Pochi giorni prima di prendere congedo dalla famiglia Grifi,
l'istitutrice si degnò di confidarsi con la cameriera. Era
un'istitutrice francese, la quale parlava l'italiano con sufficiente
esattezza; e doveva essere sostituita da un'istitutrice inglese, la
quale parlasse il francese con sufficiente esattezza.
— Io sono contenta d'andarmene, — disse Mademoiselle. — Non posso
lagnarmi della signora e del signore, che mi han trattato sempre bene.
Ma la signorina! Come fate voi a resistere? Come si può starle vicino
senza impazzire? In un anno, ho percorso tutta una _Via Crucis_ che non
dimenticherò più. Me ne vado, e sono contenta. Sono contenta di lasciar
la casa e la signorina Empiastro....
La cameriera, stupefatta a udir così definita brutalmente la piccola
Nora Grifi, non trovò risposta; ma il soprannome di signorina Empiastro
per la fanciulla di sedici anni tutta gentile, le parve disgraziato e
ingiusto.... E quando Mademoiselle se ne fu andata coi molti bei regali
che i signori Grifi non mancarono di farle, la cameriera osò aprirsene
con Nora.
Andò una mattina, come di solito, a svegliarla assai presto; e mentre la
giovinetta, appoggiata ai guanciali, i capelli bruni sparsi sugli omeri,
centellava la sua cioccolata, e guardando fuor dalla finestra aperta a
piè del letto, sorrideva al bel sole e al cinguettìo insolente dei
passeri in giardino, la cameriera le chiese se non le dispiaceva che
Mademoiselle avesse lasciata la casa.
— No, vedi, non me ne importa nulla! — rispose Nora scuotendo il capo. —
Non me ne importa nulla, perchè non potevo volerle bene.... Avevo
provato a volerle bene, ma mi sono accorta che la infastidivo, che non
intendeva rinunziare per me alla sua poca libertà, che mi guardava come
avessi voluto incatenarla.... E allora, non le ho voluto bene....
Restituì il vassoio alla ragazza e gettate le coltri, infilati i piedini
nelle pianelle, avvoltasi nell'accappatoio color di fiamma viva, s'avviò
per correre al suo bagno.... Ma si fermò di repente, come pensierosa,
mentre la cameriera la guardava nella dorata luce solare, dritta e
fresca a guisa d'un fiore porpureo.
— La colpa è mia! — disse Nora a mo' di conclusione. — Io non so voler
bere. Stanco tutti. Ho stancato la mamma e il papà e Mademoiselle e le
mie amiche.... Mi chiamano la signorina Empiastro....
— Come, lei sa?... — esclamò la ragazza sbalordita.
— Lo sai tu pure, mi sembra?
— Me lo ha detto Mademoiselle ieri l'altro.... — balbettò la cameriera.
— Vedi? Lo sanno e lo dicono tutti!... La signorina Empiastro significa
una fanciulla che ha bisogno di voler bene, e non sa voler bene coi
dovuti riguardi, e si attacca troppo, e annoia e infastidisce e
irrita.... Io sono la signorina Empiastro....
Spiccò un salto, a pie' pari, come un puledro che caracollasse, e prima
d'entrare nell'alcova, si affacciò alla finestra, guardò i cimi degli
alberi agitati dallo svolazzare dei passeri, li salutò con molti cenni
del capo e rise; poi scomparve. La cameriera udì il tuffo nell'acqua, e
corse a deporre il vassoio per tornar nell'alcova ad asciugare la
fanciulla.
In casa, Nora Grifi comandava; le mettevano al fianco una istitutrice
d'un qualunque paese che non fosse italiano, e la lasciavano
sbizzarrire. La mamma e il papà non la vedevano che all'ora della
colazione e del pranzo, e perchè v'eran quasi sempre invitati, si
scambiavano anche in quell'ora poche parole. Tutto il resto della
giornata era libera; studiava il piano, faceva molti sgorbi
all'acquerello o col lapis, andava a passeggio con l'istitutrice,
s'indugiava in giardino, ch'era la sua più cara proprietà e veniva
coltivato da lei, leggeva i romanzi permessi, sbrigava la corrispondenza
con qualche amica lontana, e si comprava tutto ciò che le aveva destato
una curiosità, la quale non durava più di ventiquattr'ore. Aveva
comperato un grammofono, una bicicletta, una macchina per proiezioni,
una gelatiera istantanea, gli oggetti più strani dei quali aveva appreso
le virtù e le meraviglie dagli avvisi delle riviste; poi li aveva
regalati per far posto ad altre compere....
Non comperava se non per andar nei magazzini e nei negozi a vedere molta
roba accatastata; era il suo divertimento del pomeriggio; le piaceva
l'odor del cuoio, delle stoffe seriche, delle confetterie, e ne
inventava ella stessa, sentendo l'odore dell'argento e dei merletti e
dei gioielli. Qualche volta in un negozio s'imbatteva nella mamma, che
dopo averle detto una parola garbata, raggiungeva la sua carrozza e la
lasciava con l'istitutrice.
Nora non ricordava d'aver mai fatto una passeggiata lunga con sua madre.
Quanto al papà, era giusto; aveva la Banca, la Borsa, e non poteva
sciupar tempo con la signorina Empiastro, che gli si sarebbe appesa al
braccio e avrebbe ciangottato una infinità di piccole sciocchezze per
tutta la durata del passeggio.
I signori Grifi avevano lungamente sognato d'avere un erede; dopo
quattro anni di matrimonio, era nata una femmina, Nora, e la delusione
era stata cocente. La trattavan bene, le concedevano tutto, la
guardavano con indulgenza; ma non si curavano di capirla, nè di farsi
capire. Ella, del resto, aveva già le sue afflizioni: le istitutrici e i
fidanzamenti. La casa era frequentata da gentiluomini brillanti,
ufficiali di cavalleria e aristocratici che avevan vissuto. Di tanto in
tanto, benchè Nora non avesse più di sedici anni, qualcuno si faceva
innanzi, tastava terreno con la mamma e il papà, e si ritirava.
Piaceva, Nora. Era savia, nonostante la sua sventataggine; era bella,
allegra, ricca, seducente per mille inconscie seduzioni femminili. E sua
madre non per altro, se non per obbligo di coscienza, l'avvertiva ch'era
stata chiesta la sua mano.
— Non per oggi, nè per domani, intendiamoci! — soggiungeva. — Sono
disposti ad attendere un anno, due, tre....
— Ho capito! — esclamò una volta la fanciulla con inconsapevole cinismo.
— Cominciano le prenotazioni, come per una _première_.
Toniolo Montalba, che aveva portato quel giorno un cartoccio di _silene
pendula_, diede in una risata.
— Ha detto una cosa grande! — egli esclamò, accompagnandola poco dopo in
giardino.
Per Toniolo Montalba, tutte eran grandi le cose che diceva Nora. Egli
contava ventisei anni; era medico; alto, magro, pallido, intristito da
una specie di pigrizia sentimentale, che pareva averlo addormentato
innanzi tempo. Il destino gli si era messo contro, da un pezzo. Non ne
indovinava una, quantunque, presa la laurea già da cinque anni, avesse
una coltura e un'intelligenza eccezionali. Non aveva clientela; le donne
lo guardavano ironicamente; gli uomini non lo consideravano per nulla.
Guarita Nora da una bronchite minacciosa, era diventato amico di casa;
lo si dimenticava un po', come un mobile; era inutile e necessario a un
tempo. Aiutava Nora nei suoi esperimenti di giardinaggio, parlava poco e
stava molto con le mani in mano, a meditare non si sapeva che cosa.
Nora era spesso accompagnata da lui, dall'istitutrice e da _Trust_, un
barbone simile a un batuffolo di seta bianca. Toniolo aveva suggerito di
far tutto un corredo a _Trust_, e Nora gli aveva fatto un corredo di
nastri e di collaretti e di musoliere e di soprabiti per l'inverno; lo
aveva calzato con quattro piccoli stivali a stringhe perchè potesse
comparire degnamente in salotto e non insudiciasse i tappeti. Lo si
udiva galoppare pei corridoi con quei quattro stivali, che facevano
pensare all'avvicinarsi d'un elefante; e quando s'affacciava, era tale
una risata, che _Trust_ si metteva subito a sedere, guardandosi intorno
stupefatto.
Venne l'istitutrice inglese, e venne insieme una proposta di
fidanzamento del dottor Guidelli.
L'istitutrice, miss Evelina Towsend, era peggio di quell'altra: fredda,
stecchita, meticolosa, si stupiva di tutto, voleva insegnare il
risparmio alla fanciulla, deplorava che avesse tanto danaro, e coglieva
ogni occasione per farle una lezione di morale.
Il dottor Guidelli, giovane e ricco, guardava molto la fanciulla e amava
ascoltarne il chiacchierio; era per lei rispettoso, attento, sollecito,
qualche volta improvvisamente timido.
— Che cosa pensi del dottor Guidelli? — le chiese la mamma, tanto per
chiedere.
— Io? Proprio niente! Voglio comperarmi un paio di guanti bianchi
filettati di rosso, che ho visto ieri. Ti pare che mi staranno bene?
— Ti staranno bene. E allora, il dottor Guidelli?
— Ma che devo farmene? Non ci ho già il dottor Montalba che mi aiuta a
curare le aiuole? Tu vedessi quella sassifraga, com'è riuscita!
Dell'istitutrice si sbarazzò in maniera semplice. Litigò con lei perchè
non le permetteva la sera di fare i “salti mortali„ sul letto, prima di
coricarsi. Nora affermava che tutte le altre istitutrici glielo avevano
permesso.
— Facevamo le capriole insieme. Se lei non sa farle, almeno le lasci
fare a me!
Miss Evelina Towsend non rispose. Nora s'arrampicò sul letto.
— Ha capito? — disse. — Voglio fare i salti mortali, perchè sono una
buonissima ginnastica....
E puntò la testolina sul piano del letto, arcuandosi per darsi la spinta
e rotolare dall'altra par....
— Signorina! — interruppe miss Evelina Towsend. — Io la prego di
trovarsi una nuova istitutrice, perchè non posso assistere a simili
follie scandalose.
Nora abbandonò subito la sua posa preparatoria e si mise a sedere sul
letto. Era tutta chiusa dal collo fin oltre i piedini in una
interminabile camicia da notte, che Nora chiamava la _Transiberiana_ per
la sua lunghezza, e che la faceva parere più bambina. Ma abbozzò un
gesto solenne, dicendo come un Re:
— Accetto le sue dimissioni!
— Ha fatto una cosa grande! — commentò il dottor Montalba quando seppe
di quel congedo. — L'inglese io non lo capisco....
— Bella ragione, che sciocco! — esclamò Nora. — Non l'ho mica mandata
via per questo!
— In ogni modo, ha fatto una cosa grande! — ripetè Toniolo, mettendo la
mano destra nella sinistra.
Miss Evelina Towsend fu sostituita da una istitutrice tedesca, Fräulein
Dorotea Schönberg, una grossa barbabietola di trent'anni, con gli occhi
immobili. Fräulein non faceva mai osservazioni. Fiutata la casa ricca,
vi si piantò, per impinguare tranquillamente il borsellino fin che fosse
venuto il momento di sposare un impiegato della Banca di Frankfurt am
Mein, il quale cantava e beveva divinamente.
— Lei mi piace, perchè non si stupisce di nulla! — disse Nora un giorno.
— No, in verità.
— Io le vorrò bene! — promise la fanciulla, credendo di offrirle un gran
regalo.
— Non troppo! — rispose Dorotea. — Non bisogna amare troppo le persone
che si devono perdere!
La fanciulla rimase intontita; non aveva mai pensato all'economia della
tenerezza.
— Se lei non si stupisce di niente — riprese — io domani andrò a
passeggio vestita da uomo!
— Io credo che lei farà una bellissima figura, — replicò Dorotea
placidamente.
Nora, che aveva contato sulle dimissioni di Fräulein, come gaio
riscontro alle dimissioni di miss Evelina Towsend per “follia
scandalosa„, rinunciò subito all'idea, e si rassegnò a tenersi
l'istitutrice.
Ma non ebbe tempo nè a curarsene, nè a volerle bene, perchè la mamma in
quei giorni fece un lungo discorso a Nora, un discorso prudente che
concludeva con l'avvertirla come il conte Longari avesse posto gli occhi
sulla fanciulla, e, da quanto se ne capiva, intendesse chiederne la
mano.
— Longari! — esclamò Nora. — Io non so perchè tu voglia fidanzarmi con
un uomo che ha un'orecchia più lunga dell'altra.
— Via, Nora, sono fantasie!
— Eh, no, non sono fantasie! E poi è calvo, ossia ha pochi capelli
biondastri. E ci ho già il dottor Montalba che perde i suoi con una
rapidità spaventevole. Tutto questo mi affligge!...
Nonostante quelle osservazioni, lasciò fare: giuocò per un anno alla
fidanzata e ascoltò i discorsi del conte come aveva ascoltato le
cantatine del grammofono, solo dolendosi di non poterlo far cessare a
suo talento.
Ma il conte Silvio Longari guastò tutto, classificando il dottor Toniolo
Montalba quale una persona che si doveva allontanare. La sua frequenza
in casa, le sue funzioni di cane in soprannumero, l'intimità di cui
godeva presso la famiglia Grifi, che lo reputava uno zero utile,
infastidirono il conte; il quale, non per sè, ma per il mondo, espresse
il desiderio che il dottor Montalba diradasse le sue visite.
— Bravo, proprio adesso che stiamo provando una coltura nuova per le
gardenie grandifiore! — esclamò Nora. — Perchè non mi si mette a fare il
geloso anche di Fräulein Dorotea? Eppoi, già, devo dirgliela, conte; io
mi son fidanzata con lei per far piacere a mamma, e avevo osservato, fin
da un anno fa, che ha pochi capelli.... In un anno, è stato un disastro:
si guardi allo specchio, La prego!
Quando si seppe che il conte Silvio Longari s'era ritirato, le zitelle
più anziane di Nora ebbero un brivido di gioia:
— È veramente la signorina Empiastro! — dicevano. — Li fa scappare
tutti! Sì, bella, intelligente, fresca, ingenua, quel che si vuole, ma
uggiosa, piena di capricci e di manie. Vedremo dove andrà a finire....
Anche la mamma s'infastidì per quel brusco scioglimento, dopo un intero
anno di speranze. Il conte Silvio Longari meritava molti riguardi.
— Non ti confondere! — le disse Nora. — Sposerò quell'altro....
— Quell'altro? Quale altro? — chiese la signora Grifi atterrita all'idea
che la figliuola avesse qualche simpatia di cui nessuno sapeva nulla.
— L'altro, quello che verrà.... Non ne salta fuori uno ogni sei mesi?...
Pare che tutti pensino a sposarmi.... Ma che abbia molti capelli, sai, e
mi lasci _Trust_ e Montalba, perchè non voglio mica incomodarmi per i
fidanzati!
L'altro tardò qualche tempo a saltar fuori. I fidanzamenti sfumati avean
recato danno alla fanciulla e giovato alle amiche di lei, che si
ripagavan delle passate ore d'invidia, illustrando il suo soprannome.
Toniolo Montalba diede una conferenza in quei giorni, sulla _semeiologia
dell'apparato respiratorio_. Nora volle andare ad ascoltarlo, per
divertirsi; s'era imaginata che la _semeiologia_ avesse qualche
attinenza col giardinaggio e l'orticoltura. La conferenza fu un fiasco:
pochissimi ascoltatori, sparsi in una sala immensa e male illuminata,
tra i quali Nora e Fräulein avevan destata una curiosità chiacchierona e
irriverente. Nora aveva un cappello smisurato che distraeva l'oratore
già intimidito dalla mancanza del pubblico. Il Montalba parlò male, si
confuse, incespicò, trattenne l'uditorio per un'ora e un quarto senza
mai animarlo; e nessuno si ricordò, a conferenza finita, di tributare a
Toniolo i soliti quattro applausi.
Nora tornò a casa e pianse.
— L'ho rovinato io col mio cappello! — disse alla cameriera. — Ho sul
cappello un maledetto _esprit_, che cava gli occhi e non sta mai fermo.
È impossibile parlar bene di.... di.... quella cosa, davanti al mio
cappello!
Toniolo non parve addarsi dell'insuccesso; tacque, meditò come al
solito, con le mani in mano, e non disse neppure d'aver visto Nora e
Fräulein alla conferenza. Diventato più pigro e trasognato, obbediva
alla fanciulla con la docilità irragionevole di _Trust_.
Ma gli avvenimenti stringevano. La bellezza di Nora, che aveva ormai
diciassette anni compiuti, era delicata e soave: la luce calda che ne
illuminava gli occhi, era addolcita dall'ombra azzurrina delle ciglia, e
un sorriso calmo, ingenuo, puro, attenuava la vivezza quasi procace
delle labbra rosse. Snella e pieghevole, ardita e forte, si conservava
tutta candida nel pensiero, diceva ancora sventatamente ciò che le
passava pel capo, ignorando la civetteria e la doppiezza cortese.
Gli uomini cominciavano a guardarsi in cagnesco per lei. Il dottor
Montalba aveva capito la necessità di farsi meno assiduo e men
familiare. Tra il capitano Demarchi e il conte Sciffi, ambedue
desiderosi di guadagnar le simpatie della fanciulla e di chiederne la
mano, eran corse parole agre, e s'era accomodata la cosa a stento, per
un riguardo a Nora e alla sua famiglia. La signorina Empiastro trionfava
senza avvedersene; pericolosa senza pensarlo; tanto più invidiata e
desiderata quanto meno s'occupava di uomini e di matrimonio.
— State attente, — si dicevan le amiche di lei. — Sposerà un principe,
quella stupida!
La mamma cominciava a riflettere ella pure; qualche candidato lo
rabboniva e lo licenziava da sola, alla lesta, come il professor
Castelli, che aveva trent'anni più di Nora e farneticava di sposarsela,
o il marchese di Serrati, il quale fabbricava il cognac italiano e si
ubbriacava col cognac francese.
Ma di taluni altri bisognava pur parlare con la fanciulla, perchè eran
candidati serii e desiderabili. E occorreva decidersi, per finir quella
processione di spasimanti che ingombravan la casa e obbligavan la mamma
a tener gli occhi sbarrati. A furia d'attendere e di procrastinare, ella
si trovò ad averne tre in un colpo; uno aveva avanzato la sua domanda
regolare; gli altri due, poichè la signora Grifi li fiutava ormai da
lontano, la meditavano.
Nora ne fu costernata. Il tenente Gigino Corrieri aveva i capelli rossi.
— Digli che si tinga! — esclamò la fanciulla con un'irritazione
subitanea. — Si tinga i capelli e i baffi e poi parleremo....
— Nora! — interruppe la madre. — Tu mi diventi tutti i giorni più
bambina. Sei presso a diciott'anni, oramai, e devi pensare
seriamente....
— Ma se non mi piacciono? Il tenente Corrieri, no. L'ingegnere Nicoletti
è un giuocatore. Lo sai anche tu e si profuma come una donna.... Dove va
a pescare i profumi, poi!... L'altro giorno sapeva d'albicocco. Il conte
Gani vuole stabilirsi in campagna. Figurati: a diciotto o diciannove
anni cominciare a vivere a Colombano sul Naviglio o ad Acquanegra sul
Chiese!... Mandali via, mamma, non li voglio vedere! Non mi lasciano
tranquilla, non mi permettono d'essere libera.... È una persecuzione!...
Ci sono tante ragazze, e tutti corrono da me, come non ci fossi che io
al mondo!
E Nora proruppe in un pianto così alto e così pieno, che _Trust_, il
quale assisteva al colloquio coi quattro stivali d'obbligo, fece un
piccolo galoppo e scomparve spaventato sotto il divano.
— Il fidanzato me lo sceglierò io! — riprese la fanciulla. — Brutto,
sciocco e buono. Ecco il mio ideale.
— C'era un altro del quale volevo parlarti, — disse la mamma. — Il
mar....
— Per carità! — interruppe Nora. — Un quarto?... Non voglio udire;
mandalo via anche lui....
— Ma se non sai nemmeno chi sia!
— Me lo immagino. Il marchese Lombardi o il marchese Stagi.... Ce n'è
una collezione, e io non posso più nè muovermi nè parlare, perchè non si
dica che preferisco l'uno all'altro.... No, mamma, non ne facciamo
nulla!... Andiamo, _Trust_!...
Trust sbucò da sotto il divano e seguì Nora che uscita dalla camera,
s'avviava in giardino; l'istitutrice sbucò dalla sua stanza e seguì Nora
e _Trust_. Tutti e tre giunsero in giardino silenziosamente, ciascuno
pensando ai propri casi. I casi di _Trust_ erano i più disperati, perchè
non poteva galoppar bene sulla ghiaia con gli stivali, e nessuno si
ricordava di levarglieli.
Nora si volse a Fräulein:
— Io mi taglierò il naso, un giorno o l'altro! — disse rabbiosamente.
— Ma si farà molto male! — rispose placida l'istitutrice.
— Così non piacerò più a quella caterva d'imbecilli!
Era irritatissima e guardava con rancore anche la bella sassifraga delle
aiuole, ascoltando il galoppo zoppicante di Trust, che cercava il
terreno più adatto ai suoi stivali.
Ma il volto di Nora si rasserenò d'un tratto, e un sorriso le comparve
sulle labbra.
— Da dieci giorni! — ella disse, andando incontro a Toniolo Montalba, il
quale, scortala in giardino, era entrato pel cancello semiaperto. — È
stato dieci giorni senza farsi vedere.
— Ho.... ho avuto.... — balbettò il Montalba sorpreso dall'osservazione
della fanciulla. — Ho avuto molta gente....
— Molti ammalati?
— No, molta gente. Dicevo che c'è molta gente per le strade....
Nora tacque, lo squadrò, lo vide con un cartoccio in mano.
— Che cosa mi ha portato? — disse.
— Sono i bulbi dei giacinti Pompon.
E tacque anche il Montalba a sua volta.
— Ora verrò più di rado, — egli riprese improvvisamente. — Lei si fa
così.... così.... che la mia compagnia non è più adatta.... Si fa
così....
Nora gli voltò le spalle e guardò _Trust_, che sedeva ai suoi piedi.
Fräulein era ferma a pochi passi e leggeva un canto del Klopstock.
— È perchè mi faccio così.... e così.... non verrà più a trovarmi, che
sciocco? — ripetè Nora, squadrandolo un'altra volta. — Io non sento mica
soggezione per Lei, sa?
— Me ne accorgo! — rispose Toniolo ridendo.
La fanciulla tacque di nuovo; poi risolutamente gli si avvicinò.
— Lei potrebbe farmi un favore? — chiese.
— Ma certo; sarei felice, — rispose il Montalba stupito da quella
domanda e dallo sguardo della fanciulla che pareva scrutarlo.
— Potrebbe farmi il favore di sposarmi? — domandò Nora con tranquillità.
Toniolo Montalba impallidì e diede un passo indietro.
— Signorina, — disse gravemente, — questo è un cattivo scherzo, non
degno di lei!
— Non è uno scherzo, — ribattè Nora con la sua solita voce. — Se non le
dispiaccio, faccia la domanda al miei genitori. Io sono torturata,
assediata, perseguitata dai fidanzamenti: oggi se ne sono scoperti tre o
quattro in una volta.... non mi è più possibile dire di no, non mi è più
possibile vivere in casa mia.... Bisogna che mi sposi.... E nessuno mi
piace. Non vorrei bene a nessuno, ne sono certa.... E io voglio poter
voler bene....
Toniolo Montalba sedette sopra un ceppo adattato a seggiola rustica. Era
ancora pallidissimo e guardava Nora con una specie di adorazione negli
occhi, la quale gli illuminava tutto il viso.
— Ma.... — balbettò. — Io credeva che la mia conferenza sulla
_Semeiologia_ le avesse dato una cattiva idea di me....
— Non ha altro da dirmi? — esclamò Nora corrugando le sopracciglia....
— Sì, sì, ho molte cose da dirle! — esclamò Toniolo, saltando in piedi.
E impallidì nuovamente.
— Non va! — riprese. — Io non sono mai stato fortunato. La sua mamma non
mi vuole....
— Non è mai stato fortunato perchè era solo, — osservò Nora. — Crede che
io le avrei lasciato fare quella conferenza così sconclusionata
sull'apparecchio respiratorio?
Toniolo Montalba rise, prese le mani sottili di Nora e le baciò ambedue,
mentre Fräulein si avvicinava a grandi passi, con l'indice destro fra le
pagine della _Messiade_.
— E se i suoi mi cacciano via? — domandò Toniolo, afferrato di nuovo da
un'angoscia che gli mozzava il respiro.
— Mamma fa quel che vuole la signorina Empiastro! — dichiarò Nora
solennemente.
Il Montalba le afferrò daccapo le mani e gliele baciò ancora, una dopo
l'altra.
— Ma, signore! Ma, signorina! — esclamò Fräulein sbalordita.
— A domani! — disse Nora, salutando Toniolo e avviandosi per risalire in
casa. — Venga domani, e combineremo tutto.
Poi si volse a Fräulein che le stava alle calcagna.
— Che cosa ha, Fräulein Dorotea? — chiese. — Non mi aveva detto che Lei
non si stupisce di niente?