CAPITOLO XXI.

Segni celesti acchaduti sopra la città di Firenze, mentre che ’l

propheta Hieronimo era vivo.

_Agricola._ Negli anni del Signore 1493, cioè dua anni prima che io

lasciassi el seculo et venissi alla religione, andavo io una nocte

per la città di Firenze, ad sollazo et solo, come fanno e’ giovani

sviati et scorrepti; et credo che fussi l’anno vigesimo secondo o vero

vigesimo tertio della mia età. Hora accadde che, essendo io proximo

alla chiesa di santo Pietro maggiore, idest fra ’l canto alle Rondine

et el canto di Nello; et era passata, credo, alquanto meza nocte; et

erono tenebre densissime, ma tempo quieto et sereno; et essendo io così

ritto nel mezo della sopradecta via; et stando fermo: ecco che súbito

io incominciai ad vedere l’aria diventar chiara ad modo che fa quando

apparisce l’alba del giorno. Per la qual cosa, veggendo io questo

chiarore, pensai infra me medesimo che ’l fussi l’alba del giorno, et

mi maravigliava che sì presto quella nocte fussi passata. Et in questo

pensamento, stando io pure fermo et ritto nella via, ecco che io veggo

questo chiarore crescere con presteza fuora dell’ordine consueto et

naturale; onde io admirato di questa cosa, incominciai ad sguardare

per la strada, et incominciai ad vedere le porte et le finestre delle

case lontane, quasi come si vede quando el sole si approssima per

levarsi sopra la terra. Et io, in questo così grande acceleramento di

luce, incominciai alquanto ad temere, et mi turai mezo el volto con

la cappa, et lassai gli occhi scoperti per vedere; et tamen io non

vedevo persona alcuna, salvo che questa gran luce. _Et ecce factus est

repente, de cœlo, sonus, tanquam advenientis spiritus vehementis; et

replevit claritate magna totam civitatem._ Et mentre che io sentivo

questo grande romore per aria, la luce cresceva mirabilmente et diventò

come giorno. Ma, non havendo io ardire d’alzare gli occhi al cielo,

per vedere che romore et che grande luce fussi questa; ecco che la

luce incominciò alquanto ad declinare; et el grande romore dell’aria

incominciò ad lontanarsi dal mio audito. Et in uno subito cessò il

romore, et mancò la luce, et diventò nocte tenebrosissima, come prima;

et io allhora, ripieno di maraviglia et spavento, mi partì del loco

dove ero, et andai ad casa a riposarmi et a dormire; et non dissi

questa cosa ad persona che mi ricordi, per molti et molti anni; nè

mai udii persona che dicessi d’haverla vista. Hora, che cosa si fusse

quella, io non lo so; tanto ti ho decto quanto che li mia occhi viddono

et li mia orecchi udirno; ma iudichi tu, se Dio ti guardi, che questo

fussi segno celeste?

_Serpe_. Certamente sì.

_Agricola._ Et ancora io iudico el simile.

_Serpe._ Dimmi ti priego, hai tu mai pensato quello che volessi

significare questo tale segno?

_Agricola_. Io ho pensato, per mio sollazo spirituale, qualche volta,

sopra ad questa faccenda; et mi sono pensato, che ’l decto segno si

potessi adattarlo ad significare due cose già adempiute. Et primamente;

questo segno si può dire che significassi la venuta che fece Carlo

octavo re di Francia, in Italia; quando che prese il reame di Napoli,

che teneva Ferrando spagnuolo. Il quale re di Francia venne circa

l’anno seguente che questo segno accadde; et venne splendido, glorioso

et con gran romore di suono, ad modo del prefato segno; perchè venne

copioso di tesoro, di gente d’arme et d’artiglieria; et venne con tanta

fama et credito, che tucta Italia tremava alla sua venuta. Epso, come

haveva predecto in verbo Domini el propheta, era ministro di Dio, et

suto electo da Dio ad fare grande cose al mondo, in bene universale

della Chiesa, così fra christiani come fralli infedeli; dummodo che,

nella sua electione et ministerio, si portassi come vero et buon

Christiano, ad ciò non fusse reprobato da Dio.

_Serpe_. Questa è buona adoptatione et rationabile discorso. Ma il

mancare che fece subito el sopradecto segno che significa?

_Agricola_. Certamente la reprobatione del prefato Carlo re di Francia,

il quale, perchè non si portò bene nella sua electione, et perchè fu

mancatore di fede, et fece innocentissimamente molti mali alla città di

Firenze, dalla quale non haveva mai ricevuto se non bene; el che peggio

è, non aprezò anzi disprezò il parlare del propheta, et non observò

le impositioni et comandamenti et sua divini consigli; per questo,

adunque, epso re, ad similitudine del prefato segno celeste, mancò

prestamente di luce, et di regno spirituale et temporale, et etiam

di vita corporale; imperò che Dio prestamente gli fece rebellare et

perdere tucto el reame di Napoli, che senza difficultà haveva obtenuto.

Di poi gli amazò l’unico suo figliuolo, et dipoi lo percosse nella

propria persona et miseramente lo fece di mala morte perire; idest di

morte subitanea nella città dove nacque, idest nella città di Ambuosa,

allato ad una stalla di cani et bracchi da salvaggiume, li quali era

andato ad vedere per suo sollazo: et eravi uno fetore intollerabile;

et così Dio lo fece miseramente morire in quello fetore, senza

confessione et comunione, et senza spatio alcuno di penitentia; et così

fu reprobato et capitò male, come dal nostro propheta gli fu più volte

predecto.

_Serpe._ Non mi dispiace questa prima interpretatione; ma quale è la

seconda che tu ti se’ pensata?

_Agricola._ La seconda mi quadra allo ’ntellecto, non manco che questa

prima.

_Serpe_. Hor dilla sù, te ne priego.

_Agricola_. Tu sai che io ti dixi, che, quando in Firenze accadde il

decto segno, era, nella tempesta obscurissima[514] della nocte, aere

tamen quieto et serenissimo; et questo significa quando Firenze era

nella profondità delle tenebre de’ peccati; precipue delle usure,

latrocinii, sogdomie, giuochi, blasfemie et altri infiniti pecchati;

nel quale tempo non appariva uno nugolo per aria nè tempesta di vento,

idest non si sentiva fame nè peste nè guerra alcuna, et ciascheduno

stava intriso ne’ tenebrosi peccati, senza vedere o cognoscere luce

alcuna di verità. La luce, adunque, grande, che appoco appoco comparse

nel tempo della obscura nocte; et che convertì, come dixi, la nocte

in giorno; et divise la luce dalle tenebre; questo significò la luce

che, per divina inspiratione et precepto, dette il propheta Hieronimo

in epsa città di Firenze; nella quale, predicando et exponendo lo

Apocalipse, et dipoi il Genesis, et dipoi fabricando l’archa di Noè,

et dipoi exponendo altri profheti, incominciò, ad questo modo, ad

resplendere ad poco ad poco et ad relucere et ad torre via le tenebre

de’ peccati di Firenze. Onde, se ben ti ricorda, epso propheta, in

quel principio, spesso spesso proponeva per tema, ne’ sua sermoni

dell’archa, queste formali parole dicendo: _Ambulate, dum lucem

habetis, ut vos tenebræ non conprehendant_. Respecto al che veniva

ad dimostrare, essere una luce mandata alla città di Firenze da Dio;

et breviter, tanto crebbe questa luce mirabilmente nella decta città,

che le tenebre si partirno di quella, idest si convertì molta et molta

gente a Dio. Et si divise la luce dalle tenebre, perchè furno expulsi

e’ Giudei della città; et nacque etiam grande divisione fra buoni et

fra captivi, nel modo che parturisce el verbo della verità; et così

cessorno molti et molti vitii della città. Et certamente epsa città,

per li sancti sermoni del propheta, si riempiette di tanta devotione,

di tanta virtù et splendore di bontà; che se gli è possibile potersi

figurare et vedere il paradiso in terra, la figura di quel tempo era

del certo il proprio modello.

Præterea, il romore grande che si sentiva, insieme con la luce del

prefato segno, si può dire che significassi el verbo, la voce et il

sermone del propheta, il quale si sparse per tucta Italia et per tucta

Christianità. Præterea, il cessare del romore et il mancare della luce

et diventare subito nocte obscurissima, come prima, non so meglio

potersi dire significassi, che la interfectione del santo propheta;

imperò subito che fu innocentemente suspeso et morto in croce da membri

di Luciphero, furno immediate serrate le bocche de’ predicatori della

verità. Et venne la fame del verbo di Dio, come dal propheta era suto

prodocto; et furno aperte le vie de’ pecchati; et riempiettesi la città

di profundissime tenebre et d’ogni spurcitia, iniquità et scelerateza,

come prima et più che prima: et così è andata di male in peggio, per

insino al presente giorno. Et certamente, quando non ci fussi altra

testimonianza della verità et bontà di questo gran servo di Cripsto,

questa è bene assai; perchè, tolto via lo instrumento del ben vivere

della città, vediamo essere mancata in epsa la buona vita. L’opposito

saria stato, adunque, se lo instrumento fussi stato captivo, cioè saria

diventata la città più che prima migliore; _quapropter verum est, quod,

remota causa, removetur effectus_. Hora, sta a udire qualche altro gran

segno accaduto pure in Firenze, benchè dopo la morte del propheta.

_Serpe_. Hor questo è quello che haverò al presente caro di sentire; ma

ben vorrei prima intender da te se una certa cosa che io più tempo fa

intesi, fu vera.

_Agricola_. Che cosa?

_Serpe._ Io intesi che, predicando una volta frate Hieronimo nel duomo

di Firenze, fu visto da alcuna persona con li proprii occhi corporali,

passare per aria dinanzi al suo pergamo uno banditore, overo uno

trombetto acchavallo, sonando, credo, una tromba. Et, passato che fu

el decto trombetto, vidde venire acchavallo uno huomo d’arme, armato

di tucta arme, et correndo velocemente con la lancia in resta, passò

medesimamente per aria, come era passato il banditore, nè altro vidde

che questo. Hora dimmi ti priego, se tu sai, la verità di questa cosa.

_Agricola_. Sappi del certo et del chiaro, che la cosa fu vera nel modo

proprio che tu hai recitato.

_Serpe_. Come lo sai tu così certo?

_Agricola._ Io lo so, perchè chi vidde la cosa me lo dixe, et ho

confessato quella tale persona più et più volte; et al presente vive

et è in Fiorenza. Et se credessi non commettere defecto ad nominare,

io ti direi el nome et ti direi alcun’altra cosa maravigliosa; ma, tu

sai, chi confessa non gli è lecito distendersi più che si comporti la

discreta et iusta et buona misura del panno. Ma pensiamo pure alla

significatione del segno; imperò il trombetto overo banditore che

passò per aria, mentre che ’l nostro propheta predicava, chi è quello

di sì poco ingegno, che non conoschi epso banditore rappresentare

quel banditore che actualmente bandiva el flagello di Dio in pergamo?

Et perchè, dopo el passaggio del banditore, fu visto passare l’huomo

dell’arme con la lancia in resta, il quale homo d’arme altro non

significava che la guerra et le tribulationi che bandiva, per parte di

Dio, il nostro propheta Hieronimo; così medesimamente, ad similitudine

del prefato segno sopranaturale, habbiamo visto adempiersi questo,

cioè, che dopo el passaggio della morte del nostro propheta banditore

di Dio, inmediate incominciorno ad comparire le grande tribulationi

et le grande guerre chegli haveva prophetato. Le quali, con alcuni

interpellamenti, sono durate per insino al presente; et così, con

inganno de’ captivi et de’ tepidi, dureranno per insino ad tanto che la

città di Roma non sia saccheggiata, desolata et destructa con occisione

di gente infinita; imperò l’amaro et maximo flagello della cherica, se

bene in mente divina è il primo in intentione; tamen, come testifica

il propheta, debbe essere l’ultimo in executione. Et però nessuno si

debbe maravigliare della tardità del flagello di Roma et delle persone

ecclesiastice. Così è necessario che sia, altrimenti non saria vero

quello che c’è suto predetto dal nostro propheta. Hora, col nome di

Dio, descendiamo agli altri gran segni accaduti al mondo dopo la morte

sua; ad ciò diamo fine ad questa nostra tertia disputa, et che possiamo

pervenire alla quarta col quarto animale.

_Serpe._ Io resto satisfacto. Seguita il tuo parlare.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 57 / 142 题