DISCORSO VIII

Intorno allo stato della scienza militare ed alle sue relazioni

colle altre scienze e collo stato sociale dal 1789 al congresso

di Vienna nel 1815.

I movimenti delle umane societá per compire i misteriosi fini della

provvidenza divina s'operano continuamente, ma non si manifestano

cosí chiaramente a tutti se non che in certe epoche, in cui tutte le

trasformazioni lentamente e quasi insensibilmente operate nel corso

dei secoli si riassumono in un grave avvenimento, che non crea ma

rivela bensí e mette in luce quella serie di modificazioni che il

corpo sociale subiva, e le presenta nel loro insieme cosí coordinate

nei metodi come determinate nello scopo. La societá moderna formata

sulle rovine dell'impero romano aveva per basi lo stabilimento del

cristianesimo e l'invasione de' barbari: quello cambiava le credenze,

questa modificava la popolazione introducendovi un elemento estraneo

al suolo. Il vigore morale stava nel cristianesimo; il fisico, per

cosí dire, nelle razze germaniche che n'erano sí riccamente dotate

dalla natura, nelle quali veniva conservato dalle loro sociali

condizioni. Noi abbiamo cercato d'indicare nei nostri precedenti

discorsi, cominciando dal terzo, per quante fasi e per quante forme

questi elementi delle moderne societá sieno passati per giungere

all'ultima indicata nel nostro settimo discorso; e notammo che

altre trasformazioni dovevano conseguitare alle prime, e che esse

tutte nel loro insieme non alteravano né gli elementi né l'impronta

caratteristica della moderna societá né lo scopo finale che da questa

si dee raggiungere. Rifiutare una veritá sí chiara, contenuta in

tutte le pagine della storia e nell'analisi delle nostre facoltá

intellettuali e morali che spiegano ciò che le vicende storiche

fanno conoscere, pare quasi contrario all'esercizio della piú comune

intelligenza applicata a un tal genere di speculazione. Ma l'esperienza

c'insegna che generalmente non si giudicano gli avvenimenti che

scuotono l'umanitá, che urtano le abitudini ed attaccano al tempo

stesso il benessere e la moralitá delle nazioni; non si giudicano,

dicevamo, secondo le idee esposte qui sopra. La spiegazione di questo

fenomeno sta a nostro credere in un sentimento che onora la nostra

natura, cioè quello di credere che il male morale sia un'eccezione e

non si trovi nell'ordine costante, per cui in generale queste crisi

terribili sono considerate come periodi eccezionali, nei quali le leggi

che regolano l'intelligenza e la volontá umana sono sospese dal loro

corso ordinario e soppiantate da movimenti che non sono suscettivi di

spiegazione secondo il naturale ordine delle cose. Sebbene purissimo

nella sua sorgente, questo modo di giudicare non può essere ammesso

come veritá senza contrastare alle regole che nascono dalla filosofia

della storia e nuocere allo scopo morale stesso che ha determinato

questo genere di soluzione, mentre l'ignoranza delle cause rende

fatali gli effetti di ciò che piú si teme. Conseguentemente a quanto

esponemmo, noi teniamo per fermo che tutti gli avvenimenti che han

compromesso tante esistenze e fatto cosí gran male erano l'effetto

di quella elevazione e di quelle modificazioni che abbiamo indicate

nei nostri vari discorsi, fermando l'attenzione del lettore su tutte

le vicende che lo scibile e lo stato sociale subivano in ogni secolo,

e mostrando come la scienza della guerra seguiva ed esprimeva queste

fasi sociali. Questo punto di vista da noi adottato fa rientrare nel

corso delle cose umane questi grandi cataclismi del mondo morale, come

la cognizione perfezionata dalle leggi fisiche vi ha fatto rientrare

quelli che si operano nel mondo materiale, senza distruggere in alcun

punto la responsabilitá morale degl'individui che vi partecipano.

La dottrina de' doveri è chiara e semplice: essa è deposta nelle

prescrizioni religiose, nelle opere de' moralisti e soprattutto nella

coscienza di ognuno e di tutti. Certo non in tutti i tempi l'esecuzione

de' propri doveri domanda la stessa energia e condanna agli stessi

sacrifizi; ma se la dottrina dei doveri dovesse tacere in faccia

agli ostacoli ed ai pericoli, il punire che fa il codice militare la

mancanza di coraggio in un uomo fisicamente indebolito dalle privazioni

e dalle fatiche e moralmente dal desiderio della propria conservazione

e dalle piú legittime affezioni, sarebbe un'assurda atrocitá. E pure

non è cosí. Della serie de' doveri l'ultima espressione è il martirio.

Soggiungiamo per ispiegare piuttosto che per giustificare i mali

ed i loro autori, che ordinariamente alle grandi crisi precedono

delle epoche di calma, calma che ammollisce i caratteri e toglie

all'intelletto i materiali dell'esperienza; per il che accade che

gravi errori nascono per ignoranza e debolezza ed in tutte le classi

della societá, còlte all'improvviso, per cosí dire da avvenimenti

che le schiacciano, sorpassando le loro forze morali e intellettuali:

errori che di rado sono sterili e spesso producono movimenti grandi e

rapidi. E gli errori diventano orrori in pratica, quando debbono essere

subito applicati; veritá che non ha bisogno di dimostrazione pei nostri

contemporanei.

La serie d'idee che esponemmo è quella appunto che costituisce il

carattere del periodo, breve di tempo ma ricco di avvenimenti, che

siamo per trattare in questo discorso, il quale comprenderá l'epoca

racchiusa tra il 1789 e il 1815, cioè dalla riunione degli Stati

generali fino alla pubblicazione dell'atto del congresso di Vienna.

L'abbondanza della materia ci costringe a dividere questa epoca in

due periodi, dei quali il primo andrá fino al trattato d'Amiens nel

1800 che pose fine alla prima guerra, e il secondo fino al congresso

di Vienna che pose fine alla seconda. Sentiamo tutte le difficoltá cui

andiamo incontro nel trattare questo periodo in ristretto, ma seguiremo

lo stesso metodo adottato nei precedenti discorsi e ci faremo ad

esporre lo stato dell'Europa nel 1789.

La penisola ispanica avea nel suo stato sociale e nella sua interna

politica un carattere uniforme: non cosí nella sua politica esterna.

Il Portogallo e la Spagna conservavano piú di qualunque altro Stato le

vestigia del medio evo cosí nelle istituzioni come nelle abitudini e

nelle opinioni. Gli sforzi di Pombal e di Carlo terzo per condurre la

civiltá di quella penisola al grado degli altri Stati piú inciviliti di

Europa furono seguiti da una reazione in senso opposto, alla caduta di

Pombal pel Portogallo ed alla morte del re per la Spagna; avvenimenti

che fecer cadere in mani poco abili la somma delle cose e perciò

impedirono le migliorie cominciate. Quanto all'esterna politica, la

Spagna fedele al «patto di famiglia» seguitava in tutto la politica

francese; il Portogallo in virtú del trattato di Mathuen era divenuto

una colonia inglese e continuò ad esser tale dopo la caduta di Pombal.

Una tale divergenza nella tendenza politica dei due potentati della

penisola avea solo questo di comune: di non seguirne una propria; e

ciò proveniva dall'inferioritá amministrativa che paralizzava le nobili

qualitá e gli storici ricordi di amendue le nazioni.

In Francia lo stato delle opinioni, quello de' costumi, il disordine

delle finanze, il decadimento della sua politica influenza, tutto

dimandava, per evitare una crisi e per ristabilire l'equilibrio tra

gli elementi, un braccio vigoroso e una mente illuminata ad un tempo,

per temperare i rimedi difficili ad amministrarsi quando s'impiegano al

momento in cui diventarono indispensabili.

L'Inghilterra retta da grandi uomini cresciuti all'ombra delle sue

istituzioni si consolava della perdita delle colonie, e sostituendo

il calcolo commerciale all'orgoglio politico, s'accorse di non aver

fatta gran perdita pel trattato del 1783. Potente influenza esercitava

poi sull'Europa mercé de' suoi gran capitali, del suo credito, della

sua marina e della sua civiltá; e questa influenza, fortificata

dall'alleanza prussiana, si estendeva cosí all'occidente che al

settentrione e all'oriente.

Quanto all'Olanda, molte erano le cause della sua decadenza. Venuta in

lotta col suo capo politico, questi ricorreva alle armi straniere, e

in venti giorni ventimila prussiani occupavano l'Olanda: avvenimento

stranissimo per uno Stato che avea resistito per sessant'anni contro la

potenza spagnuola.

La Prussia benché avesse perduto nel gran Federico uno di quegli

uomini ai quali, come sagacemente dice il Segur, si succede ma non

si supplisce, godeva di quella considerazione che la gran guerra

dei sette anni le avea meritata, per avere con tanta disproporzione

combattuto ed aver non solo conservato la sua esistenza politica, ma

benanche ingrandito la sua potenza materiale e morale mercé delle fatte

conquiste e della gloria acquistata. In effetto sovrastava alla Francia

nel mezzogiorno e occupava l'Olanda a malgrado delle lagnanze di quel

potentato; nel settentrione controbilanciava la Russia e l'Austria

nelle quistioni polacca e germanica; e nell'oriente faceva abbandonare

Belgrado alla casa d'Austria, solo risultamento di una guerra infelice.

La casa d'Austria si trovava legata alla Russia in virtú del sistema

che i politici dell'epoca chiamavano «orientale» e che tendeva allo

scompartimento delle possessioni ottomane in Europa, e lo era alla

Francia in occidente contro la Prussia e l'Inghilterra. Innovazioni

rapidamente operate non corrisposero nei loro risultamenti alle

buone intenzioni dell'imperatore Giuseppe, che uno ingegno cospicuo

caratterizzò come «facente male il bene». In effetto gravi turbolenze

nascevano in Ungheria; rivolta compiuta nel Belgio; e le sue operazioni

amministrative non furono facilmente applicate e non trovarono

riconoscenza se non che negli Stati italiani. Giuseppe secondo morí

scontento e sorpreso di tali risultamenti, come tutti quelli che non

sanno determinare i limiti che separano il bello dal possibile. Il suo

successore, il savio Leopoldo, riparò con prudenza e con pacatezza ai

mali che la precipitazione dell'antecessore avea cagionati, trattò coi

turchi, fece rientrare il Belgio sotto il dominio della casa d'Austria,

acquetò gli spiriti in Ungheria e vide con calma la politica che dovea

tenersi con la Francia agitata dalle civili discordie.

Se l'impero germanico avea perduta l'unitá dell'epoca della riforma,

l'elevazione della monarchia prussiana consumò la sua scissione, per

modo che restò ricco di forme e povero di vita e facea presagire a

chiunque era dotato di qualche acume, che non avrebbe resistito ad una

forte commozione che tutto annunziava siccome prossima.

La Polonia col perfezionare le sue istituzioni faceva di riparare in

parte alla perdita di una gran porzione delle sue provincie; ma vi sono

delle epoche nelle vicende delle nazioni come in quelle degl'individui,

nelle quali nulla riesce ed in cui i rimedi stessi si trasformano in

mali.

La Russia sotto il dominio di una sovrana illustre ingrandiva il suo

territorio in oriente del pari che in occidente colle spoglie de'

turchi e de' polacchi. Tutto a quella autocratrice riusciva a bene,

perché quantunque straniera erasi compiutamente nazionalizzata ed era

la piú energica ed illuminata espressione delle tendenze del popolo che

reggeva. La sua politica interna ebbe piú splendore che merito reale;

ma le sue utili conquiste, aprendo uno sbocco all'industria agricola

delle provincie meridionali dell'impero, ne promoveano l'incivilimento

per mezzo della crescente prosperitá. Da questo insieme era facile

dedurre l'importanza militare e politica che ben presto avrebbe questo

impero esercitato in Europa.

L'impero ottomano si ammolliva senza incivilirsi, non sapea né

combattere né produrre, ignorando ad un tempo le arti della guerra

e quelle della pace; esso esisteva per l'altrui gelosia non per

propria virtú, e la perdita della Crimea e de' tartari gli toglieva

ogni possibilitá di lottar colla Russia. Chiaro appariva che la sua

storia futura avrebbe offerto guerre infelici, paci ruinose ed interne

discordie, le quali avvilirlo dovevano come popolo prima di farlo

cessare di esistere come Stato.

La Scandinavia offeriva all'osservatore nella Danimarca

un'amministrazione paterna e modesta senza essere priva di lumi;

nella Svezia, un sovrano distinto che tolse a operare una rivoluzione

politica, condotta pressoché in guisa di una cospirazione, e la quale

sebbene tendesse a restringere i poteri dei corpi deliberanti fu

popolare, siccome quella che ristabiliva l'equilibrio necessario per

fare il ben dello Stato: il sovrano perí vittima dei risentimenti

di una classe e del delitto di un individuo, ma restò venerato e fu

pianto.

L'Italia godea della pace da piú di quarant'anni, pace di cui la

prosperitá fu conseguenza. I suoi governi in generale tendevano al

progresso, fuorché le repubbliche. Gli avanzi del medio evo erano

combattuti da' governi monarchici della penisola, siccome quelli

che ponevano ostacolo ai miglioramenti amministrativi e all'unitá

del potere sovrano. La vita attiva d'altronde era quasiché spenta

negli individui: nessuno sforzo si esigeva da essi né dalle masse per

cooperare ad un ordine di cose che procedeva naturalmente e che in

virtú di felici circostanze favoriva il benessere ed il riposo. Ben

trista era una siffatta disposizione per affrontare quella serie di

solenni e gravi avvenimenti che doveano sconvolgere la penisola dalle

Alpi al Faro.

La riconosciuta indipendenza degli Stati uniti d'America era il

preludio della decadenza del sistema coloniale, e appariva chiaramente

che il monopolio delle metropoli sulle loro colonie, considerato

come la sorgente della ricchezza dello Stato, doveva accelerare la

separazione degli Stati americani, i quali avrebbero oramai influito

lentamente sul sistema generale come Stati e non piú come possessioni

europee, secondo che era accaduto fino all'epoca di cui teniamo

discorso.

Il carattere generale dell'epoca è lo stesso di quello che dicemmo aver

contraddistinto l'epoca esaminata nel precedente discorso, essendosi

le grandi trasformazioni operate nel corso del periodo. Cercherem

poi da ultimo di riassumere le condizioni della societá dopo i grandi

avvenimenti cui fu soggetta, ed i cangiamenti che si operarono in essa

sotto tutti gli aspetti.

Ora secondo il metodo per noi adottato in questo lavoro proporremo

alcune quistioni e faremo di scioglierle.

1. Quali fossero gli uomini, le armi e gli ordini nei periodi dal 1789

al 1800 e dal 1800 al 1815.

2. Quale lo stato della tattica, della strategia, della fortificazione,

della guerra di assedio, dell'amministrazione militare e di tutte le

istituzioni correlative nei due periodi sopra indicati.

3. Quali mutamenti o modificazioni subisse la scienza militare verso

la fine del periodo del quale trattiamo, e come se ne rilevi lo

stato dagli scrittori militari, dalle pratiche dei gran capitani e

dalle istituzioni che ne son risultate. Da ultimo in che modo possano

considerarsi queste modificazioni delle belliche scienze, come accadano

e come esprimano le vicende sociali e intellettuali dell'epoca.

4. Qual fosse lo stato delle scienze esatte, naturali e morali

nell'indicato periodo.

5. Quale il carattere dello stato sociale verso la fine del periodo e

ciò che ha lasciato traccia dello stato intermedio per cui è passato.

6. Quali i risultamenti politici di questa lunga lotta dopo il

congresso di Vienna ed in che le transazioni intermedie sieno state

conservate o sieno interamente scomparse.

La composizione della forza pubblica nel suo primo elemento, cioè

gli uomini, non subí nessuna modificazione nei vari Stati europei

fino all'epoca della guerra della rivoluzione, la quale fece entrar

nell'esercito di Francia i battaglioni delle sue numerose guardie

nazionali — create per mantenere l'ordine interno — onde supplire alle

perdite ed opporre forze bastanti al numero de' nemici. A questo si

aggiunse una requisizion generale, che non richiedeva altra condizione

che quella dell'etá per farne parte o per esserne escluso. Sí fatto

mezzo straordinario e violento non potea divenire metodo permanente se

non che regolarizzato siccome legge e perdendo colla sua forma anche

il nome. Cosí nel 1799 fu decretata la coscrizione, che dichiarava

il servizio militare come dovere di tutti, successivo e temporaneo,

e che armonizzava con l'unitá della legislazione civile, criminale

e finanziera ch'era stata sostituita alla divisione in classi, in

ordini ed in privilegi particolari; e cosí la tendenza alla fusione

delle classi tutte della societá nel senso delle loro obbligazioni,

la quale formava il carattere del secolo decimottavo, trovava la

piú significante espressione nella scelta degli uomini destinati a

comporre gli eserciti. La composizione del corpo degli uffiziali subí

il cangiamento corrispondente all'abolizione de' privilegi nell'ordine

civile, e il servizio essendo divenuto un dovere, bisognava che

potesse divenire una carriera per tutti, esigendosi non piú privilegi

di nascita ma condizioni di capacitá. Ciò fece che non vi fosse piú

soluzione di continuitá nell'esercito, dal tamburino al generale in

capo; e quando Luigi decimottavo diceva che nella giberna di ogni

soldato vi era un bastone di maresciallo, dava al tempo stesso una

definizione chiara ed una sanzione solenne a questo gran fatto sociale.

E se vuolsi por mente alla composizione della forza pubblica nel medio

evo tal quale noi l'esponemmo nel terzo discorso, vedrassi essere stata

interamente diversa dalla presente, perocché ivi tutto era individuale

e per cosí dire privilegiato, e qui tutto generale e condizionato. E

nei seguenti discorsi, dal quarto al settimo, abbiamo indicati tutti

i passi successivi che si erano fatti per operare gradatamente e

senza sorpresa questa fausta trasformazione nel primo elemento della

milizia; trasformazione che simboleggiava e confermava al tempo stesso

quella operata in tutto l'ordine sociale. Gli altri Stati europei

che combattevano la Francia e si opponevano alla rivoluzione anziché

adottarla, furono pur nondimeno costretti dal sentimento della propria

conservazione a supplire ai mezzi ordinari che la guerra coi suoi

nuovi metodi distruggeva rapidamente, chiamando sotto forme e nomi

diversi tutta la loro popolazione valida a servir di riserva e di

alimento agli eserciti. E questo movimento cominciò nel 1808 nella

penisola spagnuola, nel 1809 in Austria, e durò fino al 1815 da per

tutto fuorché in Inghilterra, ove si reclutò bensí nelle milizie, ma

per influenza dei capi e non per legge dello Stato. Una volta chiamate

le masse a formare l'esercito, non solo era necessario il sistema

delle pene, ma bisognava allettarle con quello delle ricompense; per

il che decorazioni ed avanzamenti furono accordati, e questo ancora

negli Stati ove dagli ordinamenti civili la separazione delle classi

era stata conservata e sussistevano interi i privilegi e finanche la

servitú della gleba. Epperò la Francia e le sue dipendenze adottarono

il nuovo sistema come conseguenza della loro legislazione, e le altre

potenze in opposizione agli ordinamenti che le reggevano lo adottarono

perché il richiedea l'interesse della propria conservazione; chiara

pruova del nostro assunto sull'influenza reciproca delle belliche

scienze e dello stato sociale.

Se grandi furono gli effetti di questi avvenimenti sugli uomini,

piccioli furono sulle armi e possono ridursi: 1. all'uso piú frequente

dell'artiglieria leggiera, con vari metodi nei diversi Stati; 2.

all'uso degli obici fatto piú frequente ed in proporzioni maggiori

coi cannoni, fino a formare il terzo de' pezzi di una batteria; 3. ai

razzi alla _congrewe_ che furono impiegati negli eserciti alleati anche

in campagna, e dal 1813 in poi adottati generalmente, benché senza

aver grandi effetti; 4. alla importanza che racquistarono nel secondo

periodo, dal 1800 al 1815, i corazzieri e i lancieri.

Gli ordini, per la stessa causa, non subirono alcuna alterazione e

furono i medesimi che nell'ultima epoca di Luigi decimoquarto e di

Federico secondo, se ne togli le tre righe nella cavalleria le quali

furono dissusate piuttosto che abolite. Si conservò ancora l'ordine

in due righe adottato come primitivo nell'esercito inglese per la

fanteria. L'ordine del giorno dodici ottobre 1813 all'esercito di

Napoleone, ove è prescritta la formazione in due righe, ma disposta

in colonna per divisione, e questa come ordine abituale, non può

esser considerato che come una disposizione di circostanza per potere

maneggiar facilmente un esercito forte di numero e povero d'istruzione,

e cosí dargli piú consistenza contro la cavalleria nemica alla quale

non poteva opporsene una simile per numero e qualitá. Ed in effetto

i militari regolamenti posteriori non hanno fatto veruna menzione di

quest'ordine di battaglia siccome parte della tattica elementare.

Venendo ora alla soluzione del secondo quesito, diremo che la tattica

seguiva in tutti gli Stati europei piú o meno compiutamente il sistema

prussiano. In Francia l'ordinanza del 1791 semplificava e perfezionava

questo stesso sistema, e l'esperienza acquistata in un lungo periodo

di guerra fatta su tutti i terreni e con tutte le nazioni non rese

necessario verun cambiamento importante, del che l'ordinanza del 1831 è

una novella e piú compiuta dimostrazione. In tutta l'Europa s'imitò piú

o meno quel regolamento. Nel secondo periodo un'ordinanza di cavalleria

fu redatta in Francia nel 1802 da uomini molto periti nell'arma e

ricchi dell'esperienza di dieci campagne. I conoscitori trovano questo

regolamento fondato sull'essenza dell'arma, dettato dalla pratica della

guerra, e veggono nella sua posizione una severa deduzione logica dai

principi alle conseguenze dei movimenti tutti. L'ordinanza del 1831

pubblicata in Francia per l'arma di cui discorriamo, ad avviso di

distinti generali e dei medesimi collaboratori di essa, non contiene

veruna mutazione importante. Se tanta scienza e tanta esperienza sparsa

in Francia non ha saputo procacciare maggiori perfezionamenti alla

tattica elementare delle due arme, rimane dimostrata la soliditá de'

principi che furono stabiliti nella redazione delle prime ordinanze.

L'artiglieria non variò molto nei suoi metodi. Solo l'artiglieria

a cavallo riunita in gran masse ebbe bisogno di ricorrere agli

spiegamenti, come le due altre arme, ove la parte giá spiegata

favorisce quella che dee ancora spiegarsi[32]. Ma se la tattica

elementare quanto alle armi ed agli ordini non subí, né il poteva, gran

cambiamenti, la tattica sublime ricevette nelle varie circostanze di

cosí lunga lotta qualche modificazione, la quale perfezionò l'uso della

tattica elementare senza alterarne i principi.

Il disordinamento che la rivoluzione produsse negli eserciti francesi

per l'emigrazione degli uffiziali e per l'indisciplinatezza dei

soldati, dovette far sorgere il bisogno di un'applicazione della

tattica che corrispondesse agli elementi di cui si componeva la

forza pubblica in quello Stato e in quell'epoca. Il problema da

risolversi consisteva nel determinare come potesse opporsi con buon

successo un esercito composto di antichi soldati non agguerriti e di

nuovi non istruiti a truppe istruite e agguerrite. La flessibilitá

dell'ordinanza del 1791 permise di adottare un sistema che risolvette

il problema enunciato. Il metodo fu il seguente. Si facea cominciare

il combattimento da una massa di bersaglieri superiore di molto alla

consueta, per modo che vi s'impiegavano battaglioni interi. Questi,

abbandonati al loro coraggio ed alla loro intelligenza individuale,

riconoscevano la parte debole della posizione nemica, penetravano

negl'intervalli, attiravano l'attenzione della fanteria e profittando

del terreno operavano contro l'artiglieria con un fuoco di moschetteria

esatto e continuo. Cosí operando coprivano i movimenti delle masse, le

quali formate in ordine di colonna per battaglioni o per reggimenti,

protette dall'artiglieria di campagna e sostenute dalla cavalleria,

caricavano le posizioni nemiche e si spiegavano dopo averne preso

possesso. La romana legione si vide ristaurata nella formazione delle

divisioni, le quali composte di tutte le arme, potevano isolatamente

operare in tutti i casi. L'artiglieria fu resa piú mobile, e la

leggiera in ispecie dal far parte dei battaglioni passò dal 1794 fino

al 1812 ad essere annessa alla divisione; e se i battaglioni ebbero

i loro pezzi, ciò fu eventualmente e per facilitare i trasporti di

artiglieria. La rapiditá dell'artiglieria leggiera favorí il nuovo

genere di combattere, col prendere rapidamente di fianco le posizioni o

concentrar molti fuochi sul punto che voleva forzarsi, prima che fosse

rinforzato da un'artiglieria meno mobile. Questo sistema comandato

dalla necessitá ebbe il suo effetto in questo: che le battaglie furono

ridotte ad una serie d'affari di posti nei quali le posizioni estese

erano forzate, le circoscritte accerchiate, in guisa che tutte le linee

composte d'ostacoli territoriali perdettero la loro importanza e il

cordone difensivo del Lascy dovette soccombere in faccia ad un cordone

offensivo, che aveva per sé i vantaggi del movimento e dell'impulsione

che ne deriva, e che bilanciava i vantaggi che le truppe ben manovranti

dovevano avere sulle inesperte. Ciò che vi era d'inusitato in tal

metodo contribuí al suo felice successo, e tutte le battaglie date,

da quella di Jemmapes nel 1792 fino a quella dell'esercito del Reno a

Landau nel 1795, furono cosí condotte ed ottennero felici risultamenti.

Persino a Fleurus ove si operava con masse riunite in un terreno

circoscritto, ogni divisione francese difese parzialmente il proprio

terreno, e niun gran movimento venne impiegato in quella importante

giornata. Fino al 1800 il sistema fu lo stesso, e la battaglia di

Zurigo fu un combattimento che durò quindici giorni sopra uno spazio

di cinquanta leghe; nelle battaglie di Stockak, di Dettingen, della

Trebbia e di Novi, benché si operasse sopra terreni limitati, meno

l'impiego di qualche riserva non videsi nulla che rassomigliasse a

Leuthen e Rosbac, come neppure nelle strepitose azioni di Castiglione,

di Arcoli e Rivoli[33]. La battaglia di Marengo nel 1800 è la prima

ove si vedono alte combinazioni tattiche per rifiutare un'ala o per

farne avanzare un'altra, ed alla stessa epoca nelle battaglie di

Moreau sul Reno, ad Engen, a Moschik, a Biberach, ad Hohenlinden, si

vide l'impiego della tattica; il che vie meglio dimostra che le truppe

erano piú istruite e i generali piú avvezzi a muover le masse. In

tutte queste guerre la cavalleria francese, inferiore in tutto fuorché

nel valore a quella degli alleati, operava per cariche parziali, e i

loro nemici non ebbero né un Seidlitz né un Murat per trarre partito

dalla loro cavalleria. La battaglia di Marengo fa di ciò ampia fede.

La campagna di Egitto rese necessario l'uso de' quadrati in una grande

scala e come ordine abituale, mentre vaste pianure ed un nemico forte

in cavalleria indicavano il metodo che Marco Antonio aveva adottato

contro i Parti presso l'antichitá e Munick nella conquista della

Crimea. L'ordine in quadrato divenne pei francesi in Egitto ciò che i

campi erano pei romani, essendo provato che gli ordini e gli accidenti

del terreno e i mezzi fortificatorii a vicenda si appoggiano e si

suppliscono nelle guerre.

Ma nel secondo periodo, durante le guerre dell'impero, dopo i campi

delle coste dell'Oceano, ove l'istruzione delle truppe fu spinta

ad un alto grado, le battaglie ebbero un'altra fisonomia: le masse

concentrate in terreni circoscritti compivano con movimenti tattici

ciò che si era operato con movimenti strategici. In questo secondo

periodo alle divisioni si dette un centro particolare d'unitá, formando

dei corpi d'esercito di due o tre divisioni con la corrispondente

cavalleria leggiera, artiglieria di divisione e di posizione, genio

ed amministrazione militare. Cosí davasi a questi corpi tutti i mezzi

di un esercito compiuto, e gli ordini per farli concorrere ad una

grande operazione non erano men laconici di quelli che dannosi da

un capo di battaglione ai capi di plotone. Una riserva di guardie e

granatieri riuniti, ed una riserva egualmente di cavalleria pesante,

mezzana e leggiera, ed una gran riunione di artiglieria concentrata

nel medesimo scopo apprestava a chi tutto reggeva il mezzo di vedere

con tranquillitá operare tutti i suoi corpi e di avere con che

rinforzarli secondo il bisogno. Cosí si operava ad Austerlitz, a Jena,

a Friedland, a Wagram, del pari che alla Moskowa, a Lutzen, a Bautzenz,

a Dresda, Lipsia: e queste battaglie possono paragonarsi a quelle del

gran Federico non giá nei particolari dell'esecuzione ma bensí nel

concepimento e nello scopo; mentre sorprendere, oltrepassare un'ala o

sfondare il centro è sempre la tendenza di queste battaglie, e le piú

sterili in risultamenti, come quella di Borodino, sono quelle date in

ordine parallelo, e Waterloo n'è una novella pruova per chi attaccava.

Può dirsi che una battaglia era un assedio fatto in poche ore: mentre

nel primo periodo i bersaglieri e l'artiglieria cercavano di estinguere

i fuochi e riconoscere il terreno del nemico — il che potrebbe

paragonarsi all'investimento e alla prima parallela, — indi le truppe

operavano per impadronirsi di qualche punto piú importante, e da ultimo

la gran riserva d'artiglieria apriva la breccia nel punto determinato

dell'ordine di battaglia, le colonne vi penetravano e la cavalleria ne

compiva il successo[34] con isciogliere i corpi ordinati ed impedire

il riordinamento di quelli giá sciolti. Gli eserciti del nord hanno

adottato successivamente questa organizzazione e questi metodi

(l'Austria nel 1809, la Russia nel 1812 e la Prussia nel 1813), cioè

i corpi d'esercito, le riserve e i modi di operare che ne derivano,

come l'uso dell'ordine profondo. Ma l'esercito inglese ha combattuto

seguendo metodi quasi opposti, mentre l'ordine sottile vi era

applicato al massimo grado, la fanteria essendo ridotta abitualmente

a due righe. Non usavasi che come eccezione l'ordine in colonna e

facevansi le cariche alla baionetta anche nell'ordine spiegato. Il

modo di armarsi, le qualitá morali del soldato inglese ed il genere

di guerra adottato erano in armonia coi limitati mezzi di reclutamento

posseduti dall'Inghilterra, e tutto tendeva a creare un sistema opposto

a quello de' francesi nato da circostanze diverse. Ricorderemo a'

nostri lettori aver noi nel settimo discorso enunciato che il gran

Federico avea non solo descritto ma sommamente lodato in una lettera

al general Fouquet l'ordine di battaglia difensivo che gli austriaci

adoperavano a fine di rompere l'urto degli attacchi dei prussiani.

Ora egli dice che gli austriaci collocavano la loro prima linea a

mezza costa delle alture, la seconda alla sommitá, le truppe leggiere

alla base, l'artiglieria disposta anche ad anfiteatro per battere

i rientranti non sempre direttamente occupati, e la cavalleria a

portata de' terreni ove poteva operare ed in modo da non esser esposta

inutilmente al fuoco del nemico. Il sistema adottato dagl'inglesi nel

corso del secondo periodo della guerra della rivoluzione ricevette

nella guerra della penisola il suo compiuto sviluppo. Adottavasi la

disposizione descritta dal gran Federico con qualche differenza che

indicheremo. La prima linea, la disposizione dell'artiglieria, delle

truppe leggiere e della cavalleria, erano presso a poco le stesse: ma

la seconda linea che gli austriaci tenevano formata alla cresta, nel

metodo inglese era al rovescio dell'altura e cosí resa invisibile al

nemico, il quale non potea fare se non una imperfetta riconoscenza;

e perciò quando le truppe nemiche formate in colonna per battaglioni,

superate tutte le difficoltá del terreno e la resistenza della prima

linea dell'artiglieria, erano giunte a coronare a forza di valore e

di perseveranza la sommitá della posizione ove arrivavano disordinate

ed indebolite, la seconda linea che fino allora s'era tenuta nascosta,

mostravasi, faceva una scarica a piccola portata e subito dopo caricava

alla baionetta, con che faceva dare indietro e scendere in disordine

le truppe ch'erano salite con tanto vigore all'attacco. Oltre a ciò

in ogni battaglione il plotone estremo faceva una conversione pria

di far fuoco, a fine di prendere in fianco il battaglione nemico che

gli era opposto; ed allora la cavalleria profittava del terreno e

della posizione per render compiuta la riuscita, e la prima linea

si riordinava dietro alla seconda e concorreva a por fine alla

lotta. Questa combinazione di disposizioni tattiche e questa scelta

di posizioni fecero sí che l'impetuositá francese venisse un poco

sconcertata; ed il metodo col quale avea vinto le prime coalizioni ed

era creduto il solo buono pei suoi brillanti risultamenti, fu posto in

quistione nella guerra della penisola, essendovi un grave svantaggio

pei francesi nel combattere con una fanteria stanca e disordinata

le tre armi degl'inglesi, mentre la cavalleria francese non poteva

servire negli attacchi di quelle posizioni, e l'artiglieria non potea

secondare la propria fanteria se non che nel primo periodo e non giá

nell'ultimo ch'era il decisivo. Le battaglie di Canopo in Egitto e di

Maida in Calabria furono seguite dalle battaglie di Vimiero, Talavera,

La Corogna, Busacco, Fuents d'Onoro, Albufeira e Salamanca, che ebbero

tutte lo stesso risultamento nella penisola, e Waterloo compí questa

serie di esperienze e di costanti successi degl'inglesi nella guerra

difensiva e mostrò i vantaggi dell'ordine sottile sul profondo di

questo genere di combattimenti. Ci siamo distesi su questo oggetto

perché a nostro credere resta a risolvere se nella tattica che ci

ha lasciata la guerra della rivoluzione vi sia un altro metodo per

ridonare a chi attacca qualche vantaggio su chi è attaccato, vale a

dire determinare se gli ultimi progressi dell'arte colle armi presenti

lascino la superioritá alla difensiva o all'offensiva, tatticamente

parlando. Questo problema è fecondo in conseguenze non solo quanto alla

guerra ma ancora quanto al sistema sociale.

Passando ora alla strategia che considereremo col metodo stesso

di tutti gli altri rami dell'arte che sono compresi nella nostra

seconda quistione, ricordiamo ai nostri lettori aver noi segnalato

dal quarto discorso in poi l'apparizione evidente e i caratteri che

essa ha rivestiti nei vari periodi, sempre in progresso relativamente

alle sue applicazioni scientifiche. Nell'epoca della quale trattiamo

fece de' passi immensi, riassunse la guerra tutta nelle sue teorie

e ne subordinò tutti gli effetti nelle pratiche operazioni, come

per esempio la coscrizione, in virtú della quale si operarono le

vaste trasformazioni che l'equilibrio politico e il sistema sociale

subirono in questa epoca; trasformazioni sí fatte che ne formano un'èra

istoricamente e filosoficamente considerata, siccome quella che ha il

doppio carattere di riassumere il lento lavoro dei secoli scorsi e di

dare una nuova impulsione ai futuri. Noi per tutte le esposte ragioni

andrem discorrendo i metodi di strategia impiegati nei due periodi

dell'epoca della quale è parola.

I non buoni elementi militari che si trovò avere la Francia nella

sua prima guerra contro i coalizzati la costrinsero a risolvere il

problema «di muovere masse numerose poco istruite e con capi nuovi

nell'arte contro avversari che possedevano gli opposti vantaggi». A

fine di conseguir ciò, era necessaria una direzione unica la quale

desse una impulsione uniforme, ed esigevasi che la scienza presedesse

dal gabinetto alle cose della guerra e supplisse ad un generale unico

e superiore che non esisteva, ed il quale per l'estension dello spazio

ed il numero delle truppe non avrebbe potuto bastare all'adempimento

di tanti doveri. Da ciò venne che un membro del governo che reggeva

la Francia fosse esclusivamente incaricato nel 1793 di difendere il

territorio francese dalla formidabile invasione che il minacciava.

Carnot alla testa di un comitato militare nel quale aveva posto il

Darcon e che componevasi di quanto vi era di piú distinto nel corpo del

genio che aveva sopravvissuto alla rivoluzione, formò il piano celebre

della campagna del 1794, ove tutta la frontiera da Uninga a Dunkerque

fu considerata come un sol campo di battaglia, e i quattro eserciti

che occupavano e difendevano la frontiera dell'est furono riguardati

siccome divisioni di una gran massa, le quali operare doveano

secondo il piano generale e concorrere tutte ad un alto scopo. Questo

consisteva nell'operare concordemente su tutta la linea dei movimenti

rapidi, generali e successivi, i quali tendevano ad inviluppare le

ali o sfondare il centro della posizione del nemico strategicamente

considerata e a lasciar indietro le piazze di guerra e gli ostacoli

naturali, tutti calcolati per resistere ad un numero minore di uomini

operanti con una moderata attivitá ed in ispazi piú circoscritti.

Le posizioni divennero inutili, siccome quelle che furono girate o

sfondate, e le piazze oltrepassate, per modo che non si trovarono in

grado di esercitare influenza sul teatro della guerra che la rapiditá

dei movimenti avea trasportato in una piú lontana regione. Sará facile

il concepire che questo metodo sí ardito, aiutato da tutto il prestigio

della novitá e combinato col sistema di tattica che descrivemmo, fece

sí che gli eserciti nemici coi loro metodi fossero rotti e sorpresi,

benché avessero tutti i vantaggi che arrecano l'istruzione ed un

provato valore; le quali prerogative loro servirono per rendere

onorevole la lunga ritirata colla quale abbandonarono ai francesi

tutto il paese posto tra la frontiera e il corso del Reno: risultato

immenso nei suoi effetti morali e materiali, ma che poteva, siccome

accadde, indurre in errore sulle massime scientifiche della strategia.

In effetto esagerando i successi ottenuti sopra un teatro di guerra

piú eguale, si volle nel 1796 applicare lo stesso metodo d'operazione

contro le ali del nemico per riunirsi offensivamente dietro alle

sue linee di difesa, a un teatro di guerra che abbracciava lo spazio

compreso fra l'Olanda e le Alpi marittime. E tali eserciti dovevano

riunirsi dopo aver traversato il Reno e le Alpi, e poscia il Po, il

Danubio e nuovamente le Alpi, nonché tutti gli affluenti che si gittano

nel Mar Nero verso il basso Danubio. L'arciduca Carlo riconducendo la

strategia alla sua gran regola di operare in massa, che la guerra de'

sette anni aveva sí ben dimostrata, salvò la Germania dall'invasione;

e se la guerra fu in ultimo favorevole ai francesi, secondo che ne fa

fede la pace di Campoformio, ciò fu dovuto al duce delle armi francesi

in Italia, il quale applicò con maggior vigoria e piú compiutamente

il sistema che il principe austriaco aveva seguito in Germania e diè

luogo ad un raro fenomeno che difficilmente si rinnoverá, vale a dire

che la casa d'Austria fu minacciata nella parte men vulnerabile delle

sue frontiere, cioè in quella che è custodita dalle Alpi Noriche e

Rezie. A Montenotte, a Lonato, a Castiglione e a Rivoli[35] si videro

i miracoli della strategia, e i risultamenti di Wurtzbourg in Germania

ne furono la contropruova. Le ostilitá riprese nel 1799 fecero seguire

a chi reggeva la Francia gli errori del piano del 1796, e l'apparizione

dell'esercito russo ruppe ogni proporzione di forza numerica, mentre

la Svizzera divenuta anch'essa teatro di guerra ne accrebbe lo spazio,

e i francesi perdettero le loro conquiste. Ma l'applicazione della

strategia fatta da Massena a Zurigo preservò il territorio francese da

una invasione, sciolse la seconda coalizzazione e preparò i successi

di Marengo e di Hohenlinden, dove il sistema dell'operare in massa ebbe

grandi risultamenti sotto la direzione del generale che tanti ne aveva

ottenuti in Italia e in Egitto. Questi mercé della vasta applicazione

del sistema anzidetto riprese in Europa la superioritá sugli austriaci

rimasti soli, riguadagnò il perduto e alla pace di Luneville, seguita

da quella di Amiens, fece riconoscere i nuovi acquisti della Francia

e pose fine alla guerra generale cominciata nel 1792. Ma nelle guerre

dell'impero che seguirono la rottura della pace di Amiens, la strategia

acquistò tale importanza, fece tali progressi che rivestí interamente,

presso gli scrittori militari che ne trattarono, il carattere di una

scienza, se non esatta nel senso compiuto della parola, quasi che

esatta. Parlando della tattica in questo secondo periodo, vedemmo

che i campi sulle coste dell'Oceano avevano consolidata l'istruzione

delle truppe francesi e avvezzati i loro generali a muover le masse

con precisione sopra terreni circoscritti; e come nelle prime campagne

della rivoluzione la strategia aveva dovuto adattarsi allo stato

dell'istruzione delle truppe, in questa serie di guerre poté seguire

piú liberamente i principi veri della scienza, avendo uno strumento piú

perfezionato per compiere le grandi operazioni. Le campagne del 1805,

1806 e 1809 furono l'apogeo della strategia per parte degli eserciti

di Francia retti da Napoleone, il quale divenuto pieno signore di

quello Stato ed in conseguenza riunendo al suo genio mezzi vastissimi

ed alta potenza, fece sopra una vasta scala ciò che aveva fatto

nelle prime campagne d'Italia. I risultamenti furono proporzionati

alle masse poste in azione e agli spazi nei quali operavasi. Ciò che

aveva reso sterili di gran risultamenti le guerre del secolo di Luigi

decimoquarto era stato appunto la disproporzione fra gli eserciti e gli

spazi che dovevano occupare, e il difetto di speditezza per profittare

della vittoria e per ritrarne l'ultima conseguenza, cioè quella di

sciogliere l'ordine negli eserciti dei loro avversari. La massima del

gran Turenna, il quale stimava che cinquantamila uomini fossero il piú

gran numero che un generale potesse comandare con buon successo, fu

confermata dalle guerre ch'ebbero luogo dopo la sua morte. Napoleone

ovviò a questo inconveniente dividendo le sue cresciute forze in corpi

di esercito che possedevano tutti gli elementi necessari per operare

isolatamente, siccome notammo nel parlar della tattica. A questo

modo duecentomila uomini divisi in otto corpi avevano la massa di

duecentomila e la mobilitá di venticinquemila, ed il male che Turenna

avea fatto notare venne distrutto dalla superioritá di questo metodo.

Cosí dopo una battaglia che compiva le operazioni strategiche, i

perdenti si trovavano inseguiti in tutte le direzioni con la massima

velocitá dalla riserva di cavalleria e da tutto l'esercito che la

seguiva e la sosteneva: i posti erano girati e le piazze lasciate

indietro. L'esercito battuto, costretto a rapide marcie, perdeva

giornalmente uomini, materiale e organizzazione; la sua forza morale

degradava in proporzione de' suoi disastri, e non aveva il tempo

di riordinarsi e di riprendere lena collocandosi in una posizione

difensiva: poiché se questa era estesa, veniva forzata; se stretta,

non era bastante ad arrestare i gran movimenti dell'esercito nemico

costituito a quel modo che ci facemmo ad esporre.

Abbiamo fatto notare il come la strategia dominasse la tattica. Ed

in effetto non si apriva una campagna per incontrare il nemico, ma

si cercava di occupare i punti strategici ed in ogni battaglia si

tendeva a impedire al nemico di riprendere le comunicazioni perdute

pei movimenti strategici, e non appena erasi guadagnato uno di questi

punti, da esso passavasi agli altri per la strada piú corta; per modo

che chi era attaccato, battuto strategicamente, veniva a battaglia

non per vincere ma per potersi ritirare. Questa sola condizione

rendeva la lotta ineguale nelle sue conseguenze, e chi trionfava

separava il suo avversario da tutti i suoi depositi e penetrava

nel centro dello Stato, nella capitale, e cosí costringea a delle

paci le quali rassomigliavano alla capitolazione di una piazza la

cui breccia fu aperta. La pace di Presburgo dopo due mesi nel 1805,

quella di Tilsit nel 1807 e quella di Vienna nel 1809 compruovano la

nostra asserzione; e però altrettanto sagace che luminosa troviamo la

denominazione di «battaglie strategiche» data dal general Lamarque

a quelle combattute in tali campagne[36]. E la piú compiuta di tali

operazioni ebbe luogo nei cinque giorni del 1809, che cominciarono

il diciotto aprile e finirono il ventitré col combattimento di

Ratisbona, ove il perno tenne fermo e la riunione si operò combattendo

ed isolando le numerose masse del nemico, e si occupò la capitale un

mese dopo il cominciamento delle ostilitá. Questa rapida distruzione

delle forze ordinarie e regolari dello Stato rese indispensabile

l'armamento e l'ordinamento di tutta la popolazione virile per

difendersi contro guerre che non si limitavano alla periferia, ma che

penetravano nell'interno dello Stato. Noi abbiamo indicate, trattando

della scelta degli uomini, le conseguenze di varia natura che questa

necessitá generava sotto tutti gli aspetti militari e sociali. In

effetto per arrestare questo torrente era necessaria la combinazione

della guerra popolare[37] colle forze regolarmente ordinate e coi

vasti spazi. Tutto questo impediva al sistema enunciato di operare

in modo da serrare in un angolo le forze regolari, distruggerle con

quindici giorni di movimenti e di combattimenti ed impadronirsi di

tutte le risorse di un popolo attonito e passivo. Tale fu la guerra

della penisola, ove la popolazione energica della Spagna, aiutata

direttamente e indirettamente dall'Inghilterra, sembrò rinnovare

il sistema praticato nell'antichitá ed ignoto ai moderni, che gli

spagnuoli avevano impiegato contro i romani[38] e gli arabi. L'esercito

francese possedeva una superioritá riconosciuta nelle battaglie, e ciò

fu pienamente dimostrato dai suoi successi nella campagna d'inverno del

1808 da Napoleone guidata. La dura necessitá forse piú che la ragione

fece adottare un sistema che preservava dal doppio effetto della massa

e della mobilitá delle truppe. Lasciando loro grandi spazi di paese, la

loro linea d'operazione si rendeva profonda e la loro fronte estesa,

per modo che dividendosi perdevano tutti i vantaggi inerenti alle

masse, e concentrandosi, tutti quelli inerenti alla mobilitá; il che

rendeva anche piú grave la difficoltá delle sussistenze. Il sistema di

difesa della penisola fu dunque regolato in guisa tale che il nemico

non trovasse ostacoli nella sua impulsione offensiva, ma che una

volta padrone di vasti spazi fosse costretto a difenderli, e perdesse

cosí tutti quei vantaggi primitivi che il proprio suolo e le simpatie

locali offrono in questo genere di guerra. Indebolito numericamente e

moralmente, poteva allor facilmente esser battuto ne' vari suoi corpi

e costretto ad una ritirata assai disastrosa, vista la profonditá

della linea d'operazione. Il Portogallo costituiva la cittadella della

penisola, e le linee di Torre Vedras erano per cosí dire il ridotto

dove l'esercito ausiliario inglese, che conteneva l'elemento meglio

ordinato della resistenza, poteva restringere la sua difesa ed uscirne,

onde riprendere l'offensiva quando le circostanze della guerra della

penisola o di altre combattute nel resto di Europa avessero reso

facile, utile e possibile l'osarlo con isperanza di buon successo,

siccome avvenne.

La campagna del 1812 dá luogo a profonde riflessioni, mentre pel

numero e la varietá degli uomini componenti gli eserciti presenta un

esempio unico in Europa, cioè quello di veder realizzata una guerra

che aveva l'aspetto di una crociata; ma il poter muovere masse composte

di elementi cotanto svariati in virtú dell'aiuto di molte scienze era

una grande dimostrazione dei progressi della civiltá europea e della

unitá de' metodi guerrieri. Però le forze umane son limitate e il genio

stesso è circoscritto dallo spazio e dal tempo, che paralizzano la sua

azion vigorosa. In effetto se Turenna avea limitato a cinquantamila

uomini la forza di un esercito che un uomo potesse condurre, Napoleone

ha provato che con duecentoquarantamila uomini e cento leghe di spazio

accadeva lo stesso, mentre l'aumento delle masse e dello spazio faceva

dipendere la riuscita delle operazioni dai luogotenenti e non piú dal

sommo capitano; ciò che rendeva l'azione di un uomo superiore quasiché

secondaria, perché non potea né dirigere il tutto né riparare agli

errori commessi, ed aveva contro di sé lo spazio ed il tempo che son

tutto alla guerra[39].

La campagna del 1813 fu una pruova novella di quel che abbiam detto, e

Javer, Dennevitz, Culm paralizzarono i successi di Dresda e i vantaggi

della linea interna dell'Elba. Parliamo di queste campagne sotto il

rapporto puramente strategico, ma vi erano altre cause di diversa

natura che influivano sui loro risultamenti.

Nella campagna del 1814 non era piú il capo dell'impero ma il

generale dell'esercito d'Italia, il quale, se ne togli l'entusiasmo

ed i veterani che il secondavano, con forze inferiori rinnovava a

Champaubert e a Montmirail i prodigi di Lonato e di Castiglione contro

l'Europa irritata, agguerrita e potente. Ma qui non v'era che l'arte:

tutto il resto era contro; e la missione dell'arte si è quella di

facilitare lo svolgimento degli avvenimenti piú che di travolgerne il

corso.

La campagna del 1815 artisticamente immaginata confermava ciò che disse

il Montesquieu con tanta sagacitá, cioè che uno Stato soccombente alla

perdita di una battaglia non dovea cercare sul campo l'origine della

sconfitta, ma penetrare piú addentro e rimontare piú ad alto.

La fortificazione scientificamente considerata non fece gran passi,

rimanendo sempre al punto in cui Vauban l'aveva lasciata. Benché

molti distinti autori ne perfezionassero i metodi, la difesa restò

sempre inferiore all'attacco; né valsero i lavori del Saint-Paul,

del Bousmard e la bella opera di Carnot, il quale cercava colla

difesa attiva, coi fuochi curvilinei e con qualche modificazione nel

disegno, di ritardare l'ultimo periodo della difesa e di renderlo

piú vigoroso. È facile dedurre dalle combinazioni strategiche che la

guerra d'assedio nel primo periodo era divenuta secondaria, e non son

da notarsi che la difesa di Kehl nel 1797 fatta da Moreau e quella di

Genova da Massena. Queste due operazioni fan chiaro a nostro credere

che l'antica importanza delle piazze era sparita, non perché fossero

inutili ma perché poco proporzionate al numero degli eserciti e alle

vaste contrade che servivano di teatro alla guerra. In effetto a

Kehl ed a Genova la fortificazione era un ausilio e un appoggio alle

operazioni de' corpi d'esercito che da quei punti operavano. La difesa

di Danzica nel 1813 nel secondo periodo rivestí lo stesso carattere,

cioè quello di un gran campo trincerato in un teatro a parte, che

operava per proprio conto e non attendeva soccorso da una operazione,

ma si giovava dei risultamenti generali di una o piú campagne. E

una tal circostanza stabiliva un'altra scala e rendeva miste le

operazioni prima circoscritte dell'attacco e della difesa de' punti

fortificati. Infatti le piazze costruite dipoi furono, come per esempio

Alessandria, considerate siccome rifugio di un esercito per tenere un

paese fino all'arrivo di un altro esercito; ed essendosi osservato

che le piazze di frontiera venivano separate dagli eserciti e dallo

Stato dopo le prime operazioni militari, il che faceva che tutti gli

arsenali e stabilimenti militari si trovassero bloccati quando erano

piú necessari, le piazze, come abbiam detto di Alessandria, furono

stabilite nell'interno onde conservare piú lungo tempo i vantaggi sopra

indicati[40].

La guerra della penisola pose in luce la guerra d'assedio, e l'attacco

di Gaeta che precedette la guerra di Spagna fu quello ove le parallele

si ridussero a due, cominciandosi il fuoco quando erano terminate e

non successivamente come prima erasi fatto. La natura di quella piazza

contribuí a fare adottare questo sistema. Le difese di Saragozza,

di Girona e di Tarragona ricordarono gli esempi di Sagunto e di

Numanzia, ma era necessario il concorso delle popolazioni per adottare

un sistema di difesa; per il che i corpi facoltativi francesi nei

numerosi assedi fatti dall'esercito di Aragona mostrarono di non aver

nulla perduto del loro valore e di sapere applicare i vari metodi

secondo la differenza dei casi. Gl'illustri nomi di Rogniat, di Haxo

e di Vallée sono pruova di questo, ed il lungo blocco di Cadice dal

1810 al 1812 e la difesa di Burgos e di Badajoz mostrano lo stato

della scienza, come l'interessante opera del colonnello Jones dimostra

l'inferioritá degl'inglesi in questa parte dell'arte, non per mancanza

di perseveranza e di valore ma per difetto di metodi.

La fortificazione di campagna si uniformò ai progressi degli altri

rami dell'arte e divenne ausilio potente della gran guerra, ma piú nel

secondo periodo che nel primo. Le fortificazioni dell'isola di Lobau,

come le teste di ponte sulla Vistola e sulla Passarge nel 1807, ne

sono chiarissima pruova. Queste opere gigantesche avevano per iscopo

piuttosto di favorir l'offensiva che di sostenere la difensiva, come

le antiche linee del secolo di Luigi decimoquarto; e ciò caratterizza

a nostro credere la differenza radicale dell'arte nei due periodi. Le

linee di Torre Vedras sono l'ultima espressione di questo stato della

fortificazione di campagna nelle ultime guerre europee.

La castrametazione subí una compiuta modificazione e fu quasi

distrutta, la mobilitá essendo divenuto lo scopo principale degli

eserciti. Giusta l'esempio dei francesi le tende furono abolite,

e all'attendarsi sottentrarono il serenare e il barricarsi nelle

posizioni piú lungamente occupate. Questo cambiamento influí

potentemente sulle posizioni e sulle riconoscenze di esse, mentre

nelle prime si occupò presso a poco la linea con la quale si voleva

combattere, e occuparonsi spesso i salienti e si abbandonarono i

rientranti e tutti i terreni bassi che si consideravano difesi dalle

alture. Se gli eserciti accampati presentavano all'intelligenza di chi

faceva una riconoscenza elementi tali da giudicarne le forze, il nuovo

sistema meglio nascondeva le truppe, ed i fuochi coprivano un movimento

di ritirata ed ingannavano il nemico. D'altra parte questo metodo

riusciva di maggior danno alle truppe ed ai proprietari de' terreni che

momentaneamente occupavansi.

È cosa evidente che in un sistema di guerra simile a quello che abbiamo

esposto, l'importanza del terreno sotto l'aspetto tattico e strategico

ed anche amministrativo era immensa, e perciò lo stato maggiore doveva

acquistare un'alta importanza, e con esso acquistar ne doveano tutti i

lavori topografici, la riunione de' documenti e le memorie descrittive.

In effetto il deposito della guerra divenne una grande istituzione,

il che dovea essere quando nel primo periodo della guerra un comitato

sedente nella metropoli aveva diretti piú eserciti operanti in luoghi

diversi. Tutte le potenze belligeranti imitarono la Francia, e nel

secondo periodo lo stato maggiore francese cosí per istruzione come

per considerazione era inferiore a quello degli altri Stati. La parte

scientifica riguardava gli uffiziali del genio e quelli segnatamente

ch'erano addetti alla topografia[41]. Il genio ebbe nei «zappatori»

delle truppe pel servizio dell'arma, il treno e gli equipaggi militari

furono sottomessi alla disciplina comune ed offerirono tutti i vantaggi

della regolare milizia, e gl'infermieri finanche furono militarmente

ordinati. Il carattere scientifico appariva in tutte queste

istituzioni, mentre le scuole militari acquistavano nuovo splendore,

massime la politecnica la quale piú in lá ci faremo a considerare sotto

un aspetto diverso.

L'amministrazione militare fu piú razionalmente ordinata, e l'ultimo

passo di essa fu la separazione del personale dal materiale colla

creazione degl'ispettori alle riviste. In Francia ciò avvenne nel

secondo periodo, dopo il 1800, e il ministero stesso della guerra

fu diviso in due dipartimenti indipendenti e vi si aggiunse il

maggior generale che presedeva ai movimenti militari d'importanza

in tempo di guerra. Ma l'amministrazione militare, malgrado qualche

perfezionamento, dal momento in cui i movimenti furono cosí rapidi e

che al sistema de' magazzini e dei convogli venne sostituito quello

di requisizione locale, non ebbe piú né importanza né azione e fu

subordinata ai capi militari di cui diveniva un passivo istrumento.

Cosí accrebbe talvolta il male, facendo patire ad un tempo le truppe e

paesi senza impedire le depredazioni fatte, o tollerate per lo meno,

da chi piú poteva. E i paesi tutti e gli eserciti han conservato

trista memoria della militare amministrazione, la quale una volta

discreditata non fu piú, come accade, ritenuta dal pudore e rese

vere le accuse che le si mossero contro. Del resto quel genere di

guerra, ripetiamolo pure, non ammetteva la possibilitá di un ordine

amministrativo regolare, talché gli eserciti del nord strascinati

dalle circostanze han dovuto rinunziare ai metodi severi ed esatti

della loro amministrazione per adattarsi ai bisogni del tempo; e lo

Sthuthereim rileva questa disposizione parlando della battaglia di

Austerlitz da lui descritta. D'altra parte non dee tacersi che un

codice amministrativo, una contabilitá piú regolare han preparato gli

elementi propri ad inalzare al grado di scienza questa parte della

guerra, in armonia cogli Stati ove l'ordine amministrativo ordinavasi

giusta i propri metodi. E per notare qualcuna di queste invenzioni

della militare amministrazione, citeremo quella dei fogli di rotta in

virtú dei quali un individuo poteva percorrere tutta l'Europa colla

sicurezza di veder rispettati i propri diritti.

Non ci resta ora che a discorrere dei cambiamenti subíti dalle belliche

scienze, cambiamenti comprovati dagli scrittori militari del tempo e

dalle pratiche dei gran capitani. In tal guisa avremo risposto alle tre

prime quistioni proposteci.

Si è dubitato se queste ultime guerre avessero o no portato delle

grandi modificazioni alle belliche scienze e a' loro pratici

risultamenti. Il barone Ferrari in un articolo inserito nel _Progresso_

(volume quarto, pagina 15) ha impreso a dimostrare non esservi stati

gran cambiamenti nell'arte, le armi essendo rimaste le stesse. Nello

stesso volume (pagina 208) un anonimo, nulla negando della debita lode

all'articolo del Ferrari, ha luminosamente svolto tutti i progressi

fatti dall'arte e messo in luce i loro vasti risultamenti rispetto

al sistema sociale[42]. Questo egregio lavoro ci dispensa dal parlare

piú oltre di una tale materia, e ci limitiamo a invitare i lettori a

percorrere un tale articolo che dimostra tutta quant'è l'esperienza

pratica dell'autore, unita ai lumi che la fecondano.

Della scienza militare · 第 18 / 31 题