LA BALLATA DEL CAVALIER DISCORTESE

I

Poi che il sol tramontò, poi che lontana

piange la mesta squilla il dì che muor,

da 'l solingo veron la castellana

canta così alle stelle il suo dolor:

«Qui presso, tra due monti, è rimpiattato

un castello che il sol mai non scaldò.

Il vento che vi spira è avvelenato,

Buco è il suo nome e se lo meritò.

»Invece in faccia a 'l sol ride scoperto

questo palagio mio cinto di fior.

Ride tra i boschi, ospitalmente aperto

ad ogni dolce peregrin d'amor.

»L'altra notte vegliai su 'l mio balcone

e vidi ne la valle un cavalier,

oh, come bello! e con l'aurato sprone

il cavallo spingea lungo il sentier.

Il cor mi palpitò quando lo scorsi,

l'aspetto suo mi vinse e mi rapì.

Tutta tremante da 'l balcon mi sporsi,

tesi le braccia e gli parlai così:

--Fermati cavalieri Deh, tante cose

vorrei dirti!.... Ove vai? Fermati quì!--»

Ma galoppando il cavalier rispose:

Signora, io vado a Buco...--«e poi sparì».

Rime di Argia Sbolenfi con prefazione di Lorenzo Stecchetti · 第 77 / 142 题