ENEA. Didone... bella Didone... Se i miei occhi non mi hanno
ingannato... io vi ho veduta baciare con trasporto quel biglietto...
DID. _(severamente)_ E oseresti... supporre!... _(da sè)_ Venere
santa... gli ho dato del tu senza avvedermene.... Ed ora come si
rimedia?
ENEA _(stringendo i piedi di Didone che vorrebbe alzarsi e obbligandola
a trattenersi sul trono)_ Oramai la parola ti è sfuggita. Io ho
sentito dalle tue belle labbra scoccare quel _tu_, che simile al
turacciolo progettato da una bottiglia di birra, rappresenta la
fermentazione irrepressibile di un cuore innamorato...
VOCI _(più vicine)_ Viva Jarba imperator!
DID. Enea: vuoi tu lasciar in pace i miei stivaletti?... Non odi quelle
vOci... il fragor di quelle trombe?...
ENEA. No, non ti lascio... Esalerò la mia anima su questi odorosi
sandalettì di bulgaro, a meno che io non ti oda proferire quella
desiderata parola...
VOCI _(più vicine)_. La sua barba fa terror!
DID. _(colla più viva agitazione)_ Alzati... Ebbene: sì,
scellerato—sì, troiano birbone—io ti amo... io ti adoro... Ma ora,
come faremo noi a disfarci di questo stupido e prepotente signore dei
Mori che ha giurato, o viva o morta, di possedermi?
ENEA. Amore ci darà le armi per combatterlo... Noi... lo ammazzeremo...
DID. Ammazzarlo! quale imprudenza!... No... Enea.... io non permetterò
giammai che dentro la mia reggia venga sparso del sangue.
ENEA. E credi tu, regina, che per ammazzare un uomo, sia proprio
necessario di ricorrere al salasso? Lasciami fare, Didone.... Avvi
un’ arma invisibile ad occhio nudo ma più potente delle catapulte e
delle freccie avvelenate.... Un’arma.... che serve? Quando io l’avrò
nominata, non tarderai un istante a comprendere ciò che essa possa
operare di micidiale, senza lasciare veruna traccia. Tu hai già capito,
o regina, che l’arma cui voglio alludere, è quella del ridicolo. Sei tu
disposta ad assecondarmi?