Ser.mo Principe et Signor mio Ex.mo Supplicai alla Serenità Vostra nel

1515 a dì 25 ottubrio[300] io devotissimo servo suo Ludovico Ariosto

nobile Ferrariense, et familiare dell'Ex.mo S.r Duca di Ferrara, come

havendo già alcuni anni con mie longe vigilie et fatiche per spasso et

recreatione de Signori et persone de animo gentile composta una opera

di cose piacevole et dilettevole di armi et amor, chiamata _Orlando

furioso_, et desiderando alhora ponerla in luce per solazzo et piacer

d'ognuno, che mi concedesse gratia, la qual etiam obtenni da essa

et dal Collegio suo, che niuna persona nè terriera, nè forestiera

di qualunque grado esser si vogli ardisse nè presumesse in le terre

et loci del dominio di Vostra Sublimità de stampar nè far stampar in

forma alcuna di littera nè di foglio grande, piccolo, nè piccolino,

nè che potesse vender nè far vender ditta mia opera senza expressa

licentia et concessione de mi supplicante author di essa, sotto pena

di perder tutte tal opere, che si attrovasseno stampate et de ducati

mille per cadauno che le avesse stampate, o fatte stampar, vendute o

fatte vender, la mità della qual pena fosse applicata a chi piacesse

a Vostra Sublimità, et l'altra mità cum li libri stampati o venduti

a mi Ludovico prenominato. Et perchè per nova leze Vostra Serenità

ordinò, che tal gratie non fossono viridice se non fussero approbate

per lo Ex.mo Conseglio de Pregadi, questa mia opera è stata stampata da

molti incorrettissima,[301] onde mi è stà necessario prender fatica di

correggerla, et anchora la ho riconzata et riformata in molti loci. Et

volendola ora dar fuori cum queste nove corretione,[302] supplico alla

Sublimità Vostra, che la istessa gratia, che mi concesse del 1515 a'

25 di ottubrio, come ho ditto di sopra, se degni hora confermarmi, et

de novo conceder in questa mia opera cussì corretta et emendata, sì che

niuno nè terrier, nè forestier di qualunque grado presuma di stamparla

o farla stampar, nè venderla o farla vender cum queste corretione nove

in le terre, loci, et dominio di Vostra Ill.ma Signoria mentre ch'io

vivo, senza mia expressa licentia et concessione; sotto le dette pene

ut supra specificate nella gratia concessami per Vostra Serenità con

el suo Collegio del 1515 preditto. Alla gratia della qual humiliter mi

ricomando.

_Die dicto (7 genn. 1527)._[303]

_Quod suprascripto supplicanti concedatur quantum petit._

_De parte_ 126

_De non_ 14

_Non syncere_ 3

MARINUS MOLINO

DANIEL RHENER

IO. EMILIANUS

ALOY.S MOCENICUS eqs.

MARCUS MINIUS

FRANC.S DONATUS eqs. _Consiliarii_.

_Facte fuerunt lit. patentes die 14 mensis suprascripti 1527._

CLXXV

A MESSER PIETRO BEMBO

Virginio mio figliuolo viene a Padova per studiare. Io gli ho commesso,

che la prima cosa che faccia, venga a far riverenza a V. S., e si

faccia da lei conoscere per suo servitore. Io priego V. S., che dove

gli sarà bisogno il suo favore, sia contenta di prestarglielo; e sempre

che lo vedrà, lo ammonisca ed esorti a non gittare il tempo.[304] Alla

quale mi offro e raccomando sempre.

Io son per finir di riveder il mio _Furioso:_ poi verrò a Padova per

conferire con V. S., e imparare da lei quello che per me non sono atto

a conoscere. Che Dio conservi sempre.

Ferrara, alli 23 febraro 1531.

Di Vostra Signoria Servitore,

LODOVICO ARIOSTO.

Fuori — _Al Reverendiss. Monsignor Pietro Bembo_.

CLXXVI (inedita)[305]

AL CONTE NICOLÒ TASSONE D'ESTE[306]

Signor Conte mio hon.mo Vostra Signoria non si gravarà s'io le darò

fatica, chè l'humanità sua verso di me mi daria ardire di affaticarla

in molto maggior cosa di questa, con fidutia che non meno la faria

volentieri che io haveria piacere ch'ella lo facesse. Io vorrei

stampare di nuovo il mio _Orlando furioso_ acciò che io gli emendassi

molti errori, che, oltra quelli che per poco diligentia vi ho fatti io,

hanno fatto ancora li stampatori; et anche vi ho fatto alcune aggiunte

che spierò che non spiaceranno a chi le leggerà. Et perchè vorrei

essere sicuro che li stampatori non l'havessino a stampare contra

mia volontà, prima ch'io lo stampisca, ho ottenuto da quasi tutte le

potentie d'Italia che finachè viva nessuno lo possa stampare senza mia

licentia. Io vorrei ancho ottenere il medesimo da l'Illu.mo Sig.r Duca

di Milano, et così prego Vostra Signoria che sia contenta d'impetrarmi

questa gratia da Sua Excellentia, et acciò sia informata di quello

che vorrei, le mando qui annessa una copia de la lettera che circa

questo mi ha fatto il Sig. Duca di Mantova.[307] Di questo io la priego

strettamente, alla quale mi offro et raccomando sempre, e la prego che

mi raccomandi in bona gratia del Sig. Conte Massimiano.[308]

Ferrariae, XIX iunii 1531.

Di Vostra Signoria

LUDOVICO ARIOSTO.

CLXXVII

AL MARCHESE DI MANTOVA

Ill.mo ed Ecc.mo Sig. mio osserv.mo Essendo io in procinto per mandare

di nuovo a stampa il mio _Orlando furioso_, e per questo bisognandomi

far condurre da Salò quattrocento risme di carta, supplico Vostra

Eccellenza che sia contenta di commetter che per le sue terre possa

esser condotta liberamente senza pagamento di alcun dazio, sì come

anche la felice memoria del Marchese suo padre mi concesse di poterne

condurre fin alla somma di mille risme, della qual somma io mi feci

condurre solo risme duecento. E perchè non reputo che Vostra Eccell.a

m'abbia per manco servitor suo che m'avesse il padre, con non minor

fiducia ricorro a quella, e la supplico che mi faccia questa grazia; e

non solo per questa volta, ma per sempre che mi accadrà di stampare:

chè se ora ho aggiunto da quattrocento stanze al detto libro, spero

ad altra addizione di aggiungervene molte più: e come in questa ho

nominato Vostra Eccell.a con qualche laude, non sono anco per tacerla

nell'altra. Io fo pensier anco di stampare alcune mie cosette; sicchè

quella non voglia tenermi per importuno e poco discreto se sempre

ch'avrò bisogno di carta domanderò a quella il transito per le sue

terre libero: in buona grazia della quale umilissimamente mi raccomando

sempre.[309]

Ferrariae, XV januarii MDXXXII.

Di Vostra Eccellenza

Ossequiosiss.o servitor,

LUDOVICO ARIOSTO.

Fuori — _All'Ill.mo ed Ecc.mo Signor mio osservandiss.mo il Sig. Duca

di Mantova._

CLXXVIII

A GIANFRANCESCO STROZZI

Magnifico messer Giovanfrancesco. V. S. intenderà per la lettera di

frà Gasparo, come è venuto a Ferrara indarno; e questo per colpa del

portator delle lettere, che al passar che fece di qui, non mi parlò,

ma diede le lettere a casa mia, e se ne portò con lui il decreto, il

quale poi pur oggi per le mani di frà Gasparo ho avuto: sicchè non

l'ho potuto far vedere, ed è forza ch'io lo ritenga per far quanto

circa questo accade; ma n'avrò buona custodia, non meno che n'avria

il magnifico vostro padre: e poi ve lo rimetterò a salvamento, o pur

farò quanto mi scriverete. Col magnifico messer Guido non ho voluto

parlar circa le possessioni di Quartesana, se prima non vi avviso che

la possessione che voi vorreste non è in sua potestate, però che subito

dopo la morte di madonna Leona, gli fu forza a venderla per restituir

la dote alli suoi eredi; e solo gli resta in Quartesana quella sua

bella possession grande, che vale forse otto o dieci mila ducati: chè

più tosto credo che darìa via la moglie che la possessione, perchè non

ha se non quella appresso a quel bel palazzo. Di quelle che vi vorrìa

dare in godimento a Recano,[310] non siete ben informato circa il

condurre delli ricolti; perchè li lavoratori sono obbligati a condurre

ogni cosa a Ferrara. Gli è vero che per le rotte di Po due volte si è

affondata; ma Dio sa se questo accaderà più, perchè tal rotta è stata

perchè li Mantovani han tagliato l'argine: alla qual cosa penso che

i signori Veneziani ed il duca nostro abbian da provedere, o per una

via o per un'altra, che non lo faccian più. Circa questa e l'altre

particolarità si tratterà quando sia fatto quello che principalmente

s'ha da fare: che sarà alla tornata di madonna Simona e di frà Gasparo,

che gli è forza che torni un'altra volta.

Madonna Alessandra[311] si raccomanda a V. S., ed a vostra sorella;

e per questo messo le manda due drappeselli, di quelli ha fatto far

a posta; che tutti due insieme ha pagato uno scudo d'oro, ma con gran

parole e contese, che 'l giudeo che li ha fatti, ne volea quattro lire:

pur gli è convenuto aver pazienza. E si offerisce in quello che può, e

la prega che le comandi: e così fo io.

Ferrara, 19 ianuarii 1532.

Di Vostra Signoria,

LODOVICO ARIOSTO.

CLXXIX

AL MEDESIMO

Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Io ho fatto vedere il

decreto vostro al magnifico messer Buonaventura,[312] il quale mi dice,

che non è bisognato nè bisogna farlo confermare altrimente, perchè così

è valido, e che ve ne sono assai altri simili, che sono buoni e validi.

Pur oggi n'ho parlato col magnifico messer Guido, il quale mi ha detto

di volerlo vedere ancora lui, e così glielo mostrerò: il quale messer

Guido ho pur trovato disposto più che mai. Appresso ho parlato ancora

con messer Bonaventura di questa nostra pratica; al quale è piaciuta

assai, e mi ha promesso, come madonna Simona sia tornata da Modena,

dove è andata per lo parto che si aspetta della figliuola, di parlarne

con lei; il che facendo (come farà), ed essendo persona che può molto

disporre di essa, credo che non bisognerà per questo dare fatica a

frate Gasparo di tornare in questa terra. Quando ella sarà venuta, e di

quello che si sarà fatto, vi darò avviso.

Madonna Alessandra si raccomanda a V. S., e dice d'aver avuto uno

scudo, e li parèa d'avervene avvisata, quando mi fe' scrivere che

quelli due drappeselli aveva avuto per uno scudo. Ha poi avuto per

il cancelliere delli Furgosi cinquanta bolognini, e per il velo della

Madonna (che poi non vi parse che si comprasse) aveva anco avuto trenta

bolognini, li quali tutti insieme, senza lo scudo, fanno lire quattro:

ma li primi drappeselli costaro tre lire e mezza tutti due; sicchè vi

resta debitrice di dieci bolognini: li quali, quando vi accaderà di

volere altro in questa terra, vi saranno menati buoni. Pur vi avvisa

che così come ogni dì cresce in questa terra il prezzo dell'altre

cose; anche questi Giudei vanno crescendo quello delli suoi lavori.

S'ella non vi avvisò il prezzo delli primi drappeselli, dice che non

restate per questo di comandarle ed adoperarla; chè non era tanta somma

che ci avesse a gravare, se ben voi non le aveste mandati i danari: e

che quando non vi vorrete servir di lei, voi e vostra sorella e tutta

casa vostra, dubiterà che non le vogliate bene. Alli quali tutti si

raccomanda sempre, ed io appresso.

Ferrara, 20 ianuarii 1532.

Di V. S. sempre,

LODOVICO ARIOSTO.

CLXXX

AL MARCHESE DI MANTOVA

Ill.mo ed Eccell.mo Signor mio osservandiss.mo Io mi chiamo

perpetuamente obbligato a Vostra Eccell.a del dono ch'ella mi ha fatto,

che la mia carta possa passar pel dominio suo senza pagar dazio; ma

più me le obbliga molto l'aver per le sue lettere veduto quanto di

bona voglia mi ha concesso questo, e datomi speranza di maggior cosa

quando mi accada. Io all'incontro mi sforzerò di non parer ingrato a

tanta benignitade, ed anco in questa poco di aggiunta ch'io son per dar

al mio _Furioso_ Vostra Eccell.a potrà veder ch'io ho di lei parlato

onoratamente: in bona grazia della quale mi raccomando sempre.

Ferrarie, XVII febr. MDXXXII.

Di Vostra Eccellenza

Devotissimo servitor,

LUDOVICO ARIOSTO.

CLXXXI

A GIANFRANCESCO STROZZI

Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Ho avuto, insieme con

messer Guido e con madonna Alessandra, gran dispiacere della lettera,

che vi sia stata aperta. S'userà per l'avvenire più diligenza, che non

accada più. Lo amico non è ritornato ancora dal loco dove era andato:

pur si aspetta in breve. Come sia ritornato, farò quanto per l'altra

ho promesso a V. S. Circa il nome delli lavoratori, l'uno ha nome Pier

Antonio Tomi, e l'altro Santo Zago. Madonna Alessandra mi dice, che

non facciate fondamento sopra queste possessioni, perchè ha da messer

Guido intenzione che più tosto vi saran date per una dimostrazione,

che perchè sieno in effetto quelle che v'abbiano a fare le spese,

perchè lui (non) vi mancherà di tutto quello che avrete bisogno.

Purchè si faccia che l'amico sia contento, non vi avete a pigliar cura

d'altro. Altro non dirò. Mi offero, e raccomando, insieme con madonna

Alessandra, a Vostra Signoria.

Ferrara, 20 febr. 1532.

Di Vostra Signoria,

LODOVICO ARIOSTO.

CLXXXII

A GIOVAN GIACOMO CALANDRA[313]

Mag.co mess. Giovan Jacomo mio onor.mo Io mando per l'apportator

della lettera di Vostra Signoria quattro commedie, cioè tutte quelle

che mi trovo mai aver fatte. Quella sarà contenta di donarle da mia

parte all'Ill.o sig. Duca. S'io ne finirò un'altra che già molt'anni

cominciai, e, menatala un pezzo innanzi, per altre occupazioni la messi

da parte, io ne farò copia a Sua Eccell.a Adesso io sono così occupato

per mettere un'altra volta il mio _Furioso_ a stampa con alquanto di

addizion, che non posso attender ad altro. E se in queste commedie

troverete qualche errore circa l'osservazion della lingua, scusatemi,

chè ancora ch'io li abbia veduti non ho avuto tempo di correggerli.

Oltre quello ch'io ne scrivo al sig. Duca, Vostra Signoria lo pregherà

da mia parte, che, per inavvertenza di chi avrà le commedie nelle

mani, non si lascino sicchè vadano a stampa, come sono andate delle

altre volte con mio gran dispiacere: e a Vostra Signoria mi offro e

raccomando.

Ferrariae, XVIII martii MDXXXII.

Di Vostra Signoria

LUDOVICO ARIOSTO.

Fuori — _Al molto mag.co mess. Giovati Jacomo Calandra maggior mio

onorand.mo_

_Mantova._

CLXXXIII

AL MARCHESE DI MANTOVA

Ill.mo ed Eccell.mo Signor mio. Io mando a Vostra Eccll.a per questo

suo gentiluomo, il quale è venuto qui, tutte le commedie che mi trovo

aver fatto, che sono quattro; come io promisi di far per una mia che

scrissi a Braghino: ed ora da mess. Giovan Jacomo Calandra mi sono

state da parte di Vostra Eccell.a domandate. Due ci sono che non credo

che quella abbia più vedute; l'altre, ancora che sieno a stampa per

colpa di persone che me le rubaro, non sono però nel modo in che io le

ho ridotte; massimamente la _Cassaria_ che tutta è quasi rinnovata. Se

le satisfaranno a Vostra Eccell.a n'avrò piacere grandissimo. Quella

supplico che sia contenta di non lasciarle andare in modo che sieno

stampate un'altra volta, che oltre che non credo che le stampassino

più corrette che abbian fatto l'altre volte, io ci cognosco dentro

delli errori circa la lingua, che, per trovarmi ora occupato in altro,

non ho avuto tempo di correggerli; ed anco chi le ha trascritte non

ci ha usato quella diligenza che avria possuto: ed io, perchè questo

uomo di Vostra Eccellenza non ne venga senza, non ho tempo di ridurle

altrimenti; chè piuttosto voglio ch'ella le abbia ora non così ben

scritte, che indugiando darle sospetto ch'io sia men pronto al servizio

suo di quello che è mio debito di essere. In buona grazia della quale

mi dono e raccomando sempre.

Ferrariae, XVIII martii MDXXXII.

Di Vostra Eccellenza

Devotiss. servitor,

LUDOVICO ARIOSTO.

CLXXXIV

A GIANFRANCESCO STROZZI

Magnifico mio onorando. Pel messo di Vostra Signoria ho avuto una

lettera, per la quale ho inteso la morte del suo magnifico padre: cosa

che mi è dispiaciuta, perchè d'ogni piacere e dispiacere di V. S. ne

son partecipe, come debbe esser un amico per l'altro; ma queste cose

son tanto generali, che non si può dire altro se non confortarla, e

conformarsi con la volontà di Dio, ed aver pazienza. Circa l'altra

parte, io ho già (come io scrissi a V. S.) parlatone con messer

Bonaventura, e da lui ebbi intenzione che farebbe quel medesimo effetto

che 'l disegno nostro era ch'avesse a fare il frate: tuttavia non l'ha

fatto ancora. Io gli sarò alle spalle, e farò che lo farà ogni modo.

Ho parlato all'amico di nuovo, e cercato che si risolva; ma gli è

tanto lungo in tutte le sue cose, che gli è impossibile cavarne ferma

risoluzione; e adesso massimamente si rende più irrisoluto del solito,

perchè si trova molto di mala voglia, chè la maggior parte del suo si

trova sotto l'acque, ed ha quasi dubitazione che le entrate ch'egli ha

non possano supplire solamente al viver di casa, perchè, come sapete,

ha gran spesa alle spalle. Dio sa, che nè per madonna Alessandra nè

per me si manca di far tuttavia buono officio, e di combatterlo per

amor vostro: ma non si può aver dalle persone se non quello ch'esse

vogliono. Il vostro decreto è in loco salvo: del quale, come io credo

avervi scritto, parlai a messer Buonaventura: il quale mi disse, che

essendovi quella clausola, — per sè e figliuoli e discendenti, — non

accadeva altra riformazione. Ma non ci è stato tempo di farglielo

vedere, perchè, per il male del duca nostro, c'ha avuto qualche giorno,

e per altri travagli, non ha avuto tempo di vederlo; ma se gli farà

vedere, e lo solleciterò che faccia quest'altro effetto: benchè non

l'ha potuto far fin adesso, perchè la figliuola dell'amica, la quale

è maritata in questa terra, è stata male di parto, e la madre è stata

a casa sua sempre. Non si è mancato fin qui, bench'io non vi abbia

scritto altrimente, di far il debito nostro, nè si mancherà. Parlato

che si sia alla donna, se si potrà disporre, credo che 'l resto sarà

facile, e subito vi si avviserà: se poi vi parrà che vi sia data la

lunga, potrete poi provedere alli casi vostri. Altro non occorre. Mi vi

offero e raccomando sempre, e così madonna Alessandra.

Ferrariae, 29 martii 1532.

Di Vostra Signoria,

LODOVICO ARIOSTO.

CLXXXV

AL MEDESIMO

Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. La pratica nostra per

un'altra mia vi messi un poco in dubbio: e perchè, per quello ch'io

vi scrissi allora, non vi vorrei aver tolto di speranza, sicchè voi

cercassi qualch'altra impresa nuova, per questa vi significo che

le cose anderanno bene; perchè l'amico ha parlato con la mogliere,

la quale ha rimesso a lui che faccia come gli pare, e l'amico mi ha

parlato da sè, il quale è tutto disposto a voi, purchè non ci partiamo

dalle condizioni di che già avemo ragionato: cioè che per adesso egli

non abbia da sentire altra spesa; perchè, come v'ho scritto, si trova

per le acque mezzo ruinato, ed avrà fatica a far le spese alla sua

famiglia quest'anno. Vi consegnerà le possessioni che sapete, pel

vostro vivere; con riserva, che quando s'affondassino, di far come per

altre v'ho scritto; e che voi abbiate a prestargli il modo di vestire,

restandovene esso padrone. Io v'ho scritto questa in fretta: poi vi

dirò più ad agio le cagioni che l'aveano fatto un poco parer restìo. A

V. S. mi raccomando.

Ferrariae, 5 aprilis 1532.

Io forse vi scriverò fra pochi dì che vegnate in questa terra, e, senza

mezzo di frati, tratteremo e concluderemo fra noi. Io v'ho da dare un

avviso: che quel vostro che piativa la casa, come ha sentito la morte

di vostro padre, si ha voluto intromettere, e farsi mezzo in questa

pratica. Ma l'avemo spazzato. Madonna Alessandra vi si raccomanda.

Vostro,

LODOVICO ARIOSTO.

CLXXXVI

AL MARCHESE DI MANTOVA

Ill.mo ed Ecc.mo Signor mio osservand.mo Mi duole che le mie commedie

per essere in versi non abbiano satisfatto a Vostra Eccell.a A me

pareva che stessero così meglio che in prosa: ma li giudicii son

diversi. Le due ultime io le feci da principio nel modo così strano,

e mi duole di non averle anch'io fatte in prosa per aver potuto

satisfarne a quella. La quale sia contenta d'accettare il buon animo.

Io le riferisco grazia che me le abbia (poi che non fanno per lei)

rimandate subito. In buona grazia della quale mi raccomando sempre.

Ferrariae, V aprilis MDXXXII.

Di Vostra Eccellenza

Servitore deditissimo,

LUDOVICO ARIOSTO.

CLXXXVII

A GIANFRANCESCO STROZZI

Magnifico mio onorando. Ora ritrovandomi in casa di madonna Alessandra,

è arrivato un vostro messo con una vostra lettera; ed è arrivato a

tempo, perchè avevo bisogno di scrivervi, e non sapeva come mandarvi

la lettera. Non ieri, l'altro, venne una febbre a messer Guido, ed

oggi, che è il terzo giorno gli è ritornata. Egli mi pare che si metta

alquanto di paura, ancora che li medici gli dicano che il male non

è pericoloso; e dice che si vuol confessare domani ed acconciar li

fatti suoi e per l'anima e pel corpo: ed oggi, essendolo io andato

a visitare, mi disse (ch'altri non v'era che egli ed io) ch'io vi

scrivessi che veniste in questa terra, perchè vuole che quello che si

ha da fare si concluda. Io poi sono venuto di qua a casa di madonna

Alessandra; e conferendo seco questa vostra venuta, è di parere che

non dobbiate correre così in fretta, perchè le pare che sarìa un far

disordine e tumulto, non essendo ancora placata quella fera salvatica.

Io avrei ben desiderato che questo vostro messo avesse avuto volontà

d'aspettar tutto domani, acciò che riparlando io con messer Guido poi

che la febbre fosse cessata, avessi meglio potuto sapere quello che

vorrà fare poichè sarete in questa terra; ma volendosi partire, non

ho voluto che venga senza questa mia. A me parria, e così a madonna

Alessandra, acciò che non veniste a volo per forse ritornarvene senza

conclusione indietro, che voi non veniste all'avuta di questa; ma che

voi mi mandaste qui un vostro messo subito, per lo quale io vi potessi

dare avviso più maturo dell'intenzion di messer Guido risoluta, poi

ch'io avessi potuto parlar seco, che non fosse sì gravato dal male come

è oggi. Pur io mi rimetto a voi, che facciate in questo quanto vi pare.

Della casa non s'è fatto altro, poichè fin qui non non ne abbiamo

ritrovate. Quelli de' Trotti dicono che non vogliono affittar la lor

casa, ma venderla. Io non starò di cercare. Madonna Alessandra farà

le vostre raccomandazioni, ma non tutte. Mi vi offero e raccomando.

Ferrariae, 21 iunii 1532.

Vostro,

LODOVICO ARIOSTO.

_A Villabona._

CLXXXVIII

AL MEDESIMO

Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Avendo a questi dì

avuto una vostra lettera, subito le diedi risposta, ancora che fosse

direttiva a madonna Alessandra, con speranza di mandarla per lo messo

che ci avea portata la vostra, perchè promise di venire a tôrla la

mattina, ma poi non venne; sicchè la lettera restò qui più di tre

giorni poichè fu fatta. Finalmente la dirizzammo a Lendenara in mano

d'un Ercole Malmignato, con speranza che ve l'abbia a mandare: forse

che a quest'ora l'avete avuta, e forse anco che no. Quando pur fosse

andata in sinistro, mi è paruto di replicarvi questa, la quale il

fattore di messer Guido a Recano mi ha promesso di mandarvela per un

messo a posta. Voi dunque intenderete, se già non l'avete inteso, che

quando la vostra lettera arrivò, messer Guido si era ammalato d'una

febbre molto acuta; ed essendolo io andato a visitare, mi disse ch'io

vi scrivessi che voi venissi subito, per dar fine a quanto era tra

voi promesso. Poi, cessando la febbre ed essendo ritornato meglio in

sè, disse a madonna Alessandra, che vi rescrivessi che voi non vi

affrettassi di venire, ma che sarìa buono che voi mandassi qui un

vostro messo, il quale quando fosse accaduto peggio a messer Guido

vi potesse subito venire a darne avviso, acciocchè voi lasciando ogni

cosa aveste a venire. E così ella ve lo scrisse di sua mano, ed anco

vi mandò la mostra di certi capelli. Ora intenderete che messer Guido

sta assai bene; e gli è fallato un termine della febbre: speriamo che

non ne avrà più. Per questo non ci accade ad affrettarvi altrimente

per adesso; ma aspettare le cose vostre per poter poi venire espedito.

Ben vi conforta madonna Alessandra, ed io similmente, che cerchiate

d'espedirvi più tosto che sia possibile, e che vegnate poi, acciò non

intervenisse qualch'altra cosa che vi avesse a far danno. Altro non

accade. Madonna Alessandra ed io vi ci raccomandiamo. Se avrete la

lettera di sua mano, avrete inteso di quella camorra,[314] e d'altre

cose ch'ella vi scrive: se non l'avrete avuta, ve lo replicheremo

un'altra volta.

Ferrariae, 28 iunii 1532.

Vostro,

LODOVICO ARIOSTO.

_A Villabona._

CLXXXIX

AL MEDESIMO

Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Oltre quello che

madonna Alessandra scrisse ieri al sicuro, chè credo ch'avrete veduta

la lettera, vi avviso che messer Guido ha publicato il parentado

fra voi e lui a tante persone, che non può esser che molte donne non

comincino a visitar la sposa. Per la qual cosa madonna Alessandra vi

prega, che, con quella più fretta che potete, mandate o da far una

veste o una sottana, ma più tosto una sottana; ed anche un scuffiotto;

e che rimandiate il sarto incontanente sì per questo, sì ancora che

sua mogliere sta gravissimamente, nè si spera che abbia a campare; e

ritrovandosi lui fuori, non può esser senza pericolo della sua roba.

Se le donne l'anderanno a visitare, e non si trovi meglio vestita, sarà

vergogna di tutti. Sicchè affrettatevi quanto potete, e voi non passate

li 20 dì di questo mese a trovarvi qui per sposarla: chè solo questa

causa intertiene messer Guido, che non va a l'officio, ed ogni dì è

sollecitato d'andarvi. Circa il vostro venire con compagnia, so che

madonna Alessandra vi ha scritto. A messer Guido non pare che vegnate

se non più privatamente che potete; perchè, per aver avviate le sue

robe, non avrìa modo di accettarvi con gran compagnia. In questo si ha

da eseguire la sua volontade. Mi vi offero, e raccomando.

Ferrariae, 12 augusti 1532.

Vostro,

LODOVICO ARIOSTO.

CXC

AL MEDESIMO

Lettere di Lodovico Ariosto Con prefazione storico-critica, documenti e note · 第 25 / 32 段