Lettera di Achille Mauri.
Roma, 15 aprile 1880.
_Caro amico e pregiato collega_,
Vi ringrazio dell'avermi fatta conoscere la bella lettera con che
quel brav'uomo del comune amico Angelo Fava ha messo in chiara
luce, essere stata da voi e non da altri, nelle prime ore della
terza delle Cinque Giornate di Milano, portata e rizzata sul
nostro Duomo la bandiera tricolore. Alla testimonianza autorevole
ch'egli vi rende intorno a quel fatto, raccontato poi da voi
nei vostri _Ricordi_ con quella semplicità e quella copia di
particolari che sono il più sicuro suggello del vero, io posso
aggiungere anche la mia, poichè delle circostanze da lui esposte
ebbi piena contezza e serbo fedele memoria, avendo avuto l'onore
di essere per l'appunto nella terza giornata, uno dei segretarî
della Commissione Municipale trasformatasi in appresso nel
Governo provvisorio di Milano. Ma c'è un incidente che rafforza
la mia testimonianza, mentre dà risalto alla vostra modestia, e
dimostra che voi siete di quegli uomini, i quali fanno le cose
belle, utili, grandi senza punto menarne vanto, paghi solo che la
coscienza loro ne rimanga contenta.
Nel giornale che s'intitolava _Il 22 marzo_ io mandai fuori il
29 marzo 1848 alcuni cenni biografici su quell'Augusto Anfossi
di Nizza a mare, di cui ne' _Ricordi_ voi avete rammentate le
eroiche prove nelle Cinque Giornate e la morte lamentevolissima.
Di lui io diceva: «Nessuno ne' giorni della nostra lotta mostrò
maggior attività: egli era dappertutto a consigliare, ad operare,
a studiare posizioni, a preparare mezzi di difesa e d'offesa,
ad erigere barricate, a confortare combattenti e cittadini, ora
strategico ed ora meccanico, ora arringatore ed ora infermiere,
sempre esempio chiarissimo del più fervente patriottismo. E da
lui s'ispirava ed a vicenda eragli ispiratore _Giuseppe Torelli_,
datogli ad aiutante, anime ambedue degne d'intendersi, intelletti
degni d'associarsi alla liberazione di questa carissima patria.»
Questo io scriveva, non conoscendovi allora di volto, e solo
sapendo del vostro casato, tanto che trascorsi a battezzarvi per
Giuseppe, mentre il vostro nome è _Luigi_. Era però pienamente
consapevole di tutto ciò che avevate fatto in quei giorni
memorabili di conserva con l'Anfossi, e dell'esservi con lui
indettato d'andare a piantare sul Duomo la bandiera tricolore,
intanto ch'egli traeva a raccertarsi, se gli Austriaci avevano
sgombro il fabbricato della Polizia. La chiara notizia che avevo
di tutto ciò, fece sì che v'appaiassi con quel vero martire
della nostra liberazione, e vi rendessi un omaggio che avrebbe
solleticato chiunque fosse stato vago d'applausi, poichè nessun
nome era allora più popolare fra noi di quello dell'Anfossi. Ma
voi, come non menaste scalpore dell'impresa del Duomo, così non
accennaste aver sentore del giusto merito che vi era tributato,
e nemmeno vi deste pensiero di rettificare l'errore corso
circa il vostro nome. Furono conoscenti vostri che si portarono
all'uffizio del _22 marzo_ ad avvertire lo svarione, e perciò nel
foglio del 3 aprile successivo del giornale medesimo fu indicato
che «l'aiutante dell'esimio Anfossi chiamasi Luigi Torelli e non
Giuseppe.»
Dopo la lettera del Fava io credo che nessuno oserà metter dubbio
sul fatto a che essa si riferisce. Lasciate che vi ringrazii di
nuovo d'avermela comunicata, anche perchè m'ha porta occasione di
rinfrescarmi nella mente de' ricordi che pur in questi miei tardi
anni mi riescono salutevoli, e giovano a scemarmi lo sconforto,
onde mi stringono assai casi di questi giorni.