IL “RE DELLE BAMBOLE„.

Così lo chiamano molte delle sue piccole clienti, ed è Gerardo Bonini,

inventore, fabbricante e negoziante di bambine inanimate, che ha la

bottega in via Roma. Non è difficile trovarla perchè vi si vede davanti

a tutte le ore del giorno una schiera di ragazzine del popolo che,

ammirando le vetrine, si scordano dell'involto, del cavolo o delle

pagnotte che debbono portare a casa, per abbandonarsi a un'orgia di

desideri. E tutte le signorine piccole che passan di là, condotte per

mano dalla mamma o dalla governante, per una ventina di passi tirano

l'accompagnatrice, sporgendo il viso innanzi, e per un'altra ventina di

passi si fanno tirare, torcendo il capo indietro.

Passando di là una mattina, mi ricordai d'un giorno che, avendo detto

in casa mia, in presenza della figlioletta d'una nostra vicina: — _A

momenti verrà il Bonini_ (un mio amico ufficiale), — quella, illusa

dall'omonimia, diede uno scatto sulla seggiola, come se avessi detto:

— A momenti verrà l'Imperatore di tutte le Russie; — e quel ricordo mi

destò curiosità di conoscer l'uomo e le sue opere.

Pensai di presentarmi senz'altro. — Ho lavorato anch'io per i bambini,

— dissi tra me; — non sdegnerà di ricevermi come un collega. — Ed

entrai in quella bottega stretta, lunghissima, male rischiarata;

ma che alla fantasia di bambine innumerevoli appare più vasta e più

sfolgorante del palazzo imperiale degl'Incas.

Il Bonini stava in fondo alla sua reggia piena di tesori visibili

e invisibili, leggendo la _Gazzetta del popolo_, come uno oscuro

cittadino qualsiasi. È un ometto sui cinquanta, di viso intelligente e

benevolo, dotato di quella dolcezza particolare di modi che è propria

di tutti coloro che hanno una clientela fanciullesca signorile, siano

essi bottegai, sarti, medici o ripetitori. Temetti non di meno, per un

momento, che il suo aspetto mi avesse ingannato perchè, appena inteso

lo scopo della mia visita, afferrò per i piedi una delle sue bambole, e

a modo dell'Eviradnus di Victor Hugo col cadavere del piccolo Ladislao,

si mise a picchiar botte da orbo sul banco, come se fosse irritato

dalla mia presenza. Mi ricredetti subito, peraltro. Era quella una

delle sue _bambole infrangibili_, benedette dai padri di famiglia, ed

egli ne faceva quel mal governo per provarmi l'invulnerabilità delle

sue creature.

Poi, alzando le sottanine alla bambola, mi fece osservare come fossero

ben riprodotte le forme anche delle gambe; ciò che una volta non si

faceva. Erano due belle gambe, infatti, ma di donna, non di bimba; anzi

così bene imitate che l'atto del Bonini sarebbe potuto parer disonesto.

E prese a discorrere familiarmente. Riconobbi subito l'artista al

modo con cui mi raccontò, colorandosi in viso, come egli e sua moglie

avessero fatto un viaggio a Parigi per visitare i grandi magazzini

di bambole, e _rubare_ — è la sua espressione — _con gli occhi_.

Scopersi poi sotto l'artista il filosofo quando, dicendomi che le

mamme preferiscono le bambole “vestite da bimba„ a quelle “vestite da

signora„ perchè queste “svegliano nelle ragazze delle idee ambiziose„

fece un fine sorriso, che voleva dire evidentemente: — Ha capito?

Lei credeva forse che fosse il lusso delle mamme quello che sveglia

l'ambizione nelle figliuole.... Si disinganni; è il lusso delle

bambole. —

Conosciuto l'uomo, decisi di fare un interrogatorio minuto, tanto

più che, piovendo, non si era disturbati dagli avventori. La grande

affluenza, del resto, è dopo mezzogiorno, e sopra tutto in dicembre,

sotto Natale. Allora la bottega è affollata dalla mattina alla sera,

il numero raddoppiato dei commessi basta appena al servizio, son

tutti costretti qualche giorno a far di meno della colazione, e dopo

chiusa la bottega, il lavoro dura ancora nel laboratorio, dove molte

ragazze passano le notti intere ad allestir corredi straordinari; e si

succedono così le giornate fra un tal rimescolìo e una tal confusione

di bambole e di bimbe, di vocine naturali e di vocine meccaniche, di

braccini di carne e di braccini di legno, gesticolanti ad un tempo,

e d'occhietti viventi e d'occhietti di vetro luccicanti da tutte le

parti, che in qualche momento, dice il Bonini, stanco di corpo e di

mente e come preso da un'allucinazione, egli è sul punto di confondere

la merce con la clientela, di rivolger la parola a una puppattola e di

dar la corda a una signorina.

*

— In tanti anni — gli dissi — avrà potuto fare sulla sua clientela

molte osservazioni preziose.

Sì, ne fece molte e curiose. La prima è che, rispetto alle bambole, le

clienti si possono dividere in tre famiglie: quelle che le desiderano e

le amano moderatamente, le appassionate ardenti, e quelle indifferenti

o quasi, o per precocità d'altri gusti o per apatìa di natura.

Quest'ultime, però, sono assai rare.

E corrugando le ciglia, dopo un breve silenzio, come per interporre

uno spazio, che impedisse il sospetto d'un accordo interessato tra il

fabbricante e il filosofo, soggiunse: — Difficilmente queste riescono

buone madri.

— Anch'io lo credo, — risposi, e stavo per citare sbadatamente il

proverbio “chi non ama le bestie non ama i cristiani„, ma tacqui perchè

mi parve un'offesa all'arte.

— Lei dovrebbe vedere, — rispose il Bonini, — è un divertimento. — E

parlò delle “appassionate„. Ce n'è di quelle che entrano nella bottega

con la febbre, che prorompono in grida di ammirazione, in esclamazioni

di gioia, in risa, in trilli di piacere, da parer che ammattiscano.

Alcune, non di meno, si mostran poi ragionevoli, si contentano o,

meglio, si rassegnano a _quella_ che conviene alla borsa del padre o

della madre. Ma altre no, e fanno scene di tragedia, singhiozzando e

pestando i piedi, fino a buttarsi sul pavimento e a rivoltolarvisi,

menando in aria le _piote_, come frenetiche. — Ma anche quelle che si

rassegnano, se vedesse che sguardi lanciano alle bambole a cui debbono

rinunziare; sguardi d'amore, sospiri, se sentisse, addii, col capo

rivolto indietro, con certe espressioni di tenerezza e di struggimento,

che nessuna attrice drammatica sarebbe capace di rifarle. Mi fa pena a

vederle, qualche volta, glie l'assicuro.

Fra le “appassionate„ poi, v'è una “categoria„ particolare,

interessantissima. Son le dignitose che entrano col manifesto proposito

di dissimulare la propria passione. E a parole si mostran tranquille,

non spiccicando che monosillabi, non esprimendo con la voce nè

curiosità nè meraviglia: a chi non le osservi bene posson parere quasi

indifferenti. Ma tremano e fremono, si fanno pallide e rosse, schizzano

scintille dagli occhi, e al momento di metter la mano sulla bambola

desiderata e ottenuta, ma non sperata, quasi tutte si tradiscono.

Bisogna veder le mosse, lo slancio con cui alcune se ne impossessano e

se le serrano al petto: tigrette affamate che abbrancano la preda. — E

non vogliono a nessun patto che io mandi loro la bambola a casa: se la

vogliono portare da sè, anche se è pesante, a braccia incrociate, viso

contro viso, girando gli occhi diffidenti, scansando ogni bimba che

incontrano per la strada, “per paura di un colpo di mano„.

E le astute! Anche queste fanno delle scenette impagabili. Ce n'è delle

piccolissime che hanno già la finezza di fingere di non capire che

una certa bambola sia più cara d'un'altra, e cercan di dare alla loro

scelta una ragione diversa dalla vera, che paia anche una prova della

loro gentilezza di cuore: non vogliono quella tale perchè è più grande

e meglio abbigliata; ma perchè _ha l'aria più buona_. Altre credono

di pigliare all'amo i parenti con certi sotterfugi di un'evidenza

comicissima: vogliono una bambola da trenta lire, per esempio, invece

di una da cinque; ma quella si contentano di prenderla in camicia,

mentre questa è vestita; perchè c'è compenso, secondo loro. E bisogna

sentire qualche altra, quando la mamma, mentre contratta una bambola

già quasi accettata, cerca, movendosi, di non lasciargliene vedere

una più cara, che potrebbe far rifiutare la prima, bisogna sentire con

che tuono le dicono: — Eh, mamma, non serve che tu ti metta in mezzo:

l'ho già vista. Tu cerchi di pararla perchè costa di più. Ah, vedi che

diventi rossa! Ebbene, è quella lì appunto che io voglio. —

Fra le astute ci sono le ostinate impassibili, che sono un “genere„

tremendo; ed hanno tutte un procedimento uguale, come se l'avessero

imparato tutte da una sola. Si vede alle volte una intera famiglia,

disposta in cerchio intorno a una bimba alta un palmo, scalmanarsi

un'ora inutilmente, con le buone e con le brusche, per indurla a

cedere; e quella rimane là in mezzo immobile, incocciata a volere la

bambola preferita, dura e muta come un paracarro. Conosce i suoi polli,

ha fatto i suoi conti; sa per prova che, a tener duro, la spunterà,

senza darsi l'incomodo di piangere e di strepitare: le basta tacere

e non muoversi, respingendo a colpi di gomito ben assestati le mani

carezzevoli che tentano di posarsele sulle spalle per rabbonirla.

Non c'è che pigliarla in braccio e portarla via come un pacco. Ma le

bimbe che fanno così hanno dei parenti incapaci di quegli atti eroici.

Falliti i negoziati e sciupate le minacce, il padre o la madre finisce

con rassegnarsi e munger la borsa, con la magra consolazione — qualche

volta espressa a voce alta — di pensar che la sua figliuola _è un

carattere_.

Domandai al Bonini che parte egli rappresentasse in questi piccoli

drammi. — Una parte odiosa, — rispose sorridendo, — quasi sempre. — E

mi raccontò un fatterello divertente. Anni fa, gli venne in bottega,

con la mamma e una zia, una bella bimba, una ricciolina bruna, di

quelle “tragiche„; la quale fece tali furie perchè non le volevan

comprare una bambola delle più care, si mise a strillare e a dimenarsi

con tale frenesia, che la madre, sgomenta, affannata dal timore che

le pigliassero le convulsioni, si diede a gridare quasi piangendo: —

Dio mio! Che cosa fare! M'aiuti lei! Trovi qualche modo! — E il Bonini

trovò: agguantò la bambola desiderata, corse in fondo alla bottega,

fece mostra di ravvolgerla in un panno, dove mise invece quella scelta

dalla signora, ingrossando il volume con una dozzina di giornali, legò

l'involto traditore in fretta e in furia, e portatolo alla bimba, le

disse: — Prenda, se la porti a casa, aggiusteremo i conti un'altra

volta. — Ah, buon Dio! — esclamò; — seppi poi quello che era accaduto

a casa, all'apertura dell'involto: una tempesta, un inferno tale, caro

signore, che ebbi rimorso dell'opera mia.

— E poi? — domandai.

— E poi.... La bimba è tornata qui altre volte.... Da anni non ci

vien più, è una signorina da marito, la vedo qualche volta passar per

via Roma: ebbene, lo vuol credere? Lo capisco dalle occhiate che mi

tira.... Non mi ha ancor perdonato!

Gli domandai fino a che età venissero le ragazze a comperar bambole.

Sorrise, e rispose sottovoce: — Alcune vengono fino a un'età....

incredibile. — E si mostrò osservatore fine ed artista parlando

del come certe ragazze grandi si presentano, nelle ore che non c'è

nessuno, un po' impacciate, con due rose vive sulle guance, sorridendo

e vergognandosi a un tempo: graziosissime, veramente. E qualche volta

egli s'avvede benissimo della commediola concertata che recitano

insieme, per salvare la dignità, la figliuola e la mamma; le quali

esaminano la merce discorrendo fra loro come se la compera fosse

destinata ad una sorella più piccola, di cui non esiste l'effigie.

Quante ne ha viste passare in ventidue anni! Quante ne riconosce

ancora, che hanno preso marito e son madri! Per alcune, tra l'ultima

bambola che comprarono per sè e la prima che vengono a comperare per la

loro bambina, non passano che cinque o sei anni. Vedendole comparire,

dopo qualche tempo, con una governante che ha un batuffolo in braccio,

gli par che vengano a restituire l'ultimo acquisto che hanno fatto

nella sua bottega. Qualcuna gli dice scherzando: — Quando le comperavo

per me, non tirava i prezzi a questo modo. — E spesso egli vede la

bambina far le medesime scenate che fece la madre, e quando questa le

dice: — Ma che modi son questi? Ma non hai vergogna a farti sentire?

Ma non vedi che tutti ti guardano, ecc. — si ricorda che eran proprio

quelle stesse parole che la nonna diceva a lei, pochi anni addietro,

e proprio sulle stesse pianelle del pavimento, e con lo stessissimo

frutto; e ha buona speranza di veder ancor ripetere la scena dalla

bambina presente con una bambina futura.

*

Di un gran numero delle sue clienti serba i nomi in un registro

“a figlia e matrice„ dove sono segnate le riparazioni da fare

alle bambole: poichè egli non è meno rinomato raccomodatore che

fabbricatore, e fa l'agevolezza del pagamento cumulativo in fin d'anno,

come i medici. Diedi un'occhiata all'ultimo libro: in poco più d'un

anno quasi tremila riparazioni: è un bel rompere. Si trovano in quei

fogli i nomi d'un gran numero di famiglie note dell'aristocrazia,

dell'alta industria, dell'alta finanza e della politica, e le

registrazioni sono fatte in modo che, a legger quel libro altrove,

senza sapere a chi appartiene, si fremerebbe d'orrore e di pietà, e

si riderebbe anche cordialmente. Figuratevi! — Signorina A. B. _le

gambe rotte_ — Contessa S. D. R. _perduti gli occhi_ — Marchesa D. O.

T. — _una parrucca_ — Signora E. Z. — _cambiarle le calze_; e avanti

così. A una baronessa va _rinnovato il meccanismo_, un'altra signora

ha _perduto la voce_, un'altra _ha perduto la testa_. Ma in realtà non

c'è da ridere, perchè molte delle clienti vengono a portar la bambola

con gli occhi ancora lagrimosi, addolorate come d'una disgrazia vera,

e, lasciandola, fanno raccomandazioni su raccomandazioni, con voce

commossa, come la madre al chirurgo che deve operare il figliuolo.

E la sala delle operazioni è là presso, tutta ingombra di ferri, di

pinze, di fili, di piccoli congegni per tener unite le membra avulse,

di boccette di colori per ritingere i visi slavati, di vasetti di

pasta per curare le scoriazioni e le piaghe; e vi si vedono sui

tavoli, sulle seggiole, sul davanzale delle finestre, buttate in

tutti gli atteggiamenti, grandi bambole nude, con le capigliature

tragicamente arrovesciate, con “gli occhi mobili„ stralunati, con

le “bocche parlanti„ spalancate, le une cieche, le altre zoppe, le

altre mutilate, teste separate dal busto, tronchi con le braccia tese,

braccia e gambe disperse; uno spettacolo orrendo, che mi ricordò un

cert'antro fantastico di _Jack lo squartatore_, visto in un baraccone

di Piazza Vittorio Emanuele, nel carnevale passato. Ma v'è in un angolo

un cassone che dà anche meglio l'idea di tutti gli strazi che possono

fare di un simulacro fragile di corpo umano quegli artiglietti così

industriosi e pazienti nel lavoro di distruzione che son le manine

fanciullesche eccitate dalla curiosità istintiva dell'anatomia del

giocattolo: un cassone che vi richiamerebbe alla mente il carnaio

della casa di Sédan, descritto dallo Zola, dov'era ammucchiato tutto

quello che cadeva dalle tavole d'operazione del dottore Bouroche. È

una miscela miseranda di pezzi di cranio, di mezze facce, di occhi

divelti, di frammenti d'arti superiori e inferiori, di manine e di

piedini recisi, e di nasetti staccati e di chiome bruciate, che fanno

pensare a mille accidenti domestici e pianti e dolori e scenate e

diverbi coniugali conseguenti.... — Sei tu che l'hai avvezzata male. —

Ma se ha il tuo carattere per l'appunto! — Non è il mio carattere, è la

tua educazione. — Ma come?... — Ma certo!... — Ah, che esistenza, Dio

mio!...

*

Merce ve n'è da contentare il bel sesso di tutte le scuole elementari

della penisola: cassetti sopra cassetti, casse dietro casse, strati

sopra strati, collegi, folle, generazioni di bambole; e poichè le

straniere, per scemar le spese della dogana, che prende due lire il

chilogramma per le bambole intere, si fanno venire divise in due, e

anche le indigene, per occupar meno spazio, si dividono, così ci sono

casse piene di corpi senza testa, e casse piene di teste scompagnate,

in modo che le clienti possono metter la testa che vogliono sul corpo

che loro piace: operazione che scongiurerebbe tanti guai se si potesse

fare nei matrimoni! E poichè pagano di meno le teste senz'occhi, ci

sono casse piene di teste con le occhiaie vuote e casse piene d'occhi

di tutti i colori, che, al levar del coperchio, vi fissano in viso

cento sguardi interrogatori, come stupiti della luce improvvisa. E

poi ancora scatole sopra scatole piene di piccole capigliature bionde,

brune, castagne, arricciolate, increspate, ondulate, incipriate, che

danno l'immagine di tanti cofanetti di don Giovanni, contenenti le

ciocche delle cento belle sedotte. Ma quelle cassette di teste, con

quei cartellini scritti a grossi caratteri, quanto fanno pensare di

più! Ce n'è tanta varietà quanta ne può offrire una Camera di deputati:

_Teste di legno — Teste di ferro — Teste di cera — Teste infrangibili

— Teste piccole — Teste grandi — Teste fini_.... — E v'è accanto a

questo un altro grande compartimento, quello delle marionette, che sono

pure una “specialità„ del Bonini; altri scatoloni innumerevoli, con

certi strani accoppiamenti di nomi sulle etichette, come _vecchie e

streghe — monache e diavoli — fantasmi e garibaldini_, — e fra le più

appariscenti, tre scatole che si toccano, su cui è scritto: — _dottori

— assassini — sindaci._ — E poi bambole da capo, il compartimento

dei corredi, dove sono maraviglie di piccolissime calze di tutte le

tinte, con legaccioli che paiono anelli da dito, di camicine trinate,

di ombrellini, di manicotti in cui non entra il mignolo, di piccoli

corredi compiuti, che costano lo stipendio d'un anno di molti maestri

elementari del regno d'Italia; e poi il magazzino delle stoviglie

da tavola e da lavamani, che un tempo venivan tutte di fuori e ora

si fabbricano con molto gusto e a mite prezzo a Laveno; e in fine

la sezione dei mobili, dove ai prodotti di fabbrica sono frammiste

tavole e seggiole minuscole, fatte pazientemente a mano da lavoratori

solitari, da giovani artisti senza impiego, e anche da vecchi servitori

dello Stato pensionati e cavalieri, che, serbando l'incognito, si

guadagnano con quei gingilli il tabacco da naso.

*

Il Bonini mi mostrò le bambole più belle, chiomate e vestite, chiuse

in una scatola, e le scoperse come fa con le piccole clienti, levando

il coperchio con un gesto rapido e presentando la scatola ritta, in

modo che la bambola apparisca tutt'a un tratto, come sur un uscio

spalancato, in tutta la sua virtù seduttrice. E si capisce come, così

presentate, facciano colpo. Alcune appariscono con un braccio teso,

come per porgere la mano alla compratrice; altre con un piede alzato,

come per slanciarsi verso di lei; questa con la testina inclinata

da una parte, come per vezzo; quella con gli “occhi mobili„ voltati

in su come se dicesse: — Sia ringraziato il cielo! Son libera! —

E altre ancora in atteggiamenti drammatici, tutte con quel visetto

fatto a pesca, con quella bocca a botton di rosa, con quegli occhi

grandi e freddi di damine senza cuore e di _cocottes_ senza pensieri.

E vedendole così passare pensavo al loro diverso destino, ai mille

scopi diversi con cui sarebbero state comprate. — Per questa, forse,

la compratrice è già per la strada, gongolante, e sarà qui a momenti;

per quella, o sta per nascere o non è ancor concepita; e quest'altra

apparterrà a una bambina che, per ottenerla, sta stillandosi il

cervello sull'aritmetica e sulla geografia. E quante serviranno a

strappare il consenso all'estrazione d'un dente o alla trafittura degli

orecchi per le piccole búccole! L'una dormirà la notte di Natale sotto

un cuscino da letto, l'altra la sua prima notte libera sulla strada

ferrata, e parecchie saranno regalate alla figliuola per ripagare d'un

favore il babbo, o serviranno a distrarre la bimba mentre il donatore

parlerà nell'orecchio alla mamma. Ed altre son destinate a rallegrar

la convalescenza di piccole inferme, e forse più d'una ad esser pôrta,

soffocando i singhiozzi, da una madre desolata, ultimo conforto a

una malattia senza speranza, e a cadere un giorno dalla piccola mano

scarnita, e a spezzarsi sul pavimento nel punto che la sua mammina

adottiva chiuderà gli occhi per sempre. E quante carezze amorose,

quante parole gentili, quanti teneri baci avranno questi corpicini

insensibili, quanti piccoli cuori palpiteranno contro questi brevi

petti pieni di tritura di sughero, su quante innocenti e soavi nudità

premeranno queste fantoccie i loro labbruzzi freddi di porcellana,

strette fra due braccini candidi e scaldate da un alito odoroso,

dentro un lettuccio visitato da sogni azzurri! — Eh, sì; ma molte

si buscheranno anche delle pacche secche, poichè è sempre in vigore,

m'immagino, quel bell'uso materno, così sapientemente educativo, di

consolar la bimba che cade picchiando la bambola ch'essa ha fatto

cadere con sè; e poi perchè.... _où il y a des femmes il y a des

claques_, come dice il proverbio dei nostri amici.

*

Vidi infine le rarità: prima fra queste una piccola montanara di

Varallo, dove nacque il “re delle bambole„, vestita di tutto punto come

le sue compaesane vive, con quei ricami variopinti, che paiono mazzetti

di fiori, con quei calzoncini di panno nero, con quelle treccie solide,

con quegli ori antichi: una bella maschiotta bionda, che costò al

Bonini e a sua moglie mesi di lavoro, e fece furore all'Esposizione

di Palermo; per il che è conservata in bottega come una gloria di

famiglia. — Questa non si vende, — mi disse l'autore de' suoi giorni.

Infatti, aveva un'aria onesta. Ma le altre “rarità„ che rappresentano

contadine sarde, romane e napolitane, si vendono; ed è curioso che

sono quasi tutti viaggiatori stranieri quelli che le comprano, non

come giocattoli, ma come esemplari di vestiari italiani, per non

comprare un quadro del Michetti, del Quadrone o del Corelli; facendo

così una economia non disprezzabile. Domandai al Bonini se avesse delle

bambole col fonografo dentro. Mi rispose che n'aveva avute; ma che non

ne possedeva più. — Il modello che avevo fatto venire — soggiunse —

cantava una strofetta francese e poi faceva una risata.... Ma sa, di

quelle risate sguaiate, da canzonettiste parigine, che in una famiglia

per bene fanno un brutto sentire.... — Bambole corrotte, — osservai; —

ha fatto bene a farle fuori, perchè.... basta alle volte una sola anche

in un grande magazzino.... — Ed ero sul punto d'aggiungere: —.... per

guastare tutte le altre, — ma rinvenni a tempo dalla mia distrazione e

fermai al volo lo sproposito.

*

Ma ora viene il meglio, un vero _finale_ da teatro. Stavo ancora

amoreggiando con la bella varallese, quando mi vedo buttar sul banco

una grossa bambola che agita le braccia e le gambe, gnaulando, come un

bimbo in culla, con una tale apparenza di vita, che mi desta quasi un

senso di ripugnanza. Mentre sto in ammirazione di quello sgambettìo,

sentendomi toccare una polpa, guardo giù, e vedo un'altra puppattolona

con la veste lunga, che mi fa intorno un giro di valzer. Non mi sono

ancora scansato, ed ecco un'altra bambola enorme, che alterna dei passi

sul pavimento, tenuta per le mani da un commesso, tale e quale come

un bimbo che impara a camminare. Un'altra bambola tanto fatta, nello

stesso tempo, mi viene incontro sul banco a passi risoluti, diritta,

gettando delle strida di galletto, come per domandarmi qualche cosa,

e, voltandomi a un leggero rumore, vedo dall'altra parte un'altra

fantocciona paffuta, in camicia, che succhia il poppaiolo a tutta

forza, come divorata dalla fame. Non so dire lo strano senso di stupore

e quasi d'inquietudine che provai in mezzo a quell'inaspettata eruzione

di vita artificiale, accompagnata da un ronzìo sordo di congegni

nascosti, somigliante ai borborigmi dei bimbi malati; tanto che mi

parve ad un tempo di trovarmi al teatro Regio a una scena del ballo

_Puppenfee_ e in una sala della Maternità in un momento di scompiglio.

E non badai a pregare il Bonini di non dar la corda ad altri automi, e

lasciai che dèsse un secondo giro anche ai primi, così che finii con

trovarmi in mezzo a un girìo e a uno sbracciamento di corpiciattoli

e a un concerto di miagolii, di gemiti e di strilli, che mi facevano

voltare in fretta di qua e di là, quasi inconsciamente, come se

m'avessero chiamato per nome da cento parti. Ma all'improvviso mi prese

un dubbio, che mi fece subito scrutare i miei sentimenti e interrogar

la coscienza, quasi diffidando, con curiosità viva ed attenta.... E

dissi tra me: — Come?... Sarebbe vero?... dopo quasi un mezzo secolo?

— Ed era proprio vero. — _Oh rossor!_ — come dice l'Alfieri — O vecchio

rimbambito! Insomma.... mi divertivo.

*

E scappai fuori per non cedere alla tentazione di comprare. Ma per

un pezzo, per la strada, non potei staccare il pensiero da quanto

avevo veduto, perchè la vista dei passanti, invece di distrarmi, mi

riconduceva la mente a quello spettacolo. Ed era ben naturale, tante

son le rassomiglianze che corrono fra questo bel mondo e la bottega del

signor Bonini! Persone senza il capo sulle spalle, occhi fissi che non

vedono, bocche aperte che non mangiano, e crani vuoti e facce pitturate

e parrucche, se ne vedono a ogni passo. E i bei visetti a prezzo fisso,

e i personaggi di gomma elastica, e gli uomini che hanno nel ventre

il principio motore d'ogni passo e d'ogni atteggiamento, e le donnine

eleganti che non hanno in corpo che tritura di sughero, non si contano.

E se son rare le creature femminine _infrangibili_, quanti non sono

gli uomini pubblici che s'agitano e gridano per un'idea, soltanto

fin che dura la corda che ha dato loro il padrone, e quanti i poveri

disgraziati che delle manine di bimba carezzano e spezzano per un

capriccio, e quante le belle signore che ballano il valzer allegramente

mentre il bambino abbandonato succhia del latte di vacca freddo da una

mammella di vetro!

E v'è anche questa rassomiglianza, che come delle accomodature delle

bambole malmenate dalle bambine non sono queste che fanno le spese,

così avviene quasi sempre nel mondo degli uomini, che rompono gli uni e

pagano gli altri.

Ricordi d'infanzia e di scuola seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori · 第 12 / 52 题