LA SIGNORINA EMPIASTRO.

Pochi giorni prima di prendere congedo dalla famiglia Grifi,

l'istitutrice si degnò di confidarsi con la cameriera. Era

un'istitutrice francese, la quale parlava l'italiano con sufficiente

esattezza; e doveva essere sostituita da un'istitutrice inglese, la

quale parlasse il francese con sufficiente esattezza.

— Io sono contenta d'andarmene, — disse Mademoiselle. — Non posso

lagnarmi della signora e del signore, che mi han trattato sempre bene.

Ma la signorina! Come fate voi a resistere? Come si può starle vicino

senza impazzire? In un anno, ho percorso tutta una _Via Crucis_ che non

dimenticherò più. Me ne vado, e sono contenta. Sono contenta di lasciar

la casa e la signorina Empiastro....

La cameriera, stupefatta a udir così definita brutalmente la piccola

Nora Grifi, non trovò risposta; ma il soprannome di signorina Empiastro

per la fanciulla di sedici anni tutta gentile, le parve disgraziato e

ingiusto.... E quando Mademoiselle se ne fu andata coi molti bei regali

che i signori Grifi non mancarono di farle, la cameriera osò aprirsene

con Nora.

Andò una mattina, come di solito, a svegliarla assai presto; e mentre la

giovinetta, appoggiata ai guanciali, i capelli bruni sparsi sugli omeri,

centellava la sua cioccolata, e guardando fuor dalla finestra aperta a

piè del letto, sorrideva al bel sole e al cinguettìo insolente dei

passeri in giardino, la cameriera le chiese se non le dispiaceva che

Mademoiselle avesse lasciata la casa.

— No, vedi, non me ne importa nulla! — rispose Nora scuotendo il capo. —

Non me ne importa nulla, perchè non potevo volerle bene.... Avevo

provato a volerle bene, ma mi sono accorta che la infastidivo, che non

intendeva rinunziare per me alla sua poca libertà, che mi guardava come

avessi voluto incatenarla.... E allora, non le ho voluto bene....

Restituì il vassoio alla ragazza e gettate le coltri, infilati i piedini

nelle pianelle, avvoltasi nell'accappatoio color di fiamma viva, s'avviò

per correre al suo bagno.... Ma si fermò di repente, come pensierosa,

mentre la cameriera la guardava nella dorata luce solare, dritta e

fresca a guisa d'un fiore porpureo.

— La colpa è mia! — disse Nora a mo' di conclusione. — Io non so voler

bere. Stanco tutti. Ho stancato la mamma e il papà e Mademoiselle e le

mie amiche.... Mi chiamano la signorina Empiastro....

— Come, lei sa?... — esclamò la ragazza sbalordita.

— Lo sai tu pure, mi sembra?

— Me lo ha detto Mademoiselle ieri l'altro.... — balbettò la cameriera.

— Vedi? Lo sanno e lo dicono tutti!... La signorina Empiastro significa

una fanciulla che ha bisogno di voler bene, e non sa voler bene coi

dovuti riguardi, e si attacca troppo, e annoia e infastidisce e

irrita.... Io sono la signorina Empiastro....

Spiccò un salto, a pie' pari, come un puledro che caracollasse, e prima

d'entrare nell'alcova, si affacciò alla finestra, guardò i cimi degli

alberi agitati dallo svolazzare dei passeri, li salutò con molti cenni

del capo e rise; poi scomparve. La cameriera udì il tuffo nell'acqua, e

corse a deporre il vassoio per tornar nell'alcova ad asciugare la

fanciulla.

In casa, Nora Grifi comandava; le mettevano al fianco una istitutrice

d'un qualunque paese che non fosse italiano, e la lasciavano

sbizzarrire. La mamma e il papà non la vedevano che all'ora della

colazione e del pranzo, e perchè v'eran quasi sempre invitati, si

scambiavano anche in quell'ora poche parole. Tutto il resto della

giornata era libera; studiava il piano, faceva molti sgorbi

all'acquerello o col lapis, andava a passeggio con l'istitutrice,

s'indugiava in giardino, ch'era la sua più cara proprietà e veniva

coltivato da lei, leggeva i romanzi permessi, sbrigava la corrispondenza

con qualche amica lontana, e si comprava tutto ciò che le aveva destato

una curiosità, la quale non durava più di ventiquattr'ore. Aveva

comperato un grammofono, una bicicletta, una macchina per proiezioni,

una gelatiera istantanea, gli oggetti più strani dei quali aveva appreso

le virtù e le meraviglie dagli avvisi delle riviste; poi li aveva

regalati per far posto ad altre compere....

Non comperava se non per andar nei magazzini e nei negozi a vedere molta

roba accatastata; era il suo divertimento del pomeriggio; le piaceva

l'odor del cuoio, delle stoffe seriche, delle confetterie, e ne

inventava ella stessa, sentendo l'odore dell'argento e dei merletti e

dei gioielli. Qualche volta in un negozio s'imbatteva nella mamma, che

dopo averle detto una parola garbata, raggiungeva la sua carrozza e la

lasciava con l'istitutrice.

Nora non ricordava d'aver mai fatto una passeggiata lunga con sua madre.

Quanto al papà, era giusto; aveva la Banca, la Borsa, e non poteva

sciupar tempo con la signorina Empiastro, che gli si sarebbe appesa al

braccio e avrebbe ciangottato una infinità di piccole sciocchezze per

tutta la durata del passeggio.

I signori Grifi avevano lungamente sognato d'avere un erede; dopo

quattro anni di matrimonio, era nata una femmina, Nora, e la delusione

era stata cocente. La trattavan bene, le concedevano tutto, la

guardavano con indulgenza; ma non si curavano di capirla, nè di farsi

capire. Ella, del resto, aveva già le sue afflizioni: le istitutrici e i

fidanzamenti. La casa era frequentata da gentiluomini brillanti,

ufficiali di cavalleria e aristocratici che avevan vissuto. Di tanto in

tanto, benchè Nora non avesse più di sedici anni, qualcuno si faceva

innanzi, tastava terreno con la mamma e il papà, e si ritirava.

Piaceva, Nora. Era savia, nonostante la sua sventataggine; era bella,

allegra, ricca, seducente per mille inconscie seduzioni femminili. E sua

madre non per altro, se non per obbligo di coscienza, l'avvertiva ch'era

stata chiesta la sua mano.

— Non per oggi, nè per domani, intendiamoci! — soggiungeva. — Sono

disposti ad attendere un anno, due, tre....

— Ho capito! — esclamò una volta la fanciulla con inconsapevole cinismo.

— Cominciano le prenotazioni, come per una _première_.

Toniolo Montalba, che aveva portato quel giorno un cartoccio di _silene

pendula_, diede in una risata.

— Ha detto una cosa grande! — egli esclamò, accompagnandola poco dopo in

giardino.

Per Toniolo Montalba, tutte eran grandi le cose che diceva Nora. Egli

contava ventisei anni; era medico; alto, magro, pallido, intristito da

una specie di pigrizia sentimentale, che pareva averlo addormentato

innanzi tempo. Il destino gli si era messo contro, da un pezzo. Non ne

indovinava una, quantunque, presa la laurea già da cinque anni, avesse

una coltura e un'intelligenza eccezionali. Non aveva clientela; le donne

lo guardavano ironicamente; gli uomini non lo consideravano per nulla.

Guarita Nora da una bronchite minacciosa, era diventato amico di casa;

lo si dimenticava un po', come un mobile; era inutile e necessario a un

tempo. Aiutava Nora nei suoi esperimenti di giardinaggio, parlava poco e

stava molto con le mani in mano, a meditare non si sapeva che cosa.

Nora era spesso accompagnata da lui, dall'istitutrice e da _Trust_, un

barbone simile a un batuffolo di seta bianca. Toniolo aveva suggerito di

far tutto un corredo a _Trust_, e Nora gli aveva fatto un corredo di

nastri e di collaretti e di musoliere e di soprabiti per l'inverno; lo

aveva calzato con quattro piccoli stivali a stringhe perchè potesse

comparire degnamente in salotto e non insudiciasse i tappeti. Lo si

udiva galoppare pei corridoi con quei quattro stivali, che facevano

pensare all'avvicinarsi d'un elefante; e quando s'affacciava, era tale

una risata, che _Trust_ si metteva subito a sedere, guardandosi intorno

stupefatto.

Venne l'istitutrice inglese, e venne insieme una proposta di

fidanzamento del dottor Guidelli.

L'istitutrice, miss Evelina Towsend, era peggio di quell'altra: fredda,

stecchita, meticolosa, si stupiva di tutto, voleva insegnare il

risparmio alla fanciulla, deplorava che avesse tanto danaro, e coglieva

ogni occasione per farle una lezione di morale.

Il dottor Guidelli, giovane e ricco, guardava molto la fanciulla e amava

ascoltarne il chiacchierio; era per lei rispettoso, attento, sollecito,

qualche volta improvvisamente timido.

— Che cosa pensi del dottor Guidelli? — le chiese la mamma, tanto per

chiedere.

— Io? Proprio niente! Voglio comperarmi un paio di guanti bianchi

filettati di rosso, che ho visto ieri. Ti pare che mi staranno bene?

— Ti staranno bene. E allora, il dottor Guidelli?

— Ma che devo farmene? Non ci ho già il dottor Montalba che mi aiuta a

curare le aiuole? Tu vedessi quella sassifraga, com'è riuscita!

Dell'istitutrice si sbarazzò in maniera semplice. Litigò con lei perchè

non le permetteva la sera di fare i “salti mortali„ sul letto, prima di

coricarsi. Nora affermava che tutte le altre istitutrici glielo avevano

permesso.

— Facevamo le capriole insieme. Se lei non sa farle, almeno le lasci

fare a me!

Miss Evelina Towsend non rispose. Nora s'arrampicò sul letto.

— Ha capito? — disse. — Voglio fare i salti mortali, perchè sono una

buonissima ginnastica....

E puntò la testolina sul piano del letto, arcuandosi per darsi la spinta

e rotolare dall'altra par....

— Signorina! — interruppe miss Evelina Towsend. — Io la prego di

trovarsi una nuova istitutrice, perchè non posso assistere a simili

follie scandalose.

Nora abbandonò subito la sua posa preparatoria e si mise a sedere sul

letto. Era tutta chiusa dal collo fin oltre i piedini in una

interminabile camicia da notte, che Nora chiamava la _Transiberiana_ per

la sua lunghezza, e che la faceva parere più bambina. Ma abbozzò un

gesto solenne, dicendo come un Re:

— Accetto le sue dimissioni!

— Ha fatto una cosa grande! — commentò il dottor Montalba quando seppe

di quel congedo. — L'inglese io non lo capisco....

— Bella ragione, che sciocco! — esclamò Nora. — Non l'ho mica mandata

via per questo!

— In ogni modo, ha fatto una cosa grande! — ripetè Toniolo, mettendo la

mano destra nella sinistra.

Miss Evelina Towsend fu sostituita da una istitutrice tedesca, Fräulein

Dorotea Schönberg, una grossa barbabietola di trent'anni, con gli occhi

immobili. Fräulein non faceva mai osservazioni. Fiutata la casa ricca,

vi si piantò, per impinguare tranquillamente il borsellino fin che fosse

venuto il momento di sposare un impiegato della Banca di Frankfurt am

Mein, il quale cantava e beveva divinamente.

— Lei mi piace, perchè non si stupisce di nulla! — disse Nora un giorno.

— No, in verità.

— Io le vorrò bene! — promise la fanciulla, credendo di offrirle un gran

regalo.

— Non troppo! — rispose Dorotea. — Non bisogna amare troppo le persone

che si devono perdere!

La fanciulla rimase intontita; non aveva mai pensato all'economia della

tenerezza.

— Se lei non si stupisce di niente — riprese — io domani andrò a

passeggio vestita da uomo!

— Io credo che lei farà una bellissima figura, — replicò Dorotea

placidamente.

Nora, che aveva contato sulle dimissioni di Fräulein, come gaio

riscontro alle dimissioni di miss Evelina Towsend per “follia

scandalosa„, rinunciò subito all'idea, e si rassegnò a tenersi

l'istitutrice.

Ma non ebbe tempo nè a curarsene, nè a volerle bene, perchè la mamma in

quei giorni fece un lungo discorso a Nora, un discorso prudente che

concludeva con l'avvertirla come il conte Longari avesse posto gli occhi

sulla fanciulla, e, da quanto se ne capiva, intendesse chiederne la

mano.

— Longari! — esclamò Nora. — Io non so perchè tu voglia fidanzarmi con

un uomo che ha un'orecchia più lunga dell'altra.

— Via, Nora, sono fantasie!

— Eh, no, non sono fantasie! E poi è calvo, ossia ha pochi capelli

biondastri. E ci ho già il dottor Montalba che perde i suoi con una

rapidità spaventevole. Tutto questo mi affligge!...

Nonostante quelle osservazioni, lasciò fare: giuocò per un anno alla

fidanzata e ascoltò i discorsi del conte come aveva ascoltato le

cantatine del grammofono, solo dolendosi di non poterlo far cessare a

suo talento.

Ma il conte Silvio Longari guastò tutto, classificando il dottor Toniolo

Montalba quale una persona che si doveva allontanare. La sua frequenza

in casa, le sue funzioni di cane in soprannumero, l'intimità di cui

godeva presso la famiglia Grifi, che lo reputava uno zero utile,

infastidirono il conte; il quale, non per sè, ma per il mondo, espresse

il desiderio che il dottor Montalba diradasse le sue visite.

— Bravo, proprio adesso che stiamo provando una coltura nuova per le

gardenie grandifiore! — esclamò Nora. — Perchè non mi si mette a fare il

geloso anche di Fräulein Dorotea? Eppoi, già, devo dirgliela, conte; io

mi son fidanzata con lei per far piacere a mamma, e avevo osservato, fin

da un anno fa, che ha pochi capelli.... In un anno, è stato un disastro:

si guardi allo specchio, La prego!

Quando si seppe che il conte Silvio Longari s'era ritirato, le zitelle

più anziane di Nora ebbero un brivido di gioia:

— È veramente la signorina Empiastro! — dicevano. — Li fa scappare

tutti! Sì, bella, intelligente, fresca, ingenua, quel che si vuole, ma

uggiosa, piena di capricci e di manie. Vedremo dove andrà a finire....

Anche la mamma s'infastidì per quel brusco scioglimento, dopo un intero

anno di speranze. Il conte Silvio Longari meritava molti riguardi.

— Non ti confondere! — le disse Nora. — Sposerò quell'altro....

— Quell'altro? Quale altro? — chiese la signora Grifi atterrita all'idea

che la figliuola avesse qualche simpatia di cui nessuno sapeva nulla.

— L'altro, quello che verrà.... Non ne salta fuori uno ogni sei mesi?...

Pare che tutti pensino a sposarmi.... Ma che abbia molti capelli, sai, e

mi lasci _Trust_ e Montalba, perchè non voglio mica incomodarmi per i

fidanzati!

L'altro tardò qualche tempo a saltar fuori. I fidanzamenti sfumati avean

recato danno alla fanciulla e giovato alle amiche di lei, che si

ripagavan delle passate ore d'invidia, illustrando il suo soprannome.

Toniolo Montalba diede una conferenza in quei giorni, sulla _semeiologia

dell'apparato respiratorio_. Nora volle andare ad ascoltarlo, per

divertirsi; s'era imaginata che la _semeiologia_ avesse qualche

attinenza col giardinaggio e l'orticoltura. La conferenza fu un fiasco:

pochissimi ascoltatori, sparsi in una sala immensa e male illuminata,

tra i quali Nora e Fräulein avevan destata una curiosità chiacchierona e

irriverente. Nora aveva un cappello smisurato che distraeva l'oratore

già intimidito dalla mancanza del pubblico. Il Montalba parlò male, si

confuse, incespicò, trattenne l'uditorio per un'ora e un quarto senza

mai animarlo; e nessuno si ricordò, a conferenza finita, di tributare a

Toniolo i soliti quattro applausi.

Nora tornò a casa e pianse.

— L'ho rovinato io col mio cappello! — disse alla cameriera. — Ho sul

cappello un maledetto _esprit_, che cava gli occhi e non sta mai fermo.

È impossibile parlar bene di.... di.... quella cosa, davanti al mio

cappello!

Toniolo non parve addarsi dell'insuccesso; tacque, meditò come al

solito, con le mani in mano, e non disse neppure d'aver visto Nora e

Fräulein alla conferenza. Diventato più pigro e trasognato, obbediva

alla fanciulla con la docilità irragionevole di _Trust_.

Ma gli avvenimenti stringevano. La bellezza di Nora, che aveva ormai

diciassette anni compiuti, era delicata e soave: la luce calda che ne

illuminava gli occhi, era addolcita dall'ombra azzurrina delle ciglia, e

un sorriso calmo, ingenuo, puro, attenuava la vivezza quasi procace

delle labbra rosse. Snella e pieghevole, ardita e forte, si conservava

tutta candida nel pensiero, diceva ancora sventatamente ciò che le

passava pel capo, ignorando la civetteria e la doppiezza cortese.

Gli uomini cominciavano a guardarsi in cagnesco per lei. Il dottor

Montalba aveva capito la necessità di farsi meno assiduo e men

familiare. Tra il capitano Demarchi e il conte Sciffi, ambedue

desiderosi di guadagnar le simpatie della fanciulla e di chiederne la

mano, eran corse parole agre, e s'era accomodata la cosa a stento, per

un riguardo a Nora e alla sua famiglia. La signorina Empiastro trionfava

senza avvedersene; pericolosa senza pensarlo; tanto più invidiata e

desiderata quanto meno s'occupava di uomini e di matrimonio.

— State attente, — si dicevan le amiche di lei. — Sposerà un principe,

quella stupida!

La mamma cominciava a riflettere ella pure; qualche candidato lo

rabboniva e lo licenziava da sola, alla lesta, come il professor

Castelli, che aveva trent'anni più di Nora e farneticava di sposarsela,

o il marchese di Serrati, il quale fabbricava il cognac italiano e si

ubbriacava col cognac francese.

Ma di taluni altri bisognava pur parlare con la fanciulla, perchè eran

candidati serii e desiderabili. E occorreva decidersi, per finir quella

processione di spasimanti che ingombravan la casa e obbligavan la mamma

a tener gli occhi sbarrati. A furia d'attendere e di procrastinare, ella

si trovò ad averne tre in un colpo; uno aveva avanzato la sua domanda

regolare; gli altri due, poichè la signora Grifi li fiutava ormai da

lontano, la meditavano.

Nora ne fu costernata. Il tenente Gigino Corrieri aveva i capelli rossi.

— Digli che si tinga! — esclamò la fanciulla con un'irritazione

subitanea. — Si tinga i capelli e i baffi e poi parleremo....

— Nora! — interruppe la madre. — Tu mi diventi tutti i giorni più

bambina. Sei presso a diciott'anni, oramai, e devi pensare

seriamente....

— Ma se non mi piacciono? Il tenente Corrieri, no. L'ingegnere Nicoletti

è un giuocatore. Lo sai anche tu e si profuma come una donna.... Dove va

a pescare i profumi, poi!... L'altro giorno sapeva d'albicocco. Il conte

Gani vuole stabilirsi in campagna. Figurati: a diciotto o diciannove

anni cominciare a vivere a Colombano sul Naviglio o ad Acquanegra sul

Chiese!... Mandali via, mamma, non li voglio vedere! Non mi lasciano

tranquilla, non mi permettono d'essere libera.... È una persecuzione!...

Ci sono tante ragazze, e tutti corrono da me, come non ci fossi che io

al mondo!

E Nora proruppe in un pianto così alto e così pieno, che _Trust_, il

quale assisteva al colloquio coi quattro stivali d'obbligo, fece un

piccolo galoppo e scomparve spaventato sotto il divano.

— Il fidanzato me lo sceglierò io! — riprese la fanciulla. — Brutto,

sciocco e buono. Ecco il mio ideale.

— C'era un altro del quale volevo parlarti, — disse la mamma. — Il

mar....

— Per carità! — interruppe Nora. — Un quarto?... Non voglio udire;

mandalo via anche lui....

— Ma se non sai nemmeno chi sia!

— Me lo immagino. Il marchese Lombardi o il marchese Stagi.... Ce n'è

una collezione, e io non posso più nè muovermi nè parlare, perchè non si

dica che preferisco l'uno all'altro.... No, mamma, non ne facciamo

nulla!... Andiamo, _Trust_!...

Trust sbucò da sotto il divano e seguì Nora che uscita dalla camera,

s'avviava in giardino; l'istitutrice sbucò dalla sua stanza e seguì Nora

e _Trust_. Tutti e tre giunsero in giardino silenziosamente, ciascuno

pensando ai propri casi. I casi di _Trust_ erano i più disperati, perchè

non poteva galoppar bene sulla ghiaia con gli stivali, e nessuno si

ricordava di levarglieli.

Nora si volse a Fräulein:

— Io mi taglierò il naso, un giorno o l'altro! — disse rabbiosamente.

— Ma si farà molto male! — rispose placida l'istitutrice.

— Così non piacerò più a quella caterva d'imbecilli!

Era irritatissima e guardava con rancore anche la bella sassifraga delle

aiuole, ascoltando il galoppo zoppicante di Trust, che cercava il

terreno più adatto ai suoi stivali.

Ma il volto di Nora si rasserenò d'un tratto, e un sorriso le comparve

sulle labbra.

— Da dieci giorni! — ella disse, andando incontro a Toniolo Montalba, il

quale, scortala in giardino, era entrato pel cancello semiaperto. — È

stato dieci giorni senza farsi vedere.

— Ho.... ho avuto.... — balbettò il Montalba sorpreso dall'osservazione

della fanciulla. — Ho avuto molta gente....

— Molti ammalati?

— No, molta gente. Dicevo che c'è molta gente per le strade....

Nora tacque, lo squadrò, lo vide con un cartoccio in mano.

— Che cosa mi ha portato? — disse.

— Sono i bulbi dei giacinti Pompon.

E tacque anche il Montalba a sua volta.

— Ora verrò più di rado, — egli riprese improvvisamente. — Lei si fa

così.... così.... che la mia compagnia non è più adatta.... Si fa

così....

Nora gli voltò le spalle e guardò _Trust_, che sedeva ai suoi piedi.

Fräulein era ferma a pochi passi e leggeva un canto del Klopstock.

— È perchè mi faccio così.... e così.... non verrà più a trovarmi, che

sciocco? — ripetè Nora, squadrandolo un'altra volta. — Io non sento mica

soggezione per Lei, sa?

— Me ne accorgo! — rispose Toniolo ridendo.

La fanciulla tacque di nuovo; poi risolutamente gli si avvicinò.

— Lei potrebbe farmi un favore? — chiese.

— Ma certo; sarei felice, — rispose il Montalba stupito da quella

domanda e dallo sguardo della fanciulla che pareva scrutarlo.

— Potrebbe farmi il favore di sposarmi? — domandò Nora con tranquillità.

Toniolo Montalba impallidì e diede un passo indietro.

— Signorina, — disse gravemente, — questo è un cattivo scherzo, non

degno di lei!

— Non è uno scherzo, — ribattè Nora con la sua solita voce. — Se non le

dispiaccio, faccia la domanda al miei genitori. Io sono torturata,

assediata, perseguitata dai fidanzamenti: oggi se ne sono scoperti tre o

quattro in una volta.... non mi è più possibile dire di no, non mi è più

possibile vivere in casa mia.... Bisogna che mi sposi.... E nessuno mi

piace. Non vorrei bene a nessuno, ne sono certa.... E io voglio poter

voler bene....

Toniolo Montalba sedette sopra un ceppo adattato a seggiola rustica. Era

ancora pallidissimo e guardava Nora con una specie di adorazione negli

occhi, la quale gli illuminava tutto il viso.

— Ma.... — balbettò. — Io credeva che la mia conferenza sulla

_Semeiologia_ le avesse dato una cattiva idea di me....

— Non ha altro da dirmi? — esclamò Nora corrugando le sopracciglia....

— Sì, sì, ho molte cose da dirle! — esclamò Toniolo, saltando in piedi.

E impallidì nuovamente.

— Non va! — riprese. — Io non sono mai stato fortunato. La sua mamma non

mi vuole....

— Non è mai stato fortunato perchè era solo, — osservò Nora. — Crede che

io le avrei lasciato fare quella conferenza così sconclusionata

sull'apparecchio respiratorio?

Toniolo Montalba rise, prese le mani sottili di Nora e le baciò ambedue,

mentre Fräulein si avvicinava a grandi passi, con l'indice destro fra le

pagine della _Messiade_.

— E se i suoi mi cacciano via? — domandò Toniolo, afferrato di nuovo da

un'angoscia che gli mozzava il respiro.

— Mamma fa quel che vuole la signorina Empiastro! — dichiarò Nora

solennemente.

Il Montalba le afferrò daccapo le mani e gliele baciò ancora, una dopo

l'altra.

— Ma, signore! Ma, signorina! — esclamò Fräulein sbalordita.

— A domani! — disse Nora, salutando Toniolo e avviandosi per risalire in

casa. — Venga domani, e combineremo tutto.

Poi si volse a Fräulein che le stava alle calcagna.

— Che cosa ha, Fräulein Dorotea? — chiese. — Non mi aveva detto che Lei

non si stupisce di niente?

Donne e fanciulle · 第 21 / 35 题