Faccio fermare quella che conduceva io, e grido: _chi va là?_

Mi si risponde, _Savoja_, e si ferma anche quella.

Io mi avanzo ed apprendo ivi essere il Re che usciva da casa Greppi,

con quella scorta s'avviava verso i bastioni[41]; chieggo tosto del

primo ajutante e gli dico come non mi era stato possibile l'arrivar

prima per la grande distanza alla quale fui obbligato di andare.

_Ella ha fatto benissimo il suo dovere_, mi risponde e la ringrazio.

_Ma ora_, riprendo io, _che faccio di questa truppa; deve tornare al

suo accampamento?_

_No_, replica il generale, _mi viene opportunissima. Ella vada a casa

Greppi, la circondi e vi rimanga finchè tutti siano usciti_.

In meno di dieci minuti fui colà, posi un cordone a tutti gli sbocchi

delle vie che fanno capo a quella del Giardino isolando così casa

Greppi. — Tuttavolta raccomandai di non far violenza che in caso di

provocazione e se taluno si presentava persuaderlo colle buone ad

andarsene; lo scopo era ottenuto, il Re era in salvo, io non voleva con

uno zelo intempestivo guastar l'opera e d'altronde anche a me non era

stata usata violenza di sorta; ciò fatto salii di nuovo e per l'ultima

volta in casa Greppi; vi erano alcuni inservienti di Corte affaccendati

a raccogliere oggetti della real Casa, ma siccome nessuno aveva

voglia di prolungare oltre il necessario quel soggiorno, si sbrigavano

presto. Io feci ancora una corsa lungo l'appartamento verso la via,

tutto era silenzio come silenziosa era la via, strano contrasto colle

scene che avevano avuto luogo durante la giornata. Verso la mezzanotte

abbandonai quella casa colla truppa, e preso commiato dal comandante

della medesima che ritornò all'accampamento io mi avviai verso casa mia

affranto non tanto per le fatiche di corpo benchè non fossero state

leggeri, quanto per l'amarezza d'animo per tante e sì diverse scene

dolorose delle quali era stato spettatore ed in alcune anche attore.

Fra le ragioni che mi tormentavano eravi anche quella dell'inatteso

scioglimento della mia ultima missione. Fallire lo scopo per dieci

minuti, era doloroso! Chi aveva liberato il Re prima di me? Ben

si comprende che in quella notte io aveva ben altro da fare che di

occuparmi a venire in chiaro di quel fatto, ma lo seppi dappoi ed ecco

cosa era avvenuto.

Fra gli ufficiali che si trovavano in casa Greppi, nella notte del 5

agosto, eravi il colonnello Alfonso La Marmora, capo di Stato Maggiore

della divisione comandata dal Duca di Genova, il medesimo del quale

ho già fatto parola, citando il fatto dei tre ufficiali superiori

inviati a Volta il 27 luglio. Ei conviene premettere che il Re Carlo

Alberto aveva ordinato che si evitasse possibilmente ogni violenza.

Il La Marmora conosceva quell'ordine; evidentemente si dovette poi

recedere e la stessa missione a me affidata ne è la prova. Il La

Marmora, stanco di tollerare più oltre quel chiasso e quelle insolenze,

deliberò di andare a chiamar truppa, ma confidò a nessuno la sua

risoluzione ed ignorava poi completamente l'incarico che io aveva

avuto dal suo fratello primogenito, il principe di Masserano. Egli

uscì solo e come mi disse quando anni dopo[42] ci narrammo i nostri

reciproci avvenimenti di quella memorabile notte, incontrò le medesime

difficoltà da parte dei bravi carabinieri; non volevano aprire nemmeno

a lui ed esso pure fu obbligato a passar per isbieco dalla porta aperta

solo quanto era necessario perchè uscir potesse in quel modo. Ei pure

non venne molestato. Non avendo obbligo alcuno di chiamare una truppa

piuttosto che un'altra e sapendo che la brigata Piemonte era accampata

a Porta Orientale, ossia in luogo ben altrimenti più vicino della

lontana Porta Romana, si diresse colà e preso seco un battaglione,

s'avviò verso casa Greppi.

Cammin facendo incontrò un bersagliere, al quale chiese ove era

acquartierata la sua compagnia — _qui vicino_, rispose d'esso; allora

il La Marmora andò colà prese anche quella, la pose in testa al

battaglione ed andò difilato a casa Greppi. Il Re con quanti erano seco

lui uscì immediatamente scortato da quella truppa e dopo pochi minuti

ci incontrammo, come narrai, presso i portoni di Porta Nuova. Io era

uscito molto prima di lui, poichè mentre non vi ebbe che la differenza

di pochi minuti nell'arrivo, io aveva dovuto fare il quadruplo o

quintuplo e forse ancor più di cammino. Fu un brutto tiro della

fortuna, ma se lo perdono a quella volubile Dea egli è perchè volle

che il premio toccasse ad un uomo quale si era Alfonso La Marmora,

uno dei più benemeriti d'Italia e del quale doveva ben presto divenire

sincerissimo ed affezionato amico.

Ricordi intorno alle Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848) Seconda edizione con aggiunte · 第 31 / 45 题