LIBRO PRIMO

Quest'ampia e possente parte d'Italia, che Regno di Napoli oggi

s'appella, il qual circondato dall'uno e dall'altro mare, superiore

ed inferiore, non ha altro confine mediterraneo, che lo Stato della

chiesa di Roma, quando per le vittoriose armi del Popolo romano fu

avventurosamente aggiunta al suo Imperio, ebbe forma di governo pur

troppo diversa da quella, che sortì da poi ne' tempi degli stessi

romani Imperadori. Nuova politia sperimentò quando sotto la dominazione

de' Re d'Italia pervenne. Altri cambiamenti vide sotto gl'Imperadori

d'oriente. E vie più strane alterazioni sofferse, quando per varj casi

trapassata di gente in gente, finalmente sotto l'Augustissima Famiglia

Austriaca pervenne.

Non fu ne' tempi dalla libera Repubblica divisa in _province_, come

ebbe da poi; nè comunemente altre leggi conobbe se non le romane. I

varj Popoli che in lei abitarono presero insieme, o diedero il nome

alle tante _regioni_, ond'ella fu divisa; e le città di ciascuna

regione, secondo che serbarono amicizia, e fedeltà al P. R. quelle

condizioni o dure, o piacevoli ricevettero, che s'aveano meritate.

Nè bisogna cercare miglior forma di governo di quella, che in cotai

primi tempi v'introdussero i providi Romani, appo i quali l'arte del

governare fu così lor propria, che per quella sopra tutte l'altre

Nazioni del Mondo si distinsero. Testimonio è a noi l'incomparabile

Virgilio[15], il quale dopo aver date a ciascuna Nazione le lodi

per quelle arti, onde sopra tutt'altre preson grido, del solo Popolo

romano cantò, esser stata di lui propria l'arte del governare, e del

ben reggere i Popoli. Per questa, non già per quella del conquistare

si rendè quest'inclita gente sopra tutt'altre sublime; imperocchè se

si vuole por mente alla grandezza del suo Imperio, posson ancora gli

Assiri in alcun modo vantarsi del loro per Nino acquistato; i Medi,

ed i Persi di quello per Ciro; ed i Greci dell'altro per Alessandro

Magno fondato. Gli acquisti de' Turchi non furono inferiori a quelli

de' Romani, e sotto i famosi Imperadori Maometto II. e Solimano,

il loro imperio non fu a quello minore[16]; ed anche gli Spagnuoli

con maggior ragione potranno opporgli quello de' Serenissimi Re di

Spagna; maggiore, se si riguarda l'ampiezza de' confini, di quanti

ne vide il Mondo giammai[17]. E quantunque la prudenza de' consigli,

l'intrepidezza de' loro animi, la felicità, e le molte virtù, onde

tutte le loro imprese erano ricolme, fossero state eccellenti, ed

incomparabili; nulla di manco il giudizio del Mondo, e de' più gravi

Scrittori[18], che riputarono quasi tutte le loro spedizioni ingiuste,

e le loro armi sovente senza ragionevol cagione mosse e sostenute,

venne a' medesimi, e alla lor gloria non picciol detrimento a recare.

Solamente in celebrando la sapienza del governo, e la giustizia

delle loro leggi si stancarono le penne più illustri del Mondo, e

per questo unico pregio meritamente sopra tutt'altri ne andarono

gloriosi. Chiarissimo argomento sarà l'essersi veduto, che rovinato

ed estinto già il loro impero, non per questo mancò ne' nuovi dominj

in Europa fondati, la maestà e l'uso di quelle. Nè per altra cagione

è ciò avvenuto, se non perchè le leggi de' Romani con tanta maturità

e sapienza dettate, si diffusero e propagarono per tutte le parti del

Mondo; non tanto per la potenza del loro imperio, nè perchè secondo la

ragion delle genti fu sempremai inalterabil legge di vittoria, che i

vinti passassero ne' costumi, e sotto le leggi de' vincitori, quanto

per l'evidente utilità, che i popoli soggiogati ritraevano dal loro

equabile e giusto governo. Quindi avvenne che le Nazioni più remote e

barbare spontaneamente ricevessero le loro leggi, avendo la giustizia

e prudenza delle medesime per conforto della loro servitù. Così

Cesare mentre trionfa in Eufrate, ed al suo imperio si sottopongono

quelle regioni, vittorioso dava a que' popoli le leggi, ma a' _popoli

volenti_. Nè vi bisognava meno, che la sapienza del lor governo, e

la giustizia di queste leggi per produrre fra tante nazioni diverse

e lontane quella docilità ed umanità di costumi, che Libanio[19]

esagerava a coloro, che viveano secondo gl'istituti e leggi romane;

e quella concordia, e quel nodo d'una perfetta società civile, che

ci descrive Prudenzio[20] fra coloro, che sotto il giogo di quelle

usavano. Anzi non sono mancati Scrittori[21] gravissimi, fra' quali non

è da tacere l'incomparabile Agostino[22], che credettero per divina

previdenza essersi fatto, che i Romani signoreggiassero il Mondo,

affinchè per lo loro governo ricolmo di sapienza e di giustizia, i

costumi e la fierezza di tante Nazioni si rendessero più trattabili

e mansueti; perchè con ciò il genere umano si disponesse con maggior

facilità a ricevere quella religione, la qual finalmente dovea

abbattere il gentilesimo, e stabilita in più saldi fondamenti dovesse

illuminar la terra, e ridurla ad una vera credenza, laonde in premio

della loro giustizia fosse stato a loro conceduto l'imperio del Mondo.

Gl'Impp. Diocleziano e Massimiano in un loro Editto, che si legge nel

Codice Gregoriano, ci lasciarono delle leggi romane questo gravissimo

encomio: _Nihil nisi sanctum, ac venerabile nostra Jura custodiunt: et

ita ad tantam magnitudinem Romana majestas cunctorum Numinum favore

pervenit: quoniam omnes suas leges religione sapienti, pudorisque

observatione devinxit_[23]. Per questa cagione avvenne che le Nazioni

d'Europa, non come leggi d'un sol Popolo, ma come le leggi universali

e comuni di tutte le genti le riputassero, e che i Principi e le

Repubbliche si studiassero comporre i loro Stati alla forma di quelle,

in guisa che oggi pare, che l'orbe cristiano si regga e si governi

alla lor norma, ond'è che nell'Accademie ben istituite pubblicamente

s'insegnino, e s'apparino a questo fine.

Ben egli è vero, che a chiunque riguarda la felicità dell'armi del

P. R. parrà cosa stupenda, come in così breve tempo avesse potuto

stendere il suo imperio sopra tante province, e sì lontane. Nè potrà

senza sorprendersi, sentire, come nella sua infanzia, quasi lottando

co' vicini, tosto gli vincesse; che soggiogata indi a poco l'Italia,

adulto appena, stendesse le sue braccia in più remoti paesi. Prendesse

la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, e s'inoltrasse poi nell'ampie

regioni della Spagna; e renduto già virile e possente, soggiogasse da

poi la Macedonia, la Grecia, la Siria, la Gallia, l'Asia, l'Africa, la

Bretagna, l'Egitto, la Dacia, l'Armenia, l'Arabia, e l'ultime province

dell'oriente; tanto che alla perfine oppresso dal grave peso di

tanta, e sì sterminata mole, bisognò che cedesse sotto il suo incarico

medesimo.

Ma forse cosa più ammirabile e degna di maggior commendazione dovrebbe

sembrare l'istituto e la moderazione, che praticò colle genti vinte e

debellate. E non seguendo l'esempio degli Ateniesi, e de' Lacedemoni,

da' quali tutte come straniere venivan trattate prendendo di loro

troppo aspro governo: quelle condizioni, o dure o piacevoli lor

concedeva, che s'avesse meritato, o la loro fedeltà ed amicizia,

ovvero l'ostinazione e protervia. Alcuni Popoli, dice Flacco[24],

pertinacemente contra i Romani guerreggiarono. Altri conosciuta

la virtù loro serbaron a' medesimi una costante pace. Alcuni altri

sperimentando la loro fedeltà e giustizia, spontaneamente a color si

rendettono ed unirono, e frequentemente portaron le armi contra loro

nemici; onde era di dovere, che secondo il merito di ciascuna Nazione

ricevessero le leggi e le condizioni; imperciocchè non sarebbe stata

cosa giusta, che con eguali condizioni s'avessero avuto a trattare

i Popoli fedeli, e coloro che tante volte violando la fede ed i

giuramenti dati, ruppero la pace, e portarono guerra a' Romani. Per

questa cagione fu da essi con diverse condizioni governata l'Italia

dall'altre province dell'Imperio. Quindi avvenne, che nelle città

istesse d'Italia fossero stati introdotti que' varj gradi, e quelle

varie ragioni di cittadinanza Romana, di Municipj, di Colonie, di

Latinità, di Prefetture, e di Cittadi Federate; e quindi avvenne

ancora, che rendutisi Signori di tante, e sì remote province, con

prudente consiglio si fosse istituito, che altre fossero Vettigali,

altre Stipendiarie, o Tributarie: altre Proconsolari, ed altre

Presidiali.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 · 第 8 / 59 题