TUTTI. Enea ci guiderà...
Che tarda Enea? che fa?
All’inferno
Vada Enea!
Di governo
Non ha idea...
Chi al suo popol—non sa dar
Da mangiar,
Non è degno di regnar!
Lo vogliamo lapidar,
Appiccar
Scorticar...
Poi gettarlo in fondo al mar.
ENEA _(avanzandosi)_. Questa è la reggia... sì!
CORO. Viva Enea!
Viva il forte!
ALTRI. All’inferno!
Morte! morte!
Chi al suo popol—non sa dar
Da mangiar,
Non è degno di regnar!
I. S’egli al popol saprà dar
Da mangiar,
Sarà degno di regnar!
EN. _(con sdegno represso)_. Da bravi! cominciamo a gridare!... a far
dello strepito!... E così ci piglieranno per altrettanti scalzacani,
e ci metteranno alla porta senza offrirci un gocciolo. Voi non avete
ombra di criterio, e meritereste che io... Ma no, non voglio andar in
collera. Via! Siate buoni figliuoli.... Dal vostro modo di contenervi
dipende la vostra fortuna. Noi siamo giunti in una delle più floride
città dell’Africa, dove abbonda ogni ben di Dio. Noi abbiamo già avuto,
al nostro arrivo, le più simpatiche accoglienze dalle popolazioni e
sopratutto dalle signore. Dobbiamo ora presentarci alla più bella,
alla più illustre, alla più generosa regina del mondo.... Profittiamo
dunque del buon vento.... Eleviamoci all’altezza della situazione....
e cerchiamo, coi nostri modi tili, col nostro linguaggio insinuante,
di tirarne il miglior partito. Siamo emigrati, raminghi, senza
patria, senza tetto, senza quattrini. Dunque, bando all’orgoglio.
Colla modestia, colle belle maniere noi riusciremo a conciliarci
la benevolenza dell’augusta sovrana, e degli alti dignitari che la
circondano... Se saprete fare, se avrete solamente il talento di
secondarmi, vi prometto dei lauti pranzi e delle cene migliori. La
regina vorrà sapere dei nostri casi, delle nostre vicende... Lasciate
a me la cura di parlare per tutti... Voi altri fate bene attenzione a
quanto andrò dicendo; scolpitevi bene in mente le mie parole, acciò
non vi sia pericolo di contraddirci a vicenda, Si sa bene—trattandosi
di dover commuovere, di dover suscitare dell’interesse, non sarà male
ch’io esageri un poco il colorito...
ACATE _(ai compagni)_. Avete ben inteso ciò che ha detto il pio
Enea?—Per fare della impressione... bisogna spararle grosse... e voi
altri... dovete...
EN. Dice benissimo il fido Acate—spararle grosse... Concordia e
prudendenza: ecco il nostro programma... Non dimentichiamo giammai
l’alta missione che ci imposero gli Dei immortali. Non siamo emigrati
per nostro spasso, per condurre una vita da scioperati. I fati hanno
prescritto un altissimo scopo alle nostre peregrinazioni... Noi
dobbiamo fondare l’Italia...
CORO. Viva l’Italia unita,
Con Roma capitale!
Vogliam la stampa libera...
La guardia nazionale...
Vogliamo la Repubblica...
Vogliam la Monarchia...
Evviva l’anarchia...!
Viva Meronte Re!
_(Meronte ringrazia e sale sopra una sedia per parlare)_.
CORO. Morte a Meronte!
Abbasso! via!
Morte al Ministro
Di polizia!
_(Meronte abbandona il posto, e Clissandro sale)_.
CORO. Morte a Clissandro,
Che ha decretato
La tassa orribile
Sul macinato!
_(Clissandro abbandona il posto)_.
CORO. Acate muoia
Per man del boia!
Acate è un asino
S’ha da impiccar!
Abbasso tutti!
A tutti morte!
Vogliam l’Italia
Unita e forte,
L’Italia libera
Dall’Alpi al mar.
_(Enea monta sopra uno sgabello per imporre silenzio)_.
EN. Queste grida di entusiasmo, per le quali si manifesta così
eloquentemente la concordia dei vostri principii, mi commuovono ad un
tempo e mi rassicurano. Quando un popolo... Che dico?... quando una
grande e forte nazione dimostra, come voi avete dimostrato in questo
momento, di avere una volontà sola, di mirare ad un solo scopo; questo
popolo, questa nazione non hanno più nulla a temere da nemici esteri ed
interni.
VOCI. Viva la Repubblica!
ALTRI. Viva la democrazia!
ALTRI. Abbasso i tiranni del popolo!
EN. (_discende dallo sgabello e parla ad Acate sotto voce_). Tangheri!
discutono la forma di governo, e l’Italia finora non esiste che
nella loro immaginazione! Il mio buon popolo ha fame... Queste grida
sovversive non possono provenire da altra cagione... Lo crederesti,
fedelissimo Acate? In questo momento anch’io sarei disposto a cedere la
mia corona per un buon pollo arrostito... (_a voce più alta_). Prendi
questa chiave, fedelissimo Acate. Là fuori, nella mia valigia, troverai
una scatola di legno intarsiato che racchiude del cioccolatte di prima
qualità.... Distribuirai una tavoletta a ciascuno...
AC. Ma!...
EN. Che?... (_rinforzando la voce_) Vorresti forse vietarmi?...
AC. Io non dico...
EN. (_ancora più forte_). Respingo ogni consiglio di economia quando si
tratta di soddisfare ai legittimi voti del mio buon popolo...
VOCI. Abbasso il ministro delle finanze! Viva Enea... e la monarchia
assoluta!
AC. Io mi affretto ad obbedirvi, piissimo Enea. (Il birbone mi giuocò
un brutto tiro, ma a suo tempo prenderò la rivincita).
EN. (_volgendosi a Meronte, e parlando a voce alta in modo che tutti
abbiano ad udirlo_). Credete voi che esistano nel nostro regno dei
cittadini illustri e benemeriti, i quali non siano per anco insigniti
dell’ordine mauriziano?
MER. Io credo che, ad eccezione di due o tre ciabattini, di due o tre
brumisti ed altri pochi di condizione meno elevata, tutti gli altri
furono già decorati.
EN. (_da sè_). (Non mi fa stupore che qualcuno abbia gridato: viva
le Repubblica!) Onorevole Meronte! Prima di sera mi darete i nomi
di questi pochi illustri, troppo ingiustamente obliati dal nostro
governo. Tutti quanti siamo figli di una istessa patria—esuli tutti
sovra terra straniera, abbiamo patito comuni sventure, abbiamo diviso
tutti i pericoli e tutte le vittorie. È tempo che i privilegi sieno
aboliti, che cessino le distinzioni di casta... Per ottenere la
perfetta uguaglianza, oggimai io non vedo altro mezzo fuor quello
di generalizzare il cavalierato, accordando la croce di San Maurizio
a quanti la desiderano. (_Enea sospende il suo discorso, oltremodo
sorpreso che nessuna voce si levi ad applaudirlo; ma la sua meraviglia
si accresce in vedere che tutti i suoi Troiani, compresi i due
ministri Ippanto e Clissandro, sono usciti dalla sala_). Che vuol dire
questa novità?...Meronte... Presto! correte!... (_Meronte esce_).
Ah! mi sembra di indovinare... Qualche disordine a proposito del
cioccolatte... Decisamente il mio buon popolo ha fame... (_Meronte,
Ippanto, Clissandro, Acate rientrano in scena sgomentati_).
AC. (_ad Enea_). Se Vostra Maestà non provvede tosto...
MER. Se si tarda un quarto d’ora...
IPP. So non vi affrettate a soddisfare i legittimi desiderii del
popolo...
CLIS. Insomma... se non si pensa a procacciare delle vettovaglie...
EN. Ma dunque... il cioccolatte?...
AC. Vi si gettarono come tanti canonici affamati... e pare che la fame
generale, invece di spegnersi...
CLIS. Sentite quali grida!
EN. Io non sento nulla!...
VOCI. Al saccheggio! al saccheggio!
CLIS. Li avete intesi adesso?...
EN. Sì... qualche cosa mi sembra di aver inteso... Basta!... cerchiamo
se è ancora possibile... (_squillo di trombe interne_). Che vorrà dire
questo suono?... Forse la regina col suo corteggio.... Presto! adunate
la mia gente... Promettete che fra due minuti verrà loro servita
una splendida colazione. (_Meronte, Clissandro, Ippanto conducono i
Troiani.—La porta laterale, che mette agli appartamenti della regina,
si apre_).