L’ultimo tocco del bronzo vibrava ancora per l’aria, quando Cornelio
intese su per le scale il passo leggiero e la veste ondeggiante della
bella Frisona, e ben presto la graticola della porta, sulla quale
desiosamente Cornelio fissava gli occhi, rischiarossi. Lo sportello
dall’altra parte si aperse.
— Eccomi, disse Rosa, ancora tutta ansante per aver salito le scale,
eccomi!
— Oh! buona Rosa!
— Siete dunque contento di vedermi?
— E lo domandate! Ma, dite come avete fatto a venire?
— Sentite, mio padre si addormenta tutte le sere non appena ha
mangiato; allora io lo metto a letto un poco stordito dallo spirito di
ginepro. Non ne fate parola, perchè grazie a questo sonno potrò ogni
sera venire a discorrere un’oretta con voi.
— Oh! ve ne ringrazio, Rosa, mia cara Rosa.
E così dicendo, Cornelio accostò la sua faccia così vicina allo
sportello, che Rosa ritirò la sua.
— Vi ho riportato, diss’ella, i vostri talli di tulipano.
Il cuore di Cornelio balzò. Non aveva ancora osato di domandare a Rosa
che cosa avesse ella fatto del prezioso tesoro che aveale confidato.
— Ah! li avete dunque conservati?
— Non me li avevate consegnati come una cosa a voi carissima?
— Sì, ma appunto perchè ve li avevo donati, sembravanmi cosa vostra.
— Miei dopo la vostra morte, ma siete vivo per fortuna. Ah! come ho
benedetto sua Altezza! Se Dio accordi al principe Guglielmo tutte le
felicità che gli ho augurato, certamente sarà l’uomo il più felice del
suo regno, ma ancora di tutta la terra. Voi siete vivo, e conservando
io la Bibbia del vostro compare, ero risoluta di riportarvi i vostri
talli; solamente io non sapeva come fare. Sul punto di prendere la
risoluzione d’andare a chiedere allo Statolder il posto di carceriere
di Loevestein per mio padre, la balia portommi la vostra lettera. Ah!
piangemmo tanto e poi tanto insieme, credetemelo; ma la vostra lettera
non fece che confermarmi nella presa risoluzione. Fu allora che partii
per Leida; voi sapete il resto.
— Come, come, mia cara Rosa, riprese Cornelio, dunque prima di vedere
la mia lettera pensavi a venirmi a trovare?
— Se io vi pensavo! rispose Rosa lasciando prendere al suo amore il di
sopra al suo pudore, non pensava che a questo!
E dicendo queste parole Rosa divenne così bella, che per la seconda
volta Cornelio precipitò la sua fronte e le sue labbra sulla graticola,
e ciò senza dubbio per ringraziare la bella giovanetta, che si ritirò
come la prima volta.
— In verità, diss’ella con quella civetteria, che palpita in cuore di
tutte le giovanette, in verità mi sono bene spesso rimproverata di non
saper leggere; ma non mai tanto e di tal maniera che quando la vostra
balia mi portò la vostra lettera. Io ho tenuto in mano mia quella
lettera che parlava per gli altri e che per me povera balorda l’era
muta.
— Voi vi siete molto spesso pentita di non saper leggere; e in quale
occasione?
— Madonna! esclamò la giovine sorridendo, per leggere tutte le lettere
che mi si scrivono.
— Voi ricevete lettere, o Rosa?
— A centinaia.
— Ma chi vi scriveva dunque?...
— Chi mi scriveva? Primieramente tutti li studenti che passavano sul
Buitenhof, tutti gli officiali che andavano alla piazza d’arme, tutti
i giovani di banco e li stessi negozianti, che mi vedevano alla mia
finestrella.
— E cosa voi facevate, mia cara Rosa, di tutti quei biglietti?
— Un tempo, rispose Rosa, me li facevo leggere da qualche amica, e ciò
mi divertiva assai; ma da poco in qua, a che prò perdere il suo tempo a
sentire tante sciempiaggini? da poco in qua le brucio.
— Da poco in qua? esclamò Cornelio con occhio a un tempo confuso tra la
gioia e l’amore.
Rosa abbassò gli occhi fattasi rossa di maniera che non vide accostarsi
le labbra di Cornelio che s’imbatterono ohimè! nella graticola; ma che
malgrado quell’ostacolo inviarono fino alle labbra della giovinetta il
soffio ardente del più tenero bacio.
A quella vampa che arse le sue labbra, Rosa divenne tanto pallida,
più pallida forse che non l’era stata al Buitenhof il giorno della
esecuzione. Ella cacciò un gemito lamentevole, chiuse i suoi begli
occhi e se ne fuggì col cuore palpitante, sforzandosi invano di
comprimere sotto la mano i palpiti del suo cuore.
Cornelio rimasto solo contentossi di aspirare il dolce profumo dei
capelli di Rosa, rimasto come prigioniero tra le sbarre.
Erasi Rosa così precipitosamente ritirata, che avea dimenticato di
rendere a Cornelio i tre talli del tulipano nero.