CONCLUSIONE.

Dopo la morte del Savonarola, le cose mutarono con tale rapidità, che

gli Arrabbiati non ebbero tempo, neanco a pensare di restringere il

governo; ma, invece, si dovettero persuadere ben presto, non esservi

altro modo nè altra politica per salvare la repubblica, che quella

consigliata dal Frate. Infatti, Piero e Giuliano dei Medici già

s’avvicinavano a Firenze, sostenuti da un forte esercito veneziano.

Bisognava, quindi, unirsi coi Piagnoni, a difendersi da tanti pericoli

e tanti nemici.

Per fortuna, il Duca di Milano, sempre più geloso dei Veneziani,

aiutava adesso a scongiurare questi pericoli. Ma chi poteva affidarsi

alla sua amicizia, e riposare nella sua fede? Quanto ad Alessandro

Borgia, che aveva dato così grandi speranze, e fatte così larghe

promesse per ottenere la morte del Savonarola; fu singolare il vederlo,

non appena raggiunto il desiderato fine, abbandonarsi cecamente

all’impeto delle sue più sfrenate passioni. Pareva, quasi, che la

morte del povero frate, avesse tolto ogni freno alla libidine ed

all’ambizione del papa e di suo figlio, il Duca Valentino. Faceva

intime alleanze con Turchi ed Ebrei, cosa allora inaudita; poneva in

vendita, in un solo anno, dodici cappelli cardinalizi:[425] la storia

degli incesti e pugnali dei Borgia è troppo nota, per fermarci a

parlarne minutamente. Fine principalissimo del papa, era di fondare

al figlio uno Stato in Romagna; e il Duca Valentino era così pieno

di questa ambizione, che già meditava di allargare la sua potenza

sopra tutta Italia, ed il primo passo voleva farlo in Toscana.[426]

Per queste ragioni, era intento a suscitare alla repubblica sempre

nuovi pericoli: ora faceva sollevare Arezzo; ora minacciava di venire

a rimetter Piero de’ Medici; e continuamente scorreva e predava la

campagna. Onde i Fiorentini dovettero accordarsi a dargli 36,000 ducati

annui, sotto nome di condotta; nè questo impediva che di tanto in tanto

venisse, con vari pretesti, a scorrere e saccheggiare il territorio

fiorentino. Così i Borgia adempievano le tante promesse, fatte alla

repubblica per ottenere la morte del Savonarola!

Gli Arrabbiati finalmente, si persuasero che, a volersi difendere dai

Medici e dai Borgia, non v’era altra via che l’alleanza francese e

l’unirsi di buona fede coi Piagnoni. Seguirono, allora, interamente la

politica consigliata dal Savonarola; e le cose incominciarono subito

a procedere con ordine e fortuna assai maggiore che non si sarebbe

sperato.

Se non che, l’ambizione in Luigi XII, non era punto minore che in Carlo

VIII; e ben presto dovevano cominciare le sventure dal Savonarola

predette all’Italia. Chi non conosce la storia di quelle guerre fra

Tedeschi, Spagnuoli, Svizzeri e Francesi, che per tanti anni desolarono

le nostre contrade, mettendole a sacco, a ferro ed a fuoco? Fino a che

la vittoria arrise alle bandiere di Francia, la repubblica fiorentina

si potè mantener viva in mezzo allo scompiglio universale; ma quando,

per la morte del giovane ed immortale Gastone di Foix, cominciò a

cedere la fortuna dei Francesi, l’ultima ora della repubblica era già

sonata. Nel settembre del 1512, infatti, un esercito spagnuolo, senza

incontrare ostacoli, rimetteva in Firenze i Medici.

La guerra e le sventure s’allargarono, intanto, su tutta Europa.

La voce di Lutero aveva già messo lo scisma nella Chiesa; i roghi e

patiboli, invece di spegnerle, davano alimento alle nuove dottrine: e

così cominciavano le battaglie religiose. La Chiesa, l’Italia, il mondo

erano flagellati. Ed in ogni nuova guerra, in ogni saccheggio, in ogni

eresia i Piagnoni vedevano un’altra verificazione delle profezie del

Savonarola. Nelle sventure e nella oppressione, essi mantennero sempre

più viva l’antica fede. Quando, poi, si vide che Clemente VII ascese

al pontificato; che gli eserciti di Carlo V assediarono e posero a

sacco la città eterna; che le chiese divennero stalle di cavalli, e

bagordi; allora, veramente, parve ancora ai più increduli, che tutte

le predizioni del Frate si verificassero per filo e per segno. Si

cavò fuori quell’ultima profezia fatta al Niccolini, la quale copiata

e letta con grande maraviglia, girava per le mani di tutti. Ognuno

andava rileggendo le prediche, e mostrava quei mille passi, nei quali

le cose che seguivano, erano state tante volte predette. Il partito

dei Piagnoni, come per miracolo, si trovò di nuovo padrone; i Medici,

privi d’aiuto esterno e con tanti nemici interni, si dierono alla fuga.

Venne subito proclamata la repubblica; Cristo fu eletto re di Firenze;

fu ordinata la milizia cittadina, e tutti s’apparecchiavano, questa

volta, a mantenere la riacquistata libertà, o a morire in modo degno di

essa. La nuova repubblica sostenne infiniti assalti, ed ognuno conosce

come ben presto dovè cadere; ma, difesa dal genio di Michelangiolo,

dalla destra del Ferruccio, dal cuore di tutto un popolo, ebbe una fine

gloriosa quanto i giorni più belli del suo fiorire. Ed in tutto questo

maraviglioso movimento, San Marco era tornato ad essere il centro dei

più fidi amici della patria e della libertà. I discepoli del Frate, le

sue profezie, le prediche, le immagini di lui ispirarono quei valorosi

e magnanimi cittadini a difendere la repubblica sino all’ultima ora.

Così la storia dei veri seguaci del Savonarola, finisce solo colla

libertà fiorentina.[427]

La dottrina religiosa, noi vedemmo che si mantenne sempre ed

inalterabilmente cattolica. Quando Roma fu assediata da legioni di

protestanti, e quando la repubblica fiorentina sostenne la guerra

contro al Papa che l’assaliva e voleva distruggerla; allora i Piagnoni

non s’unirono giammai al partito della Riforma; anzi, i pochi

protestanti che si trovavano in Firenze, e fra questi il celebre

Antonio Brucioli,[428] furono bersaglio dell’ira popolare. Questo

era un altro segno assai evidente, che la dottrina del Savonarola

differiva profondamente da quella di Lutero; nondimeno le accuse e

le apologie non ebbero mai fine, e fra tante discussioni il giudizio

restò in Italia lungamente sospeso. Papa Alessandro, appena morto il

Savonarola, aveva proibito severissimamente i suoi scritti, minacciando

la scomunica a chiunque non li riportasse all’arcivescovo. Più tardi,

mutato consiglio, ne permise la ristampa; e così s’era andato fino

all’anno 1558, quando Paolo IV, radunata la congregazione dell’Indice,

volle che se ne facesse un minuto e diligente esame. La disputa fu

lunga e solenne. Alla lettura dei brani che scelse una commissione di

4 cardinali, il papa montò in tal furore che, battendo i piedi a terra,

gridava: — «Questi è Martino Lutero, questa è dottrina pestifera. A che

ve ne state Monsignori reverendissimi?» — Ma, dopo un esame più maturo,

anch’egli dovè cedere: solamente il dialogo della _Verità profetica_

e quindici prediche furono _sospese_; tutto il resto si potè leggere

liberissimamente.[429]

I seguaci del Savonarola continuarono a professarsi tutti e sempre

cattolici; san Filippo Neri e santa Caterina dei Ricci lo adorarono

come santo; Benedetto XIV lo giudicò degno d’esser dichiarato

tale;[430] molte delle sue opere furono adottate come libri

d’insegnamento nelle scuole cattoliche.[431] Ed in vero, chiunque le

legge, deve assolutamente convincersi, che egli restò sempre fedele

ai dommi della sua religione; che non mirò giammai a dividere l’unità

della Chiesa, ma anzi a restringerla sempre più fortemente.

Nondimeno v’è in lui uno spirito di novità, che noi non vogliamo

nascondere; anzi fu scopo principale del nostro lavoro, metterlo in

luce. Il Savonarola fu primo a levare in alto, e spiegare agli occhi

del mondo, quella bandiera che molti chiamano della _Rinascenza._ Fu

primo a sentire nel secolo XV, che una vita nuova invade e ridesta

il genere umano; onde si può chiamar, davvero, il profeta del nuovo

incivilimento. Ma chi lo fa capo d’un partito, d’una setta, d’un

sistema, s’inganna di gran lunga; non conosce nè il Savonarola nè il

suo tempo. La rinascenza non è ancora la civiltà moderna, ne è come

il presentimento; essa ebbe un carattere universale, ma indefinito

ed indeterminato. Gli uomini di quel tempo prevedono una nuova, una

più vasta sintesi del genere umano, e si sentono più vicini a Dio.

Il sangue batte nei loro polsi coll’ardore della febbre; le idee

s’alternano colla rapidità del delirio; essi obbediscono ad una forza

maggiore di loro stessi, che li spinge a solcare un mare ignoto, per

trovare una terra sconosciuta ma indovinata: Cristoforo Colombo li

personifica e li spiega tutti. È un tempo di eroi, piuttosto che di

pensatori. Chiedere ad essi, cosa vogliono, dove vanno, è stolto. Sanno

solamente che camminano, sentono che nel loro corso si trascinano

dietro il mondo: nulla altro. Nè di tale inconsapevolezza, dobbiamo

noi farne maraviglia; questo è anzi il loro carattere, il loro merito.

Rompono le tenebre; aprono le vie del nuovo cammino, non per forza di

ragione, ma per forza di volontà e di fede. Hanno la mente dei profeti,

il cuore degli eroi ed il destino dei martiri. Il mondo, infatti, si

spaventa di questa nuova razza di Titani che sorgono a combattere

i vecchi idoli, e comincia subito ad opprimerli; ma poi ne adora i

vestigi e corre dietro ai loro passi. Allora la rinascenza dà luogo

alla civiltà moderna; la sintesi si scioglie nell’analisi; nascono le

scuole ed i sistemi: Galileo, Bacone, Cartesio vengono a raccogliere

la mèsse già seminata. Ma che cosa avrebbero fatto questi sovrani e

tranquilli intelletti; se quelle grandi e generose anime non avessero

coll’impeto loro già squarciato le tenebre; non avessero col loro

martirio già spianato il cammino?

Il dramma, di cui fummo spettatori nella vita del Savonarola; dopo

la sua morte si estende e diviene, quasi, il dramma di tutta Europa.

Noi vediamo, infatti, per ogni dove la medesima lotta: sono come due

mondi a contrasto. In uno è lo splendore dell’arte, della scienza,

della fortuna; ma tutto ciò non basta a tenerlo in vita, perchè esso è

corrotto nell’anima. Accanto, però, v’è un pugno d’uomini perseguitati

ed oppressi, che si tengono uniti, e nella loro unione formano un altro

mondo: i loro discorsi sono rozzi, i loro ragionamenti sono strani, i

loro libri sono scorretti; ma la sorgente del loro genio è inesausta,

perchè scaturisce dal cuore, dove sentono quella forza viva che mai

non si spegne, che trova in se stessa sempre nuovo alimento, e fra

i pericoli ed i roghi ringiovanisce. Essi cadono, è vero; ma il loro

sangue feconda migliaia di seguaci, le loro idee divengono la fede del

genere umano e fondano la civiltà moderna. La società si rinnova, è

salvata dal coraggio e dal martirio di pochi; il mondo progredisce per

forza di virtù e d’eroismo: e noi ci persuadiamo che, quando il genere

umano deve dare un gran passo nel suo eterno cammino; la Provvidenza

non apre il santuario della verità, a chi ha solo una mente elevata ed

un ingegno acuto; ma agli uomini di cuore purissimo e d’animo generoso.

Tale fu il carattere della rinascenza, e due Italiani primi la

iniziarono. Il Colombo apriva le vie dei mari, il Savonarola quelle

dello spirito: quando l’uno saliva sul pergamo, l’altro già spiegava

le vele al vento, e spingeva l’ardita prora fra le acque d’un mare

sconosciuto. L’uno e l’altro si credette mandato da Dio a diffondere

il cristianesimo sulla terra; l’uno e l’altro ebbe strane visioni

che lo ridestavano alla sua opera; ambedue toccarono colla mano un

mondo nuovo, senza poterne ancora conoscere l’immensità: l’uno ne fu

compensato colle catene, l’altro col rogo.

Ed ora chi vorrà più domandare al Savonarola, se egli sostenesse

il servo arbitrio di Lutero, o la predestinazione di Calvino? Egli

abbracciava un mondo assai più vasto, mirava ad un termine assai più

lontano. Fu primo, nel suo secolo, ad avviare l’umanità verso quella

meta che, oggi, ancora non abbiamo raggiunta; ma verso cui siamo

diretti con raddoppiato sforzo. Egli voleva mettere in armonia la

ragione e la fede, la religione e la libertà. La sua opera si connette

al concilio di Costanza, a Dante Alighieri ed Arnaldo da Brescia,

iniziando quella riforma cattolica che fu l’eterno desiderio dei grandi

Italiani.

E quando questa riforma, che è già divenuta una convinzione universale,

sarà penetrata anche nella realtà dei fatti; allora il Cristianesimo

riceverà nel mondo il suo vero e pieno sviluppo, e l’Italia sarà

nuovamente alla testa d’una civiltà rinnovata. Forse in quel tempo sarà

meglio compreso il carattere e la vita di colui, che per questa causa

sostenne un glorioso martirio.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 2 (of 2) · 第 19 / 142 题