Entrai nella stanza del direttore.
Stazza, impiedi davanti alla costui scrivania, si voltò. Mi venne
incontro e mi tese le mani.
--Mille scuse! Ma io non potevo andarmene senza averla salutato. Addio,
caro signore... Io me ne vado.
Interrogavo con gli occhi il direttore e gli altri miei compagni, che
circondavano Stazza, silenziosi.
--Un fatto deplorevole--disse il direttore, rompendo il
silenzio--L'ottimo nostro Stazza è stato collocato a riposo. Ci lascia.
--Come!--esclamai--Così! Di punto in bianco?
Stazza chinò la testa.
Il direttore con la punta del tagliacarte additò un foglio sulla sua
tavola.
--M'arriva ora la comunicazione ministeriale. Le solite sorprese. Ma,
Dio mio, non avrei mai immaginato!...
Le mani di Stazza mi si protendevano, tremanti. Lasciai cadere in quelle
le mie, e le strinsi, due, tre volte. Guardai in faccia il colosso: era
turbato, ma si sforzava di parer tranquillo. Soltanto s'era arrossato un
poco più agli zigomi. Si passò una mano sulla fronte, si guardò
intorno, tornò a voltarsi verso la tavola del direttore, smarritamente.
--Dunque...--gli balbettò--Se lei mi permette... Vado. Spero bene di
rivederla, qualche volta...
--Macché! Ma vuole andarsene proprio adesso? Ma v'è tempo. Guardi,
faccia come se il decreto non glie l'avessi comunicato ancora...
--No, no!--disse lui--Mi permetta, mi scusi. Voglio essere ossequente...
--Peccato!--esclamò il direttore, come lo vide uscire e scomparire
dietro l'uscio--Dopo trent'anni!
Si levò, s'incamminò fino alla porta, si arrestò sulla soglia. Di fuori
s'udivano le voci degl'impiegati, la voce di Stazza che si licenziava,
confuse.
Il direttore rientrò. Andò al balcone, guardò nella via, senza badarvi.
Eravamo rimasti soli. Egli tornò addietro, s'appressò alla scrivania, vi
cercò qualche carta, la lesse e la buttò lì, sulla tavola, con un moto
sdegnoso.
--Mi permette?--chiedevo.
--Guardi, guardi!--esclamò--Guardi un po' con chi mi sostituiscono quel
disgraziato. Aspetti un momento... Legga pure.
Mi pose quella carta sotto gli occhi.
--Come! De Laurenzi!
--Già, s'intende. Ha brigato e v'è riescito. Entra in organico e prende
il posto di Stazza.
Soggiunse, dopo un momento, rimettendosi a sedere alla sua scrivania:
--S'accomodi pure.