ORIENTE.

Fu l'Oriente diviso in cinque diocesi, ciascuna delle quali abbracciava

più province, Oriente, Egitto, Asia, Ponto, e Tracia.

La diocesi d'_Oriente_ ebbe per sua città primaria, Capo di tutte

l'altre, _Antiochia_ nella Siria, ond'era ben proprio, che questa

città anche nella politia ecclesiastica innalzasse il capo sopra tutte

l'altre, e che il Vescovo, che reggeva quella Cattedra, s'innalzasse

parimente sopra tutti gli altri Vescovi delle Chiese di tutte quelle

province, delle quali questa diocesi si componeva. Si aggiugneva ancora

l'altra prerogativa d'avere in Antiochia il Capo degli Apostoli S.

Pietro fondata la Chiesa, e predicatovi il primo l'Evangelo; ancorchè

poi gli fosse piaciuto di trasferir la sua cattedra in Roma.

Le province che componevano la diocesi d'Oriente, prima non eran più

che dieci, la Palestina, la Siria, la Fenicia, l'Arabia, la Cilicia,

l'Isauria, la Mesopotamia, Osdroena, Eufrate e Cipro; ma da poi crebbe

il lor numero insin a' quindici; imperocchè la Palestina fu partita

in tre province, la Siria in due, la Cilicia in due, e la Fenicia

parimente in due. Ecco come ora ravviseremo in ciascuna di queste

province i loro Metropolitani, secondo la politia dell'Imperio.

La Palestina, prima che fosse divisa, non riconosceva altra città

sua metropoli, che _Cesarea_; onde il suo Vescovo acquistò le

ragioni di Metropolitano sopra i Vescovi dell'altre città minori: ed

essendo poi stata divisa in più province, ebbe in una per metropoli

la città di _Scitopoli_, e nell'altra quella di _Gerusalemme_; ma

non perchè d'una provincia ne fossero fatte tre, venne, per questa

nuova divisione ed accrescimento di due altre metropoli, a derogarsi

le ragioni di Metropolitano al Vescovo di Cesarea, ma rimasero come

già eran i Vescovi di Scitopoli, e di Gerusalemme suffraganei al

Metropolitano di Cesarea: e quando celebrossi il gran Concilio di

Nicea, ancorchè a Gerusalemme città Santa molti onori e prerogative

fossero state concedute, in niente però vollero quei Padri, che si

recasse pregiudizio al Metropolitano di Cesarea, _Metropoli propria

dignitate servata_, dice il settimo canone di quel Concilio; e non per

altra ragione, se non perchè, essendo una la provincia della Palestina,

e Cesarea antica sua Metropoli, trovandosi acquistate già tutte le

ragioni di Metropolitano da quel Vescovo, non era di dovere, che per

quella nuova divisione venisse a perderle, o a scemarsele. Nè se non

molto tempo da poi, la chiesa di Gerusalemme fu decorata della dignità

Patriarcale, come più innanzi vedremo.

L'altra provincia di questa diocesi fu la Siria, ch'ebbe per metropoli

Antiochia, Capo ancora di tutta la diocese; ma poi divisa in due, oltre

ad Antiochia, riconobbe l'altra, che fu _Apamea_.

La Cilicia, che parimente fu in due province divisa, riconobbe ancora

due metropoli, _Tarso_, ed _Anazarbo_.

La Fenicia, divisa che fu in due province, riconobbe anche due

Metropoli, _Tiro_ e _Damasco_. Eravi ancora nella Fenicia la città

di _Berito_, celebre al Mondo, come s'è veduto nel primo libro, per

la famosa Accademia ivi eretta. Ne' tempi di Teodosio il Giovane,

Eustazio Vescovo di questa città ottenne da quel Principe rescritto,

col quale Berito fu innalzata a Metropoli: per la qual cosa Eustazio

in un Concilio, che di que' tempi si tenne in Costantinopoli,

domandò, ch'essendo la sua città stata fatta metropoli, si dovesse

in conseguenza far nuova divisione delle Chiese di quella provincia,

ed alcune di esse, che prima s'appartenevan al Metropolitano di

Tiro, dovessero alla sua nuova metropoli sottoporsi. Fozio, che si

trovava allora Vescovo di Tiro, scorgendo l'inclinazion di Teodosio,

bisognò per dura necessità, che approvasse la divisione. Ma morto

l'Imperador Teodosio, e succeduto nell'Imperio d'Oriente Marciano,

portò il Vescovo Fozio le sue doglianze al nuovo Imperadore del

torto fattogli, chiedendo, che alla sua città antica metropoli si

restituissero quelle Chiese, che l'erano state tolte. Fece Marciano

nel Concilio di Calcedonia riveder la Causa, e parve a que' Padri, che

tal affare non secondo la nuova disposizione di Teodosio, e secondo

le novelle costituzioni de' Principi dovesse regolarsi, ma a tenor

de' canoni antichi: e lettosi nell'Assemblea il canone del Concilio

Niceno, col quale si stabiliva, che in ciascheduna provincia un solo

fosse il Metropolitano, fu determinato a favor del Vescovo di Tiro, e

restituite alla Cattedra tutte le Chiese di questa provincia: poichè

secondo l'antica disposizione delle province della diocesi d'Oriente,

la Fenicia era una provincia, ed un solo Metropolitano riconobbe.

Così quando i Vescovi volevan intraprendere sopra le ragioni del loro

Metropolitano, solevan ricorrere agl'Imperadori, ed ottener divisione

della provincia, e che la lor città s'innalzasse a metropoli, affinchè

potessero appropriarsi le ragioni di Metropolitano sopra quelle Chiese,

che toglievansi al più antico. In fatti l'Imperador Valente in odio di

Basilio divise la Cappadocia in due parti, e così facendosi nell'altre

province, seguì ancora la divisione delle province della Chiesa, come

testimonia Nazario; perocchè ne' tempi, che seguirono, non fu ritenuto

il rigore del Concilio Niceno, il quale, possiam dire, nella sola

causa di Fozio Vescovo di Tiro essere stat'osservato, giacchè da poi

secondo eran le città dagl'Imperadori innalzate a metropoli, e divise

le province, si mutava per ordinario anche la politia ecclesiastica;

anzi dallo stesso Concilio Calcedonense fu anche ciò permesso,

per quelle parole del _can. 17. Sin autem etiam aliqua Civitas ab

Imperatoria auctoritate innovata fuerit, civiles, et publicas formas,

ecclesiasticarum quoque Parochiarum ordo consequatur._ Quindi poi

nacque, che mutandosi la disposizione e politia dell'Imperio, si videro

anche tante mutazioni nello Stato ecclesiastico, siccome si vedrà

chiaro nel corso di questa Istoria.

In cotal guisa l'altre province ancora di questa diocesi d'Oriente,

come l'Arabia, l'Isauria, la Mesopotamia, Osdroena, Eufrate e Cipro,

secondo la disposizione e politia dell'Imperio riconobbero i loro

Metropolitani, i quali furon così chiamati, perchè presedevan nelle

Chiese delle città principali delle province, e per conseguenza

godevano d'alcune ragioni e prerogative, che non aveano gli altri

Vescovi preposti all'altre Chiese delle città minori della provincia.

Così essi ordinavan i Vescovi eletti dalle Chiese della provincia;

convocavan i Concilj provinciali, ed aveano la soprantendenza e la

cura, perchè nella provincia la fede, e la disciplina si serbasse,

ch'erano le ragioni, e privilegj de' Metropolitani, per li quali si

distingueano sopra i Vescovi: ed in cotal maniera, dopo il Concilio

Niceno, intesero il nome di Metropolitano tutti gli altri Concilj, che

da poi seguirono, e gli altri Scrittori ecclesiastici del quarto, e

quinto secolo.

Egli è ancor vero, che vi furon alcuni Vescovi, ch'ebbero solamente

il nome di Metropolitano, e per sol onore furono così chiamati, non

già perchè ritenessero alcuna di quelle ragioni e prerogative: così il

Vescovo di Nicea solamente per onore ottenne il nome di Metropolitano,

con esser anteposto a tutti gli altri Vescovi di quella provincia;

ma non già restò esente dal Metropolitano di Nicomedia, di cui era

suffraganeo: così anche furon i Vescovi di Calcedonia, e di Berito. E

secondo questo instituto negli ultimi nostri tempi pur veggiamo nel

nostro Regno molti Vescovi come quelli di Nazaret, di Lanciano, e

di Rossano, ed in Sardegna il Vescovo Arborense, o sia d'Oristagni,

i quali per onore godono il titolo di Metropolitano, ancorchè non

avessero provincia, o Vescovo alcuno per suffraganeo.

Il nome d'Arcivescovo non è di potestà, come il Metropolitano, ma solo

di dignità: e prima non soleva darsi, se non a' primi, e più insigni

Vescovi, ed anche molto di rado. Ne' tre primi secoli non s'intese,

nè si legge mai tal nome: cominciò nel quarto secolo a sentirsi,

prima presso ad Atanasio, e da poi in alcuni altri Scrittori, ma di

rado. Nel quinto secolo fu più usitato, e cominciò a darsi a' Vescovi

di Roma, a quelli d'Antiochia, d'Alessandria, di Costantinopoli, di

Gerusalemme, d'Efeso, e di Tessalonica. Nel sesto diedesi anche a quel

di Tiro, d'Apamea, e ad alcuni altri: San Gregorio Magno diede da poi

questo nome a' Vescovi di Corinto, di Cagliari, e di Ravenna: e ne'

seguenti tempi del secolo ottavo fu dato a questi, e ad altri insigni

Metropolitani, come di Nicopoli, di Salona, d'Acquileja, di Cartagine,

e d'altre città. Ma negli ultimi tempi, e ne' secoli men a noi lontani

questo nome promiscuamente se l'attribuirono tutti i Metropolitani

anzi sovente fu dato a' semplici Vescovi, che non erano Metropolitani;

donde avvenne, che presso a' Greci degli ultimi tempi fossero più gli

Arcivescovi che i Metropolitani, perchè fu facile a' semplici Vescovi

d'attribuirsi questo spezioso nome, ma non così facile di sottoporsi le

Chiese altrui. E per questa cagione si veggon ancora nel nostro regno

molti Arcivescovi senza suffraganei: di che più ampiamente tratterassi,

quando della politia ecclesiastica di questi ultimi tempi ci toccherà

ragionare.

Ecco come nelle province della diocesi d'Oriente ravvisiamo

i Metropolitani secondo la disposizione delle città metropoli

dell'Imperio. Ecco ancora come in questa diocesi ravviseremo il suo

Esarca, ovvero _Patriarca_, che fu il Vescovo d'_Antiochia_, come

quegli, che presedendo in questa città, Capo della intera diocesi,

presedeva ancora sopra tutti i Metropolitani di quelle province,

delle quali questa diocesi era composta, e di cui erano le ragioni,

e privilegj patriarcali, cioè d'ordinare i Metropolitani, convocare

i Sinodi diocesani, ed aver la soprantendenza e la cura, che la fede

e la disciplina si serbasse nell'intera diocesi. Prima questi erano

propriamente detti _Esarchi_, perchè alle principali città delle

diocesi erano preposti, e più province sotto di essi avevano: onde

nei canoni del Concilio di Calcedonia in cotal guisa, e per questa

divisione di province, e di diocesi, si distinguevano gli Esarchi da'

Metropolitani: così Filalete Vescovo di Cesarea, e Teodoro Vescovo

d'Efeso furon chiamati Esarchi, perchè il primo avea sotto di se la

diocesi di Ponto, ed il secondo quella dell'Asia. Egli è però vero, che

alcune volte questo nome fu dato anche a' semplici Metropolitani: ed i

Greci negli ultimi tempi lo diedero profusamente a più Metropolitani,

come a quel d'Amira, di Sardica, di Nicomedia, di Nicea, di Calcedonia,

di Larissa, ed altri. Nulladimeno la propria significazion di questa

voce _Esarca_ non denotava altro, che un Vescovo, il quale a tutta la

diocesi presedeva, siccome il Metropolitano alla provincia. Alcuni

di questi Esarchi furon detti anche _Patriarchi_, il qual nome in

Oriente, in decorso di tempo, a soli cinque si restrinse, fra i quali

fu l'_Antiocheno_.

I confini dell'Esarcato d'Antiochia non s'estesero oltre a' confini

della diocesi d'Oriente, poichè l'altre province convicine essendo

dentro i confini dell'altre diocesi, appartenevano a gli altri

Esarchi. Così la diocesi d'Egitto, come quinci a poco vedrassi, era

all'Esarca d'Alessandria sottoposta, e l'altre tre diocesi d'Oriente,

come l'Asiana, la Pontica, e la Tracia, erano fuori del suo Esarcato;

anzi nel Concilio costantinopolitano espressamente la cura di queste

tre diocesi a' propri Vescovi si commette. Nè quando il Vescovo di

Costantinopoli invase queste tre diocesi, ed al suo Patriarcato

le sottopose, come diremo più innanzi, si legge, che il Vescovo

d'Antiochia glie l'avesse contrastato, come a lui appartenenti.

La seconda diocesi, ch'era sotto la disposizione del Prefetto Pretorio

d'Oriente, fu l'Egitto. La città principale di questa diocesi fu la

cotanto famosa e rinomata _Alessandria_: quindi il suo Vescovo sopra

tutti gli altri alzò il capo, e la sua Chiesa, dopo quella di Roma,

tenne il primo luogo: s'aggiungea ancora un'altra prerogativa, che in

questa Cattedra vi sedè S. Marco Evangelista primo suo Vescovo.

Fu questa diocesi prima divisa in tre sole province, l'Egitto

strettamente preso, la Libia e Pentapoli, e quindi è che nel sesto

canone del Concilio Niceno si legga: _Antiqua consuetudo servetur

per Aegyptum, Lybiam, et Pentapolim, ita ut Alexandrinus Episcopus

horum omnium habeat potestatem._ La Libia fu da poi divisa in due

province, la superiore e l'inferiore: s'aggiunse l'Arcadia, la Tebaide

e l'Augustamnica: e finalmente, la diocesi d'Egitto si vide divisa in

dieci province, ed altrettante città metropoli sursero, onde dieci

Metropolitani furon a proporzione del numero delle province indi

accresciuti. Questi al Vescovo d'Alessandria, come loro _Esarca_, e

Capo della Diocesi erano sottoposti, sopra i quali esercitò tutte

le ragioni, e privilegi esarcali. I confini del suo Esarcato non

si distendevano oltre alla diocesi d'Egitto, che abbracciava queste

dieci province. Nè s'impacciò mai dell'Affrica occidentale, come ben

pruova l'accuratissimo Dupino[504], onde furon in gravissimo errore

coloro, che stimarono tutta l'Affrica, come terza parte del Mondo, al

Patriarcato d'Alessandria essere stata sottoposta. Anche questo Esarca,

come quello d'Antiochia, acquistò da poi il nome di _Patriarca_, e fu

uno de' cinque più rinomati nel quinto, e sesto secolo, come diremo più

innanzi.

La terza diocesi disposta sotto il Prefetto P. d'Oriente fu l'_Asia_,

nella quale, una provincia, detta ristrettamente Asia, fu Proconsolare;

e metropoli di questa provincia, ed insieme Capo dell'intera diocesi

fu la città d'_Efeso_. L'altre province, come Panfilia, Elesponto,

Lidia, Pisidia, Licaonia, Licia, Caria, e la Frigia, che in due fu

divisa, Pacaziana, e Salutare, erano al Vicario dell'Asia sottoposte,

e ciascuna ebbe il suo Metropolitano: oltre ciò era un Metropolitano

nell'isola di Rodi, ed un altro in quella di Lesbo.

La diocesi asiana divenne una delle _Autocefale_, come quella che nè al

Patriarca d'Alessandria, nè a quello d'Antiochia fu giammai sottoposta.

Riconosceva, solamente il Vescovo d'Efeso per suo Primate, come

colui, che nella città principale di tutta la diocesi era preposto;

per questa ragione Teodoro Vescovo d'Efeso fu detto _Esarca_, siccome

furon appellati tutti gli altri, che ressero quella Chiesa; poichè la

lor potestà si distendeva non pure in una sola provincia, ma in tutta

la diocesi asiana. Ma non poterono questi Esarchi conseguire il nome

di Patriarca; perchè tratto tratto quello di Costantinopoli non pur

restrinse la loro potestà, ma da poi sottopose al suo Patriarcato tutta

intera questa diocesi.

La quarta fu la diocesi di _Ponto_, la cui città principale era

_Cesarea_ in Cappadocia. Prima questa diocesi si componeva di sei sole

province, che furono Cappadocia, Galazia, Armenia, Ponto, Paflagonia,

e Bitinia; tutte queste da poi, toltone Bitinia, furon divise in due,

onde di sei, che prima erano, si vide il lor numero multiplicato in

undici, che altrettanti Metropolitani conobbero. In questa diocesi

era la città di Nicea, che nel civile, e nell'ecclesiastico ebbe la

prerogativa d'essere dagl'Imperadori Valentiniano e Valente innalzata

in metropoli. S'oppose a tal innalzamento il Vescovo di Nicomedia,

ch'era la città Metropoli di quella provincia, pretendendo, che ciò

non dovesse cagionar detrimento alcuno alle ragioni, e privilegi della

sua Chiesa metropolitana; ma perchè Valentiniano e Valente avevan

bensì conceduta a Nicea quella prerogativa, ma non già, che perciò

intendessero togliere le ragioni altrui; per ciò furon al Metropolitano

di Nicomedia conservati i privilegi della sua Chiesa, e che quella

di Nicea potesse ritener solamente l'onore ed il nome, ma non già le

ragioni e privilegi di Metropolitano. Sopra tutti questi Metropolitani

presedeva il Vescovo di _Cesarea_, ch'era la città principale di questa

diocesi. Per questa ragione fu anch'egli appellato _Esarca_, come

quelli d'Antiochia, d'Alessandria, e d'Efeso: ma non già come quei

due primi potè acquistar l'onore di Patriarca, poichè la sua diocesi

fu da poi non altrimenti, che l'Asiana sottoposta al Patriarcato di

Costantinopoli.

La quinta ed ultima diocesi, che ubbidiva al Prefetto P. d'Oriente,

fu la _Tracia_, Capo della quale era _Eraclea_. Si componeva di

sei province, Europa, Tracia, Rodope, Emimonto, Mesia e Scizia; e

ciascuna riconobbe il suo Metropolitano: ma da poi in questa diocesi

si videro delle molte e strane mutazioni, così nello stato civile, che

ecclesiastico. Prima per suo Esarca riconosceva il Vescovo d'_Eraclea_,

come Capo della Diocesi, il quale avea per suffraganeo il Vescovo di

_Bizanzio_; ma in appresso, che a Costantino piacque ingrandir cotanto

questa città, che fattala Capo d'un altro Imperio, volle anche dal

suo nome chiamarla, non più Bizanzio, ma _Costantinopoli_, il Vescovo

di questa città innalzossi, secondando la politia dell'Imperio, sopra

tutti gli altri, e non solamente non fu contento delle ragioni di

Metropolitano, ovvero di _Esarca_, con sopprimer quello d'Eraclea; ma

decorato anche dell'onore di _Patriarca_, pretese poscia stender la sua

autorità oltre a' confini del suo Patriarcato, ed invadere ancora le

province del Patriarcato di Roma, come più innanzi dirassi.

Ecco in breve, qual fosse in questi tempi, che a Costantino seguirono,

la politia dello Stato ecclesiastico nella Prefettura d'Oriente, tutta

conforme e adattata a quella dell'Imperio.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 · 第 41 / 59 题