DISCORSO II

Delle differenze tra la scienza militare degli antichi e quella

de' moderni.

Avendo nel primo nostro discorso dichiarato i legami che ha la scienza

militare con le altre tutte, mostreremo ora in questo le differenze

di essa scienza tra' vari popoli in tempi diversi. E perché la piú

chiara ed esatta distinzione si è quella fra antichi e moderni, cosí

riserbando ad altro luogo il parlar d'altre cose attinenti all'arte

della guerra, terremo qui ragionamento dei caratteri particolari i

quali separano le usanze guerriere degli antichi da quelle de' popoli

moderni, e dimostreremo come tali differenze risultino dallo stato

civile e dalla istruzione scientifica delle nazioni.

Non v'ha dubbio che presso le genti barbare non v'ha scienza bellica,

ma sí veramente solo ci ha in quella vece l'istinto della guerra. Di

strattagemmi componesi, per cosí dire, la guerra, la quale è soggetta

ad un certo calcolo. Per esserci dunque una scienza bisogna che lo

stato delle societá sia tale che nelle loro leggi e nella loro coltura

intellettuale ci sia qualche cosa di comune. La scienza militare in tal

caso seguirá questa tendenza e salirá veramente a quel grado che se le

conviene. Dopo le quali premesse ci occorre questa prima quistione:

fino a qual punto la scienza militare ottenne ne' prischi tempi il

carattere di generalitá che hanno le scienze tutte?

L'antichitá presentava nel suo complesso popoli costituiti in una

gradazione diversa della scala sociale. Leggi teocratiche ed una

civiltá stazionaria regnavano nelle vaste e misteriose contrade

dell'Egitto e delle Indie. Misto di leggi militari e teocratiche era

il reggimento della monarchia persiana. Le coste dell'Asia minore si

governavano con forme republicane, le quali meglio si confacevano allo

spirito commerciale che dominava in quei popoli. Delle orde nomadi

occupavano il centro dell'Asia. La gran famiglia celtica stendevasi

in quasi tutta l'Europa meridionale, ed i sarmati e gli scandinavi ne

tenevano il settentrione. Tutte queste nazioni erano veramente societá

poco avanzate per rispetto alla civiltá ed alla scienza in gradi

diversi. La Grecia con le sue colonie e Roma con l'Etruria presentavano

i soli popoli in cui la civiltá non solo era inoltrata, ma portava

seco medesima il seme di maggior progresso. La civiltá delle coste

occidentali dell'Africa avea apparenza di forestiera, perché introdotta

dalle colonie colá stabilite, ma l'interno del paese era barbaro o

ignoto. Da questa breve esposizione risulta che piú differenze che

somiglianze vi erano tra le varie nazioni del mondo antico; e sarebbe

un far onta alla sagacitá de' nostri lettori il dimostrare la disparitá

compiuta cosí negli usi e costumi come nelle idee e ne' sentimenti onde

era separato il mite popolo delle Indie dall'orgoglioso persiano o dal

parto feroce, il superstizioso egiziano dall'ateniese elegantissimo,

e la intelligenza pronta del greco dalla gravitá de' romani o

dall'ignoranza de' celti.

Or se ne' popoli dell'antichitá le differenze erano molto maggiori

delle somiglianze nel complesso della loro esistenza, per logica

deduzione ciò doveva dare le stesse conseguenze riguardo alla coltura

ed allo scibile. L'applicazione di questo principio al nostro scopo ci

rende certi che l'arte militare appresso gli antichi aveva un carattere

proprio e locale che la faceva rassomigliare ad una letteratura anzi

che ad una scienza, giacché quella è sempre l'espressione della

societá nella quale fiorisce, e questa veste sempre il carattere

dell'universalitá.

Ed ecco pertanto la piú evidente diversitá tra l'arte militare degli

antichi e quella de' moderni: che l'una è locale, l'altra generale,

perché tra i primi le differenze sono maggiori delle somiglianze e

nei secondi le somiglianze sono molto piú delle differenze. Infatti

la dominazione romana, il cristianesimo, il sistema feudale, la

letteratura classica hanno stabilito fra' moderni popoli quella specie

di comunione, quella somiglianza, diciam cosí, di fisonomia che non

poteva, come notammo, esser mai tra i loro predecessori. E però l'arte

militare nella novella Europa ha preso quel carattere scientifico ed

universale che non si ebbe mai appresso gli antichi. Per giugnere a

questa veritá, ricordevoli del metodo da noi adottato nel precedente

discorso, dimostreremo come gli uomini, le armi e gli ordini antichi,

comparati co' nostri, indicano nel tempo stesso non meno le differenze

dello stato dell'arte militare presso i popoli dell'antichitá che

quelle delle arti e delle scienze tutte. E però si consideri:

1. La facilitá che essi avevano di muovere i loro eserciti formati in

ordine profondo grazie al limitato materiale di cui usavano, perché

le loro armi non domandavano una consumazione perenne di munizioni da

guerra.

2. La parte secondaria che la cavalleria e le macchine di guerra

tenevano ne' loro eserciti.

3. La facilitá di governare masse limitate nel numero e nei bisogni in

virtú della scelta degli uomini e dell'educazione che ricevevano.

4. La poca importanza delle nozioni topografiche e geografiche, la

quale risulta dalle antecedenti circostanze che erano proprie del

sistema guerriero dell'antichitá, ond'è che il lavoro della penna e lo

studio, cosí importanti pei moderni, erano quasi di niun valore per gli

antichi; diversitá, secondo noi, la piú notabile, perché ben applicata

può servir di misura al merito de' gran capitani delle varie etá e

giovare ad assegnar loro quel posto che meritano nella opinione dei

posteri.

Ma qui crediam necessario prevedere qualche obbiezione che alla terza

di queste proposizioni potrebbe farsi. Forse ci si dirá che il numero

limitato è tutto al piú applicabile solo a' greci ed a' romani ne' loro

tempi gloriosi, ma non mai a' popoli orientali o a' barbari nomadi cosí

dell'Europa come dell'Asia e dell'Africa.

A ciò rispondiamo che sebbene il padre della storia ci dia convincenti

pruove della massa quantunque esagerata pur sempre numerosa dei

persiani e di altri popoli dell'Oriente, nondimeno facciamo osservare

che noi ignoriamo come sussistevano queste informi aggregazioni

di uomini e come si amministravano, che poco sappiamo anche come

combattevano, e che dalla sola rassegna dell'esercito persiano

deduciamo che non vi era né scelta negli uomini né uniformitá nelle

armi né in conseguenza negli ordini. Ma conosciamo per altro che metodi

imperfetti servivano a muovere masse enormi, le quali operavano col

loro peso e non mai con la loro intelligenza, e che l'arte mancava

di regole certe e non poteva essersi elevata all'altezza di scienza.

Il primo carattere, del pari che il piú gran risultamento di essa,

consiste non solo nel far vincere, ma nell'avere negli ordini di che

riparare ai rovesci. Imperciocché come osserva col suo alto senno

il Segretario fiorentino, non ci è scienza guerresca ove non ci è un

sistema di spiegare le proprie forze a proposito o con misura perché

le speranze rinascano di continuo; speranze che non ingannano finché

quell'ordine sussiste, laddove il valore individuale privo di direzione

e di speranze perde il suo primo vigoroso impulso. E cosí quel grande

ingegno nota e spiega la salda intrepidezza delle legioni anche ne'

loro giorni sinistri e lo scoraggimento dei Galli dopo il primo loro

assalto non riuscito[1].

L'osservazione del Machiavelli è applicabile cosí a' popoli nomadi

d'Oriente che alle nazioni celtiche ed alle orde scitiche. Senonché

queste avevano sui primi il vantaggio di uomini meglio preparati

alla guerra pel loro stato sociale, di un armamento piú uniforme e

piú compito, e se non di ordini militari positivi, almeno di quelle

abitudini che ne tengono luogo e che ne producono i risultamenti.

Crediamo cosí aver risposto all'obbiezione che poteva farcisi e

dichiarato perché ci limiteremo a comparar coi moderni i soli popoli

inciviliti dell'antichitá, giacché questi soli avevano fatto della

guerra una scienza.

La piú ristretta cognizione dell'istoria antica è sufficiente a

far conoscere che i greci ed i romani, benché forniti di ordinanze

ed armi diverse, avevano di comune la profonditá dell'ordine piú

o meno flessibile nel movimento delle sue frazioni. È chiaro come

simile ordinanza non solo agevoli i movimenti, ma renda il capitano

padrone di masse disposte in un ordine mobile e concentrate sui

circoscritti spazi; vantaggi tutti di cui sono privi i moderni per la

natura delle armi da fuoco, che portano la distruzione sulle masse

disposte in ordine profondo, dove con lo spiegamento di esse la

mobilitá è diminuita e la difficoltá del comando si complica per lo

spazio occupato e pel bisogno di avere due ordini diversi, l'uno per

attaccare, l'altro per difendersi. L'uso quasi esclusivo delle armi da

fuoco rendendo le macchine moltiplicate e frequente il rinnovamento

delle munizioni da guerra, ha fatto crescere le difficoltá delle

operazioni tutte, dalle marcie e dall'ordine primitivo di battaglia

fino alle operazioni strategiche le piú trascendenti. Le macchine

antiche, importanti negli assedi, erano di quasi nessuna importanza

nelle battaglie. Al che aggiugni la ristretta azione della cavalleria,

la quale essendo disposta in ordine profondo e non operando mai contro

la infanteria nemica se non quando i suoi ordini erano sciolti,

si limitava a combattere solo la cavalleria. Al contrario oggidí

la cavalleria combatte co' fanti, particolarmente se è secondata

da un'agile artiglieria. La quale inferioritá delle antiche armi

ausiliarie produceva come principale effetto la superioritá della

difesa all'attacco.

Gli antichi eserciti si componevano di soldati scelti tra uomini

giá educati a un tale scopo ed erano perciò facilmente governati.

Né le cognizioni geografiche o l'importanza del tempo erano per un

capitano dell'antichitá se non secondarie, il che succede appunto

tutto all'opposto per un capitano de' moderni tempi. Quegli ridotto

ad operare con una ordinanza forte da per sé ed appoggiandosi ad

essa, aveva tutto sotto gli occhi, ed a renderlo grande bastava il

merito tattico; laddove questi dev'essere strategico, vale a dire

dee saper dirigere e muovere le sue truppe su terreni che non vede.

Quindi il primo va giudicato dalle sue azioni, il secondo dalla sua

corrispondenza; dappoiché l'uno poteva riparare gli errori de' suoi

collaboratori, essendo ciò in sua balía, l'altro non giá, perché fuori

del suo potere. Ci resta ora a determinare come lo stato della societá

tra gli antichi e delle scienze economiche, politiche e morali, esatte

e naturali si palesi nelle loro composizioni, nelle armi e negli

ordini da essi adottati; ci rimane a stabilire fino a che punto i loro

militari ordinamenti hanno avuto potere sopra gli avvenimenti istorici.

Le quali quistioni serviranno di conclusione, perché dimostrano la

nostra primitiva asserzione, la quale andremo successivamente svolgendo

negli altri nostri discorsi cosí pel medio evo come pe' secoli

seguenti.

Esaminando le societá incivilite dell'antichitá, troviamo nella loro

filosofia e legislazione la pruova compiuta del grado eminente cui

erano pervenute le scienze morali, le quali tanto contribuivano a

formare gli uomini e dirigerli ad uno scopo di sociale utilitá. Ecco

perché gli uomini che componevano le falangi e le legioni avevano

indubitatamente una gran superioritá sopra quella moltitudine di che

si compongon gli eserciti delle moderne nazioni. Perciò tutto quello

che riguarda la disciplina e la forza morale degli eserciti greci e

romani eccita non solo la nostra ammirazione, ma sovente ci sembra un

fenomeno inesplicabile, se pure non si vuole ammettere una degradazione

nella specie umana. Or quest'alta disciplina non era solo fondata

su metodi meccanici, buoni senza dubbio ed indispensabili, ma essa

risultava altresí dall'azione sull'intelligenza e la volontá umana,

richiedendosi dal soldato antico non la limitata cooperazione che

l'ubbidienza inspira, ma quella piú elevata, piú compiuta, piú feconda

per sua natura di grandi effetti, perché spontanea. Di ciò fanno fede

le concioni degli antichi e tutta la loro legislazione militare, che

mirava ad infervorare la mente delle persone senza che il disordine

s'introducesse nelle schiere.

Da questo adunque possiamo inferire che gli uomini degli eserciti

vetusti erano superiori agli uomini degli eserciti moderni, benché

questi, a dir vero, migliorino a misura che negli Stati si adotta la

massima che il servizio militare è un dovere di tutti temporaneamente.

Non diremo lo stesso delle armi, mentre le scienze naturali ed esatte

erano nell'infanzia anche nelle colte nazioni dell'antichitá, e

le opere stesse di Aristotele e di Plinio dimostrano insieme e la

superioritá degli uomini e lo stato poco soddisfacente delle scienze

naturali. Epperò i moderni hanno una indeterminata superioritá a questo

riguardo; ma bisogna osservare che non è solo alla scoperta della

polvere che si dee attribuire tal differenza, ché essa poteva farsi

anche nell'antichitá, ma questa scoperta stessa non ha dato tutti i

suoi risultamenti se non quando il progresso di tutte le scienze esatte

e naturali l'ha secondata nel suo crescere e nel suo perfezionarsi.

In effetti ci sono popoli selvaggi e popoli barbari che conoscono e

si servono dell'armi da fuoco, ma non perciò posseggono la scienza

militare. E se fosse vero che i chinesi, come alcuni pretendono,

avessero preceduto gli europei nella scoperta della polvere, ne

risulterebbe una pruova piú chiara di quanto asserimmo.

Gli ordini come dipendenti dalle armi hanno dovuto risentirsi, siccome

facemmo osservare, dello stato delle scienze che loro servono di base.

Ma gli antichi possedevano le scienze esatte ch'erano necessarie

per servire di princípi alla tattica, ed in effetto ingegnosi e

matematicamente ragionati erano tutti i movimenti della falange e

della legione. Tutto ciò però che dipendeva dalle scienze geodetiche,

geografiche ed astronomiche non avea base larga; per cui la parte

trascendente della guerra presso gli antichi era piú nell'istinto degli

uomini grandi che nello stato della scienza.

Tale a noi sembra il potere che ha avuto lo stato delle scienze sui

militari ordinamenti degli antichi. Ci resta ora a considerare fino a

qual punto sí fatto stato dell'arte militare abbia influito sulle fasi

dell'istoria dell'antichitá e sulla sorte dell'umana specie.

Noi abbiamo indicato nel precedente discorso l'influenza che esercitò

la resistenza della Grecia alla Persia, coronato dal buon successo

nella guerra contro i medi a pro della civiltá della specie umana.

Nessuno disconviene dell'immensa spinta che diedero allo spirito umano

le conquiste di Alessandro, la conoscenza dell'Oriente, la formazione

di un impero greco in Egitto e la fondazione di Alessandria; cittá

che non solo serví al commercio delle derrate, ma a quello delle

dottrine, ed ove conservò lo spirito umano un asilo per esercitarsi

nella doppia decadenza letteraria della Grecia e di Roma. E questi

grandi risultamenti nessuno negherá esser dovuti agli ordini greci,

i quali guidati da mente sublime prevalsero sull'ignoranza militare

dell'Oriente.

Le conquiste de' romani costituiscono l'importanza e l'unitá

dell'istoria di quel tempo e hanno preparato piú di ogni altra cosa

l'avvenire d'Europa. Perciò l'illustre Bossuet nel suo magnifico

_Discorso sulla storia universale_ ha considerata la vasta dominazione

romana e la sua caduta come il grande strumento di cui la provvidenza

usò per propagare il cristianesimo; alti risultamenti che si legano

allo stato della scienza presso i romani ne' periodi diversi della

loro politica esistenza. Tali conquiste sarebbero state certamente

impossibili se ne' popoli che i romani attaccavano fosse fiorita la

scienza militare. Ma fino a che punto la correlazione tra le scienze e

la guerra si conservò nella decadenza dell'impero quando fu aperto il

varco alle barbare dominazioni?

Uomini eminenti nelle scienze morali hanno manifestata la loro opinione

intorno al circolo inevitabile che le nazioni percorrono, discendendo

di bel nuovo dopo di essersi elevate all'apice della civiltá. Il

nostro altissimo Vico ne ha fatto un sistema intiero ch'è rifermato

da molti. Ma si domanda se i romani avevano attinto l'ultimo grado

di civiltá, posto che nello Stato una ferrea schiavitú imbarbariva

la maggior parte della popolazione e le classi alte erano ammollite,

le medie avvilite; posto che in esso la religione non avea nulla di

spirituale e si riconoscevano negli dèi piú vizi che non in qualunque

uomo ordinario; posto che infine le scienze esatte e naturali erano

nell'infanzia. Ivi gli spettacoli atroci ed altri particolari caratteri

dimostrano una societá che conserva un gran fondo di barbarie e che

non è compiutamente incivilita; per cui può dirsi che la decadenza

dell'impero procedeva da ciò che gli mancava di civiltá anziché da

eccesso della medesima. L'applicazione di questo principio allo stato

dell'arte militare ne dará una pruova e servirá di risposta alla

quistione ultima che ci siam proposta.

La degradazione degli uomini togliendo alla milizia romana quella

superioritá di composizione che noi facemmo osservare, portò un colpo

mortale alla milizia, poiché solo espediente dell'impero contro i

barbari fu il sistema di reclutare tra questi; il che compiutamente

dimostra la deteriorazione degli uomini d'arme. Si comprende egualmente

come questa introduzione de' barbari qual nuovo elemento della forza

militare avesse dovuto produrre il doppio effetto d'insegnare ad essi

alcunché della tattica romana e d'involgere questa nelle costumanze

barbariche; doppio effetto che tornava a favore del barbaro i cui

metodi progredivano, ed a danno dei romani che deterioravano i loro.

Le armi romane furono alterate dal loro buon lato, ch'era la parte

difensiva, giacché davano maggior confidenza al soldato; la mollezza le

fece cadere in disuso, ed barbari ebbero un ostacolo di meno.

Gli ordini si risentirono della decadenza degli uomini e del

cambiamento nelle armi: essi furono meno solidi e meno mobili, furono

alterati in tutte le loro proporzioni dalla diffidenza che avevano

gl'imperatori d'Oriente, dalla forza ed unitá dell'antica legione la

quale tanto aveva influito nel governo.

Ecco a nostro credere dimostrato che la superioritá degli antichi

essendo stata interamente negli uomini, la sola degenerazione di

costoro alterò tutti gli elementi del sistema militare e produsse il

grande avvenimento della dominazione de' barbari. Se al contrario

le scienze fossero state nell'impero ciò che sono tra le nazioni

incivilite d'oggidí, l'arte militare si sarebbe mantenuta al loro

livello ed i barbari non avrebbero potuto osare l'invasione, siccome

oggi non l'osano e per le cause medesime. Basta vedere come il fuoco

greco contribuisse sí lungamente alla conservazione dell'impero

d'Oriente malgrado la corruzione e l'abbietta esistenza di questo, per

comprendere che se l'impero romano fosse stato veramente incivilito e

se questa civiltá avesse potuto reagire sulle sue forze conservatrici,

avrebbe esso data alla storia un altro colore ed all'umanitá altri

destini.

Nella stessa guisa e col metodo stesso ci faremo a svolgere lo stato

dell'arte militare nel medio evo, per continuare sotto questo rapporto

la comparazione de' moderni con gli antichi e renderla cosí piú

compiuta. Nel quale imperfetto lavoro ci dá coraggio il vivo interesse

che nell'animo nostro si sveglia allo scorgere nella serie degli

avvenimenti quanto potere abbia avuto su di essi un'arte che a prima

vista pare speciale, un'arte che ci sta molto a cuore e che vorremmo

vedere presso di tutti considerata come scienza conservatrice e come

parte dell'economia sociale.

Della scienza militare · 第 10 / 31 题