Ma se tu, Zanettin, toccarla vuoi,
L'Argia t'adora e non se ne lamenta
E se magari ami fiutarla, il puoi,
Che tu ne sarai lieto ed io contenta.
Vieni Enrico ed ammira i color suoi:
Prendi e sciupala pur se ti talenta,
Poi che intatta la porgo agli occhi tuoi
E sguardo indagator non la sgomenta.
La conservai qual me la diede Iddio
Pura nella favella e nei pensieri,
Sogno dei vati e de' guerrier desio;
Ma poichè mi son legge i tuoi voleri,
Ad un solo tuo cenno, Enrico mio,
Te la do tutta quanta e volentieri!
[*] Enrico Zanettini domestico di S.E. Reverendissima Mons. Vescovo
di Fano, respinse indignato l'effemeride dove scriveva la
Poetessa, perchè infetta di massime eterodosse. La signorina Argia
gli pose affetto e gli inviò una corona di cardi con questi
sonetti.