IV

Ebbene, sì, ricordavo. Una intera esistenza vi può ripassare davanti

agli occhi in un attimo.

Rivedevo, in quella bionda e pallida figura, mia madre, mia madre

adorata, morta quando io nulla ancora potevo intendere della vita e

delle sue tragedie, dei suoi profondi dolori, delle orribili amarezze

che vi invecchiano di colpo e vi abbandonano, disfatti, al tedio o alla

disperazione. Sì, rivedevo mia madre, in costei. Era il suo profilo puro

e dolce, erano i suoi capelli d'oro che io amavo di carezzare, erano i

suoi grandi occhi chiari, d'un azzurro grigiastro, pieni di lume e di

dolore. E la voce! La voce ch'era _rimasta nel mio orecchio_ da quel

tempo della mia infanzia, in cui la udivo suonare melodiosa e pur breve

nella triste solitudine della mia casa. Sì, sì: a che varrebbe

nasconderlo? Tutto, ora, tutto ricordavo. Ricordavo che un giorno mio

padre, silenzioso, mi prese per mano e mi condusse nella camera ove mia

madre moriva. Da tanto tempo non m'avevano lasciato vedere mia madre!

Come era bianca nel suo letto, come le sue mani sottili tremavano sulla

mia testa! Che mi disse? Balbettava parole che io non potetti

comprendere. Oh, Dio, Dio! E pure erano le ultime sue! E poi mio padre,

che a un punto disse: Basta!--con la sua voce cupa, quasi irritata. Mi

parve un sogno. E poi tutto finì. Mi trovai solo con mio padre, in

un'altra casa, in campagna, molto lontano dalla città. Tutto sparito: i

servi, il mio precettore, la cameriera di mia madre, e quella bambina

bionda, Federica, mia sorella, alla quale mio padre non aveva mai

parlato, che non aveva carezzata mai. E poi... e poi venticinque anni

della mia vita trascorsi in un baleno, i miei studii, i miei viaggi, la

morte improvvisa di mio padre.... E quella sera, a Bamberga, al ballo

della _Croce rossa_ ove dopo tanti anni rividi e riconobbi a stento un

signore ch'era stato amico di lui, qualcosa come un diplomatico, freddo,

compassato, di poche parole. La figlia no: la figlia ch'egli

v'accompagnava non gli somigliava che nella bella statura, soltanto.

Dopo la prima contradanza, mentre ella mi parlava, sommessamente, nel

vano d'una finestra, e io bevevo il suo sguardo e le sue parole, il

vecchio le si avvicinò e le disse qualcosa, sottovoce. Ella mi stese la

mano.

--Arrivederci--mormorò sorridendo--mio padre vuol rincasare.

E da quella sera, non la rividi più...

V

La pazza continuava a guardarmi, immobile, assorta.

Mi pareva che si sforzasse anche lei di penetrare le nebbie d'un passato

confuso e incerto, di ricordar qualcosa, qualcuno...

E fra tanto mi sentivo trascinare addietro, pian piano, dal dottore.

Subitamente egli rinserrò la porta. Un grido, ancora un grido risuonò

nella celletta, un ultimo grido straziato. E un nome--_il mio nome_.

--Livio!

Il dottore, sul corridoio, si volse a me, stupefatto.

--Ma come?... Vi conosce?...

--No!--esclamai--No!... Non so... Ma chi è costei?... Come si chiama?...

Egli, un po' stranito, rispose:

--Federica Vossler.

L'ignoto: Novelle · 第 45 / 47 题