_Regole mediche per preservarsi dall’aria. Ricette varie per
profumi. Come si debba governare nell’uso del mangiare e bere;
del sonno e della vigilia; del moto e della quiete, e delle
passioni dell’animo. Grande utilità dell’intrepidezza, e del
coraggio._
Dopo le diligenze de’ magistrati per tener lontano il contagio o per
impedirgli venuto che sia, ulteriori progressi e maggiori stragi,
è da vedere quanto dal canto loro debbano e possano fare i medici
per ottener lo stesso fine. Ancor qui l’arte loro principalmente si
divide in preservativa e curativa. In quanto alla prima; c’insegnano
essi a regolarci bene, massimamente in que’ tempi, nella dieta, cioè
nell’uso di sei cose appellate da loro non naturali, che sono l’aria,
il mangiare e bere, il movimento e la quiete, il sonno e la vigilia, la
retenzione ed escrezione delle cose consuete, e le passioni dell’animo.
Non occorrerebbe dir qui altro intorno all’uso dell’aria, perchè già
di sopra se n’è parlato diffusamente, coll’addurre ancora i rimedi
preservativi, affinchè essa resti purgata, o per mezzo di essa non si
contragga l’infezione. Tuttavia aggiungerò qui che il fuoco è uno de’
migliori correttivi dell’aria pestilenziale, avendo insin lo stesso
Ippocrate, per quanto si crede, domata ed estinta quella fierissima
pestilenza che a’ suoi dì passò dall’Etiopia nella Grecia col far
accendere, e specialmente in tempo di notte, dei gran fuochi per la
città. Questi tanto più riescono utili quanto più sono odorose le legna
accese. Ma sovente, costando troppo simili incendi, e potendo essi
talvolta cagionarne anche de’ maggiori nelle città, basterà ritenerne
l’uso per purgare l’aria interna delle case, bruciando ivi per le
camere ginepro, frassino, cipresso ed altre simili legna di grato e
sano odore, che sono mirabili correttivi degli effluvj pestilenziali.
Nicolò IV, sommo pontefice, nella pestilenza del 1288, e Clemente VI in
quella del 1348 si tenevano chiusi nelle loro stanze, facendo far ivi
e per tutto il palazzo gran fuoco anche nel mese di luglio. In tempo di
state ardendo tai profumi e fuochi in una camera, si può stare ritirato
in un’altra; e allora ancora gioverà il valersi di sprazzi d’aceto,
e di fiori, e d’erbe odorifere sparse per le stanze. Ho veduto alcuni
che in vaso di maiolica o d’altra terra bene inverniciata conservavano
varie erbe con fiori di buona fragranza, alquanto spruzzate di sale,
bagnandole di quando in quando con acqua in tempo di state, con che
davano buon odore a tutta la stanza. Sono erbe sane ed odorifere la
menta, la salvia, l’origano, l’abrotano, il puleggio, la calaminta,
la satureja, la lavanda, l’erba sangiovanni, cioè la sclarea o sia il
gallitrico, la ruta, l’artemisia, la matricaria, ecc. Il più sicuro
però fra simili preservativi si è l’uso dei profumi sopra da noi
descritti. Si facciano dunque per le camere in tutti i tempi dell’anno
due o tre volte il giorno. E perciocchè abbiamo già biasimato certi
odori acuti e calidi, come quei del muschio e dello zibetto, ora non
vo’ tacere che dopo il Massaria, seguitato da altri, il Diemerbrochio,
uno de’ più dotti ed esperti maestri di questa materia, ci assicura
d’aver notato che i suffumigi di soave e sottile odore (quali dice
egli essere anche lo storace, il ladano, il belzoino, i garofoli, ed
altri simili) non solamente poco giovavano nella peste del suo tempo,
ma ancora a moltissimi erano di gran nocumento, se non per altro, per
recar loro doglia di capo. Però lasciando egli stare i lussi del naso,
prescriveva odori anche poco soavi, ma più sani, e non già molti,
ma pochi. Utilissimo è il suo ricordo; nè ciò si oppone a quanto ho
consigliato di sopra colla scorta d’altri autori intorno al valersi
ancora di alcuno d’essi odori sottili, essendo bensì da dir nocivi i
profumi composti di soli ingredienti, per dir così, effemminati, ma non
già se alcuno d’essi venga unito ad altri odori maschili e alquanto o
molto spiacenti alle narici.
Il perchè lo stesso Diemerbrochio commendava quasi a tutti le seguenti
cose: Cioè far profumi con incenso e bacche di ginepro parti eguali,
essendochè tal profumo, quantunque vile e comune, vince però in vigore
moltissimi altri. Prescriveva egli anche i seguenti
_Pastelli per profumi._
℞. _Incenso, grani di ginepro, succino bianco, ana (cioè parti eguali,
o sia di cadauno) mezz’oncia; mirra, belzoino, mastice, storace, ana
dram. 2; garofoli dram. 1 e mez. Si polverizzi tutto, e con mucilagine
di dragante se ne formino pastelli da bruciar sulle brage._
_Altri pastelli._
℞. _Zolfo, incenso, grani di ginepro, pece navale, ana mezz’onc.
Mescolati e preparati si riducano in pastelli._
_Altri pastelli._
℞. _Incenso onc. 1, solfo onc. 1, mirra dram. 4, pece navale, belzoino,
storace, succino, ana dram. 1 e mez.; garofoli dram. 1. Se ne faccia
polvere, a cui aggiungi olio di ginepro scrup. 2 con mucilagine di
dragante quanto basti, e se ne facciano pezzetti per profumi._