XXX.

(Vol. I. pag. 355-414.)

_Lettera del Savonarola al Duca di Milano_.[582]

Ill^{me} et Excell^{me} Princeps. Visto quanto la Ex^{tia} V. per sue

lettere gratiosamente mi risponde, dico ch’io non ho puncto a dolermi

ch’essa habia improbato quello che saria da improbare, quando così

fosse, cioè che io aveva dicto absolutamente non essere da obedire

al Pontefice; al che repugnano tutti li sacri canoni, secundo li

quali io mi sono sempre governato. Secundario, ch’io sia uscito della

religione in la quale più presto mi sono[583] sforzato confirmarmi et

restringermi, seguendo la vera istituzione dei nostri fundatori. Ma

come queste cose sono riferite distorte et non vere alla Excelª V.,

cusì so gli debano essere porte delle altre vanitate, cioè ch’io abia

sparlato di quella, per darmi caricho; et questa fu la causa che me

indusse a scrivere a V. Celsitudine, adciò la non si tenesse offesa in

alcun modo da me, cum sit ch’io gli sia affezionato, et desideri el ben

suo et de tuti gli altri principi Christiani.

Circa la nostra universale amonitione a far penitentia, io non ho a far

iudicio particulare; ma essendo la Excelª V. de quelo animo et timore

verso Dio, che la scrive, ne ho grande piacere, et cusì la exorto

a seguire; et non essendo meglior judice de se, che la coscientia

propria, non besogna a quella altro ricordo, se non a fare quanto

gli dicta la ragione, et perseverare di bene in meglio; perchè in

questo modo Dio la prospererà et conserverà di continuo: et ad epsa mi

raccomando.

Ex conventu S. Marci Florentiæ die XXV Aprilis 1496.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 79 / 142 题