III.

(Vol. I. pag. 18.)

_Lettera del Savonarola ai suoi genitori_.[447]

Di che lachrimate, ciechi, di che tanto piangete? A che mormorate,

gente sanza luce? Se ’l principe nostro temporale mi havessi hora

richiesto per cingermi la spada allato, in mezo il popolo, et farmi uno

de’ sui degni cavalieri, quanto gaudio, quanta festa haresti facto? Et

se io lo havessi repudiato quel dì, voi non mi haveresti reputato un

pazzo? O insensati, o ciechi, o sanza un raggio di fede. Il principe

de’ principi, colui che è infinita potentia mi chiama con alta voce;

anzi mi priega (o grande amore!) con mille lachrime, per cingermi una

spada allato, di finissimo oro et di pietre preziose; et ponere mi

vuole nel numero dei suoi militanti cavalieri. Et hora, perchè non ho

rifiutato tanto honore, benchè sia indegno (et chi il refiutaria?),

anzi, ringraziando tanto Signore, poi che così lui vuole, l’ho

acceptato; voi tutti mi siete molesti, et ne doverresti jubilare et far

festa, et tanto più quanto mi monstrate amare. Che posso, dunque, dire

di voi se di ciò vi attristate; se non che siete miei inimici capitali,

anzi inimici di virtute? Se dunque così è, altro non dico a voi se

non: Discedite a me, omnes qui operamini iniquitatem, quoniam exaudivit

Dominus vocem fletus mei. Exaudivit Dominus deprecationem meam, Dominus

orationem suscepit. Erubescant et conturbentur vehementer omnes inimici

mei, convertantur et erubescant valde velociter etc. Gloria patri etc.,

qui peccatores convertit, et milites eos constituit in exercitu suo.

Amen. — Ceterum, cum anima sit preciosior corpore, gaudete et exultate,

quod me faciat Dominus gloriosus medicum animarum, dum vellem fieri

medicus corporum.[448]

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 26 / 142 题