II

Vittima di se stesso e del destino

Ecco torna da Buco il cavalier;

Carogna tentennante, a capo chino,

Tra le gambe gli zoppica il destrier.

L'errore dell'andar, tornando, espia,

Poichè la strada pessima trovò

Ed il pantan della fetente via

Da capo a piedi lo contaminò.

Passa così sotto al veron fiorito

Dove la voce dell'amor sentì;

Passa e si duol d'avergli preferito

Il laido Buco dove imputridì.

«Deh, colline ridenti, ombroso bosco

Lieto d'acque perenni e di piacer

E voi, labbra di rosa, ora conosco

In che guai mi travolse un reo pensier!

Deh, affacciati al veron, tu che m'hai detto

--Cavalier, dove vai? Fermati qui!--

Ecco torno pentito, ecco nel petto

Col rimorso, l'amor mi rifiorì!»

Uscì la bionda castellana e china

Del memore balcone al davanzal,

Non vide un cavalier, ma una latrina,

Un lurido fantasma intestinal

E disse:--«Alfin la collera celeste,

Mossa dal mio pregar, ti castigò!

Scortese cavalier, quella è la peste.....

Lo spedale è più avanti!... «--E se ne andò.

Rime di Argia Sbolenfi con prefazione di Lorenzo Stecchetti · 第 78 / 142 题