Cinque mesi dopo, si dava alla Scala la prima rappresentazione
dell'_Africana_ di Mayerbeer--e i nostri due sposini brillavano da un
palchetto di prima fila, mentre io, coll'amico Maccabruni, mi trovava
in platea, serrato nelle costole da due individui, i quali, pel loro
biglietto gratuito, fors'anche per qualche spicciolo intascato il
mattino, battevano le mani a far sangue.
Malgrado i pregi della musica e il dimenarsi dei miei vicini, che
parevano invasati, al terzo atto io cominciava a noiarmi, e il mio
amico Maccabruni più di me.
Buon per noi che il fragore della istrumentazione e degli applausi ci
permetteva di conversare a mezza voce, senza dar nell'orecchio a nostri
prossimi.
Maccabruni mi invitò a girare lo sguardo verso il palco dei due
sposi.--La donna era seduta, colla testa leggermente inclinata, e la
sua mano, posta a visiera della bocca, lasciava indovinare un enorme
sbadiglio.
--Ecco là qualcuno che si diverte come noi! dissi all'amico--la signora
non sembra molto commossa dall'inno a San Domenico...
--Ma il marito, come tu vedi, fa le vendette di quello sbadiglio...
Oh! Oh... si leva in piedi... si getta colla persona fuori del palco
...
--Guarda... guarda lassù! quel signore diventa pazzo... Vedi come
straluna gli occhi!...
--Presso a poco come sua moglie... con questa sola differenza che la
moglie straluna anche la bocca...
Parlando, appena ci eravamo accorti che l'atto era finito, che i nostri
vicini aveano cessato di battere le mani, epperò potevano udirci.
Ci udirono infatti--e l'un dessi, a voce alta e vibrata, ci rivolse la
parola:
--Quel signore lassù non batte le mani a caso... Quel lassù se ne
intende un pochetto... Non fa meraviglia ch'egli comprenda... che
egli vada in estasi in udire il sublime spartito... Un professore come
lui!...
--Ah! gli è dunque un professore di musica quel signore...? domanda un
tale che siede nella panca dietro la nostra.
--Professore! Sicuramente! È ben vero che egli non ha bisogno di dar
delle lezioni per vivere... o di suonare a pagamento nelle orchestre
...
--Ah! un dilettante.... suonatore.... Sapreste dirmi, di grazia di
quale istromento....?
--Istrumento...! Istrumento!... Se suona, gli è certo che deve suonare
un istrumento...
--Di violino forse?...
--Ve lo dirò io, cosa suona quel signore--sorge a dire un giovanotto
che non ha mai cessato di sorridere sotto i baffi durante quella
conversazione--quel signore è un grande intelligente di musica, un
grande contrappuntista, un vero genio dell'avvenire... ma quanto
a suonare, egli non è riuscito a perfezionarsi che sovra un solo
istromento... Un istromento non molto difficile, ma in compenso il più
completo e forse anche il più esatto...
Ma il giovanotto non può compiere la frase... Il direttore
dell'orchestra ha percosso la _tolla_, e guai a chi fiata al cominciare
dei suoni!
Nel quarto atto, durante la marcia indiana ed il brindisi parimenti
indiano, e al cospetto di tutta quella India, per la quale Selika, che
è nata nel paese, ha mille ragioni di chiamarsi Africana; il fanatismo
de' miei vicini, del signore di prima fila... e del pubblico che
comincia ad andarsene... tocca il suo colmo...
Al duetto fra Vasco e Selika, la signora sembra riscuotersi--quella
scena voluttuosa, dove la energia e la potenza di un vecchio genio
sembra ravvivarsi per effetto di cantaridi, produce una viva sensazione
nella giovane sposa... Ma io mi accorgo che gli occhi languidi della
bella prendono una direzione affatto opposta al palco scenico, e le sue
pupille sembrano addentrarsi in un palchetto, che le sta di fronte.
In verità non so darle torto. Il marito, sempre assorto nella musica
dell'_Africana_, nel corso dei quattro atti non si è mai degnato di
rivolgerle la parola.--Queste dimenticanze dei mariti rappresentano
quasi sempre il bivio fatale, dove i cuori di due sposi prendono a
divagare in un cammino affatto opposto.
Nell'intermezzo, che succede al quarto atto, io mi levo in piedi per
riprendere la conversazione interrotta; ma lo sconosciuto non aveva
atteso la calata del sipario, per abbandonare il suo posto ed uscire
dal teatro.
La platea si è molto diradata; gli spettatori possono allargarsi a loro
agio sulle panche.
Frattanto, la mia bella signora non cessa di volgere tratto tratto
delle occhiate significanti al palchetto di faccia; mentre il marito,
agitando il suo binoccolo bianco, esprime il suo entusiasmo a due
giornalisti sprofondati nelle sedie fisse.
Gli è quasi sempre nei teatri e nelle feste da ballo che hanno
principio i romanzi appassionati, qualche volta un po' scandalosi,
della società moderna. In altri tempi le grandi passioni si
sviluppavano nei boschi (come i funghi), all'ombra dei castani, al
margine del ruscello, ai miti raggi della luna--Erano imbecilli i
nostri nonni!--Un poeta, amico mio, che ha voluto provarsi l' autunno
scorso alle emozioni degli amori boscherecci, è tornato a Milano con
una pezzuolina di cerotto sul naso, per la maledetta puntura di un
calabrone.--Pel comodo degli innamorati, viva la città! grido io.--Qui
non vi sono calabroni--e i mariti, per giunta, nelle città sono più
paperi che altrove!