Trezza Gaetano citato, 185.

Trimundio, 44.

Trimûrtti, 276, 285, 306, 316, 318.

Trinità cristiana, pag. 144, 276, 286, 299.

Trinità indiana, 28, 154, 155, 276, 277, 281, 285, 299, 300, 301, 305,

316, 318, 320.

Triçiras, 179.

Trita, 178, 179, 180, 191, 226, 296.

Trübner N. citato, 60.

Tugarin, 225.

Tugra, 225, 226, 227.

Tura Kâvasheya, 274 (non _Kûvasheya_), 275.

Turtle, tortoise, testuggine, 280, 281.

Tvar, 156.

Tvaritâ, 156.

Tvashtar, 53, 87, 88, 90, 115, 129, 148, 149, 161-183, 184, 200, 250,

255, 272, 296, 297, 307, 316.

Tvish, 156, 166.

U

Ugra, 318, 321.

Ugradeva, 327.

Ugrag'it, Ugrampaçya, 137.

Ulisse, 98.

Umâ, 324.

Umbilico celeste, 47, 48.

Uomo (Creazione dell'), 275.

Uovo cosmico, 53, 125, 126, 127, 216, 260, 276, 277, 280, 285, 290, 291.

Uovo della Pasqua di Risurrezione, ch'è una rigenerazione, 127.

Uovo simbolo di generazione, 127.

Upag'îka, Upadîka, 129.

Urana, 201, 266.

Urvâçî, 41, 139, 143, 162, 207.

Ushâ, Ushas, 37, 57, 61, 319, 322, 324.

Usharbudh (Agni), 118.

Usharbudbas, 71.

Ushnîshin, 316.

V

Vac', 132, 275, 285.

Vacca, 58, 59, 60, 114, 151, 153, 162, 176, 199, 203, 212, 275, 303.

Wackernagel Gugl., si discute il suo Scherzo sul cagnolino di Bretzwill

e di Bretten, pag. 1-10.

Vadhryaçva, 132, 138, 139.

Vadhrimatî, 212.

Vag'rahastâs, 151.

Vaiçvânara, 290.

Vaitâsa, 140.

Vâ-van, 149, 153.

Vallauri Tommaso citato, _Dedica_, IV.

Valgu, 209.

Vandana, 212.

Vanyu, 149.

Var, 79; Vara, Varya, 156.

Varâhamihira citato, 251.

Varc'in, 201, 252, 266.

Varrone citato, 227.

Varuna, 41, 43, 48, 52, 66, 67, 76, 77, 78, 79, 88, 122, 128, 132, 134,

189, 191, 239, 254, 260, 262, 288, 306, 315.

Vasavas, 43, 44, 48.

Vasishta, 140.

Vâta, 143-161, 178.

Vayantî, 102.

Vâyasas, 149.

Vâyu, 143, 161, 178, 179, 180, 242, 305, 306, 307, 321, 322.

Weber Alberto citato, _Dedica_, IV, VI, 24, 129, 134, 135, 136, 224,

246, 264, 324.

Velo d'oro, 98.

Venere, 55, 71, 153, 154, 155, 194, 251, 302.

Vento, 43, 75, 142, 143-164, 170, 178, 188, 194, 198, 242, 270, 280,

305, 306, 307, 317, 323.

Verbo sacro, 132, 133, 219, 224, 256, 271, 275, 317.

Vergine, 144, 145, 148, 153, 179, 180, 246.

Veritâ e menzogna, 256.

Vermiglio, 261.

Vetasa, 291.

Via, 119.

Viaggio funebre delle anime, 49, 50, 240-249, 288.

Vidyâ, 278.

Vidyut, 318, 320.

Vikramana, 303.

Wilson X. citato, 63.

Vimada, pag. 210.

Vino, 176, 177.

Vîra, 150.

Vischer professore citato, 1.

Vish, 166.

Vishnâpû, 212

Vishnupatnî, 302.

Vishnutithi, 301.

Vishnu, 75, 172, 191, 192, 193, 201, 226, 227, 229, 249, 255, 264, 270,

281, 286, 299-312, 313, 314, 317, 318, 319, 320, 321, 322, 324, 330.

Vishta, 310.

Viçpalâ, 211.

Viçpalâvasû, 211.

Viçva, 311, 317, 318.

Viçvadeva, 30, 87, 296.

Viçvadevyavant, 88.

Viçvâdhipa, 324.

Viçvaka, 212.

Viçvakarman, 88, 272.

Viçvarûpa, 117, 166, 167, 175, 176, 177, 178, 251, 272.

Viçvâvasû, 137.

Viçvaveda, 87, 254.

Vita (Amor della), 244, 247.

Vita: sua unità fondamentale, _Dedica_, VII.

Vivasvant, 49, 76, 89, 148, 149, 157, 162, 169, 170, 179, 180, 234.

Volpe mitica, 96.

Voltaire citato, 1, 4.

Vr'ishabha, 227.

Vr'itra, 122, 152, 175, 176, 191, 192, 193, 197, 200, 201, 202,

250-269, 303, 307.

Vulcano, 70, 164-183; vulcanalia, 164, 316.

Y

Yaksha, 265.

Yama, 49, 78, 79, 80, 90, 105, 148, 149, 150, 157, 164, 180, 191,

233-249, 270, 229, 299, 315, 317, 324.

Yamau, 235.

Yamî, 236-239, 242.

Yâtavas, 290.

Yâtudhâna, pag. 266.

Yima, 80.

Yoni, 47, 67, 172.

Yuvana, 209.

Z

Zeus e Dyaus, 37, 152, 155, 159, 197. Zoppo, 165; zoppo e cieco, 212,

213, 215.

INDICE DELLE LETTURE.

DEDICA Pag. I

INTRODUZIONE 1

Lettura I. Il Dio e gli Dei 21

» II. Il Cielo 37

» III. L'Aurora 55

» IV. Il Sole 73

» V. La Luna 93

» VI. Il Fuoco 109

» VII. L'Acqua 125

» VIII. Il Vento 143

» IX. Tvashtar il fabbro degli Dei 161

» X. Indra 183

» XI. Gli Açvin 205

» XII. Il Dio Yama 233

» XIII. I Demonii 249

» XIV. Prag'âpati e Purusha 269

» XV. Brahman, Skambha, Br'ihaspati e

Brahmanaspati 285

» XVI. Vishnu 299

» XVII. Rudra-Çiva 313

» XVIII. Conclusione 327

Indice alfabetico de' Nomi e delle Cose 337

NOTE:

[1] Cfr. nel Dizionario petropolitano le voci: _açan, açani, açva_.

[2] Veggasi, tra gli altri scritti sull'argomento, l'erudito lavoro

pubblicato dal prof. Weber nella sua preziosa raccolta degli _Indische

Studien_, sotto il titolo: _Zur Kenntniss des vedischen Opferrituals_.

[3] Cfr. intorno al valore del cielo medio la discussione sul nome

d'_Indra_, nella decima lettura di questo volume.

[4] Uno de' suoi nomi è pure _go_ (= _gam_, propriamente _l'andante,

la larga, la vasta_), a proposito del quale gioverà allo studioso

conoscere il seguente riscontro del Muir, _Sanskrit Texts_, V, pag.

33-34: «The word _Prithivî_, which in most parts of the Rig-Veda is

used for Earth, has no connection with any Greek word of the same

meaning. It seems however originally to have been merely an epithet,

meaning _broad_; and may have supplanted the older word _gau_ which

(with _gmâ_ and _g'mâ_) stands at the head of the earliest Indian

vocabulary, the Nighantu, as one of the synonyms of _Prithivî_ (earth)

and which closely resembles the Greek Γαῐα or Γἤ. In this way, Gaur

Mâtar may possibly have once corresponded to the Γἤ μήτηρ or Δημήτηρ of

the Greeks.» Ma qui si deve ancora aggiungere come la vedica go è molto

più spesso rappresentata in cielo che in terra.

[5] Cfr. _The hymns of the Gaupâyanâs and the legend of King Asamâti_

by prof. Max Müller. Il Müller tuttavia traduce egli pure: «Thy soul

which went far away to heaven and to the earth, we turn it back, here

to dwell and to live.»

[6] Il prof. Max Müller: «to the onward rays.»

[7] Cfr. il primo volume, 1º e 2º cap. della mia _Mitologia zoologica_

(London, Trübner, 1872, ediz. originale; Leipzig, Grünow, 1873,

traduzione tedesca del signor Hartmann; Paris, Durand Pedone Lauriel,

1874, traduzione francese del signor Regnaud, con introduzione di Fr.

Baudry).

[8] Mi discosto qui evidentemente da' dotti interpreti miei

predecessori: _Çravasyu_ non può qui valer altro che _desideroso di

scorrere_, ossia _scorrevole_, o _scorrente_, _corrente_, _fiume_;

_come i fiumi si precipitano al mare_ è una similitudine facile ed

ovvia, mentre il tradurre con Sâyana, Wilson, Muir, Benfey «desirous of

wealth, wealth seekers» parmi imbrogliare e forzare alquanto il senso.

[9] Mi discosto qui ancora da tutte le interpretazioni precedenti,

sebbene nessun Dizionario ci offra la voce _dhâ_ come appellativo di

_vacca_, ma il senso di _succhiare_ che hanno le radici vediche dhâ,

dhe (onde le parole _dhena_ acqua da bere, e _dhenu_ vacca da mungere),

l'analogia della similitudine che si trova nel passo citato dall'inno

92º, e lo sforzo che bisogna fare per ammettere che in quella strofa

sia nominato un sapiente di nome Nodhas, mi obbligano a sottoporre, con

animo riverente, la mia interpretazione alla critica de' dotti Vedisti.

[10] Anche il vedico _svasarasya putrî_, dell'inno 61º del libro III,

sembra un errore di amanuense, da correggersi in _sûryasya putrî_; come

l'inno 75º del libro VII chiama l'aurora _sûryasya yoshâ_ o _donna del

sole_.

[11] _Sûryasahasranâma_.

[12] Cfr. Muir, _Sanscrit Texts_, vol. V, sect. V.

[13] Per tutti gli altri appellativi di _Pûshan_, confrontisi la citata

opera del Muir, che, nel capitolo relativo a _Pûshan_, ha raccolto

e tradotto tutti i brani notevoli del _Rigveda_ che si riferiscono a

quella divinità solare.

[14] Cfr. IX, 96, 2, dove se non si tratta dei cavalli di _Pûshan_ in

particolare, si parla tuttavia de' cavalli solari.

[15] È da riscontrarsi con questo carattere di _Pûshan_ il nome di

_brâhmanânâm râg'â_, ossia _Re de' preganti_ dato al Dio _Soma_. — Così

Soma guida il viandante nelle strade, come _Pûshan_. Il sole moribondo

e la luna nascente confondono i loro ufficii.

[16] Ho tentato d'illustrare di proposito l'uso dell'Albero di Natale,

con riscontri relativi, in un articolo che s'è pubblicato nella

_Rivista Europea_ del gennaio 1871, pag. 292-300, al quale ardisco

rimandare lo studioso, finchè io non possa porgli sott'occhi completo

il mio _Dizionario comparato di Mitologia botanica_, sopra il quale

intentamente lavoro.

[17] Mi discosto alquanto nell'interpretazione di questo passo vedico,

da quella che ne diede il dotto Muir: «a living being, should spring

out of dry wood.» Il senso di tutta la strofa parmi questo: «tutti gli

Dei si rallegrano dell'opera tua, poichè, o Dio, sei nato vivente dal

legno secco.»

[18] Il prof. G. B. Giuliani mi fa noto che sopra la Montagna pistoiese

suolsi dire che il fuoco nasce dalla punta degli alberi.

[19] Richiamo qui ancora il detto pistoiese, poco innanzi citato,

intorno all'origine del fuoco.

[20] Tali raffronti parranno per ora, talvolta, arditi, poichè non ci

siamo ancora avvezzati a studiare criticamente la mitologia biblica,

come andiamo studiando l'ariana. Ma verrà tempo, io spero, in cui ci

persuaderemo com'anche la Bibbia possa offrire materiali preziosi agli

studii di mitologia comparata. Intanto ci rallegriamo nel vedere come i

bei lavori del Lenormant sopra l'intermedia mitologia assira e caldea

incomincino a diminuire considerevolmente le distanze che separano il

mondo mitico ariano dal mondo mitico de' Semiti.

[21] Cfr. l'importante studio di F. Lenormant sopra la leggenda

babilonese del Diluvio nel II volume della sua opera: _Les premières

civilisations_ (Paris, Maisonneuve, 1874).

[22] Citato dal Muir.

[23] Si potrebbe qui domandare se nella concordia delle cosmogonie

nel far nascere il mondo dalle acque, oltre alle ragioni mitiche

non vi sia pure stata negli antichi una reminiscenza ereditaria del

carattere primitivo della creazione, secondo che le scienze naturali lo

vengono oggi dimostrando, presentandoci la fauna marina come la prima

delle creature animali che apparvero alla vita. Cfr. la bell'opera

del Haeckel, con la prefazione di Charles Martins, nella traduzione

francese, fattane dal dottor Letourneau: _Histoire de la création des

êtres organisés d'après les lois naturelles_ (Paris, Reinwald, 1874).

Quanto alla leggenda del Diluvio, essa è per me semplicemente una

variante cosmogonica dell'uovo uscito dalle acque; invece dell'uovo

di Brahman, ci si presenta Brahman in forma di pesce, che salva, ossia

trae fuori dalle acque. Cfr. la Lettura decima.

[24] _Indische Studien_, XIII, 138, 139, ed il capitolo relativo alla

formica, nella mia _Mitologia zoologica_, edizioni tedesca e francese.

[25] Tradurrei per _lampo_ il _ketus_ (del 3º inno del _Rigveda_), pel

quale _Sarasvatî svolge il gran torrente e illumina tutti_. Essa è pure

chiamata _pâvîravî kanyâ_, ossia _figlia del fulmine_.

[26] Anch'essa, _Vac'_ (la parola sacra), fu poi come _Sarasvatî_

considerata quale generatrice. È sorprendente l'analogia di questa

concezione vedica brâhmanica con la biblico-evangelica: la Bibbia ci dà

le acque generatrici dello spirito divino; il Vangelo ci presenta come

variante: _In principio erat Verbum_. La _Vac'_ indiana e il _Verbum_

o _Logos_ hanno la stessa funzione e lo stesso carattere di produzione

immediatamente secondaria a quella che si fa per mezzo delle acque.

[27] _Indische Studien_, XIII, 135, 136.

[28] Veggasi nella mia _Mitologia zoologica_ il capitolo consacrato

all'asino _gardabha_; la parola _gardabha_ vale _asino_ e _profumo_,

per l'equivoco avvenuto tra le parole _gandha_ e _gardabha_.

[29] Cfr. Weber, _Indische Studien_, XIII, 133-138.

[30] Cfr. Muir, _Sanskrit Texts_, V, 430.

[31] Presso il primo libro del _Mahâbhârata_ troviamo una _gandharvî_

figlia di Surabhi, ossia _il profumo_ e _madre de' cavalli_. L'_arva_

è il cavallo come _l'andante_. Questa nozione leggendaria si fonda

certamente sopra la etimologia della parola, e conferma intanto

l'etimologia da noi proposta, onde _gandharva_ varrebbe _andante ne'

profumi_, come l'_apsarâ_ sua sposa vale _l'andante nelle acque_.

[32] Anno 1858.

[33] Cigni che diventano fanciulle, e fanciulle che diventano cigni

troviamo spesso nelle novelline popolari: cfr. la mia _Mitologia

zoologica_.

[34] _Sanskrit Text_, V, 403-406.

[35] Così, alla radice _var_, «coprire, impedire,» corrisponde con

lo stesso duplice valore una radice sanscrita _dvar_: cfr. il latino

_in-duere_.

[36] Cfr. Weber, _Indische Studien_, V.

[37] Cfr. Martigny, _Dictionnaire des antiquités chrétiennes_, sotto

l'articolo _Joseph_: «Il est d'un âge mûr, tantôt chauve, tantôt la

tête couverte d'une épaisse chevelure; il est ordinairement vêtu de

la tunique et de _pallium_; mais s'il est figuré avec quelqu'un des

attributs de sa profession, qui, selon l'opinion commune, était celle

de charpentier, par exemple, avec la scie, comme dans un diptyque de la

Cathédrale de Milan, ou avec la hache, comme sur le sarcophage de Saint

Celse de la même ville, alors il porte le costume des travailleurs,

cheveux courts, tunique à une seule manche.»

[38] Così il creduto sciocco nelle novelline popolari, non veduto dal

padre e dalla madre, discende nella cantina per berne il vino, e fa

scorrere invece il vino per tutta la cantina, onde, tornando la madre a

casa, si sdegna.

[39] Ho già riscontrato, nella mia _Mitologia zoologica_, la leggenda

indiana di Trita chiuso nel pozzo da' suoi due fratelli Ekata e Dvita,

con le novelline numerose, ove il giovine fratello che ha compiuto un

atto eroico, discendendo nel pozzo, ov'è il drago, viene chiuso nel

pozzo dai fratelli invidiosi.

[40] Cfr. quello che s'è osservato nella seconda Lettura, pag. 40,

intorno al Dio Parganya.

[41] Cfr. la citata preziosa opera del Muir, ove il paragrafo riferente

i passi vedici risguardanti Indra si può quasi considerare completo, ed

è, in ogni modo, ricchissimo.

[42] Sulla leggenda di Prometeo (dal vedico _Pramantha_ illustrato

dal Kuhn e dal Baudry, al dramma di Eschilo, al poema di Lucrezio, al

poema drammatico di Shelley) il professor Trezza faceva nella sera

del 19 marzo 1874 una splendida ed eloquente conferenza nel Circolo

Filologico di Firenze. Colgo pure l'occasione per raccomandare la

lettura di due bei capitoli intitolati _La critica della Natura_ ed

_I miti_, nell'opera recentissima dello stesso critico, intitolata _La

Critica moderna_, ove si riassumono, in una forma, spesso, luminosa e

scultoria, i principali veri scoperti dai moderni mitologi.

[43] Nel mio Saggio intitolato: _La vita ed i miracoli del Dio Indra

nel_ RIGVEDA. Firenze, 1866.

[44] Così _indrya_ «il senso intimo» spiegherei ancora per _antarya_

(od _antariya_), che vale, per l'appunto, _intimo, interno_. Una

leggenda cosmogonica del _Çatapatha Brâhmana_ sembra conservare alcuna

reminiscenza della etimologia che io propongo per la parola _Indra_

(da _Andra, Antara_), quando ci dice: l'alito nel mezzo è _Indra_; egli

per la sua forza _indrijaca_ (o mediana) produce nel mezzo gli spiriti

(le anime interiori, gli spiriti mediani, i sensi): _Sayo 'yan madhye

pranah esha evêndrah tân esha prânân madhyatah indriyena indha_.

[45] Cfr. la prima Lettura, pag. 31.

[46] Cfr. il mio libretto: _La vita ed i miracoli del Dio Indra nel_

RIGVEDA. Firenze, 1866.

[47] Pubblicato nello scorso anno dal dotto bibliotecario Ceriani, coi

relativi antichi disegni.

[48] Scompongo: non _upa mâ matir_, ma _upa mâ (a)matir_. _Indu_ che

scorre verso _Indra_, abbiamo nel noto inno degli amori di Indra ed

Apatâ; così più sotto leggo: _hridâ (a)matim_ e non _hridâ matim_.

[49] Fin dall'anno 1867, ne' miei studii _Sulle Fonti vediche

dell'Epopea_ e _Sull'Epopea indiana_ ho tentato dimostrare, con gli

esempi indiani, come le origini dell'epopea siano da ricercarsi nel

cielo mitico.

[50] Cfr. il bel Saggio di Michele Bréal: _Sul mito di Ercole e Caco_.

[51] Cfr. il secondo capitolo del primo libro della mia _Zoological

Mythology_.

[52] Interpreto qui evidentemente il fine del disputato passo

di Yâska, in modo diverso da quello seguìto dagli altri dotti

interpreti miei predecessori. Il passo di Yâska suona così: _Tayoh

kâlah ûrdhvarâtrât prakâçibhâvasya anavisht'ambham anu; tamobhâgo hi

madhyamo g'yotirbhâgah âdityah; tayoh kâlah sûryodayaparyantah_. — Il

Muir interpreta: «Their time is subsequent to midnight, whilst the

manifestation of light is delayed (and ends with the rising of the

sun). The dark portion (of this time) denotes the intermediate (god

Indra?), the light portion Aditya (the Sun).» — E il prof. Goldstucker:

«Their time is after the (latter) half of the night when the (space's)

becoming light is resisted (by darkness); for the middlemost Açvin

(between darkness and light) shares in darkness, whilst (the other) who

is of a solar nature (_âditya_) shares in light.»

[53] Ricuso evidentemente la sforzata interpretazione di Sâyana citata

dal _Dizionario Petropolitano_.

[54] Qui ancora mi allontano dall'interpretazione del _Dizionario

Petropolitano_, per attenermi strettamente all'etimologia e

all'analogia che vi dev'essere fra il moncherino e la mano d'oro;

mentre non parmi naturale e logico che gli Açvin avessero a dare un

figlio _dalle mani d'oro_ ad una moglie, il cui marito è un eunuco

impotente.

[55] Cfr. Muir, _Sanskrit Texts_, IV e V vol.

[56] Deposto nel ricchissimo suo lavoro, intitolato: _Les premières

civilisations_, études d'histoire et d'archéologie, par François

Lenormant, II vol. Paris, Maisonneuve, 1874. — Cfr. ancora dello stesso

Autore _La Magie chez les Chaldéens et les origines accadiennes_:

Paris, Maisonneuve, 1874, ove, ragionandosi ampiamente del Dio _Ea_

accadico e del Dio _Nuah_ caldeo-babilonese, si descrive l'acqua come

fonte di tutta la generazione.

[57] Cfr. la mia _Zoological Mythology_.

[58] Nel secondo libro della _Vita di Mosè_.

[59] «Delphinis tam acutus est visus, ut piscem etiam in caverna

abditum cernant: _Oppian_. tanta celeritas ut plenam velo ventisque

secundis iniectam navim, velocitate ab iis victam, _Bellonii_ dederit

observatio. Causam quidam in pinnas conjiciunt in pondus corporum

nonnulli. Membrana inter cornua extensa velorum loco uti, Clariss.

Baudartius existimat.» Joh. Johnstoni, _Thaumatographia naturalis_.

Amstelodami, 1660, pag. 442.

[60] Cfr. intorno al mito del cervo la mia _Zoological mythology_.

London, Trübner, 1872.

[61] _Tugra_ è il nome di un demonio vedico combattuto da Indra; il

padre Tugra precipita il figlio Bhug'yu nelle acque, e gli Açvin lo

salvano. Nelle novelline russe il mostro-serpente piglia talora il nome

di _Tugarin_. Non mi sembra improbabile che i due nomi, come le due

figure mitiche, si corrispondano. — Nel trattato De Magia di Francesco

Torreblanca da Cordova, Lione, 1678, pag. 341, leggo: «Legimus piscis

hepar super prunas assum fugasse Asmodaeum, qui septem viros, Sarrae

necarat, Tob. c. 6: _Cordis eius particulam si super carbones imponas,

fumus eius extricat omne genus daemoniorum_.» Cristo, come _piscis

assus_, fa lo stesso miracolo, ossia fuga il demonio, ossia fa il

miracolo che il sole rinnova ogni mattina ed ogni primavera.

[62] _Zoological Mythology_. London, Trübner, 1872.

[63] Dubito che il latino _Fidius_, figlio di Giove, sia pure da

richiamarsi qui etimologicamente. Varrone, presso Nonio, ci dice:

«Domi ritus nostri, qui per Deum Fidium iurare vult prodire solet in

compluvium.» _Bhug'yu_ appare una forma equivalente di _bhag'ya_; Bhaga

è il sole.

Cfr. il capitolo sopra i pesci nella mia _Zoological Mythology._

[64] Il Goethe espresse la credenza ionica e socratica in una

bella strofa che l'Aufrecht ed il Muir hanno raccolta dalla sua

_Farbenlehre_:

«Wär' nicht das Auge sonnenhaft,

Wie könnten wir das Licht erblicken?

Lebt'nicht in uns des Gottes eigne Kraft

Wie könnt' uns Göttliches entzücken?»

[65] Così nell'inno 68º del IX libro del _Rigveda_ è detto che i

_Pitaras_ hanno adornato il cielo di stelle (_nakshatrebhih pitaro dyâm

apin'çan_).

[66] Perciò dicevasi già sul fine del periodo vedico che _ogni uomo

nasce in quel mondo ch'egli stesso s'è fatto_: cfr. Muir, op. cit.,

pag. 317, in nota.

[67] Per le credenze popolari germaniche sopra le ossa, veggasi nel

primo volume dell'opera di Rochholtz: _Deutscher Glaube und Brauch

im Spiegel der heidnischen Vorzeit_ (Berlin, 1867), l'intero libro

consacrato al _Knochencultus_ (pag. 217-297).

[68] Secondo il _Nirukta_ seguìto dal Benfey e dal Muir, _bakura_

sarebbe _il fulmine_; il _Dizionario Petropolitano_ riconoscerebbe

piuttosto nel _bakura_ uno strumento da fiato guerresco.

[69] Secondo una variante leggendaria dello stesso Veda, Indra, in

forma di sciacallo, ottiene dagli Asuri tanta terra quanta ne può

misurare con tre passi. Indra, anticipando il miracolo del nano gigante

Vishnu, con soli tre piedi misura tutta la terra.

[70] Cfr. Muir, _Original Sanskrit Texts_, vol. IV. London, 1873, pag.

59 e seg.

[71] Il Muir e il _Dizionario Petropolitano_ spiegano _ûshas_ per

_saline earth, salzige erde_, interpretazione, che in questo passo mi

parrebbe meno conveniente; l'aurora ricca e datrice di ricchezza è una

nozione vedica famigliare, mentre la terra salina indica piuttosto un

luogo sterile; quando non voglia intendersi nella terra salina un luogo

che brilla, un monte che s'accresce, ma che poi non riesce in alcuna

maniera fecondo.

[72] «Per un punto Martin perdette l'Asino.» Veggasi sul carattere

demoniaco dell'Asino mitico il capitolo relativo nella mia _Mitologia

zoologica_.

[73] Cfr. in proposito la _Storia dell'antica letteratura indiana_ del

prof. Max Müller, ove, per la prima volta, s'io non erro, fu osservato

lo strano equivoco.

[74] Pel cielo Dyu creatore o _Prag'âpati_ potremmo ripetere la

stessa osservazione che abbiamo già fatta pel sole _Prag'âpati_;

nell'antico periodo vedico il _Prag'âpati_ era l'attributo di un essere

intieramente fisico; col tempo, la persona fisica primitiva scomparve,

l'antico attributo divenne un'astrazione, un Dio universale, al quale

poi s'immagina pure una nuova persona mostruosa corrispondente. E in

tal modo sono nati tutti i Padri Eterni.

[75] Anche _Prag'âpati_ è detto nell'XI libro dell'_Atharvaveda_ essere

stato generato dal _Brahmac'ârin_ o penitente dedito alla preghiera.

L'intiero inno si trova tradotto nel V volume dei _Sanskrit Texts_ del

Muir.

[76] Cfr. Weber, _Indische Studien_, IX, 477, e Muir, _Sanskrit Texts_,

V, 392.

[77] _Ag'am_: in un altro passo del _Çatapatha Brâhmana, Prag'âpati_

crea dalla sua bocca non _Ag'a_, «la capra,» ma _Agni_, «il fuoco.»

[78] Cfr. la leggenda riferita nel capitolo precedente intorno alla

verità e alla menzogna degli Dei e de' Demonii.

[79] _Guhya_ è chiamato _Prag'âpati_, in un inno dell'_Atharvaveda_,

ove sembra celebrarsi pel suo merito d'avere conosciuto, ossia trovato

(_veda_) l'uovo cosmico che errava nelle acque, e dal quale, secondo

un'altra abbastanza frequente nozione, egli stesso sarebbe uscito.

[80] Tutte le altre questioni sono secondarie: per esempio, quella di

sapere se _Prag'âpati_ abbia creato l'uovo, o viceversa; ossia chi sia

venuto prima, l'uovo o la gallina. Chi desideri trovarsi pienamente

istrutto su questo argomento, ricorra al quarto volume dei _Sanskrit

Texts_ del Muir, che fornisce tutta la serie delle relative leggende

cosmogoniche vedico-brâhmaniche.

[81] Nelle edizioni francese e tedesca di quest'opera, per un

lieve e facilissimo equivoco d'interpretazione della voce ambigua

inglese _turtle_ (che significa _tortora_ e _testuggine_), presso

l'Introduzione, i due egregi traduttori s'accordarono a tradurre per

_tortora_, mentre invece vi si tratta della _tortoise_ o _testuggine_.

Colgo quest'occasione per rettificare questo curioso e naturalissimo

sbaglio occorso in traduzioni che si raccomandano, del resto, entrambe

per fedeltà ed eleganza.

Letture sopra la mitologia vedica · 第 25 / 26 段