I DESIDERI DEI RAGAZZI.

Non sono immaginazione mia: li manifestarono per scritto trentacinque

alunni d'una seconda classe elementare delle scuole municipali di

Torino, ai quali la maestra diede per tema: _I miei desideri_, e fece

fare il componimento nella scuola, senza brutta copia, concedendo

un'ora di tempo. La maggior parte sono ragazzi dai sette agli otto

anni, che venti mesi fa non leggevano ancora l'alfabeto, e diciotto

sui trentacinque, figliuoli d'operai. Da ieri ho fra le mani i loro

componimenti, — un mucchio di foglietti di carta rigata, coperti d'ogni

forma di scrittura, dalla calligrafia quasi perfetta alla pura e pretta

raspatura di gallina, e sparsi d'una flora maravigliosa di grossi e

piccoli spropositi che fanno ridere e pensare.... — e non so risolvermi

a buttarli in un canto, prima d'averne raccolto in un mazzo i fiori

più belli per offrirli agli studiosi e ai dilettanti di letteratura

fanciullesca.

*

Prima di principiare a leggere pensai che questi componimenti non

potessero essere che elenchi di balocchi e di giochi, tutti eguali a

un dipresso, come le vetrine dei venditori di giocattoli; non pensai,

fra l'altre cose, che potesse essere così generale, come lo riscontrai,

in ragazzi di quell'età il desiderio dei viaggi; il quale poteva dare,

come dà infatti, ai loro lavori una varietà inaspettata e dilettevole;

e sono appunto le espressioni diverse di questo desiderio ciò che mi

divertì sopra tutto e che mi parve più meritevole d'osservazione nei

periodi bizzarramente scarmigliati e claudicanti dei miei piccoli

prosatori.

*

Quasi tutti manifestano, prima d'ogni altro, il desiderio di viaggiare,

e nominano le città che preferirebbero di vedere. Le città più

“desiderate„ sono, per ordine di voti, Milano, Napoli e Roma. Penso

che abbia il primato Milano per la ragione che, essendo la più vicina

a Torino, è quella di cui i ragazzi sentono parlare più spesso. Quelli

che vorrebbero andare a Roma son quattro, e due di questi paiono

mossi da sentimenti politici opposti, perchè l'uno vorrebbe andarvi

soltanto “_per vedere dove abita il papa_„, l'altro, _per vedere quel

bel palazzo dove ci sta Umberto I_. Il terzo, indifferente al monarca

e al pontefice, dice che desidera di andar a Roma non per altro che

perchè “_c'è stato il suo padrino_„, ed è dubbio il quarto perchè

scrive che vorrebbe andare “_sul bastimento a rona_„ e può darsi che

abbia inteso di scrivere a Arona sul Lago Maggiore. C'è un altro, del

resto, che parla d'andare “_col bastimento_„ a Milano. Per Firenze

non ci sono che due aspiranti, per Genova uno e uno per la Sicilia. Ce

n'è sette, invece, per l'America; ma è da notarsi che i più di questi

dicono l'America perchè ci ebbero o ci hanno qualche parente; ed è

lo stesso dei tre che desiderano d'andare in Francia. Due soli hanno

desideri senza confini; uno che vorrebbe _visitare tutto il mondo_, e

un altro che desidera di _viaggiare tutti i paesi_; e altri due sognano

viaggi avventurosi di scoperte e di lotte. _Il mio desiderio, sarebbe

di attraversare il mare e di cercar le oasi_ (voleva dir le isole

forse), e il secondo: _Mi piacerebbe visitare i deserti dove c'è le

bestie feroci._ C'è anche un originale che vorrebbe non solo andare,

ma _stare in Asia_; in quale parte non lo dice; si può intendere fra

Gerusalemme e Pechino; e la ragione della sua scelta è un po' vaga:

— _perchè è molto bello e mi piace molto e c'è un sole molto caldo._

— Invitato dalla maestra a spiegarsi meglio, si chiuse in un silenzio

pien di mistero. Più comprensibile è uno dei sette già rammentati, che

vorrebbe visitare _quella grande città d'America_ (non dice quale)

_perchè ci sono quelle grosse piante, quei tronchi che sono di una

grandezza straordinaria_; ed esprime in questa forma ingenua la sua

ammirazione per la fecondità della natura: — _E poi da quelle piante

piccole a venire e quelle piante straordinariamente grosse!_ — E gli

accozzamenti delle grandi città e dei piccoli comuni sono curiosi.

Uno vorrebbe veder _Milano, Firenze, Castellamonte_; un altro vorrebbe

_andare in America, e poi a Crescentino_, un comune della provincia di

Novara, dove dice che è “_puro il cielo_„. Ma la cosa più amena sono

le ragioni che adducono, gli scopi particolari che si prefiggono alcuni

al loro viaggio. Quello che dice: — _vorrei andare a Genova a pigliare

i bagni di mare, ma ho un po' paura della burrasca_ — si capisce; ma

quello che vorrebbe andare a Firenze! Non pensate che sia per veder

Santa Croce, i musei, i monumenti: si può dare in mille a indovinare.

— _Per bere il latte che è squisito!_ — Donde gli sarà mai venuto un

così straordinario concetto del latte fiorentino? Può fare il paio con

quell'altro che desidera d'andare a Napoli, oltre che per vedere il

_vulcano o vesuvio_, sapete perchè? _Perchè si mangiano dei maccheroni

napoletani;_ e questo passi; ma soggiunge il sudicioncello: — _e sono

molto buoni e non si prendono col cucchiaio ma si mangiano con le

mani._ — Chiedo scusa per costui, come cittadino torinese, ai miei

compaesani di Napoli, e li assicuro che si tratta d'un'opinione affatto

personale dello scrittore.

*

Al mare accennano più d'una metà, ed è notevole che quasi tutti quelli

che v'accennano desiderino di fare i bagni marini. Sarà un segno di

progredita cultura igienica? Perchè non uno su trenta scolaretti di

Torino, quando io ero ragazzo, avrebbe forse espresso un tal desiderio;

certo, non ci avrebbe pensato nessun ragazzo di famiglia povera.

L'immagine più poetica, riguardo al mare, è quella del figliuolo

d'un operaio, il quale dice: — _Mi piacerebbe andare sugli alti mari

dove si vede per tutto acqua e celo;_ — ma vorrebbe avere con sè la

mamma, la zia e un cugino “_per dividere i pericoli_„. Sono anche di

più quelli che desiderano di andare in montagna; ed è naturale anche

questo poichè vivono tutti davanti allo spettacolo incantevole delle

Alpi. Uno dice che vorrebbe andare in montagna _per vedere i buoi_;

un altro _per stare molti giorni ad una certa altezza numerosa_; un

bel traslato ardito, se lo volle riferire, come pare, al numero dei

metri d'altitudine. Un ragazzo povero esprime lo stesso desiderio

con una frase semplice e triste che tocca il cuore: — _Vorrei andare

sulle più alte montagne, a pigliare un po' d'aria buona, che non sono

mai andato in nessun paese._ — Andare a passar l'estate in campagna,

senza determinazione di luoghi, è il desiderio più comune; più vivo

in quelli che non lo possono soddisfare, ed espresso da tutti con

un'insistenza e un calore di parola, in cui si sente un bisogno vero

del corpo e dello spirito, un fremito d'uccelletti ingabbiati, assetati

d'aria e di verde. Conviene anche dire, peraltro, che quanto a viaggi

e a escursioni i desideri di una buona parte sono assai moderati,

arrestandosi in alcuni ai Santuari d'Oropa e di Graglia, e in altri a

villaggi dei dintorni di Torino e alla basilica di Superga; nella quale

uno degli scrittori vorrebbe andare a vedere “_quei sotterranei dove

è morto il re_„. Parecchi sono anche più modesti: non desiderano che

“_una passeggiata nel Corso Palestro_„ che vedono ogni giorno, poichè è

a un passo dalla loro scuola, o _una di quelle passeggiate in via Po_

(chi sa quali?), o fino alla _succursale_ (niente di meno), che è una

stazione minuscola della strada ferrata di Milano, dentro la cinta.

Ce n'è uno, poi, che non vuol andare in nessun luogo, e manifesta per

i viaggi un'avversione assoluta; dicendo che vorrebbe star _tutta

la vita a Torino_, per una ragione che siete mille miglia lontani

dall'immaginare: p_erchè c'è aria fina_. E neppure potete immaginare

la ragione, tanto è semplice, che adduce un altro del non poter fare

i grandi viaggi che vorrebbe. — _Ma fare tutti questi viaggi non

posso-_-dice — _perchè o da frequentar la scuola tutte le mattine._

*

Sento una domanda del mio buon amico Moneta: — La propaganda per

la pace ha recato qualche frutto? Si può riconoscere in codesti

componimenti uno scemato spirito guerresco nel desiderio scemato di

quei giocattoli che rappresentano strumenti e idee di guerra e di

morte? — Mi manca, per dare una risposta, il termine di paragone;

ma temo che, se anche l'avessi, non potrei dare una risposta molto

consolante. Su trentacinque sono undici che desiderano trombe, soldati

di piombo, fucili, sciabole, pistole, un intero arsenale. Credo

soltanto minore di quello che sarebbe stata trent'anni fa la richiesta

dei tamburi (due soli ne chiedono) perchè, non usandosi più il tamburo

nell'esercito, manca l'impulso dell'imitazione. È vero, peraltro, che

uno solo di quegli undici esprime chiaramente delle idee belligere, e

anche in senso puramente difensivo, dicendo: — _Vorrei essere vestito

da soldato per andare in guerra a combattere contro il nemico e salvar

la mia patria._ — Quasi tutti gli altri non chiedono armi che per

giocare. Ce n'è uno, anzi, che confessa la propria avversione alla

guerra in un modo assai comico, ed è di quelli che vorrebbero viaggiare

in Africa. — _Ma andare in Africa_ — soggiunge — _non mi piace perchè

c'è la battaglia, ma io vado quando non fanno la battaglia._ — E dice

anche, contraddicendosi, che non gli piace d'andare in Africa, _perchè

vi sono neri gli Abissini_.

*

Più delle armi sono desiderati gli animali, naturalmente, poichè dopo

l'uomo — primo oggetto d'osservazione pei fanciulli, — son quello che

più gli rassomiglia; e fra gli animali, per la bellezza delle forme, e

per la vivacità delle mosse e la varietà degli usi a cui serve, il più

desiderato è il cavallo. Sedici alunni vorrebbero averne uno, ma due

soli specificano: _un cavallino sardo_. Poi viene il cane, desiderato

da cinque: uno dei quali vorrebbe _uno di quei cani inglesi_, e un

altro, _un bel can barbone_; ma per licenziare la serva, parrebbe:

_perchè_ — dice — _il can barbone è docile e serve a far la spesa ai

padroni_. Sono desiderati da altri una _pecora_, una _pecorella viva_,

un _asinetto_, ed altri animali domestici; di uccelli non è nominato

che il canarino. Anche il gatto ha un voto solo; forse perchè quasi

tutti ne hanno uno da tormentare in casa propria. Ma a proposito di

bestie il più saporito periodo lo scrisse quello che vorrebbe “_un bel

cane e un cagnolino da guardia_: sentite se si può essere più assennati

e più previdenti; par che ripeta un discorsetto di suo nonno: — _Ma con

questi due cani_ — dice — _uno piccolo, e l'altro grosso, non vorrei

che fossero invidiosi, che non si mordessero malamente, come fanno

certi cani, e non mi piacerebbe niente se venissero arrabbiati, allora

poi li farei uccidere perchè senò si uccidono tra loro_....„

*

Tra le cose inanimate quelle che destano più desideri sono la

lavagnetta col gesso e il teatro coi burattini; ma perchè l'una e

l'altro servono all'imitazione della vita. Anche la lavagnetta, in

fatti, benchè dicano quasi tutti — le mascherine — di desiderarla per

esercitarsi alle operazioni aritmetiche (che suol essere il pretesto

con cui se la fanno comperare), in realtà la vogliono per rabescarvi

su dei fantocci. Quattro desiderano _una biblioteca_, senza dir

altro; uno eccettuato, il quale ha pretensioni bibliografiche molto

discrete, poichè la vorrebbe composta di _tutti e cinque i libri di

lettura_ delle cinque classi elementari e di _una bella storia sacra

per leggere la venuta dei magi_. Di altri libri che si desiderino

non trovo accennati che due l_ibri di preghiere_ e _un bel libro di

preghiere a Gesù Bambino_. Opere d'arte ne desidera uno solo, che

vorrebbe _una statua_, e non aggiunge parola: la prima statua venuta.

Non metto fra gli oggetti d'arte _i due quadri, uno del re e uno della

regina_, a cui accenna un altro, perchè possono essere desiderati

per sentimento di devozione alla monarchia; come forse per sentimento

religioso desiderano altri tre un _bel crocifisso, un bel quadro della

Madonna, una Madonna dipinta_. Un solo filarmonico si palesa, uno che

vorrebbe _un pianoforte per imparare a sonarlo molto bene_. Fra gli

oggetti di desiderio più singolari noto _una bell'arnia e un servizio

da caffè_. Ma come badano tutti, quando può nascere equivoco, a far

ben capire che vogliono oggetti da grandi, e non dei trastulli. —

_Vorrei un bell'orologio_ — dice uno — _ma non di quelli da cinque

centesimi, e che vada._ Un altro vorrebbe una barca — _ma proprio di

quelle da metterci noi dentro e partire;_ — l'espressione potrebbe

essere forse più elegante, ma non più chiara. E uno di quelli che

desiderano un cavallo spiega bene: — _un cavallo, ma da andare in

groppa._ Un quarto mette in un mazzo, come tre cose affini, questi

tre desideri: _un teatro, una gallina, una spada._ È strano come

non uno di questi trentacinque ragazzi, di cui la più parte sono di

famiglia povera, esprima il desiderio d'un bel vestito, d'un oggetto

d'ornamento, d'una qualunque cosa che dimostri la vanità di volersi

distinguere esteriormente. Qualcuno si stupirà che non sia stata ancor

nominata la bicicletta, e ci sarebbe davvero da stupire se non l'avesse

rammentata nessuno. I desiderosi del nuovo “locomobile„ come lo chiama

prosaicamente il regolamento municipale, o del _ferreo corsiero_, come

lo chiama poeticamente Lorenzo Stecchetti, son cinque; uno dei quali

espone il suo desiderio con questa piccola spampanata: — _Mi piacerebbe

andare a Napoli a traversare il mare che è veramente bello; ma se io

avevo una bicicletta sarei già andato._

*

Nell'ordine della “proprietà dei beni immobili„ i desideri son pochi,

e non irragionevoli. La proprietà più ambita è il giardino — _un

giardino con molti fiori — un giardino tutto fiorito di rose_ — ed

altri, definiti brevemente, con immagini graziose, che esprimono un

desiderio vivo. V'è un solo ragazzo, più pratico, chè vorrebbe “_un

campo pieno di frumento_„. Tre desiderano una casa, che uno chiama _una

costruzione_, e la vorrebbe mobiliare a modo suo, col proponimento,

pare, di rimaner celibe, perchè scrive: _una piccola casetta per

mettervi un lettuccio, un sofà, un guardaroba, con alcune seggiole e un

seggiolone_. Più numerosi son quelli che desiderano indeterminatamente

la ricchezza; ma quasi tutti (e in questo è evidente che esprimono

un'idea inculcata loro alla scuola più che un sentimento spontaneo)

dicono di desiderar d'essere ricchi per poter soccorrere i poveri.

Uno solo determina l'ammontare del patrimonio che vorrebbe avere,

aggiungendo quali sventurati soccorrerebbe di preferenza: — _Vorrei

avere una lira per fare elemosina agli infelici, cioè come lo storpio,

il cieco e il monchino_. Desideri riguardo all'avvenire, e in specie

alla carriera, tre soltanto ne espongono: uno che vorrebbe esser

_marinaio_, e due che vogliono far l'_avvocato_. E pare che uno di

questi faccia conto di pescar nel Foro fior di quattrini perchè dice:

— _I miei desideri sono pure, quando sarò già avvocato, due bellissimi

cavalli e una magnifica carrozza, e quando avremo voglia d'andare a

cavallo, io e il mio papà, andremo, e quando avremo voglia di andare

in carrozza, andremo._ — E perchè no? Non si direbbe che c'è sotto

una sfida ai socialisti? Un altro, meno ambizioso, dice di desiderare

_un caffè_; ma non si capisce se sia per “esercitare il negozio„ o

solamente per vuotare a suo libito le bocce e le zuccheriere; che è

forse la versione più ragionevole. Osservo, a questo proposito, che non

ci sono in tutti e trentacinque i componimenti se non pochissimi indizi

di ghiottoneria. Quattro soli desiderano dei dolci, pochi altri delle

frutta; e dice uno di questi che vorrebbe andare in America _perchè c'è

lo zucchero_ e in Africa _perchè c'è i datteri_. Cito ancora ad onore

un ragazzo sobrio che vorrebbe _fare una bella cena in un giardino, e

bevere un pochino, ma non bevere molto_, e un altro capetto scarico, il

quale desidera che i suoi genitori diano un pranzo in casa, e numera

le persone che vorrebbe invitate, una caterva di parenti, congiunti,

padrini, madrine ed amici, da dar fondo alle dispense dell'_Albergo

d'Europa_.

*

Alcuni di questi componimenti si distinguono per un'abbondanza d'idee,

per un'effusione di sentimento e un colore di sincerità, che li fanno

parer lettere scritte spontaneamente, a sfogo dell'animo, più che

lavori di scuola; e danno perciò a conoscere in parte, l'indole dello

scrittore; la quale rimane affatto nascosta in tutti gli altri, segnati

d'una comune impronta scolastica. Quattro di questi scrittori originali

mi colpirono in particolar modo.

Il primo è un “appassionato„, un cuore “ardente e tenero„. Egli dà

al componimento la forma d'una lettera, disordinata e oscura, in cui

frammette, come un ritornello poetico, all'espressione dei propri

desideri parole di caldo affetto, note quasi d'amore, per la sua

maestra; alla quale dà del _lei_ e del _tu_, espandendo l'anima lirica

con una concitazione di stile singolarissima: — _Io vorrei andare a

Roma_ — scrive, salvo i peccati mortali d'ortografia — _stare due mesi

in campagna, ma che lei venisse a vedermi, vorrei giocare alla palla e

pregherò per te che non ti arrivi nessuna disgrazia, io le voglio molto

bene e vorrei andar nel mare, e guardi di venire a vedermi, che saremo

felici, e guardi di non esser mai malata, a me piace d'andare a giocare

e guardi di venire al più presto che puoi._ Ma l'adoratore rientra in

sè tutt'a un tratto alla chiusa, e dice rispettosamente: — _Con tutta

stima la riverisco._

Il secondo è un'immaginazione effervescente e sfrenata, che esprime

rapidamente una quantità di desideri diversi, come se cercasse degli

effetti d'antitesi imitando l'arte vittorhughesca di affollare con

disordine pensato immagini disparatissime. Egli vorrebbe andare in

villeggiatura, a Roma, a Massaua, sul Monte Bianco, a Parigi, sul

_vapore_, in vettura, in _tram_, in pallone, e dopo aver aggiunto che

vorrebbe _stare in un gran palazzo_ e che gli _piacerebbe d'essere il

re_, e accennato altre sue vaste aspirazioni e splendidi sogni, finisce

il componimento esprimendo il desiderio modestissimo di _pigliare un

bagno_.

Quest'altro è un filosofo semiserio, che mescola la lepidezza con

l'affetto e con l'ironia, rivolgendo tratto tratto la parola a sè

medesimo per darsi delle ammonizioni e dei consigli, coloriti di

canzonatura. Dopo aver significato il desiderio d'andare in campagna

per mangiar frutta, dice: — _Ma per te, mio Cesarino, non ci andrai

che quando le scuole saranno al fin dell'anno;_ — e poi enumera le

uve che mangierà — _l'uva bianca, l'uva nera, l'uva mericana_, ecc., e

soggiunge paternamente a sè stesso: — _Ma io ti dirò, caro Cesarino,

che a mangiare tanta uva fa del male, e rovina anche la salute, e fa

perfino venire mal di gola;_ e infine si dà questo memento gentile:

— _Tu mangierai le frutta, ma le viole le governi per portarle alla

maestra, che è tanto buona e gentile coi bambini della sua classe._

L'ultimo è un bel tipo comico di Michelaccio, amante del quieto e

grasso vivere. Sentite che beati ozî vagheggia. A lui piacerebbe

d'andar l'estate prossima al suo paese nativo (e lo nomina); — _a

spassarmela in campagna_ — dice — _perchè là si sta molto bene, si

mangia, si beve, si dorme e si va a spasso, e poi c'è molta uva, c'è di

tutto e questi sono i miei più cari desideri_. E dopo aver detto che

andrebbe volentieri ad Alassio, dove ha un amico, già suo compagno di

scuola (_antico_ compagno, lo chiama), _che se ne sta coricato nella

sabbia calda dal sole_, esce in questa impagabile frase esclamativa, di

cui rispetto l'ortografia: _E!! — ne son ben malcontento di non poterci

far parte!_ — Ma il più curioso è che questo allegro ragazzo, che parla

del paese di Cuccagna come d'un proprio feudo, è figliuolo d'un povero

operaio, il quale non ha ombra di casa nè di poderi. E la chiusa del

componimento è una gemma. Per dire che vorrebbe scriver dell'altro, ma

che, essendo arrivato in fondo al foglio, deve far punto per mancanza

di spazio, butta là questa espressione equivoca che può esser presa in

un senso.... terribile: _non posso più trattenermi._

*

V'è ancora espresso, in queste pagine, un ordine particolare di

desideri, meritevoli d'un cenno a parte: desideri, che sarebbe

più proprio chiamar propositi, di studiare, di esser buoni, di

migliorarsi. Quasi tutti li esprimono: molti, certo, più per sentimento

di convenienza che per impulso dell'animo, o anche per forza di

consuetudine, o per dare buon concetto di sè; ma della sincerità

d'alcuni è impossibile dubitare, tanto è amabilmente semplice il loro

linguaggio. Dice uno: — _mi piacerebbe che la madonna mi facesse essere

buono a scuola e a casa._ — Un altro: — _Io voglio ancora studiare con

tanta voglia e con tanta bontà_ (non è bellissimo?) _e poi darò ancora

1000 e poi ancora 1000 consolazioni alla mia signora maestra. Ed hai

miei superiori._ C'è uno che fa un vero atto di contrizione: — _Il

mio più bel desiderio è di studiar bene, che la Sig. Maestra è tanto

buona, di non dargli tanti dispiaceri non star cattivo, come ho fatto.

E adesso guarderò di fare tutto quello che posso per star buono._ E

carino è l'esordio che fa un altro al componimento: — _Io farò tutto

quello che so per farlo bene e per scriverlo bene_ (senza dir che

cosa); poi, di sbalzo, dice i suoi desideri, il primo dei quali è di

possedere _una penna d'avorio_, e il secondo è espresso candidamente,

così: — _Io vorrei che mio padre e mia madre non mi sgridassero mai._

— E ci sono anche quelli che si propongono un ideale di buona condotta

addirittura disperato, come uno che vorrebbe avere un cortile per

giocare “_ma non di fare del chiasso, perchè nel giocare un pochino

si fa sempre di chiasso_„. — Che delicatezza! E in casa sarà forse il

terremoto. Il più commovente, in fine, è l'atto di mesta rassegnazione

d'un povero ragazzo, il quale, dopo aver esposto molti desideri,

mostrando di capire che per lui sono cose dell'altro mondo, che non

potrà aver mai, dice che si contenterebbe d'andare alle _Colonie

alpine_ dei ragazzi poveri, e soggiunge: — _Ma i miei genitori non

vogliono perchè dovrò andare a lavorare, ebbene, sia così._

*

E queste ultime parole, che paiono un lamento compresso, mi turbano

nell'animo la giocondità che m'avevan messo tante altre cose amene

trovate in queste pagine, perchè mi rappresentano al pensiero non

soltanto il ragazzo che le scrisse, ma quegli altri innumerevoli a cui

nessuno dei mille desideri della fanciullezza, nemmeno i più umili,

sono appagati, e che, non comprendendo ancora che cosa veramente

sia l'esser poveri, non comprendono che i genitori _non possono_,

e pensano che _non vogliano_, e dicono come quello: — _E sia così!_

— rassegnatamente, ma col cuore di chi si rassegna ad un torto. Ah,

i desideri dei ragazzi! Essi sono ad un tempo una delle più care e

delle più tristi cose del mondo. Poterli appagare è una delle più

dolci soddisfazioni della ricchezza; non potere è una delle amarezze

peggiori della povertà. Questo dovrebbero aver sempre in mente quei

fortunati ai quali è concessa la grande gioia di essere benefici.

Accanto alla carità che domanda al ragazzo povero di che cosa abbia

bisogno, ci dovrebbe esser sempre la carità che gli domanda che cosa

desidera; dietro la mano che gli dà un pane, una mano che gli porga

un trastullo; perchè non basta ch'egli non pianga, bisogna ch'egli

sorrida; perchè nella fanciullezza che passa senza sorriso si prepara

l'uomo che tratterà i fanciulli senza pietà e che odierà i suoi simili

per vendetta

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 32 / 52 题