_Bevanda preservativa._
℞. _Dieci noci fresche mondate dalla pellicina, 10 spicchi d’aglio
mediocri mondati, 3 onc. in circa di bacche di ginepro, un pugno di
foglie di ruta. Le prime si pestino grossamente; la ruta si tagli
minuta. Posto tutto in pignatta vetriata con una inghistara in circa
di buon aceto, si copra essa pignatta sicchè non respiri, accomodando
creta o simil cosa tra il coperchio e la pignatta, e lasciandola per 24
ore sopra le ceneri calde. Poi si levi dal fuoco e si ponga ogni cosa
insieme in fiasco ben turato al sole per tre o quattro giorni. Di tal
composizione si beva ogni mattina a digiuno mezzo cucchiaio, ed anche
un intero; e con lo stesso aceto si bagnino le tempie, i polsi e le
narici._
Io volentieri accenno qui le composizioni facili e di poca spesa,
affinchè tutti, e massimamente i poveri, possano provvedersi di qualche
riparo contro gli assalti della pestilenza. Allorchè questa è padrona
del campo, a molti mancano gl’ingredienti, e a più manca ancora il
danaro per procacciarseli. E se taluno dicesse di non aver gran fede
in certe semplici o vili composizioni, ho il dispiacere di rispondergli
che nè pur egli s’ha a fidar troppo d’altre composizioni e preservativi
più preziosi e faticosi; perciocchè in mezzo alla peste nessun altro
rimedio sicuro e privilegiato c’è se non la mano di Dio; e per conto
dei rimedi umani più talvolta gioverà un poco d’aceto, di solfo, di
ruta, di canfora o altro semplice, che un lunghissimo recipe composto
dall’ambizione. Seguitiamo dunque a dire che alcuni trovano buono il
seguente
_Preservativo antipestilenziale._
℞. _Fiori di solfo e zucchero bianco in polvere in egual quantità; e
mescolati insieme, prendine la mattina a digiuno un mezzo cucchiaio per
bocca, bevendovi appresso un poco di vino bianco buono._
Potrà parimente giovare ai poveri il porre in infusione entro vino
buono foglie verdi di pimpinella, e beverlo alquante ore dopo. Ovvero
mettere la sera in aceto buono, sicchè stia coperta, una noce secca
mondata dalla pelle; e la mattina seguente si mungi la noce e si beva
l’aceto. Questo, benchè tanto facile, pure si dà per un buon difensivo.
Può essere che si metta a ridere qualche medico, non però addottorato
in medicina; ma sappia egli che in fatti alcuni, anche valentuomini,
col solo aiuto dell’aceto, preso in picciola dose le mattina con
un poco di pane, e fiatato alle occasioni, si sono preservati. Ne
parleremo fra poco. Le bacche poi di ginepro mature e fresche, cioè
di color nero o pavonazzo, e non rosse, vengono commendate da tutti,
ed entrano in moltissime composizioni contro la peste. Si potrà farne
estratto, cioè cavarne il sugo con acqua, dove sieno state infuse e
calde per tre giorni, spremendole dipoi per pezza netta. O pure si
tengano in fiasco con vino buono sopra, per mangiarne tre o quattro per
volta, riuscendo anche utile lo stesso vino.
Angelo Sala insegna a fare il mele, o sia l’estratto di ginepro, con
pestare grossamente nel mortaio le bacche fresche, e cuocerle poi
in acqua, finchè si vegga separata la materia glutinosa. Spremuta la
decozione, per quanto si può, si faccia essa di nuovo cuocere, finchè
si riduca in consistenza di mele, che sarà dolce e fragrante. Servivasi
poi il medesimo autore di questo estratto per uno degl’ingredienti a
formare la seguente composizione, chiamata da lui Triaca de’ poveri, e
consigliata come un eccellente antidoto contro la peste:
_Triaca de’ poveri._
℞. _Erb. veronica, scordio, cardo santo seccate, ana onc. 2, feccie
d’aro, fiori di solfo, ana onc. 1, zedoaria, radice d’imperatoria,
di elenio, di irundinaria (che m’immagino essere la chelidonia), di
carlina, di valeriana, mirra eletta, dram. 6, olio di vitriuolo dram.
1, mele odoroso spumato lib. 3, estratto di ginepro mez. lib. L’erbe
e le radici separatamente si polverizzino bene, e si triti a parte la
radice d’aro preparata. Poi si mettano il mele e l’estratto in pignatta
ben vetriata, facendo solamente scaldare e non bollire la materia; e
dopo vi si mescolino le polveri suddette, movendo tutto fortemente
con pestello di legno, finchè si riducano in forma di elettuario.
Raffreddata la composizione, aggiungi i fiori di solfo, la mirra
e l’olio di vitriuolo; e mettendo tutto in vaso di terra vetriata,
riponlo a fermentarsi. Se ne prenda, secondo la diversità de’ corpi che
debbono valersene, da uno scrupolo fino a una dramma._
Varie erbe possono servire di preservativo. Sei d’esse fra l’altre sono
credute contravveleni, cioè l’ipperico, il vincetossico, l’enula, il
dittamo, l’aristolochia e il rafano selvaggio. Marsilio Ficino dice
d’aver dato del rafano un poco per volta ai poveri con utile notabile.
Si prendono tali erbe in boccone mattina e sera, o seccate in polvere
con buon vino, o il loro sugo si bee al peso di un’oncia in circa.
L’assenzio, che anche medichetto si chiama, è tenuto da tutti per un
egregio preservativo contro il veleno pestilenziale, e moderatamente
preso tiene in buon appetito le persone. In varie maniere si può
prendere; la più facile è d’infonderlo nel vino, e prendere talvolta
una bevuta di questo. Sono ancora lodate quest’altre: Scabbiosa,
tormentilla, pimpinella, sassifraga, acetosella, imperatoria,
scorzonera, angelica, carlina. A chi la borsa non suggerisce di meglio,
potranno giovare questi facili medicamenti, che in fine anche dai
medici migliori sono riconosciuti per non inutili, anzi adoperati come
molto proficui nelle loro ricette. La galega, o sia ruta capraria,
appellata da alcuni castracane, si tiene anch’essa per potente
preservativo contro il veleno pestilenziale. Si usa in vari modi, cioè
cruda in insalata, o cotta in minestra. Si piglia polverizzata in vino
o altra bevanda appropriata. Si mette in infusione entro il vino o
in aceto, che poi di quando in quando si bevono. Se ne bee anche il
brodo e l’acqua distillata; ed è nel verno buona anche la sua radice.
Dell’una e dell’altra piantaggine dicono cose grandi alcuni medici
per preservarsi dalla peste; e lodano altri non poco l’acetosa, cioè
l’oxalide, prescrivendone un boccone d’essa ogni mattina a digiuno.
Per la gente delicata possono servire, secondo il Diemerbrochio, le
scorze di melarancio o di cedro condite, o alcune gocce d’olio di
ginepro da bersi con un poco di vino, o sia l’estratto di bacche di
ginepro, quanto una noce moscata da mangiarsi. Anche gli spiriti
di sale e di vitriuolo, e di zolfo, e di sugo di cedro ed altri
simili acidi, appunto per questa loro qualità, vengono celebrati per
efficacissimi in resistere alle putredini, se mi lice usar questo
termine degli antichi. Si prendono in bevanda d’acqua di scabbiosa, di
cardo santo, di betonica, di melissa, o in altro liquore. I coriandoli
preparati, e presi la mattina a digiuno, e anche dopo pasto, possono
essere di qualche utilità. Per rimedio facile, di poca spesa e di non
poca virtù, viene consigliata da alcuni la seguente
_Polvere preservativa._
℞. _Bolo armeno onc. 1, tormentilla, dittamo bianco, ana mezz’onc.
Pesta ogni cosa sottilmente, e pigliane la mattina un meno cucchiaio in
mezzo bicchiero di vino o in acqua d’acetosa._
Il cardinale Gastaldi insegna quest’altro preservativo, da prendersi
per bocca in rotoline di peso d’una dramma prima di cena o prima di
dormire, aggiungendo che se ne videro degli ottimi effetti nella peste
di Roma del 1656.
_Tavolette o rotoline preservative._
℞. _Confezione di giacinto dram. 1, bolo armeno, radici di carlina,
perle preparate, succino, ana mez. dram; zucchero bianco disciolto in
acqua di cardo santo quanto basta per farne delle rotoline._
Il Diemerbrochio, lasciati stare tanti altri elettuari, sciroppi,
conditi, polveri, tavolette, ecc., formati con gran moltiplicità
d’ingredienti, più per ostentazion di sapere che per altrui utilità,
usava di prescrivere in qualunque tempo l’uso del mitridato minore,
descritto di sopra, e talvolta le seguenti composizioni:
_Condito preservativo._
℞. _Polvere liberante scrup. 4, radici d’elenio condite con zucchero,
scorze di aranci condite dram. 6, diascordio del Fracastoro dram. 3,
olio di ginepro scrup. 1, sciroppo di limoni quanto basta, e se ne
formi condito, o più tosto conserva._
_Altro condito preservativo._
℞. _Conserva d’acetosa di rose rosse, scorze d’aranci condite, rob di
ribes rosso, rob di ginepro, ana mez. onc., polvere liberante dram. 1
e mez., sciroppo di limoni quanto basta. Mesci, e fanne condito, o più
tosto conserva._
_Elettuario preservativo._
℞. _Triaca d’Andromaco, mitridato di Damocrate, ana dram. 1 e mez.,
diascordio del Fracastoro mez. onc., scorte d’aranci condite, rob di
ribes rosso, ana dram. 6, succino mez. scrup., sciroppo di scordio
quanto basta. Mesci, e formane elettuario._
_Altro elettuario preservativo._
℞. _Polvere bezoartica del Renodeo dram. 1 e mez., fiori di solfo
dram. 1, conserva d’assenzio dram. 3, radici d’elenio condite onc. 1,
mitridato minore, diascordio del Fracastoro, ana mez. onc., sciroppo di
sugo di cedro quanto basta, e fanne elettuario._
Non vi mischiava egli polvere di corno di cervo, terra sigillata,
croco, e assaissimi altri ingredienti, perchè tutti stanno nella
confezione liberante, nella polvere bezoartica, nel diascordio, ecc.
Prescriveva ancora ad alcuni il seguente
_Aceto bezoartico preservativo._
℞. _Radici d’angelica, carlina, petasitide, elenio, dittamo, ana
mez. onc., zedoaria dram. 2, erbe cardo santo, scordio, ana dram. 6,
centaurea minore, ruta ana mez. onc., fiori di stecade dram. 2 e mez.,
semi di cardo santo, di cedro, ana dram. 1, bacche di ginepro dram. 3.
Facciasi polvere grossa, e s’infonda in lib. 5 o 6 d’aceto fortissimo,
esponendo il vaso ai raggi del sole per 14 o più dì, e dipoi si coli
con forte spremitura. Potrai, se vuoi, infondere una sola volta di
nuovo in tale aceto la medesima polvere, e allora sarà molto più
efficace._
Il Minderero scrive d’essersi servito per suo primario rimedio
preservativo nella peste de’ suoi tempi del seguente
_Vino medicinale preservativo._
℞. _Assenzio volgare un manip. e mez., scordio, cardo santo, ana un
manip., dittamo cretico mez. manip., scorze di cedro mez. onc., radici
di pimpinella onc. 1 e mez. Si taglino grossamente, e se ne faccia
massa entro tela bianca da sospendersi nel vino, di cui si beva un
bicchiero dopo la colezione._
Scrivono alcuni che in una peste d’Inghilterra fu approvata da tutti i
medici, e trovata alle prove un felice antidoto per chi ne prendeva un
poco ogni mattina, la seguente
_Polvere preservativa._
℞. _Aloè epatico, cinnamomo eletto, mirra eletta, ana dram. 3,
garofani, macis, legno aloè, mastico, bolo armeno, ana mez. onc. Si
polverizzino sottilissimamente._
Può confermare la buona opinione di questo antidoto il vedere che
Cornelio Gemma scrive tenersi dal re di Spagna per segreto riguardevole
(poco importa quand’anco non sia vero) una composizione affatto simile
colla giunta d’una porzione eguale di terra sigillata e di croco, o
sia zafferano. Giovanni Cratone anch’egli con poca diminuzione insegna
lo stesso; e nella peste di Napoli e di Roma del 1656 fu formato di
questa polvere un elisire chiamato _preservativo potentissimo_ nelle
Regole pel Contagio pubblicate l’anno 1680 in Ferrara, con aggiungervi
_solfo puro e rosmarino, ana dram._ 4 _macerando poi tutto in acquavite
secondo l’arte, ed estraendone il liquore. La dose era di_ 3 _in_ 4
_gocciole prese in acqua di cardo santo o scorzonera._ Abbiamo detto
di sopra che il mitridato minore è un preservativo stimatissimo anche
per la facilità di comporlo; ora si vuol aggiungere che la triaca,
il diascordio del Fracastoro, e altri simili rinomati contravveleni
sono de’ più lodati, e consigliati in tempo di contagio, anche per
preservarsi, ma non già col solo odore, che questo gioverebbe poco.
L’Etmullero antepone il diascordio; e il Pareo preferisce a tutti
i cordiali creduti preservativi la triaca e il mitridato, prendendo
mezz’oncia della prima, mischiata nelle stagioni calde con un’oncia e
mezzo di conserva di rose, o di borraggine o di viole, e dramme 3 di
bolo armeno. Altri però stimano necessario il mischiare e temperare la
triaca con qualche acido in tempi di peste. E qui avverto, per chi nol
sapesse, venire stimata più la triaca vecchia che la nuova, purchè non
passi i trenta anni, dopo il qual tempo essa va perdendo la forza. Di
più se per ogni libbra di triaca impasterai dentro once 4 di polvere
di contrajerba, lasciandola così riposare e fermentare per alquanto
tempo, dicono che riuscirà essa di gran lunga migliore contro la peste
e i veleni. È anche lodatissimo il prendere la mattina prima d’uscire
di casa un bicchiero di vino canforato. Si accende un grano di canfora
grosso come un pisello, e si mette a nuotar sopra il vino tanto che
finisca ivi di bruciarsi; e tornandolo ad accendere finchè si consumi,
si bee dipoi quel vino. Così nell’ultima peste di Lipsia si trovò
sommamente giovevole l’olio di succino canforato con prenderne alcune
poche gocce in acqua di scordio; anzi pare che d’esso si valessero i
medici anche nella curativa.
Nell’ultima pestilenza di Polonia del 1709 il miglior preservativo che
si dica ivi provato fu l’elisire dello Schomberi, i cui ingredienti
sono quei che seguono:
_Elisire preservativo._
℞. _Tintura bezoartica secondo l’arte, elisire di proprietà secondo
l’arte, tintura di genziana, essenza di canfora parti eguali. Mesci
tutto insieme, e bevine da 40 a 60 gocce nell’acquavite, o nella birra
calda, o nel buon vino._
L’elettuario, chiamato d’Angrisani, vien chiamato dal Cristini con
parola assai magnifica miracoloso contro la peste, aggiungendo egli
che dell’anno 1656 nella peste di Napoli, Roma ed altri luoghi fu il
medesimo con gli esperimenti provato per uno de’ migliori preservativi
ed anche curativi. Eccone la ricetta:
_Elettuario d’Angrisani preservativo._
℞. _Radici d’angelica, carlina, dittamo bianco, imperatoria,
tormentilla, contrajerba, corallina, bistorta, aristolochia rotonda,
legno aloè, seme di senape bianca, di cardo santo, d’acetosa e di
portulaca, ana onc. 1; croco orientale mez. onc. Si polverizzi tutto, e
sia ben lamisato. Poi prendi estratto di bacche di ginepro delle rosse
e delle nere, ana lib. 2, triaca d’Andromaco vecchia lib. 2, unicorno,
belzoaro ottimo, corno di cervo, ana dram. 2; siroppo d’agro di cedro
quanto basta per unir le robe; e se ne formi elettuario, di cui prendi
per bocca una mezza dramma o un’intera per volta._
Scrive il P. Chirchero che nella peste di Roma del 1656 chiunque si
servì del seguente rimedio si preservò, ancorchè dimorasse nella casa
stessa con appestati o avesse cura di loro. Tanto più volentieri il
rapporto, quanto che è di poca spesa. Così avesse egli anche notata la
dose.
_Antidoto preservativo del P. Chirchero._
℞. _Aceto esquisitissimo, ruta, pimpinella, betonica, noci, aglio,
bacche di ginepro. Aggiungi, se hai il comodo, un pocchetto di canfora,
o almeno un poco di spodio cervino. Fa stare tutto infuso nell’aceto
per 40 ore al sole o pure in qualche stufa. Poscia colatolo, serbalo
per valertene al bisogno, prendendone un cucchiaio la mattina a stomaco
digiuno, ed avrai per quel giorno un preservativo sicurissimo. Nè ti
dispiaccia il sapore ingrato, perchè tanto più simili antidoti sono
contrarj alla peste, quanto più dispiacciono al gusto._
Stimo anche bene di aggiungere, benchè fuor di luogo, che lo spirito
d’orina per testimonianza del Doleo e del Wedelio s’è provato utile
fiutandolo in simili tempi, e m’immagino che si potrà sperar lo stesso
dagli spiriti e sali ammoniacali per la salutevol forza del loro odore.
Parimente non reputo inutile il descrivere qui un’unzione, che dicono
adoperata da coloro che in Milano nel 1630 dilatarono con veleni la
peste, preservandosi eglino che forse non ebbero bisogno o non si
servirono mai d’antidoto alcuno. Soggiugnerò tre altre composizioni,
attribuite pure ai medesimi, forse per dare ad esse più credito, ma che
tuttavia non paiono da sprezzarsi.
_Unguento preservativo._
℞. _Cera nuova, olio comune, olio di lauro, olio di sasso, erba aneto,
bacche di lauro, rosmarino e salvia, pestate tutte grossamente. Poi
fa bollir tutto insieme con un poco di aceto, e riducendolo in forma
d’unguento, ungine alle occorrente le narici, i polsi e sotto le
braccia e le piante de’ piedi._
_Altro unguento preservativo._
℞. _Cera nuova onc. 3, olio comune, olio di edera, ana onc. 2, olio di
sasso, foglie d’aneto, bacche di lauro, ana onc. 5, foglie di rosmarino
onc. 2 e mez., foglie di salvia onc. 2. Si polverizzino le foglie e le
bacche, e con un poco di buon aceto unito ai suddetti olj si faccia
bollir tutto, mescolando, finchè se ne formi unguento da ungere i
polsi, ecc_.
_Elettuario preservativo._
℞. _Imperatoria, carlina, genziana, dittamo cretico, dittamo bianco,
bacche di lauro parti eguali. Polverizzato tutto si mescoli con mele
spumato e chiarificato, facendone elettuario da prenderne per bocca un
cucchiaio la mattina ed anche altra volta fra il giorno._
_Altro unguento preservativo._
℞. _Olio di trementina, di sasso, di gelsomino, di lauro, grasso di
tasso, ana onc. 5, cera nuova, olio comune, ana onc. 3. Si facciano
bollire insieme circa un quarto d’ora; poi vi si aggiunga polvere
d’assenzio, aneto, camedrio, salvia, ruta, ana un’oncia in circa o
un pugno. Si faccia bollir tutto a bagno finchè si riduca in forma
d’unguento da ungerne i polsi e la region del cuore._
E giacchè abbiam nominato il celebre olio di sasso che nasce nello
stato di Modena, dirò che forse non è peranche ben conosciuto tutto
il suo valore, quantunque esso venga portato e ricercato per tutta
l’Europa. Bisognerebbe che eccellenti fisici ne tentassero con varie
prove le virtù. Forse anche egli è da mettere fra i preservativi contra
la peste, sì per l’odore suo, e sì per le qualità balsamiche, delle
quali abbonda, se pure la sua calidità non sia da temere in tali casi.
Ma io avrei un bel che fare, se volessi rapportar qui tanti altri
antidoti preservativi che si leggono ne’ libri dell’Untzero, Alberti,
Quercetano, Cratone, Foresto, Horstio, Dodoneo, Sennerio, Etmullero,
Diemerbrochio, di Cellino Pinto e di altri autori. Forse ne ho anche
rapportato troppi, potendo nascerne confusione ai lettori in tanta
copia; e finalmente nè pur io son persuaso che tanti bei rimedj
abbiano la forza che talun crede contra la peste. Ma che si ha a
fare? La gente vuol dei rimedj da preservarsi. Io ne suggerisco i
più facili, o pure altri, i quali se non gioveranno, certamente nè
pur dovrebbono nuocere, e sono in fine i più commendati dai pratici.
Finirò dunque la serie de’ preservativi con ritoccare per consolazion
de’ poveri un punto di molta importanza, cioè che il Diemerbrochio,
uno de’ più eccellenti medici osservatori e trattatisti di questa
materia ch’io conosca, consigliava nel contagio de’ suoi giorni alla
gente povera il bere ogni mattina uno, due o tre cucchiai d’aceto ben
forte, e fatto di buon vino, con alcuni pochi grani di sal comune, o
pur senza, mangiandovi immediatamente dietro un pezzo di pane, avendo
egli osservato che questo fu allora uno degli ottimi preservativi
purchè non se ne servissero gli asmatici ed altri afflitti da mal di
petto o di polmoni o di reni. Anzi aggiunge d’aver veduto gran copia
di poveri meglio preservati con questo solo antidoto che molti altri
provveduti di preziosissimi preservativi. Anche S. Carlo e i suoi che
lo servivano nella peste di Milano, benchè praticassero sì spesso con
persone e in luoghi infetti, pure si preservarono tutti, senza usare
altro preservativo che non spugna bagnata in aceto, e posta entro una
palla che andavano odorando. Oh! si dirà: egli era un santo. Or bene:
Francesco de le Boe Silvio non è stato altro che eccellente medico,
e pure anch’egli attesta di non aver preso altro preservativo nella
peste de’ suoi dì, se non un cucchiaio d’aceto con una fetta di pane
inzuppata in esso ogni mattina prima di visitar gli appestati; e benchè
seguitasse per otto mesi continui a curare tal sorta di gente, pure
con questo solo rimedio non sentì mai infezione di pestilenza. Avendone
egli nel declinar del morbo dismesso l’uso, provava solamente un certo
dolor di capo ogni volta che entrava in qualunque casa infetta. Non
tutti, e spezialmente quei di temperamento melanconico, potrebbono
seguitare per alcune settimane l’uso dell’aceto; ma a noi basta di
poter qui conchiudere che la virtù dell’aceto per resistere al veleno
pestilenziale è grandissima, ed halla per tale comprovata anche la
sperienza di troppi secoli; ne si troverà medico rinomato che non la
commendi assaissimo. Insino l’antico Rasis tanto la stimava, che in
tempo di peste consigliava il mischiarne ne’ cibi e nelle bevande e
ne’ medicamenti, e il premunirsene coll’odore e lo spargerne insino
per casa. Alcuni medici aggiungono all’aceto in infusione, o in
altra forma, qualche altro semplice di qualità antipestilenziale, e
preferiscono a tutti i preservativi gli aceti triacali. Forse non han
torto. Ecco la composizione d’uno di questi aceti fatta dal Timeo,
che dice d’averne veduto un felicissimo successo nella peste de’ suoi
tempi. Altre simili men ricche, ma forse egualmente efficaci, se ne
possono fare.
_Aceto triacale preservativo._
℞. _Orvietano onc. 2, diascordio onc. 2 e mez., triaca onc. 1, radici
d’angelica, di contrajerba, d’enula, di pimpinella, di tormentilla, di
scorzonera, di dittamo bianco, di petasitide, ana dram. 6; foglie di
scordio, di ruta, di millefiori, ana manipol. 1; fiori di calendola, di
tunica, ana mez. manipol., scorze di frassino, di cedro, ana mez. onc.;
bacche di ginepro onc. 1 e mez.; macis, sedoaria, ana dram. 3, canfora
scrup. 2, croco orientale mez. dram., mirra eletta mez. onc., aceto
di sugo di rovo ideo, cioè di fambrois, quanto basta. Mischiati tutti
gl’ingredienti stieno in luogo caldo ben coperti, finchè se ne cavi la
tintura, la quale colata si conservi per valersene a suo tempo._
Anche l’aceto solo in cui sia stata disciolta canfora, dicono che
preservi egregiamente. Egli è probabile che gli spiriti pestilenziali
ordinariamente penetrino ne’ corpi de’ sani coll’aria, che si tira col
respiro; e però bisogna più di tutto difendere le entrate dell’aria
infetta nelle viscere nostre; al che può mirabilmente servire l’odore
e la sostanza dell’aceto, anche per correggere quegli aliti maligni.
Il Massaria scrive che nella crudelissima peste del suo tempo molti in
vece di aceto, si valevano dell’erba acetosa con effetto felicissimo,
prendendo il sugo d’essa, spremuto, o solo o mischiato con altri
medicamenti, e da questa unicamente riconoscevano la salute preservata.
E perciò il Gordoni ed altri lodano cotanto e con gran ragione per gli
tempi della pestilenza tutti gli acidi, come sono i sughi degli agrumi,
dell’agresta, de’ meli granati, del ribes, dell’acetosa e d’altri
simili, fra’ quali è forse dovuto il primo luogo all’aceto stesso.
Anche il sale comune si trova commendato come un buon preservativo
contra il veleno pestilenziale dell’Augenio, Jouberto, Witichio e da
altri autori.
Solo dee avvertirsi che in tutti questi antidoti, consigliati per
la preservazione, ci vuol parsimonia, per non cadere nel troppo,
che in tutte le cose suol essere nocivo, affinchè per guardarsi da
un male, disavvedutamente gli uomini non se ne tirino addosso degli
altri. Così gli acidi si prendano a poco a poco, e non in furia,
affinchè lo stomaco non se ne risenta, e massimamente vadano cauti
quei che patiscono mali di petto, come asma, tosse, ecc. Il soverchio
uso dell’aceto o del vino d’assenzio o d’altre simili bevande prese
per preservativo, può indurre tali indisposizioni o sconcerti di
stomaco che taluno giunga a credersi appestato senza però esser tale.
Anzi l’Ingrascia è di parere che si debbano andar mutando fra la
settimana que’ preservativi che si prendono per bocca, sul timore che
assuefacendosi troppo la natura ad un solo, non ne provasse poi il
benefizio che suol venir dalle cose nuove. Perciò consigliava egli
il prendere nel primo dì le pillole di Rufo al peso di una dramma
in circa, la sera o la mattina, due o tre ore avanti il cibo, per
ripigliarle dopo quattro o cinque giorni. Nel secondo triaca dram.
1. Nel terzo qualche bevanda o conserva appropriata. Nel quarto
l’elettuario _de sanguinibus_, noto agli speziali, e lodato comunemente
dai medici. Nel quinto triaca di dioscoride o sia mitridato minore con
la giunta d’altri ingredienti; e così di mano in mano.
Bernardino Cristini, che fu uno dei medici dei lazzeretti di Roma
nella peste del 1656, e discepolo del Riverio, confessa che sulle
prime si sentiva battere forte il cuore in petto. Cominciò a valersi
di rimedj antimoniali (da fiero chimico ch’egli era) e di vomitivi e
di bezoartici, bagnando i polsi, le narici e la region del cuore con
balsami o essenza di scorza di cedro, e usando la triaca, canfora,
controierva, angelica, carlina, rosmarino, ginepro, tormentilla, ecc.,
e vedendone benefizio, prese coraggio con altri medici. Il costume,
tanto suo, come de’ suoi famigliari, fu di andar prendendo due o tre
volte per settimana, un quarto d’ora avanti cena, al peso di mezza
dramma, certe pillole piacevolmente purganti e corroborative, le quali
in fine son quelle di Rufo, caricate con altri ingredienti, e descritte
a noi dal Riverio. Eccone la composizione.
_Pillole preservative._
℞. _Aloè lavato ed estratto con sugo di rose fatto ad uso d’estratti,
zafferano, mirra, ana mezz’oncia; balsamo orientale e occidentale
chiamato opobalsamo, ana mezza dramma, ossa di cuor di cervo num. 6;
unicorno e bezoartico orientale, legno aloè, ana grani 10; ambra grisa
gr. 5, magisterio di tartaro e tintura d’elettro quanto basta per
formar la massa delle pillole._
Il medesimo ogni mattina ancora si ungeva le tempie, le narici, la
gola, il cuore e i polsi colla sopraddetta composizione liquida,
aggiuntevi tre gocce d’essenza di rosmarino e tre altre d’olio di
carabe: il qual uso fu seguitato da altri medici, nessun dei quali
risentì nocumento dalla peste. E certo si noti che l’olio di carabe
pel suo potente e confortativo odore è da stimare assaissimo per
preservarsi. In Firenze nel contagio del 1630 fu esso molto usitato,
ungendosene alcuni le narici ed altri portandone una spugnetta
inzuppata entro la palla di ginepro bucata. Per altro hanno alcuni
chimici ed empirici non poca inclinazione ad esaltar come mirabili
tutti i lor medicamenti, che per lo più sono anche astrusi e difficili
a prepararsi e trovarsi, allorchè il contagio fa il padrone delle città
e impedisce troppo il commercio. Lascerò dunque stare molti di quei
meravigliosi alessifarmaci, estratti, tinture, quintessenze e simili
strepitosi e prolissi recipe d’Angelo Sala, dell’Untzero, del suddetto
Cristini e di altri lor confratelli, sì per non eccedere di troppo,
e sì perchè la sperienza ha fatto vedere alle occasioni essere bene
spesso splendidissime le promesse di tal gente, ma poco felici gli
effetti. E questo sia detto col rispetto sempre dovuto ai veri e non
ai ciarlatani e non visionarj chimici, da’ quali riconosce la medicina
molti utilissimi rimedj e dei gran vantaggi. Tali sono il Quercetano,
lo Scrodero, lo Zvelfer, il Rolfiacio, l’Homberg, il Lemery, ecc., e
tali reputo io i due nostri viventi cittadini, cioè il sig. Domenico
Corradi, commessario generale dell’artiglieria e matematico del
mio padron serenissimo, rinomato per altri suoi studj, e il sig.
Giovangirolamo Zannichelli, che ultimamente ha pubblicato in Venezia
un suo trattato _De ferro ejusque nivis praeparatione._ Molto più poi
lascerò alla gente troppo facilmente credula il Fioravanti con tutti
gli altri cerretani e segretisti, perchè quantunque ne’ libri loro
probabilmente v’abbia de’ rimedj anche eccellenti, pure il miscuglio
di molti altri inutili e falsi fa che non si può fidar nè pure dei
veri, senza vederne prima le prove. Anzi qualora io lodo, o dico essere
lodati da altri alcuni rimedj, non intendo io mai di fare la sicurtà
che se ne abbiano a veder dei miracoli.
Darò fine alla parte preservativa coll’accennare ancora il metodo
tenuto dal Diemerbrochio (insigne autore, come dissi, d’uno de’ più
utili e più celebri trattati della peste che si abbiano) per guardarsi
dal contagio dell’anno 1635 e dei due seguenti che afflisse tutta
la Fiandra e gran parte della Germania. Si maravigliava la gente
com’egli visitasse tanti infermi e case d’infetti, intrepido sempre ed
illeso. Ecco la sua forma di vivere. Non avea punto paura del male, nè
permetteva che collera, terrore o tristezza d’animo alloggiasse con
esso lui. Venendo la malinconia, facile a lasciarsi vedere, mentre
in tutta Nimega non v’era casa esente da peste, egli ordinava a tre
o quattro bicchieri di vino che la cacciassero tosto di casa. Non
potendo dormire assai la notte per le troppe faccende del giorno, dopo
il pranzo prendeva sonno d’un’ora. Medicava per carità anche i poveri.
Il suo vitto era di cibi di buon sugo e di facil digestione, con
fuggire gli opposti; e la bevanda vino mediocre, preso talvolta sino
all’ilarità, non mai all’ubbriachezza. Una o due volte fra la settimana
prima d’andare a letto prendeva una o due delle seguenti
_Pillole antipestilenziali._
℞. _Radici di petasitide, carlina, dittamo, angelica, elenio, ana
mezz’oncia, gentiana dram. 1 e mezz., rabarbaro ottimo onc. 1 e mezz.,
agarico bianchissimo mezz. oncia, erbe di scordio, centaurea minore,
ruta, ana mez. onc., cardo santo dram. 6, fiori di steccade dram. 1
e mez., semi di cedro d’aranci, di zedoaria, ana dram. 1. Di tutto si
formi polvere grossa che per due o tre dì si maceri in due o tre libbre
di vino bianco, poi si faccia cuocere per un quarto d’ora e si coli
con forte spremitura nel torchio e la colatura si coli di nuovo per
carta sorbitrice. In questa colatura disciogli aloè ottimo onc. 3 e
mez., mirra chiara in gocce dram. 3 e mez., e in una scudella si faccia
svaporare l’umidità, finchè diventi massa da comporne pillole provate
utilissime in tempo di peste._
La mattina per la nausea egli non poteva prendere medicamento alcuno
prima d’andare alla visita degli ammalati, ma solamente masticava
alcuni grani di cardamomo minore. Da lì però a due ore prendeva un poco
di triaca o di diascordio o una scorza d’aranci condita, ovvero per
lo più tre o quattro pezzetti di radici d’elenio condite. Da lì a poco
mangiava un pezzo di pane con butirro e cacio verde pecorino, bevendovi
appresso birra e talvolta un bicchier di vino medicato con assenzio o
sia medichetto. Due ore prima del mezzodì, se gli era permesso, fumava
una pipa di tabacco; dopo il pranzo ne fumava due o tre altre, e dopo
cena altrettante. Talvolta in qualche ora del dopo pranzo ne prendeva
ancora qualche altra pipata. Se punto punto si sentiva alterato dal
fetore delle case o persone appestate, subito, lasciato stare ogni
altro anche necessario affare, qualunque ora del giorno fosse, fumava
due o tre pipe di tabacco, avendo egli sempre creduto e coll’esperienza
provato per un primario preservativo nella peste il tabacco in fumo.
Teneva egli che non fosse mai stato inventato migliore preservativo
contra la peste, purchè fosse tabacco d’ottima qualità e colle foglie
ben mature ridotto in corda, e purchè fumato, appena che si sentisse
qualche vertigine, nausea o ansietà di cuore, che possono facilmente
assalire chi pratica tra i fetori degli appestati, con passar poco
dopo in vera infezione. Contento egli del tabacco solo, non si valeva
d’altri suffumigi ed odori, avendone consumato non poca quantità,
durante essa peste, la qual poi finita finì anch’egli di fumar tabacco,
affinchè l’uso lodevole non passasse in un abuso detestabile, come
si vede tuttodì avvenire a molti. Può essere che non pochi alla prova
non ne sentissero tanto profitto; ma egli attesta che altri ancora il
provarono utilissimo. Arrigo Sayer, medico valentissimo d’Oxford, per
quello narra il Willis, medicava tuttodì francamente poveri e ricchi
appestati, e maneggiava le ulcere loro senza danno alcuno e senza
adoperare altro preservativo che una buona bevuta di vino generoso
prima di uscir di casa. Chiamato poscia ad un castello dove la peste
era più atroce, avendo avuto l’animo di dormire nel medesimo letto con
un duca suo grande amico infetto della medesima, la contrasse anch’egli
e vi lasciò la vita. Majuscola fu questa bestialità. Non mi fermerò
a pregare i medici nostri di non imitarlo. E ciò basti intorno alla
preservazion della peste per quanto si può sperare dalla medicina.