SIC TRANSIT GLORIA MUNDI.»

Poi seguono i nomi.

[709] Colui che nel giorno dell’esperimento del fuoco, tentò in ogni

modo la rovina del Savonarola.

[710] Il famoso capo dei Compagnacci. Esso era di quegli _Otto nuovi_,

nominati contro il parere della Pratica.

[711] Procederono.

[712] Qui ritorna la stessa osservazione fatta più sopra, che il

Papa, cioè, non potè dare questa commissione; e questo fu osservato e

minutamente discusso da frà Benedetto, nel suo _Vulnera Diligentis_, ed

anche dal Violi.

[713] Qui è da notare che ambedue le edizioni, vanno dal giorno 9

al giorno 11, senza punto accennare ciò che avvenisse il 10; il che

risponderebbe a ciò che abbiamo narrato nel testo: dopo il primo

esperimento, si discuteva quel giorno con ser Ceccone, sul modo come

continuare il processo. Alcune copie manoscritte del processo, però,

cercano riempire la lacuna in questo modo: «A dì IX del presente mese

d’aprile, il detto Fra Hieronymo interrogato et esaminato a parole,

senza tormento, sopra le cosa che nella infrascripta esamina sono

contenute e descritte. Dipoi a dì X di detto mese fu esaminato nella

sala di sopra del Bargello, prima a parole ec.» Ma queste copie non

hanno autenticità, sebbene qualcuna di essa può supporsi che fosse

stata messa in giro dalla Signoria stessa; giacchè una ne abbiam

trovata negli Archivi di Milano, insieme con altri documenti mandati a

Lodovico il Moro.

[714] Questi conforti rendono chiaro, che il Savonarola fece della

obbiezioni a firmare il processo.

[715] In altre copie manoscritte, si trova aggiunto: «che sono carte 24

di foglio con questa d’una medesima mano.» Abbiamo già notato che frà

Benedetto, osservando la stampa, dice non essere possibile che fossero

24 carte manoscritte, ma assai meno. Sebbene la stessa cosa si trovi

affermata anche in fine di questo processo; ciò che dice frà Benedetto

si spiega, nondimeno, col rammentarsi che molti brani furono soppressi

dal notaio, e così il processo a stampa venne più breve.

[716] Qui è evidente la sincerità e religione dell’accusato.

[717] Che fu.

[718] Qui si vede che frà Girolamo e frà Salvestro prestavano sincera

fede alle visioni. Questa prima parte del processo sembra, invero,

abbastanza genuina; ma niuno può dubitare, che la chiusa del periodo

seguente, non sia una giunta di ser Ceccone.

[719] Se si leva questo _et_, e quel _tutto_ che è in principio del

periodo; il senso muta grandemente e s’avvicina assai più al vero.

[720] Qui le alterazioni sono molte, e non è possibile indicarle tutte.

[721] Si vede chiaro che questo _ma_ deve legare colla fine del

paragrafo antecedente. I due passi da noi segnati in questo paragrafo,

sono assai alterati o anche aggiunti da ser Ceccone, cui riusciva più

facile fare la interpolazione in principio ed in fine del paragrafo.

Dobbiamo, però, rammentare, che i segni da noi posti, indicano quei

periodi che più visibilmente ci sembrano creati di pianta, o alterati

nella sostanza; ma è sempre una nostra opinione.

[722] Questo è linguaggio del Savonarola.

[723] L’altra edizione ha: _noto_.

[724] Altra edizione: _verano_.

[725] Tutto questo è un evidente sonnambulismo, che il Savonarola e

frà Domenico credevano ispiratione divina. Fra Salvestro non aveva, sul

principio, opinione ferma; ma vedendo, poi, la fede dei suoi compagni,

si credette anch’egli inspirato da Dio.

[726] Secondo le idee del Savonarola, anche la malattia poteva creare

l’_occulta disposizione_ a ricevere le visioni divine.

[727] Il Savonarola voleva la gloria di Dio e cercava credito per

meglio promuoverla. Ser Ceccone, ogni volta che trovava la parola

_gloria_, aggiungeva sempre _del mondo_, e così mutava tutto il senso

del discorso.

[728] Di Dio.

[729] I venti Accoppiatori.

[730] E’ si fa.

[731] Il Valori.

[732] L’altra edizione: _Duge_, cioè Doge.

[733] Vedi la nota antecedente.

[734] Era stato segretario del Savonarola.

[735] Qui si veda quanto amasse la libertà al di sopra de’ suoi amici.

[736] Ludovico il Moro governava in nome di suo nipote il duca Gio.

Galeazzo, ma faceva quel che voleva.

[737] L’altra edizione: _beneficarsi_.

[738] Bernardo de l’Inghilese di Schiatta Ridolfi. Molti di questi

nomi furono certamente aggiunti dal notaro, per avere occasione di

processarli.

[739] Scarfa.

[740] Le due lettere indirizzate al Papa, in favore del Savonarola, che

moltissimi cittadini e tutti i frati di San Marco firmarono.

[741] Il padre dello storico era uno degli ardenti seguaci del Frate, e

nello storico stesso s’era trasfuso una parte di questa simpatia, come

si vede nelle sue _Opere inedite_ e ne’ suoi Manoscritti.

[742] Lionello Boni.

[743] Degli.

[744] L’altra edizione: _perdicta_.

[745] Il magistrato dei Dieci e degli Otto.

[746] L’altra edizione: _dicevo_.

[747] L’altra edizione dice: _Scarfi_, e così deve stare.

[748] Son quelle che abbiamo date fra i nostri Documenti.

[749] Forse: risposimi, mi venne risposto; certo è il Savonarola che

rispose.

[750] Allora vi fu più d’uno che pretendeva di profetare.

[751] Si vede sempre quanto il Savonarola fosse alieno dagl’intrighi.

[752] Questa lettera non abbiamo.

[753] Non avesse le Condotta che bramava.

[754] Cioè per difesa, non per offesa.

[755] Colui che difese il Savonarola nel giorno dell’esperimento del

fuoco.

[756] In parecchi MS, si trova qui aggiunto il seguente passo: «El

sig. di Faenza che regge mi si mando gia a raccomandare p. usare della

seruitu de Vinitiani, et questo fu p. uno frate dellordine nostro et

della Congregatione di Lombardia observante che si chiamaua fra Marcho

da Blanzare, mandato a parlare di questo a Francesco Valori et fugli

risposto da lui et da. x. che non lo poteuano aiutare p. allora.»

[757] Procedè.

[758] Fosse veramente pronunziata e da osservarla, per evitare scandalo.

[759] Quando si predica?

[760] I gradini di legno in chiesa, par farvi sedere il popolo. L’altra

edizione dice: «i grandi.»

[761] Non mi chiarii, non mi manifestai.

[762] Qui s’intende poco il senso. Parecchi Mss., fra i quali quello

di Milano, dicono così: «Io non fermai il predicare non obstante la

lettera de III di marzo di Ser Alessandro Bracci.... perchè stimavo

fossino minaccie.»

[763] Il re di Francia.

[764] L’altra ediz. aggiunge: _et di qua scrivesse calde_.

[765] Qui le aggiunte dal notaio confondono il senso di tutto questo

paragrafo. Nella fine del periodo, nondimeno, si vede chiaro che il

Savonarola era contrario a Bernardo del Nero; ma non ne voleva la

morte, nè s’era mescolato nella lotta.

[766] L’altra edizione: _il_.

[767] Noctornò, non tornò.

[768] L’Alfonsina.

[769] Gli oggetti che aveva lasciati in San Marco, furono

scrupolosamente restituiti; parte a lui, parte consegnati ai

magistrati, come cose pertinenti alla repubblica.

[770] Noi abbiamo visto come il Savonarola non facesse mai forza, per

indurre qualcuno a vestir l’abito.

[771] Nuora di Tanai de’ Nerli, la quale era della famiglia Lanzi.

[772] Così le due edizioni a stampa: e qui si vede chiaro che le

aggiunte hanno guastato il senso. Altri Ms., come quello di Milano,

dicono: «El simile dico di quelli segreti che io dicevo sapere d’uno

che si voleva fare grande: i quali dicevo da me per spaurirlo.»

[773] L’altra edizione aggiunse qui: _per_.

[774] Cioè: che davvero non volesse riavere Pisa.

[775] Il significato di questa frase lo abbiamo spiegato altrove.

[776] Il mistico viaggio al trono della Vergine.

[777] Egli medesimo disse al popolo, che era stato un viaggio

immaginario.

[778] La venuta dei Francesi che punirebbero i tristi.

[779] L’altra edizione ha: _di ghanno_, cioè d’inganno, di finzione.

Il Savonarola avevo più volte minacciato di rivelare i peccati

d’alcuni che credevano tenerli celati, come coloro che cospiravano

per la tirannia, pel governo ristretto, o altri: ma, come egli stesso

conferma, era un modo di dire per sbigottire i nemici delle repubblica.

Quanto poi a Piero Capponi, che pure era amico del Savonarola, non

sappiamo a cosa volesse alludere: la frase, se non è invenzione del

notaio, si potrebbe riferire all’essere stato il Capponi amico d’un

governo alquanto ristretto e non del tutto popolare. Questo verrebbe

riconfermato dagli scritti inediti del Guicciardini, recentemente

pubblicati.

[780] L’altra edizione ha: _barbieri_; questo era il nome che il

Savonarola dava ai Francesi.

[781] I Ms. hanno, invece: _renovatione_.

[782] Il punto dovrebbe esser qui; non già innanzi al _Se_.

[783] I Mss., hanno a _istigare_.

[784] De’ Medici.

[785] L’altra ediz. dice: _havevo_.

[786] Queste lettere, due delle quali abbiamo pubblicate fra i

documenti, son quelle che precedevano le _lettere ai Principi_.

[787] Son quelle ai _Principi_.

[788] Qui è un errore di stampa, l’altra ediz. dice: _I Re_.

[789] Qui il senso è confuso; ma una lettera era quella che andò al

re, un’altra quella che andò all’ambasciatore fiorentino presso la sua

corte: la prima era in nome del Savonarola, l’altra no.

[790] Qui è determinata chiaramente l’esistenza e la data di queste

lettere, della cui autenticità alcuni vollero dubitare.

[791] Cioè a dire: la causa furono i cattivi costumi; le scomuniche,

poi, mi eccitarono a fare più presto.

[792] L’altra edizione aggiunge: _si_.

[793] Queste parole furono aggiunte per moderare la forza del passo che

segue, e che certo fa grande onore al Savonarola.

[794] Fino a che potette, e fino a che non gli parve che l’_onore della

religione_ non vi fosse impegnato, il Savonarola si oppose in pubblico

a quell’esperimento.

[795] Qui è chiaro, cha egli credeva si potesse uscire illesi dal fuoco.

[796] Questo dubbio lo manifestò sul pergamo, quel giorno stesso.

[797] Qui ci vorrebbe un punto, per far chiaro il senso.

[798] L’altra edizione ha: _sollecitavano_.

[799] Abbiamo già detto che le alterazioni sono moltissime, e che

abbiamo indicato solo alcune di quelle che più si poterono distinguere

o ci sembravano più visibili.

[800] Questa, secondo il Nardi, sono le parole che disse il Cancelliere

nella sala del Consiglio, quando lesse al pubblico questo processo dal

Savonarola.

[801] L’altra edizione dice: LATTIFICAZIONE, cioè _L’attificazione_, o

anche _Ratificazione_.

[802] Frà Benedetto (_Vulnera diligentis_) dice che la soscrizione

fu alterata, perchè il Savonarola vi accennava alle aggiunte di ser

Ceccone; ma, se egli lesse veramente la sottoscrizione autografa, non

la riportò nel suo libro.

[803] Qui si vede che il Savonarola non lesse il processo, ma gli fu

letto; onde poteva bene il notaio ingannarlo, leggendolo altrimenti che

non era scritto.

[804] Questo processo e quello che segue furono trovati da noi,

parecchi anni or sono, nei Codici Magliab. XXV, 357, XXXVII, 394; e poi

li riscontrammo nel Codice che ora si trova nell’Archivio di Firenze e

con una copia di quello che si trova a Milano, fatta dal sig. Dansi.

Allora si dubitò che questi due documenti fossero veramente quali

noi li credevamo; ma, quando ne potemmo con certezza dimostrare il

carattere, nacque, invece, il desiderio di darli alla luce. Così essi

furono pubblicati nell’_Appendice alla Storia dei Municipii italiani_

dal professore P. E. Giudici, assai scorrettamente e senza neppure

dichiarere se erano genuini o apocrifi. Nè di ciò intendiamo muoverne

accusa all’autore, che non si era proposto di fare studio particolare

d’un soggetto assai intricato.

[805] Ora non staremo ad indicare quei passi che più visibilmente sono

aggiunti dal notaio, perchè quasi tutto questo processo è un impasto di

menzogne.

[806] Specie di corvo.

[807] All’esattezza di questi fatti non si può prestare alcuna fede.

[808] Tutto questo paragrafo manca nel Codice Magliabechiano. In questo

processo, noi abbiamo seguito principalmente la lezione milanese,

confrontandola cogli altri Codici.

[809] Non è molto tempo.

[810] Le due lettere sottoscritte dai frati e da’ cittadini.

[811] Il Cod. Magl. ha, invece, _Soderini_.

[812] È inutile combattere queste false asserzioni.

[813] Dunque si conferma, che il Savonarola voleva un governo largo e

libero, e non voleva un governo stretto, neppure fra le mani dei suoi

amici.

[814] Dominare.

[815] Non ci è venuto alle mani nessuno esemplare di questa scomunica;

e, per quanto la memoria ci ricorda, non ne abbiamo trovato menzione

negli storici.

[816] Il Ms. Magliab. dice: di frà Silvestro, anzi di Frà Domenico.

[817] La sola copia di Milano ha la data del 25 aprile.

[818] Il Cod. dell’Archivio, invece delle parentesi, ha in margine,

_questo fu la domenica de l’Ulivo, quando cominciò lo insulto_. Nel

codice magliabechiano v’è, invece, una diversa disposizione delle

stesse parole.

[819] Il Codice dell’Archivio ha: _Dino di Francesco di Dino_.

[820] Il Codice dell’Archivio dice: _sette_.

[821] Non sappiamo che alcuno abbia mai visto questo autografo.

[822] Il Codice dall’Archivio dice: XXIV.

[823] Vedi la prima nota al processo antecedente.

[824] Nella più parte dei codici da noi riscontrati, manca affatto

tutto quello che segue fino a: _Rispose; è vero_; ed il processo

comincia colle parole: _Di nuovo_. Questo brano non si trova che in un

solo dei due Codici Magliabechiani da noi riscontrati, (XXXVII, 324).

Questi processi manoscritti hanno molte varianti e molte aggiunte

o lacune: sembra che la signoria stessa, nel metterne in giro delle

copie, ora aggiungesse ed ora togliesse, perchè essi non erano che un

ammasso di menzogne.

[825] Di Roma.

[826] Qui si vede che hanno riportato le risposte del Savonarola, più

fedelmente.

[827] Abbiamo notato che altrove gli fanno dire precisamente il

contrario.

[828] Nel Cod. Magliab. ed in quello di Milano, v’è in margine questa

postilla, che manca in quello dell’Archivio: «La detta lettera fu

quella che aveva disegnato scrivere a’ re, di che si fa menzione nella

parte del concilio.» — Questa lettera, però, non era bruciata.

[829] Nella copia che noi abbiamo del Codice milanese, c’è una lunga

lacuna, che incomincia da questo punto e va infino alla metà dal

paragrafo settimo.

[830] Il Codice dell’Archivio dice: a’ benefici.

[831] Anche in questo processo si vede, che, quando si trattava di

quistioni essenzialmente religiose, le risposte del Savonarola non

erano dubbie.

[832] Qui finisce la lacuna della copia milanese.

[833] Si vede chiaro, come questa sia una compilazione fatta,

raffazzonando le varie risposte del Savonarola.

[834] Prima si dice che sottoscrisse, e poi si pone la firma!

[835] Il Codice dell’Archivio dice: da quattro mesi.

[836] Pensai.

[837] Circa il quale. Questo fu il punto in cui più infieriva la

tortura, per ordine del Romolino il quale o aveva qualche commissione

o qualche odio particolare contro al cardinale di Napoli; onde, dopo

avere più fieramente lacerato il Savonarola, ne alterò anche più del

solito le risposte.

[838] Gli si offerse.

[839] Qui si vede che è sotto la tortura. Le copie di questo processo

hanno spesso in margine: _tortura, torturato_, in quei luoghi dove del

processo medesimo apparisce.

[840] Si vede che le risposte, non solamente sono alterate; ma alcune

vengono affatto tralasciate.

[841] La copia di Milano ha: _sollecitarlo_.

[842] Qui i giudici stessi ci fanno sapere, quanto erano convinti della

verità di ciò che scrivevano.

[843] Riccardiana, Cod. 2053 (non autografo, ma antico). Questa esamina

rimase affatto ignota a coloro che desiderarono pubblicare tutti i

documenti che avevamo raccolti, intorno ai processi del Savonarola e

de’ suoi compagni.

[844] Ne trovammo due copie nella Magliebechiana. Una, di assai

difficile scrittura, vi resta tuttavia; l’altra andò nell’archivio

centrale. Dopo che noi lo trovammo, quegli archivisti vollero

pubblicarlo, sotto il nome di _Deposizione_, senza conoscere se

fosse vero o apocrifo. Una terza copia ne trovammo nell’Archivio di

Milano. Si noti che la Signoria credeva di dar questo processo, quasi

inalterato.

[845] Era priore di Fiesole, e quivi generalmente dimorava.

[846] Guardava verso la zuffa o lasciava di pregare.

[847] Intendi: ci aiutavano.

[848] Questo spiega le voci sparse da alcuni, che il Savonarola avesse

ritenuti danari di Piero.

[849] Forse: lo perchè.

[850] Paragonando questo col vero processo, si vede come i nomi propri

sono tutti aggiunta e invenzione del notaio.

[851] Cioè, disse anche lui: io non son profeta.

[852] Lo stesso frà Domenico.

[853] Gli domandassi.

[854] Qui manca, forse: _grandi, elevate_, o simile. Frà Domenico

parla di sè, e a far quasi una rivelazione agli esaminatori. In questo

processo il lettore può conoscer veramente cosa erano le profezie di

frà Girolamo e de’ suoi compagni.

[855] Nè mi dà noia il pensiero di conoscere, come frà Girolamo abbia

avute queste rivelazioni.

[856] Forse: paroluzze.

[857] Ser Ceccone. Questo parrebbe riferire ad altra esamina scritta

dal notaio: forse qualche primo tentativo di compilare, anche per frà

Domenico, un falso processo.

[858] Qui si può chiaramente e sicuramente esaminare quanta

superstizione vi fosse nelle profezie e visioni del Savonarola; come,

pure, quanta credulità fosse in quei frati.

[859] Avevano certezza di quelle visioni, come se le toccassero!

[860] Forse: imbasciate fatte da loro a frà Silvestro.

[861] Qui si vede con quale ingenuità frà Domenico riferisce come sua

la visione comunicatagli da frà Salvestro.

[862] Riferisce ai fatti avvenuti, quando l’imperatore Massimiliano

minacciava Firenze.

[863] Forse manca: _sa_.

[864] Forse manca: _mi sentii ispirata_.

[865] La tortura.

[866] La scrupolosa verità, con cui frà Domenico cerca riferir le cose,

è veramente ammirabile.

[867] Pare che, in questi ultimi momenti, la tortura venga spesso

ripetuta.

[868] La sala del Consiglio.

[869] Egli stupiva e non sapeva credere come fosse vero il falso

processo del Savonarola, che gli mostravano come autentico. Frà

Domenico non era uomo da sospettare che la signoria fosse capace di

falsificare.

[870] Questo _aprir la chiavetta,_ era la frase adoperata dal

Savonarola, quando voleva minacciare il concilio.

[871] Questa colle altre cose.

[872] Delle quali persone.

[873] In questo e nei paragrafi seguenti, si vede come gli esaminatori

creassero di pianta nomi e fatti, anche quando più volevano serbare

apparenza di veridici.

[874] Lo trovammo, insieme coi falsi processi del Savonarola e di frà

Domenico, nel Codice dell’Archivio di Firenze, in quello di Milano ed

in un Codice assai poco deciferabile dalla Magliabechiana. La copia

dell’Archivio di Firenze venne data alla luce da quegli Archivisti,

insieme col falso processo di frà Domenico, sotto il medesimo titolo di

_Deposizione_ ec.

[875] Qui è chiaro che si tratta di una malattia e non altro.

[876] Sacromoro, colui che tradì.

[877] Vien sempre confermato, che in S. Marco non si facevano

intelligenze.

[878] Anche qui si vede che il Savonarola e frà Domenico non vi presero

parte.

[879] In questo luogo, la copia di Milano aggiunge il seguente

paragrafo che, poi, nella copia stessa è cancellato: «La notte mi

ricorda havervi visto a un grasso zuchone, d’età d’anni 45 in 50, di

pelo biancho, porta una berretta alla francese con un gabbano alla

forestiera, di mediocre statura, e gli sentì dire: _Io vorrei ci fussi

stato M. Manfredi._»

[880] Qui si conferma, che il Savonarola non s’era impicciato nelle

accuse violenti contro a Bernardo del Nero e suoi congiurati, e si vede

anche, come la risposta che, a questo proposito, gli è stata messa in

bocca nel suo processo, è in parte alterata.

[881] Nella copia di Milano, si trova qui aggiunta una lunga lista di

nomi, che poi sono cancellati, con questa postilla al margine: «Questi

si cancellano, perchè sono nominati e scripti di mano di frà Silvestro,

nel foglio precedente.» Son forse le aggiunte e pentimenti del notaio.

[882] Nella copia di Milano v’è qualche differenza nei nomi, che

è inutile di notar per minuto, sapendosi che molti di essi furono

aggiunti dal notaio.

[883] Battè il bossolo sul banco dei Signori, minacciandoli per non

volere così condannare i congiurati.

[884] È singolare questa conclusione, dopo alcune premesse che provano

solamente la buona fede e sincerità del Savonarola: quelle ultime

parole son certo aggiunte dal notaio.

[885] Archivio dello Riformagioni. — Istruzioni e lettere esterne

dal 1491 al 1502, Cl. 10, dist. 1, Nº 87. Questi precetti che, con

poca esattezza furono chiamati anche _Deposizioni di testimoni_,

vennero scoperti dal Meier il quale, però, non ne fece altro uso che

citarli due o tre volte. Noi ci demmo a studiarli minutamente, e vista

l’utilità che v’era da cavarne, ci decidemmo a pubblicarli insieme

cogli altri documenti relativi al processo del Savonarola. Più tardi

il codice fu mostrato al Perrens che ne fece qualche estratto e lo

pubblicò nel suo appendice. Quando noi cominciammo la stampa dal nostro

lavoro, gli Archivisti di Firenze si affrettarono a pubblicare questi

processi, meno uno solo: noi li diamo tutti fra i nostri documenti, per

le ragioni già allegate.

[886] Le due sottoscrizioni, dei cittadini e dei frati.

[887] Cioè la maggioranza dei voti nella Signoria, e nei due Consigli,

la facoltà di sonare le campane che radunavano il popolo.

[888] Questi fatti si trovano illustrati nel testo dell’opera.

[889] Fante.

[890] Il convento era insultato.

[891] Balestre.

[892] L’Azerello, cioè Bonaccorso da Filicaia, detto Azerello.

[893] Fra Girolamo, che di questi apparecchi appena ebbe qualche

notizia vaga.

[894] L’esperimento del fuoco.

[895] Stimai.

[896] Mi chiesero.

[897] Le ultime parole son di mano di qualcuno dei notai. Queste

esamine sono scritte generalmente dagli accusati stessi, quando parlano

in proprio nome.

[898] Sopra il secondo capo dell’interrogatorio.

[899] Forse manca: _avendogli domandato_.

[900] Voce, voti.

[901] Uno di questi suoi parenti, era Placido Cinozzi, autore d’una

biografia del Savonarola.

[902] Vi andai il giorno in cui si fece la Signoria: non volle che

entrassi.

[903] Forse: imbasciate commesse, per commissioni.

[904] Forse: la Signoria.

[905] Fu chiamato fra Salvestro ad esser presente.

[906] Cacciò.

[907] Costretto a scriver di nuovo, ripete le stesse cose. Forse

volevano vedere se si contradiceva.

[908] Lionello Boni, di cui più basso segue l’esamina.

[909] Ascensione.

[910] Fra Silvestro.

[911] Parole scritte in piè di pagina, di mano del notaio e degli

esaminatori, come son pure quelle che seguono.

[912] Dicessi.

[913] Infatti furono ricevuti nella Loggia de’ Lanzi.

[914] Il locale della Sapienza.

[915] Cioè: _ed era_. Questo Gini più volte dice: _are_, in luogo di

era; come si vede anche nella seguente esamina, che noi pubblichiamo

per la prima volta; ove dice: _sare_, in luogo di _sera_. Gli

Archivisti, non avendo considerato a ciò, stamparono: «Fra Girolamo

andò su, e di subito tornò a dare due archibusi in coro.» Il che è a

dir poco strano.

[916] Erano i due che usavano l’archibuso: il tedesco faceva fuoco da

più ore.

[917] Questa esamina non fu pubblicata dagli Archivisti.

[918] Avea allora vestito l’abito.

[919] Da Gagliano.

[920] Gini, cioè l’accusato. Sono gli esaminatori che scrivono ora, più

basso riprende a scrivere il Gini.

[921] Cioè: _la sera_.

[922] Qui si vede se era possibile, che fra Girolamo venisse a dar

fucili in coro.

[923] Voleva esser ferito, per amore di Gesù Cristo.

[924] Qui si conferma ciò che abbiamo detto innanzi.

[925] La pigione si paga in suo nome.

[926] Che m’ha insegnato.

[927] L’andare io: è sempre l’_e_ in vece di _a_.

[928] Queste esamina ci dà molte notizie importanti, e merita di essere

attentamente considerata.

[929] Ugualmente condannabile.

[930] Andrea di Bernardo de’ Medici, soprannominato il Brutto.

[931] Era colui che si fingeva Piagnone per meglio cospirare in favore

dei Medici.

[932] Lorenzo Tornabuoni, fingeva del pari che Giannozzo Pucci, per lo

stesso fine. Ambedue furono poi decapitati.

[933] Per le troppe astinenze e fatiche mentali.

[934] Era opinione che il Capponi non amasse un governo molto largo.

[935] La libreria dei Medici.

[936] Filippo di Comines.

[937] Altro disegno di pagarli, che cercandoli ec.

[938] S’era riuscito a far loro credere, che i falsi processi fossero

genuini e veri.

[939] Ecco a che giunse la debolezza di quei frati!

[940] Nella nostra narrazione, abbiano di tutto ciò fatto parola.

[941] Ne abbiamo parlato anche nella nostra narrazione.

[942] Il re Carlo VIII.

[943] Carlo VIII era tornato col pensiero alle cose d’Italia.

[944] Luigi XII.

[945] Pare che sieno le parole che mandava a dire il nuovo re di

Francia.

[946] S’era noiato di restare in Francia.

[947] Non è lo storico.

[948] Parole del notaio.

[949] Qui si vede, come si servivano del falso processo, per cavare

altre confessioni.

[950] Bernardo.

[951] Che il Savonarola si volesse arrendere, per evitare spargimento

di sangue, viene sempre confermato.

[952] Il magistrato della parte Guelfa.

[953] Specie di bidello della Signoria.

[954] De’ Medici; quelli che avevano preso il nome di Popeleschi.

[955] Una delle tante spie, che venivano a brigare contro la repubblica.

[956] Veduti o seduti nei maggiori uffici. La differenza fra queste due

parole, l’abbiamo spiegata nel testo.

[957] Tutto ciò dimostra l’onestà del Valori.

[958] Quando il Gonfaloniere si doveva scegliere fra quelli del loro

quartiere.

[959] Trovavamo, e così più basso: discorrevan per discorrevamo.

[960] Accusato ed assoluto.

[961] Bracci.

[962] Che la parte avversa fosse frenata.

[963] Questo era per legge proibito.

[964] Fra Girolamo.

[965] Nel quartiere di Santo Spirito.

[966] I loro nomi sono scritti presso i magistrati che hanno dato il

permesso.

[967] L’accompagnerei.

[968] Una sera che io v’ero.

[969] In margine è scritto: _Nicholo, intendete, calzaiuolo_.

[970] Colui che fu ammazzato sulle scale degl’Innocenti.

[971] Credevamo fossero stati spogliati e presi.

[972] Abbracciamento.

[973] Archivio della Riformagioni; Deliberazione dei Signori a Collegi,

anni 1497-98, carte 27, 29 e 33 tergo. Questo documento fa seguito

alla sottoscrizione della due parti, che già c’era pubblicata e che

fu ristampata dal Meier, Doc. XVII, dal P. Marchese, Doc. XXIV. Per

questi documenti, come per quelli che seguono sotto i numeri LV, LVI,

LVII e LIX, dobbiamo ripetere ciò che s’è detto nella nota al numero

LIII. Furono accennati dal Meier, raccolti da noi, e pubblicati dagli

Archivisti di Firenze.

[974] È notevole questa confessione di un avversario.

[975] È singolare, anche, questo offerire un assente.

[976] Si cercava che, in ogni modo, fossero puniti solo i frati di San

Marco.

[977] Qui non si tien conto dell’avversario, perchè egli stesso diceva

di dover bruciare.

[978] Nel medesimo Codice, carte 33 e 34. Vedi la nota al Doc. LIV.

[979] Lo stesso Codice, carte 55.

[980] Qui si sottintende la tortura.

[981] Lo stesso codice.

[982] Seguono a questa altre deliberazioni di minore importanza. Alcune

di esse riguardano la condanna di circa venti cittadini seguaci del

Frate, ai quali viene, poco dopo, condonata buona parte della pena.

Vedi la nostra narrazione.

[983] Libro dei Partiti dagli Otto di Custodia e Balía; maggio a agosto

1498, carte 51. Questo documento è stato più volte pubblicato.

[984] Deliberazioni dei Signori, ut supra, carte 51, e seg.

[985] Per festeggiare la ingiusta condanna ed il falso processo.

[986] Sotterraneo che traversava la via del Maglio, ponendo in

comunicazione il convento di San Marco, col locale della Sapienza già

ceduto ai frati.

[987] Non pubblicate dagli Archivisti.

[988] Partiti degli Otto di Custodia e Balía, Vol. 70, carta 150.

[989] Deliberazioni dei Signori, Vol. 85, carte 68.

[990] Il Prof. Sceviref ci ha letto un brano di questa orazione, che

somiglia molto ad una predica del Savonarola.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 141 / 142 题