L'anno 1217 fu fatto Papa Onorio III, il quale convocò un co

CRONACA

DI

FRA SALIMBENE PARMIGIANO

DELL'ORDINE DEI MINORI

VOLGARIZZATA DA

CARLO CANTARELLI

SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857

CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO

INDICE PER MATERIE

PARMA

LUIGI BATTEI EDITORE

1882

Parma, Tip. Adorni Michele.

AL

NOBILLIMO

MAGISTRATO E CONSIGLIO MUNICIPALE

DI PARMA

CHE PER INCITAMENTO ED ESEMPIO

AI FIGLI ED AI NEPOTI

VEGLIA CUSTODE E VINDICE

DELLE GLORIE DEGLI AVI

QUESTO VOLGARIZZAMENTO

DELLA CRONACA DI FRA SALIMBENE

NARRATORE PRIMO E STUPENDO

DELLE VALOROSE GESTA

ONDE I PARMIGIANI DEL SECOLO DECIMOTERZO

FRANCARONO L'ITALIA

DALLA SIGNORIA DI FEDERICO SECONDO

CARLO CANTARELLI

A PICCOLO SEGNO DI MASSIMA RIVERENZA

DEVOTAMENTE DEDICA CONSACRA

DI FRA SALIMBENE E DELLA SUA CRONACA

DISCORSO

DI ANTONIO BERTANI VICE-BIBLIOTECARIO

DI PARMA

PREMESSO ALLA EDIZIONE DEL TESTO ORIGINALE

Il decimoterzo secolo che, ricco in Italia del retaggio di S. Tommaso,

di S. Bonaventura e di altri sommi maestri, dava Dante al mondo intero,

era secolo di grande intellettuale entusiasmo fra noi, sì che ognuno,

il quale si avesse da natura sortito fervido lume di mente, era vago

di rovistare nel tesoro trasmessogli da' maggiori e di tramandare a'

futuri tutto quanto ne ritraeva, insieme co' frutti suoi proprii, a

tale che tu, leggendo le scritture di que' dì, ne diresti gli autori

presi da una smania, da una febbre di apprendere e d'insegnare.

Fra questi ardenti spiriti è certo da noverarsi il frate, di cui

pubblichiamo quì l'unico lavoro a nostra certa conoscenza venuto.

Nato egli in Parma, surto appena il quinto lustro di quel secolo,

da padre che fu crociato, ebbe svegliatissimo ingegno, congiunto ad

alto cuore e ribollente animo; basti a darne un sentore la vigoria

con cui, giovinetto ancora, tenne fermo contro l'opposizione, che ben

può dirsi, più che tenace, soldatesca, del padre alla risoluzione sua

di cingere il cordone di S. Francesco. Così deliberato, il narra ei

medesimo, nel suo decimoquinto anno vestì, per intercessione di Fra

Gherardo Boccabadati, l'abito religioso in Fano all'insaputa di Guido

padre suo; venutone questi a conoscenza, dolente che la famiglia sua,

detta _di Adamo_, perdesse così ogni speranza di perpetuazione, giacchè

l'altro, maggiore dei due soli maschi avuti, erasi già reso frate,

corse all'Imperatore, ed implorò ed ottenne ch'ei s'interponesse presso

frate Elia Generale dell'Ordine che fossegli restituito il figlio. Elia

rispose che il renderebbe, ove questi aderisse di ritornare al secolo.

Volò Guido a Salimbene, lo pregò, scongiurollo, fecegli ampie promesse;

invano; vinto dall'ira e quasi fatto demente dal dolore, il maledisse;

il giovinetto piegò la fronte pregando Iddio, e stette saldo. Partì il

meschino genitore; e Salimbene poi nelle sacre ed umane lettere, nella

gentile arte del canto andò liberamente educando e mente ed animo,

onde poi salito in alta stima ebbe agio d'intrattenersi con assaissimi

de' personaggi più cospicui in lettere, scienze ed armi, gradito sino

a' Pontefici ed all'Imperadore medesimo. Giovanil talento indotto

avealo a vagheggiar le dottrine di Gioachino; e veramente quella sua

fantasia, che il sollevava a straordinarie visioni, parea creata a

simili speculazioni; ma più robusto fatto il pensiero, abbandonolle,

e ne rise: amante del nuovo e del grazioso, ai fiori della nascente

poesia italiana volger volle l'ingegno, e dettò versi in copia, ora

perduti. Non pochi paesi viaggiò, notando tutto quel che lesse, vide,

udì, e a tutto aggiugnendo le proprie considerazioni; e moltissimo

appunto e lesse e vide e udì, vissuto essendo dalla fine del 1221

sin oltre il 1287, e fors'anche fin dopo il 1290: però da questo solo

ben potrebbe ognun farsi una sufficiente idea della importanza della

presente sua Cronaca, nella quale sono appunto registrate pressochè

tutte le impressioni in que' varii modi ricevute ne' suoi più belli

anni. Di questa mio primo pensiero era stato di porre qui una specie

di rapido compendio; ma poi due considerazioni me ne distolsero:

l'una, la qualità del suo latino, che (sebben barbaro, ma pur di

elegante barbarie) tanto fluidamente scorre da rendersi di facilissima

intelligenza anche a men pratici della favella del Lazio, sì che da

quest'ultimo lato ben può paragonarsi al divin libro di quel Tommaso

da Kempis, che per ciò appunto non trovò traduttore nell'aureo secolo

di nostra favella; l'altra, la persuasione che male avrei potuto

rendere l'evidenza del suo dire, la quale dalla mia insufficienza

attenuata, n'avrebbe avuti dilavati quei vivi colori con che ne

pinge i più importanti avvenimenti, ne porge i tanti ritratti de'

suoi contemporanei, cui ti sembra vedere nella sua favella risorgere

d'innanzi a te animo e persona.

Ond'è ch'io mi restringo all'accennare per brevità gli altri più

eminenti pregi del suo lavoro, e ciò solo m'induco a fare per eccitar

desiderio di leggerlo tutto tutto in chi fosse ignaro della importanza

sua, e credesse doversi questa Cronaca mettere a paro delle tante

fredde e noiose pei più, le quali furon opera di volgari intelletti.

Della efficacia del suo ritrarre e avvenimenti e uomini ho detto

testè; ma ciò che in questo pure è più maraviglioso aggiungo ora: nella

dipintura de' primi in ciò si distingue egli dagli altri cronisti, che,

mentre questi mai non ravvivano di qualche scintilla il loro racconto,

esso al contrario, oltre al calor generale che intero avviva il suo

lavoro, ti balza fuori all'uopo con uno slancio dell'anima, come là

dove, a cagion d'esempio, dopo aver noverate le irruzioni de' barbari

in Italia, giunto all'ultima, ripiglia: _utinam ultima!_ Quanto a'

ritratti poi è impareggiato; imparziale dispensa e lode e biasimo,

senza macchiarsi della vergogna dell'ire di parte ond'era dilacerata

questa misera nostra terra: frate, s'ei ti ragiona del secondo Federico

di Svevia, il compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse dei

contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare le doti grandiose:

frate, applaude alla virtù del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo e

vizi e colpe, inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione si

presenta quasi una scena del supremo giudizio. Guai a colui che merita

biasimo, e sia pur anche l'uomo il cui nome sta scritto sulla bandiera

della fazione.

Nè la sua Cronaca si limita a rinserrar soltanto notizie italiane; da'

suoi confrati, che avean visitate altre terre, avidamente suggeva le

novelle, e notava: onde qui trovi sin dovizia per le storie d'Oriente;

ed egli stesso de' suoi viaggi in Francia, ove fu ben affetto, tiene

ricordi minuti in modo da porti sott'occhi e le ricchezze de' vigneti

e le costumanze de' baroni, nell'ora istessa in cui ti descrive la

partenza dalla piaggia natale di Lodovico volto al riscatto del gran

Sepolcro, in maniera talmente esatta, che inutilmente cerchi l'eguale

negli annalisti contemporanei di quella nazione.

Chi tenga dietro allo svolgimento dell'idea filosofico-religiosa,

nelle varie età, troverà qui ampia messe; la dottrina delle vaghe

speculazioni profetiche, tanto fervente a que' giorni, occupa qui

appunto un luogo principale fra esse; nè minori ne coglierà chi vada

in traccia di ricordi letterarii; e talora avrà cagione di fare a

sè stesso strani quesiti, come quando legga il brano ove Salimbene

racconta di quel bizzarro ingegno di Primasso, di cui reca versi non

pochi, e cui si contendono parecchi paesi. Egli il dichiara vivente del

1238 circa: come potrassi por questa data in armonia colla attribuzione

che gli si fa da altri, e dotti assai, di poesie, che rivelansi di per

sè nate ai dì del Barbarossa? e come poi ciò stesso colla novella del

Boccaccio (ripetitor gioioso delle tradizioni ancor troppo recenti

perch'ei fosse indotto in errore), la quale ne fa conoscere come

Primasso appunto capitasse a Cluny al tempo che il famoso monastero

era retto da un abate largo e splendido? questo abate altri non poteva

essere che Guglielmo di Pontoise reggente appunto la cluniacense

famiglia dal 1244 o 1245 al 1257 o 1258; e ciò darebbe la causa vinta

al mio Salimbene; ma dopo quello che intorno a Primasso ha detto

l'illustre Iacopo Grimm, come potrei io osare di sostener le ragioni

del mio compaesano con sì minime forze e sì lieve addentellato?

Giunto al fine di quanto m'ero prefisso, ripeto la manifestazione

del desiderio, che ho vivissimo, che questo mio povero ed inculto

dire metta pungente brama in chi lesse di tutto ponderare il volume,

perchè ho ferma fede che di gran giovamento debbano riuscire lo studio

principalmente alla tutt'ora desiderata storia generale d'Italia.

A. BERTANI

AVVERTIMENTO

_Parecchi anni passati venuto il Duca di Sermoneta in divisamento

di publicare una continuazione agli_ Scriptores Rerum Italicarum _si

volse al celebre Monsignor Gaetano Marini per ottenere suggerimenti

non solo, ma trascrizioni pur anche de' preziosi codici storici

chiusi nella Vaticana, i quali potessero formar parte di simile nuova

collezione. Aderì di buon grado il Marini, e senza più diedesi a far

trascrivere dall'Abate Amati, siccome importantissima, la Cronaca

che noi ora quì publichiamo, e, compiutane la copia, questa consegnò

all'egregio storiofilo. Gli avvenimenti che gran parte d'Europa posero

a soqquadro alla fine del passato ed al principio del presente secolo,

impedirono a quest'esso di mandare ad effetto il proprio disegno:

venuto egli a morte, fu la sua importante biblioteca venduta a pubblica

auzione, e con questa la copia della Cronaca Salimbeniana e di altre.

Buon per noi che l'acquirente di tale copia fosse un personaggio

dedito all'incremento de' migliori studii: era egli il Commendatore

Gian-Francesco De-Rossi, di onoranda memoria, il quale, saputo come

il mio ottimo ed amatissimo zio Commendatore Pezzana nutrisse gran

desiderio di averne pur copia per collocarla, siccome patrio monumento,

nella Parmense, cortesissimamente volonteroso gliela concedette._

_E questa ultima è quella che ha servito, insieme con alcuni

estratti lasciatici dall'Affò, alla presente edizione, curata per la

massima parte, essendo io da troppe altre occupazioni distratto, dal

valentissimo mio buon amico Cav. Amadio Ronchini insieme all'egregio

Ab. Luigi Barbieri, ai quali m'allieto nel porger quì publico segno

di viva riconoscenza. Ma mentre con ciò dichiarare do sicurezza a'

lettori della fedeltà scrupolosa della edizion medesima, m'è pur

d'uopo avvertirli del come io sia dolente del doverla presentare con

non poche lacune, colpa del manoscritto del Marini: partendo egli da'

principii degli storiografi de' tempi suoi, reputò inutili, e però da

non trascriversi, cose che oggi terrebbersi in gran pregio a seconda

dei meglio vantaggiati metodi dello studiare le fonti storiche. Tali

sarebbero, fra quelle appunto ommesse da lui, alcuni trattatelli, de'

quali la Cronaca ne porge intitolazione, valevoli, a suscitare i nostri

e desiderii e lamenti, parecchie canzoni popolari e satire, ed altro:

il che tutto avrebbe valso almeno a vieppiù dichiarare lo spirito dei

tempi intorno a cui la Cronaca stessa si aggira. Ciò nulla meno, la Dio

mercè, tanto ne rimane da renderla uno stupendo monumento._

A. BERTANI

AI LETTORI

LA CRONACA DI FRA SALIMBENE, monumento storico tanto celebrato, quanto

lettura per secoli invano desiderata, perchè sepolto prima nelle

librerie dei frati, poscia nella biblioteca del Vaticano, ove si

otteneva il permesso di leggerlo, ma non di copiarlo, fu finalmente

pubblicato in Parma nel 1857, prima, e, finora, unica edizione di non

molti esemplari, e già esaurita. Ma se questa pubblicazione bastò al

vivo desiderio di pochi eruditi, che intendono il latino medioevale

del testo Salimbeniano, era ben lungi dal contentare que' molti, che

pur intendendo il latino classico, non avevano famigliarità colla

lingua latina scritta nei tempi di mezzo, e tutti quegli altri, cui

pungeva la nobil brama di conoscere almeno i più cospicui documenti

della storia patria, ma alla coltura anche non poca che possedevano,

mancava la conoscenza del latino di qualunque fosse tempo. Ora poi

che le crescenti generazioni trovano una larghissima messe di coltura

generale nelle Scuole tecniche, negli Istituti tecnici, militari, di

marina, e nelle Scuole di tanti altri insegnamenti speciali, ne' cui

programmi allo studio delle lingue classiche è sostituito lo studio

delle lingue oggidì parlate in Europa, colla cresciuta coltura generale

è diventato per una parte più vivo il desiderio e il bisogno di cercare

la storia patria nelle scritture di coloro che videro co' propri occhi

le cose narrate, e per l'altra si è notabilmente moltiplicato il numero

di quelli, a cui manca il mezzo d'intenderle. Io perciò ho creduto

fare cosa non inutile traducendo questa celebratissima Cronaca, in cui

quel vivissimo ingegno del Salimbene s'impone ai lettori non tanto

come narratore veridico e critico giudizioso, quanto come scrittore

che avviva sempre il suo racconto e talora lo rende scintillante,

e ti balza fuori collo slancio di un'anima che trascina. _Quanto a'

ritratti poi è impareggiato_, dice l'editore parmense, Cav. Antonio

Bertani Vice-bibliotecario: _imparziale, dispensa lode e biasimo senza

macchiarsi della vergogna delle ire di parte, ond'era dilacerata questa

nostra misera terra: Frate, s'ei ti ragiona del secondo Federico di

Svevia, il compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse de' suoi

contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare le doti grandiose;

Frate, applaude alle virtù del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo

e vizi e colpe, inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione

si presenta quasi una scena del supremo giudizio. Guai a colui che

merita biasimo, e sia pur anche l'uomo, il cui nome sta scritto sulla

bandiera della fazione._ Nè ho pretesa di aver fatto lavoro letterario,

che non ho arroganza d'allinearmi co' letterati, nè d'aver elaborato

un'opera di critica, nè di illustrazione, chè, foss'anche ne avessi

avuto intelletto, me ne sarebbero mancati assolutamente e tempo e

mezzi; ma ho semplicemente e dimessamente posto cura a volgarizzare

e ridurre a lezione popolare un documento preziosissimo per la nostra

storia nazionale. E se mancherà pregio al volgarizzamento, s'imporrà

e s'aprirà la via da sè il racconto: e nutro fiducia che a me non si

defraudi il merito del buon volere.

CARLO CANTARELLI

CRONACA

DI FRA SALIMBENE DI ADAMO PARMIGIANO DELL'ORDINE DE' MINORI

D'or innanzi[1] noi ci incontreremo in un linguaggio incolto, rude,

grossolano ed esuberante, che in molte parti non conosce leggi di

grammatica; ma che segue però la storia con ordine appropriato.

E perciò sarà necessario che per opera vostra ora si assesti, si

migliori, si aggiunga, si tolga, e, a seconda del bisogno, si riduca

alle corrette leggi della lingua; come anche sup.... questa stessa

cronaca manifestamente.... è che noi abbiam fatto in molti luoghi ove

abbiamo trovato molte cose false, e molte dette rozzamente, _delle

quali_ alcune sono state introdotte da copisti.... che falsificano

molte cose; altre poi furono inserite dai primi compilatori. Chi poi

dopo loro fece qualche giunta, seguì i primi in buona fede, senza

star a pensare se avevano detto bene, o male; sia che il facesse

a scanso di fatica, sia per ignoranza della storia. E veramente fu

meglio assai che scrivessero qualche cosa, quantunque..... di quello

che nulla facessero. Perchè almeno sappiamo da loro in che anno sono

avvenute le cose di cui parlano; e abbiamo notizia d'alcun che di vero

intorno a geste d'uomini, e intorno ad avvenimenti; notizie che forse

non avremmo, se Dio non ce le avesse volute rivelare come le rivelò a

Mosè, ad Esdra, a Giovanni nell'Apocalisse, a Metodio martire quand'era

chiuso in prigione, e a molti altri, a cui furono predette le cose

future e aperti i secreti del cielo. Perciò il beato Giovanni dice che

al tabernacolo del Signore ciascuno fa l'offerta che può: chi porta

oro, argento, pietre preziose; chi bisso, porpora, cocco, giacinto.

Per noi sarà già gran che, se potremo offrire pelliccie e lana di

capra. Ma l'Apostolo dà più pregio alle nostre umili oblazioni. Onde

tutto quel gran miracolo di bellezza del tabernacolo, che per mezzo di

appropriati simboli è figura della chiesa presente e della futura, è

velato di pelli e di cilizii. Sono le cose più vili quelle che servono

a riparare dagli ardori del sole e dalla molestia delle pioggie. Simile

cosa abbiamo fatto noi in molte altre cronache da noi scritte, edite ed

emendate.

a. 1212

Or dunque l'anno sussegnato (1212) il Re di Francia col conte di

Monforte si ascrisse a' crociati, e, per movere alla guerra insieme

agli altri crociati, preparò quello stesso esercito che s'era

battuto in Ispagna quando l'Imperatore de' Saraceni, che aveva seco

cinquanta Re, fu sconfitto presso Muradal[2] da tre Re di Spagna;

quel di Castiglia, quel di Navarra, e quello di Aragona, aiutati dai

Portoghesi, de' quali undicimila caddero nella prima battaglia. Nel

medesimo anno 1212, entusiasmata dal racconto di tre ragazzi di circa

dodici anni, i quali _dicevano_ d'aver veduto in sogno.... assumer....

il segno della croce.... dalle parti di Colonia.... una moltitudine

innumerevole di poveri d'ambo i sessi e di ragazzi crociati, che

pellegrinavano in Italia.... partì dicendo che avrebbero passato il

mare a piedi asciutti, e col braccio di Dio redenta Terra Santa e

Gerusalemme. Ma la finì che scomparvero quasi tutti. Lo stesso anno

infierì una fame sì grande, specialmente in Puglia e nella Sicilia, che

le madri facevano sin pasto de' loro ragazzi.

a. 1213

L'anno 1213 il giorno santo di Pasqua di Pentecoste, che cadde nella

festa dei santi martiri Marcellino e Pietro cioè ai due di giugno,

i Cremonesi, col solo aiuto di trecento militi Bresciani, accorsero

unanimi col loro carroccio in soccorso dei Pavesi, molti de' quali

erano stati fatti prigionieri dai Milanesi, presso Castelleone[3]

come s'è detto più addietro, quando il Re da Pavia passò a Cremona.

Ed ecco improvviso sorgere un gran rumore, ed erano i Milanesi,

che col loro carroccio venivano volando come saette, e come folgori

irrompevano. E in loro aiuto erano accorsi militi Piacentini, arcieri

Lodigiani, Cremonesi fanti e cavalli, cavalleria Novarese e Comasca, e

de' Bresciani altrettanti o più di quelli che abbiam già detto essere

andati a soccorso de' Cremonesi. Tutta questa gente con unanime furore

e clamore, con coraggio ed impeto, compatta come un sol uomo, urtarono,

respinsero, fugarono, imprigionarono ed annientarono i Cremonesi e la

milizia dei fuorusciti. Ma i Cremonesi riportarono in fine vittoria

sui Milanesi ed alleati loro, e ne trassero il carroccio per m.... con

gran trionfo ed esultanza nella città di Cremona. Lo stesso anno, a'

13 di Giugno, il Comune di Bologna promise giurando di far guerra ai

Modenesi a favore e servigio del Comune di Reggio, nè di far mai pace

coi Modenesi senza il consentimento dei Reggiani.

a. 1214

L'anno 1214 i militi di Reggio in servigio dei Cremonesi e dei

Parmigiani si recarono sulla diocesi di Piacenza per devastare

le possessioni dei Piacentini, e posero gli alloggiamenti presso

_Colomba_,[4] che è un monastero dell'ordine de' Cisterciensi.

a. 1215

L'anno 1215 Papa Innocenzo III celebrò un solenne concilio a

S. Giovanni in Laterano. Egli.... corresse ed ordinò l'ufficio

ecclesiastico im.... e vi aggiunse di suo, e tolse di quel che altri vi

aveva intruso; _ma non_ è ancora bene ordinato secondo il desiderio di

alcuni, _nè_ eziandio secondo la natura della cosa. Perocchè vi sono

molte cose superflue, che inducono più noia che divozione in quelli

che le ascoltano come in quelli, che le recitano. Tale sarebbe la _ora

prima della domenica_, al momento che i sacerdoti dovrebbero dire le

loro messe, e il popolo le aspetta; ma non vi ha chi dica messa, perchè

i sacerdoti sono occupati nella recitazione della prima ora. Così il

recitare diciotto salmi nell'ufficio notturno e della domenica prima di

arrivare al _Te Deum laudamus_, d'estate, quando le pulci molestano,

e le notti son brevi, e il caldo è intenso, e d'inverno per freddo,

non fa che annoiare. Vi sono ancora molte cose da mutare in meglio

nell'ufficio ecclesiastico; e sarebbe bene il farlo, perchè è zeppo di

grossolanità, quantunque non riconosciute da tutti.

a. 1216

L'anno 1216 morì Papa Innocenzo III presso Perugia in Luglio, ed è

sepolto nella chiesa episcopale. Al suo tempo fiorì rigogliosa la

Chiesa, e tenne supremazia sull'Impero romano, e sopra i Re ed i

Principi di tutta la terra. Ma l'Imperatore Federico, da lui esaltato e

chiamato figlio della Chiesa, fu uomo pestifero, maledetto, scismatico,

eretico, epicureo, coruttore di tutto il mondo, perchè seminò nelle

città italiane tanto seme di divisione e di discordia, che dura

tuttora; sicchè i figli, riguardo a' padri loro, possono ripetere

il lamento profetico di Ezechiele 18.º: _I padri hanno mangiato

l'agresto, ed i denti de' figliuoli ne sono allegati._ E parimente

Geremia nell'ultimo de' treni: _I nostri padri hanno peccato, e non

sono più: noi abbiam portate le loro iniquità._ Quindi pare verificata

in Federico la profezia dell'abbate Gioacchino[5] all'Imperatore

Enrico padre di lui, che si lamentava di suo figlio quand'era ancor

giovinetto: _Il figlio tuo sarà perverso_, gli disse: _iniquo sarà

il figlio tuo ed erede, o principe. Perocchè, diventato padrone,

metterà sossopra il mondo, e calpesterà i santi dell'altissimo._

Perciò si attaglia benissimo a Federico ciò che il signore per bocca

di Isaia 10.º disse di Assur, ossia di Senacheribbo: _Penserà nel cuor

suo di distruggere e di sterminare genti non poche._ Tutte queste

cose si avverarono in Federico, come abbiamo veduto noi cogli occhi

nostri, noi, che, ora che scriviamo, siamo nel giorno che è vigilia

della Maddalena del 1283. Tuttavia si può scusare Papa Innocenzo di

aver deposto Ottone ed esaltato Federico, perchè lo fece con buona

intenzione, secondo il detto del salmo: _l'uno umilia, l'altro esalta._

E nota che Innocenzo.... fu uomo generoso e _mag.... dis_. Perocchè

una volta accostò a sè stesso stesa pel lungo la tunica inconsutile del

signore per misurarla coll'altezza della propria persona, e gli parve

che Gesù Cristo fosse di piccola statura; ma poi vestitosene, si trovò

più piccolo di lui. E perciò gli entrò nell'animo una reverenza, che lo

mosse a venerarla come era conveniente. Così quando predicava al popolo

soleva tenersi sempre dinanzi il libro aperto. E quando i cappellani

gli domandavano come mai un uomo, quale egli era, sapiente e letterato

facesse tal cosa, rispondeva: Lo faccio per voi, per dare esempio a

voi, che siete ignoranti e avete rossore di studiare. Ad Innocenzo

successe Onorio III.

L'anno 1216, millesimo già sunnotato, milizie e arcieri andarono in

aiuto de' Bolognesi attorno a S. Arcangelo[6] contro quei di Rimini, e

posero assedio a quel castello, e vi stettero lungo tempo, tanto che fu

poi fatta la pace; e tutti quelli di Cesena, che erano nelle carceri

di quei di Rimini, ed erano settecento, furono prosciolti. Cadde

quell'inverno grandissima quantità di neve, e fece freddo intenso,

sicchè ne furono distrutte le vigne, e il Po gelò e su quel ghiaccio

le donne menavano le danze; e i cavalieri facevano correndo loro

torneamenti; e i campagnuoli passavano il Po co' loro carri, barocci e

treggie. Così durò due mesi. E allora lo staio del frumento si vendeva

nove di quegli imperiali che erano in corso e lo staio della spelta

quattro imperiali. E la Regina, moglie di Federico Imperatore, figlio

del fu Imperatore Enrico, passò per Reggio di ritorno dalle Puglie,

e in viaggio per raggiungere suo marito in Germania. E il Comune di

Reggio le fece le spese per tutto il tempo della sua sosta in città.

a. 1217

L'anno 1217 fu fatto Papa Onorio III, il quale convocò un concilio,

in cui decretò che per virtù di quel solo decreto incorressero la

scomunica tutti quelli che facessero una legge qualunque restrittiva

della libertà della chiesa; e che nessun sacerdote o prelato studiasse

giurisprudenza, nè vi fosse insegnamento di leggi a Parigi; depose un

Vescovo, che non aveva letto il Donato[7]; e ordinò che stesse sempre

acceso un lume davanti all'ostia consacrata, e che il sacerdote nel

portarla agli infermi la tenesse sempre davanti al petto.

a. 1218

L'anno 1218 in Giugno i Reggiani andarono col loro esercito in aiuto

de' Cremonesi e Parmigiani a Zibello[8] contro i Milanesi e loro

alleati; e fu gran combattimento tra loro il giovedì tra le tempora;

e molti d'ambe le parti ne morirono, e molti furono i prigionieri;

e fu giurata un'alleanza tra Reggio e Parma. Guido da Reggio era

allora Podestà di Parma. L'anno stesso i pellegrini cristiani cinsero

d'assedio Damiata.

a. 1220

L'anno 1220 Federico figlio dell'Imperatore Enrico fu incoronato

nella chiesa di S. Pietro in Roma da Papa Onorio III il dì di S.

Cecilia vergine e martire; e sua moglie la Regina Costanza fu coronata

Imperatrice con buona pace de' Romani; il che quasi mai s'è udito di

altro Imperatore. Ed imperò trent'anni ed undici giorni; e morì il

giorno compleanno della sua incoronazione in una piccola città della

Puglia, che si chiama Fiorentino[9] presso Nocera[10] de' Saraceni.

Nel millesimo suddetto da' Reggiani, Parmigiani e Cremonesi fu posto

assedio a Gonzaga[11], che era occupata da' Mantovani e dal conte

Alberto di Casaloddi della diocesi di Brescia. E l'anno stesso si

fece il cavo Tagliata, o Incisa, e vi si immise il Po[12]; fu preso

il castello di Bondeno[13] un martedì 16 di Giugno da' Mantovani,

Veronesi, Ferraresi e Modenesi; e il 10 d'Agosto, giorno di S. Lorenzo,

i Mantovani furono sconfitti, messi in fuga e fatti prigionieri da

quei di Bedullo, che erano venuti da Fabbrico[4] e da Campagnola[4] per

depredare e incendiare Bedullo[14] stesso.

a. 1221

L'anno 1221 morì il beato Domenico ai 6 d'Agosto. Ed io frate Salimbene

di Adamo di Parma nacqui quest'anno stesso ai 9 di Ottobre giorno di

S. Dionigi e Donnino; e Baliano di Sidone, gran barone di Francia,

che d'oltre mare era venuto a conferire con Federico II, mi tenne a

battesimo, come mi dicevano i miei, nel battistero di Parma, che era

accanto a casa mia. E me lo ha detto anche frate Andrea d'oltremare,

della città di S. Giovanni d'Acri, dell'Ordine de' frati Minori, che

vide e se ne ricorda, e si trovava col prenominato barone, come addetto

alla sua famiglia e compagno di viaggio.

a. 1222

L'anno 1222 furono colmate dai Bolognesi e Faentini le fosse della

città di Imola, e ne furon portate le porte a Bologna. E lo stesso

anno, a Reggio si sentì una fortissima scossa di terremoto, mentre

Nicolò Vescovo di Reggio predicava nella chiesa maggiore di S. Maria; e

fu sentito anche per tutta Lombardia e Toscana, e fu detto specialmente

terremoto di Brescia, perchè ivi si fece sentire più terribilmente;

sicchè fuggiti i Bresciani dalla città, se ne stavano all'aperto

sotto padiglioni per non morire sepolti sotto le ruine delle case. E

ne ruinarono molte case, torri e castelli de' Bresciani; i quali poi

si erano tanto addomesticati con quel terremoto, che quando cadeva il

pinacolo d'una torre, o una casa, stavano a guardare e scrosciavano

dalle risa. Onde un tale disse in versi:

Mille ducentis viginti Christe duobus,

Postquam sumpsisti carnem, currentibus annis

Talia fecisti miracula Rex benedicte:

Stella comis variis augusti fine refulsit;

Septembris pluvia vites submersit et uvas,

Destruxitque domos, fluvii de more rapacis;

Lunaque passa fuit eclypsim mense novembris;

Christi natalis media quasi luce diei

Terra dedit gemitus rugiens, tremuitque frequenter;

Tecta cadunt, urbes quassantur, templa ruerunt;

Exanimes dominos fecerunt moenia multos;

Flumina mutarunt cursum repetentia fontes.

L'anno mille e dugento e venti e due

Dacchè vestisti le mortali spoglie,

Queste rifulser maraviglie tue,

O Re di quanto in terra e in ciel s'accoglie.

L'arso Lion suo regno al fin volgea

E il crin chiomata stella all'aura sciolse;

La vergine dal grembo acque scotea

E i tralci e l'uve ne percosse e tolse;

E l'onde in fiume accolte, alto, vorace,

Del colono atterraro il dolce albergo;

Vide lo Scorpio la notturna face

Ritrarsi oscura della terra a tergo;

E in mezzo al dì che a noi ti fe' palese,

Scossa tremò fra gemiti la terra,

Mugghiò, ruggì a lunghe e più riprese

Come ne fosse ogni elemento in guerra.

Case crollar, crollar cittadi e tempi;

Su l'ospite l'ostel di sè fe' monte,

E i fiumi ancor con inauditi esempi

Fuggir ritrosi a ricercar lor fonte.

Mia madre era usa a dirmi che quando tirò quel terremoto io era

nella mia cuna: ed essa si pigliò le mie due sorelle, ciascuna sotto

un'ascella, perocchè erano piccine. E, lasciato me nella cuna, corse

a casa di suo padre, sua madre e suoi fratelli, per timore, come essa

diceva, che le cascasse addosso il battistero, che era lì accanto a

casa mia. E perciò io non l'amava tanto caramente perchè doveva curarsi

più di me, come maschio, che delle femmine. Ma essa diceva che le

poteva portar meglio perchè grandicelle.

a. 1223

L'anno 1223 il 1º di Maggio i Mantovani sorpresero i Cremonesi, che

conducevano quasi cento barche onerarie cariche di sale, e le posero a

guasto e a ruba e le colarono in un fondaccio del Bondeno[15].

a. 1224

L'anno 1224 i Mantovani vennero con navi ad assediare la strada

Reggiana nelle paludi e sopra la Tagliata e fecero cataste di legne per

abbruciare i ponti e le navi, che erano in Ranfreda[16]. E fu allora

che morì Giacomo da Palù, il quale fu cagione di gran discordia tra

que' da Palù e[17] que' da Fogliano.

a. 1225

L'anno 1225 si fece una tregua tra' Reggiani e Mantovani per

intromissione di Ravanino Bellotti di Cremona Podestà di Reggio.

a. 1226

L'anno 1226 ai 4 di Ottobre, sabbato a sera, il beato Francesco

istitutore e guida dell'Ordine de' frati Minori passò dal naufragio di

questa vita alle sfere celesti; e fu sepolto la domenica in Assisi,

fregiato delle Stimmate di Gesù Cristo, vent'anni dopo il principio

della sua conversione. Perocchè cominciò l'anno 1207 sotto Innocenzo

III Papa, di cui si canta:

Coepit sub Innocentio,

Cu sumque sub Onorio

Perfecit gloriosum.

Succedens his Gregorius

Magnificavit amplius

Miraculis formosum.

Raggiar vide Innocenzo l'alma stella,

Che sotto Onorio il ciclo ognor più bella

Compì gloriosa.

Gregorio a lor successe, e a niun secondo,

Per opre e per virtù mostrolla al mondo

Maravigliosa.

Parimente l'anno stesso morirono nel territorio di Canossa Ugolino da

Fogliano[18] e Guido da Baiso[19].

a. 1227

L'anno 1227 fu gran caristia di biade e di ogni vittovaglia, sicchè lo

staio del frumento si vendeva 12 sino a 15 soldi imperiali correnti; lo

staio della spelta 5, 6 soldi imperiali; lo staio della melica 8 soldi

imperiali, e la libbra di carne di maiale 12 soldi imperiali.

a. 1228

L'anno 1228 i Bolognesi col loro carroccio andarono attorno al castello

di Bazzano[20], e contro loro corsero i Modenesi, i Parmigiani e

i Cremonesi, e misero a fuoco le terre de' Bolognesi, e arrivarono

sino nell'alveo del Reno, ove abbeverarono i loro cavalli. E quando

tornavano indietro passando per Strada, i Bolognesi andarono loro

incontro nella contrada di S. Maria in Strada[21], e s'ingaggiò tra

loro un fierissimo combattimento, onde molti ne furon morti dell'una e

dell'altra parte. Nel detto anno, mentre i Bolognesi stavano attorno

a Bazzano, i Modenesi, Parmigiani e Cremonesi presero e bruciarono

Piumazzo[22]. L'anno stesso, il dì di S. Cristoforo, cominciò a

nevicare smodatamente; e sino a quel giorno era stato un sì bel tempo,

e l'inverno tanto caldo che le strade ne erano polverose. E nel detto

anno fu celebrata la prima messa nella chiesa della S. Trinità di

Campagnola dal Cardinale Ugolino, che era direttore, protettore e

censore dell'Ordine de' frati Minori, e facente funzioni di Legato in

Lombardia. E morì Onorio; e l'anno stesso fu eletto Papa il prenominato

Cardinale Ugolino d'Anagni, e fu chiamato Papa Gregorio IX. Questo

Gregorio distrusse cinque volumi di decretali, e ne serbò materia

per uno solo. Costui fu eziandio lungo tempo in rotta coll'Imperatore

Federico II, che fece tanti danni a quella Chiesa di Dio, che lo aveva

allevato e coronato; sicchè per poco sotto il prenominato Papa la nave

di Pietro non ebbe a naufragare. Questo è quel che disse dei Pontefici

romani l'abbate Gioachino, cioè che alcuni avranno a usar gran forza

per tener testa ai Principi, altri passeranno i loro giorni in pace. Di

fatto Alessandro III, Innocenzo III, Gregorio IX, e Innocenzo IV ebbero

molte e dure lotte coi Principi della terra; Onorio III, Alessandro

IV, e Clemente IV vissero in pace. Così il patrimonio di S. Pietro

fu quasi tutto occupato dall'Imperatore Federico; e per la nequizia

dell'Imperatore stesso molti prelati e Cardinali corsero molti pericoli

in terra e in mare. Anche l'Ungheria in quell'anno fu assai devastata

dai Tartari[23] e dai Cumani[24]. Questo Papa inoltre scomunicò i Greci

perchè hanno un'erronea opinione intorno all'origine dello Spirito

Santo, e perchè non vogliono obbedire al Capo della santa romana

Chiesa. Lo stesso anno ai 16 di Luglio il beato Francesco fu ascritto

all'albo dei Santi e fu canonizzato dallo stesso Papa, che canonizzò

anche la beata Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria e moglie del

Langravio di Turingia, la quale, tra altri innumerevoli miracoli......

risuscitò 16 morti e diede la vista ad un cieco nato, e dal suo corpo

sino ad oggi si vede stillare olio. Questa Santa, dopo la morte del

marito, visse sotto l'obbedienza de' frati Minori, dei quali fu sempre

devota.

a. 1229

Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I · 第 1 / 28 段