Al sommo Jarba—gloria ed onore...
Quanta ricchezza! quanto splendore!
Miglior marito—bella Didone,
Prence più nobile—di lui non v’ha.
Ah! se tu perdi quest’occasione...
La truppa e il popolo—insorgerà.
DID. _(ad Enea, dopo aver rivolto a Jarba un freddo saluto)_ Tu dicevi
dunque... voi dicevate... mio nobile degli Anchisi... Voi dicevate
che i perfidi Greci, dopo aver introdotto nella città un colossale
cavallo...
ENEA. Attendevano, rinchiusi nella enorme ventraia, di dar esecuzione
col favor delle tenebre al loro iniquo disegno. Infatti, non appena i
Troiani si furono ritirati nelle loro case per riposarsi dalle fatiche
del giorno; quando la notte ebbe steso sui palazzi superbi e sugli
umili tugurii il suo nero mantello, quegli infami sbucarono tacitamente
dal nascondiglio, e spargendosi nelle vie, appiccarono il fuoco, senza
che alcuno s’avvedesse, ai principali stabilimenti della città...
JARBA _(ridendo forte)_. Ah! Ah!... Mi affér letto questa istoria...
Ah! Ah!...
ENEA _(volgendosi bruscamente a Jarba)_. Chi ardisce ridere quando
io favello?... ah... siete voi... Maestà!... Perdonate alla mia
franchezza; ma mi pare che, malgrado l’origine principesca dei vostri
natali, malgrado il titolo di Imperatore che portate, non so quanto
legittimamente, dovreste aver letto nel Galateo che l’interrompere chi
parla, e ciò ch’è peggio, ridere sguaiatamente per un serio racconto, è
atto villano, scortese e temerario.
JARBA _(ridendo a crepapelle)_. Ah! ah! Ti foler mi star serio!... E ti
mi foler far cretere che ti notte troiana non fedér fuoco?...