III.

Passato il muricciuolo del giardino e giunto al lato destro della

propria abitazione, gli par d'intendere una voce sconosciuta. Che fare?

Se alcuno lo vede in quello stato di nudità, può nascere uno scandalo,

ed egli corre pericolo d'essere accolto a bastonate. Fatti bene i suoi

calcoli, e meditati i consigli della prudenza, s'appiatta sotto ad un

mucchio di fieno, e si pone in agguato, finchè cessi il pericolo.

A un tratto, ecco spalancarsi le imposte d'una finestra, ed

affacciarvisi una donna, che fa cenno della mano ad un giovinotto.

--Pst! Pst!

--Mariuccia!

--Lodovico!

--Buone nuove!

--Tuo padre?

--Ha dato il suo assenso.

--Dunque?

--Fra quindici giorni saremo uniti.

--Lodovico, tu mi fai morire dalla consolazione.

La giovinetta che sta per morire di consolazione è la sorella di

Enrico. Ella amava da due anni il signor Lodovico Remoli, e n'aveva

ricambio di tenero affetto; ma il padre del giovane, desiderando che

suo figlio aspirasse ad un _partito vantaggioso_, e sapendo che la dote

di Mariuccia non ammontava che a venti mila lire, si era costantemente

opposto a quelle nozze. La morte di Enrico Lanfranchi tornò propizia ai

due innamorati. Mariuccia vide aumentare la propria dote d'altre venti

mila lire; e il padre di Lodovico, dopo aver verificata e ponderata la

quantità e qualità dei solidi, diede alfine l'assenso desiderato.

Il colloquio di quei due giovani amanti fu in quella sera più lungo e

più animato del solito. Era tolto ogni ostacolo alla loro felicità;

l'avvenire sorrideva ad essi splendido, bello e senza alcuna nube.

Enrico Lanfranchi porgeva orecchio a quel dialogo, e di tratto in

tratto si asciugava una lagrima.

--Povero Enrico! esclamava Mariuccia; ho sofferto tanto quand'egli

è morto... ed ora... Lungi questo pensiero abbominevole!....

Benediciamo alla memoria di quel poveretto... Egli contempla dal

cielo la mia felicità, e ne gioisce... Mi amava tanto... Pure quando

io penso... che s'egli vivesse ancora... il nostro matrimonio non

potrebbe aver luogo... Ah! come l'amore ci rende egoisti! Enrico...

fratello mio... perdonami questo orribile pensiero.

--Io ti perdono, onesta fanciulla, disse Enrico soffocando le lagrime

a stento; e per verun conto non vorrei turbare la tua gioia innocente.

Sposati all'uomo che adori e vivi felice; la mia morte ti ha recato

qualche vantaggio; se io fossi vissuto più a lungo, ora entrambi

saremmo forse infelici.

Tutto commosso di tenerezza e di affetto, Enrico stava sul punto di

uscire dal nascondiglio e presentarsi ai due fidanzati; ma temendo che

la sua improvvisa apparizione non disturbasse la gioia di quel dolce

colloquio, si trattenne; e prorompendo in lacrime dirotte, si lasciò

sfuggire per la prima volta dal labbro queste parole:

--Quale stolido capriccio fu il mio di abbandonare il cimitero, ove

dormiva sì tranquilli i miei sonni, per venir qui.... a disturbare il

sonno e la felicità dei viventi?

Racconti e novelle · 第 185 / 234 题