente piú in lá indicheremo, volendo per ora cercare negli

autori militari e nelle pratiche de' capitani la pruova delle nostre

asserzioni.

Lo scrittore militare che dopo l'esperienze delle prime campagne della

fine del secolo cercò di fare per la sua epoca ciò che il Feuquières

ed il Lloyd avevano fatto per le loro, fu il prussiano Bulow, che

nel suo sistema di guerra moderna volle dimostrare la superioritá

della strategia sulla tattica, cioè della configurazione e dimensione

della base come risultamento favorevole in istrategia. In tattica

intese a provare la superioritá dell'inviluppo sull'urto, e però la

superioritá del combattere alla spicciolata contro le masse e delle

ritirate divergenti sulle convergenti, le quali raccomandò anche in

istrategia. La conseguenza che risultava e ch'egli dedusse dal suo

sistema era la superioritá che dovevano acquistare le popolazioni che

resistevano agli eserciti, e la disparizione successiva dei piccoli

Stati che dovevano presto o tardi essere assorbiti dai grandi. Alcune

pruove storiche vennero esposte dall'autore nel descrivere la campagna

del 1800. L'autore prussiano, secondo l'avviso dei conoscitori, non

comprese l'essenza della guerra moderna ed espose princípi spesso

contraddittorii, dai quali traea conseguenze alcune esclusive altre

azzardate; ma d'altra parte si è convenuto che questa prima opera

poneva in luce se non risolveva le quistioni che nascevano dallo

stato delle scienze militari, e che l'autore con sagacitá aveva

desunto doversi realizzare vasti risultamenti e nello stato sociale e

nell'equilibrio politico.

Il Jomini che ha esaurito in un'epoca posteriore le quistioni tutte

che queste guerre han fatto nascere, nei suoi primi trattati combatté

il Bulow nelle sue idee sull'inviluppo e sulle ritirate eccentriche,

ridusse tutte le combinazioni della guerra in istrategia e in tattica

«a operar colle masse contro le parti isolate e a tendere a questo

scopo in tutte le operazioni», affermò che i prodigi della guerra de'

sette anni dovevansi alla costante applicazione di questo principio

posto in luce da Federico, ed indicò come un'aberrazione della scienza

le prime guerre della rivoluzione fatte piú secondo il sistema di

Bulow che secondo quello di Federico, attribuendo il buon successo dei

francesi alla violazione che i loro avversari facevano egualmente di

questi principi, mentre non avevano tutti i vantaggi di altra natura

dei quali erano in possesso i francesi. Mostrò da ultimo siccome epoca

di ritorno ai veri princípi perfezionati nell'esecuzione le campagne

del 1796 in Italia e in Germania, e considerò i grandi avvenimenti del

secondo periodo della lotta come il risultamento dell'applicazione di

quei princípi fatta dal generale dell'esercito d'Italia sopra una vasta

scala alle guerre del nord dell'Europa fino al 1809.

Il principe illustre che in etá verde avea posto in applicazione

le regole di sana strategia contro gli eserciti francesi nel

1796, pubblicò nel 1813 la storia di quella campagna, preceduta

da un trattato di strategia il quale ha un carattere scientifico

e dimostrativo. Il chiaro autore la considera come riassumente

e contenente la guerra cosí nelle sue previsioni che nelle sue

conclusioni e, come il savio ed illuminato Polibio, attribuisce i

rovesci e le riuscite delle potenze belligeranti all'aver esse seguite

o violate le regole di strategia, eliminando tutte le piccole cause

che le menti poco acute e gli amor propri offesi cercano di presentar

come origini di grandi avvenimenti. Egli accetta i principi del Lloyd,

combatte il Bulow, concorda col Jomini; ma è il primo che dia una forma

dimostrativa alla scienza[45].

Questi sono gli autori principali: de' quali sebbene siesi accresciuto

in séguito il numero, noi ne taceremo perché si appartengono ad un

periodo posteriore a quello che qui trattiamo, e ci basterá il dire che

non si sono appartati dagli esposti principi. Il Darcon fece conoscere

nelle sue considerazioni sulla fortificazione la metafisica, per dir

cosí, di questa parte dell'arte, non sotto l'aspetto speciale del

disegno ma sotto quello piú vasto de' suoi moltiplici rapporti col

principio conservatore dello Stato e delle forze mobili. Il Bousmard

vi aggiunse la parte tecnica dell'arte fortificatoria, ed il Carnot

consacrò il suo eccellente lavoro a risolvere il problema di livellare

la difesa alla superioritá che l'attacco aveva acquistata dal Vauban in

poi.

Passando ora a parlare de' gran capitani diremo che Dumouriez,

Pichegru, Jourdan, Hoche con qualitá diverse si distinsero nelle prime

campagne della rivoluzione, massime nelle combinazioni militari che a

quest'epoca dominavano, cioè l'impulsione e l'inviluppo in tattica e i

movimenti a gran distanze per attingere lo stesso scopo in istrategia.

Il primo nella sua breve carriera ebbe de' lampi che sembravano

scaturire dal genio; il secondo lasciò incerta riputazione militare;

il terzo ha guadagnato nome a seconda che documenti piú positivi hanno

fatto meglio conoscere i fatti; l'ultimo fra i nominati camminava a

gran passi verso la gloria quando una fine prematura lo tolse ai piú

alti destini. Dall'altro lato gli allievi del gran Federico lasciarono

buoni generali per operare un giorno giusta le buone regole, ma nessuna

operazione che possa far presumere un alto grado di scienza distinse

il Brunswick, il Mollendorf e il Kalkreut. Il Clerfait sostenne la

gloria dell'esercito austriaco nella campagna del 1795. Moreau comparve

nel gran teatro e la sua riputazione andò sempre crescendo fino alle

ultime campagne; ei fu metodico, compassato, qualche volta ispirato, e

per la sua semplicitá è stato nominato da Lamarque «il La Fontaine dei

capitani». Ma se Moreau seguiva le combinazioni de' suoi antecessori,

l'arciduca Carlo suo avversario si elevò a dei principi positivi, per

cui questi occupa un posto piú elevato tra i capitani, avendo riunito

l'esempio ai precetti; il che dimostra aver egli saputo quello che

si facesse e il perché. Nel 1799 comparvero sulla scena due uomini

che avevano di comune come qualitá predominante una rara tenacitá:

Massena e Souwarof piú alti di quei che li sieguono; Riccardos, Kray,

Benningsen, Kutusof, Blucher, Bellegarde, Schwarzenberg e Wittgenstein

compiono il quadro in una sfera inferiore, e la Francia vi opponeva

Desaix e Kleber, uomini presto rapiti alla speranza che di sé davano,

e Soult e Saint-Cyr e Macdonald e Marmont e Lannes, colpito dalla morte

quando il suo genio era per apparir tutto intero, passando a piú vasti

comandi da luogotenente abile ch'egli era. Nell'esercito francese

la scuola di quelli che avevano guerreggiato sul Reno differiva da

quella di coloro che avevano combattuto in Italia: i primi avevano piú

metodo, che non escludeva l'ardire ma era frutto del calcolo, ed il

Saint-Cyr n'era la piú chiara espressione; negli altri l'ardire era

nell'istinto, e Massena e Lannes ne sono i migliori rappresentanti.

La guerra della penisola fece conoscere Suchet, ch'ebbe costanti

successi ed il quale seppe conciliarsi l'amore degli spagnuoli per la

stima che loro ispirò, e seppe comandare con buon successo alle truppe

francesi non solo ma alle straniere bensí, raccolte sotto le bandiere

di Francia dalle sponde della Vistola a quelle del Sebeto, imprimendo

loro una eguale impulsione e ispirando la confidenza medesima. Il duce

britannico che fece la piú figura in questa guerra succedendo al Moore,

uffiziale distinto che poteva elevarsi ad una piú alta riputazione,

fu Wellington, cui si può appropriare la saggia espressione del

Foy per caratterizzare l'esercito inglese, cioè di avere la calma

nella collera. Questa qualitá è il segreto della carriera del duce

britannico, che non è stato mai battuto. Le sue battaglie furono

difensive: considerò il Portogallo come una cittadella e la Spagna

come una piazza alleata che dovea esser soccorsa dal nord; il che

costituisce un gran capitano.

Tali furono i capitani di questa epoca. È quistione se i secoli

decimosesto e decimosettimo ne abbiano dati piú in una certa misura;

ma non potendo risolvere un sí alto problema, ci limitiamo a dire

che molte operazioni attiranti in quei tempi la pubblica attenzione,

nell'epoca di cui discorriamo non l'attiravano perché avevano a fronte

i pensieri ed i fatti dell'uomo superiore ad ogni paragone ed a tutte

le differenze che separano il talento speciale dal genio nella sua

universalitá. Cosa possiamo noi dire intorno a lui dopo quanto si è

detto e da giudici tanto competenti? Riassumere è tutto quello che

possiam fare. Napoleone nella sua vasta intelligenza abbracciava

la guerra come una scienza compiuta, dalle sue idee piú generali ai

particolari piú minuti. Uomo di genio, la sua analisi era rapida, e

senza idee intermedie si elevava ai princípi primitivi, per cui era

sintetico come scienziato ed era sul campo di battaglia inspirato

come artista. Però le sue inspirazioni non andavano al di lá delle

previsioni della scienza, ma ne erano una larga applicazione, vale a

dire ch'ei riuniva ciò che vi è di piú sublime nella scienza a quanto

v'ha piú alto nell'arte, cioè il trar partito dai piccoli eserciti e

il muovere con facilitá i grandi: riuniva insomma lo spirito di Newton

a quello di Michelangelo. Fedele ai princípi, ad essi è debitore de'

suoi buoni successi del pari che dei suoi rovesci, frutto anch'essi

d'errori, ma di errori che prendevano origine dalle passioni dell'uomo

di Stato non giá dall'ignoranza del capitano. È necessario di

studiarlo, ma il farlo senza la piú gran riflessione potrebbe condurre

ad imitazioni che la favola di Fetonte esprime a maraviglia, mentre nel

genio vi ha due parti, l'una che resta come metodo ed è la parte umana,

l'altra è la divina: la prima è da tutti, l'altra da pochi.

Crediamo aver risposto alle tre prime quistioni; per lo che passeremo

alle tre rimanenti che riguardano lo stato delle scienze, quello della

societá ed infine i politici risultamenti delle guerre combattute

nell'epoca di che ragioniamo.

Le scienze esatte furono coltivate tra i moderni e particolarmente in

questo periodo con un metodo diverso da quello adottato dagli antichi.

Partendo da ciò che era in quistione per ritornare ad un centro comune

di veritá giá note, si venne a costituire il metodo analitico, piú

rigoroso del sintetico e piú rapido e piú diretto al medesimo tempo.

Ad esso si debbono le piú grandi scoperte come ancora la piú bella,

cioè le ricerche che costituiscono le leggi che reggono il sistema

del mondo. È per mezzo dell'astrazione che le idee si generalizzano,

e queste favorirono i progressi tutti delle scienze fisiche e

matematiche. I nomi di Condorcet, di Bailly, di Lagrance, di Monge, di

Laplace e di Biot appartengono sotto aspetti diversi a questa epoca

importante per le scienze. Il primo riuní il merito letterario e lo

spirito filosofico ai suoi lavori sulle scienze esatte; il secondo

vestí la storia dell'astronomia di tutti i prestigi dello stile e

l'arricchí di tutti i rapporti che quest'alta scienza ha con lo stato

sociale dei diversi popoli che l'hanno coltivata; il terzo risolvette

una serie di problemi che passarono nell'insegnamento elementare della

scienza; il quarto indipendentemente dall'influenza ch'ebbero i suoi

lavori nella commissione d'Egitto, creò per cosí dire un nuovo ramo

nelle matematiche con la geometria descrittiva; il quinto rese compiuta

la teoria di Newton con dimostrare che le leggi nate dalle ultime

scoperte si applicavano a tutti i casi, e molti fenomeni cessarono di

esser tali perché furono sottoposti alla legge comune[46]; il sesto

finalmente ereditò la riputazione e continuò i lavori de' suoi illustri

predecessori.

Le scienze naturali fecero in questo periodo solidi progressi. La

storia degli animali non fu piú limitata ad una magra descrizione delle

loro forme esterne, ma presentò il quadro delle loro abitudini e delle

loro tendenze. Appoggiandosi alla notomia si cercò da' sapienti di

spiegare mercé della conformazione de' loro organi interni i fenomeni

che presentano, e seguendo questo metodo d'investigazione si assegnò

ad essi il posto lor proprio nel sistema generale degli esseri. Si

distinsero in questo ramo delle scienze naturali il Lacepède, il

Daubanton, il Dolomieu, il Lamarck, il Blumenbac, il Lawrence ed

infine il Cuvier che riassunse tutti i passi fatti nella scienza.

Questo metodo fu applicato con felice successo alla botanica, che

non fu piú circoscritta a descrivere i vegetabili, ma coll'aiuto di

una fisica dilicata si adoperò a scoprire le leggi regolatrici delle

loro varie funzioni. La mineralogia non limitò come prima le sue

ricerche a determinare senza precisione il carattere delle materie

di sua pertinenza dal loro aspetto esterno, ma prese in prestito

dalla chimica i mezzi di analizzare e di classificare i minerali.

Lo studio del globo terrestre che trovavasi da prima compreso nelle

scienze fisiche e matematiche, divenne una scienza distinta sotto il

nome di «geologia». Essa considerò la struttura della terra e giudicò

delle terribili catastrofi che l'hanno agitata dalle tracce che ne

rinvenne; e cosí questa nuova scienza riuní ciò che vi è di dilettevole

e di solenne nello studio delle scienze naturali alla precisione

che è propria delle matematiche. Saussure, De Luc, Breislack fecero

progredire la nuova scienza. Il Cuvier, siccome di sopra accennammo,

fece dell'anatomia comparata la base della storia degli esseri animati;

per il che la multitudine dei fatti osservati che permise di leggere

nelle somiglianze organiche le leggi generali dell'organizzazione

animale, ed il metodo che avea condotto in botanica alle investigazioni

piú conformi alla natura, resero l'anatomia comparata ricca in

risultamenti e fecer sí che svelasse un nuovo mondo agli osservatori

e creasse un metodo che poteva essere fecondo in conseguenze quando

fosse applicato ai rami tutti dello scibile umano. I gran viaggi

intrapresi e menati a fine arricchirono la storia naturale di nuovi

elementi di comparazione. Cook, Laperouse, Humboldt, Bonpland, la

commissione dei sapienti d'Egitto o scoprirono nuove regioni o fecero

meglio conoscere quelle giá note. I lavori di Lavoisier, di Berthollet

e di tanti altri distinti scienziati, come di Berzellius svedese,

non solo cambiarono lo stato della scienza chimica ma le diedero un

andamento e una logica nuova; si sentí la necessitá di riunire al

rigore del ragionamento la esattezza dell'esperienza; i geometri e

i chimici si aiutarono a vicenda, e a questi metodi la chimica fu

debitrice della vera teoria del calore e dei primi esatti istrumenti

che servirono a misurarlo. La medicina si arricchí dei progressi delle

scienze naturali, mentre una cognizione piú compiuta delle proprietá

di tutto ció che compone la farmacia doveva imprimerle un andamento

piú razionale e piú sicuro. Ma la grave difficoltá di questa utile

scienza si trova sempre nell'oscuritá dell'analisi anatomica, che si

esercita sugli organi quando hanno perduto con la vitalitá l'esercizio

delle loro funzioni: questa causa potente la lascia nella sfera

delle scienze approssimative, in cui le ipotesi nascono dal bisogno

di spiegare ciò che non si può analizzare. Una serie d'ipotesi forma

nelle intelligenze elevate un sistema che si appoggia a molti fatti

ed a qualche risultamento. In effetto in questa epoca non mancarono di

cosí fatti sistemi, e tale fu quello dell'irlandese Brown che riduce i

mali tutti a un principio: la cranologia del Gall e il controstimolo

del Tommasini sono sistemi che hanno la stessa origine, mirano a

uno stesso scopo e sono pruova essi stessi della propria inettezza,

perché sono tutti inadatti a risolvere con pochi principi l'immensa

quantitá de' casi vari che la miseria umana offre alla scienza medica.

I progressi della fisica furono moltiplici e positivi: il suo oggetto

è di ben determinare le leggi del moto o dello stato permanente dei

corpi che ne sono gli elementi, facendo conoscere l'azione meccanica

ch'essi esercitano gli uni sugli altri in virtú delle loro proprietá

generali o dalle modificazioni cui van soggetti per cause accidentali

e variabili che operino sopra di essi, quali il calore, l'elettricitá

e il magnetismo, nel che è variabile di sua natura. I fenomeni dovuti

a cause permanenti furono osservati nei periodi antecedenti, i secondi

lo furono piú compiutamente in questo. Franklin, Montgolfier, Volta,

Brugnatelli, Galvani e Poli fecero progredire la scienza e la resero

suscettibile di utili applicazioni.

Frattanto lo Chaptal applicava i risultamenti della chimica alle

arti e iniziava ai misteri della scienza le classi industriose. La

scuola politecnica che dovette tanto al Monge e il conservatorio

delle arti e dei mestieri sono l'ultima espressione dello stato delle

scienze naturali ed esatte rese di ragion comune e di applicazione

utile a tutti gli oggetti che interessano l'universale. Le macchine

applicate alle manifatture e la scoperta di Awright ne sono la prova

e promettevano piú alti risultamenti per l'avvenire, mentre che

le nazioni malgrado del fracasso delle battaglie e dei torbidi che

agitavano le civili societá, seguivano con l'escogitazioni dei loro

sapienti la strada del perfezionamento. Da questo breve quadro è

ben facile dedurre che tutte le arti manuali, tutta la costruzione

degl'istrumenti necessari all'uso delle scienze erano in progresso,

e pel bisogno che se ne aveva ed anche perché la fusione sociale che

si veniva operando restituiva agli artisti quella considerazione

che nessun merito poteva far loro accordare nell'epoca in cui le

classificazioni sociali dominavano ancora in Europa.

Lo stato delle scienze morali compirá questa breve indicazione e fará

meglio comprendere quanto ci proponemmo dimostrare in questo discorso.

Lo stato e le vicende delle scienze morali in una societá agitata sono

l'indice piú prezioso cosí del suo stato morale come dei suoi bisogni

e dei suoi dolori, imperocché l'umana intelligenza è spinta da una

legge naturale ad occuparsi della risoluzione di quei problemi che le

masse enunciano confusamente piú coi loro lamenti che con una pacata

e razionale esposizione; ma se questo imperfetto linguaggio esprime

meglio i sentimenti confusi che agitano la societá, è poi missione

dei sapienti di comprenderli per mezzo di un'accurata analisi e di

ordinarli con una ben ponderata sintesi, la quale determini i mali, le

loro condizioni e i loro possibili rimedi in quella proporzione che

la difficoltá de' tempi serba all'imperfezione dell'umana natura. La

breve esposizione che daremo dello stato delle scienze morali servirá

di pruova alla nostra assertiva.

Era naturale che nel primo periodo della rivoluzione si cercasse

con calore di applicare praticamente tutte le dottrine che nel

decimottavo secolo erano sorte in Francia, facendole perciò passare

nella legislazione; era egualmente nella natura delle cose che nel

periodo della guerra civile europea e della proscrizione vi fosse stata

una lacuna nel progresso delle scienze, poiché le epoche turbolenti

preparano i materiali pei lavori scientifici, ma solo se ne trae

profitto nell'epoca di calma che a quelle succede; era parimente a

prevedersi che al giugnere di questa epoca le dottrine si sarebbero

considerate nella loro applicazione possibile e nei loro effetti

pratici. Allora la bontá relativa doveva riprendere il suo impero;

Montesquieu doveva riguadagnare il posto che i sapienti piú esclusivi

gli avevano tolto nel periodo di distruzione, e tutte le dottrine degli

altri sapienti che appartenevano a varie nazioni contraddistinte da

questo marchio dovevano essere adottate. L'espressione del carattere

che contrassegnava le scienze morali nei diversi periodi dell'epoca

di cui ci occupiamo si ritrova nella legislazione, nell'insegnamento e

nelle opere degli autori piú distinti.

La legislazione provvisoriamente data alla Francia nel periodo

rivoluzionario ha il carattere assoluto di voler creare una novella

societá, piuttosto che di conformarsi alla natura e ai bisogni della

esistente. Nell'epoca che succedette a questa, in cui il potere

si concentrò nel consolato, ebbero origine la centralizzazione

amministrativa ed il codice civile, il quale mentre altro non era che

l'opera di Giustiniano sceverata di quanto non era piú né utile né

praticabile, riconosceva però le trasformazioni che i secoli avean

prodotte nella societá moderna, distinguendo questa dall'antichitá e

dal medio evo; per cui in una societá dove tutte le classificazioni

eransi fuse, sottopose alla legge comune tutti indistintamente, vale a

dire ristabilí il dritto romano meno la schiavitú, il dritto feudale

e quella parte del dritto canonico che aveva retto la societá quando

le leggi non erano create. Anche il codice criminale riprese nella

procedura e nella pubblicitá le consuetudini romane ch'erano anche

quelle de' barbari. Basta quindi osservare l'esposizione del nuovo

dritto per vedervi, come il Portalis cerca di fare, riconosciuta in

legislazione l'importanza della bontá relativa ch'era stata negletta

per l'addietro; e questa coincidenza delle nuove leggi con lo stato

sociale ha fatto sí ch'esse sieno rimaste in osservanza piú o meno

compiutamente presso quegli Stati ove le vicende della guerra le

avevan portate. Le istituzioni antiche conservaronsi nelle societá che

non avevan subite delle scosse profonde, ma tutte le modificazioni

successive e la giurisprudenza stessa furono lentamente adattate

al movimento sociale di fusione che si operava insensibilmente. Uno

sguardo gittato sulle varie disposizioni legislative delle potenze del

nord basta per rinvenirvi il carattere ch'enunciammo, come per esempio

l'emancipazione dei contadini in Prussia e l'abolizione della schiavitú

in Livonia.

Le istituzioni letterarie, le quali sieguono la legislazione, trovano

nella scuola normale stabilita in Francia la riunione di tutte le

facoltá che han relazione colle scienze morali e con quelle che

ne dipendono, e le lezioni di Garat, di Volney e di altri distinti

professori offrono le dottrine del secolo decimottavo poste in lume

ed in ordine e collegate fra loro. La classe delle scienze morali

nell'Istituto vi corrispose pienamente, e la scuola normale era per

le scienze morali ciò che la scuola politecnica era per le scienze

fisico-matematiche. Corta vita ebbe la prima ma il suo metodo si

è riprodotto in epoche posteriori, benché le dottrine ne fossero

modificate. In effetto il Laromiguière nelle sue lezioni nel secondo

periodo rimontò a Locke, come i pubblicisti erano rimontati a

Montesquieu, avendo lo stesso fine, cioè di togliere alle dottrine

politiche e filosofiche del decimottavo secolo ciò che avevano di

assoluto e d'esclusivo. Condillac aveva tolto la «riflessione» dal

sistema di Locke per la formazione delle idee, ed il Laromiguière

la ristabilí sotto il nome di «attenzione». Il Royer Collard che

succedette al Laromiguière nell'insegnamento del 1811, svolse

la dottrina del Reid e degli scozzesi e si separò vie piú dalla

dottrina del Condillac, da cui Maine de Biran si era separato e che

conservava un chiaro rappresentante nel Tracy autore dell'_Ideologia_.

La filosofia di Kant esposta dal Villers la dava a conoscere

imperfettamente alla Francia, quando giá nel suo suolo la critica

della ragion pura era stata seguita dal sistema dell'unitá assoluta di

Fichte e da quello della natura di Schelling, ambedue aventi un marchio

mistico che li caratterizzava, fatto conoscere da una donna celebre al

mezzogiorno dell'Europa, ma il quale non modificava ancora la scienza

sotto quell'aspetto. In Germania nelle universitá, costrette da tristi

circostanze a limitarsi alle escogitazioni scientifiche, le scienze

progredivano e si facevano giganteschi lavori sull'erudizione orientale

e del medio evo. Sotto l'aspetto filosofico i nomi di Heeren, di

Niebuhr, di Tenneman e di Schlegel si legano a questo vasto movimento

intellettuale della Germania. Non cosí accadeva in Inghilterra, in

Ispagna e in Italia, occupate piú attivamente dei movimenti del tempo;

ma dapertutto lo spirito umano riceveva quella forte scossa che gli

dovevano dare il bisogno e l'attitudine di porre a profitto e di

coltivare tutto ciò che l'intelligenza umana aveva altrove prodotto,

servendosi de' nuovi metodi d'insegnamento sparsi per ogni dove.

Gli autori ci serviranno di dimostrazione compiuta della veritá

che ci siamo impegnati a provare. Sterile in autori fu l'epoca del

periodo di azione in Francia. Alla pace poi comparvero in Inghilterra

i trattati di legislazione del Bentham, il quale stabilendo l'utilitá

come principio unico e generatore della bontá della legislazione,

diede una forma scientifica alla dottrina dell'interesse preconizzata

o richiamata a luce nel secolo decimottavo. Ma il sapiente autore

era sotto una doppia azione, mentre col suo capitolo dell'influenza

della legislazione sui luoghi ed i tempi e di questi sulla prima

accettava e svolgeva con profonditá il principio della bontá relativa

del Montesquieu, e lo faceva piú compiutamente nel suo trattato

dei _Sofismi politici_ ove combatteva la teoria della Costituente.

Nei rapporti decennali dell'Istituto si scopre la stessa tendenza,

particolarmente negli articoli «filosofia» e «legislazione» redatti

dal Pastoret e dal Degerando. Era semplice e naturale che si volesse da

alcuni rimontare alle dottrine anteriori a quelle che accusate erano di

aver prodotto la rivoluzione: questa tendenza doveva avere gradazioni

diverse che corrispondevano ai caratteri differenti dei loro organi piú

elevati. In effetto l'autore del _Genio del cristianesimo_ pubblicò

quest'opera all'epoca in cui il primo console trattava e segnava

il concordato col sommo pontefice; coincidenza significativa della

sagacitá dell'uomo di lettere e dell'uomo di Stato sulle disposizioni

della societá. Il Ferrand rimontava all'antica monarchia e l'aveva

come prototipo, accettava in parte il Montesquieu come il pubblicista

piú distinto ed esprimeva la dottrina della monarchia appoggiata sui

parlamenti antichi. Il Montlosier dichiarava epoca di decadenza per la

monarchia quella stessa che il Ferrand proclamava come la piú perfetta,

mentre il pubblicista di cui parliamo non esitava a dichiarare l'èra

feudale come la normale della Francia. Il Bonald rimontava piú alto

e proscriveva tutte quelle dottrine che fino dal decimoquinto secolo

avevano combattuto lo stato sociale e normale del medio evo, ch'egli

raccomandava come il piú armonizzante con la vera teoria della

legislazione primitiva. Il De Maistre entrava piú compiutamente in

questa strada e intendeva con delle dissertazioni filosofiche piene

d'ingegno ad offrire come rifugio della societá agitata il dominio

assoluto della teocrazia. Da questa disposizione degli spiriti doveva

piú tardi dell'epoca da noi trattata avere origine la divisione delle

tre scuole: teologica, eclettica e sensualistica, nelle quali oggidí

sono divise le scienze morali ed i cultori di esse. L'economia politica

che fondavasi sui fatti doveva presentarsi per isvolgere la dottrina

dello Smith, e doveva voler modificare la legislazione ove la societá

lo era, questa per mezzo dei suoi bisogni pubblici e privati lá dove

non lo era ancora. Le opere del Say e del Ganhil, come i lavori del

Gioia e del Romagnosi, dovevano mostrare questa tendenza; ed il sistema

continentale, lo stato delle colonie e i bisogni della guerra dovevano

richiamare l'attenzione dei poteri e delle societá a quistioni pratiche

sí feconde di risultamenti per la pubblica e privata prosperitá. _Le

ricchezze commerciali_ del Sismondi furono l'espressione di questo

bisogno. L'unitá e il vigore amministrativo dovevano incoraggiare

la statistica; e l'amministrazione, divisa dal potere giudiziario,

avendo la sua gerarchia, le sue leggi e la sua giurisprudenza, faceva

ben conoscere, ove erasi adottata, che il medio evo era distrutto e

la fusione sociale operata, che la sovranitá non aveva piú ostacoli

amministrativi nelle comuni, nelle classi privilegiate e nelle

corporazioni di arti e mestieri, ma che trovava nei telegrafi e nelle

nuove strade tanti mezzi di rapida azione che mancavano agli antichi

poteri.

Nel principio di questo discorso abbiamo indicato brevemente lo stato

sociale e partitamente quello delle nazioni diverse. Ora dobbiamo far

conoscere nelle stesse proporzioni come la guerra aveva modificato lo

stato sociale in generale e quello delle nazioni diverse.

«Una guerra non lascia mai alla fine di essa le nazioni nello stato

in cui erano nell'epoca che la precedette». Tali sono le parole

dell'illustre Burke; riflessione profonda che rivela l'importanza che

quel grand'uomo accordava a queste lotte e la loro influenza sulle

societá che ne venivano agitate, e questa opinione conferma il punto di

veduta che ci siamo debolmente sforzati di mettere in luce nell'insieme

di questo nostro lavoro. E pure il Burke parlava delle guerre parziali

fatte per interessi secondari e menate a fine coi metodi ed i mezzi

ordinari degli Stati. Ma che diremo di una guerra che ha durato un

quarto di secolo, nella quale tutte le nazioni han preso parte, di cui

tutte le contrade sono state il teatro ed alla quale tutti gl'individui

sono intervenuti come attori o spettatori o vittime, mentre non era

né per una frontiera né per un dritto commerciale che le masse si

urtavano, ma per la propria esistenza e per tutti i grandi interessi

che dominano l'umanitá? I caratteri generali che risultano da questa

lunga fusione de' popoli con modificazioni locali e con tendenza comune

possono ridursi ai seguenti:

Della scienza militare · 第 20 / 31 题