Segno celeste acchaduto nella città di Roma al tempo di papa Leone X.
_Agricola_. Dimmi, ti priego, cognosci tu uno certo nostro cittadino
fiorentino, chiamato per nome Michelagnolo Buonarroti? Quello, dico,
che nell’arte della scultura et pictura tiene oggidì el primato infra
tucti e’ mortali, _sicut de hoc publice fama volat?_
_Serpe_. Io lo cognoscho per certo.
_Agricola_. Che opinione hai tu de’ casi sua?
_Serpe_. Certamente buona; imperò io l’ho per huomo singulare,
honestissimo, timorato di Dio el altucto veritiero. Ma per quale
cagione me ne domandi tu?
_Agricola_. Perchè negli anni del Signore 1513, cioè il primo anno
che Leone Decimo fu electo in sommo pontificato, essendo el decto
Michelagnolo nella città di Roma, et credo che fussi (salvo el vero) di
state; et essendo una nocte così fuora al sereno, in una certa stanza
o vero orto della sua habitatione, et faccendo oratione, et elevando
così gli occhi sua al cielo; ecco che subito vidde apparire in cielo
uno mirabile segno triangulare, et grandissimo, fuora dell’ordine
et similitudine d’ogni cometa consueta. Il qual segno era simile ad
una grandissima stella con tre razi, overo code, l’una delle quali
si estendeva verso l’oriente, et era d’uno certo colore splendido et
relucente, ad modo d’una virga d’argento pulitissima, overo d’una spada
brunita, et nella summità era torta ad modo d’uno uncino. L’altro
razo, overo coda, di questo segno, si estendeva sopra la città di
Roma, et era di colore vermiglio, idest sanguinolente. El terzo razo si
estendeva verso la ciptà di Firenze, idest fra aquilone et ponente, et
era tucto di colore di fuoco, et nella summità era bifurcato, et era
di tanta lungheza che aggiugneva insino ad Firenze; et così pareva et
si rappresentava alli occhi corporali et intellectuali di chi vedeva
la cosa. Ma io ti voglio contare una piacevolezza che fece il prefato
Michelagnolo, visto che hebbe questo celeste et magno segno.
_Serpe_. Et che piacevolezza fece?
_Agricola_. Io tel dirò. Nota, adunque, che epso Michelagnolo, quando
hebbe visto et alquanto considerato la cosa, gli venne fantasia di
ritrarre et colorire in sur uno foglio questo segno; et prestamente
andò in casa per foglio et penna et colore, et tornò fuora et ritrasse
la cosa di puncto come stava; et fornito che l’hebbe di ritrarre, gli
disparse dagli occhi il decto segno.
_Serpe_. Oh! quanto mi saria grato di vedere un poco quello disegno che
fece.
_Agricola_. Oh! io te l’ho disegnato con le parole appuncto; ma se
pure tu ti contenti di vederlo, va et truova el decto scultore che
al presente si truova et lavora in Firenze, et lui benignamente
ti mosterrà la cosa et humilmente ti dirà la verità del tucto, et
così resterai satisfacto et troerrai che io non t’ho decto alcuno
mendacio.[515]
_Serpe_. Io mi rendo del certo, che tu ti debbi essere beccato
el cervello più di quattro volte, in pensare che cosa possi mai
significare il prefato segno.
_Agricola_. Credilo del certo.
_Serpe_. Et in che cosa ti sei resoluto?
_Agricola_. Se io tel dicessi, tu ti faresti forse beffe de’ casi mia.
_Serpe_. Non me ne farei beffe, come forse ti pensi.
_Agricola_. Horsù che vuoi tu intendere da me?
_Serpe_. Qual sia la tua opinione sopra di questo segno, et che
cosa racchogliere se ne può piamente, che non sia discrepante dalla
prophetia di fra Hieronymo.
_Agricola_. Parlandoti humilmente, secondo alcuno discorso di ragione,
ad me pare (salva sempre la verità) che questo segno significhi
le tribulationi di Roma, di Fiorenza et di tucta Italia, et li
barbieri[516] che debbono flagellare la Chiesa, secondo che dal nostro
propheta è suto predecto. Hor nota, adunque, che ’l prefato segno
celeste et triangulare, primamente pare che dia notitia del numero
de’ barbieri, idest de’ flagellatori della nostra Italia, li quali
principalmente debbono essere tre grandissimi signori: l’uno francioso,
cioè il re di Francia; l’altro todesco, idest lo ’mperadore alamanesco;
il terzo turcho, idest lo ’mperadore de’ Turchi. Ma che queste tre
generationi debbion flagellare la Chiesa et la Italia, di questo ne
decte manifesta notitia il nostro propheta, mentre che era nelle mani
de’ sua adversi, secondo che appare in uno certo processo che dalli
captivi examinatori non fu misso in stampa, perchè non faceva al lor
proposito; tamen qualche copia se ne truova appresso di qualche fedele
nostro amico.[517] Et di questo tale processo non ho tractato innanzi,
perchè non l’ho ancora nelle mani come gli altri; ma lo aspecto di
giorno in giorno, perchè m’è stato fermamente promisso.
La parte, adunque, del celeste segno che si extendeva verso l’oriente,
ad me pare espressamente che significhi le gente infedele, idest
il Turcho. L’essere torta nella summità, ad modo di oncino; questo
pare che significhi che ’l sarà chiamato dalli peccati che venga in
Italia et da qualche gran maestro de’ Christiani, sive manifeste,
sive occulte: et questo non è discrepante da qualche antica prophetia
che ho lecta. Item l’essere torta al modo di uncino, significa ancora
la rapina che faranno epsi infedeli delle robe et delle persone,
giovanette che morranno in captività, in loro servitù. Item l’essere
torta ad modo di uncino et, inoltre, relucente ad modo di argento
overo d’una spada splendidissima, significa che Roma sarà circundata
di ferro, etiam da epsi infedeli, e’ quali faranno delle chiese stalle,
et molte altre dishoneste cose, secondo che dal nostro propheta è suto
assai volte predecto. Item l’essere relucente significa etiam, che
quando epsi Turchi et Mori et altri infedeli si convertiranno alla
fede di Cripsto, epsi saranno ripieni di tanta virtù di fede, che
resplenderanno come uno sole. Et così si adempierà quel prophetico
detto che dice: _Tanta erit devotio in Gentilibus, quod Christiani
erunt spiritualiter quasi eorum servi; et complebuntur Scripturæ, quod
populus non intelligens glorificabit me et ædificabuntur deserta, et
cantabunt omnes: Gloria Patri et Filio et Spiritui sancto, et honor
omnibus Sanctis suis_. Et questo basti, in declaratione della parte del
sopra decto celeste segno, che si extendeva verso l’oriente. Ma quanto
all’altra parte di colore sanguinolente, che si extendeva sopra alla
città di Roma, questo mi pare apertamente che significhi el coltello
de’ barbieri che enterranno in epsa città, et la grande effusione del
sangue che vi si farà, senza riguardare ad grado o ad dignità alcuna,
come ne’ sermoni del nostro propheta in assai lochi appare scripto.
Quanto alla terza parte del segno, che si extendeva, come di colore
di fuoco, insino sopra la città di Firenze, et che nella summità era
bifurcata; questo mi pare che significhi al tucto il flagello di epsa
Fiorenza la quale, per havere iniustamente suspeso et arso e’ tre santi
di Dio in croce, pare che debba essere iustamente retribuita dalla
grave mano del Signore, secondo che merita il suo grave peccato. Per
la qual cosa, il segno di fuoco bifurcato ad me pare che significhi
Firenze dovere essere flagellata da due grandi fuochi; idest dal fuoco
materiale et dal fuoco della pestilentia. Nè gran facto saria che ’l
flagello di Firenze fussi tanto maggiore di quello del Castello di
Prato, quanto che è maggiore Firenze che Prato.
Guai ad te, Firenze! se quello che io ho lecto in una certa prophetia,
si adempie in te; la quale dice che tu debbi essere arsa, et dice chi
è quello che ti debbe ardere; ma se s’intende in tucto o in parte, non
voglio entrare in tanto profundo mare. Præterea, guai ad te Firenze! se
’l si verifica quello che appare scripto di mano del propheta Hieronymo
che innocentemente ammazasti in croce. Imperò, parlando epso santo
propheta delle tue tribulationi, dice in questa forma: _Ecce inducam
afflictionem super locum istum. Non vocabitur locus iste Florentia,
sed turpitudo el sanguis et spelunca latronum etc_.[518] Et in altro
loco dice: _Dominus mictet etiam alia mala. Si feceritis penitentiam,
miserebitur Dominus ut non sint in diebus vestris; et non videbitis
filios vestros occidere et filias vestras prostitui; et vos, filii,
non ibitis in captivitate; et filia non ibitis ad alienos. Alioquin
diripientur bona vestra_.[519] Questa prophetia, come è decto, appare
scripta di mano del nostro beato Hieronymo, et ogni volta che la vuoi
vedere, te la farò vedere.
_Serpe_. Se Firenze harà le tribulationi sopradette, io per me non
so conoscere, ad che modo possi mai havere le felicità che da frate
Hieronymo, per prophetia di predestinatione, gli furno promisse.
_Agricola_. Si risponde che a Dio non manca modi. Ad voler che
frate Hieronymo sia vero propheta, gli è necessario che Firenze sia
grandissimamente flagellata, et che la diventi in più modi quatriduana,
simile ad Lazero; et così di poi sia risuscitata da Dio. Et ben che
la sia al presente quatriduana in uno conto, la diventerà ancora (ut
mihi videtur) quatriduana in un altro. Imperò li sua peccati meritono
accrescimento di tribulatione, et prolungamento di tempo di promissione
delle sue felicità perfecte, le quali ti so dire che saranno d’altra
sorta che le presente. Hora lassami recitarti qualche altro gran segno,
acchaduto pure sopra la città di Roma.