6.
Così fec’io, Rinuccio guardando,
Per misurare e’ sua giesti e modi,
Che veniva soave parlando,
Sicome fanno gl’uomini ben sodi,
Che vanno le parole misurando,
Che son serrate chon semila nodi,
Sichome quelle di Rinuccio sono:
Or ritorniamo qui col mie ragiono.
Anime chello aspettavo proprio al passo,
Chome fa quello chassalta la strada,
Che si naschonde ponendosi basso;
Chosì fa la mie mente che non bada;
Per rimirar Rinuccio non m’alasso,
Perchè altri che lui non mi agrada.
I’ dicho di parlarne in questo punto,
Ch’a diciassette di luglio son giunto,
E sono in domeniche mattina,
Posato a una Vergine Maria,
Ch’è presso a Monte Lupo ben vicina:
Dove passando la suo Signoria,
Ben chavalcando chon somma dottrina,
Parlando ben chon somma leggiadria,
Col chommessaro de’ gran Fiorentini,
E questo fu Chosimo Bartolini.
Chosì passando, ragionando bene,
Tutto mi soddisfece nella vista;
Però iscrissi chon rime ben piene,
E dissi: chostu’ grazia sempre acquista
Cholle suo squadre filicie e serene;
Honoron suo virtù ch’è tutta mista
D’ogni gran lealtà, sanza misera;
E ben lo mostra qui ogni suo schiera,
Adorne bene d’uomini gagliardi,
Che son di tempo, tutti ben quadrati.
Anchora doni fè, dolci risguardi,
Sie ne gran chavagli ismisurati,
Che mai nella battaglia saran tardi;
Anzi sarano e’ primi adoperati,
E sol di lor temono e’ Pisani,
E similmente fanno e Veniziani.
El[568] suo nome fa tremare Pisa,
E fa tremare tutti e’ Lucchesi;
Infino a Serezana alla ricisa,
Sento che triema per ogni paesi;
E marzoccho robusto ne fa risa,
Po’ ch’à Rinuccio cho’ frati chortesi,
Ornati figli del gran chonte Antonio,
Ch’ognuno in fatti d’armi è bene idonio,
E fieno in champo a giorni diciotto
Del valoroso e gran mese di luglio.
E chome giugnerà Rinuccio dotto,
Li faranno e’ Pisani gran garbuglio,
Perchè loro diranno al primo botto:
Questo sarà u’ lungo gazzabuglio,
Lo quale ci darà una gran pena,
E peggio anchora se s’achorda Siena;
Però di molti chontradi abbiano
De’ gran soldati, di più chondizioni:
Anchora fieramente dubitiano
Del valoroso e francho Pier Chapponi,
Che non farà ma’ nulla che sie’ nvano.[569]
E presto si vedranno e’ paragoni,
Perchè abbiam gabbato errè di Francia;
Però daremo el tratto alla bilancia,
Perchè marzoccho di Francia non teme;
Ma Francia teme bene di marzoccho,
Che non si acchordi chol malvagio seme,[570]
Che presto ciercha dare schaccho roccho
Al mal Pisano, ch’ha messo el suo speme
In mano al Veniziano chome iscioccho:
E’ Fiorentini son francha cholonna
E Pisa è sottoposta e non madonna.
Ormai, credo in champo giunto sia
El famoso Rinuccio da Marciano,
Chon suo fiorita e magnia chonpagnia;
El signior Piero gientile e sovrano
Cho’ lui s’arma chon gran vigoria:
Chosì scrivendo, mai m’alontano
Dalla gran verità ch’à sommo lume,
E ’l mie Rinuccio la tien per chostume.
Signior Rinuccio, techo alquanto parlo,
Ben che mai dattè pocho mi parto;
E quel ch’i’ fo chon amore vo’ farlo;
E s’io di puntino none incharto,
Qui credo el mio tempo giusto darlo;
E se i’ sono un poveretto sarto,
E non diciendo dotto, i’ me ne doggo,
E ma’ da tal dolore non mi scioggo.
Pure i’ spero di venire in champo,
A vedere choll’occhio e cholla mente,
E poi chomporrò cho’ maggio vampo
E’ fatti d’arme mi vedrò presente;
E s’io cholle rime male inciampo,
Amme perdoni el mie Signior piaciente;
E sì m’accetti cholla faccia lieta,
Sichome sarto e non chome poeta.
Rinuccio, in senpiterno mi ti lego,
E domiti per servo alla mie vita;
Però Signiore non mi far ma’ niego,
A quel ch’i’ chiego a tuo virtù infinita.
Chosì chantando humile ti priego,
Ch’amme no’ niegi la mie chiara gita,
Che passare non vuole tuo persona,
Chome mie rima di punto ragiona.
Signior, di me non è gran maraviglia
Si t’amo chome francho paladino;
Perch’i’ vidi dinanzi alle mie ciglia,
Tutto el magno popol fiorentino,
Amare te e la tuo gran famiglia;
E questo fede el magnio cittadino,
E finalmente ogni popolano
D’achordo, si tale son chapitano (_sic_).
Disposti bene ne l’anime loro,
Di farti chapitano in ogni modo,
Perchè non cierchi argiento nè oro,
Nè anche machinasti di far frodo;
Però marzoccho farà far dimoro,
Chome fie ’l tempo valoroso e sodo,
Lo scietro ti darà chollo stendardo,
Per onorar tuo sangue alto e gagliardo.
I’dicho quel ch’i’ so, e non istimo,
Se non le chose giuste e bene honeste;
Chosì chantando chon amore, rimo
Questi versenti chon gioie e chon feste,
Bench’i’ so’ chiaro, ch’i’ non sono el primo,
Che chanto cholle rime magnie e deste,
Della tuo gran virtù che ’n giovinezza
T’ha presa a sichundar chon gran fierezza.
Signior Rinuccio pien di discrezione,
I’ mi ti rachomando humile pio;
Perchè s’appressa el tempo ella stagione,
Che.... o ne vero, char signor mio,
Per.... star presso al tuo padiglione;
Però mi rachomando chon Dio,
A te Rinuccio valoroso e snello
E similmente a ogni tuo fratello.