Diana la prese sulle ginocchia e le disse:--Guarda laggiù com'è bello!
Dal Piazzale del Pincio si dominava la città nuotante in un mare di
luce; la cupola di San Pietro spiccava grigia tra i vapori del
tramonto; il sole cinto da nuvole d'oro calava lento su Monte Mario.
Di nuovo Diana fece fermar la carrozza, di nuovo le grandi visioni e i
grandi pensieri si affollarono dinanzi ai suoi occhi e nella sua
mente. Nel suo entusiasmo comunicativo, ella insisteva perchè gli
altri ammirassero almeno la splendida veduta.
--Ma guarda. Bebè... Ma guardi, signora Daria... Anche tu, Irene...
Guarda com'è bello!
La signora Daria assentiva per deferenza, l'Irene per soggezione; ma
per loro era spettacolo assai più piacevole quello delle carrozze che
di corsa lasciavano il Pincio, quali scendendo verso Piazza del
Popolo, quali avviandosi per la Trinità dei Monti.
Bebè seguitava a cercar la regina e ogni momento, o sul serio, o per
celia, credeva d'averla trovata.--_La egina!_
Il sole disparve; le rosee nuvolette si scolorarono come bragie
spente, un brivido passò per l'aria, un tenue sussurro si levò dagli
alberi tentennanti il capo in cenno di saluto, quasi dicessero addio
al giorno che moriva.
--La mantellina di Bebè--gridò Diana scotendosi di soprassalto.--Anche
lei, signora Daria, si copra bene.
--Eh, son già avviluppata nello scialle come una mummia
d'Egitto--replicò la _sofferente_.
--Sono responsabile verso sua sorella e suo cognato--soggiunse Diana.
La signora Daria ebbe un sorriso enigmatico, a significare che non
eran quelli i maggiori pericoli che i suoi cari congiunti volevano
stornare da lei.
--A casa per la più corta--ordinò la Varedo.
Un po' perchè i cavalli erano stanchi, un po' perchè le strade erano
affollate, non si giunse a destinazione che cinque minuti prima delle
sette e mezzo. I Feana avevano anticipato, e la cameriera li aveva
fatti accomodare in salotto; Miss Olivia arrivò subito dopo, seguita a
brevissimo intervallo dal professore e dall'onorevole Zonnini.
--A tavola, a tavola!--disse Alberto a sua moglie.--Zonnini ed io
abbiamo fame.
L'onorevole protestò contro questo abuso del suo nome, e s'affrettò a
chieder dove fosse Bebè alla quale, come regina della festa, egli
desiderava presentare i suoi omaggi.
--Ah!--rispose Diana.--Bebè farà la sua comparsa soltanto all'ora del
dolce.
A tavola Zonnini fu invitato a sedere tra la padrona di casa e la
signora Daria. Varedo prese posto fra le due sorelle. Giacinto Feana,
ch'era alla sinistra di Diana e alla destra di Miss Olivia, allungava
il collo per sorvegliar sua cognata, mentre lo stesso ufficio di
vigilanza sospettosa esercitava dall'altra parte la signora Amalia.
Quell'ignoto signor Zonnini accanto alla rispettiva cognata e sorella
minacciava di turbar la digestione dei coniugi. Se fosse stato
maritato, pazienza, ma l'uomo era capacissimo d'esser scapolo. E la
Daria con tutto il suo grasso, aveva una facilità a prender fuoco!
Ecco che già faceva la ruota come un tacchino in fregola.
L'onorevole Zonnini era stato ammonito da Varedo.--Bada di lasciar
tranquilla una vedova che troverai a casa mia e ch'è custodita come un
tesoro prezioso dai suoi parenti.
--È giovine? È bella?
--Avrà quarant'anni, e peserà cento chili.
--Dio liberi!
Messo poi a fianco di quel macchinone ansante e sbuffante, Zonnini
aveva di nuovo rassicurato con uno sguardo l'amico Varedo. Ma ora, tra
per gli occhiacci che i Feana gli piantavano addosso, tra per certe
smorfie della signora Daria, egli cedeva alla tentazione di fare, così
per ridere, un po' di corte alla vedova. Era una corte discreta,
riguardosa, da persona educata che non voleva trascurare i propri
doveri verso la padrona di casa che gli sedeva a destra, nè tralasciar
d'interloquire nelle quistioni sollevate da Miss Harrison.
Miss Harrison era in quel giorno estremamente battagliera e
aggressiva. Certi bizzarri progetti edilizi annunziati dalle gazzette
avevano esasperato il suo malanimo contro i profanatori di Roma.
--Siete peggio dei Vandali--ella esclamava. Quelli almeno si
contentavano di distruggere. Voi distruggete... e rifabbricate.
Ov'erano cose belle d'una bellezza eterna, sacre all'arte e alla
storia, voi avete edificato le vostre moli grottesche e disarmoniche;
avete ucciso la poesia delle rovine e della solitudine per sostituirvi
il frastuono d'una vita artificiale e infeconda.
I due onorevoli protestavano contro questi giudizi. Non si facevano
paladini della nuova edilizia romana; tutt'altro; ma sostenevano il
diritto che ha ciascuna generazione di adattare l'ambiente ai propri
bisogni; l'Italia non aveva proclamato Roma a sua capitale unicamente
per custodirvi le rovine e per mantenervi inviolato il silenzio, ma
per riaprirla a tutte le correnti del pensiero moderno, ma per farne
una vera e rispettata metropoli del mondo civile.
La ruskiniana Miss Olivia si strinse nelle spalle.--È poi civile il
nostro mondo?
--Miss Harrison stasera ama i paradossi--disse sorridendo
Varedo.--Parla su per giù come il Papa.
--Il Papa!--gridò l'Inglese, punta sul vivo, e non riuscendo a
spogliarsi, benchè fosse di spiriti larghissimi, de' suoi rancori di
protestante.--Il Papa (spero che il mio linguaggio non offenda qui
nessuno) è la piaga sempre aperta d'Italia... oh non c'è pericolo
ch'io vada d'accordo col Papa... Ero una giovinetta alla caduta del
poter temporale, e ricordo la gioia che provai quando il telegrafo ne
portò la notizia. Non ne avrei avuta di più per una gran vittoria
delle nostre armi... Amavo, adoravo l'Italia, che non avevo ancor
vista, ma di cui conoscevo già un poco la lingua e di cui, fanciulla,
avevo seguito con ansietà le vicende dal 1859 in poi... Saperla ora
compiuta con Roma per capitale mi pareva l'avverarsi d'un magnifico
sogno... E quanti eravamo, in Inghilterra, uomini e donne, abbiamo
salutato l'avvenimento come uno de' più fausti della storia... Non
c'era miracolo che non ci aspettassimo da voi. E certo siete diventati
una nazione rispettabile; avete navi, soldati, strade di ferro,
vapori, telegrafi; ma dove sono le alte idealità che voi, Italiani,
avreste dovuto bandire, dove la rinnovazione morale che Roma avrebbe
dovuto iniziare nel mondo?
Questa benedetta rinnovazione morale era stata per tanto tempo il tema
favorito di Alberto Varedo che Diana non dubitava di sentir suo marito
far eco alle parole di Miss Olivia.
Ma Alberto aveva la gravità ed il riserbo dell'uomo ch'è presso ad
abbrancare il potere, nè voleva compromettersi con troppo esplicite
dichiarazioni, almeno fin che non avesse afferrato bene il concetto
della sua focosa interlocutrice.
Miss Olivia ripigliò:--Per esempio nella questione religiosa chi vi
capisce? Ora ostentate la maggiore indifferenza, fate quasi
professione d'ateismo; ora amoreggiate con la Chiesa; quando pure non
facciate tutt'e due le cose in una volta, come certi mangiapreti che
mettono i figliuoli in educazione dai Gesuiti o dalle Dame del Sacro
Cuore.
Ahi, l'Inglese aveva toccato un cattivo tasto, perchè appunto
l'onorevole San Giustino, il futuro Presidente del Consiglio, aveva
due ragazze alle Mantellate a Firenze, e perchè nel programma
dell'opposizione a cui appartenevano Varedo e Zonnini c'era una
politica conciliativa verso i cattolici. Il Gabinetto che si stava per
buttar giù aveva _radicaleggiato_ in materia ecclesiastica; era quindi
naturale che gli avversari, convinti o no, assumessero un
atteggiamento affatto contrario. Anzi Zonnini, dopo un discorsetto un
po' mistico pronunziato alla Camera, s'era guadagnato il nomignolo di
specialista pel sentimento religioso. E poichè egli stesso, antico
volterriano, aveva bisogno di rafforzarsi nelle sue nuove opinioni,
non gli dispiaceva di far di tratto in tratto qualche prova che lo
rinfrancasse nella sua parte.
--Argomenti delicati, cara Miss Harrison--egli disse posando la
forchetta,--argomenti delicati. Che si affoghi negl'interessi
materiali, in Italia e altrove, non ci sarà chi lo neghi.
Miss Olivia fece un segno d'assenso.
--Squisiti questi tordi--esclamò con un grido involontario dell'anima
Giacinto Feana, ch'era un mangiatore coscienzioso e non si lasciava
distrarre da questioni estranee alla tavola.
--Ma ne prenda ancora--insistè Varedo il quale, dal canto suo, avrebbe
desiderato troncare la discussione.
--Dunque in questo siamo d'accordo--continuò Zonnini rivolgendosi a
Miss Harrison.--E saremo d'accordo anche in un altro punto: che la
prevalenza degl'interessi materiali non può esser vinta, se non dalla
persuasione che la vita ben lungi dall'esser fine a sè stessa si
compie in luoghi o in modi che noi ignoriamo, ma con un senso di
giustizia atto a correggere le disuguaglianze del mondo. Tutto si
riduce lì, cara signora. _Ripæ ulterioris amor_, come dice il poeta.
Amore del di là.
--Naturalmente--replicò Miss Olivia troppo buona anglosassone da non
aver un fondo di fede.--Ma il cattolicismo, che s'impernia intorno
alla Chiesa di Roma comprime, atrofizza, non risveglia, questo
sentimento elevato.
--Piano, piano. È necessario distinguere--ribattè l'onorevole Zonnini;
ma Varedo fu pronto ad interloquire.
--Lo so, il nostro risorgimento nazionale avrebbe dovuto essere
integrato da una riforma religiosa. Il male si è che le riforme
religiose non si fanno che dai popoli credenti, e noi crediamo troppo
poco. Siamo simili a chi abbia sul focolare domestico un mucchio di
ceneri calde. Soffiandovi dentro sul posto si può forse sprigionarne
ancora qualche scintilla; portando le ceneri altrove si ha la
sicurezza di non trovar che della brace spenta.
--Sì, sì--disse Diana che fino allora aveva taciuto.--Ma per me
l'essenziale è la sincerità. Siete sinceri voi altri col vostro
sentimento religioso? O non ubbidite soltanto a ragioni d'opportunità
politica?
Varedo si accingeva a rispondere allorchè un incidente puerile pose
fine alla giostra oratoria. La signora Daria, la quale aveva
un'ammirazione schietta e profonda per le cose che non capiva ed era
rimasta a bocca aperta durante le varie fasi dell'interessante
conversazione, lasciò scivolare per terra il tovagliolo e fece l'atto
di chinarsi per raccoglierlo. Ma Zonnini prevenendola con un movimento
rapido era già sotto la tavola quand'ella stava piegando a fatica la
gran mole inerte, e ricomparve tosto alla superficie col lino
prezioso. Senonchè, in quel tramestìo, i capelli dell'onorevole
sfiorarono la guancia sinistra della vedova il cui volto si colorò
intensamente al fuggitivo contatto.
Non ci volle più di così perchè i Feana concepissero chi sa quali
atroci sospetti, che, al solito, presero la forma di amorosa ansietà
per la rispettiva sorella e cognata.
--Daria, o Daria--gridarono a una voce il signor Giacinto e la signora
Amalia,--cos'hai? Ti senti male?
--Ma non ho niente... Ma non era che un tovagliolo caduto per terra.
--Già, ma basta qualunque inezia a farti venir i tuoi vapori... Se tu
vedessi come sei rossa...
--Desiderano che si apra un momento la finestra?--suggerì la padrona
di casa.
--Oh, non occorre--rispose la signora Amalia.--Forse il meglio sarebbe
che mia sorella mutasse posto.
Il signor Giacinto, alzando gli occhi dal piatto, slanciò uno sguardo
severo a sua moglie che, per eccesso di zelo, comprometteva la causa
comune.
--Che mutar posto d'Egitto?--protestò _la sofferente_ con inusata
energia.---O che non è lo stesso?... Io sto benissimo dove sono.
E quasi per invocar protezione la florida signora si strinse di più al
suo vicino.
In quella entrò la cameriera col dolce.
--E Bebè?--chiese Diana.
Ma avendole la Lisa sussurrato piano qualche parola, ella scattò dalla
seggiola, e disse:--Scusino un momento... Torno subito... Ti prego,
Alberto, fa che tutti si servano.
E uscì rapidamente dalla stanza.
--O che cos'è accaduto?--domandò Varedo alla cameriera.
Questa rispose che la bimba aveva avuto un disturbo di stomaco.
--Avrà mangiato troppe di quelle chicche giunte da Torino--osservò il
professore stringendosi nelle spalle.
La Lisa accennò di no col capo. La scatola era stata messa sotto
chiave dalla signora fin dalla mattina.
--In carrozza era di buonissimo umore--assicurò _la sofferente_.
E colse l'occasione per dire dell'incontro con Sua Maestà in Piazza
del Quirinale, e del grido di Bebè: _La egina_!
--Ha il discernimento d'una persona grande--sentenziò la signora
Daria.
--O piuttosto che non abbia preso freddo?--insinuò Miss Olivia.
--Nemmen per sogno--ribattè la signora Daria che tra per la sua
corpulenza, tra pei vapori del vino, era incapace di concepire la
sensazione del freddo in sè e negli altri.--Eravamo così coperte.
La conversazione procedeva lenta, slegata, in attesa di Diana che non
tornava. Varedo frattanto faceva passare in giro il dolce, il
formaggio e le frutta.
Il pranzo era quasi finito quando Diana comparve turbata in viso,
recando l'annunzio che Bebè aveva la febbre. Le aveva messo il
termometro, ed era salito a 39 gradi e 6 linee. Bisognava chiamare il
medico quella sera stessa.--Andrai tu, Alberto?
--Sì, sì, andrò. Ma non esageriamo. Sarà una effimera, come
quest'inverno a Venezia.
--Non era un'effimera neanche quella--replicò Diana.--Tu non c'eri, tu
non sai... Sono state due febbrette reumatiche... assai più leggere
però, con una temperatura massima di 38 gradi.
--Benedetti termometri!... Saranno una bella invenzione...--borbottò
il professore.
--In quanto a me--disse la signora Amalia--li ho banditi da un
pezzo.--Già non vanno mai bene.
--Quest'è vero--soggiunse Zonnini.--Mi raccontava Gastaldi, il celebre
medico, che qualche anno fa, nella sua clinica, per parecchi giorni,
si notò una strana esacerbazione febbrile in tutti i malati. Bastò
cambiare i termometri perchè ogni cosa rientrasse nello stato normale.
Diana ascoltava appena. S'era rimessa a sedere al suo posto, ma non
aveva voluto prender più nulla, nemmeno il caffè. Il suo cuore era di
là, i suoi occhi si voltavano ogni tanto dalla parte dell'uscio.
E indi a poco ella si alzò, dicendo a bocca stretta:--Se desiderano
restare accomodati in salotto...
Miss Harrison le bisbigliò all'orecchio:--Se non le dispiace, vado
dalla piccina... Me ne intendo io di febbre...
Diana fece un segno d'assenso e le strinse la mano con
gratitudine.--Or ora vengo.
Molto opportunamente, i Feana pensarono di andarsene. Già, per le
9,1/2, il signor Giacinto aveva a casa uno de' suoi due scolari di
francese.
Uno, due, tre, anche la signora Daria fu in piedi; ma sia che non
trovasse subito il suo equilibrio, sia che il farsi reggere avesse
qualche attrattiva speciale per lei, ella si appoggiò con tutto quanto
il suo peso al braccio di Zonnini.
--Le gira il capo?--egli le domandò con premura.
--Oh... passerà...
E _la sofferente_ soggiunse con aria sentimentale:--Che brutto
contrattempo questo della bimba!... Era una serata così gradevole, in
così buona compagnia!... Sarei rimasta fino a domattina! Pazienza!...
Adesso conviene disporsi a far questa scala.
--Per la scala l'accompagno io, se non ha nulla in contrario.
--Si figuri!... Troppo gentile...
Ma il signor Giacinto, stimolato dalla moglie, fu pronto alla
riscossa.
--Prego, signor commendatore--(veramente Zonnini non era che cavaliere
dei Santi Maurizio e Lazzaro)--prego... non si disturbi... Tocca a
me...
--Le pare?...
--È il mio dovere--insisteva Feana, sempre col braccio in arco.--Noi
scendiamo naturalmente.
La nobile gara sarebbe durata a lungo senza il provvido intervento di
Alberto Varedo, infastidito delle sciocche galanterie di Zonnini.
--Se resti mi fai un favore--egli disse al collega.--Ho bisogno di te.
La bella contrastata trasse un profondo sospiro dal petto.--Buona
sera, signor Zonnini... E grazie della sua cortesia.
Si staccò dall'onorevole e concesse il dolce pondo della sua persona
al cognato.
Accomiatatisi gli ospiti a eccezione di Zonnini, Diana sollecitò
nuovamente suo marito:--Ti raccomando, non indugiar più oltre... Va e
torna col medico... Ma se vuoi prima vederla...
--Sì, sì. Eccomi.... Zonnini avrà la cortesia di aspettarmi qui...
Usciremo insieme.
Dopo cinque minuti, i due deputati scendevano le scale,
chiacchierando.
--Ha realmente la febbre--diceva Alberto Varedo.--Ma non mi par cosa
grave.... Bastava chiamare il medico domattina... A ogni modo servirà
a tranquillare mia moglie, che per solito è una donna calma, ma quando
si tratta della sua figliuola...
--Eh, le mamme son tutti eguali--notò Zonnini.--A proposito, avevi
bisogno di me?
--Era un pretesto--rispose Varedo con una spallucciata.--T'avevo tanto
raccomandato di lasciar in pace quella vedova!
--Ah, era per lei!--esclamò l'altro ridendo.--Io mi ci diverto un
mondo.
--Sì, e i Feana eran verdi della bile.
--Appunto... Quest'era il più comico.
--Sarai eternamente un fanciullo.