La levatrice entrò e disse a Maria: Coricatevi, perchè una grande prova
si prepara per voi. E quando Salomè l'ebbe toccata nel luogo proprio,
uscì gridando: Sventurata me, empia e perfida, perchè ho tentato il Dio
vivente, ed ecco che la mia mano (bruciante di fuoco) cade dal mio
braccio. Poi ella si genuflettè innanzi a Dio e disse: Dio dei padri
nostri, sovvengavi di me, perchè io mi sono della razza di Abramo, di
Isacco e di Giacobbe; io non mi disonorerò innanzi ai figli d'Israello;
ma restituitemi ai miei parenti; perchè voi sapete, Signore, che gli era
in vostro nome che io adoperavo tutte le mie cure (e le mie vocazioni) e
da voi ricevevo la mia ricompensa. Allora l'Angelo del Signore si
presenta a lei e dice: Salomè, Salomè, il Signore vi ha esaudita;
presentate la vostra mano al bambino e portatelo; egli sarà per voi
salute e gioia. Salomè si avvicinò e lo portò, dicendo: L'adorerò perchè
è desso il gran re nato in Israello. Ed avendo portato l'infante, di un
tratto Salomè fu guarita, e la levatrice uscì dalla caverna
giustificata. Ed ecco che una voce le dice: Non annunziate le grandi
cose che avete viste fino a che il bambino non entri in Gerusalemme. E
Salomè si ritirò giustificata.
Nota B.
Ciò che segue è estratto dal Vangelo di Nicodemo, o attribuito a questo
discepolo, che attestò principalmente la passione e la resurrezione del
rabbì di Nazareth. Egli non è naturalmente d'accordo con Giuda. Noi
avremo date per tal modo le due versioni; il lettore sceglierà, secondo
il suo spirito.