[77] Chi sa ancora se questo nome di _legge di grazia_ non deriva

nei Vangeli appunto da quella divulgazione che Gesù operò fra le

moltitudini pagane e israelitiche delle dottrine misteriose dei

Farisei, come non ci stancammo di dimostrare nell’opera francese

altrove citata.

[78] Quanto è bella la imagine del libro divino a indicare l’uomo

dotto e virtuoso! Galileo chiamò la natura il libro di Dio. L’uomo

non meritò meno questo nome in specie appo gli antichi che lo dissero

Microcosmo. Nè questo è solo il luogo ove il Codice della Rivelazione e

l’uomo vengono dai Dottori ravvicinati. La separazione dell’anima dal

corpo è comparata al volume rivelato che va preda alle fiamme; quindi

l’obbligo dei segni di lutto che s’impongono agli assistenti.—Sulla

bara dell’uomo dotto si poneva ab antico, quale insegna del suo nobile

officio, il codice mosaico, e dicevasi:—Costui ha osservato quanto in

questo libro è scritto.—Ed ove tu sottilmente consideri, vedrai come il

dogma del verbo incarnato non sia che una esagerazione del principio

incessantemente proclamato dai Dottori, la immanenza nel cuore e nella

mente dell’uomo del Verbo Divino.

[79] Vorremmo che i negatori della tradizione, vuoi talmudica, vuoi

teologica, riflettessero seriamente a questo orrore di novità che

trasparisce in questi luoghi, e in altri infiniti che si omettono, e si

domandassero in qual guisa è compatibile tal ripugnanza col supposto di

origine moderna nell’una e nell’altra. In qual guisa l’una e l’altra

tradizione appena nate, avranno potuto spacciarsi quali antichissime,

rigettare ogni aspetto di novità, chiudere per sempre quella fonte da

cui scaturirono, senza contraddire al proprio principio e senza temere

di essere volti in deriso? I Dottori chiamano altrove quest’obbligo di

far risalire, quanto più si può, ai primi autori la dottrina che si

espone _«lescialscel et ascemuà» svolgere la tradizione_.

[80] Senza impegnarci in diffuse dimostrazioni accenneremo qui di volo

le massime capitali conclusioni a cui riuscimmo ed a cui riescir deve a

parer nostro, ogni spassionata indagine sugli Elementi d’Angelogia, e

dei nomi divini che contiene il Talmud.

1º I confini che separano i nomi angelici dai divini sono tutt’altro

che fissi e insuperabili, ma anzi mobili e permutabili; onde ogni

ostacolo è rimosso alla identificazione _dei nomi degli Angioli

essenici, coi divini ed angelici talmudici_.

2º Che la scienza di questi nomi costituisca nel Talmud una dottrina

gelosa ed acroamatica, anche questo non patisce eccezione per chi ne

abbia consultate le pagine: nè patisce eccezione pertanto la identità

di metodi in ambo le scuole.

[81] Fra i Terapeuti, si trovavano le _Terapeutidi_, donne iniziate;

nell’istituto pitagorico eranvi le numerose e celebri _Pitagoresse_.

Vedi Ritter, _Hist. de la phil. ancienne_, vol I, 298.

[82] Questa designazione ha origine in seno all’Ebraismo dal divieto

di cibarsi di carne che non fosse stata sacrificata, ma è certo del

pari che presso tutti i popoli le prime immolazioni, e quindi le prime

imbandigioni di carne furono _conviti sacri_. Sterminata opera sarebbe

se tutto volessimo dire che a ciò si attiene.

[83] Nel Talmud si condanna l’uso di prendere i versi del Cantico dei

Cantici e piegarli a uso di Epitalamio nei banchetti, nuziali o no.—Si

tratta di applicazioni ad amori umani? Si tratta invece di poesie

mistiche intessute di quelle frasi?

[84] Preziosa per quanto non avvertita menzione della Setta Accademica

nella Misnà di Chelim nelle parole _Scel cat cademin i Zò_. Ci basti

accennarla soltanto, troppo oltre conducendoci una piena dimostrazione,

che ad altro luogo serbiamo.

[85] Ciò ch’è anche più degno di nota egli è, come questo ricorrere

al _greco_ qual fonte di ebraiche etimologie, è seguito anche dai

teologi cabbalisti nella nomenclatura delle loro emanazioni. Vogliamo

qui citare un solo esempio ma singolarissimo. È noto come Platone e

i nuovi platonici eziandio chiamassero Dio come Primo, come Ente col

nome di _En_. Ed egli è questo il nome che il principio equivalente

porta in quella nomenclatura e nel senso stesso di _Unità_. Ecco uno

degli anelli che congiungono i moderni teosofi coi loro più antichi

predecessori.

[86] Fatto che nulla più avverato e che resulta luminoso nella

enciclopedia rabbinica da un _complesso imponente_ di fatti e

considerazioni che ci siamo studiati porre in luce in una nostra

_Introduzione generale storico-critica a tutti i Monumenti della

tradizione_. Un solo fatto citeremo qui ad esempio, il nome di _Misnà_

che sempre recò la tradizione e che suona quanto _Ripetizione_ appunto

per che lo insegnamento se ne faceva _ripetendo il testo_.

[87] Giusto però è confessarlo. Il Cristianesimo non sempre fuorviò

dall’antico sistema esegetico, non sempre immolò, almeno in teoria,

il senso litterale all’allegorico. Il Medio-evo cattolico ammise il

quadruplice senso dei Dottori, non solo interpretando la Scrittura, ma

nelle opere di grande calibro quale, ad esempio, la Divina Commedia.

Ed anche il Protestantesimo nel suo inizio. In due versi furono

compendiati i quattro sensi

Littera gesta docet, quid credas allegoria,

Moralis quid agas, quid speres anagogia.

[88] Questa mia congettura intorno alla vera lezione di Maimonide

otteneva, poco dopo scritte le presenti pagine, una splendida conferma.

Ognuno sa come l’originale del Comento Maimonideo sia stato scritto

dall’autore in lingua Araba. Ora essendomi io diretto all’illustre

orientalista Sig. Salomone Munk, attualmente Professore di lingue

Orientali nella _Sorbonne_, per qualche schiarimento senza tacergli

però la ipotesi mia, n’ebbi per gran ventura a risposta come in un

Manoscritto Arabo del Comento stesso, da lui recato dall’Egitto nel

1840, si leggeva anzichè l’enigmatico _Cabtazar_, _Copt-maser_, vale a

dire i _Copti di Egitto_.

[89] Nel caso che qui si contempla, il _Rito_ è noachide. Vi è però

dottrina nella _Misnà_ secondo la quale il rito stesso israelitico può

essere praticato fuori del Tempio e cooperante un Israelita: e l’autore

di questa dottrina è _R. Simon Ben Iohai_. Qual nome eloquente!

[90] Abbiamo taciuto di un uso essenico che ricorda Giuseppe, quello

cioè di portar le mani, l’una tra la barba ed il petto, l’altra

sospesa ai fianchi. È questo un punto che mi affaticai invano a

chiarire. Forse qualche analogia ci offre Champollion Figeac quando

nell’_Egypte_ scrive dei sacerdoti egiziani: «Les anciens disent

qu’il résultait de ce costume éclatant de blancheur, de la gravité

habituelle de la physionomie, de la démarche et des paroles des

prêtres, un extérieur imposant que complétait _le repos forcé des

bras et des mains habituellement_ cachés dans les plis des vêtemens.

Les Monumens confirment cette observation faite par les anciens (p.

113).» Aggiungasi che nei Monumenti egiziani si veggono i subordinati

presentarsi al loro superiore e signore «_ayant_, dice Champollion

(Egypte, 185. I.) _leur main droite posée sur l’épaule gauche, et leur

autre bras pendant en signe de respect_.»

[91] Una gran parte di queste _Regole_ portano nel _Talmud_ un nome

pregno di senno, quello di _Cabbalà_. Si legge in Berahot queste

parole che porgiamo alla meditazione degli ebraizzanti _Annan Cabbalà

debet akissè seniutà usticutà_. I forzati e inutili tentativi degli

interpreti, e tra gli altri di _Rasci_, provano ch’egli è solo dal

nostro ordine d’idee che la frase in questione può ricever lume e

verità.

[92] I termini che si riferiscono alle fasi dell’uno e dell’altra

generazione seguitano correlative. Così _Ara_ si dice per _gestazione_

e _meditazione_, onde l’_Irur_ rabbinico.

[93] Per bene comprendere tutto questo, si avverta come una delle

emanazioni cabbalistiche porti i nomi ad un tempo di _Mi_ (chi?), di

_Sceticà_ (_Silenzio_), di Mahasabà e Kohmà (Pensiero e Sapienza). Chi

subodorò alcun che della teologia dei Gnostici sa benissimo come i nomi

di Sofia Superiore e di _Sige_ o Silenzio sieno proprj dei più supremi

_Eoni_ o Emanazioni. E poi si dica che la teosofia cabbalistica è cosa

moderna!

Storia degli Esseni: Lezioni · 第 41 / 41 段