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_Lettera della Signoria al re di Francia, circa i danari che Carlo VIII

chiedeva di continuo._

_Christianissime Rex etc._

Per la sincera fede et observantia, che la città nostra ha havuta et

harà sempre verso la vostra Christianissima Maestà, molto promptamente

ci disponemo di pagarle ducati diecimila, almeno, o qualche cosa più,

potendo; secondo li nostri Ambasciadori ne riferirono havere praticato

con alcuni signori, deputati per Vostra Maestà. Hora ricercandoci di

nuovo la Vostra Maestà, per sue lettere dell’ultimo del passato, della

intera de ducati XXX^m; ci duole oltre a modo, non essere in termine da

poterla servire, come sarebbe il desiderio nostro; perchè del publico

non ci troviamo somma alcuna di danari, et le intrate nostre ordinarie

non bastano, per pagare le genti d’arme ci troviamo, per potere

resistere alla guerra che da un canto ci fanno li Pisani, et da altra

banda li Sanesi: et solamente per haverci indebitamente tolte le terre

et luoghi nostri, fuor d’ogni leggittima et honesta causa, che ci hanno

messo in tanta spesa che le entrate del publico non possono supplire.

Et non potendo altrimenti farsi la somma de’ ducati trentamila, se

non delle borse de’ nostri cittadini et mercatanti li quali, non

havendo anchora con effecto, visti que’ fructi che desiderano, di

quella vera amicitia et benevolentia che loro si persuadono che V.

Ch. M. habbi verso questa città et populo; conosciamo difficultà

grandissima a poterli disporre a pagare, al presente, la decta somma

de’ XXX^m ducati. Ma li Ducati X^m, almeno, o quel più potessimo come

habbiamo promesso, si pagheranno qui, incontinente, a chi la Vostra

Christianissima Maestà manderà con facultà di poterli ricevere;

perchè nel mandarli noi fuora del nostro dominio, conosciamo pericolo

grandissimo. Faremo bene accompagnare per il paese nostro chi verrà per

riceverli, in modo verranno salvi per il dominio nostro; et da indi

in là, alla Maestà vostra non mancherà modo a poterli fare condurre

sicuramente: nè a Genova habbiamo commodità alcuna di farli pagare

al Generale di Linguadoca, come la Maestà Vostra ne ricorda, per non

havere con quelle nationi havuto buon tempo fa commercio alcuno.

Alla parte della suspensione delle offese contro a’ Pisani, come

la Vostra Maestà ne ha richiesti; rispondiamo che, per riguardo et

reverentia habbiamo havuto sempre a Vostra Maestà, habbiamo sopportate

patientemente le incursioni, depredationi et danni grandissimi, che ne

hanno lungamente facti li Pisani, et maxime poi che Vostra Maestà partì

da Pisa; li quali, con il favore delle vostre genti che sono dimorate

a Pisa, et con lettere patenti finte della Vostra Maestà, et alcuni

in habito di araldo, hanno constrecte alcuna delle terre nostre, con

simili fraudi, a ribellarsi da noi et darsi a’ Pisani. Et ultimamente

intendiamo, che il nostro Capitano era in Livorno, è stato cacciato

di decto luogo et venutosene per impeto de’ Pisani, con consentimento

di chi vi è per la Vostra Maestà; et così ce ne troviamo spogliati con

dispiacere grandissimo di questa Città et popolo. Le quali exorbitantie

non potendo, in alcuno modo, questo popolo più sopportare; existimando

maxime questi sinistri et malvagi portamenti de’ Pisani essere contro

la mente et intentione di vostra Maestà, per essere quella optima,

justissima et Christianissima; et non havendo li Pisani havuto alcuno

rispecto a l’honore d’epsa, mentre quella procurava il ben loro; et

noi insino ad hora, havendo observato quanto la Maestà Vostra ne havea

richiesto; siamo stati constrecti, per conservatione dello honore

nostro, et per la indennità de’ nostri sudditi, pagare li Pisani della

medesima moneta.

Delle genti d’arme che erano sotto la condocta di Messer Francesco

Secco, delle quali la Maestà Vostra ne richiede; habbiamo dispiacere

grandissimo non poterne servire la Vostra Maestà, sanza grandissimo

pericolo et ruina nostra; perchè, trovandoci in guerra et co’ Pisani

et co’ Sanesi, et non havendo a pena tanta gente che ci basti per

difenderci, et havendo, oltre ad ciò, qualche altro sospecto da stimare

et temere molto più; non ci possiamo in alcuno modo privare delle decte

genti, perchè facendolo, ne seguirebbe la destructione nostra; et alla

Maestà Vostra, per essere piccolo numero, farebbono poco proficto. Et,

però, supplichiamo la Vostra Maestà, si degni haverne per excusati,

acceptando le excusationi nostre; perchè, come liberamente li concedemo

la persona di Messer Francesco, così anchora le haremo concedute le sue

genti di arme, se non conoscessimo manifestamente il pericolo nostro;

ad che siamo certi la Maestà Vostra, per la sua bontà et clementia,

vorrà havere riguardo, come a suoi observandissimi et fidelissimi, che

così veramente ci reputiamo.

_Ex Palatio nostro. Die_ VIII _Julij_ 1495.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 62 / 142 题