Questi son glʼItaliani pervenuti a mia notizia, che nel passato
secolo illustrarono le antiche lingue, o le moderne. La scarsità
dellʼingegno, e la mancanza di moltissimi libri mi ha impedito di
rispondere degnamente al mio assunto. E tengo per fermo, che molti
nomi illustri, e molte opere degne di ricordanza sono rimaste a
me ignote, o dimenticate; talchè non porterebbono retto giudizio
coloro, i quali dalle cose per me dette fin quì il valore e lo studio
deglʼItaliani in questa materia volessero misurare. Supplito avrebbe
pienamente al mio difetto un uomo dotto molto, e felice posseditore
dʼuna splendida libreria, che voleva cortesemente somministrarmi buon
numero di notizie, che a me mancavano, ed avrebbe altresì emendati gli
errori, neʼ quali sarò caduto. Ma le moltiplici sue occupazioni, e la
mal ferma salute gli hanno impedito di compiacermi. Ciò non ostante
ancor solo da quel poco, che mi è riuscito di raccogliere parmi di
poter dedurre le seguenti riflessioni. In primo luogo per ciò che
spetta alla illustrazione della propia lingua non debbono glʼItaliani
temere il confronto delle straniere nazioni. Anzi se mal non mʼappongo
niunʼaltra nazione al pari di noi ha illustrati gli autori, che nel
fatto della lingua son classici. Che se alcune vanno superbe di molti
fra i loro scrittori noi pure ne vantiamo parecchi eleganti e puri, nè
temiamo il confronto. Riguardo alle straniere moderne lingue dʼEuropa
non vedo qual vocabolario si possa paragonare a quello dellʼAlberti
per la Francese. Vantar potranno i Francesi le molte lor traduzioni
dallʼItaliano dal Tedesco dallʼInglese, e noi (lasciando star quelle
prezzolate peʼ libraj) ricordando i Mazza, i Paradisi, i Cesarotti
ardiremo vantarle non inferiori di pregio, se sono inferiori di numero.
E quì aggiugnerei volentieri il Milton del signor Papi, se non temessi
dʼesser rimproverato, che per servire alla mia causa io nomini gli
scrittori del secolo decimonono. Lo studio della lingua Etrusca si
può dir tutto nostro, nè abbiamo in ciò contradittori. Nel Greco siam
vinti dai Tedeschi dagli Olandesi daglʼInglesi in ciò che direttamente
riguarda lʼillustrazione della lingua e degli Autori, perchè quantunque
abbiamo il Mingarelli lʼIgnarra e qualche altro, che ho nominato[548];
questi son pochi; il che avviene non per la mancanza di dotti Grecisti,
ma per la scarsità di uomini pazienti, o perchè i nostri sono intenti
a studiare le cose che contengono, o ad ammirarne lo stile, e quindi
sono meno solleciti di tormentare il testo con sempre nuove mutazioni.
Peʼ volgarizzamenti però dal Greco non dubitiamo di contrastare cogli
altri. Nel Latino vinciamo qualunque nazione, niuna potendo opporci
un lessico simile a quello del Forcellini, nè tanti e così puri, ed
eleganti scrittor Latini, come abbiamo noi. Per le lingue Orientali
finalmente ci gloriamo dʼun De Rossi dʼun Caluso dʼun Bugatti dʼun P.
Giorgi, oltre ad alcuni Missionarj, ed altri, che possiamo opporre ai
più celebri stranieri senza timore[549]. Resta adunque che nel secolo
decimonono non si arrestino glʼingegni Italiani, e raddoppiando i loro
sforzi faccian conoscere, che
......._Secundis usque laboribus
Romana pubes crevit_[550].