_Scritto lontano, con poesia. 1914–1915._
[Illustrazione: DECORAZIONE]
[Illustrazione: DECORAZIONE]
«....dove, negli uragani di sole, con lʼiracondo nomade vento il
sepolcro cammina...»
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Bluette, il sole che dormiva neʼ tuoi capelli biondi, ora si è
spento. I leggeri fiordalisi che inazzurravano i tuoi profondi occhi
dʼinnamorata, ora son caduti e son dispersi nel lontano crepuscolo di
quel sole.
Tu, che fosti la musica nella mia vita,—e per lunghi anni la musica
dʼamore nella mia vita,—Bluette, mia primavera dʼuna volta, Bluette,
fiore del mio giardino, meravigliosamente ora te ne vai per la Città
Stupenda, e vai senza guardare la gente, immobile tu pure, definitiva
tu pure, come quei Nomadi che non hanno più strada.
Laggiù dormirai, nel profumo deʼ tuoi morti capelli biondi, vicino al
rumore del fiume che avviluppa la Basilica di Francia, laggiù, nel
piccolo cimitero parigino, al limitare della Città Stupenda, su cui
veglia, con la sua cupola dʼoro, il Duomo degli Invalidi.
* * * * *
Sei stata la più limpida creatura che mai vidi con i miei occhi di
nomade, sei stata—comʼè la rosa—ciò che nel mondo ha nome poesia; ti ho
portata come un fiore di semplicità, presso e lontano, fino al grande
colore dellʼantipodo, nella mia vita camminante.
Le strade vanno; sono il pendìo del sepolcro, il colore dellʼanima che
si allontana, la tappa dʼun ideale che non cʼè... Le strade sono la
polvere del Tempo:—nientʼaltro. La polvere di una distanza che non è
mai cominciata, che non finirà mai...
Nientʼaltro.
* * * * *
Così, Bluette, nel mio sogno, tu eri anche la strada.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Ora il tuo feretro se ne va per i quadrivi della Città Stupenda, e
muore un giorno di primavera su questa Basilica eterna della sovranità
mediterranea.
Tu passi, e non sei che un limpido fiore del mio giardino; tu passi e
non sei che la danzatrice per sempre addormentata nel rumore di Parigi
la Babelica.
Il violino dello zingaro Limka, piangendo, con sommesse musiche, ti
accompagna fino al cimitero.
È un sereno giorno di primavera, e la Città che ti diede la gloria, in
silenzio ti guarda passare.
Oggi la Grande Rouquine, donna che aveva un passato, per seguirti fino
a Boulogne si è messa un abito nero.
Boblikoff discorre piano con lʼefebo Jean Kiki.
Oh, il bel colore che mandano, in questa luce piena di natività, le
grondaie di Parigi!...
La povera Linette, cameriera dalle calze di voilé, ha la faccia tutta
logora di pianto; è stanca, e se ne va piano piano, dando il braccio al
vecchio amministratore, M.ͬ Bollot.
Dʼimprovviso attraversa il cielo un gran profumo di alberi che si
mettono in fiore. È il mese dei tigli; lʼaria crepuscolare si gonfia di
profumate vampe.
Jack ti guarda con i suoi chiari occhi pieni di Atlantico.
E Sanderini dice a Fred Chinchilla:—«Ah, ʼl beau truc! Voilà ʼl moulin
à café edʼ Pathé Frères!... Encore du cinéma... Ça biche! Sʼ pas,
Fred?... Mais, si cʼest pour un film, jʼai bien ʼl titre:—«Les bleuets
de Biribi.» Moi, comme bleuets, jʼ préfère ceux dʼ la Banque edʼ
France!... Sʼ pas, Fred?... Pis, vous allez voir: y aura sûr queʼque
rousto edʼ journalisse, qui, dans son paquelard à chantage, mʼ foutra
sur ʼl dos ʼl meurtre edʼ la divine Bluette...»
Ed ancora, tra questa lenta folla che ti accompagna verso il cimitero,
mi sembra quasi di riconoscere alcuna fra le sorelle tue più distanti.
Al pari della Grande Rouquine, anchʼesse portano lʼabito nero, e
tacendo aprono su te quegli occhi senza tramonto che hanno le vere
innamorate.
Vólgiti e guarda, Bluette:—In questo giorno di primavera cammina dietro
le tue belle ghirlande il sottile fruscìo pieno di grazia della
sottana di Manon Lescaut...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Non questa era, Bluette, lʼora calma e serena per disciogliere il tuo
mazzo di fiordalisi nella primavera della Città Stupenda.
Ora la gente si ferma sui crocicchi, e poi dice:
«Un nome: nientʼaltro che un nome: anzi un piccolo fiore da mettere sui
capelli di paglia, nei mesi dʼestate.»
Ma tu eri nata, e già tu eri, prima che gli Ulani del Vandalo
giungessero a bivaccare con turpitudine su lʼorlo della foresta di
Compiègne.
Questa Città così vasta e così multanime, che sapeva essere anche
il teatro della tua meravigliosa nudità, oggi è piena di un santo
silenzio; i suoi teatri sono chiusi, come chiusa è per sempre la danza
nelle tue caviglie, Bluette.
Oggi, nelle vie di Parigi, solitario ed umile passa il tuo funerale.
Tu, che rappresentavi nella Città Dionisiaca il suo divino e glorioso
piacere, oggi sei ferma, e giaci, e puoi traversare la Metropoli che
ti regalò tanta fiamma, perchè hai portato nellʼanima lʼamore di Maria
Maddalena.
Sei nata come un fiore selvatico nella dolcissima valle del Po; hai
traversato le bufere di sole che incendiano il terribile Gharb; hai
danzato, sovra un tappeto rosso come il Guébli, la danza del tuo cuore
morto...
Che lunga lunga strada... che infinita malinconia,...
* * * * *
Oggi cantano le belle mitragliatrici.
* * * * *
Hai cadenzato la musica di due loquele nel profumo deʼ tuoi fiordalisi;
hai saputo confondere il sogno nellʼarmonia deʼ tuoi movimenti, come il
poeta imprigiona la bellezza nelle musiche della eterna Poesia.
* * * * *
Oggi cantano le belle mitragliatrici.
* * * * *
E Parigi che ha sempre una canzone per la sua camminante bandiera,
Parigi che può sorridere anche nelle ore dʼimmortalità, sʼincurva su
quella che torna dal rosso delirio affricano, e posa la medaglia di
Laire sul feretro azzurro della Transalpina.
* * * * *
Oggi cantano le belle mitragliatrici.
* * * * *
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Bluette, porterai qualche musica nella trincea che non dorme, dal giogo
bianco dello Stelvio allʼonda calma che rispecchia le tragiche finestre
di Miramare.
Vedrai quelli che assaltarono la rupe del Carso formidabile; quelli
che, guadato il fiume, terribilmente vissero nellʼinferno di Doberdò.
Vedrai quelli che salivano, di notte, senza luna, in gran silenzio, per
scolpire nel granito inaccessibile la storia degli Alpini di Monte Nero.
Forse nei bivacchi di linea, su la piegata erba dei nomadi
accampamenti, la notte, al lume delle torce, scioglierai, danzatrice,
la tua meravigliosa treccia bionda. Porterai, dʼinverno, su la neve
dellʼAltissimo, lʼazzurro profumo che trabocca daʼ tuoi semplici
fiordalisi...
* * * * *
E ti sia perdonato, fra tanta guerra, quel tenue rumore di sciarpe che
produce la tua lievità.
* * * * *
Questo è ancora ciò che rimane per ultima cosa negli occhi dellʼuomo
che non torna: la trasparenza dʼun velo sul colore indimenticabile
dʼuna treccia, gli occhi di unʼamante lontana, che innamorata si
addormenta nella musica di una lontana città...
Questo è ancora ciò che rimane, dietro le finestre chiuse, dopo i
grandi cimiteri: un profumo di grembo femminile che farà continuare la
vita, che piegherà lʼideale dei popoli verso le necessarie cune...
* * * * *
Affinchè possa il mondo ricominciare ad uccidersi.
* * * * *
Oggi cantano le belle mitragliatrici.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
[Illustrazione: DECORAZIONE]
«...dove, negli uragani di sole, con lʼiracondo nomade vento il
sepolcro cammina...»
_Maggio 1916_
G. d. V.