IL PROCESSO ALTERATO DALLA SIGNORIA.[844]

Io Fra Domenico, vostro servo in Cristo, scrivo la semplice

verità.

In San Marco, a’ nostri tempi, non si fece mai intelligentia,

soscriptione o pratica alcuna di stato, nè per stato come

falsissimamente è stato apposto. Se più ciptadini frequentavon la casa,

noi e’ quali non iudichiamo e’ secreti del cuore, ma attendiamo alla

salute delle anime, pensiamo et meritamente crediamo che lo facessino

loro, come anche le donne et fanciugli et l’antra minuta gente sanza

stato (co’ quali mescolatamente erano per il convento nostro), non per

havere per nostro mezzo temporale stato; ma per devozione et affectione

che ci portavono, o per confessione o conlloquio di qualche cosa

spirituale per lor consolatione, per non havere alcuna volta faccenda,

o per non sapere ove si stare con lor più contento. Et finalmente che,

essendo qui grande et non ignobil moltitudine de’ nostri frategli,

molti de’ ciptadini nostri conversavano volentieri, dove hanno suoi

figliuoli, parenti, amici o confessori, non è da maravigliarsi di

questo, ma bene assai di chi si maraviglia di ciò; maxime essendo in

San Marco uscita qualche opera et buon principio in salute di questa

ciptà. Et in tante tribulationi, non per nostra cagione ma per e’

peccati; non vedendo e’ cordati huomini et anche tutti li altri insino

alli fanciulli, altro remedio vero che lo adiutorio di Dio, mediante le

orationi; molti stavano per questo volentieri ove stimavano Iddio più

propitio et più pregato.

Mai intesi nè mi adviddi per alcun modo, che in San Marco si

facessi o pur pensassi intelligentia alcuna, nè si tenessi

pratica veruna o familiarità di cittadini per conto di stato:

ho sempre creduto che chi vi praticava lo facesse, come anche le

donne e’ fanciulli et li altri di bassa mano, non per stato, ma

per sua divotione et affetione; per confessarsi; per parlare di

qualche cosa spirituale, per loro consolatione; per non sapere

alcuna volta che si fare o dove stare con più contento; per

havere quivi figliuoli, parenti, amici o confessori; finalmente,

perchè stimavano, forse, Dio quivi più propitio et pregato nelle

tribulazioni.

Per questa cagione, Domenica qui accaso, al tempo dello improvviso

tumulto si trovò tanta gente d’ogni sorte. Nè era per alchun modo

factasi acciò preparation d’arme, con ciò sia che alcuni de vostri non

ultimi ciptadini quivi fussino sopraggiunti senza alcuna preparatione,

come ha dimonstro lo effecto. Era vi un pochissimo numero d’arme, et

in mano di certa bassa genterella, et era piuttosto cosa da ridersene

che da temere da chi havesse veduto con gli occhi. Sopraggiunse, dopo

il tumulto, alcuno con qualche arme in adiutorio; ma tanti pochi che

non fanno numero et pur genterella minuta. Io non sapevo che alcuna

arme fussi in convento nè pensavo acciò, ma quando domandato, vifussi

stato excitato a pensare, harei risposto che qualche piccola cosa ve

ne fussi, non già per offendere o per far tumulto, ma perchè so che

alquanti di bassa condictione accompagnavano già a Santa Reparata el

nostro Padre fra Hieronymo con qualche arme, per suspecto che e’ non

gli fussi facto villania, perchè chi ama teme; et ritornando alcuna

volta per qualche tempo, lasciavono quivi le lor bazzicature poche in

una cameretta picchola da albergar forestieri, presso alla porta, ove

albergando già una volta a caso come forestiere,[845] (perchè non ho

stanza a San Marco alcuna volta quando vengo da Fiesole, infra l’anno,

se non è a caso), un dì in quella camera, prima di tre che sono quivi,

tanto picchole che oltre allecto non vi entra più nulla; vidi a cinque

piuoli appicchata alcuna celatina et una capsetta, qualche corazza:

et questo non era ordine nè saputa, come certo stimo, del padre fra

Hieronymo, nè di mia volontà el quale sempre di tal cosa mi risi, come

quello che ero certo che tal defensione, quando nulla ci accadessi,

sarebbe niente.

Per queste cagioni, molti furono quivi la domenica sopraggiunti

dal tumulto, senza preparationi; il che mostra che non si era

fatta alcuna preparatione d’arme per tumultuare; conciò sia

che più cittadini delli infimi furono quivi trovati al vespro

inermi et improvidi. Oltre a qualche arme che credo vi fusse,

sopragiunse qualchuno con qualche arme per adiutorio de’ frati;

massime che forse credevano che questo insulto fussi contro

alla volontà della magnifica Signoria. Onde io, doppo il romore,

andai dua o tre ore per il convento, pregando con ogni diligenza

ogni uno che non traesse, et si quietassi, et non sonassi; et

mai attesi ad altro che a tranquillare et quietare. Et se arme

dunque erano, ben che poche, in casa, non erano di mio ordine, nè

saputa, di certo; nè mai mi piacque vedervene. Ma ben che io le

detestassi, non toccava a me a levarle et a provedere, perchè non

havevo alcuna autorità in San Marco.

Però al dì della Domenica, essendo, quando si levò el romore, in una

stanzetta a comporre et a scrivere mie fantasie; et sentendo trarre,

andai subito discorrendo per el convento, et con ogni diligentia

pregavo ognuno che e’ non traessi et che e’ non sonassi la campana

et che si quietassi in tutti e modi; dicendo che avevan fatto male

a trarre et che e’ si attendessi a pacificar la cosa. Onde parecchi

hore, andando el padre fra Hieronymo co’ frati per el dormitorio et

per alchune stanze più intrinseche et quiete, cantando con clamore

le letanie et altre orationi, et preghando e’ frati lo lassassino

andar via; io non feci altro che andare in qua et in là per casa,

pregando ogniuno che non traessi. Intanto venne un altro mazziere; et

dicendo chi una cosa et chi un’altra a quello che diceva del Padre fra

Hieronymo andasse alla Signoria; domandando noi di vedere o sapere di

questa cosa di tanto pericolo el partito della Excª Signoria, et non

rispondendo lui molto a proposito, perchè come m’ha detto qui el signor

Bernardo da Diacceto, di questo non si fe’ partito; pregai il detto

Mazziere che ritornassi per il partito.

Così un vostro ciptadino de’ Capponi rispose che mandassi per el

partito; perchè non lo havendo, volevano piuttosto morire quivi insieme

col padre, non trovando nessuno, nè sappiendo che moto fossi questo,

se del popolazzo oppur d’ordine della Signoria. Anzi, stimando che

la magnifica Signoria dovesse mandare più presto acquietare. Vedendo

ardere le porte et farsi obscuro, comessi questo a Dio, e andomene in

choro con gli altri, et apparato oravo con loro, ogni punto expectando

la morte. Non m’impacciavo di dire: non trahete, o di quietare nulla;

sì perchè non appartiene a me, el quale già dua anni non sto a San

Marco, se non quando mi è imposta predica o qualche altra faccenda o

obbedienza; sì perchè, non sapevo di questo tumulto la volontà di Dio,

alla cui provvidentia in tutto havevo commesso questa cosa; sì perchè

non sapevo come la cosa andassi, e la volontà della Magnifica Signoria.

Così stimo di certo, el padre fra Hieronymo absorto a pensare di Dio,

per queste ragioni non pensava a impacciarsi d’altro, che di prepararsi

con tutti li frati intorno allui a vita eterna. Et così circa sei hore

continue, tutti oliato all’altar grande parati, molti expectavano ogni

punto esser tagliati a pezzi, cantando sempre: _Salvum fac populum

tuum Domine, et benedici hæreditati tua_; et quando nessuno si voltava

indrieto o mancava,[846] qui vi era sempre chi attendeva a raccorlo

con gli altri et a dire fortemente: _Orate fratres_. Nè sapevamo della

cosa altro che gran romori et terrori continui. Chi fossi contro

et con che ordine, chi in favore et defensione, non era possibile

saperlo nè avvedersene mai bene. Anzi ogni cosa era confusa, et chi ci

difendeva lo faceva per et (_sic_) per amor di Dio et de sua servi, et

non per far male a nessuno: et veramente Iddio et gli angeli sua ci

furono in adiutorio, essendo già arse le porte, et essendo sì pochi

et male in punto, per noi, che et que’ pochi credo certo per volontà

et inspiratione di Dio,[847] el quale suole adoperare qualche mezzo, a

riparare a tanta strage et obscurità quanta era quella, maggior certo

che non si scriverrebbe: veder circa cento cinquanta frati, figliuoli

di huomini da bene et nostri cittadini, in tante angosce et terrori.

Danari non ha il Padre fra Hieronymo, nè noi, salvo che ho inteso

essere in mano del Priore di San Marco circa dugento ducati, non

so se lasciati da un ciptadino al convento o pure in deposito, et

è una pazzia et favola da sciocchi dire che lui in San Marco habbi

tesori o le migliaia. Poteva bene, quando venne il re di Francia in

Firenze, occultare e’ vasi di Piero, e’ quali non sapeva quasi se non

io, dove e’ fussino, et negagli a chi venne per essi da parte della

contessa,[848] et allei andai a dire che aspectavano alla città alla

quale ne detti notizia, et hebbegli, et sempre habbiamo ad epsa cipta

facto et cercato bene, et siamo or paghati come fu Jesù nostro. Ma non

sono li ciptadini quelli, che ci incitano tante persecuzioni et infamie

lor di negromanzia o d’altro; Anzi è el demonio el quale ha messa

questa opinione nel popolo, che peccavo a portare il Sacramento nel

fuoco. Io son certo che io non havevo ad ardere, et però non ne seguiva

scandolo anzi hedificazione della fede, et però il diavol si adirò.

Ma quando io sarò innanzi a Christo, lo monsterrò a tutto questo

popolo; se io lo portavo da me o pure di volontà et movimento

intrinsecho di Iddio el quale quel dì voleva così. Nè bisogna che

ognuno intenda[849] o perchè così lui volessi; ma chi non l’intende:

dica io non l’intendo, et non si scandalezzi o mormori. Ma a tutte le

opere di Cristo hanno a esser segno, _cui contradicetur_. Basta a me

che io venni deliberato a entrare a ogni modo, nè mai pensai da havere

a essere apuntato del Sacramento; perchè sapevo che, bene che etiam

senza sacramento, Iddio me ne harebbe liberato, voleva per allora che

io facessi così. Pensavo bene che molti e’ quali non sono amici di

Dio, del miracolo non ne havevono a far fructo; ma harebben decto che

el sacramento el quale non può ardere, lo havessi facto; come se e’

fussi vero che le spetie del Sacramento non possino ardere, con ciò sia

che più volte sono arse, et possono essere conrrose da’ topi, et in

altri modi corropte e smaltite, come accade ogni volta che l’homo si

comunica. Dimmi: non può ardere colui che lo porta nei fuoco, non può

ardere el velo et e’ panni? Mille hostie addosso a uno che entrasse nel

fuoco, non havendo la verità dal suo, nollo scamperebono. Se adunque

è nato scandolo, Iddio la volontà del quale io feci, mene darà premio;

perchè ho assai meritato in questa infamia et persecutione sì grande.

Ecco, magnifici Domini, quello che io posso dire o scrivere; altre

cose secondo le varie suspitioni non vi posso nè dire nè scrivere;

perchè i’ vi testifico innanzi a Dio et a tutta la sua Corte, che

altro non nè (_sic_) ho o posso havere in mia coscientia et memoria;

perchè altro non ho facto o detto, nè mai tenute pratiche di ciptadini,

se non sfuggiascamente, et mal volentieri ho lor parlato; perchè

la mia conditione o professione m’inclina fortemente a fuggire la

conversatione maximamente de laici. Nè mai ho desiderato, quando e’

si havevono a fare e Magnifici, che e’ sia assumpto questo o quello,

come nostro amico in Christo tamen; ma solo quelli che habbino a

cercar l’honor di Dio et il ben comune, et raffrenare le abominationi,

disonestà et li altri vitii. La qual cosa, stimando secondo la opinione

di chi delle cose parla, che scadendo affare certi Octo, quando furono

creati per ritrarre li peccatori dal male et animare la lor laudata

virtù al bene; gli chiamai in pubblico Sermone Octo maschi; non perchè,

per nostra pratica o mezzo si fussi mai facto alchuno offitio o per

alcuna spetialità mia o del convento. _Ecce coram Domino_, che io

non mento nè nulla mi ritengho. Prego vostre benignità non appuntino

le nostre parole sofisticamente, sapendo la sapientia vostra che le

parole debbono servire alla intentione. Ad gloria di Dio somma verità,

el quale vi spiri a prestar fede et far di noi la sua volontà, _quia

benedictu in sæcula. Amen._

Al primo partito della magnifica Signoria haveremo ubbidito; ma

ben che io pregassi qualche mazziere e cittadino, che andassino

per il partito della Signoria, per il quale si vedessi quale

era la sua volontà, non tornava nessuno; onde io credetti insino

all’ultimo, che la Signoria fussi di questo tumulto mal contenta,

et attendessi a rimediare et mandare aiuto a San Marco: et

sotto questa speranza mi stavo con li altri a fare oratione in

choro, havendo commesso la causa a Dio, et non me impacciando di

null’altro.

Li amici del Convento erano quelli che volevano, tra’ quali

alcuni vi praticavano più familiarmente; come era Girolamo

et maestro Domenico Benivieni, Piero Mascalzoni, Giovanni

Carnesecchi, Marcello Vernacci et Francesco Boni, non però

molto spesso; Boninsegna Boninsegni, con grande affectione et

reverenzia: vi veniva similmente Francesco Davanzati, Ruberto

Ridolfi; qualche volta Simone Canigiani, non però spesso, doppo

la morte di Carlo Strozzi; Antonio Tornabuoni qualche volta;

così Niccolò di Giunta, Francesco del Pugliese et altri, e’

quali si confessavano da Fra Silvestro; Mazzeo Mazzei, quivi

vicino, e Lapo suo fratello: qualche volta Ser Giuliano da Ripa,

vicino; alcuna volta Bernardo del Barbigia; Tommaso Morelli,

per raccomandare alle orationi la figliuola et la famiglia;

Giovanni Bocchi, el quale si confessava da Fra Silvestro;

Bartolommeo Orlandini, qualche volta, per causa di sua figliuola,

o in conpagnia di Niccolò di Giunta; Niccolò Valori, Benedetto

Bonvanni; Cambio, che vi havea già il figliuolo; messer Baldo,

messer Luca Corsini, Antonio Lanfredini, antico familiare; rare

volte Piero Guicciardini, et parlava meco delle tribolationi

della città, et quando io credevo che elle finissino, et simili

cose buone. Alcune volte, Gio. Battista Ridolfi, Francesco

Valori, massime alli ufici et alle processioni della settimana

della Annuntiata non mancò mai. Andrea Cambini et il fratello,

qualche volta; Giovanni Vettori, rarissime volte, et veniva a

mostrarmi una compositione d’una Croce fatta da lui di pezzi di

osso; Antonio Giraldi, et qualche volta Luca d’Antonio dogli

Albizi; così di rado Alessandro Acciaiuoli, Alessandro Nasi;

Lutozzo, qualche volta; Domenico Mazzinghi, antico familiare

nostro, rarissime volte; già Paolantonio Soderini et di già

Tommaso suo figliuolo; Matteo Strozzi rarissime volte;[850] et

simili altri, de’ quali non mi ricordo, i quali io non conosco,

perchè non mi piacquero mai le familiarità dei laici: e quali

credo, e così sino a ora ho creduto, che praticassino in San

Marco per le ragioni dette, non per stato; nè anche so che loro

nel fare li ufici favorissimo più l’uno l’altro, che li altri

cittadini che non vi venivano; et credo che e’ dessino favore a

ogniuno che credevano essere atto a tali uficii et il bisogno

della città. Io, quando si havevano a fare i magistrati, non

desideravo che fussi assunto nessuno come nostro amico, benchè

in Cristo, ma solo chi Dio vedeva che fussi al bisogno. Onde se

non sia creduto che la revelatione de’ predetti Angeli, almeno

secondo la oppinione di chi parla, stimando certi Otto havere a

correggere e vitii, et per ritrarre e peccatori con la paura del

male, et per animare la virtù laudata al bene, gli chiamai in

predica Otto maschi, non perchè per mezzo alcuno nostro fussino

eletti, con ciò sia che appena dua o tre ne conoscessi, non

_etiam_ per alcuna spezialità mia o del convento. Io non pensai

mai altro che allo honore di Dio et al bene della virtù et della

città, in tutto quello che io ho predicato, o parlato, o operato;

sia quel che piace a Dio di me.

_Addì 16 di aprile 1498._

_In nomine patris et filii et spiritus santi amen_. Io fra Domenico

servo di Dio, domandato et richiesto che io scriva circa le cose delle

prophetie et della verità predicata dal Reverendo Padre fra Hieronymo;

el puro vero, quanto ne so, testifico dinanzi alla somma Trinità et

alla immaculata regina di Firenze, madre del nostro Re et Redemtore,

Cristo victorioso triompfatore della morte, et dinanzi a tutta la

celeste corte; che quello che qui di sotto ne scriverrò, a petitione

delle magnificentie vostre, et è la semplice verità.

Circa le cose future predicate da Fra Girolamo, non hebbi mai

dubitazione, et così credevole fermamente; le predicavo, nè

ingannavo io il popolo, perchè andavo con sincerità; massime

perchè, oltre a quelle illuminatione et ispirationi che detto Fra

Girolamo, credeva avere da se, sapevo le altre da frà Silvestro,

come lui, onde le credevo a li angeli et a Cristo et alla Madre,

et non a frà Girolamo, se non come quello che credevo essere

eletto per principale annuntiatore di queste cose.

El nostro Padre Fra Hieronymo exponendo, credo, Amos propheta, nelle

sua predicationi; a quel parlare di detto profeta, _non sum propheta_;

avendo dato alcuna expositione la qual non era tempo dare anchora,

perchè non era volontà di Dio, simile parole disse a queste,[851] come

apparisce in quella predica, perchè epsa è inferma intra le altre.

Un’altra volta, innanzi a quel tempo, non mi rammento quanto; essendo

io in una sua predica, in Santa Reparata, nota’ che lui predicando

delle sue revelationi et prophetie, disse: Come io habbi quelle cose,

una volta spero te lo dirà et aprirrà qualcuno de mia compagni;[852]

e io credo el[853] domandassi, se ben mi ricordo, a casa, se tali

parole aveva decto da sè: intesi che no. Dunque, ecco io ve lo dico; ma

pregovi vi ricordiate del parlar di San Paulo, cioè che Dio elegge le

cose e le persone inferme et stolte et che non sono,[854] a dire o ad

operare quelle cose le quali vuole che apparischino sua.

Io adunque, per una certa impressione nella mia mente, ho fermamente

sempre creduto et, non mi essendo monstro meglio il contrario, credo:

che Pisa si habbia riavere, et habbino ad esser vostre delle altre

terre che non furon mai vostre; et che Firenze habbi a esser più ricca,

più potente et più gloriosa che mai, per virtù non sua, ma di Dio

et della sua Madre: e così delle altre cose predecte dal P^{re} Fra

Hieronymo, circa la flagellatione et renovatione della Chiesa, et la

conversione de’ Turchi, innanzi che passi questa generatione che vive.

Et ho dentro tenacemente affixa questa fede; nè per questo debbono le

Magnificentie vostre alterarsi, perchè questo mio credere non nuoce

punto nè a me nè alla ciptà, et in queste cose ciascuno è libero a

credere quello ch’ei vuole: nè mi dà noia, come tali cose siano state

da Dio manifestate;[855] nè ho mai ingannato il popolo, predicando

anch’io, perchè ho fermamente così creduto con ogni sincerità, a gloria

di Dio et comforto della ciptà vostra parlandone, et non per alcuna mia

gloria o altro human respecto.

Circa el modo, dunque, per el quale el P^{re} Fra Hieronymo habbia

havuto simili prophetie; vi dico che oltre alle sue inspirationi et

illuminationi, le quali lui ha avute; Fra Silvestro conferendogli,

come di già havete inteso, altre sue apparitioni et visioni angeliche

in diversi modi, nelle quali epsi Angeli comandavono al detto Fra

Silvestro che riferisse al Padre Fra Hieronymo, ora una imbasciata et

ora un’altra, da parte loro o di Dio; infra le altre cose che decti

Angeli monstrorono et dissono al decto Fra Sylvestro, (credo più

anni fa, cioè circa e’ principii o non molto poi) una fu questa; che

vedendo, credo, Iddio, che Fra Hieronymo fuggiva, o per humiltà non

ardiva dire a noi quelle cose di cui era inspirato; Lui, o perchè e’

non vuole dare tanti doni o ogni cosa a uno solo, o per altro rispecto

secondo la divina sapientia; apparsono a Fra Silvestro li Angeli di

noi tre, et con una fune o piuttosto catena d’oro ci legorono tutti a

tre insieme, et dicendo che stessimo uniti et havessimo et facessimo

un core et una anima di tre che Dio voleva così. Onde se mai fusse

accaduto tra noi punto di qualche leggiere stizza o parolame,[856]

eravamo da loro ripresi. Et dissono a Fra Silvestro che stessi umile;

così noi, perchè le prophetie et revelatione non salvano, ma son

date per utilità della Chiesa, et che quelle tali apparitioni o vero

revelationi, nonlli erano date propriamente per lui, ma per el padre

Fra Hieronymo. Non dissono per tutti a dua noi, come stamani smarrito

da vostre presenze, non sapendo in quel subito acconciar bene le parole

alla intentione recta, per errore scripse: Ser Francesco.[857] Ma ben

volevano che qualche volta, predicando io per el P^{re} Fra Hieronymo,

onde sono chiamato el factoraccio; io dicessi qualche cosa, benchè

di rado, da parte loro, come se io l’havessi havuta. Dunque essendo

noi un core, et essendo tali dimonstrationi date a Fra Sylvestro, per

el P^{re} Fra Hieronymo, et alla sua predica, se non sempre, almeno

quando bisogna, ordinate; volendo decti Angeli, et così al Padre

Fra Hieronymo, per bocca di Fra Salvestro da parte di Dio venendo,

comandavano che quando tali cose epso Fra Hieronymo havessi a riferire,

per loro impositione, al popolo o a frati; lui le dicessi come se e’

l’havessi lui proprio, perchè questa era la volontà di Dio.[858] Onde

non mentiva in questo, avendole Dio facto anche altre volte, come si

può nelle scripture vedere, et 2º perchè eravamo un core, et 3º perchè

erano ordinate alla predica et a lui, et 4º perchè el lume della

prophetia, et però di queste et d’altre cose era impresso dentro alla

mente di Fra Hieronymo. El quale lume è quasi el tacto[859] in questa

cosa. Imposonci decti Angioli, che questo secreto per niente uscisse

di noi tre, et che se e’ se ne sapeva per nostra colpa nulla, Dio si

adierebbe con esso noi, et priverebbeci di tali gratie in tutto. Le

quali Dio, come lor dissono, ci haveva comunicate, perchè ci voleva

per questi mezzi adoperare a fare di molte utilità alle anime. Mal

volentieri, con tutto questo, habbiamo parlato delle cose future; et

solo tanto quanto ci è stato imposto, guardandoci sempre non dire se

non ci era inspirato o decto: dite questo. Et se qualche rarissima

volta, per humana fragilità o levità, havessi nessun di noi manifestata

qualche cosa, non ci essendo di quella stato così imposto, ne siamo

stati ripresi et castigati assai.

Imperocchè già più anni fa, apparvero gli Angeli di noi tre

a Fra Silvestro (dico li Angeli, perchè così ho creduto che

fussino), et di una cordella o vero catena d’oro ci legarono

insieme, cantando, se ben mi ricordo: _Ecce quam bonum et quam

iocundum habitare fratres in unum_; et dissono che noi stessimo

uniti insieme, et facessimo un cuore et un’anima di tre; che Dio

voleva così, et che noi stessimo humili, perchè le revelationi

non salvano, ma sono date per utilità della Chiesa. Et più volte

sono apparsi, ridicendo queste et simili cose, et che quelle

rivelatione gli erano date, più per Fra Girolamo che per lui, et

alla sua predica hordinate erono. Onde comandorono, che quando

Fra Girolamo havessi a dire loro imbasciate fatte[860] a Fra

Silvestro, esso Fra Girolamo lo dicessi come se le havessi haute

lui proprio; che questa era la volontà di Dio; et perchè eravamo

un cuore, et perchè erano ordinate alle prediche, massime havendo

fatto altre volte Dio, come si accenna per le Scritture. Imposero

detti Angeli strettissimamente, che questo segreto non uscissi di

noi tre, et che se mai per nostra colpa se ne sapeva nulla, Dio

si adirerebbe et priverebbeci in tutto di tali gratie.

Io non dissi mai, nè dico di havere prophetie o apparitioni o visioni

angeliche, salvo che nella sala del Consiglio, expressamente una volta,

dopo la messa grande. Allora dissi, che io avevo veduto in quella sala

Angeli che inspiravano al bene et ad andare, nello eleggere, rectamente

a Dio;et e’ demoni che inspiravano il contrario: chi accepta le buone

inspirationi et chi le captive. Credo anche dicessi, che Jesù Christo

Re di quel consiglio et della ciptà di Firenze, gastigherebbe chi

non andava rectamente o seguitassi intelligentie, o simili parole

delle quali non mi ricorda. Questa tal visione nulla finxi, nè per

alcuna cosa che io humanamente sapessi, o per relatione di cosa alcuna

da persona così parlai; anzi perchè la mattina, a buona ora, Fra

Silvestro mi riferì questa visione facta a lui, et dissemi da parte

degli Angeli, che io dicessi aver veduto io così; nè mentivo perchè

eravamo uno core et una cosa, et per le altre ragioni decte de sopra,

et perchè havevo a fare semplicemente la obbedienza di Dio decta per

gli Angeli.[861] Et così ne venni in palazzo, non sapendo nulla di

quello poi seguì, et quando seguì, mene stupii,[862] et credo certo che

io pensassi, costoro non credono che questa sia stata visione, ma che

io l’habbia fincto, stimando che io habbi prima saputo questa cosa. Ma

Dio[863] che io per me niente nolla sapevo et che andai semplicemente,

et che quando mi fu imposto che io dicessi di haver veduto io, mi

parve cosa nuova, a entrare in quella mattina in opinione di huomo

apto a prophetia, in cospecto di tanti eccellenti ciptadini. Ma io

sapevo et anche ebbi certo segno che Dio così voleva, conciosiache

dicendomi Fra Silvestro da parte di detti Angioli, come mi sono adesso

ramentato, che io predicassi el psalmo; _Anima mea Domino et omnia

quæ etc._; fantasticando a che proposito mi disse sopra quel psalmo,

cioè sopra alquanti versi, quasi che subito, cioè non con molta fatica

di mente,[864] inspirata una aptissima expositione, cioè secondo

el proposito delle gratie et de benefici facti da Dio alla città di

Firenze. Non seppi, dunque, innanzi che io venissi in palazzo, quello

che seguì per altra via; come nè anche predicando sapere la partita e

rotta dello emperadore, ma mi fu inspirato et facta dir così.

Mai per detto d’alcuno cittadino troverete che io abbia predicato, se

non ho che e’ poveri sieno aiutati a simili cose; nè mi ricordo che

e’ ciptadini mi habbino mai decto predicate questo o quello, maxime

di cose che in alcun modo appartenghino a stato. Potrebbe essere

che qualche volta mi habbino decto ch’io predichi contra ai giuochi

o altri vitii, ma non mi ricorderei nè chi nè quando mi habbi decto

tale cose o simile. Et non solo e ciptadini non mi davono la norma de

quello che io havessi a predicare, se non come ho decto di qualche cosa

appartenente a buon costumi; ma nè etiam el P^{re} Fra Hieronymo, el

quale, quando io haveva a predicare, non mi voleva mai dir nulla di

quello ch’io havessi a dire, et qualche volta el disse, cioè, che lui

lasciava ispirarmi da Dio, et de mio predicar non s’impacciava. Così

Fra Silvestro mi exortava alcune et assai spesse volte a predicar di

cose divote, et non tractar nè de reggimento et del bene comune, se non

quanto richiede el bene vivere et similia. Anche lui, oltre a queste

exortazioni predecte, mi lasciava predicare a mio modo.

Mal volentieri parlavamo di cose future, se non ci era inposto;

et perchè io predicava alcune volte per Fra Girolamo, mi

facevano e detti Angeli dire, qualche volta, rare volte però

(come espressissimamente quando io predicai una sol volta non

molte parole nella sala del Consiglio), loro apparendo a Fra

Silvestro, mi fecero dire, che io dicessi di havere veduto nella

detta sala io quella visione di Angeli, che inspiravano al bene,

e’ Demoni che per il contrario instigavano al male; cioè, a non

andare rettamente alle elezioni. Et in verità, quando venni in

Palazzo, per via humana, non sapevo nulla di seguito; et quando

seguì, mi stupì: li Angeli a buon’ora mi fecero così inporre,

et così mi comandorno che io dicessi, et non mentivo per le

ragioni sopradette. Parvemi però strano quando mi fu inposto,

che io dicessi di haver veduto io, perchè la umiltà mi incitava

a fuggire oppinione di huomo sì atto a profetia; pure mi bisognò

ubbidire semplicemente.

Non seppi dunque per altra via innanzi, in Palazzo, quello

che poi seguì, come nè anche predicando potevo sapere, per via

humana, la partita con fretta dello Imperatore da Livorno, ma me

fu inspirato dalli medesimi Angeli, et fatta dire così. Questi

medesimi Angeli apparendo dissero, che io uscirei del fuoco senza

dubbio illeso, et che io facessi un buono et fedel cuore, et

portassi meco il Sacramento. Onde in questo non offendevo Iddio,

perchè non havevo a ardere; chè Dio così aveva spirato, lui sa il

perchè. Venni adunque con animo deliberato di entrare nel fuoco

ad ogni modo, nè mi pensai d’havere a essere imputato del portare

il Sacramento, nè chè questo avessi a essere quello che tirassi a

dreto quel frate Minore: pensavo bene che del miracolo, molti non

ne havessino a fare frutto, ma a dire che il Sacramento, el quale

non può ardere, l’havesse fatto. Ma possono ardere le specie,

et chi lo porta, e il velo. Hebbi ancora qualche sospetto, che

quel frate Minore non havessi a reggere; ma a trovare qualche

occasione, come ei fece; ma dicevo: Forse Iddio per la sua

ostinatione et cecità lo condurrà tanto oltre, che e’ bisognerà

che egli stia, et non potrà tornare indietro; massime vedendo

io la cosa tanto bene in punto et tanto oltre. Per me dunque non

restò, e Dio mi è testimonio: et chi altrimenti dice, sarà chiaro

el dì del Giuditio che lui ha errato.

Non sono stato in questi dua anni, de continuo a San Marco, anzi

molto interroctamente, e come quello che ero indegno priore altrove.

Et per le quadragesime intere sono stato a Prato, a Lucca; però non

vi doverete maravigliare, se circa qualche prophetie et revelationi,

gli altri narrassino qualche particolarità le quali io non possa

narrare, come quello che molte cose non ho potuto intendere. Non ho

altro a mente, se da me voi altro desiderate intendere, come buoni

confessori domandatemi, et io m’ingegnerò soddisfarvi. Ma credetemi

ogni cosa, perchè veramente potete; conciosiachè havendo sempre havuta

la coscienza tenera, so molto bene che dire le bugia in iudicio o

tacere quello che si debbe manifestare è peccato. Sonmi ingegnato di

andar tanto appunto, quanto se havessi ora a morire, il che mi potrebbe

facilmente intervenire, se mi tormentate; perchè son tutto fracassato,

et ho guaste le braccia, maxime el sinistro, el quale con questa[865]

già due volte ho guasto; onde vi priego siate clementi, credendo alla

verità delle mia semplici scritture.

Domandato stamani chi mi havea detto, quando già predicai ch’e’ vi

era chi voleva ammazzare el Padre Fra Hieronymo; risposi per allora

non me ne ricordare. Ripensando poi bene che non mi ricorda haverlo

predicato; immo mi pare esser più che chiaro, che mai dissi di nessuno

in particolare. Et se pur fu che mai ne predicassi, se non in comune;

mi vuol ricordare che, se pur fu tal cosa, venisse dalli angioli nel

modo predecto, perchè so che altrimenti mai harei atteso a ragionamento

di alcuno.[866] Chi costui o costoro fussino, o quando, nulla so, nè

averne predicato nè d’altro, quanto a questa o altra parte, mi potrei

ricordare; sì per la debolezza della memoria, sì perchè sono molto

exausto et consumato. Havete ora, clementi ciptadini, ogni cosa etiam

scrupolosissimamente da me, Idio vi faccia contenti. Il che spero sarà,

perchè non mi troverrete in bugia nè crederete alle calunie vane che mi

fossino opposte, _valete in Domino._

Siami hora lecito, egregi ciptadini, raccomandarvi el vostro misero

(servo), dal quale dopo la prima tortura della fune, non havete havuto

altro che importi, perchè lui è vixuto alla semplice, et non s’è

impacciato in vostre cose; ma solo in predicare, come sanno quelli

che mi hanno udito, quello che appartenga al ben viver et allo honore

di Jesù Cristo Re di Firenze. Così questa seconda fune se pure, non

mi credendo mi darete, e non troverete altro nè c’è, et mettetemi a

pericolo della morte.

Sia facta la volontà di Dio.[867] Non mi potetti mai avvedere, non

mai hebbi un minimo sospetto che il P^{re} Fra Hieronimo ingannassi

o andassi punto finctamente; anzi mi pareva rechissimo et sempre l’ho

giudicato huomo singulare. Et havendogli gran reverentia, speravo per

e’ sua mezzi haver da Dio gratia di poter fare qualche bene alle anime;

et reputandolo huomo di Dio, come suo subdito l’obbedivo con ogni

simplicità et sollicitudine. Adoperavami alle faccende dello spirito

et delle cose spirituali, comunemente così della religione come del

convento, quando io ero in San Marco. Non però adoperava me solo, ma

etiam li altri; et me più facilmente nelle cose di Dio, et qualche

faccenda spectante acciò, maxime del governo della religione, essendo

io Priore. In questi principii quando si mutò lo stato, et così poi

qualche volta, mi mandò a fare qualche imbasciata alla Signoria di

cose appartenenti al reformare el governo et la ciptà, come si può

recordare el savio vostro Lorenzo Moregli, al tempo della Signoria

del quale, cioè quando lui era de’ Signori, venni circa dua volte in

palazzo per parlare alle loro Signorie del far la sala[868] e simili,

cose delle quali non mi rammento, furono pochissime imbasciate. Dipoi

iarsera ripensando, non ho saputo ritrovar nulla, perchè io possa

comprendere che mai el P^{re} Fra Hieronymo andassi lietamente, et

piangho a Dio diventato in questa cosa stupido.[869] Sapevo che esso,

per commessione della medesima revelatione haveva deliberato scrivere

ad alquanti principi: _che questo papa non è cristiano nè Papa_; et

questa chiavetta[870] credo volessi un dì aprire. Sapevo etiam, che

aveva compilato el tenore delle lettere; ma che e’ fusse el tempo di

mandarle, o che e’ l’havesse mandate, non sapevo; non pensavo avanti a

iarsera questa cosa, nè mi veniva in fantasia, quando epso l’havessi

manifestata questa cosa del Papa, revelata di sopra in quel modo lui

mi ha decto. Allora credevo che fussi el tempo di fare el fuoco, et

passando per esso salvo, si sarebbe soprannaturalmente provata in

questa conlle altre.[871] Et però diciavamo alla magnifica Signoria et

al popolo, che non era tempo ancora di fare el miracolo, ma volavamo

però, provocati, al predicatore di Santa Croce rispondere; acciò si

vedessi se noi predicavamo o tenevamo il falso: così è processa la cosa

con ogni simplicità.

Quando era facta la Signoria, innanzi ch’ella si publicassi, mi

ricordo che circa due volte, passando per el secondo nostro claustro,

ove era qualche frate et qualche brigata, non però di molto affare;

havere, fermandomi un po’, udito dire simil parole: noi crediamo che le

orationi sieno state exaudite, et che e’ sarà una buona Signoria, et el

tale andò con gran silentio et favore, et per quanto apparì, doverrà

haver vincto; et non si apponevano et non era vero el lor pronostico,

come al tempo suo si dimonstrava. Et a me non venne mai persona alcuna,

per manifestare e’ vostri secreti, ma ne anche se’ fussin venuti, li

harei uditi; perchè la conscientia mi havrebbe spronato a dire: state

cheti non parlate quello che havete sotto sacramento etc. Et veramente

a me non pare havere praticato in San Marco, se non persone di assai

buona coscientia, benchè con molti pochi praticavo, et sempre ho

avuto questo costume di non m’intromectere a conversare con chi non

mi toccava. Onde qualche frate mi s’è lamentato qualche volta, dicendo

voi non mi parlate mai, come era el P^{re} Fra Baptista (Dio li facci

pace), et io rispondevo a lui et alli altri: che volete che io faccia;

la mia natura è questa di non praticare con chi non ho faccenda. Onde

familiarmente conversavano in Chiesa et per casa nostra, cioè per e’

claustri, delle quali,[872] in più anni, non so ancora e’ nomi. Qualche

volta ho detto a frati in pulpito, et a qualchuno laico, che se io

in Fra Hieronymo conoscessi uno minimo errore o inganno io lo harei

scoperto et pubblicato; et certo lui ha testificato qualche volta, che

io lo haria facto pur troppo, et in verità così harei facto, et hora

farei, se nulla di lui sapessi di duplicità: mai mi accorsi di niente.

Finis. In simplicitate cordis mei letus obtuli universa.

Uno deposito trovai a San Domenico a Fiesole di 60 in 70 ducati;

non li ho mai numerati; e quali haveva quivi in mano di Fra

Tommaso Busini, o vero Fra Francesco Federighi; portò Francesco

et Raffaello Martelli, per comprare non so che casetta: quivi li

lasciai innanzi la quaresima.[873]

Cinquanta ducati mi portò el medesimo dì Lorenzo Tornabuoni, i

quali io rendei al detto Lorenzo in mano propria nel secondo

claustro in San Marco, come credo sia scritto in sur uno mio

memoriale, et forse in sur un libro del Convento, intitolato

_Debitori e Creditori._ Parmi ricordare fussi allotta con

Lorenzo, Simone Tornabuoni, o vero Donato, salvo il vero; benchè

lo chiamai un poco da parte, se bene mi ricordo.

Francesco di Amideo debbe havere errato un zero; ma se bene

fussino stati 300 scudi quelli i quali lui mi portò da parte di

Lorenzo, basta che lui testifica che erano dati a me da Lorenzo

per distribuire per l’amor di Dio in maritare fanciulle. A me

però pare certo non fussino più che 200; et se pur 300 fussino,

io non me gli ritenni, ma circa a 200 ne hebbe madonna Vaggia

sorella di un nostro padre vecchio, Fra Giuliano Adimari, per

maritare una sua fanciulla grande, al tutto senza provedimento;

come può testificare Gentile figliuolo di detta madonna Vaggia,

et un cognato di detto Gentile, el quale stava con lei in una

medesima casa. Detta madonna Vaggia disse, che venendo mai in

migliore fortuna, darebbe detta quantità per l’amor di Dio.

Et altri 100, se pur così furono, in quel tempo gli dovetti

distribuire in simile opera, o in mettere qualche fanciulla nel

monastero. È buon tempo che questo fu, cioè non so quanti anni

innanzi che Piero de’ Medici se ne andasse; et però non havendo

buona memoria naturalmente, massime di queste cose, che non si

appartengono alla mia professione, et però fatte che io le ho

non vi penso più, et non me ne ricordo; per questo dico, non mi

sarebbe possibile rendere più a punto ragione di questa cosa.

Piero Calderini debbe essere vivo; lui dunque dirà che e’ non

dette a me danari per elemosina, mentre che Lorenzo Tornabuoni

era sostenuto.

Altri danari non so; se non che già quando si fece la sala mi

sono ricordato che Andrea Cambini, havendo in San Marco circha a

40 ducati, io gli adoperai per prestare al Comune; et lui poi gli

riebbe et fecene, come ei disse, una dota in sul monte ad una sua

figliuola.

_Ecce coram Deo, in simplicitate cordis mei scripsi universa._

Nè mai mi potetti advedere, nè mai pure lo immaginai, che Fra

Girolamo ingannasse: et dissi più volte et predicai, che se in

lui io havessi conosciuto un minimo inganno, io lo harei scoperto

et pubblicato; et lui ha qualche volta testificato, che io lo

harei fatto pur troppo: et in verità lo harei fatto, perchè non

mi piacque mai punto la duplicità.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 113 / 142 题