4. Giova forse a sviluppare l'intelletto e la volontá?

La storia dell'umanitá come pure l'analisi del cuore umano rispondono

alla prima quistione con buone ragioni, con molti fatti.

Ogni volta che si considerano i mali della guerra e si calcolano gli

effetti che avrebber prodotti tanti mezzi rivolti a distruggere se in

quella vece fossero stati impiegati a creare, e da ultimo s'ha riguardo

all'umanitá oltraggiata in mille guise, debbono al certo riputarsi

giustissimi i precetti della religione, i consigli della filosofia

contro questo flagello, e parimente si scorge perché sia stata

attribuita la guerra piuttosto alla corruttela della nostra natura che

alla stessa natura.

Ciò non pertanto una piú grave ed accurata disamina fa chiaro esser

ella inevitabile non solamente, ma utile ancora nella nostra imperfetta

esistenza, perocché egli è mestieri che sia negli uomini una forza la

quale difenda contro l'assalitore e i prodotti del proprio lavoro e

l'altre cose piú care.

Se lo scopo di una bene ordinata societá si è quello di rendere la

ragione forte e la morale armata, secondo la felice espressione del

traduttore di Platone, risulta che nelle societá non ancora del tutto

formate, per conservarsi a fronte di altre meno avanzate in pubblica

ragione ed in viver civile, sia d'uopo quella disposizione indicata di

sopra, la quale fa risaltare una delle piú nobili passioni che toccata

sia in sorte all'umanitá, cioè quella mercé della quale ciascuno

sagrifica se stesso a pro del comune. Dove un tal sentimento invale

in una societá, dee questa stimarsi arrivata al piú alto grado di

forza, e l'amor della patria riposa su condizioni ben differenti da

quelle che nascono dall'informe aggregato di uomini legati soltanto da

materiali interessi dai quali scambievolmente sono occupati. Puossi

dunque asserire la disposizione alla guerra altro non essere di sua

natura negli uomini che il sentimento della loro dignitá, la quale

non piegano al capriccio di esseri dotati delle medesime facoltá e

che da interessi personali guidati vogliono offendere quei dritti che

ogni uomo deve difendere sotto pena di avvilire e degradare se stesso,

secondar l'ingiustizia ed infrangere ogni morale. Nelle nazioni bene

ordinate suppliscono in gran parte le buone leggi, ma ogni nazione

d'altronde, come societá particolare, è tenuta ad opporre quella

medesima resistenza che abbiamo notata negl'individui rispetto alle

altre nazioni; e questo per le cause medesime, comeché con effetti

piú gravi, perché la sfera nella quale si agisce diventa piú vasta.

Possiam però dire che il sentimento della difesa è nella natura umana,

che egli è necessario allo sviluppo non meno che all'esistenza di lei,

e che finalmente la corruttela di essa natura può fare in maniera che

quella facoltá anzidetta, degenerata, si volga in offesa. In tal caso

la guerra non è giá l'effetto della natura corrotta, ma effetto bensí

dell'abuso operato del sentimento il piú nobile e insieme il piú utile

all'uomo e alla societá.

Stabilita l'origine morale della disposizione alla guerra, risponderemo

alla seconda quistione, vale a dire quali sieno le relazioni che

passano fra la scienza bellica e lo stato sociale di un popolo ovvero

di un'epoca.

Un illustre oratore ha detto in una sua arringa che il dritto e la

forza si disputano il mondo. Queste parole rinchiudono non solo un

principio, ma la storia tutta nel senso il piú alto: l'antagonismo

morale dal quale provengono i movimenti e gli sconvolgimenti

dell'umanitá. Se ciò è vero, è impossibil cosa il negar che le forme,

i metodi che piglia ed impiega la forza conservatrice o distruggitrice

a fine di far trionfare il dritto ovvero di conculcarlo, debbono

avere grande influenza sulle vicende politiche e sopra i loro effetti

morali. Difatto dai piú grandi storici dell'antichitá costantemente

rilevasi l'influenza che ottiene questo o quel metodo di combattere di

questa o di quella nazione. Il giudizioso Polibio volle disingannare i

suoi concittadini sulle vittorie dei romani sí funeste alla Grecia e

tanto importanti pel mondo, facendo loro conoscere nella superioritá

della legione sulla falange il vero segreto di quelle vittorie e non

nell'ira de' numi, come i superstiziosi credevano, o nell'abbandono

dell'antiche massime, sopra di che i severi gridavano, o finalmente

nella perfidia di pochi che la salute della patria alle loro mire

private sagrificavano.

Vegezio attribuiva alla decadenza di quel sistema militare che Polibio

aveva notato come cagione de' prosperi successi dei romani, la rovina

dell'impero e l'invasione dei barbari.

Queste due citazioni bastano, a nostro credere, a chiarire la veritá

del principio che di sopra enunciammo. La storia intera della scienza

bellica mostra come lo stato di questa è in ragione dello stato

sociale, giacché nella composizione, nell'ordinamento, nelle morali

tendenze della pubblica forza, nei suoi metodi operativi, si scorge

appuntino qual sia la classe che domina nello Stato e che piú ha in

cuore la conservazione di esso, quali sieno i principi preponderanti

nella societá ed a qual grado sian giunte e le arti e le scienze.

Egli è mestieri osservare come spesso avvenga che anche in una societá

rozza la civiltá penetri alquanto mercé di alcun metodo di guerra, che

venga introdotto a fine di secondare con piú vantaggio il movimento

ascendente il quale corrisponde nelle nazioni all'epoca del loro

sviluppo; ma se la societá tutta non progredisce in fatto di civiltá

per modo ch'ella non superi quella del proprio esercito, questo ricadrá

prestamente nell'ignoranza e diventerá uguale all'intera nazione, come

può dirsi dei musulmani. Altre volte egli accade che le arti della

pace perfezionino nelle nazioni pacifiche le arti della guerra e che la

decadenza dell'une si faccia sentire nell'altre. I popoli commercianti

fanno di questo continua fede.

Mercé delle cose predette ne sembra aver dimostrato passare una

relazione costante fra lo stato della scienza e quello della societá;

ma relazione siffatta, che vien sottoposta a perpetue alterazioni

secondo che maggiore o minore è l'influenza di questo e di quello.

Ma rispondiamo alla terza quistione la quale deriva interamente dalla

seconda. Basta considerare alcun poco la scienza della quale teniamo

discorso per far chiaro esser ella nel centro di tutte le umane

cognizioni.

Dichiareremo piú minutamente questa correlazione, e ciò dará a divedere

l'altezza della scienza e conseguentemente la somma importanza di lei.

Un nostro scrittore, la cui sagacitá discopriva quello che ingegni meno

sottili non iscoprono se non mercé di lunga esperienza, determinando

gli elementi primari della guerra affermava consistere essi elementi

negli uomini, nelle armi e negli ordini. E questa sí chiara esposizione

del fu marchese Palmieri risponde del tutto all'idea che qui vogliamo

sviluppare.

Difatto il trascegliere uomini a fin di ordinarli secondo uno scopo

speciale suppone il dovere di soddisfare ai bisogni tutti che in una

qualunque associazione si fanno sentire. Questa riunione di uomini ha

d'uopo di ordinamento non solo, ma di tai mezzi bensí che la sostentino

e la conservino; oltre di che son bisognevoli e pene e ricompense e

tutto quanto richiedesi a mantenere l'ordinamento e l'unione che di

sopra dicemmo. Da questo conséguita la scienza militare esser legata

alla politica, la quale reggendo gli uomini esercita su di loro una

impulsione uniforme, e mentre dall'una parte garantisce i loro diritti,

li costringe dall'altra alla severa osservanza dei doveri sociali. In

quanto all'amministrazione la quale risguarda i materiali interessi

della milizia, tiene la scienza bellica alla pubblica economia, e

in quanto alle pene ed alle ricompense, alla giurisprudenza ed alla

legislazione. E però vediamo la scienza bellica nel primo elemento

dovere ricorrere alle scienze morali, politiche ed economiche, come

ancora alle mediche per tutto quel che s'aspetta alla scelta degli

uomini, al loro sviluppo e conservazione, a fine di renderli tali da

ottenere con essi lo scopo pel quale furono sotto quella forma riuniti.

Passando al secondo elemento, vale a dire alle armi, egli è chiaro che

visto l'immenso miglioramento del materiale di guerra avvenuto a' dí

nostri, sopra le scienze fisiche e naturali si fondano la confezione

dell'armi e la maniera onde valersene, e basta notare che oltre la

fisica, la mineralogia e la metallurgia debbono assai ben conoscersi

per avere ed usare le buone armi. Usciremmo dai limiti del nostro

discorso se volessimo dilungarci piú oltre su questo particolare.

Quanto agli ordini considerati come metodo necessario onde operar

grandi cose nel minore spazio e nel minor tempo possibili, di leggieri

si scorge esserne fondamento le scienze esatte, le quali si occupano

delle quantitá e misurano appunto lo spazio ed il tempo, e ogni volta

che sono applicate ai solidi ed alla meccanica, servono di guida alla

costruzione ed ai movimenti del materiale di un esercito. Tai movimenti

son conosciuti sotto il nome di «manovra di forza», come quelli che son

fondati sopra le proporzioni che passano tra l'agente e la macchina.

E fin qui dimostrammo le relazioni della scienza militare ne' suoi

elementi colle scienze morali, economiche, fisiche, naturali ed esatte,

e la sua dipendenza da esse.

Ma queste relazioni ingrandiscono in ragion della macchina chiamata

«esercito», appena che in tutte le sue parti elementari compiuto, entra

in operazione, vale a dire esercita la sua azione nel senso piú alto,

nel senso piú esteso.

Non cosí tosto un esercito è sul piede di guerra, non cosí tosto

perviene in paesi stranieri, eccolo diventare una colonia operante.

Tutte le sue operazioni proporzionare egli debbe alla propria natura,

allo scopo che si propone, al paese nel quale entra ed agisce. Tutte

le scienze, morali, politiche ed economiche, che abbiam dimostrato

essere base all'ordinamento della pubblica forza, debbono a tal punto

conoscersi da poterne modificare l'applicazione senza ledere in guisa

veruna i loro principi nelle molteplici e complicatissime combinazioni

della guerra. Immensa è la differenza che passa fra il tener riuniti

mercé della regola militare molti uomini in una caserma, dove ogni cosa

è ordinata esattamente e dove monotono è il modo di vita, e il reggerli

nelle marcie tra le difficoltá infinite e gli ostacoli d'ogni maniera

che gli uomini e la natura vanno opponendo ai concepiti disegni.

Grandissimo è inoltre il divario che corre tra il fare sussistere

frazioni di truppa nel proprio paese ove tutto si ottiene agevolmente,

e di procacciar vettovaglie a masse di truppa, e quel che piú monta,

in ispazi non grandi e in paesi nemici o guasti e impoveriti mercé

della guerra. Aggiungi che facil cosa ella è il curare e il guarire un

picciol numero di malati nella tranquillitá della pace col soccorso del

clima nativo, ed assai malagevole in quella vece si è il combattere

le epidemie che mena seco la guerra, il piú luttuoso corteggio che

ella aver possa, e che offendono al tempo stesso il fisico e il morale

della soldatesca la quale vive ed agisce per forza d'abito. Oltre a

ciò si consideri come le pene e le ricompense diventino presso che

inutili con uomini la cui fantasia è alterata e dei quali però conviene

eccitare o calmare le varie passioni; con uomini che in faccia alla

morte, fra i piú acerbi dolori ed anche le mutilazioni e le privazioni

d'ogni sorta che fan precoce la vecchiezza, acquistano siffatta energia

di volere che rende inefficace l'azion delle leggi fatte pei tempi

ordinari, laddove oltremodo severa ne dovrebbe essere in quel tempo

l'applicazione. Può egli altresí istituirsi alcun paragone tra il modo

sí facile di conservare il materiale e le armi nella pace, dove in

gran copia sono i depositi, e la rovina sí subitanea che trae seco la

guerra, cosí di uomini come di cose, e il piú delle volte in tai luoghi

dove non v'ha alcun mezzo da racconciare o rifare quel che si guasta

o consuma? Di che arte finissima, di che intelligenza, di che energia

non han d'uopo gli uffiziali di artiglieria e quelli del genio a fin

di eseguire opere di grande importanza, quantunque la storia sdegni

di tramandarle alla posteritá? Riporre si debbono in questo novero la

ricomposizione e il trasporto di un parco di assedio, la creazione di

un trinceramento o di una piazza momentanea. In quanto agli ordini,

molta è pure la differenza che corre tra i movimenti di poca truppa

operati in piccioli spazi onde piegarsi e spiegarsi o mutare la

fronte, in un terreno sicuro dove spessissimo ogni arma si esercita

separatamente, senza combinazioni fortuite ovvero ostacoli naturali, e

quel che piú vale, senza nemici a fronte; e le grandi operazioni della

tattica le quali preparano e seguono quelle grandi tragedie chiamate

«battaglie», a cui tiene la sorte degl'imperi e che dir si potrebbero

i punti trigonometrici della storia la quale riempie i vuoti. Quivi le

differenti arme delle quali un esercito si compone debbono combinarsi

in tal modo che tutte concorrano a quello scopo che il capitano si

prefigge, e sovente in luoghi non conosciuti e di natura sí varia che

malagevole riesca l'applicazione di quegli esercizi medesimi fatti

durante la pace. Quivi un nemico vigile e attivo le sue forze ti cela,

ostacoli ti frappone a ogni passo, controccava i tuoi movimenti quando

meno tel pensi. Niuna cosa è di poco momento in giornate siffatte, dove

in breve ora si perde o si vince la fortuna d'un secolo. Un picciol

variare di suolo può cagionare i piú gravi, i piú vasti risultamenti;

e però le cognizioni geografiche, topografiche e geodetiche, le

quali si fondano sopra i sublimi calcoli dell'astronomia, riescono

indispensabili e costituiscono la superioritá dello Stato civile sul

barbaro e la sicurezza di cui può godere una societá bene ordinata

contro la forza brutale di orde nomadi. E difatto alla superioritá

della scienza bellica siam debitori della conservazione della civiltá

greca e romana e conseguentemente di tutto quanto di bello e gentile

d'ogni maniera è sino a noi pervenuto. Temistocle a Salamina, Cimone a

Platea e Mario a Vercelli la civiltá difendevano contro la barbarie.

Altri esempi ha pure la storia di quanto affermiamo. Tutto quello

insomma che l'uomo incivilito piú ama, il deve alla scienza della qual

ragioniamo, difesa e conservazione.

Ne sembra aver dimostrato in che modo e le arti e le scienze di che

abbisogna la guerra sieno utili a questa ne' suoi elementi e ne giovino

lo sviluppo.

Ma una relazione piú alta si scorge nella parte trascendentale della

scienza, vale a dire in quella dove si formano i piani di guerra,

si stabilisce il sistema della difesa d'uno Stato o si pon mano alla

militare costituzione di un popolo, che molti cospicui scrittori hanno

denominata «filosofia della scienza bellica», o meglio «politica

militare». Egli è d'uopo conoscere ed applicare ora questa ed ora

quella di moltissime scienze. Basterebbe cennare un sistema di

reclutazione ovvero di avanzamenti, un sistema di fabbricazione o di

amministrazione, o finalmente un sistema di difesa a fine di combinare

le fortificazioni colle forze che si hanno, perché si vedesse qual

serie di cognizioni si leghi alla scienza bellica. Arrivata questa a

un'altezza siffatta, strettissima è la sua relazione colla storia,

col dritto pubblico, colla diplomatica e però colle forme che una

tale scienza richiede, dovendo l'uomo di guerra assai di frequente

fare trattati o capitolazioni o tregue o conchiudere paci. Per la qual

cosa gli è d'uopo ancora aver cognizione delle varie parti del dritto

applicato alla politica esterna. La guerra ha per se stessa pochi

principi ed una assai breve legislazione. Nell'applicare quei principi,

nell'usare di questa legislazione, consiste l'ingegno e il valore di

chi comanda. Conviene studiare attentamente la storia la quale, come

di sopra notammo, componesi di urti di uomini, d'interessi e d'idee.

In effetto non v'ha un interesse, non una credenza, non un sentimento,

il quale non siasi ingrandito e messo non abbia forti radici mercé

della conquista o della resistenza che alla conquista opponevasi.

Nella missione divina di Mosè vediamo la provvidenza medesima far della

guerra uno strumento di religioso propagamento, e la denominazione di

«Dio degli eserciti» data all'Eterno si è trasmessa da quella rimota

epoca fino a' dí nostri.

La quarta ed ultima quistione cui ne rimane a rispondere, vale a dire

se la scienza militare influisca sullo sviluppo dell'intelligenza e

della volontá, potrá a molti sembrar risoluta mercé delle antecedenti,

e però inutile il riparlarne. Pure abbiam voluto separatamente

toccarla a fine di combattere una opinione comunemente invalsa, cioè

che il mestier delle armi abbrutisca l'uomo e renda inerte la sua

intelligenza e sregolata e feroce la sua natura. A prima vista, non

lo neghiamo, sembra fondata una tale opinione; ma esaminandola un po'

piú addentro, scorgiamo esser ella non giusta. Perocché il mestiere

dell'armi interamente dipende dalla societá nella quale si esercita, e

ogni volta che in questa è ignoranza e barbarie, ignoranza e barbarie

è ancor nella soldatesca, sebbene il piú delle volte si scorga

piú intelligenza, piú civiltá ed anche piú umanitá in un esercito

appartenente a nazione involta nella barbarie ma militante in paese

straniero, che nel restante della nazione rimasta in patria. Della qual

cosa potremmo recare esempi moltissimi; il che non facciamo perché

portiamo opinione non essere alcuno dei nostri lettori che per se

medesimo non li vegga.

Ma proseguiamo. Non può negarsi che niuna cosa piú facilmente promove e

sviluppa l'intelligenza quanto il numero e la forza delle impressioni

che la mente riceve. Niente meglio rafferma la volontá quanto gli

ostacoli i quali si attraversano al conseguimento dei desidèri o alla

esecuzione dei doveri. Ora è certissimo che la guerra fatta in un campo

un po' vasto cosí nello spazio come nel tempo, possiede le condizioni

tutte che abbiamo notate, promovendo lo sviluppo ed insieme l'esercizio

dell'intelligenza e raffermando la volontá.

In effetto la storia degli uomini grandi (ne fa Plutarco ampia fede)

piú che d'ogni altro è abbondevole d'uomini di guerra, e negli Stati

dove le istituzioni e le tradizioni rendevano il mestiere dell'armi un

dovere dal quale nessun cittadino poteva esentarsi, copia maggiore di

uomini grandi sorgeva, ma grandi piú che nell'altre cose nella milizia.

E questo può dirsi riguardo ai popoli un po' inciviliti. In quanto ai

popoli barbari non v'ha illustrazione possibile fuorché nella guerra,

e dove le classi son molte e distinte fra loro, torna piú facile

il fare di un buon capitano un ambasciatore, un amministratore, un

tribuno, un uomo di Stato, che di un di costoro un buon capitano. Non

mancano esempi di questa versatilitá d'ingegno la quale s'incontra nei

militari.

Lo sviluppo della volontá è conseguenza dello stato violento che

seco mena la guerra, di sua natura esaltatrice delle passioni al

sommo grado. In prova di questo ricorderemo che soggetto delle opere

letterarie piú scelte, dei piú famosi poemi, è la guerra, niente meglio

valendo a dipingere la forza sublime, l'alta energia dell'umano volere.

Basta citare Omero, Virgilio, il Tasso e il Camoens onde chiarire

che nella guerra piú che in tutt'altro suole mostrarsi l'umanitá nel

suo piú compiuto sviluppo, e però agevolmente si può ingrandire nel

metterla in scena senza uscire del tutto dal mondo reale. Alle autoritá

che recammo in esempio aggiugneremo altri argomenti desunti dalle cose

predette, cioè:

1. La varietá delle impressioni, il rapido passaggio dalle une alle

altre, la quantitá degli oggetti che si offrono all'occhio secondo

i paesi che si attraversano e i climi e le opinioni che variano di

continuo, creano, e non v'ha dubbio, nuovi pensieri e in gran numero.

2. Nelle menti regolarmente formate questi pensieri debbon fruttare di

molto, e ingrandire e attivare le facoltá intellettuali, e suscitare

morali bisogni, e spegnere pregiudizi, e fare acquistare il potere

insieme e il diletto sí del pensare che del giudicare. Quest'ultima

cosa è bastante a dissipare qualsiasi frivolezza nell'abito della vita

o nei sentimenti e ad imprimere nell'uomo un carattere piú morale,

piú grave, piú solenne. Tutte le opere messe a luce dagli uomini di

guerra presentano questo carattere, e sí nell'antichitá che a' dí

nostri, perciocché se gli uomini i quali dánno opera ai buoni studi

nel lor gabinetto posson condurre le scienze, o matematiche o fisiche o

naturali che dir vogliamo, ad un alto grado di perfezione, ogni volta

che l'ingegno sará uguale avranno sempre vantaggio coloro che l'uomo

han potuto osservare dove la natura è combattuta, dove ogni cosa è

sforzo, dove insomma l'umanitá è costretta ad usare ogni modo a fine

di vincere gli ostacoli che si attraversano ad ogni passo. Le autoritá

non mancano neppur qui: staremo contenti a Cartesio, la cui carriera

conferma essere assai grande la superioritá dell'uomo di azione sopra

di quello che l'umanitá interamente non vede ma quasi a metá, perché

non conosce il piú alto e difficile punto nel quale vien posta alla

prova.

3. Per quel che riguarda la volontá, che scuola migliore fu mai della

guerra? S'egli è vero che le forze dell'uomo son reazioni, s'egli è

vero che tutte le religioni ed ogni specie di filosofia non ad altro

ebber riguardo se non che a mantenere la dignitá umana, consigliando

e imponendo una nobile rassegnazione a qualsivoglia dolore fisico e

morale, può liberamente asserirsi che si rinviene piú stoicismo recato

ad atto, piú nobil rassegnazione religiosa in un campo che nel portico

ovvero in un chiostro.

Non crediamo sia al mondo spettacolo piú sublime di questo: vale a dire

di un capitano che dalla sua tenda opera l'ordinamento di grandi masse,

che sonata l'ora della battaglia è costretto a risolvere una serie

gravissima di problemi, i cui dati incompleti mutano ad ogni istante; e

questo non piú sotto la tenda, ma in campo, ma spossato dalle fatiche,

ma senza conforto di cibo o di sonno, ma premuto, schiacciato dal peso

d'una grande responsabilitá, ma avendo spesso oltre il nemico che deve

affrontare molti gelosi ai fianchi e alle spalle, ed il quale nulla

curando la propria persona, in faccia alla morte, dee conservare la

mente chiara, fredda, tranquilla e fortissima la volontá. L'amore che

portiamo alla scienza della quale parliamo ci fa uscire dai termini

che si convengono a questo discorso, e però conchiudiamo coll'emettere

questo voto: che alcun valente scrittore (e bramiamo che sorga in

Italia, nella maestra di ogni scienza) la faccia argomento di un'opera

d'importanza.

Crediamo aver risoluto le quattro quistioni proposte, perocché abbiam

chiarito la relazione della scienza bellica con gli altri rami

dell'umano sapere, la relazione dello stato sociale colla scienza

suddetta, la potenza conservatrice e la storica importanza di lei

e da ultimo la sua influenza sullo sviluppo dell'intelletto e della

volontá. Niente altro ci resta se non dichiarare il metodo che terremo

per isvolgere storicamente le idee sopra enunciate, il quale sará il

seguente.

Nel secondo discorso tratteremo dello stato delle scienze belliche

presso i popoli dell'antichitá, segnalando le differenze che lo

separano da quello de' moderni. Nel terzo tratteremo dello stato

dell'istessa scienza dal medio evo fino alla scoverta della polvere.

Nel quarto dalla scoverta della polvere fino all'abdicazione di Carlo

quinto. Nel quinto da quest'ultima epoca fino al trattato di Westfalia.

Nel sesto da questo fino al trattato di Passarowitz. Nel settimo da

quest'ultimo fino alla rivoluzione francese. Nell'ottavo da questa

al congresso di Vienna. Nel nono esporremo i rapporti delle scienze

belliche colla letteratura e colle belle arti, determineremo in quale

scientifica categoria la guerra possa essere considerata e quale sia

l'importanza dello studio di essa per la sua pratica applicazione come

arte, e termineremo col riassumere tutto quanto dicemmo nei nostri

discorsi. Confidiamo che il piú dei lettori voglia prender diletto da

una scienza di cui è tanta l'importanza e l'altezza che piú addentro si

guarda e piú s'ama.

Della scienza militare · 第 9 / 31 题