Ebbene, sì, ricordavo. Una intera esistenza vi può ripassare davanti
agli occhi in un attimo.
Rivedevo, in quella bionda e pallida figura, mia madre, mia madre
adorata, morta quando io nulla ancora potevo intendere della vita e
delle sue tragedie, dei suoi profondi dolori, delle orribili amarezze
che vi invecchiano di colpo e vi abbandonano, disfatti, al tedio o alla
disperazione. Sì, rivedevo mia madre, in costei. Era il suo profilo puro
e dolce, erano i suoi capelli d'oro che io amavo di carezzare, erano i
suoi grandi occhi chiari, d'un azzurro grigiastro, pieni di lume e di
dolore. E la voce! La voce ch'era _rimasta nel mio orecchio_ da quel
tempo della mia infanzia, in cui la udivo suonare melodiosa e pur breve
nella triste solitudine della mia casa. Sì, sì: a che varrebbe
nasconderlo? Tutto, ora, tutto ricordavo. Ricordavo che un giorno mio
padre, silenzioso, mi prese per mano e mi condusse nella camera ove mia
madre moriva. Da tanto tempo non m'avevano lasciato vedere mia madre!
Come era bianca nel suo letto, come le sue mani sottili tremavano sulla
mia testa! Che mi disse? Balbettava parole che io non potetti
comprendere. Oh, Dio, Dio! E pure erano le ultime sue! E poi mio padre,
che a un punto disse: Basta!--con la sua voce cupa, quasi irritata. Mi
parve un sogno. E poi tutto finì. Mi trovai solo con mio padre, in
un'altra casa, in campagna, molto lontano dalla città. Tutto sparito: i
servi, il mio precettore, la cameriera di mia madre, e quella bambina
bionda, Federica, mia sorella, alla quale mio padre non aveva mai
parlato, che non aveva carezzata mai. E poi... e poi venticinque anni
della mia vita trascorsi in un baleno, i miei studii, i miei viaggi, la
morte improvvisa di mio padre.... E quella sera, a Bamberga, al ballo
della _Croce rossa_ ove dopo tanti anni rividi e riconobbi a stento un
signore ch'era stato amico di lui, qualcosa come un diplomatico, freddo,
compassato, di poche parole. La figlia no: la figlia ch'egli
v'accompagnava non gli somigliava che nella bella statura, soltanto.
Dopo la prima contradanza, mentre ella mi parlava, sommessamente, nel
vano d'una finestra, e io bevevo il suo sguardo e le sue parole, il
vecchio le si avvicinò e le disse qualcosa, sottovoce. Ella mi stese la
mano.
--Arrivederci--mormorò sorridendo--mio padre vuol rincasare.
E da quella sera, non la rividi più...
V
La pazza continuava a guardarmi, immobile, assorta.
Mi pareva che si sforzasse anche lei di penetrare le nebbie d'un passato
confuso e incerto, di ricordar qualcosa, qualcuno...
E fra tanto mi sentivo trascinare addietro, pian piano, dal dottore.
Subitamente egli rinserrò la porta. Un grido, ancora un grido risuonò
nella celletta, un ultimo grido straziato. E un nome--_il mio nome_.
--Livio!
Il dottore, sul corridoio, si volse a me, stupefatto.
--Ma come?... Vi conosce?...
--No!--esclamai--No!... Non so... Ma chi è costei?... Come si chiama?...
Egli, un po' stranito, rispose:
--Federica Vossler.