I varj moti civili, le grandi mutazioni di Stato, e le vicende della
giurisprudenza romana, che avvennero dopo la morte di Valentiniano
III infino al Regno di Giustino II Imperadore, saranno il soggetto di
questo libro. Si narreranno gli avvenimenti di un secolo, nel quale
nuovi dominj, straniere genti, e nuove leggi vide l'Italia, e videro
queste nostre province, che ora compongono il Regno di Napoli. Infino
a questo tempo non altri Magistrati si conobbero, non altre leggi, se
non quelle de' Romani: da ora innanzi si vedranno mescolate con quelle
di straniere Nazioni, le quali, ancorchè barbare, meritan però ogni
commendazione, non solo per le molte ed insigni virtù loro, ma anche
perchè furon delle leggi romane così ossequiose e riverenti, che non
pur non osaron oltraggiarle, ma con somma moderazione, contro alle
leggi della vittoria, che dettavano di far passare i vinti sotto le
leggi dei vincitori, le ritennero. Non aspettino per tanto i Lettori,
che dovendo io in questo, e ne' seguenti libri favellar de' Goti, de'
Longobardi, e de' Normanni, che hanno una medesima origine, debbia,
come han fatto moltissimi, aspramente trattargli da inumani, da fieri,
e da crudeli, ed avere le loro leggi per empie, ingiuste, ed asinili,
come vengon per lo più da' nostri Scrittori riputate. Splenderà ancora
nelle gesta de' loro Principi, non meno la fortezza e la magnanimità,
che la pietà, la giustizia, e la temperanza; e le loro leggi, e i loro
costumi, se bene non potranno paragonarsi con quelli degli antichi
Romani, non dovranno però posporsi a quegli degli ultimi tempi dello
scadimento dell'Imperio, ne' quali la condizione d'esser Romano divenne
più vile ed abbietta, che quella di coloro, che barbari e stranieri
furono riputati.
Dovendo adunque prima d'ogn'altro favellar de' Goti, non è del mio
instituto, che venga da più alti principj a narrar la loro origine, e
da qual parte del Settentrione usciti, venissero ad inondare queste
nostre contrade. Non mancano Scrittori, che ci descrissero la loro
origine, i progressi, e le conquiste sopra varie regioni d'Europa;
ed ultimamente l'incomparabile Ugone Grozio[632] ne trattò con
tanta esattezza e dignità, che oscurò tutti gli altri: quel che però
dee sommamente importare, sarà il distinguere con chiarezza i Goti
Orientali dagli occidentali: poichè dall'avergli alcuni nostri Autori
confusi e non ben distinti, han parimente confuse le loro leggi e
costumi, ed appropriato agli uni ciò, che s'apparteneva agli altri,
come si vedrà chiaro più innanzi nel corso di questo libro.
L'origine del loro nome non è molto oscura: essi che per l'ospitalità
e cortesia verso i forastieri furono assai rinomati e celebri, anche
prima che abbracciassero il Cristianesimo, s'acquistarono presso a'
Germani il nome di buoni: _Boni_, dice Grozio[633] _Germanis sunt
Goten, aut Guten_: onde avvenne, che poi presso a tutte l'altre
Nazioni d'Europa _Goti_ s'appellassero. Furono divisi secondo i siti
delle regioni, che abitarono, in Goti Orientali, o siano _Ostrogoti_,
e Goti Occidentali, ovvero _Westrogoti_, che i Latini corrottamente
chiamarono Visigoti. Quegli ch'abitarono le regioni più all'Oriente
rivolte verso il Ponto Eussino, insino al fiume Tiras, e che poi con
permissione degli Imperadori orientali ebbero la Pannonia, la Tracia,
ed ultimamente l'Illirico per loro sede, furon appellati _Ostrogoti_,
ed eran governati da Principi della non meno antica, che illustre Casa
degli _Amali_, donde trasse la sua origine Teodorico Ostrogoto, che
resse queste nostre province. Gli altri, che verso Occidente furono
rivolti, e che a' tempi d'Onorio ressero l'Aquitania, e la Narbona, e
da poi molte province della Spagna, _Westrogoti_ furon nominati: questi
erano comandati dai Principi della Casa de' _Balti_: gente illustre
altresì, ma non quanto la stirpe degli Amali, la quale in nobiltà
teneva il vanto: Tolosa fu la loro sede, capitale della provincia,
detta poi per la loro residenza questa contrada Guascogna, che tanto
vuol dire in loro lingua, quanto Gozia Occidentale[634]; benchè altri
dicano, che da' Vasconi, popoli di Spagna, che varcati i Pirenei
occuparono questa provincia, fosse detta Guascogna.