Segni celesti acchaduti sopra la città di Firenze, mentre che ’l
propheta Hieronimo era vivo.
_Agricola._ Negli anni del Signore 1493, cioè dua anni prima che io
lasciassi el seculo et venissi alla religione, andavo io una nocte
per la città di Firenze, ad sollazo et solo, come fanno e’ giovani
sviati et scorrepti; et credo che fussi l’anno vigesimo secondo o vero
vigesimo tertio della mia età. Hora accadde che, essendo io proximo
alla chiesa di santo Pietro maggiore, idest fra ’l canto alle Rondine
et el canto di Nello; et era passata, credo, alquanto meza nocte; et
erono tenebre densissime, ma tempo quieto et sereno; et essendo io così
ritto nel mezo della sopradecta via; et stando fermo: ecco che súbito
io incominciai ad vedere l’aria diventar chiara ad modo che fa quando
apparisce l’alba del giorno. Per la qual cosa, veggendo io questo
chiarore, pensai infra me medesimo che ’l fussi l’alba del giorno, et
mi maravigliava che sì presto quella nocte fussi passata. Et in questo
pensamento, stando io pure fermo et ritto nella via, ecco che io veggo
questo chiarore crescere con presteza fuora dell’ordine consueto et
naturale; onde io admirato di questa cosa, incominciai ad sguardare
per la strada, et incominciai ad vedere le porte et le finestre delle
case lontane, quasi come si vede quando el sole si approssima per
levarsi sopra la terra. Et io, in questo così grande acceleramento di
luce, incominciai alquanto ad temere, et mi turai mezo el volto con
la cappa, et lassai gli occhi scoperti per vedere; et tamen io non
vedevo persona alcuna, salvo che questa gran luce. _Et ecce factus est
repente, de cœlo, sonus, tanquam advenientis spiritus vehementis; et
replevit claritate magna totam civitatem._ Et mentre che io sentivo
questo grande romore per aria, la luce cresceva mirabilmente et diventò
come giorno. Ma, non havendo io ardire d’alzare gli occhi al cielo,
per vedere che romore et che grande luce fussi questa; ecco che la
luce incominciò alquanto ad declinare; et el grande romore dell’aria
incominciò ad lontanarsi dal mio audito. Et in uno subito cessò il
romore, et mancò la luce, et diventò nocte tenebrosissima, come prima;
et io allhora, ripieno di maraviglia et spavento, mi partì del loco
dove ero, et andai ad casa a riposarmi et a dormire; et non dissi
questa cosa ad persona che mi ricordi, per molti et molti anni; nè
mai udii persona che dicessi d’haverla vista. Hora, che cosa si fusse
quella, io non lo so; tanto ti ho decto quanto che li mia occhi viddono
et li mia orecchi udirno; ma iudichi tu, se Dio ti guardi, che questo
fussi segno celeste?
_Serpe_. Certamente sì.
_Agricola._ Et ancora io iudico el simile.
_Serpe._ Dimmi ti priego, hai tu mai pensato quello che volessi
significare questo tale segno?
_Agricola_. Io ho pensato, per mio sollazo spirituale, qualche volta,
sopra ad questa faccenda; et mi sono pensato, che ’l decto segno si
potessi adattarlo ad significare due cose già adempiute. Et primamente;
questo segno si può dire che significassi la venuta che fece Carlo
octavo re di Francia, in Italia; quando che prese il reame di Napoli,
che teneva Ferrando spagnuolo. Il quale re di Francia venne circa
l’anno seguente che questo segno accadde; et venne splendido, glorioso
et con gran romore di suono, ad modo del prefato segno; perchè venne
copioso di tesoro, di gente d’arme et d’artiglieria; et venne con tanta
fama et credito, che tucta Italia tremava alla sua venuta. Epso, come
haveva predecto in verbo Domini el propheta, era ministro di Dio, et
suto electo da Dio ad fare grande cose al mondo, in bene universale
della Chiesa, così fra christiani come fralli infedeli; dummodo che,
nella sua electione et ministerio, si portassi come vero et buon
Christiano, ad ciò non fusse reprobato da Dio.
_Serpe_. Questa è buona adoptatione et rationabile discorso. Ma il
mancare che fece subito el sopradecto segno che significa?
_Agricola_. Certamente la reprobatione del prefato Carlo re di Francia,
il quale, perchè non si portò bene nella sua electione, et perchè fu
mancatore di fede, et fece innocentissimamente molti mali alla città di
Firenze, dalla quale non haveva mai ricevuto se non bene; el che peggio
è, non aprezò anzi disprezò il parlare del propheta, et non observò
le impositioni et comandamenti et sua divini consigli; per questo,
adunque, epso re, ad similitudine del prefato segno celeste, mancò
prestamente di luce, et di regno spirituale et temporale, et etiam
di vita corporale; imperò che Dio prestamente gli fece rebellare et
perdere tucto el reame di Napoli, che senza difficultà haveva obtenuto.
Di poi gli amazò l’unico suo figliuolo, et dipoi lo percosse nella
propria persona et miseramente lo fece di mala morte perire; idest di
morte subitanea nella città dove nacque, idest nella città di Ambuosa,
allato ad una stalla di cani et bracchi da salvaggiume, li quali era
andato ad vedere per suo sollazo: et eravi uno fetore intollerabile;
et così Dio lo fece miseramente morire in quello fetore, senza
confessione et comunione, et senza spatio alcuno di penitentia; et così
fu reprobato et capitò male, come dal nostro propheta gli fu più volte
predecto.
_Serpe._ Non mi dispiace questa prima interpretatione; ma quale è la
seconda che tu ti se’ pensata?
_Agricola._ La seconda mi quadra allo ’ntellecto, non manco che questa
prima.
_Serpe_. Hor dilla sù, te ne priego.
_Agricola_. Tu sai che io ti dixi, che, quando in Firenze accadde il
decto segno, era, nella tempesta obscurissima[514] della nocte, aere
tamen quieto et serenissimo; et questo significa quando Firenze era
nella profondità delle tenebre de’ peccati; precipue delle usure,
latrocinii, sogdomie, giuochi, blasfemie et altri infiniti pecchati;
nel quale tempo non appariva uno nugolo per aria nè tempesta di vento,
idest non si sentiva fame nè peste nè guerra alcuna, et ciascheduno
stava intriso ne’ tenebrosi peccati, senza vedere o cognoscere luce
alcuna di verità. La luce, adunque, grande, che appoco appoco comparse
nel tempo della obscura nocte; et che convertì, come dixi, la nocte
in giorno; et divise la luce dalle tenebre; questo significò la luce
che, per divina inspiratione et precepto, dette il propheta Hieronimo
in epsa città di Firenze; nella quale, predicando et exponendo lo
Apocalipse, et dipoi il Genesis, et dipoi fabricando l’archa di Noè,
et dipoi exponendo altri profheti, incominciò, ad questo modo, ad
resplendere ad poco ad poco et ad relucere et ad torre via le tenebre
de’ peccati di Firenze. Onde, se ben ti ricorda, epso propheta, in
quel principio, spesso spesso proponeva per tema, ne’ sua sermoni
dell’archa, queste formali parole dicendo: _Ambulate, dum lucem
habetis, ut vos tenebræ non conprehendant_. Respecto al che veniva
ad dimostrare, essere una luce mandata alla città di Firenze da Dio;
et breviter, tanto crebbe questa luce mirabilmente nella decta città,
che le tenebre si partirno di quella, idest si convertì molta et molta
gente a Dio. Et si divise la luce dalle tenebre, perchè furno expulsi
e’ Giudei della città; et nacque etiam grande divisione fra buoni et
fra captivi, nel modo che parturisce el verbo della verità; et così
cessorno molti et molti vitii della città. Et certamente epsa città,
per li sancti sermoni del propheta, si riempiette di tanta devotione,
di tanta virtù et splendore di bontà; che se gli è possibile potersi
figurare et vedere il paradiso in terra, la figura di quel tempo era
del certo il proprio modello.
Præterea, il romore grande che si sentiva, insieme con la luce del
prefato segno, si può dire che significassi el verbo, la voce et il
sermone del propheta, il quale si sparse per tucta Italia et per tucta
Christianità. Præterea, il cessare del romore et il mancare della luce
et diventare subito nocte obscurissima, come prima, non so meglio
potersi dire significassi, che la interfectione del santo propheta;
imperò subito che fu innocentemente suspeso et morto in croce da membri
di Luciphero, furno immediate serrate le bocche de’ predicatori della
verità. Et venne la fame del verbo di Dio, come dal propheta era suto
prodocto; et furno aperte le vie de’ pecchati; et riempiettesi la città
di profundissime tenebre et d’ogni spurcitia, iniquità et scelerateza,
come prima et più che prima: et così è andata di male in peggio, per
insino al presente giorno. Et certamente, quando non ci fussi altra
testimonianza della verità et bontà di questo gran servo di Cripsto,
questa è bene assai; perchè, tolto via lo instrumento del ben vivere
della città, vediamo essere mancata in epsa la buona vita. L’opposito
saria stato, adunque, se lo instrumento fussi stato captivo, cioè saria
diventata la città più che prima migliore; _quapropter verum est, quod,
remota causa, removetur effectus_. Hora, sta a udire qualche altro gran
segno accaduto pure in Firenze, benchè dopo la morte del propheta.
_Serpe_. Hor questo è quello che haverò al presente caro di sentire; ma
ben vorrei prima intender da te se una certa cosa che io più tempo fa
intesi, fu vera.
_Agricola_. Che cosa?
_Serpe._ Io intesi che, predicando una volta frate Hieronimo nel duomo
di Firenze, fu visto da alcuna persona con li proprii occhi corporali,
passare per aria dinanzi al suo pergamo uno banditore, overo uno
trombetto acchavallo, sonando, credo, una tromba. Et, passato che fu
el decto trombetto, vidde venire acchavallo uno huomo d’arme, armato
di tucta arme, et correndo velocemente con la lancia in resta, passò
medesimamente per aria, come era passato il banditore, nè altro vidde
che questo. Hora dimmi ti priego, se tu sai, la verità di questa cosa.
_Agricola_. Sappi del certo et del chiaro, che la cosa fu vera nel modo
proprio che tu hai recitato.
_Serpe_. Come lo sai tu così certo?
_Agricola._ Io lo so, perchè chi vidde la cosa me lo dixe, et ho
confessato quella tale persona più et più volte; et al presente vive
et è in Fiorenza. Et se credessi non commettere defecto ad nominare,
io ti direi el nome et ti direi alcun’altra cosa maravigliosa; ma, tu
sai, chi confessa non gli è lecito distendersi più che si comporti la
discreta et iusta et buona misura del panno. Ma pensiamo pure alla
significatione del segno; imperò il trombetto overo banditore che
passò per aria, mentre che ’l nostro propheta predicava, chi è quello
di sì poco ingegno, che non conoschi epso banditore rappresentare
quel banditore che actualmente bandiva el flagello di Dio in pergamo?
Et perchè, dopo el passaggio del banditore, fu visto passare l’huomo
dell’arme con la lancia in resta, il quale homo d’arme altro non
significava che la guerra et le tribulationi che bandiva, per parte di
Dio, il nostro propheta Hieronimo; così medesimamente, ad similitudine
del prefato segno sopranaturale, habbiamo visto adempiersi questo,
cioè, che dopo el passaggio della morte del nostro propheta banditore
di Dio, inmediate incominciorno ad comparire le grande tribulationi
et le grande guerre chegli haveva prophetato. Le quali, con alcuni
interpellamenti, sono durate per insino al presente; et così, con
inganno de’ captivi et de’ tepidi, dureranno per insino ad tanto che la
città di Roma non sia saccheggiata, desolata et destructa con occisione
di gente infinita; imperò l’amaro et maximo flagello della cherica, se
bene in mente divina è il primo in intentione; tamen, come testifica
il propheta, debbe essere l’ultimo in executione. Et però nessuno si
debbe maravigliare della tardità del flagello di Roma et delle persone
ecclesiastice. Così è necessario che sia, altrimenti non saria vero
quello che c’è suto predetto dal nostro propheta. Hora, col nome di
Dio, descendiamo agli altri gran segni accaduti al mondo dopo la morte
sua; ad ciò diamo fine ad questa nostra tertia disputa, et che possiamo
pervenire alla quarta col quarto animale.
_Serpe._ Io resto satisfacto. Seguita il tuo parlare.