E-text prepared by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, and the Project
Gutenberg Online Distributed Proofreading Team (http://www.pgdp.net) from
page images generously made available by Internet Archive
(http://www.archive.org)
Note: Images of the original pages are available through
Internet Archive. See
http://www.archive.org/details/gliavvenimentidi00colauoft
D.r NAPOLEONE COLAJANNI
_Deputato al Parlamento_
GLI
AVVENIMENTI DI SICILIA
E
LE LORO CAUSE
CON PREFAZIONE DI MARIO RAPISARDI
PALERMO
REMO SANDRON--EDITORE
VIA VITT. EMAN., 324
1895
Prezzo Lire 2.
Opere dello stesso autore
La libertà e la questione sociale. (1879) (Esaurito).
La repubblica e le guerre civili. (1882) (Esaurito)
Le istituzioni municipali. (_1 vol. in 16º pag. 331_) L. 3,00
Il Socialismo. Appunti (_1 vol. in 16 di pag. 100_)
(Esaurito).
La delinquenza della Sicilia e le sue cause. (Esaurito).
Un sociologo pessimista: Gumplowicz. (Esaurito).
L'alcoolismo, sue conseguenze morali e sue cause.
(_Un vol. di pag. 201 in-8º con tavole statistiche_) » 3,00
Oscillations thermometriques et delits contre les personnes.
(_Opuscolo_) » 1,00
Di alcuni studi recenti sulla proprietà collettiva.
(_Opuscolo_). » 0,50
Corruzione politica. (_Un vol. in-16º di pag. 96_).
(Esaurito)
Corruzione politica. Chiarimenti e risposte. 2ª edizione
con numerose aggiunte e lettere di Gabriele Rosa, A.
Saffi e Giov. Bovio, (_Un vol. in-16 gr. di pagine 112_) » 1,25
Sociologia criminale. Appunti. (_2 volumi_) » 13,50
Ire e spropositi di Cesare Lombroso. (_1 volume_) » 1,00
La politica coloniale. (_Un volume_) » 3,50
La Difesa Nazionale e le economie militari. (_Un opuscolo_). » 0,80
Banche e Parlamento. (_Un vol. Milano 1891_) » 2,00
In Sicilia. (_Un volume, Roma 1891_) » 1,00
GLI
AVVENIMENTI DI SICILIA
D.r NAPOLEONE COLAJANNI
_Deputato al Parlamento_
GLI
AVVENIMENTI DI SICILIA
E
LE LORO CAUSE
CON PREFAZIONE DI MARIO RAPISARDI
PALERMO
REMO SANDRON--EDITORE
VIA VITT. EMAN., 324
1894.
_Proprietà letteraria dell'Editore_
REMO SANDRON
AVVERTENZA
Di questo libro fu fatta una 1.ª edizione per cura di Edoardo
Perino. Accintosi l'A. a questa seconda trovò tanto da correggere e
da aggiungere che ne raddoppiò la mole, e la modificò talmente che
solo in pochissime pagine è uguale all'antecedente, sicchè può a
ragione considerarsi libro affatto nuovo.
L'Editore
TIPOGRAFIA DIRETTA DA SANTI ANDÒ--Via Celso N. 49
PREFAZIONE
_Carissimo Colajanni_
Catania, 10 Febbraio 94.
_I tumulti recenti della Sicilia hanno, per le origini e gli effetti
loro, una importanza sociale, che la facilità onde sono stati repressi
non parrebbe loro concedere. Tu che li hai osservati con occhio di
filosofo, moderati con accorgimento d'uomo politico e con cuore di
cittadino, fai bene di consegnarli alla storia con quella serenità di
giudizio, che alle coscienze intemerate non è difficile mantenere nei
momenti più tempestosi e fra le passioni più vive._
_Due principali verità risultano, a parer mio, dalla notizia sincera dei
fatti: la indipendenza dei moti siciliani da qualunque opera di partito,
e la prepotenza d'un governo che vuol parer forte e non è._
_Non che essere eccitate e preparate dai socialisti, a me pare che le
ribellioni, determinate unicamente dalle condizioni specialissime
dell'isola, dagli arbitrî feudali dei proprietarî, dalla spietata
ingordigia delle amministrazioni, dalla miseria ineffabile dei
lavoratori, abbiano fatto constatare e toccar con mano la nessuna
coesione del partito socialista, la discordia dei suoi capi, la varietà
bizzarra dei suoi gruppi, l'incertezza dei principî, dei metodi,
dell'azione. Il socialismo in Sicilia ha avuto più presa che altrove,
perchè ha trovato terreno più proprio: la propagazione meravigliosa dei
Fasci prova che esso non è artificiale e superficiale, ma ha radici
nelle viscere stesse della vita del proletario siciliano; è piuttosto
effetto che causa. Il popolo, per altro, quale ch'esso sia, poco suole
accogliere e fecondare delle teoriche d'un partito: afferra tutt'al più
un'idea rispondente al suo stato, un sentimento che consuona col suo; e
quando si sente alle strette, si getta nell'azione, senza chiedere
consiglio a nessuno. La miseria e la mala signoria furono e saranno mai
sempre i motivi principali delle rivolte._
_Questa condizione di cose rende ancor più colpevoli e mostruosi i modi
adottati dal governo per reprimere le ribellioni. Qualche agevolezza
conceduta lì per lì alle prime avvisaglie, avrebbe probabilmente sedato
il fermento dei contadini affamati. Ma sì! I cartelloni erano già stati
affissi alle cantonate; la baracca era aperta, i biglietti distribuiti;
la gran cassa rintronava già negli stomachi degli spettatori; e come si
faceva a sopprimere lo spettacolo._
_La signora Astrea, che dietro alle quinte avea fatto copia di sè a
tutta la borghesaglia legittima e legalitaria, venne allora su la
ribalta e recitò col peggior garbo del mondo la parte della verginella
oltraggiata: scaraventò i pesi in faccia ai presunti seduttori: agguantò
la bilancia per il giogo e la sbatacchiò su la testa dei primi poveri
diavoli che le vennero a tiro. La borghesaglia legittima e legalitaria
si dichiarò soddisfatta; si soffiò il naso impeperonito: e con le dita
intrecciate sul buzzo e tentennando la testa come i cuorcontenti di
gesso, esclamò in falsetto pecorino: Le istituzioni son salve; l'ordine
regna in Varsavia; ora possiamo tornare tranquillamente a barattare, a
banchettare e a russare._
_A proposito: e le riforme? Ah! sì: ci sono anche queste per aria; o per
dir meglio, c'è una commissione che le studia, e che ponza la felicità
del genere umano. Lasciamola ponzare; e che Dio la renda lubrica. Che
cosa saranno queste riforme il gazzettume ufficioso nol dice: esso
spreca tutto il suo fiato prezioso per informarci di balzelli nuovi, di
soppressioni di ufficî, di monopolî audaci, di ricchezze cavate dalle
borse e dalle vene di tutti. Le istituzioni, si sa, han da salvarsi; i
sagrificî non sono mai troppi. E poi, i balzelli hanno l'ale; e le
riforme la gotta. Aspettiamo dunque che l'erba cresca; e se l'asino
muore, peggio per lui. Ciò che saranno codeste riforme possiamo
immaginarlo: riforme borghesi; e non occorrerebbe dir altro: semi di
lino su la cancrena; concessioni ed elemosine tirate in faccia con la
balestra. E se non bastano, piombo: procedura solita e spicciativa._
_Ma il piombo credi che basterà? Io modestamente credo di no: salvo che
siasi trovato il modo di renderlo digeribile e nutritivo, come il pane
che manca._
_In conclusione, questi tumulti hanno rivelato condizioni tali, che non
possono e non devono assolutamente durare, per l'onore d'Italia e della
razza umana; hanno resa necessaria una fraterna intesa di tutti i
partiti democratici in un ideale, in una fede, in un'opera comune; hanno
ridotta la questione sociale all'aut aut degli scolastici.
L'idea-valanga s'è già staccata dal vertice, e seguirà fatalmente il suo
corso. O unirsi ad essa o rimanere stritolati nel fango. È la Storia che
passa._
M. RAPISARDI
I.
PRIME ARMI DEL SOCIALISMO IN SICILIA.
Dopo le elezioni politiche generali del 1890, e più ancora dopo quelle
del 1892, la stampa che rispecchia le tendenze, i bisogni e i timori
delle classi dirigenti italiane, gittò un grido di allarme, additando
una macchia grigia sulla carta geografica d'Italia, che rappresentava la
zona dove maggiormente si era rivelato potente per numero di adepti e
per organizzazione il _socialismo_. La macchia era più scura nel
Modenese, nella provincia di Reggio Emilia e di Parma; ma si manteneva
abbastanza cupa in alcuni punti della provincia di Cremona, nel
Mantovano, nel Polesine ecc., mentre si era rischiarata nel più antico
centro di diffusione: nelle Romagne.
Giovani ardenti, colti, instancabili nella propaganda, sinceri nella
fede, come Berenini, Agnini e Prampolini erano venuti in Parlamento da
quelle zone ed era significante assai che il secondo fosse riuscito
contro il generale Gandolfi, che pure, a parare la sconfitta, nel suo
programma e nei suoi discorsi molte dichiarazioni in senso socialista
aveva fatte.
[FATTI SIGNIFICANTI]
Allora pochi o nessuno avevano dato importanza a ciò che avveniva in
Sicilia, non ostante la doppia elezione dell'amico G. De Felice, non
ostante l'onore delle quattro candidature, che mi toccò nel 1890 e la
vittoria che ebbi allora e nel 1892. Non senza fondamento questi due
ultimi avvenimenti furono spiegati collo intervento di alcuni fattori,
che attenuarono sensibilmente la importanza del contributo che vi aveva
apportato il socialismo. Intanto nel silenzio, o almeno con un rumore
che non si faceva sentire al di là dello stretto di Messina, si
organizzavano _i Fasci dei lavoratori_, da principio con intenti non
nettamente determinati, sicchè si sarebbe potuto prenderli per
organizzazioni non molto dissimili dalle antiche società operaie; ma più
tardi, e particolarmente dopo il Congresso di Genova, con programma
schiettamente socialista, ed anzi esclusivamente marxista.
Credo di essere stato il primo, o uno dei primi, a notare la esistenza
dei Fasci fuori d'Italia, in un articolo pubblicato nella _Grande Revue_
di Parigi-Pietroburgo nello scorso inverno; e confesso che allora non
sospettavo che avessero dovuto fare parlare molto, e presto, di loro; e
fui dei primi, pur rallegrandomi, come socialista, dei progressi che
facevano le idee, a dare un grido di allarme per certi fenomeni poco
rassicuranti da me osservati.
Parlai al vento; e gli eventi seguirono il loro corso, come se nulla
avesse dovuto e potuto farsi per impedire che riuscissero dolorosissimi.
Così si arrivò ai massacri di Giardinello, di Pietraperzia, di Marineo,
di Gibellina, di Santa Caterina ecc., che, per una serie incredibile di
errori, di violenze di arbitrî, di infamie, si riannodano, a meno di un
anno di distanza, a quello di Caltavuturo!
[IL MOVIMENTO PREOCCUPA]
E il movimento socialista siciliano, per virtù degli iniziatori, per
colpa degli avversarî e per favorevole coincidenza di diversi fattori,
assunse tali proporzioni da preoccupare, finalmente, i nostri governanti
di ogni partito; alcuni dei quali con stoltezza, che risente della
calunnia, piuttosto che confessare la imprevidenza propria, preferirono
attribuirlo all'oro della Francia ed alle mene dei clericali.
I governanti, imprevidenti e prepotenti pel passato, non si limitarono a
spargere la voce che l'oro francese alimentasse i malumori della
Sicilia, ma con abile e repentina preveggenza cominciarono ad
accreditare nel continente il sospetto che nell'isola si preparasse un
movimento _separatista_.
In tal guisa, pensarono che il sentimento pubblico avrebbe agevolata e
approvata qualunque repressione.
[L'ORGANIZZAZIONE]
Quando il moto fu meglio conosciuto, i socialisti di Europa se ne
rallegrarono e fecero atto di solidarietà mandando il loro obolo; e la
_Volks Tribune_ di Vienna ha potuto così riassumerlo afferrandone
esattamente il carattere: «per le condizioni specifiche del luogo e per
le qualità personali degli agitatori, il movimento proletario di
Sicilia, ha qualche cosa in sè di vibrato, di solenne, di primitivo, di
spontaneo, che in tutta l'Italia se ne risente l'effetto. La stampa
borghese d'Italia ne ha risentito come per effetto l'azione, e per la
prima volta essa ha parlato sul serio del movimento socialistico.--La
gran massa di proletari organizzati e disciplinati nei _Fasci_ è di
salariati di campagna, di salariati delle miniere di zolfo, di
lavoratori dell'industria vinicola, di artigiani, di piccoli borghesi e
di studenti. La disciplina di tale organizzazione ha dato già prova di
sè in modo notevole e palese... Questa organizzazione siciliana è il
primo grande movimento di massa proletaria, che si veda in Italia, ed è
il primo _atto_ del socialismo Italiano.»[1]
NOTE:
[1] L'on. Comandini in una delle sue splendide ed oneste corrispondenze
al _Corriere della Sera_ di Milano ricorda che la colta gioventù
socialista di Sicilia si sente assai lusingata della iniziativa
dell'isola. (Nº del 16-17 Gennajo 1894). L'osservazione è esatta e
collima con quelle del giornale di Vienna. Avverto una volta per sempre
che ripetutamente mi riferirò ai giudizi dell'on. Comandini, non già
perchè egli sia stato il solo ad enunziarli; ma perchè venendo da lui,
che non milita tra radicali e socialisti, non può essere sospettato di
esagerazione e di partigianeria.
Notevolissime sono del pari le osservazioni del Borelli nel _Popolo
Romano_, che nella serie di corrispondenze dal titolo _La Sicilia
com'è_--ha saputo sintetizzare acutamente e onestamente le condizioni
economiche, politiche e morali dell'Isola.
II.
FORZE DEL SOCIALISMO
Sarebbe grave errore disconoscere la importanza del movimento socialista
siciliano, che s'imperniava nella organizzazione dei _Fasci dei
lavoratori_; giova, però, ridurlo alle sue giuste proporzioni.
Ciò è necessario in vista delle notizie numerose pubblicate dai giornali
italiani e stranieri, ora esagerate, ora addirittura false.
Una statistica esatta del numero dei _Fasci_, che corrisponda alla
realtà, è difficile, perchè molti ne sorgevano ogni giorno e non pochi
ne scomparivano senza che se ne avesse notizia. Chi dice che erano 300 e
chi li riduceva a 120; il Comitato centrale dei _Fasci_ al 1º novembre
li portava a 163, oltre 35 in formazione. Reputo, poi, esageratissima la
cifra dei soci, che da tutti si ripete ammontasse a 300,000 e più; la
esagerazione la desumo da ciò ch'è a mia personale conoscenza: molti
_Fasci_ erano puramente nominali, come quello di Caltanissetta; di
alcuni altri il numero dei soci era stato per lo meno quintuplicato.
Appena si aprivano le iscrizioni i soci accorrevano numerosi; ma poco
dopo le file si diradavano, sia perchè i soci non amavano pagare il
piccolo contributo mensile o settimanale, sia perchè si scoraggiavano
presto, non ottenendo miglioramenti immediati.
I _Fasci_ erano più numerosi e più disciplinati nelle Provincie di
Palermo, di Catania e di Trapani; molti ne sorsero nel novembre e
dicembre scorsi nella provincia di Siracusa mercè l'opera indefessa
dell'avvocato De Stefano Paternò, ma sulla loro consistenza non si potè
portare un giudizio perchè erano di data assai recente; meno numerosi
erano in quelle di Girgenti e di Caltanissetta; scarsissimi, infine, in
quella di Messina.
[I FASCI DEI LAVORATORI--LE DONNE]
In generale si mostrarono meglio organizzati e più compatti, più
disciplinati e più ardenti i _Fasci_ dei centri agricoli, specialmente
nella provincia di Palermo, dov'era singolarissima la partecipazione
simpatica e ardita delle donne, che richiamò l'attenzione del Lombroso,
del Morselli, mia e di tutta la stampa italiana, che giustamente ha
consacrato al fatto parole di alta ammirazione non iscompagnata da un
certo senso di meraviglia, perchè le condizioni intellettuali e sociali,
il genere di vita e la educazione delle donne siciliane avrebbero dovuto
allontanarle dal moto attuale.[2] Invece inferiori si mostrarono i
_Fasci_ delle città, non ostante che fossero stati preparati dai
congressi, dai giornali e dalla propaganda socialista da molti anni.
[IL FASCIO DI CATANIA E QUELLO DI PALERMO]
Superiore a tutti in modo assoluto, pel numero dei soci iscritti e
attivi, per la organizzazione e per la coscienza dei fini da
raggiungere, era il _Fascio_ di Catania, che formava uno strano
contrasto con quelli della provincia, che erano fiacchi e incoscienti.
A Catania, mercè l'instancabile propaganda dell'on. De Felice Giuffrida,
sorse quattro anni or sono il primo sodalizio. Ivi il terreno era
preparato dalla vita non inonorata, che vi ebbero parecchie società
operaie, che dal 1860 in poi avevano organizzato scuole, mutuo soccorso,
assistenza medica e anche prestiti sull'onore; ed alcune di esse, come
quella dei _Figli dell'Etna_, dei _Figli del lavoro_, della Pace ecc.,
sussistono ancora, sebbene facessero capo al _Fascio_ e con questo
procedessero ed agissero di conserva.
La visita dei mille soci del _Fascio_ di Catania alla esposizione di
Palermo determinò la organizzazione di analoga associazione nella città
delle iniziative, d'onde, aiutata dall'_Isola_ e dal _Giornale di
Sicilia_ e dall'attivissima azione di un generoso gruppo di giovani, il
movimento si propagò in tutta la Sicilia; sicchè, se a Catania spetta il
merito della iniziativa, il centro di diffusione divenne Palermo, per
quel maggiore ascendente esercitato sempre dall'antica capitale
sull'isola tutta.
È da notarsi che non pochi degli organizzatori dei _Fasci_ appartenevano
alla classe borghese; alcuni sono agiatissimi, come il Ballerini; pochi
ricchissimi vengono dall'alta aristocrazia, come il marchese di
Montemaggiore e il principe di Cutò.[3]
[LA COSTITUZIONE DEI FASCI]
L'organizzazione era abbastanza semplice e logica. Dove i soci erano
numerosi, vennero divisi secondo le arti e i mestieri e ciascun gruppo
aveva la sua speciale bandiera; vi erano anche delle squadre coi
rispettivi capi per quartieri.[4]
Ogni _Fascio_ aveva il suo rosso gonfalone con qualche altro particolare
emblema; e quel benedetto rosso che scioccamente dà ai nervi delle
autorità politiche, ha dato luogo a pericolose colluttazioni, ad arresti
e processi. Ogni socio, nelle feste, portava una coccarda rossa, ed i
capi una fascia pure rossa: bisognava vedere con quanta fierezza la
indossavano i contadini e gli operai nelle solenni occasioni.
Non pochi _Fasci_ avevano la fanfara, composta quasi sempre di reduci
dall'esercito, che vi avevano portato il sentimento della disciplina,
unito ad entusiasmo e attività notevoli. La fanfara, talvolta discreta,
serviva a richiamare l'attenzione delle donne, destava l'invidia di
molti e pur troppo somministrò occasione a numerose contravvenzioni alla
legge reazionaria di _pubblica sicurezza_, le quali costrinsero i poveri
soci o a pagare o a scontare le non piccole multe col carcere. Ajutarono
moltissimo la propaganda le _passeggiate_ da un paese all'altro,
abilmente organizzate, che sviluppavano elevati sentimenti di
solidarietà e davano ai lavoratori coscienza della propria forza.
Nelle sedi dei _Fasci_ sulle pareti vi erano grandi striscie di carta
con motti significativi di Marx, di Lassalle, di Bovio, di Hugo, di L.
Blanc ecc. Non di rado vi si trovavano i ritratti di Marx, di Mazzini,
di Garibaldi, del Re e della Regina. Il Rossi della _Tribuna_, ed io
stesso, in alcuni luoghi non trovammo sul tavolo che un Cristo col suo
lumicino, che costituiva tutto l'ornamento del luogo; e confesso che
tanta semplicità impose a Rossi ed a me, e di più doveva imporre a
contadini ed operai, tra i quali è ancora vivo il sentimento religioso e
che si esaltano maggiormente quando si parla loro in nome del Nazzareno.
[DEBOLEZZA ECONOMICA]
I socî pagavano un tenuissimo contributo mensile e settimanale, che
variava da luogo a luogo, ma che non oltrepassava una lira al mese. Le
casse, come si può immaginare, non erano provviste e non avrebbero
potuto far fronte alle spese ordinarie di amministrazione e molto meno a
quelle straordinarie incontrate nell'aspra lotta col governo e colle
classi dirigenti--se i più ricchi del partito non avessero fatto
sacrifizî considerevoli. Soccorsi, ma in tenue misura, vennero dai
socialisti del continente, della Germania, dell'Austria ed anche della
Rumenia. Le scarse somme venute dall'estero, passarono per le mani del
Prof. Labriola, che con vivo rammarico altra volta mi fece osservare che
tra gli oblatori brillavano per la loro assenza i socialisti francesi.
In qualche paese agricolo si fecero sufficienti provviste di frumento
per opera di Presidenti e di soci preveggenti; ciò che consentì loro la
resistenza, vittoriosa spesso, negli scioperi. Così a Corleone.
[AVVERSIONE ALLE COOPERATIVE DEI FASCI]
Alcuni _Fasci_ praticavano il mutuo soccorso; altri avrebbero voluto
fondare casse di resistenza, ma i mezzi erano del tutto inadeguati ai
fini; si accennò qua e là, a _cooperative_ di consumo, che fecero
cattiva prova a Catania, dove cercarono sostituirvi dei prezzi di favore
con particolari venditori di oggetti di consumo; scioperi inconsulti
furono tentati ed una _cooperativa di produzione_ ebbe vita per poco
tempo in Palermo e finì miseramente. Erano pochissime le _cooperative di
lavoro_, in conformità della legge dell'11 Luglio 1889, che avrebbero
potuto dare eccellenti risultati. Ma non c'è da meravigliarsene perchè
erano malviste dalle amministrazioni locali, che preferiscono tuttavia
confidare i lavori agli appaltatori prediletti, dando luogo a sospetti,
non sempre infondati, d'illecite partecipazioni ai lucri per parte degli
amministratori.
A Catania, mercè il tenue versamento di centesimi 15 per settimana, si
praticava l'_assicurazione collettiva_, mercè la quale alle famiglie dei
socî che morivano venivano date L. 400. Sino allo scioglimento del
sodalizio la cassa fece fronte ai suoi impegni; ma avrebbe potuto
continuare per lo avvenire, se non avessero fatto meglio i calcoli e non
avessero tenuto conto esatto delle tavole di mortalità?
Non poche ed inconsulte furono le spese per le inaugurazioni dei
gonfaloni; e non poche volte ho assistito a banchetti relativamente
luculliani, che ho biasimato con tutte le mie forze.
Lo spagnolismo in Sicilia s'impone anche tra i lavoratori!
[I FASCI E IL PARTITO ITALIANO]
Molti dei _Fasci_ erano ascritti al _Partito italiano dei Lavoratori_ e
s'inspiravano alla intolleranza e al fanatismo della chiesa di Milano;
alcuni, per così dire, erano indipendenti specialmente se erano sorti
per ragioni locali. Vera direzione centrale non c'era per quanto il
_Fascio_ di Palermo aspirasse a tale onore e facesse di tutto per
meritarlo. La _Lotta di Classe_ di Milano penetrava in qualche luogo e
vi esercitava la sua azione; in molti altri, il giornale prediletto era
_La Giustizia sociale_, che seguiva il metodo della prima, di Palermo;
_L'Unione_ di Catania, _Il Mare_ di Trapani erano giornali settimanali
diffusi nelle rispettive provincie e redatti con criterî più conformi
alle condizioni locali.
Per la propaganda, più che sui giornali--essendo grandissimo in Sicilia
il numero degli analfabeti--si contava sulle conferenze, sulle
amichevoli conversazioni, sulle feste da ballo alle quali partecipavano
le famiglie dei socî, e che riuscivano splendide--anche dal lato
economico--in Catania, e sul teatrino socialista di Palermo, istituzione
che se avesse trovato scrittori ed interpreti adatti avrebbe potuto dare
buoni frutti.[5]
NOTE:
[2] Il Sonnino fin dal 1876, nel suo libro sui _Contadini in Sicilia_,
che dovrò citare ripetutamente, aveva rilevato che le condizioni delle
donne non erano adatte a farle partecipare ai moti sociali.
[3] Il Marchese di Montemaggiore colla morte del padre divenuto principe
di Baucina pare abbia cambiato improvvisamente di opinione.
[4] Credo che erroneamente un autorevole giornale di Roma abbia scritto
che la organizzazione dei _Fasci_ sia stata modellata su quella dei
_Sindacati_ e delle _Camere del lavoro_ di Parigi; e l'errore venne
ripetuto dal Cavalieri nella _Nuova Antologia_.
[5] [SVILUPPO DEL SOCIALISMO IN SICILIA]
Il sig. Enea Cavalieri nella _Nuova Antologia_ del 1º gennajo 1894
riassume in parte esattamente la storia dell'idea socialista in Sicilia;
ma accorda forse soverchia importanza all'antica stampa e agli antichi
agitatori. Fu minima l'azione esercitata dal Bakounine da Napoli dopo il
1867, e assai circoscritta e poco duratura quella del suo e mio
carissimo amico Saverio Friscia, nel circondario di Sciacca; e minima
azione esercitarono i giornali _Lo Scarafaggio_ di Trapani e il _Povero_
di Palermo. Così dicasi pure pel _Riscatto_ e pel _Vespro_ di Messina e
per cento altri giornaletti settimanali pullulati in tutte le provincie
della Sicilia e che vissero stentatamente e per breve tempo. Vorrei
poter meritare l'onore, che mi attribuisce, affermando che il punto
culminante della propaganda socialista bisogna riconoscerlo nella
pubblicazione del mio libro sul _Socialismo_ e del giornale quotidiano
_L'Isola_ da me diretto. Del primo so qualche cosa, perchè ne fui
l'editore: poche copie se ne vendettero in Sicilia e credo nessuna ne
pervenne tra le file del popolo.
La seconda, per quanto ispirata alle idee repubblicane e socialiste
penetrava maggiormente tra la borghesia più onesta e più intelligente.
Invece credo che negli animi delle popolazioni ho fatto più breccia
colla campagna elettorale del 1890 combattuta in quattro collegi. Dei
giornali quello che ha maggiormente contribuito a creare la coscienza
socialista nella cerchia della provincia di Catania fu ed è l'_Unione_
del De Felice; vengono dopo la _Nuova Età_ di Palermo e di Marsala e
l'_Esule_ di Trapani.
III.
IL PROGRAMMA--I RISULTATI--LE ACCUSE.
Quale fosse il programma _ufficiale_ dei _Fasci dei lavoratori_ è facile
conoscerlo, poichè venne riassunto in un opuscolo di propaganda di
Garibaldi Bosco. (_I fasci dei lavoratori; il loro programma ed i loro
fini._ Palermo 1893.)--Questo programma è quello del partito socialista
dei lavoratori italiani; è il programma della scuola marxista. Non si
vuole _divisione delle terre_, ma socializzazione di tutti i mezzi di
produzione; si vuole e si combatte per l'abolizione del salariato, e
come mezzo si adotta la lotta di classe, cioè degli sfruttati contro gli
sfruttatori; della lotta di classe si servono per fare in modo che le
classi odierne possano sparire, distruggendo tutte le ineguaglianze
artificiali, artificialmente create.» (p. 11).
Questa parte per così dire radicale del programma non è detto
chiaramente ed esplicitamente che sarà realizzata in un avvenire non
prossimo, come riconosce lo stesso Bebel. Ma si argomenta che i capi
non dovevano ritenere di pronta attuazione la socializzazione dei mezzi
di produzione, da quello che dicevano su di essa in altra parte del
programma,--che consideravano come d'immediata attuazione e adatta alle
condizioni dell'ambiente--e cioè: cooperative di consumo, cooperative di
lavoro, conquista dei municipî, delle provincie ed anche del parlamento.
[IL PROGRAMMA DEI FASCI]
Queste modeste aspirazioni, che sono propugnate da tanti che non sono
socialisti e pel cui conseguimento (se non vi facesse ostacolo la
intolleranza di alcuni capi), si potrebbe trarre profitto dall'impiego
di tante altre forze, rappresentano molto meno di quello che c'era nel
programma minimo del cosidetto partito _possibilista_ francese, ch'ebbe
ad interprete autorevole e stimato il Malon.
Non avevano messo nel programma neppure le _cooperative di produzione_,
perchè disgraziatamente nemmeno quelle di _consumo_ e di _lavoro_ hanno
potuto attecchire in Sicilia, dove indarno si cercherebbe una
associazione di semplice mutuo soccorso, che possa gareggiare con la più
meschina _Trade-Union_ inglese del vecchio stampo.
Se alcuni dei capi conoscevano le teorie di Marx--e alcuni le avevano
studiate con amore e le spiegavano con molta chiarezza, come il
Montalto, il Barbato, il De Luca, il Petrina, ecc.;--la immensa
maggioranza dei soci dei _Fasci_, per non dire la totalità, non riusciva
a formarsene la più lontana idea. Così avveniva che mentre i giornali ed
i capi del partito parlavano di _collettivismo_, tra i socî e
specialmente tra i contadini più arditi e più radicali si aspirava alla
divisione delle terre, alla quotizzazione. Per loro una buona _legge
agraria_ sarebbe l'ideale; molti altri si sarebbero contentati della
riforma dei patti colonici. La elevazione dei magri salarî per gli uni,
la mezzadria ad oneste condizioni--come c'è in Toscana e nell'alta
Lombardia, e di cui non mancano buoni e numerosi esempî nella stessa
Sicilia--per gli altri, sarebbero bastate a soddisfarli ed a quietarli
per un pezzo.
Il sig. Enea Cavalieri giustamente osservò che in fondo, «astraendo dal
loro infeudamento al socialismo, i _Fasci_, come nuclei operai, dovevano
qualificarsi Società di resistenza, _Trade-Unions_ insomma: principio di
resistenza, che ha alte giustificazioni.»
[LE ASPIRAZIONI DEI CONTADINI]
Nessuno aveva, dunque, motivo di allarmarsi e di protestare se
praticamente, in sostanza, i contadini e gli operai di Sicilia si
organizzavano come in Inghilterra e facevano domande d'immediata
realizzazione che vennero trovate ragionevoli da illustri professori di
diritto, che le difesero in seno della Regia Commissione che discusse i
_Contratti agrarî_.
Per la parte più radicale, ma di remota realizzazione, poi è bene notare
che l'on. Marchese di San Giuliano, ex sottosegretario di Stato nel
Ministero Giolitti--e _pour cause_ mi limito tra i liberali e i
conservatori a citare il solo rappresentante di Catania--nel suo libro:
_Le condizioni presenti della Sicilia_ (p. 135) considera come
_superstiziosa_ la venerazione di cui viene circondata la proprietà
privata, che considera--al modo di Lassalle--quale una categoria storica
modificabile col tempo nella legislazione. A che dunque far la voce
grossa contro i socialisti, che dicono la stessa cosa?
In quanto allo spirito e ai moventi reali che spinsero alla
costituzione dello insieme dei _Fasci_, perchè i fatti posteriori mi
dettero ragione, credo opportuno ripetere ciò che scrissi altra volta.
[LA DEGENERAZIONE DI PARECCHI FASCI]
«Anzitutto,--osservai in sul finire del luglio 1893--a spiegare certi
fenomeni non degni di ammirazione, è d'uopo rilevare che certi _Fasci_
sono sorti come arma di combattimento contro locali Società operaie
infeudate ad uomini ed a partiti diversi. L'ideale socialista in questi
casi non è servito che come marca di fabbrica, che doveva coprire la
merce di contrabando. Così alla prima occasione tali _Fasci_ si sono
visti rinnegare i principî, che dovrebbero inspirarli e in nome del
socialismo combattere anche i socialisti.»
«Più di frequente i soci, che accorsero numerosi, furono trascinati
nelle nuove associazioni dall'innegabile contagio psichico, che tanto
più attivamente agisce quanto meno colte sono le masse sulle quali
dispiega la sua azione; ma ognuno crede che in questi casi, scomparso il
fascino del momento ed anche la parvenza teatrale, rimangono poco utili,
se non addirittura dannosi, al sodalizio, dove portano un pericoloso
contingente di svogliatezza e di malumore.»
«Nel maggior numero, infine, degli operai, che si sono iscritti nei
_Fasci dei lavoratori_ della Sicilia e che del resto ne costituiscono
l'elemento migliore prevalse quel socialismo sentimentale, ch'è fatto di
forte malcontento--ben giustificato--dello stato presente, e di vaga
aspirazione verso un più lieto avvenire, tanto più seducente quanto più
inghirlandato colle magiche promesse contenute nelle parole _giustizia_
ed _eguaglianza_. Manca, però in questo maggior numero la coscienza
vera di ciò che si vuole, dei mezzi congrui per conseguirlo ed anche il
concetto adeguato della forza, che si ha nelle proprie mani--giudicata
talora grandissima e tal altra minima--e manca in generale questa
coscienza perchè manca la coltura intellettuale anche la più
elementare». (_Rivista popolare_ 1. agosto 1893). Tutto questo era
innegabile dinanzi allo spettacolo di _Fasci_ sorti e presieduti da
liberali ortodossi, come quello di Militello, o dei _contro-fasci_, come
quello di Monreale.
[SOCIALISMO SENTIMENTALE]
Questo giudizio onesto di un socialista onesto, che credeva giovare alla
causa prediletta col culto della verità, senza orpelli e senza
illusioni, non piacque a coloro che in Italia hanno preso nelle mani il
monopolio del socialismo intransigente, come non piacque ciò che dissi
con altrettanta franchezza nella _Grande Revue_, e venni considerato
come un nemico dei _Fasci_ e designato al disprezzo come un
_socialistoide_. A mio conforto ed a mia giustificazione venne dopo una
corrispondenza da Reggio Emilia--all'epoca del congresso socialista--nel
_Peuple_ di Bruxelles, e che certamente è dovuta al Vandervelde--uno dei
capi più autorevoli del socialismo belga--nella quale è detto: «In
Sicilia il movimento socialista data da ieri. Si è sviluppato con una
rapidità che fa pensare alla formazione delle leghe operaie belghe, dopo
gli avvenimenti di marzo 1866. Sinora i contadini siciliani erano
rimasti completamente al di fuori di tutte le preoccupazioni socialiste.
Bruscamente in meno di un anno, tutto questo proletariato si è
organizzato; ma _il va sans dire_ che questi nuovi aderenti non sono
arrivati alla _piena ed intera coscienza dell'ideale socialista_. La
maggior parte accettano il nuovo vangelo, _come quei pagani che si
facevano battezzare, ma che continuavano a portare delle ghirlande di
fiori sugli altari di Freja_. In qualche società i membri sono obbligati
di assistere, da una parte alle riunioni socialiste, dall'altra alle
feste annuali della Madonna. Ci si cita un gruppo--_Il circolo della
regina Margherita_--che accetta ad una volta il principio della _lotta
di classe_ e il patronato del re d'Italia.
Questo giudizio era forse più aspro del mio; ma non era meno vero; e più
severo sarebbe stato se fosse venuto all'indomani di certi luttuosi
fatti determinati da domande giuste offuscate da altre assai reazionarie
(_Giardinelli_ ecc.).
[NUOVA COSCIENZA NEI LAVORATORI]
È bene osservare però, che se per i lavoratori della Sicilia il
programma marxista era incomprensibile, un passo notevole nel senso
socialista in Sicilia si fece in questi ultimi tempi colla modificazione
profonda nella coscienza degli stessi lavoratori, nel considerare la
loro posizione di fronte alle altre classi e nel reclamare il loro
diritto. Pel passato le classi dirigenti avvalendosi dei mezzi più
poderosi di dominio--morale, religione, politica--adoperati nel modo
descritto dal Loria, erano riuscite a mantenere in una specie di servitù
di fatto i lavoratori che si credevano nel dovere di soffrire ed
ubbidire. In altri tempi, costrettivi dalle sofferenze fisiche, poterono
ribellarsi, ma essi raramente invocavano e facevano valere i propri
diritti e credevano che il poco che potevano chiedere e sperare lo
dovevano attendere dalla carità e dalla generosità altrui. Ora invece
sanno e dicono che quel poco che chiedono è loro _dovuto_ ed hanno
_diritto_ di esigerlo.
A Partanna nei tumulti si grida: _Vogliamo lavoro e non elemosine!_ A
Piana dei Greci, quando Plebano, Farina e Comandini visitaronla i
contadini, benchè affamati e nella più squallida miseria, respingevano
l'elemosina credendosi avviliti, degradati accettandola.
Questi fatti provano la formazione della coscienza socialista nelle
masse siciliane, e non è poco. Questa coscienza non si potrà più
distruggerla e darà i suoi frutti.
Coloro che stavano alla direzione del movimento opportunamente avevano
pensato ad eliminare molte stridenti contraddizioni; avevano messo in
mora parecchi _Fasci_, che vi si abbandonavano ed alcuni anche ne
avevano eliminato dal seno del partito; (Lercara, Delia, ecc. ecc.); ma
i fatti rimangono sempre come un indizio dello spirito che c'è nelle
masse e della loro maturità maggiore o minore per accogliere i dettati
del rigido socialismo marxista.
[I FASCI E I CONTRATTI AGRARII]
Intanto è bene avvertire che nel programma minimo i _Fasci_ avevano già
ottenuto notevoli risultati. In taluni punti i salarî si erano elevati
alquanto; altrove erano stati accettati dai proprietarii,--per timore di
peggio o per ridestato senso di umanità--i patti colonici votati dal
Congresso di Corleone. Il Cavalieri alludendo a questi successi sul
terreno economico, nota che le modificazioni nei _contratti agrarî_,
indarno raccomandate da tanti anni da Villari, da Rubieri, da Sonnino
ecc., le ottennero i _Fasci_ colla _violenza_ e colla _minaccia_ e
perciò in fondo loda l'opera del Congresso di Corleone[6].
Credo che egli sia stato inesattamente informato sui mezzi adoperati dai
_Fasci_ di contadini per ottenere più eque condizioni dai proprietarî
delle terre, a meno che egli non consideri come una violenza lo
sciopero; ma se pur egli fosse nel vero, si potrebbero biasimare coloro
che da secoli sono stati vilipesi ed abbandonati e che colle buone non
erano mai riusciti a migliorare la propria tristissima condizione?
[GLI OPERAI NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE]
La vittoria, infine, aveva coronato non poche lotte elettorali
amministrative. A Piana dei Greci, a Corleone, a Prizzi, a Partinico, ad
Alcamo, a San Giuseppe Jato, a Sancipirrello, ecc. ecc. contadini ed
operai, candidati dei _Fasci_, erano andati a far parte dei Consigli
Comunali.
Si avrebbe torto, però, ritenendo che questi ed altri successi
elettorali fossero dovuti esclusivamente alle forze socialiste: gli
operai da un pezzo senza vero programma di partito prevalsero in molti
comuni: alcuni li ebbero in mano completamente--Caltagirone, Agira,
Biancavilla, ecc.--Altrove, ad esempio a Catania, a Messina gli eletti
socialisti e con grande numero di voti, sono l'espressione di molte
cause concomitanti e specialmente del malcontento suscitato dalle
precedenti amministrazioni; negli eletti giovani onesti, intelligenti e
coraggiosi si è visto un freno ed un controllo utile. In qualche punto i
clericali e quella congerie di partiti locali senza programma alcuno
hanno adescato i lavoratori, hanno messo all'asta il loro appoggio,
accordando posti nei Consigli comunali a chi dava loro un maggior numero
di voti e accordandoli spesso a coloro che meno li meritavano!
[I FASCI NELLE ZONE AGRICOLE]
I successi reali i cui risultati economici sono stati visibili ed
immediati, si sono visti con particolarità nelle zone agricole; si
spiega perciò come e perchè i contadini fossero i più ardenti nella
lotta e si può prevedere che i loro _Fasci_ si riorganizzeranno presto e
meglio degli altri non appena sarà passata la bufera attuale e
prevarranno se saranno accortamente diretti; direzione accorta che c'era
a Piana dei Greci per merito del D.r Barbato ed a Corleone per opera di
Bernardino Verro. È facile prevedere ciò che avverrà in queste zone dal
risultato delle elezioni amministrative in Piana dei Greci, dove pochi
giorni prima della iniqua sentenza del 30 maggio, il D.r Barbato e i
suoi compagni del _Fascio_, non ostante lo stato di assedio e le
cancellazioni arbitrarie ed odiose dalle liste elettorali fatte dal
Regio Commissario straordinario,--vennero eletti consiglieri comunali
alla quasi unanimità.
NOTE:
[6] Questo piccolo episodio siciliano illustra sempre più ciò che L.
Bissolati brillantemente sostenne contro l'on. Prof. Luigi Luzzatti
sulla assoluta mancanza di spontaneità nelle _concessioni_ fatte dalla
borghesia al proletariato (V. L. Bissolati: _La lotta di classe e le
alte idealità della borghesia_. Milano 1893). L'avvocato cremonese
dimostra che tutte le leggi sociali favorevoli ai lavoratori in
Inghilterra sono in correlazione colla conquistata influenza politica
degli ultimi. Giustissimo! Sostenni sempre tale tesi, che formò il
caposaldo delle mie teorie politico-sociali: la esposi nella conferenza
al Teatro S. Cecilia in Palermo (1890) e al Consolato Operaio in Milano
(1891). Allora dai valvassori del socialismo fui deriso e canzonato....
E ora?
IV.
LE CAUSE--IL MALCONTENTO IN ALTO.
Alla descrizione del movimento socialista siciliano nelle sue fasi e
nelle sue condizioni attuali parmi opportuno far seguire un breve studio
sulle cause, che lo hanno fatto assorgere ad una importanza, che non ha
riscontro sul continente italiano; studio utile perchè somministra le
migliori e più esatte indicazioni sulla condotta da seguire per
regolarlo.
Il Prof. Lombroso, ch'è rimasto colpito dal rapido sviluppo del
socialismo in Sicilia, per ispiegarlo attribuì un'azione preponderante
al miscuglio delle razze e al clima. Senza intrattenermi di questo
secondo fattore, la cui esagerata influenza ho dimostrato insussistente
nella _Sociologia Criminale_ (Vol. 2º), osservo sulla prima che a torto
adesso lo si invoca.
I contatti tra razze diverse certamente producono fermenti insoliti
e acceleramento della vita sociale: Carlo Cattaneo, precedendo il
Gumplowicz e parecchi altri etnologi e sociologi contemporanei,
giustamente lo affermò. Non è il caso di ricorrere a questa spiegazione
oggi in Sicilia dove le razze sono fuse da oltre dieci secoli e dove la
miscela non sarebbe nè maggiore, nè più recente che in Lombardia o nel
Napolitano.
Alcune alte autorità, che non hanno coltura sufficiente per comprendere
che una propaganda che non trovasse l'_ubi consistam_ nelle opportune
condizioni sociali, rimarrebbe sterile e forse neppure sarebbe tentata,
attribuiscono tutto all'azione degli agitatori, dei demagoghi, come essi
li chiamano per designarli al disprezzo pubblico; e agli agitatori
assegnano moventi non confessabili. Dicono che questi ultimi sono mossi
dall'ambizione di divenire consiglieri comunali e provinciali o anche
deputati; osano affermare che si volle fare il giuoco di Crispi e
rendere necessario il suo ritorno al potere; che si aspira alla
separazione col protettorato inglese, sotto il quale Malta fiorisce; che
la Francia soffia nel fuoco e vuole trarre partito di un movimento
insurrezionale da lei favorito; che tutto il movimento non è che una
manifestazione brigantesca e che la organizzazione non è socialistica,
ma modellata e inspirata dalla _mafia_.
[SCIOCCHE CALUNNIE]
La maggior parte di queste affermazioni rappresentano calunnie tanto
odiose, quanto ridicole. Per quella piccola parte di vero che c'è dirò
che bisogna non conoscere il cuore umano per meravigliarsi che
l'ambizione si annidi nel cuore di qualche giovane intraprendente: essa
anzi è un grande stimolo a mutare ed a progredire; e senza ambizione si
può dire che non vi sono nell'attuale organizzazione sociale se non
gl'inetti e i disgustati dalla vita pubblica. Tutto sta nel modo come si
esplica e si cerca di soddisfare; e in quanto a questo, io che conosco
quasi tutti i giovani, che stavano alla testa dei _Fasci dei lavoratori_
posso assicurare con serena coscienza, ch'essi sono davvero eccellenti
nella grandissima maggioranza.[7]
[LA JEUNESSE DORÉE SICILIANA]
E non a torto l'on. Comandini ha descritto, in una delle sue
corrispondenze, la _jeunesse dorée_ del socialismo siciliano,
simpaticamente, come dedita allo studio e alla propaganda. Il caso non è
nuovo e non deve affatto sorprendere. Chi non ricorda il lavorio di
demolizione di tutte le vecchie credenze che venne fatto in Francia nel
secolo scorso da buona parte della _jeunesse dorée_? E chi non sa che al
nihilismo i martiri e gli eroi più belli vennero dalla borghesia e dalla
aristocrazia?
In quanto alla ingerenza e all'influenza della _mafia_ e del
_brigantaggio_, l'accusa è iniquamente bugiarda. Qualche ammonito, e
davvero pochi, faceva parte dei _Fasci_; ed a me che una volta deplorai
il fatto si rispose: «dunque non si dovranno mai riabilitare? E perchè
si meravigliano di qualche ammonito ch'è nei _Fasci_ se hanno mandato
Tanlongo in Senato e tanti ladri del pubblico denaro stanno in
Parlamento? E perchè desta tanto scandalo un disgraziato che violò la
legge per miseria per ignoranza e viene da noi paternamente accolto,
mentre si trova regolarissimo che il Barone Tizio sia sindaco, sebbene
abbia passato qualche anno in carcere sotto gravissima accusa; e il
Conte Filano tenga ai suoi ordini, come _bravi_, i peggiori _mafiosi_
dell'isola? Cristo, del resto, impone il perdono!»
Questo linguaggio semplice, onesto, elevato fu tenuto anche a Piana dei
Greci a Rossi della _Tribuna_.
Mi piace aggiungere che a me consta, che alcuni ammoniti da che erano
stati ricevuti nei _Fasci_ avevano tenuto una condotta irreprensibile. E
il fenomeno non è nuovo, per quanto possa sembrare strano a coloro che
non conoscono il cuore umano. Ci fu in Sicilia nel 1893 un leggero
aumento nella delinquenza; ma fu anche maggiore in gran parte del
continente senza che vi fossero _Fasci_, ma per le cause sociali
generali.
[LE ACCUSE STOLTE E I FATTI]
Se s'ingannano da pessimisti le autorità politiche e le classi
dirigenti, o vogliono ingannare, non si appone neppure al vero il Bosco
nella parte in cui si abbandona ad un ingenuo ottimismo e adduce come
fattori concomitanti del progresso del socialismo in Sicilia lo sviluppo
intellettuale e morale delle masse. Questo sviluppo è tale meschina cosa
che davvero non avrebbe potuto dare i risultati che gli vengono
attribuiti. L'analfabetismo e la delinquenza--negli omicidî
Caltanissetta e Girgenti hanno il primato assoluto--nell'isola sono
altissimi, e la lasciano a grandissima distanza dal Piemonte, dalla
Lombardia, dal Veneto, dalla Toscana, dove il socialismo è assai meno
rigoglioso in questo momento.[8]
Ispira simpatia il caso citato dal Rossi della _Tribuna_ di quei socî
del _Fascio_, poveri anch'essi, che si quotizzarono per ricomprare il
mulo al compagno che l'aveva perduto, come si farebbe nella _Zadruga_
degli Slavi meridionali. Ma il caso isolato non autorizza affatto il
Bosco a scrivere: «Moralmente il nostro contadino è di molto migliorato.
Egli a poco a poco va spogliandosi della laida veste dell'egoismo e
sente vivo l'amore pel prossimo; egli che non comprendeva nemmeno
l'amore per la famiglia, ama oggi il fratello di dolore e lo aiuta in
tutto quello che può. E di azioni veramente altruistiche, che indicano
un grande progresso morale, potremmo citarne a _centinaia_(!!)»
Questa è poesia bella e buona; la realtà è diversa e si avvicina molto a
quel materialismo economico da cui un discepolo di Marx non avrebbe
dovuto discostarsi.
[I FATTI E LE ESASPERAZIONI]
La realtà è questa: in Sicilia c'è un grande malcontento pel malessere
economico aggravato dalle condizioni politiche; malcontento che spinge
alla protesta e alla reazione, coadiuvato dall'influenza ereditaria e
dalle tradizioni locali. Il malcontento ha cause economiche generali e
ne ha particolari che lo hanno reso più rapidamente sensibile: il
malcontento è in alto e nelle classi dirigenti, che a forza di
mormorare e di protestare hanno incitato il popolo ad imitarle; e col
malcontento in alto sono venuti meno i freni morali e materiali, che
avrebbero potuto rattenere e moderare il malcontento irrompente in
basso.
[IL MALCONTENTO NELLE CLASSI DIRIGENTI]
Tra le classi dirigenti il malumore serpeggia e si accresce con
prodigiosa rapidità per tutte le cause generali, che agiscono in tutta
Italia e che trovano l'addentellato e nella politica interna e nella
politica estera e in tutte le esplicazioni della vita pubblica. Di
questo stato dell'animo delle classi dirigenti dettero un saggio i
_grandi proprietarî_ di Sicilia--senatori, deputati, duchi, principi,
marchesi, baroni, cavalieri ed anche avvocati nullatenenti--che riuniti
nella sala Ragona in Palermo, in numero di duecento, applaudirono
freneticamente un rapporto del Comitato promotore, che nella _parte
generale_--dovuta al senator Guarneri--dice in principio così: «I
deplorabili moti,--promossi da quali agitatori e da quali intenti
l'Italia oggi non ignora--che sono scoppiati, _non sarebbero avvenuti_,
o almeno non avrebbero tanto attecchito se in tutta l'isola non regnasse
il più profondo malcontento ed universale malessere, _nato da lunghi
anni di trista amministrazione_.» (p. 3) Dopo questa constatazione che
valore possono avere le sciocche invettive contro i _sobillatori_?