III

La giovane disfece il nodo della sua pezzuola e ne cavò un pezzo da due

lire.

--Questo m'è rimasto--mormorò.

Longo era sceso di serpa. Guardò appena le due lire, al lume del

fanaletto, e le gettò in grembo alla giovane.

--Ma scherzate? Che mi mettete in mano? Due lire?... Andiamo, non ho

voglia di scherzare!

Ella balbettava:

--Sull'anima di mia madre che m'è morta ieri l'altro...

--Ma che!--fece Longo--Ora mi si mette a giurare! V'ho portato in giro

per quattro ore di seguito e il meno che mi spetta son cinque lire! Su!

O mettete fuori le cinque lire o vi porto alla questura com'è vero il

santo ch'è oggi!

Nel silenzio della strada la sua voce minacciosa suonava chiaramente. La

_signorina_ nascose la faccia tra le mani.

--Andiamo!--disse Longo--Spicciatevi!

Ella singhiozzava:

--Ascoltatemi... Io non sono di Napoli... Sono di Nola... Non sono

pratica... Ho perso tutto e mia madre m'è morta, ieri l'altro...

Avevo... lui... Un giovane... Capite?... E mi son messa a ritrovarlo.

M'ha lasciata. Voi avete visto: non l'ho più trovato... Lasciata!...

Abbandonata! Abbiate compassione... Non ho più nulla... Perdonatemi!...

Longo, con le braccia conserte, la guardava.

La sconosciuta soggiunse, piano, come parlando a sè stessa:

--Sono stata tradita... Era un cameriere d'albergo... L'albergo delle

_Tre Rose_ ai Lanzieri, dove siamo stati... Non v'è più... Partito...

Sparito... Non v'è più...

Longo si mise a frustare il selciato e a bestemmiare.

Ella supplicava:

--È vero... Avete ragione... Perdonatemi...

D'un subito il cocchiere le si appressò, l'afferrò pel braccio e le

fece:

--Com'è vero Dio, stasera prendo un guaio per voi! Chi vi conosce? E

avete scelto la vettura mia e me per correre appresso al vostro uomo? Ma

lo sapete voi che due lire non mi bastano neppure per l'avena al

cavallo, e me l'avete ammazzato!

Ella mormorava:

--Perdonatemi... perdonatemi...

--Così fate, voialtre!--urlò Rocco--Così ingannate la gente, razza di

bagasce!...

All'improvviso le piantò sulla spalla la mano larga e pesante, e si

chinò sopra di lei che s'era gettata addietro sui cuscini.

--Almeno...--sogghignò--Ch'io vi veda in faccia, carina! Come siete in

faccia?... Bella... brutta...? Vediamo un poco...

Ma si ritrasse, spaventato. Ella era diaccia: un sudore gelido le veniva

giù pel volto e le bagnava pur le mani, che tremavano convulsamente.

Longo, sbalordito, la scosse:

--Signorina... signorina!... Che avete?... Non v'impaurite... Non vi

voglio far niente...

La giovane s'irrigidiva. De' conati di vomito la facevano sobbalzare

sul cuscini, gli occhi già quasi le diventavano vitrei.

--Ho freddo...--mormorò--Ho freddo... Muoio...

Allora Longo comprese.

--Ah, Cristo!--urlò--Un caso fulminante!...

Si voltò, si guardò intorno, assalito da così vivo terrore che per due o

tre secondi i suoi movimenti ne vennero paralizzati. La sconosciuta

seguitava a torcersi e rantolava:

--Freddo... freddo... Oh mamma!...

E come lo vide fuggire a gambe levate per l'Arenaccia, si levò quasi in

piedi nella vettura, con un ultimo sforzo, e stese un braccio.

--Aiuto!... Aiuto!...

Ricadde. Si ripiegò sui cuscini: v'annaspò con le dita raggranchite. E

al sereno cielo che si popolava di stelle palpitanti e la vedeva morir

sola, nella notte, levò uno sguardo disperato.

Balbettò ancora:

--Mamma... mamma...

E ricadde. E non parlò più.

Dopo un po' il cavallo affamato si mise a nitrire e a battere sul

selciato la sua larga unghia ferrata.

Poi fece un passo, poi un altro.

E si rincamminò, portandosi lentamente la piccola bruna, immota, per

l'oscurità, verso la nascosta rete dei binari...

L'ignoto: Novelle · 第 31 / 47 题