nei Vangeli appunto da quella divulgazione che Gesù operò fra le
moltitudini pagane e israelitiche delle dottrine misteriose dei
Farisei, come non ci stancammo di dimostrare nell’opera francese
altrove citata.
[78] Quanto è bella la imagine del libro divino a indicare l’uomo
dotto e virtuoso! Galileo chiamò la natura il libro di Dio. L’uomo
non meritò meno questo nome in specie appo gli antichi che lo dissero
Microcosmo. Nè questo è solo il luogo ove il Codice della Rivelazione e
l’uomo vengono dai Dottori ravvicinati. La separazione dell’anima dal
corpo è comparata al volume rivelato che va preda alle fiamme; quindi
l’obbligo dei segni di lutto che s’impongono agli assistenti.—Sulla
bara dell’uomo dotto si poneva ab antico, quale insegna del suo nobile
officio, il codice mosaico, e dicevasi:—Costui ha osservato quanto in
questo libro è scritto.—Ed ove tu sottilmente consideri, vedrai come il
dogma del verbo incarnato non sia che una esagerazione del principio
incessantemente proclamato dai Dottori, la immanenza nel cuore e nella
mente dell’uomo del Verbo Divino.
[79] Vorremmo che i negatori della tradizione, vuoi talmudica, vuoi
teologica, riflettessero seriamente a questo orrore di novità che
trasparisce in questi luoghi, e in altri infiniti che si omettono, e si
domandassero in qual guisa è compatibile tal ripugnanza col supposto di
origine moderna nell’una e nell’altra. In qual guisa l’una e l’altra
tradizione appena nate, avranno potuto spacciarsi quali antichissime,
rigettare ogni aspetto di novità, chiudere per sempre quella fonte da
cui scaturirono, senza contraddire al proprio principio e senza temere
di essere volti in deriso? I Dottori chiamano altrove quest’obbligo di
far risalire, quanto più si può, ai primi autori la dottrina che si
espone _«lescialscel et ascemuà» svolgere la tradizione_.
[80] Senza impegnarci in diffuse dimostrazioni accenneremo qui di volo
le massime capitali conclusioni a cui riuscimmo ed a cui riescir deve a
parer nostro, ogni spassionata indagine sugli Elementi d’Angelogia, e
dei nomi divini che contiene il Talmud.
1º I confini che separano i nomi angelici dai divini sono tutt’altro
che fissi e insuperabili, ma anzi mobili e permutabili; onde ogni
ostacolo è rimosso alla identificazione _dei nomi degli Angioli
essenici, coi divini ed angelici talmudici_.
2º Che la scienza di questi nomi costituisca nel Talmud una dottrina
gelosa ed acroamatica, anche questo non patisce eccezione per chi ne
abbia consultate le pagine: nè patisce eccezione pertanto la identità
di metodi in ambo le scuole.
[81] Fra i Terapeuti, si trovavano le _Terapeutidi_, donne iniziate;
nell’istituto pitagorico eranvi le numerose e celebri _Pitagoresse_.
Vedi Ritter, _Hist. de la phil. ancienne_, vol I, 298.
[82] Questa designazione ha origine in seno all’Ebraismo dal divieto
di cibarsi di carne che non fosse stata sacrificata, ma è certo del
pari che presso tutti i popoli le prime immolazioni, e quindi le prime
imbandigioni di carne furono _conviti sacri_. Sterminata opera sarebbe
se tutto volessimo dire che a ciò si attiene.
[83] Nel Talmud si condanna l’uso di prendere i versi del Cantico dei
Cantici e piegarli a uso di Epitalamio nei banchetti, nuziali o no.—Si
tratta di applicazioni ad amori umani? Si tratta invece di poesie
mistiche intessute di quelle frasi?
[84] Preziosa per quanto non avvertita menzione della Setta Accademica
nella Misnà di Chelim nelle parole _Scel cat cademin i Zò_. Ci basti
accennarla soltanto, troppo oltre conducendoci una piena dimostrazione,
che ad altro luogo serbiamo.
[85] Ciò ch’è anche più degno di nota egli è, come questo ricorrere
al _greco_ qual fonte di ebraiche etimologie, è seguito anche dai
teologi cabbalisti nella nomenclatura delle loro emanazioni. Vogliamo
qui citare un solo esempio ma singolarissimo. È noto come Platone e
i nuovi platonici eziandio chiamassero Dio come Primo, come Ente col
nome di _En_. Ed egli è questo il nome che il principio equivalente
porta in quella nomenclatura e nel senso stesso di _Unità_. Ecco uno
degli anelli che congiungono i moderni teosofi coi loro più antichi
predecessori.
[86] Fatto che nulla più avverato e che resulta luminoso nella
enciclopedia rabbinica da un _complesso imponente_ di fatti e
considerazioni che ci siamo studiati porre in luce in una nostra
_Introduzione generale storico-critica a tutti i Monumenti della
tradizione_. Un solo fatto citeremo qui ad esempio, il nome di _Misnà_
che sempre recò la tradizione e che suona quanto _Ripetizione_ appunto
per che lo insegnamento se ne faceva _ripetendo il testo_.
[87] Giusto però è confessarlo. Il Cristianesimo non sempre fuorviò
dall’antico sistema esegetico, non sempre immolò, almeno in teoria,
il senso litterale all’allegorico. Il Medio-evo cattolico ammise il
quadruplice senso dei Dottori, non solo interpretando la Scrittura, ma
nelle opere di grande calibro quale, ad esempio, la Divina Commedia.
Ed anche il Protestantesimo nel suo inizio. In due versi furono
compendiati i quattro sensi
Littera gesta docet, quid credas allegoria,
Moralis quid agas, quid speres anagogia.
[88] Questa mia congettura intorno alla vera lezione di Maimonide
otteneva, poco dopo scritte le presenti pagine, una splendida conferma.
Ognuno sa come l’originale del Comento Maimonideo sia stato scritto
dall’autore in lingua Araba. Ora essendomi io diretto all’illustre
orientalista Sig. Salomone Munk, attualmente Professore di lingue
Orientali nella _Sorbonne_, per qualche schiarimento senza tacergli
però la ipotesi mia, n’ebbi per gran ventura a risposta come in un
Manoscritto Arabo del Comento stesso, da lui recato dall’Egitto nel
1840, si leggeva anzichè l’enigmatico _Cabtazar_, _Copt-maser_, vale a
dire i _Copti di Egitto_.
[89] Nel caso che qui si contempla, il _Rito_ è noachide. Vi è però
dottrina nella _Misnà_ secondo la quale il rito stesso israelitico può
essere praticato fuori del Tempio e cooperante un Israelita: e l’autore
di questa dottrina è _R. Simon Ben Iohai_. Qual nome eloquente!
[90] Abbiamo taciuto di un uso essenico che ricorda Giuseppe, quello
cioè di portar le mani, l’una tra la barba ed il petto, l’altra
sospesa ai fianchi. È questo un punto che mi affaticai invano a
chiarire. Forse qualche analogia ci offre Champollion Figeac quando
nell’_Egypte_ scrive dei sacerdoti egiziani: «Les anciens disent
qu’il résultait de ce costume éclatant de blancheur, de la gravité
habituelle de la physionomie, de la démarche et des paroles des
prêtres, un extérieur imposant que complétait _le repos forcé des
bras et des mains habituellement_ cachés dans les plis des vêtemens.
Les Monumens confirment cette observation faite par les anciens (p.
113).» Aggiungasi che nei Monumenti egiziani si veggono i subordinati
presentarsi al loro superiore e signore «_ayant_, dice Champollion
(Egypte, 185. I.) _leur main droite posée sur l’épaule gauche, et leur
autre bras pendant en signe de respect_.»
[91] Una gran parte di queste _Regole_ portano nel _Talmud_ un nome
pregno di senno, quello di _Cabbalà_. Si legge in Berahot queste
parole che porgiamo alla meditazione degli ebraizzanti _Annan Cabbalà
debet akissè seniutà usticutà_. I forzati e inutili tentativi degli
interpreti, e tra gli altri di _Rasci_, provano ch’egli è solo dal
nostro ordine d’idee che la frase in questione può ricever lume e
verità.
[92] I termini che si riferiscono alle fasi dell’uno e dell’altra
generazione seguitano correlative. Così _Ara_ si dice per _gestazione_
e _meditazione_, onde l’_Irur_ rabbinico.
[93] Per bene comprendere tutto questo, si avverta come una delle
emanazioni cabbalistiche porti i nomi ad un tempo di _Mi_ (chi?), di
_Sceticà_ (_Silenzio_), di Mahasabà e Kohmà (Pensiero e Sapienza). Chi
subodorò alcun che della teologia dei Gnostici sa benissimo come i nomi
di Sofia Superiore e di _Sige_ o Silenzio sieno proprj dei più supremi
_Eoni_ o Emanazioni. E poi si dica che la teosofia cabbalistica è cosa
moderna!